Francesco: una vita che fa da modello

Nell’omelia che il vescovo Tremolada ha pronunciato nel corso della Santa Messa nella basilica superiore di Assisi, l’invito rivolto ai tanti ragazzi presenti a seguire nella loro vita gli esempi e gli insegnamenti del poverello di Assisi

Un cielo carico di nuvole non ha tolto nulla alla gioia dell’incontro tra il vescovo Tremolada e gli oltre 2000 ragazzi bresciani, nati tra il 2005 e il 2007, che hanno vissuto un’intensa esperienza di tre giorni dal taglio vocazionale. È nella terra che ha dato i natali e ha visto fiorire la vocazione del “poverello” di Assisi che l’Ufficio per gli oratori, i giovani e le vocazioni hanno voluto chiamare a raccolta i ragazzi bresciani per consentire loro di comprendere, in una città in cui ogni angolo e ogni pietra racconta la “vita bella”, come si possa rispondere sì alla chiamata che il Signore ha pensato per ogni uomo.

Se il momento centrale della prima giornata di questa esperienza che ha preso il posto dell’ormai tradizionale “Roma Express” è stata la Santa Messa che il Vescovo ha celebrato nella basilica superiore davanti a tanti ragazzi, non meno importante è stato il “primo contatto” con le testimonianza di chi, frate o suora, ha già avuto modo di “fare i conti” con la dimensione vocazionale della propria vita.

Le immagini e i video che i ragazzi, tramite Whatsapp, Facebook e Instagram, hanno mandato a Brescia sono di quelle che non lasciano spazio a dubbi particolari: se l’obiettivo di quesra prima esperienza in terra di Assisi era di far toccare loro con mano la gioia del “bello del vivere”, la missione, già al termine della prima giornata, è stata abbondantemente raggiunta.

Mons. Pierantonio Tremolada ha praticamente accolto l’arrivo dei ragazzi bresciani ad Assisi; non si è sottratto alle richiese di foto di gruppo o di selfie per documentare il “c’ero anch’io” a una esperienza importante.

Nel corso della Messa, celebrata sotto le volte della Basilica superiore, il Vescovo ha indicando ai ragazzi lo splendido ciclo di affreschi di Giotto dedicato a San Francesco, li ha invitati a vivere una vita avendo come punto di riferimento gli insegnamenti di quel giovane che, più di 800 anni fa, si lasciò interpellare da quell’invito del Crocifisso ospitato nella chiesa diroccata di San Damiano a impegnarsi per la ricostruzione della “casa”. Ai tanti ragazzi riuniti in questo scrigno di arte e religiosità ha rivolto ancora l’invito di trovare, così come fece Francesco, il tempo del silenzio, degli spazi per la riflessione, a prendere a cuore, così come fece tanti anni prima quel loro coetaneo diventato santo, la natura. Parole importanti, quelle del vescovo Tremolada, che non hanno lasciato indifferenti, nonostante la fatica per il viaggio affrontato e la prima giornata assisiate, le centinaia di ragazzi presenti.

Sui passi di Francesco

Dal 23 al 25 aprile, il Centro oratori bresciani organizza un pellegrinaggio ad Assisi con il vescovo Pierantonio

È ancora vivo nella memoria delle migliaia di giovani bresciani il ricordo dell’esperienza vissuta con il vescovo Pierantonio quando in aula Nervi, lo scorso 7 aprile nel corso di Roma Express, hanno incontrato papa Francesco.

Meta. Quest’anno cambia la meta, ma non le attese e le speranze dei circa 1.200 ragazzi che si sono già iscritti al tradizionale pellegrinaggio di primavera: destinazione Assisi, sui passi di San Francesco. Il pellegrinaggio, promosso dalla Diocesi grazie all’organizzazione del Centro oratori bresciani e al supporto logistico di Brevivet, si terrà dal 23 al 25 aprile.

Cob. “Scegliere Assisi – ha sottolineato don Claudio Laffranchini, vice direttore del Cob – significa concentrarsi sulla bellezza della santità. La figura di San Francesco ci permetterà di entrerà in questa bellezza, in questo cammino in cui ognuno di noi è inserito, proprio come ci sprona a fare il nostro Vescovo. Con lui faremo questo pellegrinaggio ad Assisi, cercando di conoscere, attraverso alcune testimonianze, la vita di questo santo”.

L’appuntamento più atteso della prima giornata è la S.Messa con il vescovo Pierantonio nella Basilica Superiore di San Francesco. Qui darà il mandato ai partecipanti, ai ragazzi nati negli anni 2005/2006/2007. Il pellegrinaggio proseguirà poi alla scoperta dei luoghi cari a S. Francesco attraverso l’ascolto di diverse testimonianze: nella chiesa di San Domenico potranno ascoltare le parole di un frate, nella Basilica di S. Francesco, la catechesi sul ciclo pittorico di Giotto, nella chiesa di Santa Chiara è prevista la testimonianza di una Clarissa, mentre al Santuario della Spoliazione, la proposta vocazionale a cura del Seminario minore.

Cammino. Attraverso il cammino sui passi di San Francesco, “si crea un bell’intreccio – sono ancora parole di Laffranchini – fra l’esperienza di Chiesa e quella della testimonianza. Vedere tanti ragazzi insieme in questo cammino di santità ‘incontrando’ alcuni testimoni come S. Francesco e altre figure che ci parlano della bellezza di questo percorso ci permette di creare un perfetto connubio fra Chiesa e testimonianza”.

