Debitori dell’Amore vicendevole

XXIV domenica del Tempo Ordinario. Es 32, 7-11.13-14; 1 Tm 1, 12-17; Lc 15, 1-32. Saluto alle Comunità di Leno, Milzanello e Porzano

I testi delle Sacre Scritture che abbiamo ascoltato ci invitano a cantare “le misericordie del Signore”, cioè le “magnalia Dei”: le meravigliose opere di Dio per l’umanità. Esse sono doni gratuiti e meravigliosi, che non troviamo nella nostra povera umanità, fino a quando questa non viene incontrata da Gesù; sono doni offerti per essere donati.

Per prenderne coscienza ed accoglierli è necessario metterci in ascolto della Parola, che è Gesù, Parola del Padre.

La nostra tentazione, come quella di Israele, di Saulo, degli scribi e farisei, non è tanto quella del rinnegamento di Dio, quanto piuttosto di stravolgere il nostro atteggiamento nei suoi confronti, passando dal rapportarci a Lui per servirlo al rapportarci a Lui per servircene: è questo il vero significato del vitello d’oro. Costruirsi un dio che si accontenta del culto dell’uomo e si piega alla sua volontà.

Intendendo così Dio, l’uomo non potrà mai cogliere, apprezzare, contemplare e cantare le misericordie del Signore; perché Lui, per amore e fedeltà a se stesso e all’umanità da lui creata, non si piega alla volontà dell’uomo. Così l’uomo, rimanendo in quell’atteggiamento di rivalsa nei confronti di Dio, rimane ripiegato su se stesso e non riesce ad alzare lo sguardo, la mente ed il cuore per cogliere il Bello che ci abita e ci attornia (Dio) e le persone e le cose belle che, come fiori meravigliosi e profumati, abitano la nostra persona, la nostra società e rallegrano il giardino del mondo, fatto di persone e cose meravigliose, create da Dio per la gioia dei suoi figli.

Mi piace, terminando il mio mandato in queste nostre tre comunità, alzare lo sguardo e osservare dal punto di vista della Parola ascoltata, questa piccola porzione di giardino del mondo, che è Leno e, insieme con voi, ringraziare Dio per i frutti succulenti e i fiori profumati, da Lui fatti sbocciare in questi anni, assaporarli e respirarne il profumo.

Vedo e contemplo innanzitutto il bagliore della luce divina che, illuminando, mostra ogni cosa nel suo profondo significato, la fa conoscere per ciò che è e da rilievo ad ogni volto umano, segnato ora dalla gioia, ora dal dolore e poi dalla preoccupazione o dalla tristezza e, ancora, dalla fatica, dall’attesa e, finalmente, dalla speranza, che nuovamente ridona gioia. Rivedo così, con lo  sguardo di tenerezza ed d’amore di Dio, tutti i volti che ho incontrato in questi anni e rimango ammirato per l’opera di Dio che riporta sempre e tutto allo splendore della vita come Lui ce l’ha donata.

Ecco, dunque, le sue opere.

La sua manifestazione nel Mistero celebrato nella liturgia con tutta la comunità, soprattutto quando è riunita per l’Eucaristia domenicale: quanti volti, quante persone impegnate a rendere belle le nostre celebrazioni, affinché in esse possa manifestarsi Colui che è “il più bello tra i figli dell’uomo”, come afferma il Salmo 45. Quante volte nelle nostre assemblee liturgiche ci siamo sentiti famiglia e abbiamo espresso la gioia di sentirci fratelli, radunati da Gesù intorno all’unico Padre celeste e riscaldati dall’amore dello Spirito Santo.

Persone semplici con il canto, la musica, la proclamazione della Parola di Dio, la preghiera, il servizio liturgico, la pulizia e la preparazione del tempio …, guidati dalla presidenza del sacerdote, sono state strumento per farci toccare con mano la presenza di Dio!

Non fa forse parte delle “misericordie di Dio”, delle sue meraviglie compiute per la sua Chiesa e, attraverso di essa, per tutta l’umanità rendere efficaci i segni liturgici e riempire della sua presenza l’assemblea radunata nel suo nome? Non sono forse miracoli questi, che si sono ripetuti e si ripetono nelle nostre comunità?

