Una Finestra sui Balcani… parte 7

E’ passato un po’ di tempo ma non mi sono dimenticato della nostra finestra; l’inizio però del tempo estivo mi ha “rapito” in una serie di attività a pieno ritmo e mi sono rallentato nella scrittura, ma non vi ho dimenticato. Soprattutto spero che questo riflettere insieme possa essere servito a tutti quanti per pensare alla nostra vita quotidiana non solo dal nostro personale punto di vista ma allargando lo sguardo anche su chi vive diversamente da noi.

Finestra sui Balcani 2016

Vorrei iniziare la mia riflessione ancora dal servizio in carcere per raccontarvi la gioia di questi miei amici quando, a inizi di Giugno, sono riuscito a fargli un regalo promesso da tempo: una piccola biblioteca… con libri di carattere religioso e altri di argomenti vari; abbiamo inaugurato questo scaffale di libri il giorno della memoria di Sant’Antonio da Padova (santo molto popolare in Albania) e vedere la loro felicità… prendendo di assalto questo centinaio di libri che avevamo portato, mi ha come sempre colpito. Con un dono cosi insignificante (noi ormai i libri non li compriamo nemmeno più) sembrava di aver donato oro a questi fratelli… le loro strette di mano come sempre mi hanno colpito e di nuovo ho imparato che incontrare una persona e farla felice, senza nessun pregiudizio, è il modo più forte per annunciare il Vangelo di Gesù… senza bisogno di troppe spiegazioni, quando uno si sente amato cosi come è, il Signore Gesù fa i suoi miracoli.

Finestra sui Balcani 2016
In queste settimane siamo poi impegnati in alcune attività che ho chiamato “Campi-Vangelo”, non trovavo altri termini… ovvero è una trasformazione dell’idea di grest che agli inizi avevamo portato qui. Al posto cioè di fare attività con i bambini con cui già lavoriamo tutto l’anno, mi impegno con i nostri educatori ad andare nei villaggi più lontani, dove non abbiamo la chiesa, dove non facciamo attività durante anno ma dove sappiamo che ci sono delle famiglie cattoliche, e con questi piccoli gruppetti di 10-15-20 bambini, leggiamo insieme il vangelo, giochiamo e celebriamo alcuni sacramenti. Sono settimane di grandi spostamento…. polvere… chilometri di vai e vieni…. di grande caldo… ma sapere che qualcuno ti aspetta e che ciò che gli dici li fa felici, è il dono più grande e piu bello.
Penso anche il nostro Oratorio a Leno impegnato a offrire momenti di crescita e di incontro… penso alla Menonera Missionaria e al lavoro dei volontari che ogni sera fanno del loro meglio perché da quell’ambiente parta un aiuto per noi missionari… penso a tutti voi che mi avete letto in questo anno, condividendo o meno le mi provocazioni…. A tutti auguro BUONA ESTATE…. E dopo la metà di agosto arriverò anche io a Leno per qualche settimana in mezzo a voi….

CIAO,

don Roberto

Guarda la galleria con le foto inviate dall’Albania da don Roberto!

Una Finestra sui Balcani… parte 6

Hanno fatto il giro del mondo queste parole di Papa Francesco al Giubileo dei Ragazzi pochi giorni fa: «La vostra felicità non ha prezzo e non si commercia; non è una “app” che si scarica sul telefonino: nemmeno la versione più aggiornata potrà aiutarvi a diventare liberi e grandi nell’amore». E proprio da queste parole vorrei partire per una nuova semplice riflessione-testimonianza da questo piccolo e povero pezzo di chiesa.

Finestra sui Balcani 2016

La felicità non ha prezzo… non si compra… non si scarica dal web…; mi hanno toccato queste parole, sono vere e lo sappiamo tutti, ma quante volte invece la felicità ce la vogliamo costruire come ci pare e piace. Lo facciamo perchè ne abbiamo la possibilità, abbiamo qualche soldino in parte, abbiamo possibilità di muoverci, abbiamo una casa dove vivere… ma… tutto ciò che si “compra” non dona felicità vera, riempie per un pò e poi finisce. Allora vorrei offrirvi il racconto di due brevi fatti che ho riletto in questi giorni alla luce di queste parole del Papa.

Finestra sui Balcani 2016

Il primo fatto mi riporta in carcere (è una esperienza che mi sta provocando molto)… mi riporta alla mattina del Giovedi Santo, quando dopo un cammino di un po di mesi, 7 dei detenuti che incontro regolarmente hanno accettato di vivere l’esperienza del sacramento della riconciliazione. Per loro erano circa 15 anni che non vivevano una cosa simile… che non potevano riflettere su ciò che era avventuo in modo grave nella loro vita… era la prima volta che parlavano non essere giudicati ma accolti…; nelle loro lacrime, nei loro singhiozzi… ho visto che la felicità non si compra, ma è un dono che arriva inaspettato! Pur sapendo poco e niente del Giubileo, avevo spiegato loro che la porta della cella diventa Porta Santa… e se li avessi visti passare la porta della cella dopo la confessione, piangendo… in ginocchio… beh… non esistono parole per dire che quella era vera felicità. Ho passato il triduo pasquale pensando solo a questa esperienza… ed è vero che solo attraveroso il Signore Gesù arrivano certe gioie che fanno vivere.