Informazioni. Sono due i pacchetti proposti: quello diocesano (175 euro a pellegrino) e l’iscrizione per gruppi autonomi (5 euro). Giovedì 11 aprile alle 20.30, a pochi giorni dalla partenza, è in calendario l’incontro dei capigruppo e la consegna dei materiali di viaggio a Casa Foresti in via Giovanni Asti 21 a Brescia. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito del Centro oratori bresciani

Veglie missionarie nei monasteri

Il mese di ottobre è per tradizione il mese dedicato alle missioni. Anche quest’anno la Diocesi propone le Veglie missionarie nei monasteri. Si incomincia lunedì alle 20.30 presso il Monastero della Visitazione a Salò

Il mese di ottobre è per tradizione il mese dedicato alle missioni. Anche quest’anno la Diocesi propone le Veglie missionarie nei monasteri.

Si incomincia lunedì alle 20.30 presso il Monastero della Visitazione a Salò. Venerdì 5 ottobre, sempre alle 20.30, si prega in contemporanea nei seguenti monasteri: Monastero del Buon Pastore (via Lama a Brescia); Monastero delle Clarisse di via Martinoli a Lovere; monastero di Santa Chiara a Bienno.

Sabato 20 ottobre, infine, in Cattedrale è in programma la veglia missionaria con il mandato ai missionari e con “Starlight”, un momento di preghiera sui passi di Paolo VI tra arte e spiritualità, per gli adolescenti (l’iscrizione è obbligatoria al numero 0303722244).

La solennità di San Francesco

Sono partite giovedì 27 settembre una serie di iniziative dedicate al patrono d’Italia, in particolare per riflettere sulla chiamata alla santità

Sono partite giovedì 27 settembre le iniziative promosse dai Frati Minori Conventuali di Brescia per la solennità di San Francesco d’Assisi. Alle 20.45 nella chiesa di San Francesco, infatti, si è tenuta la Veglia ecumenica di preghiera per la custodia del Creato dal titolo: “Coltivare l’alleanza con la terra”. Domenica 30 settembre alle ore 16.30 Ibrahim terrà un incontro nella Sala Fra Giacomo sulla situazione dei cristiani in Siria, del Convento e presiederà la Santa Messa delle ore 18.30. Fra Ibrahim Alsabagh è il parroco di Aleppo, è nato a Damasco e dopo gli studi a Roma è tornato in Siria per stare con la sua gente.  Mercoledì 3 ottobre alle ore 20.45 si ricorderà il Transito di San Francesco. La liturgia ripercorre gli ultimi istanti di vita del Serafico Padre per coglierne l’insegnamento. La cerimonia si svolgerà nel Chiostro e sarà animata dal Postulato. Al termine verrà consegnato il pane benedetto.

Molto ricco il programma della solennità di San Francesco anche giovedì 4 ottobre: alle 7.30 si officeranno le Lodi solenni e saranno celebrate le Sante Messe con il seguente orario: 8.00; 9.30 e 10.30; (è sospesa la Messa delle 11.30). Nel pomeriggio alle ore 16.00 ci sarà la benedizione degli animali nella piazzetta antistante la Chiesa. La Messa Solenne si terrà alle ore 18.30, preceduta alle 18.00 dai Vespri Solenni. L’olio per la lampada della Pace è offerto quest’anno dalla comunità di Cazzago San Martino, richiamando quello che ogni anno si svolge ad Assisi quando il 4 di ottobre una regione italiana offre l’olio alla lampada che arde davanti alla tomba del Serafico Padre Francesco. Quest’anno è il turno della Regione Campania.

Per maggiori informazioni è possibile contattare la portineria del Convento al numero di telefono 0302926711.

Nella difesa dell’ambiente non si può perdere tempo | Conclusione

Discorso del santo padre Francesco ai partecipanti alla conferenza internazionale in occasione del terzo anniversario dell’enciclica “Laudato si'” – Venerdì, 6 luglio 2018

Leggi la prima parte.

Tutte queste azioni presuppongono una trasformazione a un livello più profondo, cioè un cambiamento dei cuori, un cambiamento delle coscienze. Come ebbe a dire San Giovanni Paolo II: «Occorre […] stimolare e sostenere la conversione ecologica» (Catechesi, 17 gennaio 2001). E in questo le religioni, in particolare le Chiese cristiane, hanno un ruolo-chiave da giocare. La Giornata di Preghiera per il Creato e le iniziative ad essa connesse, iniziate in seno alla Chiesa Ortodossa, si vanno diffondendo nelle comunità cristiane in ogni parte del mondo.

Infine, il confronto e l’impegno per la nostra casa comune deve riservare uno spazio speciale a due gruppi di persone che sono in prima linea nella sfida ecologica integrale e che saranno al centro dei due prossimi Sinodi della Chiesa Cattolica: i giovani e i popoli indigeni, in modo speciale quelli dell’Amazzonia.

Da un lato «i giovani esigono un cambiamento. Essi si domandano com’è possibile che si pretenda di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi» (Laudato si’, 13). Sono i giovani che dovranno affrontare le conseguenze dell’attuale crisi ambientale e climatica. Pertanto, la solidarietà intergenerazionale non è «un atteggiamento opzionale, bensì una questione essenziale di giustizia, dal momento che la terra che abbiamo ricevuto appartiene anche a coloro che verranno» (ibid., 159).

Dall’altro lato, «è indispensabile prestare speciale attenzione alle comunità aborigene con le loro tradizioni culturali» (ibid., 146). È triste vedere le terre dei popoli indigeni espropriate e le loro culture calpestate da un atteggiamento predatorio, da nuove forme di colonialismo, alimentate dalla cultura dello spreco e dal consumismo (cfr Sinodo dei Vescovi, Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale, 8 giugno 2018). «Per loro, infatti, la terra non è un bene economico, ma è un dono di Dio e degli antenati che in essa riposano, uno spazio sacro con il quale hanno il bisogno di interagire per alimentare la loro identità e i loro valori» (Laudato si’, 146). Quanto possiamo imparare da loro! Le vite dei popoli indigeni «sono una memoria vivente della missione che Dio ha affidato a tutti noi: la protezione della nostra casa comune» (Discorso nell’incontro con popoli indigeni, Puerto Maldonado, 19 gennaio 2018).