E poi, quanta misericordia offerta e ricevuta da Dio, attraverso le mani del sacerdote nel sacramento del perdono e attraverso le mani e il cuore di tante persone: ho visto adulti piangere di gioia per il perdono ricevuto; giovani mostrare ardimento nel vivere la fede cristiana in una società che la rifiuta; genitori trovare il coraggio di riaccogliere figli che se n’erano andati di casa sbattendo la porta; coppie di sposi ritrovarsi dopo la separazione; figli chiedere perdono ai genitori; bambini riabbracciarsi dopo una lite e godere la gioia del perdono dato o ricevuto … Qualcuno ha veramente imparato che se si fa esperienza della misericordia e del perdono di Dio, si può realmente cambiare il mondo attorno a sé, facendo circolare la Sua misericordia. Allora vien voglia di cantare la gioia di appartenergli.

Sono stato testimone di una dedizione ammirevole di tanti cristiani verso i poveri, gli anziani, gli ammalati, le persone diversamente abili, le famiglie in difficoltà: chi col sostegno morale, chi con quello economico, chi con la vicinanza e donando del tempo, altri con l’accompagnamento spirituale, alcuni con l’impegno educativo, l’aiuto culturale, sanitario lavorativo … Ho conosciuto mogli accettare il “martirio” – non esagero – pur di non tradire la fedeltà al sacramento celebrato … e ho pianto per loro e con loro: un pianto di sofferenza, ma anche di gioia per la forza che lo Spirito ha donato loro.

Tutti col denominatore comune della carità cristiana che è accettazione della sofferenza, gratuità, disinteressata, prolungata nel tempo.

Non è forse una meraviglia tutto questo? E chi, se non Dio, ha suscitato tutto questo bene e ha dato i mezzi per compierlo? “Chi ce l’ha fatto fare” se non Lui?

Per non parlare, poi, dell’attenzione verso i ragazzi, gli adolescenti, i giovani e le loro famiglie!

Prima che un seme sbocci e diventi un fiore profumato o un frutto succulento ci vuole tempo, luce, caldo, acqua e tanta pazienza. Quante persone ho visto impegnate in un volontariato corresponsabile perché il seme  della giovinezza potesse sbocciare in fiore profumato o in frutto saporito di vera umanità, fecondata dallo Spirito, per diventare a sua volta strumento e sostegno per la maturazione di altri! Quanto amore, quanta dedizione, quanta fatica, quanta perseveranza, quanta speranza, sorretta da una fede in quel Dio che certamente non disattende tanto amore, lo rende fecondo di bene e dà certezza alla nostra speranza.

Quante energie profuse da parte di educatori, catechisti, animatori, genitori e tanti altri giovani e adulti per sostenersi a vicenda  e non cedere alla tentazione della delusione o dello scoraggiamento! Non è forse meraviglioso tutto questo? E Dio ha operato queste meraviglie attraverso di noi, perché abbiamo risposto positivamente alla sua chiamata.

Non posso, a questo punto, non esprimere un grazie sincero e affettuoso ai nostri sacerdoti per il loro impegno, per la loro perseveranza nel rimanere in prima linea, per la loro preparazione, per la condivisione fraterna, soprattutto nella progettazione pastorale e nella preghiera comunitaria settimanale: grazie don Davide, grazie don Renato, grazie don Alberto, grazie don Ciro, vi voglio bene. Grazie anche a don Riccardo e a don Domenico. Insieme con loro non posso dimenticare l’affetto per noi sacerdoti e l’impegno nella testimonianza e nella presenza discreta, ma fruttuosa delle nostre suore: grazie Suor Maria Pia, grazie Suor Graziella, grazie suor Florence; un grazie anche a Suor Laura e a Suor Lidia. 

Desidero esprimere riconoscenza anche ai Consigli pastorali e degli affari economici, volendo ringraziare tutta la comunità, essendone loro i rappresentanti.