Finestra sui Balcani 2016

Il secondo fatto mi riporta a una messa celebrata qualche giorno fa nella festa di san Giorgio in un villaggio; all’aperto… non abbiamo una chiesa vera e propria…. con poche persone, perchè la gente ormai non vive più lì… e ho provato una sincera gioia mentre ascoltavo la lettura degli Atti degli Apostoli che diceva “…così ci ha ordinato il Signore: «io ti ho posto per essere luce delle genti, perchè tu porti la salvezza sino all’estremità della terra»…. e nell’udire queste parole i pagani si rallegravano e glorificavano la Parola del Signore…” (At 14, 44-52). Vedere quelle poche persone, venute a piedi, per ascoltare una parola “diversa” dalle altre, anche se conoscono bene il Signore… vederli lì sereni anche se non avevano niente, ecco mi ha fatto davvero capire ancora una volta che la felicità vera nasce nel cuore di chi sa accogliere questa Parola del Signore al di là delle situazioni in cui vive. Spesso sono proprio i “pagani” quelli che sanno gioire di più nell’ascoltare la Parola perchè capiscono che è proprio quello che manca alla loro vita… ed ecco perchè resto convinto la missione “fino agli estremi confine della terra” è una provocazione perchè ci aiuta a scoprire ciò di cui veramente abbiamo bisogno per vivere!

Alla prossima…. ciao….

don Roberto

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“Avete a disposizione anche la Forza della Risurrezione”

PASQUA 2016

Sappiamo che non si può tornare indietro, sappiamo che quel che è fatto è fatto; perciò ho voluto celebrare con voi il Giubileo della misericordia, poiché questo non significa che non ci sia la possibilità di scrivere una nuova storia d’ora in avanti. Voi avete conosciuto la forza del dolore e del peccato; non dimenticatevi che avete a disposizione anche la forza della risurrezione, la forza della misericordia divina che fa nuove tutte le cose …; Lavorate perché questa società che usa e getta non continui a mietere vittime.

Papa Francesco, ai detenuti di Ciudad Suarez Febbraio 2016

Cari amici,
eccomi a raccogliere alcuni pensieri da condividere per vivere una Pasqua che non sia solo “da calendario” ma che sia occasione davvero di ritrovare la “vita” che la Risurrezione di Gesù ci consegna…una vita piu grande della morte, di ogni morte fisica o spirituale. E come ci sia bisogno di questa “vita” che fa vivere al di là delle nostre situazioni, lo sto comprendendo nel tempo che condivido con i carcerati di massima sicurezza di Burrel. Quale altra possibilità per rinascere potrebbero avere dopo che una società li sta “dimenticando” tra quelle fredde mura per ciò che hanno fatto? Dove potrebbero trovare una vita che gli dona futuro dopo che il loro tempo si consuma inesorabilmente nel far passare le ore, i giorni, gli anni tra quelle mura che non aprono nessuna strada? Abbiamo visto in loro in questi mesi un aprirsi nuovamente al sorriso, nonostante tutto, semplicemente sedendoci una volta a settimana insieme, leggendo una pagina di Vangelo, unica cosa che ci è concesso portare dentro. Ho capito ancora di più che il Vangelo è vita perchè vedo che queste parole toccano la vita di queste persone che da tempo non si sentivano dire certe parole… che da tempo non si sentivano “cercati” da qualcuno in modo regolare, ogni settimana. E’ stato “difficile” rompere quella diffidenza che all’inizio restava tra noi e loro, dettata dal fatto che sembrava non credessero che andavamo per loro e per stare con loro… ma una volta visto che davvero noi tornavamo, avevamo parole per loro, ecco che si è aperto un pò di cielo, e di nuovo ho capito che il Vangelo è vita… vita nuova… che è Risurrezione veramente.

Finestra sui Balcani 2016

Quante volte il martedi, confrontandomi con Ghenti, il nostro educatore con cui viviamo questa esperienza, condividiamo a volte il timore di parlare in modo facile perchè tanto noi siamo “liberi”… e invece questi fratelli che incontriamo ci ascoltano e condividono senza pregiudizio… e sono loro a mettere noi a nostro agio, perchè hanno bisogno di questa Parola che solo Gesù riesce a consegnare…

Con questi pensieri vorrei augurarvi una Santa Pasqua… vivete con impegno queste giornate e questo tempo per saper “ricominciare-risorgere” a partire da Gesù, l’UNICO che offre questa possibilità; non cercate in tanti altri surrogati la vita… ma in Lui… certamente guardate la Croce, ma la Croce ci spinge a guardare in alto… e in alto troviamo il cielo e la vita nuova che si speriementa solo passando da quella Croce. Grazie perchè il vostro sostegno per la mia missione è uno strumento che aiuta a alcune persone a guardare in alto e a ritrovare vita attraverso Gesù.