Cari fratelli e sorelle, le sfide abbondano. Esprimo la mia sentita gratitudine per il vostro lavoro al servizio della cura del creato e di un futuro migliore per i nostri figli e nipoti. A volte potrebbe sembrare un’impresa troppo ardua, perché «ci sono troppi interessi particolari e molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul bene comune e a manipolare l’informazione per non vedere colpiti i suoi progetti» (Laudato si’, 54); ma «gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi» (ibid., 205). Per favore, continuate a lavorare per «il radicale cambiamento richiesto dalle presenti circostanze» (ibid., 171). «L’ingiustizia non è invincibile» (ibid., 74).

San Francesco d’Assisi continui ad ispirarci e a guidarci in questo cammino, e «le nostre lotte e la nostra preoccupazione per questo pianeta non ci tolgano la gioia della speranza» (ibid., 244). In fondo, il fondamento della nostra speranza riposa sulla fede nella potenza del nostro Padre celeste. Egli, «che ci chiama alla dedizione generosa e a dare tutto, ci offre le forze e la luce di cui abbiamo bisogno per andare avanti. Nel cuore di questo mondo rimane sempre presente il Signore della vita che ci ama tanto. Egli non ci abbandona, non ci lascia soli, perché si è unito definitivamente con la nostra terra, e il suo amore ci conduce sempre a trovare nuove strade. A Lui sia lode!» (ibid., 245).

Vi benedico. E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me.

Grazie!

PAPA FRANCESCO

Nella difesa dell’ambiente non si può perdere tempo

Discorso del santo padre Francesco ai partecipanti alla conferenza internazionale in occasione del terzo anniversario dell’enciclica “Laudato si'” – Venerdì, 6 luglio 2018

Signori Cardinali, Eminenza,cari fratelli e sorelle, illustri Signori e Signore,

do a tutti voi il mio benvenuto… Vi ringrazio di esservi riuniti per “ascoltare col cuore” le grida sempre più angoscianti della terra e dei suoi poveri in cerca di aiuto e responsabilità, e per testimoniare la grande urgenza di accogliere l’appello dell’Enciclica ad un cambiamento, ad una conversione ecologica. La vostra è la testimonianza per l’impegno non differibile ad agire concretamente per salvare la Terra e la vita su di essa, partendo dall’assunto che “ogni cosa è connessa”, concetto-guida dell’Enciclica, alla base dell’ecologia integrale.

Anche in questa prospettiva possiamo leggere la chiamata che Francesco d’Assisi ricevette dal Signore nella chiesetta di San Damiano: “Va’, ripara la mia casa, che, come vedi, è tutta in rovina”. Oggi, anche la “casa comune” che è il nostro pianeta ha urgente bisogno di essere riparato e assicurato per un futuro sostenibile.

Negli ultimi decenni, la comunità scientifica ha elaborato in tal senso valutazioni sempre più accurate. «Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell’ambiente ha superato le possibilità del pianeta, in maniera tale che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi, come di fatto sta già avvenendo periodicamente in diverse regioni» (Enc. Laudato si’, 161). C’è il pericolo reale di lasciare alle generazioni future macerie, deserti e sporcizia.

Auspico pertanto che questa preoccupazione per lo stato della nostra casa comune si traduca in un’azione organica e concertata di ecologia integrale. Infatti, «l’attenuazione degli effetti dell’attuale squilibrio dipende da ciò che facciamo ora» (ibid.). L’umanità ha le conoscenze e i mezzi per collaborare a tale scopo e, con responsabilità, “coltivare e custodire” la Terra in maniera responsabile. A questo proposito, è significativo che la vostra discussione riguardi anche alcuni eventi-chiave dell’anno in corso.

Il Vertice COP24 sul clima, programmato a Katowice (Polonia) nel dicembre prossimo, può essere una pietra miliare nel cammino tracciato dall’Accordo di Parigi del 2015. Tutti sappiamo che molto deve essere fatto per l’attuazione di quell’Accordo. Tutti i governi dovrebbero sforzarsi di onorare gli impegni assunti a Parigi per evitare le peggiori conseguenze della crisi climatica. «La riduzione dei gas serra richiede onestà, coraggio e responsabilità, soprattutto da parte dei Paesi più potenti e più inquinanti» (ibid., 169). Non possiamo permetterci di perdere tempo in questo processo.

Oltre agli Stati, altri attori sono interpellati: autorità locali, gruppi della società civile, istituzioni economiche e religiose possono favorire la cultura e la prassi ecologica integrale. Auspico che eventi quali, ad esempio, il Summit sull’azione globale per il clima, in programma dal 12 al 14 settembre a San Francisco, offrano risposte adeguate, col sostegno di gruppi di pressione di cittadini in ogni parte del mondo. Come abbiamo affermato insieme con Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo, «non ci può essere soluzione genuina e duratura alla sfida della crisi ecologica e dei cambiamenti climatici senza una risposta concertata e collettiva, senza una responsabilità condivisa e in grado di render conto di quanto operato, senza dare priorità alla solidarietà e al servizio» (Messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera per il Creato, 1 settembre 2017).

Anche le istituzioni finanziarie hanno un importante ruolo da giocare, come parte sia del problema sia della sua soluzione. E’ necessario uno spostamento del paradigma finanziario al fine di promuovere lo sviluppo umano integrale. Le Organizzazioni internazionali, come ad esempio il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, possono favorire riforme efficaci per uno sviluppo più inclusivo e sostenibile. La speranza è che «la finanza […] ritorni ad essere uno strumento finalizzato alla miglior produzione di ricchezza e allo sviluppo» (Benedetto XVI, Enc. Caritas in veritate, 65), così come alla cura dell’ambiente.