E voglio che cogliate un altro aspetto meraviglioso, che io ho osservato: il desiderio di crescere nella conoscenza di Dio per poterlo amare come Lui ci chiede, non solo attraverso il culto, ma secondo una chiamata e un mandato che Egli ogni giorno  ci rinnova. Alcuni giovani e adulti sono stati perseveranti ai momenti sedentari o itineranti di formazione, agli incontri di spiritualità, alla preghiera comunitaria, all’adorazione eucaristica e alla Lectio divina, sperimentando che questa, come dice Gesù a Maria di Betania, “è l’unica cosa necessaria” (Lc 10,42); non perché tutto il fare non serva, ma perché tutto si compie in modo vero e produttivo a partire dall’incontro con Gesù e dall’ascolto della sua parola.

Tutto questo sostenuto da una preghiera perseverante, soprattutto da parte dei malati e degli anziani che, non potendo partecipare fisicamente alla vita della comunità cristiana, hanno offerto la loro sofferenza e la loro preghiera, si sono uniti spiritualmente anche attraverso la radio parrocchiale e “La Badia”, hanno incoraggiato, favorito e sostenuto l’impegno di tutti. E’ vero loro sono i nostri parafulmini. GRAZIE!

Ed ecco che da questo clima ecclesiale di carità, preghiera e sostegno reciproco è sbocciato uno dei fiori più belli: il diaconato e il prossimo presbiterato di Nicola Mossi. E’ un altro splendido dono che Dio fa alla sua Chiesa attraverso la nostra comunità.

Anche l’incontro e la collaborazione con le Istituzioni e le associazioni civili, a partire dall’Amministrazione e dal Consiglio comunale, per arrivare a tutte la Associazioni, non per il colore politico, ma per la loro missione di governo e di animazione a servizio della società, sono stati un dono, che ci ha permesso di testimoniare come a tutti deve stare a cuore il ben comune ed è proprio in tempi difficili, come è il nostro, che è necessario unire le forse e utilizzare ciò che ci accomuna per fare il bene di tutti.

Ora forse qualcuno penserà: nel giardino, insieme al profumo dei fiori, alla dolcezza dei frutti, alla fragranza del verde … ci sono sempre anche odori sgradevoli, erbacce, spine pungenti, frutti amari …

E’ vero! E così è stato e sarà anche nel giardino dissodato dai benedettini nel territorio di Leno. Eppure anche tutto questo, se visto nel contesto della natura, ha un senso e dà significato al lavoro di chi si impegna a tenere pulito e ordinato il giardino.

Così, i momenti di tensione, di dolore, di confronto acceso, di incomprensione … hanno dato e daranno motivo ad un maggior impegno nel cercare di far crescere in questo giardino i fiori e i frutti più belli del perdono, della riconciliazione, della pace, dell’armonia, della comunione, della carità sincera.

E’ ciò che io auguro a tutti, mentre vi ringrazio dal profondo del cuore per questi sei anni tosti, eppure meravigliosi; impegnativi, eppure gioiosi; laboriosi e per questo coerenti con la missione che mi è stata affidata: qui ho celebrato per voi e con voi il Mistero dell’amore di Dio; qui ho condiviso con voi gioie, fatiche e speranze; qui ho offerto insieme con voi l’amore, la cui sorgente è Dio; qui con voi ho gioito, ho sperato, ho pianto, ho sofferto e ho perseverato nella fede. Vi ringrazio delle numerose manifestazioni di affetto che mi avete offerto in questi giorni. Vi chiedo di dimenticare gli scandali che avessi arrecato, la cattiva testimonianza e le eventuali offese: vi chiedo perdono e comprensione. Così desidero assicurare che non mantengo rancori con nessuno, perdono con sincerità di cuore chi mi avesse in qualche modo offeso. 

Ora mi rimane un solo debito, quello dell’amore, come dice S. Paolo: “non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole” (Romani 13, 8). E siccome sono stato amato molto, devo ricambiare molto. Per questo, come gesto di riconoscenza, mi impegno ad aprire le mie labbra e il mio cuore al Signore, come Mosè, ad intercedere per tutti coloro verso i quali sono debitore, chiedendo alla Vergine Maria di sostenermi nella mia intercessione. E voi pregate per me. 