BUONA PASQUA,

don Roberto Ferranti

Una Finestra sui Balcani… parte 5

Un saluto a tutti… e bentornati al nostro appuntamento affacciati su questa finestra per provare a vedere il mondo da un altro punto di vista, ma soprattutto per provare a vedere il mondo con il sapore del Vangelo, aiutati dalla semplice testimonianza della missione in questa terra, cosi vicina e cosi lontana.

Finestra sui Balcani 2016

Non posso non parlarvi dell’esperienza che da qualche mese mi sta prendendo tanto a livello umano, spirituale e educativo…. ed è la presenza nel Carcere di Massima Sicurezza della città dove vivo. Una esperienza intensa, che mi provoca; una esperienza che vi racconto perché penso sia una provocazione su come noi guardiamo gli altri. Inizio la mia condivisione con delle parole forti che Papa Francesco ha detto in carcere durante il suo ultimo viaggio in Messico; cosi ha detto a Ciudad Juarez il 17 Febbraio: “Nel dirvi queste cose, ricordo quelle parole di Gesù: “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra” (cfr Gv 8,7). E io me ne dovrei andare…. Nel dirvi queste cose, non lo faccio come dalla cattedra, con il dito alzato, lo faccio sulla base dell’esperienza delle mie stesse ferite, di errori e peccati che il Signore ha voluto perdonare e rieducare. Lo faccio sulla base della coscienza che, senza la sua grazia e la mia vigilanza, potrei tornare a ripeterli. Fratelli, mi chiedo sempre, entrando in un carcere: “Perché loro e non io?”. Ed è un mistero della misericordia divina. Ma questa misericordia divina oggi la stiamo celebrando tutti quanti, guardando avanti con speranza”. Parole forti… che bastano a farci stare un po in silenzio… e a capire che il mondo non dipende da noi!

Finestra sui Balcani 2016

Come ho già raccontato sono il primo sacerdote che ottiene un permesso di questo tipo per entrare ogni settimana, senza restrizioni, per fare delle attività con questi detenuti. Ogni martedi, insieme a uno degli educatori della nostra missione che si chiama Ghenti, oltreppasiamo la prima grande cancellata di ferro… poi il portone… poi passiamo alle perquisizioni… poi un altro grande cancello… altre perquisizioni… un cancello con altri lucchetti che si aprono e chiudono… un lungo corridoio… bussiamo all’ultima porta di ferro… una guardia ci apre… ed entriamo in un altro mondo, il cortile delle celle dei detenuti ordinari. E qui comincia l’esperienza… ti senti osservato, ti senti diverso, trovi sguardi curiosi, seri, gente che cammina freneticamente sfrutando il tempo all’aperto (il resto del giorno lo passano in cella), gente che si lava, altri che lavano i pochi vestiti che hanno… e che fare noi? Come comportarsi? Se mi fermassi a pensare perchè loro sono lì, non ti verrebbe voglia di avvicinare nessuno… e qui arriva la provocazione, la cosa che mi ha fatto tanto bene in questi mesi: lasciar da parte ogni pregiudizio e fermarti a stringere la mano, a salutare, a chiedere come stanno… e gli sguardi si rasserenano… le loro vite iniziano a parlare indipendentemente dal motivo per cui sono lì. I primi giorni avevo la percezione di entrare nella gabbia dei leoni, pensando che la maggioranza sono uomini che hanno compiuto reati molto gravi… oggi invece aspettiamo sempre con ansia che si apra l’ultimo cancello per entrare in quel cortile, per poter parlare con loro, per stringere le mani, abbracciare e dare anche qualche carezza che strappa loro un sorriso. Poi possiamo passare nelle celle singole della Massima Sicurezza per quelli che non potremo incontrare insieme agli altri… veloci saluti… strette di mano… brevi parole alle volte tra i denti per non farsi sentire dalle guardie e per raccontare qualche pezzo di vita. Poi la possibilità di un incontro con un gruppo di cattolici, una condivisione a partire dal Vangelo e una chiaccherata per seminare nel cuore qualche parola forte di bene. Tra questi cattolici mi ha colpito proprio questa mattina un giovane, che mi ha avvicinato alla fine dell’incontro (alla fine possiamo incontrarli personalmente se hanno delle richieste come avere un po di riso, pasta, olio, zucchero o dei vestiti perchè alcuni di questi non possono sempre vedere la famiglia) e questo giovane mi ha avvicinato e mi ha chiesto se potevo aiutare un suo compagno di cella anche se è musulmano perchè la famiglia non ha da mangiare e vivono abbandonati in un villaggio sulle montagne a causa delle traversie che la famiglia ha vissuto… e per sè questo ragazzo non ha chiesto nulla. Mi ha colpito e mi ha fatto bene… e mi ha fatto cadere tante barriere di giudizio. Enrtare in carcere mi sta insegnando a essere essenziale: anche quando entro non posso portarmi niente perchè è proibito, solo il Vangelo…e lascio parlare quelle quelle parole che lette dentro, credetemi, hanno tutto un altro sapore. E anche questo giovane, che non aveva niente, mi ha chiesto di aiutare qualcun’altro. Sono cosec he fanno pensare. Vi assicuro che a volte è difficile dire… ”ok, adesso usciamo”… le prime volte avevamo paura ad entrare, adesso ci fa soffrire dover uscire e aspettare una settimana per tornare. Non facciamo grandi cose… ma ho imparato a incontrare delle persone, ad amarle… senza giudicare, senza nemmeno conoscerle; sono già tanti che giudicano… ma chi di noi si preoccupa di avvicinare e ascoltare?