Continua

Gaudete et Exultate

L’Esortazione apostolica di Francesco sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo

Che cos’è?
Si tratta di una “Esortazione Apostolica”, un tipo di documento magisteriale che, a differenza delle encicliche, è rivolto in modo particolare ai cattolici.
S’intitola “Rallegratevi ed esultate” oppure, con il titolo in latino “Gaudete et Exsultate”. Tratta della chiamata alla santità nel mondo di oggi.
È il quinto grande documento di Papa Francesco.

Non un “trattato” ma un invito a far risuonare nel mondo contemporaneo una vocazione universale, la chiamata a diventare santi. È questo l’obiettivo dichiarato di Papa Francesco per l’Esortazione apostolica Gaudete et exsultate, resa nota oggi. Si diventa santi vivendo le Beatitudini, la strada maestra perché “controcorrente” rispetto alla direzione del mondo. Si diventa santi tutti, perché la Chiesa ha sempre insegnato che è una chiamata universale e possibile a chiunque, lo dimostrano i molti santi “della porta accanto”. La vita della santità è poi strettamente connessa alla vita della misericordia, “la chiave del cielo”. Dunque, santo è chi sa commuoversi e muoversi per aiutare i miseri e sanare le miserie. Chi rifugge dalle “elucubrazioni” di vecchie eresie sempre attuali e chi, oltre al resto, in un mondo “accelerato” e aggressivo “è capace di vivere con gioia e senso dell’umorismo”.

Ecco una sintesi del documento.

Non un “trattato” ma un invito
È proprio lo spirito della gioia che Papa Francesco sceglie di mettere in apertura della sua ultima Esortazione apostolica. Il titolo “Gaudete et exsultate”, “Rallegratevi ed esultate”, ripete le parole che Gesù rivolge “a coloro che sono perseguitati o umiliati per causa sua”. Nei cinque capitoli e le 44 pagine del documento, il Papa segue il filo del suo magistero più sentito, la Chiesa prossima alla “carne di Cristo sofferente”. I 177 paragrafi non sono, avverte subito, “un trattato sulla santità con tante definizioni e distinzioni”, ma un modo per “far risuonare ancora una volta la chiamata alla santità”, indicando “i suoi rischi, le sue sfide, le sue opportunità” (n. 2).

La classe media della santità
Prima di mostrare cosa fare per diventare santi, Francesco si sofferma nel primo capitolo sulla “chiamata alla santità” e rassicura: c’è una via di perfezione per ognuno e non ha senso scoraggiarsi contemplando “modelli di santità che appaiono irraggiungibili” o cercando “di imitare qualcosa che non è stato pensato” per noi (n. 11). “I santi che sono già al cospetto di Dio” ci “incoraggiano e ci accompagnano” (n. 4), afferma il Papa. Ma, soggiunge, la santità cui Dio chiama a crescere è quella dei “piccoli gesti” (n. 16) quotidiani, tante volte testimoniati “da quelli che vivono vicino a noi”, la “classe media della santità” (n. 7).

La ragione come dio
Nel secondo capitolo, il Papa stigmatizza quelli che definisce “due sottili nemici della santità”, già più volte oggetto di riflessione tra l’altro nelle Messe a Santa Marta, nell’Evangelii gaudium come pure nel recente documento della Dottrina della Fede Placuit Deo. Si tratta dello “gnosticismo” e del “pelagianesimo”, derive della fede cristiana vecchie di secoli eppure, sostiene, di “allarmante attualità” (n. 35). Lo gnosticismo, osserva, è un’autocelebrazione di “una mente senza Dio e senza carne”. Si tratta, per il Papa, di una “vanitosa superficialità, una “logica fredda” che pretende di “addomesticare il mistero di Dio e della sua grazia” e così facendo arriva a preferire, come disse in una Messa a S.Marta, “un Dio senza Cristo, un Cristo senza Chiesa, una Chiesa senza popolo” (nn. 37-39).

Adoratori della volontà
Il neo-pelagianesimo è, secondo Francesco, un altro errore generato dallo gnosticismo. A essere oggetto di adorazione qui non è più la mente umana ma lo “sforzo personale”, una “volontà senza umiltà” che si sente superiore agli altri perché osserva “determinate norme” o è fedele “a un certo stile cattolico” (n. 49). “L’ossessione per la legge” o “l’ostentazione della cura della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa” sono per il Papa, fra gli altri, alcuni tratti tipici dei cristiani tentati da questa eresia di ritorno (n. 57). Francesco ricorda invece che è sempre la grazia divina a superare “le capacità dell’intelligenza e le forze della volontà dell’uomo” (n. 54). Talvolta, constata, “complichiamo il Vangelo e diventiamo schiavi di uno schema”. (n. 59)

Otto strade di santità
Al di là di tutte “le teorie su cosa sia la santità”, ci sono le Beatitudini. Francesco le pone al centro del terzo capitolo, affermando che con questo discorso Gesù “ha spiegato con tutta semplicità che cos’è essere santi” (n. 63). Il Papa le passa in rassegna una alla volta. Dalla povertà di cuore, che vuol dire anche austerità di vita (n. 70), al “reagire con umile mitezza” in un mondo “dove si litiga ovunque (n. 74). Dal “coraggio” di lasciarsi “trafiggere” dal dolore altrui e averne “compassione” – mentre il “mondano ignora e guarda dall’altra parte” (nn. 75-76) – al “cercare con fame e sete la giustizia”, mentre le “combriccole della corruzione” si spartiscono la “torta della vita” (nn. 78-79). Dal “guardare e agire con misericordia”, che vuol dire aiutare gli altri” e “anche perdonare” (nn. 81-82), al “mantenere un cuore pulito da tutto ciò che sporca l’amore” verso Dio e il prossimo (n. 86). E infine, dal “seminare pace” e “amicizia sociale” con “serenità, creatività, sensibilità e destrezza” – consapevoli della difficoltà di gettare ponti tra persone diverse (nn. 88.-89) – all’accettare anche le persecuzioni, perché oggi la coerenza alle Beatitudini “può essere cosa malvista, sospetta, ridicolizzata” e tuttavia non si può aspettare, per vivere il Vangelo, che tutto attorno a noi sia favorevole” (n. 91).