A tutti il grazie più sincero e riconoscente.

Guarda le immagini del saluto:

Saluto a mons. Giovanni Palamini

Festa di fine grest 2018

Siamo quasi arrivati alla fine di queste tre settimane del grest “Noè: riparto da Te“.

Nella serata di venerdì 20 luglio avrà luogo la festa conclusiva del grest, nella quale saranno presentate le squadre e saranno premiati i vincitori. Durante la serata sarà attivo un punto ristoro.

Vi aspettiamo!

Te Deum laudamus, te Domine confitemur

Omelia del Vescovo Pierantonio Tremolada nella S. Messa di ringraziamento e Te Deum – Basilica Santuario S. Maria delle grazie, domenica 31 dicembre 2017

Te Deum laudamus, te Domine confitemur. Al termine di questo anno, come ogni anno, ci rivolgiamo così al Signore nostro Dio: “Noi ti lodiamo, o Dio, ti proclamiamo Signore”. Sono le parole con le quali riconosciamo e attestiamo che i nostri giorni e i nostri anni scorrono alla sua presenza e nella sua potente Provvidenza. C’è una benedizione che accompagna il nostro cammino e che è ben espressa dalle parole che Aronne fu invitato a pronunciare sui figli di Israele: la liturgia ce le ha proposte nella prima lettura. Esse suonano così: “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il tuo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace” (Nm 6,22-27).

Al termine di un anno nasce spontanea la riflessione sul senso di ciò che viviamo giorno dopo giorno e su ciò che rimane di quanto abbiamo vissuto. La Parola di Dio ci insegna che c’è qualcosa nella nostra esperienza che passa e qualcosa che resta, perché il tempo degli uomini, in forza della benedizione ricevuta da Dio, è già immerso nella sua eternità: “Il cielo e la terra passeranno ma le mie parole non passeranno” (Mt 24,35). Che cosa resta dunque di quel che è stato vissuto? Che cosa non passa?

Resta ciò che viene ricordato e merita di esserlo. Ricordare è infatti rendere presente, nella mente nel cuore, ciò che è passato e quindi vincere la tirannia del tempo, che sembra consegnare immediatamente all’oblio quanto si è vissuto. “Quel che è successo – suggerisce una voce interiore che non suona amica – ormai non esiste più. Tutto svanisce e col tempo si perde nel nulla. Questo accadrà anche a te e a tutti noi”. Il ricordo smentisce questa presuntuosa sentenza, perché mantiene vivo al presente ciò che si vorrebbe perso nel passato. Nell’ottica della fede, il ricordo attesta la valenza perenne di ciò che nell’umana esperienza già attinge all’eternità di Dio.

Vogliamo dunque ricordare davanti al Signore quanto accaduto in questo nostro anno e lodarlo per la sua misericordia provvidente. Una domanda tuttavia ci nasce nel cuore, timida ma persistente: possiamo davvero lodare il Signore per tutto quello che quest’anno è accaduto? Come possiamo lodare il Signore e celebrarne la bontà a fronte di eventi che anche quest’anno hanno provocato grande dolore?

Certo ognuno di noi, questa sera, porta nel cuore qualche buon ricordo di questo anno. Di questo è giusto essere personalmente grati al Signore. Tutti, poi dobbiamo esserlo per il tanto bene che abbiamo ricevuto, che abbiamo visto e vediamo nel mondo, o che non vediamo ma che pure è presente. Per me, questo anno che si chiude rimarrà inciso per sempre come l’anno della mia elezione a vescovo di Brescia e del mio ingresso in diocesi. Come potrò ringraziare il Signore per questa straordinaria dimostrazione di bontà e di fiducia nei miei confronti? E come potrò esprimere in modo adeguato la mia gratitudine nei confronti di una Chiesa che mi ha subito dimostrato affetto e simpatia, sincera disponibilità a compiere insieme il cammino della fede e della testimonianza cristiana? La mia lode si innalza sincera al Signore per tutto ciò che ho ricevuto.