Don Roberto Ferranti

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Una Finestra sui Balcani… parte 4

Ancora una volta abbiamo la possibilità di incontrarci e di raccontarci un po’ del nostro cammino e aiutarci a essere più autentici in quello che facciamo e che viviamo come amici di Gesù. Il mio vivere in un altro pezzo di chiesa mi ha aiutato a vedere tante cose anche con un occhio diverso, cioè non solo dal nostro punto di vista italiano, ma anche dal punto di vista del resto del mondo che è decisamente più grande di noi, e questo mi ha fatto bene ed è quello che vorrei regalare anche a  voi, cioè vedere con occhi diversi ciò che viviamo.

Finestra sui Balcani 2016

Anche questa volta, vorrei partire da un tema che so essere difficile, leggo tanto dai giornali italiani e so quanto è difficile parlare di immigrati… ecco, pensate, che in questo momento sono io quello che ho un permesso di soggiorno in un paese straniero, permesso che ho dovuto ottenere andando in fila presso una prefettura a 100 km da dove vivo, tornare perchè le carte non erano giuste e alla fine aspettare fino a quando mi è stato dato; vi scrivo come “immigrato” in Albania per parlare di Gesù Cristo. Questa cosa forse muoverà qualcuno a tenerezza, dicendo “povero don Roberto, quante fatiche che fa”, e nonostante tutto mi volete bene perchè ci conosciamo…; pensate, ribaltando la situazione, che la mia stessa situazione la vivono centinaia di persone anche in Italia che vogliono essere in regola… ma che non sono amate o compatite e solo perchè non ci vogliamo sforzare di conoscerle. Dobbiamo riflettere…

E continuo a raccontarvi un fatto di emigrazione che nessuno racconterà ma che mi ha colpito spiritualmente, l’ho vissuto a Natale. Anche dalle nostre zone, molti, da inizio estate, si sono mossi per il Nord Europa per andare in Germania richiedendo assistenza… vivono in campi fino a quando sono schedati e riconosciuti e inseriti in qualche realtà locale. Partono vendendo tutto, casa, divano, letto, mucche… per cercare un futuro che qui non avranno. E cosi, come tante, è partita anche una piccola famiglia della nostra missione, con alle spalle un passato crudo: un papà che ha ucciso la moglie sotto gli occhi dei figli e si è rifatto una vita con una seconda donna… sono partiti da qui, per permettere almeno al più piccolo di avere un futuro non legato a questa storia. Questo bambino veniva sempre alla missione e faceva il chierichetto, prediletto di una delle nostre suore, sr. Annassunta. E’ partito in fretta e furia con chi lo portava là e non lo abbiamo piu sentito. Prima di Natale lo abbiamo ritrovato attraverso facebook e abbiamo scoperto, con grande sua gioia, che una delle prime cose che continuava a fare in Germania era proprio il chierichetto perchè cosi “gli sembrava di essere ancora alla nostra missione”. Questa cosa mi ha colpito, come questo bambino si è portato via il legame con Gesù in mezzo a tante sventure; ci ha mandato delle foto della messa di Natale mentre serviva nella Chiesa del luogo dove vive… unico chierichetto perchè nessun bimbo tedesco più faceva questo servizio. Nei giorni di Natale ho incontrato i nonni di questo bambino insieme a sr Annassunta e ho fatto vedere loro le foto di questo bambino mentre serviva messa… i lacrimoni di gioia che hanno segnato il volto di questi nonni vedendo il loro nipote mentre serviva la Messa non li potete immaginare… erano mesi che non avevano notizie. Questa è anche un’altra medaglia dell’emigrazione che a volte noi fatichiamo a vedere.

Finestra sui Balcani 2016

Un altro fatto che mi ha toccato e che voglio condividere, mi è capitato proprio la scorsa settimana in carcere, dove ormai vado regolarmente ogni settimana insieme a uno dei nostri educatori. I detenuti che incontro sono tutti in regime di massima sicurezza e tutti per reati molto gravi… sto conquistando la loro fiducia, soprattutto nella serenità che almeno io non sono li’ con loro per giudicare, ma per vivere quello che il Papa (che tutti applaudiamo come “un grande”) chiede di fare: stare con chi ha più bisogno. Parlavamo con loro dello scoprire il Signore nell’aiuto che ci possiamo dare uno all’altro; pensavamo di far capire loro che li vogliamo aiutare a portare la fatica dello stare in quel luogo, ma uno di loro ci ha fatto capire che il Signore li aveva già toccati… e raccontava: “sono da 10 anni in questo luogo… sono entrato che non sapevo nè leggere e nè scrivere, non avevo pazienza… mi restano ancora 17 anni… ma quest’uomo (cattolico) che vive in cella con me con pazienza giorno per giorno mi ha insegnato a leggere e scrivere… gratuitamente” (se pensate che il carcere per la giustizia locale è un luogo di pura condanna dove non vengono effettuate attività di alcun tipo escluso l’ascoltare il tempo che passa… potete capire la forza di questo gesto).