La grande regola di comportamento
Una di queste Beatitudini, “Beati i misericordiosi”, contiene per Francesco “la grande regola di comportamento” dei cristiani, quella descritta da Matteo nel capitolo 25 del “Giudizio finale”. Questa pagina, ribadisce, dimostra che “essere santi non significa (…) lustrarsi gli occhi in una presunta estasi” (n. 96), ma vivere Dio attraverso l’amore agli ultimi. Purtroppo, osserva, ci sono ideologie che “mutilano il Vangelo”. Da un parte i cristiani senza rapporto con Dio, “che trasformano il cristianesimo in una sorta di ONG” (n. 100). Dall’altra quelli che “diffidano dell’impegno sociale degli altri”, come fosse superficiale, secolarizzato, “comunista o populista”, o lo “relativizzano” in nome di un’etica. Qui il Papa riafferma per ogni categoria umana di deboli o indifesi la “difesa deve essere ferma e appassionata” (n. 101). Pure l’accoglienza dei migranti – che alcuni cattolici, osserva, vorrebbero meno importante della bioetica – è un dovere di ogni cristiano, perché in ogni forestiero c’è Cristo, e “non si tratta – afferma reciso – dell’invenzione di un Papa o di un delirio passeggero” (n. 103).

Dotazioni di santità
Rimarcato dunque che il “godersi la vita”, come invita a fare il “consumismo edonista”, è all’opposto dal desiderare di dare gloria a Dio, che chiede di “spendersi” nelle opere di misericordia (nn. 107-108), Francesco passa in rassegna nel quarto capitolo le caratteristiche “indispensabili” per comprendere lo stile di vita della santità: “sopportazione, pazienza e mitezza”, “gioia e senso dell’umorismo”, “audacia e fervore”, la strada della santità come cammino vissuto “in comunità” e “in preghiera costante”, che arriva alla “contemplazione”, non intesa come “un’evasione” dal mondo (nn. 110-152).

Lotta vigile e intelligente
E poiché, prosegue, la vita cristiana è una lotta “permanente” contro la “mentalità mondana” che “ci intontisce e ci rende mediocri” (n. 159), il Papa conclude nel quinto capitolo invitando al “combattimento” contro il “Maligno” che, scrive, non è “un mito” ma “un essere personale che ci tormenta” (nn. 160-161). Le sue insidie, indica, vanno osteggiate con la “vigilanza”, utilizzando le “potenti armi” della preghiera, dei Sacramenti e con una vita intessuta di opere di carità (n. 162). Importante, continua, è pure il “discernimento”, particolarmente in un’epoca “che offre enormi possibilità di azione e distrazione” – dai viaggi, al tempo libero, all’uso smodato della tecnologia – “che non lasciano spazi vuoti in cui risuoni la voce di Dio” (n. 29). Francesco chiede cure specie per i giovani, spesso “esposti – dice – a uno zapping costante” in mondi virtuali lontani dalla realtà (n. 167). “Non si fa discernimento per scoprire cos’altro possiamo ricavare da questa vita, ma per riconoscere come possiamo compiere meglio la missione che ci è stata affidata nel Battesimo”. (n.174)

Tremila sorrisi bresciani per il papa

Partiti il 5 aprile alla volta della capitale, i tremila ragazzi e ragazze di Roma Express, accompagnati dal vescovo Pierantonio, hanno incontrato il Papa al quale è stato consegnato il “frutto dell’ascolto” in vista del Sinodo dei giovani.

“Vi ringrazio della vostra accoglienza festosa. Ringrazio il vostro Vescovo per la sua introduzione e le persone che vi hanno accompagnato in questo pellegrinaggio. Grazie a tutti!”. Così papa Francesco ha salutato in Aula Paolo VI i 3000 giovani  bresciani di Roma Express che, partiti ieri sera e accompagnati dal vescovo Pierantonio, hanno incontrato questa mattina il Santo Padre. Nell’occasione hanno consegnato al Papa il “frutto dell’ascolto” in vista del Sinodo dei giovani. E’ stato un incontro particolare, caratterizzato dalla gioia per la prossima canonizzazione del Beato Paolo VI, come sottolineato dal vescovo Tremolada nel suo saluto: “Santità, la gioia mia personale e di questi tremila ragazzi e ragazze della Diocesi di Brescia che sono qui, oggi, per incontrarLa, è davvero grande. Grazie! La gioia della nostra diocesi è ancora più profonda sapendo che, presto, il nostro grande concittadino, il Beato Paolo VI, sarà dichiarato Santo da Lei”.

Mons. Tremolada ha ricordato un aneddoto significativo della vicinanza del papa bresciano ai giovani: “Quando era ancora arcivescovo di Milano, parlando dell’oratorio ad alcuni ragazzi, Paolo VI usò questa bellissima espressione: ‘Qui venite per imparare come si agisce, come si pensa, come si ama, (…) come si misura la vita’. Incontrare Pietro, oggi, stringerci intorno a lui, ci permette di rinnovare questa stessa esperienza: siamo qui per imparare a misurarci con la vita vera”.

Il Vescovo ha poi sottolineato l’impegno della Diocesi per il prossimo appuntamento sinodale: “In questi mesi, come da Lei richiesto, abbiamo ascoltato i giovani in vista del Sinodo del prossimo ottobre. Perché fosse un’esperienza di vita, abbiamo desiderato e attuato un ascolto vero e immediato, profondo e critico allo stesso tempo. Lo abbiamo affidato ai giovani stessi, chiedendo a quelli più vicini alla nostra realtà ecclesiale di ascoltare i loro coetanei. Abbiamo poi raccolto tutto quello che i giovani ci hanno detto, ed oggi Le doniamo il frutto di questo ascolto (in verità il primo frutto, perché l’ascolto sta proseguendo): lo accetti come piccolo contributo che la nostra diocesi può offrire alla Chiesa universale in vista del Sinodo”.

