Il futuro ha cuore di pane

Giornata del Pane 2020 | Per un richiamo all’essenziale e alle cose semplici della vita

Anche nel tempo di Covid-19, la tradizionale Giornata del Pane apre l’Avvento di Carità. Emblematico il titolo – “Il futuro ha cuore di pane” – che porta con sé un richiamo all’essenziale e alle cose semplici della vita e, nel contempo, un invito a una pastorale cha sappia toccare il cuore.

Nel tempo di Covid-19, la Giornata del Pane, a tutela della salute di tutti e di ciascuno, non si svolgerà nella maniera tradizionale attraverso la preparazione di sacchetti di pane e la distribuzione al termine delle celebrazioni eucaristiche, ma assumerà la forma del “da.te”. Anziché prendere un sacchetto di pane, il pane verrà portato dai fedeli (grandi e bambini) alle celebrazioni eucaristiche che avranno come cuore la benedizione del pane. Un gesto vuole significare che nel pane di oggi riconosciamo l’essenziale per oggi e la benedizione di domani. La proposta del “da.te” si articola dunque in: porta il pane da casa, ricevi la benedizione, daTE cuore al futuro.

Le offerte verranno raccolte secondo le modalità che ogni parrocchia riterrà opportuno e saranno finalizzate alla Comunità di Vita Casa Betel, gestita dall’Associazione Casa Betel 2000 Onlus, una struttura di accoglienza per donne sole, in situazione di fragilità e di emarginazione.

Lettera ai fedeli della diocesi di Brescia

Carissimi tutti,

in questi giorni mi ritorna spesso alla mente questa frase del Libro dell’Apocalisse: “Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese” (Ap 2-3). È la frase che scandisce le sette lettere inviate da Giovanni, l’apostolo profeta, alle sette Chiese dell’Asia a nome del Cristo risorto. Essa suona come un invito a leggere la situazione della propria Chiesa a partire dagli eventi in corso, per capire in che modo assecondare l’azione dello Spirito e dare compimento all’opera di redenzione del Risorto. A questa frase, sempre nella mia mente, se ne affianca un’altra, che viene dal Libro dei Salmi: “L’uomo nella prosperità non intende, è come gli animali che periscono” (Sal 49,21). È proprio vero: a volte le condizioni di eccessiva prosperità ci impediscono di comprendere il senso profondo delle cose. L’improvvisa esperienza della precarietà e della debolezza, normalmente accompagnata anche dal dolore, ci apre gli occhi e ci rende più capaci di leggere la realtà.

Stiamo uscendo lentamente da una situazione di emergenza che ci ha letteralmente sconvolto. L’epidemia per Coronavirus ha avuto per tutti noi l’effetto di una tempesta inaspettata: qualcosa di simile a quel che provarono i discepoli mentre erano con Gesù sulla barca in mezzo al lago di Galilea e si trovarono d’un tratto in balia di venti e onde spaventosi (cfr. Mc 4,35-41). La vita per noi in queste ultime settimane è totalmente cambiata: ci siamo sentiti improvvisamente fragili, impauriti, insicuri. Soprattutto, abbiamo dovuto contare i nostri morti, tante care persone che abbiamo affidato al Signore senza neanche la possibilità di un saluto da parte dei propri parenti. Quella prosperità cui ci eravamo abituati, d’un colpo è sparita e ci siamo ritrovati a fare i conti con il nostro limite e la nostra impotenza.

E tuttavia questo tempo non è stato infecondo. Abbiamo visto segni consolanti della Provvidenza di Dio: tanta generosità, tanta solidarietà, tanto coraggio, tanto senso di umanità. Abbiamo vissuto un’esperienza di Chiesa diversa ma non meno intensa, una vivacità e creatività che forse non avremmo mai immaginato: una grande vicinanza dei pastori al popolo di Dio, attraverso l’ascolto, il conforto, la preghiera di intercessione, la celebrazione dell’Eucaristia, l’accompagnamento pastorale delle famiglie e in particolare dei ragazzi.