Due fatti che non commento… come hanno toccato il mio cuore, spero toccheranno anche il vostro.

Alla prossima,

don Roberto

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E’ questo il tempo per nuovi messaggeri cristiani, più generosi, più gioiosi, più santi

NATALE 2015

“E’ questo il tempo per nuovi messaggeri cristiani, più generosi, più gioiosi, più  santi”
(Papa Francesco, Tweet del 30 Novembre 2015)

Cari amici tutti,

con queste poche parole che condivido con voi, ci possiamo scambiare gli auguri di Natale cercando di non scadere nel banale usando parole vuote, ma cercando di dare un vero significato a quanto celebriamo. Ci saranno già tante parole inutili in questi giorni, non voglio aggiungerne anche io… voglio solo dirvi che possiate vivere un tempo spirituale in cui ritrovare la gioia di essere cristiani! Fatevi un vero regalo in questo Natale: statevene un poco in chiesa in silenzio, davanti a Gesù… e diventerete quei messaggeri gioiosi (come lo sono stati i pastori) di quel Gesù in cui crediamo… statevene un poco in chiesa in silenzio e ritrovate cosi quella generosità che ci deve contraddistinguere come cristiani… statevene un poco in chiesa in ginocchio davanti a Gesù e sentirete la bellezza di essere chiamati alla santità conducendo una vita più conforme al Vangelo. Questo è il Natale che ci propone il Vangelo e che ci propone Papa Francesco… questo è il Natale che vi auguro. Questo è il Natale che proviamo a vivere nelle nostre piccole chiese, dove non possiamo mettere luminarie, perchè non abbiamo la corrente ma dove proviamo a incontrarci e ad uscire contenti perchè stiamo conoscendo Gesù! Questo Natale lo vivo abitando nella città musulmana di Burrel dove il Natale sembra un giorno come un altro… ma dove il Signore Gesù nasce attraverso la nostra presenza avvicinando queste persone che sembrano essere lontane da Gesù e che invece hanno dentro il desiderio di incontrare uno come Lui che ama senza giudicare, che guarisce senza pretendere nulla, che dona il necessario a chi ne è privo. E questo Natale coincide con queste prime settimane in cui ho iniziato a essere presente, insieme ai nostri educatori,  nel carcere di massima sicurezza di questa città dove vivo; abbiamo scelto di iniziare da questa attività per essere segno di chiesa in un luogo dove non si sa cosa sia la chiesa… stare in mezzo a questi uomini, dimenticati da tutti, spesso anche dalle propie famiglie… tutti colpevoli di reati gravi ma sicuramente bisognosi di sentire una parola diversa da quella di condanna che hanno ricevuto. Non possiamo fare molto, ci stiamo ancora conoscendo… scambiamo qualche parola nei tempi che ci sono concessi… e ci preoccupiamo di dare vestiti a coperte a coloro che nemmeno li possono cambiare perchè le famiglie non vengono nemmeno a trovarli… e in carcere non c’è lavanderia o riscladamento…

Finestra sui Balcani 2015

Questo sarà il nostro Natale… una esperienza che non fa notizia… proprio come fu a Betlemme!

La notte di Natale andremo a prendere una ventina di persone di un villaggio dopo la nostra missione, cristiani che da tanto tempo non potevano venire a Messa perchè lontani e noi non avevamo le risorse di poterli andare a incontrare… ora, dal mese di settembre, quando con Ghenti, il nostro educatore, siamo tornati a cercarli, una volta al mese li andiamo a prendere la domenica per la Messa e per loro è stato un dono grande! Ci hanno chiesto di poter costruire una piccolissima cappella con una croce là dove loro, cattolici, vanno a seppellire i loro morti, e penso che in questo anno della misericordia, mi impegnerò a costruire anche questo segno che con sincerità ci hanno chiesto, ancora prima di chiederci altri aiuti materiali!

La generosità che il Bambino Gesù vi metterà nel cuore la userò per queste semplici cose, per questi carcerati e per questi fratelli del villaggio di Patin.

Finestra sui Balcani 2015

Grazie del vostro ricordo e del vostro sostegno che fa vivere me e anche tanti altri… grazie.

Vi auguro di fare Natale standovene un poco con Gesù in chiesa e scoprirete di nuovo gioia, generosità e santità che vi renderanno cristiani credibili.