“Mi permetta  – sono ancora parole di mons. Tremolada – la citazione di un giovane: ‘Ma davvero i Vescovi credono che i giovani possano aiutare la Chiesa a cambiare? Sono davvero disposti a cambiare qualcosa di quel che pensano? Mi piacerebbe sentirgli dire: ‘Sì, sono disposto a cambiare, ad accettare la tua situazione, a fare miei i tuoi sogni’. Grazie, Santità, per questa sfida che ci ha consegnato: lasciarci misurare dalle domande dei giovani ed imparare ad agire, a pensare, ad amarci reciprocamente. Le assicuriamo tutto il nostro affetto e la nostra costante preghiera”.

Al termine del suo saluto, il vescovo Pierantonio ha evidenziato quanto emerso durante la meditazione con i ragazzi sulla figura del Papa, precedente l’ingresso del Santo Padre. Il Vescovo si è rivolto ai giovani chiedendo loro: “Lei per noi è?”. “La roccia!”, hanno risposto in coro i ragazzi. “Lei per noi è?”, ha chiesto nuovamente il Vescovo. “Il Pastore!”, è stata la risposta dei 3000 giovani che ha echeggiato in Aula Paolo VI.

Papa Francesco, dopo aver salutato i ragazzi, ha voluto così rispondere all’interrogativo posto dal giovane bresciano: “Mi hanno colpito le parole di quel giovane che il Vescovo ha citato poco fa: “Ma davvero i vescovi credono che i giovani possano aiutare la Chie  sa a cambiare?”. Non so se quel giovane, che ha fatto questa domanda, è qui tra voi… E’ qui?… Ma in ogni caso posso dire a lui e a tutti voi che questa domanda sta molto a cuore anche a me. Mi sta molto a cuore che il prossimo Sinodo dei vescovi, che riguarderà “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, sia preparato da un vero ascolto dei giovani. E posso testimoniare che questo si sta facendo. Anche voi me lo dimostrate, col lavoro che sta andando avanti nella vostra diocesi. E quando dico “ascolto vero” intendo anche la disponibilità a cambiare qualcosa, a camminare insieme, a condividere i sogni, come diceva quel giovane”.

Il Santo Padre ha quindi voluto porre, per ben due volte, una domanda ai ragazzi: “Voi giustamente vi chiedete se noi vescovi siamo disposti ad ascoltarvi veramente e a cambiare qualcosa nella Chiesa.  E io vi domando: voi, siete disposti ad ascoltare Gesù e a cambiare qualcosa di voi stessi?”. “Si!” è stata la risposta unanime dei giovani.

“Se siete qui – ha affermato il Papa – io penso che sia così, ma non posso e non voglio darlo per scontato. Ognuno di voi ci rifletta dentro di sé, nel proprio cuore: Sono disposto a fare miei i sogni di Gesù? Oppure ho paura che i suoi sogni possano “disturbare” i miei sogni?”

“Gesù  – sono ancora parole del Papa – è molto chiaro. Dice: ‘Se uno vuole venire dietro a me, rinneghi sé  stesso’. Perché usa questa parola che suona un po’ brutta, ‘rinnegare sé stessi’? Come mai? In che senso va intesa? Non vuol dire disprezzare quello che Dio stesso ci ha donato: la vita, i desideri, il corpo, le relazioni. .. No, tutto questo Dio lo ha voluto e lo vuole per il nostro bene. Eppure Gesù chiede a chi vuole seguirlo di “rinnegare sé stesso ”, perché c’è in ognuno di noi un “uomo vecchio”, un io egoistico  che non segue la logica di Dio, la logica dell’amore, ma segue la logica opposta, quella dell’egoi smo, del fare il proprio interesse, mascherato spesso da una facciata buona, per nascon der lo. Gesù è morto sulla croce per liberarci da questa schiavitù che non è esterna, ma interna a noi.  E’ il peccato, che ci fa morire dentro. Solo Lui può salvarci da questo male, ma c’è bisogno d ella nostra collaborazione, che ognuno di noi dica: ‘Gesù, perdonami, dammi un cuore come il tuo, umile e pieno d’amore’. Sapete? Una preghiera così, Gesù la prende sul serio! Sì, e a chi si fida di Lui regala esperienze sorprendenti. Ad  esempio, provare una gioia nuova nel leggere il Vangelo, la Bibbia,  un senso della bellezza e della verità della sua Parola. Oppure sentirsi attirati a partecipare alla Messa, che per un giovane n on è molto comune, non  è vero?, e invece si sente il desiderio di stare con Dio, di rimanere in silenzio davanti all’Eucaristia. Oppure ci fa sentire la sua presenza nelle persone sofferenti, malate, escluse… Oppure ci dà il coraggio di fare la sua volontà andando controcorrente, ma senza orgoglio, senza presunzione, senza giudicare gli altri… Tutte queste cose sono doni suoi, che ci fanno sentire sempre più vuoti di noi stessi e sempre più pieni di Lui. I santi ci dimostrano tutto questo. San Francesco d’Assisi, per esempio: era un giovane pieno di sogni, ma erano i sogni del mondo, non quelli di Dio. Gesù gli ha parlato nel crocifisso, nella chiesetta di San Damiano, e la sua vita è cambiata. Ha abbracciato il sogno di Gesù, si è spogliato del suo uomo vecchio, ha rinnegato il suo io egoistico e ha accolto l’io di Gesù, umile, povero, semplice, misericordioso, pieno di gioia e di ammirazione per la bellezza delle creature”.