Ma dobbiamo pur riconoscere che vi sono anche eventi che non ricordiamo volentieri, che vorremmo non fossero capitati; episodi che ancora accadono nel nostro mondo o nella nostra stessa vita personale e che profondamente ci addolorano. Come possiamo lodare Dio e proclamarlo Signore a fronte di tutto questo? Dovremo forse dimenticare tutto questo per poterlo serenamente ringraziare e benedire?

Non si può dimenticarsi del male. Non parlarne più è il miglior modo per consentire che accada di nuovo. Neppure è sufficiente rimuovere il ricordo, cioè non pensarci più. Il male ferisce e lascia il segno. Occorre piuttosto ricordare per riscattare. Ma il ricordo deve essere compiuto nel mondo giusto. Ricordare il male accaduto è infatti sempre pericoloso. Il cuore umano – indignato, addolorato e spaventato – può essere travolto da sentimenti di rabbia e di rancore, dal desiderio mortifero della vendetta, dal pensiero angosciato che tutto questo si ripeta e quindi dall’istinto di intervenire in modo violento, rispondendo al male con il male.

Penso sia giusto dire che dobbiamo ricordare non il male in quanto tale, perché questo rischierebbe di travolgerci, quanto piuttosto il dolore che il male ha provocato, affinché da questo ricordo derivi del bene. E il bene che ne deriva assumerà diverse forme: la forma della solidarietà, che porta a dire: sono vicino a chi sta soffrendo! La forma della consapevolezza e della vigilanza, che porta a dire: così non si deve fare! La forma della denuncia e della difesa degli innocenti, che porta a dire: questo è ingiusto ed è bene che lo si dica! La forma della riflessione, che porta a dire: cosa dobbiamo fare affinché non accada più? La forma del perdono, che porta a dire: non smetto di amarvi nonostante tutto!

Occorre dunque ricordare in modo non distruttivo ma costruttivo; ricordare non soltanto per non dimenticare ma soprattutto per dare speranza. E perché questo accada è necessario guadagnare il giusto punto di vista sul passato, crescere nella coltivazione della sapienza del cuore, della pace della coscienza, del controllo dei sentimenti.

La Parola del Signore ci insegna che questo punto di vista ci viene offerto da Dio. Da lui riceviamo la grazia di condividere il suo sguardo stesso sulla nostra storia e in particolare sul nostro passato: uno sguardo lucido e misericordioso, che non teme di misurarsi anche con il male accaduto, affinché ne venga sempre del bene.

La Parola del Signore del Signore attesta che Dio “si ricorda”, che non si dimentica. “Nella nostra umiliazione il Signore si è ricordato di noi, perché il suo amore è per sempre” (Sal 136,23) – dice il Salmo. E nel Magnificat la Madre di Dio proclama: “Ha soccorso Israele suo servo ricordandosi della sua misericordia” (Lc 1,54). L’ultima parola del ladrone crocifisso insieme con Cristo suona così: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno” (Lc 23,42).

Che Dio “si ricorda” significa che in un preciso momento egli fa emergere la sua costante disposizione amorevole verso gli uomini e le donne che ha creato e a cui è affezionato. Questo suo “ricordarsi” è in realtà il dare conferma in quel momento della sua permanente disposizione di bene; è il cogliere l’occasione per intervenire e mostrare la sua grazia, sfruttando le pieghe che si vengono a creare quando il tessuto del vivere umano diventa duro e cattivo e quindi faticoso e doloroso. In queste pieghe egli è capace di fa spuntare il germoglio della vita, offrendo testimonianze della sua provvidenza amorevole. Ogni scenario di ingiustizia e di malvagità vede sempre testimoni, spesso silenziosi, di eroica carità. Questo significa che Dio “si ricorda” e in questa prospettiva anche simili eventi meritano di essere ricordati: “Dove abbonda il peccato – direbbe Paolo – sovrabbonda la grazia”.

Dunque il nostro modo di ricordare è partecipazione al modo in cui Dio si ricorda dell’umanità. Noi guardiamo al nostro passato nella consapevolezza che Dio è perennemente fedele alla sua volontà di salvezza ed è sempre pronto a cogliere l’occasione per suscitare il bene da ogni evento della storia umana. In questo modo è possibile essere consolati dal ricordo del bene compiuto, ricevuto e visto ma anche dal dolore che ha causato il male provocato, ricevuto e visto. In questo modo il ricordo diviene sempre costruttivo e mai distruttivo, consolante e mai frustrante, sorgente di speranza e mai di angoscia.