Di cuore BUON NATALE A TUTTI VOI.

don Roberto Ferranti

“Agli amici della Commissione Missionaria di Leno”

Burrel, 16 Novembre 2015

Carissimo don Giovanni,
carissimo don Davide,
amici della Commissione Missionaria
e Volontari della Menonera Missionaria,

vi scrivo queste righe dopo che da due mesi quasi ho ripreso la mia presenza missionaria in una zona periferica della diocesi, ricompattando cosi la presenza missionaria bresciana in questa regione del Mat a maggioranza musulmana insieme a un altro fidei-donum di Brescia (don Gianfranco Cadenelli) e insieme a tre Suore Dorotee anche loro di orgine bresciana e bergamasca. Io in particolare abito in questa città musulmana di nome Burrel dove mai nessun prete, fino ad ora, ha abitato. E’ una sfida davvero per essere segno del Signore Gesù ma è una cosa che ne vale la pensa di essere vissuta e sto cercando di raccontarla attraverso gli articoli che mensilmente compaiono sul sito web dell’oratorio e che don Davide mi ha stimolato a scrivere.

Vi scrivo per dire un nuovo grazie perché avete voluto mettere sulla Badia anche il mio pensiero di gratitudine per quanto ho ricevuto come frutto del vostro impegno per la missione ad-gentes, consapevole che non sono tempi facili ma che nonostante tutto ne vale la pena non chiudersi nei propri bisogni.

Finestra sui Balcani 2015

Vi scrivo anche per una idea che abbiamo maturato pensando a tutta la nostra missione e non solo a me; ovvero quello di offrirvi, in libertà, un progetto realizzabile ben definito e che potrete anche documentare con delle fotografie. Il progetto si articola su due fronti:

– la nostra missione (oltre alla città musulmana di Burrel dove abito e dove celebro in un negozio che abbiamo acquistato e trasformato in sala di incontro-preghiera) si compone di 7 villaggi sulle montagne che raggiungiamo ogni settimana per la catechesi dei bambini…e per poter incontrare i bambini dobbiamo aspettarli all’uscita della scuola perché se vanno a casa (spesso molto lontano) poi non tornerebbero più. Loro con impegno, prendendo una posizione davanti anche ai loro coetanei musulmani, si fermano un’altra ora dopo la scuola con noi per la catechesi. Dato che la fame si fa sentire offriamo a loro una grossa brioche che producono qui, che si chiama “Molto”, proprio per la sua consistenza. La nostra presenza in questi villaggi per questi bambini è la discriminante tra il tutto e il niente, tra il sentire una parola diversa dal solito sulla vita e il rassegnarsi a una quotidianità senza prospettive che aiutano a guardare in alto. La proposta è per cui di sostenere questo nostro andare per la catechesi compiendo km su km ogni settimana e dare ai bambini questo piccolo dono alimentare ogni settimana… una spesa annuale di circa 2.000 euro.

Finestra sui Balcani 2015

–   l’altro fronte riguarda invece una “periferia” della nostra missione; essendo di nuovo in due sacerdoti insieme che si rendono presenti sul territorio, ecco che io ho ripreso una “esplorazione” oltre la nostra missione in villaggi dove fino ad ora non eravamo stati in modo stabile e cosi sono arrivato a un villaggio di nome Patin, sulle montagne, dove vivono alcune famiglie cattoliche. Ci hanno accolto con grande gioia quando siamo andati per la benedizione dei cimiteri per la Commemorazione del 2 Novembre di Tutti i Morti e ci hanno raccontato di come loro, non avendo altre possibilità, quando hanno desiderio di pregare vanno proprio nel luogo dove seppelliscono i morti i cattolici e lì pregano con le preghiere che la tradizione famigliare gli ha insegnato. Abbiamo deciso di dare loro la possibilità una volta al mese di scendere alla nostra Missione di Suc dove abbiamo la Chiesa per la messa e noi di salire ogni tanto per la visita e la preghiera nelle famiglie. Ci hanno però chiesto di poter costruire, vicino al piccolo cimitero cattolico, una piccolissima cappella, segno del loro legame con Dio. Una cosa che vorremmo poter garantire… e che vi chiederemmo di aiutarci a costruire. Sarà una cosa essenziale e semplicissima, ma segno del Dio della Miserciordia anche per coloro che sono lontani e abbandonati. Il progetto di questa piccola cappella si aggira attorno ai 4.000 euro. E potrebbe essere un piccolo dono che facciamo in questo anno giubilare.

Finestra sui Balcani 2015

Vi ringrazio della bontà di avermi letto fino a qui; vi saluto a nome mio e di don Gianfranco… e vi chiedo di poter considerare queste due idee, senza pretese e senza impegno.