Francesco ha poi salutato i ragazzi invitandoli a guardare a Paolo VI come a un modello da seguire:

“Pensiamo anche a Giovanni Battista Montini, Paolo VI: noi siamo abituati, giustamente, a ricordarlo come Papa; ma prima è stato un giovane, un ragazzo come voi, di un paese della vostra terra. Vorrei darvi un “compito a casa”: scoprire com’era Giovanni Battista Montini da giovane; com’era nella sua famiglia, da studente, nell’oratorio…; quali erano i suoi ‘sogni’… Ecco, provate a cercare questo”.

Incontro dei giovani italiani con papa Francesco

Nelle giornate di sabato 11 e domenica 12 agosto 2018, il Santo Padre incontrerà i giovani italiani, chiamati passo dopo passo a raggiungere “per mille strade” il luogo del martirio petrino. I giovani raggiungeranno Roma accompagnati dai loro educatori dopo aver camminato tra le bellezze della storia italiana. La Parola e l’Eucaristia sosterranno questo loro cammino cha sarà ricco anche di momenti di festa e condivisione.
Per noi, il programma prevede un pellegrinaggio che va dal 09 al 12 agosto.
Destinatari: giovani dai 17 ai 29 anni e i loro educatori.

Programma 09-10 agosto

Giovedì 09 agosto: partenza da Leno per Brescia. Viaggio in treno verso Roma. Passeremo il pomeriggio a Roma e in serata spostamento in treno verso Ronciglione dove pernotteremo presso la casa delle Suore Maestre Pie Venerini.

Venerdì 10 agosto: inizio pellegrinaggio a piedi che ci vedrà in viaggio verso il lago di Bracciano dove pernotteremo e poi verso Roma.

Programma 11-12 agosto

Sabato 11 agosto: arrivo a Roma al termine dei pellegrinaggi
Ore 13.00: apertura cancelli per accedere al Circo Massimo (dal lato del Colosseo dove si trova la stazione della metropolitana)
Ore 16.30-18.30: momento di racconto/testimonianze dei cammini (pellegrinaggi)
Ore 18.30: arrivo di Papa Francesco
Ore 19.00: veglia di preghiera per il Sinodo con Papa Francesco
Ore 21.00: cena
Ore 21.30: festa
Ore 23.30: fine festa
Ore 24.00: inizio della Notte bianca della fede in vari luoghi di Roma: possibilità di adorazione, confessione, incontri… Ai gruppi non verranno assegnati dei settori specifici: si procederà a riempimento.
Chi lo vorrà potrà dormire al Circo Massimo portando con sé materassino e sacco a pelo (l’invito è comunque quello di partecipare alla Notte bianca della fede); al Circo Massimo non sarà possibile allestire delle tende.

Domenica 12 agosto: (Colazione)
Ore 6.00: apertura di piazza S. Pietro e ingresso
Ore 9.30: S. Messa con Papa Francesco e Angelus
(Pranzo) Ai gruppi non verranno assegnati dei settori specifici: si procederà a riempimento.

Pacchetto di partecipazione A (con giornata alimentare) Costo: 50,00 €.

Il pacchetto comprende:
Pass (senza il quale non si potrà accedere ai luoghi dell’incontro: Circo Massimo e piazza S. Pietro).
Giornata alimentare: cena di sabato 11 agosto, colazione e pranzo di domenica 12 agosto.
Kit contenente croce, rosario, diario-libro, un telo della Sindone, un cappello con alette, una lampada da fronte, una bisaccia, un porta badge (a tempo debito daremo indicazioni circa il suo ritiro).
Biglietto Atac dei trasporti su Roma per le due giornate (valida 48 H). Quota solidarietà e Assicurazione.

Scarica il modulo di iscrizione.

Messaggio del Santo Padre Francesco per la XXVI Giornata Mondiale del Malato

Mater Ecclesiae: «”Ecco tuo figlio … Ecco tua madre”.
E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé …» (Gv 19, 26-27)

Cari fratelli e sorelle,
il servizio della Chiesa ai malati e a coloro che se ne prendono cura deve continuare con sempre rinnovato vigore, in fedeltà al mandato del Signore (cfr Lc 9,2-6; Mt 10,1-8; Mc 6,7-13) e seguendo l’esempio molto eloquente del suo Fondatore e Maestro.
Quest’anno il tema della Giornata del malato ci è dato dalle parole che Gesù, innalzato sulla croce, rivolge a sua madre Maria e a Giovanni: «“Ecco tuo figlio … Ecco tua madre”. E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé» (Gv 19,26-27).

1. Queste parole del Signore illuminano profondamente il mistero della Croce. Essa non rappresenta una tragedia senza speranza, ma il luogo in cui Gesù mostra la sua gloria, e lascia le sue estreme volontà d’amore, che diventano regole costitutive della comunità cristiana e della vita di ogni discepolo.

Innanzitutto, le parole di Gesù danno origine alla vocazione materna di Maria nei confronti di tutta l’umanità. Lei sarà in particolare la madre dei discepoli del suo Figlio e si prenderà cura di loro e del loro cammino. E noi sappiamo che la cura materna di un figlio o una figlia comprende sia gli aspetti materiali sia quelli spirituali della sua educazione.

Il dolore indicibile della croce trafigge l’anima di Maria (cfr Lc 2,35), ma non la paralizza. Al contrario, come Madre del Signore inizia per lei un nuovo cammino di donazione.

Sulla croce Gesù si preoccupa della Chiesa e dell’umanità intera, e Maria è chiamata a condividere questa stessa preoccupazione.

Gli Atti degli Apostoli, descrivendo la grande effusione dello Spirito Santo a Pentecoste, ci mostrano che Maria ha iniziato a svolgere il suo compito nella prima comunità della Chiesa. Un compito che non ha mai fine.