Il punto di vista nel quale ci collochiamo per guardare al nostro passato è quello offerto dall’esperienza d’amore scaturita dalla croce del Signore Gesù, e prima ancora, dal mistero del suo Natale. L’apostolo Paolo lo esprime così: “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Chi ci separare dall’amore di Cristo?” E ancora: “Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire … ci potrà mai separare dall’amore di Dio, che in Cristo Gesù nostro Signore” (Rm 8,37-39).

In questa celebrazione dell’Eucaristia noi consegniamo dunque al Signore questo anno che ormai si chiude. Insieme a lui ricordiamo il bene che è stato compiuto e il dolore provocato dal male che ha ferito il mondo. Ricordiamo non solo per non dimenticare ma per sperare. Ricordiamo fiduciosi nella Provvidenza di Dio e nella potenza della sua benedizione. Ricordiamo per ringraziare e lodare, perché il suo amore è per sempre e il nostro passato, presente e futuro riposano sicuri in questa eternità che è colma di misericordia.

Venne nel mondo la Luce vera

Ci avviciniamo alla fine dell’anno ed è tempo di tirare le somme riguardo a questo 2017.

Pensando a questo periodo dello scorso anno mi accorgo che molte cose si trasformano ma sotto sotto restano sempre le stesse: in un articolo simile a questo scrivevo di come era stato aggiornato il sito e dei progetti che avevamo per il nuovo anno, e ora sto per fare lo stesso. Certo sono cambiati i contenuti, ma l’idea di fondo è che se siamo qui ora a scrivere di tutto (o meglio di una piccola parte) quello che è successo in questo anno è anche grazie ai ragazzi che compongono l’Area Comunicazione e che durante l’anno, a volte anche controvoglia ma spinti dal quel “è giusto farlo“, hanno preparato i testi, le immagini ed i video che ci hanno accompagnato. Non nascondo il fatto che ci sono stati momenti pesanti, di quelli che ti fanno dire “chi me l’ha fatto fare?“, ma il lavorare in e con un gruppo ci hanno aiutati a uscirne meglio di come ne eravamo entrati.

Il progetto più grande che ci ha coinvolti durante questo 2017, e del quale una parte si sta concludendo proprio in questi giorni, è stata la ricostruzione dell’archivio, che potete consultare qui.

Sono state inserite e pubblicate più di 13.000 immagini, alcune risalenti all’inizio degli anni ’80, che racchiudono una parte della storia della nostra comunità. Nella prima parte del prossimo anno completeremo la pubblicazione delle ultime fotografie, ma possiamo considerare questa sezione praticamente finita. Ora ci concentreremo sulle vecchie edizioni de “La Badia”: oltre a creare una copia digitale di ogni numero gli articoli verranno trascritti in modo da poter essere inseriti nell’archivio pubblicato sul sito ed essere facilmente consultabili.
Sui filmati abbiamo fatto un lavoro di rifinitura: anche grazie all’acquisto di una videocamera semiprofessionale abbiamo migliorato la qualità dei video. Oltre all’aspetto tecnico abbiamo lavorato anche su altri particolari, come la composizione e la luce, per continuare a migliorarci e creare prodotti che si distaccano dalla maggior parte del materiale pubblicato da altri enti.

Il mio auspicio è che questo trend di crescita continui, in modo da portarci continuamente ad affrontare nuovi impegni e sfide, che sono alla fine quello che ci fa crescere.

Buon Natale dai ragazzi dell’Area Comunicazione!

Cresciuto in Oratorio… a Venezia!

Gratuite
Costanti nel tempo
Sintetiche

così don Samuele Marelli, responsabile Odielle, nella conferenza per la presentazione di “CRESCIUTO IN ORATORIO” alla 74 Edizione del Cinema di Venezia, ha definito le relazioni che si instaurano in oratorio, tenutasi nell’accogliente Sala Tropicana 1 dell’Hotel Excelsior al Lido di Venezia, presenti Giacomo Poretti e Davide Van De Sfroos.