Vi assicuro ogni lunedi il mio ricordo nella preghiera nella celebrazione della Santa Messa per i nostri benefattori…

don Roberto

Pasqua 2012

PASQUA 2012

“Questa è la notte che salva su tutta la terra i credenti nel Cristo dall’oscurità del peccato e della corruzione del mondo e li consacra all’amore del Padre…”

(dalla liturgia della Veglia Pasquale) 

Carissimi amici,

il tempo mi ha battuto un’altra volta ed è solo in occasione della Pasqua che mi trovo a scrivere alcuni pensieri di condivisione per vivere con voi questo momento di vita che nasce dal dono totale che Gesù ha fatto di se stesso. Un dono che ha fatto per tutti, ed ecco perché la Chiesa è missionaria, perché tutti possano sperimentare questo dono di vita che nasce dalla Croce di Gesù. Qualcuno a volte fatica a capire il senso del nostro essere qui, con tutti i problemi che ci sono anche nella nostra chiesa italiana…ma il senso sta solo nel non poter tenere per noi la ricchezza della vita cristiana, quando diventiamo egoisti ecco che la Fede stessa si affievolisce. Insieme allora, in questa Pasqua, rendiamo viva la nostra Fede e impareremo a comprendere che tutti hanno il bisogno di sentire questo annuncio di vita.

Qui la missione è fatta come sempre di piccoli passi e tanta pazienza, si tratta di raggiungere le persone, una ad una, e cercare di parlare al cuore; si tratta ancora di rendersi conto di come il regime ha veramente distrutto l’interiorità delle persone e prima allora di costruire chissà quali grandi cose, dobbiamo cercare di far fare una esperienza di umanità. Rispetto ad altri missionari, le lettere che vi arrivano dai Balcani, non vi possono raccontare di grandi folle che aspettano il missionario che arriva per la celebrazione della Messa…spesso ci sono solo 2 o 3 persone…e quelle devono essere il nostro tutto. Anche la recente visita di don Carlo per conto del nostro Centro Missionario Diocesano, ha sperimentato questa povertà…rispetto alle folle che aveva recentemente incontrato in Burundi, qui ha trovato delle singole persone che stanno facendo un cammino e che non trovano spesso nessun’altro con cui camminare. Il nostro essere qui allora, è quello di essere una presenza invisibile nelle opere ma capace di parlare ai cuori, di far capire che la vita diventa bella quando si scopre Cristo, che la povertà viene vinta quando si sperimenta che la vita ha dignità perché è dono di Dio…; ed ecco perché della mia missione di accompagnamento del mondo giovanile, affinchè alcuni posssano iniziare a capire che è possibile scommettere la propria vita sui valori cristiani, in ogni scelta di vita! E’ un lavoro silenzioso…difficile da documentare con foto o eventi…ma sono pagine di evangelizzazione che si scrivono accompagnando le persone una ad una.

Don Roberto Ferranti

Non mancano anche interventi di emergenza come sempre per i più poveri che come sempre pagano il prezzo di essere poveri con il non essere accolti negli ospedali o nelle scuole solo perché non hanno qualche spicciolo per pagarsi il minimo per le cure o per l’istruzione. L’Europa chiede di compilare dei formulari per poter essere annessi alla Comunità Europea, per testimoniare che gli standard di vita sono buoni…ma per fare questo è molto facile mentire, con il miraggio che domani andrà meglio, e cosi la realtà non arriverà mai ad essere veramente raccontata. E chi viene a controllare? Nessuno…basta far finta che le cose vadano bene per non scomodare chi veramente sta bene…e cosi chi realmente sta con gli ultimi non possono che essere i discepoli di Cristo, quando anche loro hanno il coraggio di essere fedeli alla loro missione senza cedere ai compromessi con la logica del potere. Purtroppo anche la Chiesa spesso, anche qui, è debole, e preferisce tacere…ma vita di Cristo va annunciata, sempre e senza paura…; la notte di Pasqua anche Pilato aveva messo delle guardie al sepolcro perché non voleva che la vita del Cristo andasse avanti a sconvolgere la vita del mondo…ma non ci è riuscito.

Auguriamoci allora di non essere tra quelli che vogliono far tacere la vera voce del Vangelo!

Grazie di cuore per tutti gli aiuti che sempre ricevo attraverso la generosità di tanti, sappiate che il silenzio dei poveri che aiutate e che nessuno mai saprà, sarà il vero ringraziamento che vi riempie il cuore.

Con amicizia

BUONA PASQUA

don Roberto  

Buon Natale, affinché tutti riscopriamo la nostra identità cristiana di servitori

“Sono alcuni mesi che mi riprometto di scrivere ma è sempre un ricorrere il tempo ed è stato proprio l’inizio dell’Avvento che mi ha inchiodato sulla sedia per condividere alcuni pensieri e riflessioni nella mia vita al servizio della Chiesa albanese. Come Chiesa siamo qui a servire l’uomo e soprattutto un uomo che è bisognoso nella sua umanità e nella sua spiritualità… il Vangelo di questo primo giorno di avvento ci ricorda che Lui stesso, Gesù, venne per “curare”. Tante volte dimentichiamo questo, pensiamo di dover fare chissà quali grande cose e invece siamo chiamati, sul suo esempio, a curare, a prenderci cura di chi vive accanto a noi; prego che questo Avvento e Natale riporti in me e in tutti noi, nelle nostre chiese e comunità, la giusta misura dell’essere cristiano: prenderci cura senza troppe parole di chi è bisognoso umanamente o spiritualmente.