Ora si comincia a respirare e si sente il bisogno di guardare avanti. Si parla di Fase 2 e poi di Fase 3 per indicare un percorso che ci attende, sul quale si dovrà riflettere con molta attenzione. Mi preme a questo riguardo condividere un pensiero che mi sta molto a cuore e che mi viene appunto dalla frase del Libro dell’Apocalisse che ho ricordato. Credo sarebbe un grave errore intendere la cosiddetta Fase 2 come un semplice ritorno alla situazione precedente l’epidemia, mettendo finalmente tra parentesi quanto è accaduto. Prima di rispondere alla domanda: “Come riprendiamo le nostre normali attività?” occorre rispondere a qualche altra domanda molto più importante. Penso sia necessario compiere quella che chiamerei una rilettura spirituale dell’esperienza attraverso una narrazione sapienziale. Un’esigenza anzitutto si impone: raccontarci che cosa abbiamo vissuto e chiederci che cosa il Signore ci ha fatto capire. Queste sono le domande che ci potrebbero aiutare: “Che cosa ci è successo? Che cosa abbiamo visto? Che cosa abbiamo provato? Che cosa ci ha addolorato? Che cosa ci ha consolato? Che cosa abbiamo meglio capito? In una parola, che cosa non potremo e non dovremo dimenticare? Penso in particolare ai sacerdoti, che ringrazio di cuore per quanto stanno facendo, e immagino la risonanza che queste domande hanno su di loro. Sarà importante farla emergere e condividerla.

Da questa memoria deriverà un discernimento pastorale, che orienterà il nostro cammino futuro. La domanda guida sarà: “Che cosa si attende il Signore da noi, alla luce di quanto abbiamo vissuto?”. Come gli abitanti di Gerusalemme che ascoltarono da Pietro il primo annuncio della morte e risurrezione di Gesù, anche noi dobbiamo chiederci: “Se questo è ciò che è accaduto, ora che cosa dobbiamo fare?” (cfr. At 2,37). La nostra preoccupazione non potrà essere semplicemente quella di riprendere al più presto tutto quello che facevamo, ritornando alla cosiddetta normalità. Da più parti si sente dire: “Niente sarà più come prima!”. Per noi questo significa che l’esperienza vissuta in queste settimane ci ha consegnato una lezione di vita, ci ha scosso e ci ha fatto maturare. Dove e come dovrà dunque cambiare il nostro modo di essere Chiesa, di essere presbiterio, e anche il nostro modo di pensare la società? Su cosa dovremo puntare? Che cosa dovremo correggere o comunque ripensare, per corrispondere alla rivelazione di cui lo Spirito ci ha fatto dono attraverso un’esperienza dolorosa ma non assurda e disperata?

Quest’opera di narrazione sapienziale e di discernimento pastorale è quanto io mi sento di chiedere prima di tutto alla nostra Chiesa diocesana. Vorrei che questo avvenisse durante il tempo pasquale, fino alla grande festa di Pentecoste…

Il nostro cammino di Chiesa prosegue nella luce della Pasqua del Signore. In Lui abbiamo confidato in questo tempo di prova e a Lui continuiamo ad affidarci in questo tempo di discernimento. Sia Lui a guidare i nostri passi, nella potenza del suo Spirito. La santa Madre di Dio, che sempre veglia su di noi e per noi intercede, ci accompagni con la sua amorevole tenerezza.

Vi saluto con affetto e su tutti invoco di cuore la benedizione del Signore.

+ Vescovo Pierantonio

Settimana Santa senza fedeli

Rinviata la Messa Crismale, i sussidi per il Triduo in famiglia e l’invito a tutti i parroci di portare per le strade dei paesi la croce il Venerdì Santo. La Veglia delle Palme in diretta Tv. Tutte le indicazioni del vicario generale, mons. Gaetano Fontana

Carissimi confratelli,

come sapete, la pandemia continua a diffondersi inesorabilmente e le indicazioni di chi ha l’autorità del bene comune ci dicono che non è possibile, come invece avremmo desiderato e voluto, vivere i riti della Settimana Santa, i sette giorni più importanti dell’anno liturgico con al cuore il Triduo pasquale.

Nelle scorse settimane ho accolto i vostri disagi e le vostre preoccupazioni di pastori che, condividendo “l’odore delle pecore”, avrebbero desiderato portare ad ogni cristiano ciò che è necessario per vivere da discepoli di Gesù: l’Eucarestia, la Confessione, il conforto dell’Unzione degli infermi. Purtroppo, come ho già detto, tutto questo ci è impedito dalle misure sanitarie, giustamente imposte, per impedire ulteriori contagi. Affidiamoci, perciò, al Signore, che è fedele, è sempre con noi, è il nostro aiuto, la nostra forza, la nostra speranza. La prova della Sua presenza è constatabile dal fatto che anche quest’anno, pur in modo diverso, si celebrerà la Pasqua, il passaggio dalla morte alla Vita, dalle tenebre alla Luce.