2. Il discepolo Giovanni, l’amato, raffigura la Chiesa, popolo messianico. Egli deve riconoscere Maria come propria madre. E in questo riconoscimento è chiamato ad accoglierla, a contemplare in lei il modello del discepolato e anche la vocazione materna che Gesù le ha affidato, con le preoccupazioni e i progetti che ciò comporta: la Madre che ama e genera figli capaci di amare secondo il comando di Gesù. Perciò la vocazione materna di Maria, la vocazione di cura per i suoi figli, passa a Giovanni e a tutta la Chiesa. La comunità tutta dei discepoli è coinvolta nella vocazione materna di Maria.

3. Giovanni, come discepolo che ha condiviso tutto con Gesù, sa che il Maestro vuole condurre tutti gli uomini all’incontro con il Padre. Egli può testimoniare che Gesù ha incontrato molte persone malate nello spirito, perché piene di orgoglio (cfr Gv 8,31-39) e malate nel corpo (cfr Gv 5,6). A tutti Egli ha donato misericordia e perdono, e ai malati anche guarigione fisica, segno della vita abbondante del Regno, dove ogni lacrima viene asciugata. Come Maria, i discepoli sono chiamati a prendersi cura gli uni degli altri, ma non solo. Essi sanno che il cuore di Gesù è aperto a tutti, senza esclusioni. A tutti dev’essere annunciato il Vangelo del Regno, e a tutti coloro che sono nel bisogno deve indirizzarsi la carità dei cristiani, semplicemente perché sono persone, figli di Dio.

4. Questa vocazione materna della Chiesa verso le persone bisognose e i malati si è concretizzata, nella sua storia bimillenaria, in una ricchissima serie di iniziative a favore dei malati. Tale storia di dedizione non va dimenticata. Essa continua ancora oggi, in tutto il mondo. Nei Paesi dove esistono sistemi di sanità pubblica sufficienti, il lavoro delle congregazioni cattoliche, delle diocesi e dei loro ospedali, oltre a fornire cure mediche di qualità, cerca di mettere la persona umana al centro del processo terapeutico e svolge ricerca scientifica nel rispetto della vita e dei valori morali cristiani. Nei Paesi dove i sistemi sanitari sono insufficienti o inesistenti, la Chiesa lavora per offrire alla gente quanto più è possibile per la cura della salute, per eliminare la mortalità infantile e debellare alcune malattie a larga diffusione. Ovunque essa cerca di curare, anche quando non è in grado di guarire. L’immagine della Chiesa come “ospedale da campo”, accogliente per tutti quanti sono feriti dalla vita, è una realtà molto concreta, perché in alcune parti del mondo sono solo gli ospedali dei missionari e delle diocesi a fornire le cure necessarie alla popolazione.

5. La memoria della lunga storia di servizio agli ammalati è motivo di gioia per la comunità cristiana e in particolare per coloro che svolgono tale servizio nel presente. Ma bisogna guardare al passato soprattutto per lasciarsene arricchire. Da esso dobbiamo imparare: la generosità fino al sacrificio totale di molti fondatori di istituti a servizio degli infermi; la creatività, suggerita dalla carità, di molte iniziative intraprese nel corso dei secoli; l’impegno nella ricerca scientifica, per offrire ai malati cure innovative e affidabili. Questa eredità del passato aiuta a progettare bene il futuro. Ad esempio, a preservare gli ospedali cattolici dal rischio dell’aziendalismo, che in tutto il mondo cerca di far entrare la cura della salute nell’ambito del mercato, finendo per scartare i poveri.

L’intelligenza organizzativa e la carità esigono piuttosto che la persona del malato venga rispettata nella sua dignità e mantenuta sempre al centro del processo di cura.

Questi orientamenti devono essere propri anche dei cristiani che operano nelle strutture pubbliche e che con il loro servizio sono chiamati a dare buona testimonianza del Vangelo.

6. Gesù ha lasciato in dono alla Chiesa la sua potenza guaritrice:
«Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: […] imporranno le mani ai malati e questi guariranno» (Mc 16,17-18). Negli Atti degli Apostoli leggiamo la descrizione delle guarigioni operate da Pietro (cfr At 3,4-8) e da Paolo (cfr At 14,8-11). Al dono di Gesù corrisponde il compito della Chiesa, la quale sa che deve portare sui malati lo stesso sguardo ricco di tenerezza e compassione del suo Signore. La pastorale della salute resta e resterà sempre un compito necessario ed essenziale, da vivere con rinnovato slancio a partire dalle comunità parrocchiali fino ai più eccellenti centri di cura. Non possiamo qui dimenticare la tenerezza e la perseveranza con cui molte famiglie seguono i propri figli, genitori e parenti, malati cronici o gravemente disabili. Le cure che sono prestate in famiglia sono una testimonianza straordinaria di amore per la persona umana e vanno sostenute con adeguato riconoscimento e con politiche adeguate. Pertanto, medici e infermieri, sacerdoti, consacrati e volontari, familiari e tutti coloro che si impegnano nella cura dei malati, partecipano a questa missione ecclesiale. É una responsabilità condivisa che arricchisce il valore del servizio quotidiano di ciascuno.

7. A Maria, Madre della tenerezza, vogliamo affidare tutti i malati nel corpo e nello spirito, perché li sostenga nella speranza. A lei chiediamo pure di aiutarci ad essere accoglienti verso i fratelli infermi. La Chiesa sa di avere bisogno di una grazia speciale per poter essere all’altezza del suo servizio evangelico di cura per i malati. Perciò la preghiera alla Madre del Signore ci veda tutti uniti in una insistente supplica, perché ogni membro della Chiesa viva con amore la vocazione al servizio della vita e della salute. La Vergine Maria interceda per questa XXVI Giornata Mondiale del Malato; aiuti le persone ammalate a vivere la propria sofferenza in comunione con il Signore Gesù, e sostenga coloro che di essi si prendono cura. A tutti, malati, operatori sanitari e volontari, imparto di cuore la Benedizione Apostolica.

Francesco