Candele Natale

In questi mesi tante cose hanno caratterizzato la mia esperienza missionaria qui: le attività estive per i villaggi più lontani, l’aver accompagnato la delegazione dei giovani albanesi alla Giornata Mondiale della Gioventù (era la prima volta per tutti loro… un bagno di mondialità bellissimo), il cambio di casa per iniziare la piccola comunità di accoglienza vocazionale… e l’inizio del mio ministero a tempo pieno per una città e non più solo per dei villaggi. Poche parole per dirvi che il mio tempo è stato assorbito da un bel po’ di lavori; una riflessione per spiegarvi dove vivo adesso che ci fa capire come il Signore è davvero più grande di ogni ideologia. Ora vivo in un palazzo che era stato costruito per essere l’albergo del regime nella città di Rreshen, ospitava tutti i responsabili del partito che passavano per fare la propaganda soprattutto anti-religiosa… ora in questo palazzo di 5 piani (che sin dalla caduta del regime venne dato ai primi missionari) ad ogni piano c’è una cappella con Gesù Eucarestia: a un piano ci sono le suore che assistono malati e disabili, a uno i missionari vincenziani, ad uno io, ad uno i confratelli albanesi che fanno servizio nei villaggi, ad uno una nuova comunità di suore che vengono dall’argentina… un luogo nato per parlare contro Dio è diventato invece un piccolo segno della sua dimora tra questa gente. Davvero le ideologie invecchiano e muoiono mentre la Chiesa resta sempre giovane. Sono piccoli miracoli della Sua vera presenza in mezzo a noi.

Cosa faccio in questo palazzo? Beh… diciamo che ci sto poco perché sono sempre in giro, comunque mi dedico alla formazione dei giovani, alla loro spiritualità, alla loro crescita in prospettiva vocazionale cioè verso una scelta di vita cristiana… con tanti bisogni di povertà potrebbe sembrare fuori luogo il mio servizio… ma io ci credo molto e con me la diocesi che mi ha chiesto questo servizi. Nei giovani è custodito il futuro di questa chiesa e “curare” la loro umanità ancora un po’ debole è un lavoro in prospettiva che forse nell’oggi non dà frutti ma che costruisce le basi per un domani diverso; ho dato vita a un oratorio dove ogni pomeriggio, con un educatore a tempo pieno, offriamo spazi per gioco e attività di formazione, ho una piccola comunità di adolescenti che vivono con me il cammino delle scuole superiori vivendo in comunità con me e riflettendo sulla propria vocazione, alcuni fine settimana al mese accolgo per 3 giorni altri ragazzi che vorrebbero iniziare un cammino di riflessione sul proprio futuro, mi dedico alla catechesi di tutti i ragazzi della città con la collaborazione di alcune suore e alcuni laici, seguo personalmente la catechesi di 55 adolescenti in cammino per i sacramenti, dall’amicizia con alcuni giovani grandi è nato il desiderio di ricevere i sacramenti e sto preparando due coppie a ricevere tutti i sacramenti nella prossima veglia di Pasqua, dedico ore alla direzione spirituale dei giovani a lasciarli parlare per fare uscire le loro potenzialità, sostengo diversi di loro (anche economicamente) nello studio soprattutto universitario, mi occupo della formazione dei seminaristi collaborando con il seminario nazionale,…ma soprattutto vivo ogni giorno cercando di far capire che con Gesù Cristo la vita è più bella.

Albania GMG 2011

A fianco di questo come sempre non manca il sostegno ai più poveri che ancora non possono comprarsi nemmeno le medicine o soffrono ingiustizie essendo poveri; stiamo costruendo la casa, in collaborazione con un missionario vincenziano, a una famiglia di 7 persone completamente emarginata da tutti: marito e moglie sono entrambi disabili mentali, il loro matrimonio è stato combinato dalle rispettive famiglie, sono nati 5 figli, anch’essi con qualche problema… li abbiamo trovati in situazione igieniche che non vi dico… il bambino più piccolo stava morendo affogato nel buco che hanno come bagno in casa (non vi sto mentendo, vi dico la pura verità!)… chi davvero è bisognoso è spesso dimenticato da tutti…

Grazie di cuore a tutti voi perché tutto questo è possibile perché voi siete in tanti a volerci bene e ad aiutarci; non importa se vi sembra di poter fare poco perché la crisi economica costringe tutti a fare i “conti”… anche se un mondo governato dall’economia è proprio brutto perché ci allontana dall’amore, comunque non importa cosa potete fare, anche se poco, anche se solo è passare in chiesa a dire una preghiera per noi…fate quel poco che potete, per noi è sempre un grande regalo.

Con sincerità e amicizia ricevete i miei scomodi auguri di Buon Natale, perché il Signore ci ricordi che Lui è venuto per prendersi cura degli altri e non per costruirci una bella vita…; Buon Natale affinchè tutti riscopriamo la nostra identità cristiana di servitori”.

Don Roberto Ferranti.
(missionario FIDEI-DONUMnella Diocesi di Rreshen)