L’iniziativa tende a rivedere lo stereotipo dell’oratorio, non più “luogo di sfigati” o “riserva di caccia” ma “luogo dove si accoglie la sfida educativa”, dove si “attua un sistema educativo aperto formale ed informale”, dove “vi è la coscienza della bellezza e del bene”, e, soprattutto “è una realtà reale e non virtuale”, in cui tutti “possono sperimentarsi” ed in cui viene “gettato un seme”.

Premiazione di “Cresciuto in Oratorio” al Festival di Venezia

Così, in sintesi, si dicono d’accordo sia Giacomo Poretti sia Davide Van De Sfroos, anche le se motivazioni che li hanno spinti a promuovere l’iniziativa sono diverse: Giacomo ha sperimentato la vita dell’oratorio mentre Davide non ne ha avuto modo e simpaticamente ha aderito “per vendetta”.

Perchè il Festival del Cinema di Venezia? Perchè il palco di San Siro? Perchè quello che tu dai (ai ragazzi) in termini di opportunità e di possibilità ti viene reso in modo esponenziale, ti dà una carica,un’energia ed un’emozione che difficilmente trovi.
E questa carica e questa emozione noi l’abbiamo vissuta partecipando alla conferenza stampa che si è tenuta giovedì 7 Settembre, per assistere alla proiezione del documentario, in cui risaltavano i video di Stefano e Luca, scelti da Giacomo Poretti fra i tanti filmati pervenuti da tutti gli oratorio lombardi che hanno aderito all’iniziativa.

Laura, Luisa, Giovanni Battista

Guarda le immagini:

74 Mostra del Cinema di Venezia – Cresciuto in Oratorio

Follest 2012: un follest da tragedia!

Hanno detto del Follest:

“Bello, bello.”

“Si, bellissimo.”

“ Un’esperienza negativa che c’ha traumatizzati, ma da rifare.”

“Non ce la faccio più!”

“La prossima volta faccio di tutto per essere al Follest.”

Tra probabilità e imprevisti anche per quest’anno le serate estive del Follest si sono concluse.

Quattro serate di ermetico divertimento si sono succedute durante le prime tre settimane di Luglio e hanno visto giovani dai 14 ai 16 anni sfidarsi nel fango del paludoso campo dell’oratorio e nei particolarissimi giochi di abilità escogitati per l’occasione dalla finissima mente degli animatori. Il divertimento a mente sgombra da pensieri e impegni scolastici è da sempre il punto cardine di questa fantastica esperienza, in cui i ragazzi lenesi che durante la mattina sono impegnati a far divertire i più piccoli partecipanti del grest, si scaricano e si divertono in modo sano.

Un Follest che da sempre trae ispirazione dalla realtà che ci circonda e che se l’anno scorso celebrava insieme all’Italia i 150 anni della sua unità, quest’anno scherzosamente giocava sull’imminente fine del mondo annunciata per il fatidico 21 dicembre 2012, tanto da articolare le quattro serate ripercorrendo eventi catastrofici riletti in chiave spiritosa.

Follest 2012

Immancabili e sempre gradevolissime sono state: la serata nelle piscine comunali, che ha raccolto il consenso più alto tra le quattro serate proposte, e la gita finale a Gardaland, cominciata con un temporale che ha sfoltito l’afflusso al parco divertimento, garantendo così ai partecipanti una giornata davvero piacevole e all’insegna del bel tempo, un bel tempo dal tempismo perfetto che precisamente alle 22.30, orario di partenza, si è lasciato andare ad un temporale estivo chiudendo la giornata cosi come era iniziata.

Un Follest bello e divertente, ma un po’ amaro per gli organizzatori che hanno riscontrato un calo nella partecipazione, nota dolente che però non è riuscita a intaccare lo spirito fondante di questi momenti, all’insegna del sorriso e dell’ilarità. Ricordando che il Follest vi aspetta anche l’anno prossimo con nuove fantastiche avventure…

Buona estate e buon proseguimento.

LUNGA VITA AL FOLLEST!

Francesco