Vivere la Pasqua, anche in questo clima drammatico, è sempre seminare nel terreno, spesso sassoso o ricco di spine e di erbacce, dove gli uccelli della sofferenza portano via subito il seme della Parola, di quella Parola che annuncia la vittoria della Vita sulla morte, in quel prodigioso duello che continua ancora e in cui, facilmente, oggi vediamo la potenza della morte sulla Vita, che sembra dover retrocedere e dichiararsi sconfitta. Non potremo celebrare la Pasqua secondo il calendario che, in precedenza, avevamo ben studiato e condiviso, ma la Pasqua si realizzerà, siamo certi, perché il Signore della Vita è fedele e l’ha celebrata una volta per sempre, per ogni momento. Desidero che ognuno di noi faccia, di questa esperienza “strana” di Quaresima e di Settimana Santa, l’occasione per sperimentare la nostra pochezza, la nostra povertà anche nel nostro “programmare” che, pur se necessario, viene meno di fronte ad un invisibile “virus”, arrivato a contagiare tante persone e tutto ciò che si era deciso di vivere comunitariamente.

Nasce la domanda: ma che cos’è importante? la Pasqua o la nostra programmazione?

La risposta non ha dubbi: importante è il Signore! Allora: forza e coraggio! Cerchiamo di vivere questi giorni Santi in modo particolare, andando oltre le nostre abitudini e tradizioni! Cerchiamo di far riscoprire la famiglia come Chiesa domestica!

  • In ogni famiglia si celebri un momento di preghiera, che richiami la Grazia donata e ricevuta nella Settimana Santa. A questo proposito, l’Ufficio per la catechesi ha preparato un sussidio per aiutare ogni famiglia a viverla e celebrarla a casa. È così che le mura di casa diventeranno, quest’anno, le mura della Chiesa, casa del Signore e dei suoi figli eletti ed amati.
  • L’esortazione è che in ogni Chiesa Parrocchiale venga celebrata la Settimana Santa, rispettando le indicazioni che trovate di seguito.
  • Trovate, in allegato, anche la lettera che il nostro Vescovo ci ha scritto, e che indica le modalità per vivere il Sacramento della Penitenza e per accogliere il dono dell’Indulgenza plenaria.

Ricordiamoci che, vivendo la carità con costanza e coerenza, diventiamo testimoni del Risorto qui ed ora. Manifestiamo la potenza del Cristo Risorto creando sempre di più fraternità e solidarietà con tutti, togliendo ogni barriera e divisione. La carità è un dono che, senza disattendere la giustizia, ci aiuta a perdonare e a creare legami tra noi, anche a distanza e senza incontrarci. Lasciamoci accompagnare dalle parole di S. Atanasio, Vescovo, tratte dalle “Lettere pasquali”: “Pertanto, miei cari, Dio che per noi istituì questa festa di Pasqua, ci concede anche di celebrarla ogni anno. Egli che, per la nostra salvezza consegnò alla morte il Figlio suo, per lo stesso motivo ci fa dono di questa festività che spicca nettamente fra le altre nel corso dell’anno. La celebrazione liturgica ci sostiene nelle afflizioni che incontriamo in questo mondo. Per mezzo di essa Dio ci accorda quella gioia della salvezza, che accresce la fraternità. Mediante l’azione sacramentale della festa, infatti, ci fonde in un’unica assemblea, ci unisce tutti spiritualmente e fa ritrovare vicini anche i lontani. La celebrazione della Chiesa ci offre il modo di pregare insieme e innalzare comunitariamente il nostro grazie a Dio. Questa anzi è un’esigenza propria di ogni festa liturgica. È un miracolo della bontà di Dio quello di far sentire solidali nella celebrazione e fondere nell’unità della fede lontani e vicini, presenti e assenti.

1. Indicazioni generali

Raccolti i suggerimenti del popolo di Dio e le indicazioni della Congregazione per il Culto Divino e della Conferenza Episcopale Italiana, si stabiliscono queste direttive:

  • Il Vescovo celebra la Settimana Santa ed il Triduo Pasquale in Cattedrale. Per offrire ai fedeli la possibilità di unirsi in preghiera, le celebrazioni liturgiche saranno trasmesse in diretta su Teletutto (can. 12 d.t.), Teletutto2 (can. 87 d.t), SuperTV (can. 92 d.t), Radio Voce (in streaming dal sito www.radiovoce.it e sul can. 720 d.t.) e ECZ. Gli orari delle celebrazioni sono i seguenti: Domenica delle Palme (ore 10.00); Via Crucis cittadina del Mercoledì Santo (ore 20.30); Messa nella Cena del Signore (ore 20.30); Celebrazione della Passione del Signore (ore 15.00); Veglia Pasquale (ore 21.00); Pasqua di Resurrezione (ore 10.00).
  • La celebrazione domestica del mistero pasquale. L’Ufficio per la catechesi ha preparato e diffon-derà attraverso il sito del Centro oratori Bresciani una sussidiazione per la preghiera nelle case della Domenica delle Palme, del Giovedì santo, del Venerdì santo, della Veglia Pasquale e della Domenica di Pasqua.
  • Ogni parroco è invitato a celebrare nella propria chiesa parrocchiale. I responsabili delle unità pastorali decidono in quale chiesa celebrare, evitando la duplicazione delle celebrazioni della Messa della Domenica delle Palme, della Messa nella Cena del Signore, della Celebrazione della Passione del Signore, della Veglia Pasquale e della Messa della Pasqua di Resurrezione. Le celebrazioni avvengono tutte in assenza di popolo tenendo presenti le seguenti indicazioni:
    1. Si eviti la concelebrazione qualora non fosse possibile adottare il rispetto delle misure sanitarie, a partire dalla distanza fisica. Nel caso di concelebrazioni ci si attenga al fatto che solo il celebrante principale si accosti all’altare e che per la comunione ogni concelebrante abbia propri vasi sacri e purificatoio personale.
    2. Nell’osservanza delle identiche misure e per garantire un minimo di dignità alla celebrazione, accanto al celebrante sia assicurata la partecipazione di un diacono (laddove presente), di un ministrante, oltre che di un lettore, un cantore, un organista e, eventualmente, un operatore per la trasmissione via web. Laddove vi siano concelebranti i ruoli suddetti siano coperti dai presbiteri presenti.
    3. In ogni caso durante i riti della Settimana Santa non si superi mai il numero di 7 persone presenti (escluso il sacrista).
    4. In caso di trasmissioni via web ci si assicuri che vi sia un minimo di qualità di connessione (sarebbe bene fare una prova) affinché il servizio sia fruibile
  • Le chiese, secondo le disposizioni dell’autorità, salvo cambiamenti ulteriori, e al di fuori delle celebrazioni, rimangono aperte garantendo tutte le misure necessarie previste a evitare assembramenti e contatti tra le persone. Non si organizzino però celebrazioni della penitenza, adorazioni eucaristiche, adorazioni della Croce o Via Crucis aperte ai fedeli.
  • Le comunità religiose, in particolare quelle femminili, non possono celebrare il triduo pasquale nelle proprie case per evitare assembramenti. È possibile celebrare laddove si utilizzi un impianto interno di filodiffusione. Quelle maschili, se celebrano, si attengano al rispetto delle normative circa le distanze e alle indicazioni generali presenti in questo comunicato.

2. Indicazioni particolari

I Catecumeni riceveranno i sacramenti dell’Iniziazione cristiana in una data successiva, al termine dell’emergenza sanitaria.

  • La Giornata Mondiale della Gioventù quest’anno è celebrata nelle Diocesi. Sabato 4 aprile la Veglia delle Palme per i giovani sarà trasmessa dalla Cattedrale alle ore 20.30 in diretta televisiva su Teletutto (can. 12 d.t.), Teletutto2 (can. 87 d.t), SuperTV (can. 92 d.t), Radio Voce (in streaming dal sito www.radiovoce.it e sul can. 720 d.t.), ECZ e sui social del Centro oratori bresciani.

In specifico circa la Settimana Santa

  • Per l’inizio della Settimana Santa il vescovo Pierantonio farà pervenire ai presbiteri un suo videomessaggio alla diocesi.
  • La Domenica delle Palme nelle parrocchie sarà celebrata secondo la Terza forma (ingresso semplice) del Messale. È da escludere la distribuzione degli ulivi benedetti.
  • La Messa Crismale viene rinviata ad una data successiva al termine dell’emergenza sanitaria.
  • La Messa nella Cena del Signore viene celebrata nei Vesperi, secondo il Messale. Siano omesse la lavanda dei piedi e la processione al termine della celebrazione. Il Santissimo viene riposto nel tabernacolo. Non viene allestito alcun altare della reposizione. Sono da escludere forme di esposizione eucaristica solenne e processioni di ogni tipo col SS. Sacramento.
  • Il Venerdì santo si invitano le comunità parrocchiali a privilegiare la celebrazione della Pas-sione del Signore alle ore 15.00. In serata s’invitino i fedeli a seguire in televisione la Via Crucis del Papa dal sagrato di San Pietro. L’atto di adorazione alla Croce mediante il bacio sia limitato al solo celebrante principale. Nella preghiera universale si aggiunga l’orazione per i tribolati predisposta dalla CEI.

In questo anno giubilare delle Sante Croci e come segno di un momento di Adorazione pubblica della Croce, dopo la funzione della Passione del Signore, il parroco percorra con il Crocifisso (o con la reliquia della Santa Croce laddove presente) alcune strade della parrocchia e inviti i fedeli a seguire, dalle finestre e dai balconi opportunamente preparati, questo passaggio in clima di preghiera. Potranno essere utilizzati alcuni testi dei sussidi predisposti per il Giubileo presenti sul sito della diocesi, in particolare: “In adorazione della Croce” e “Sette crocifissi per le sette parole di Gesù in croce” (omettendo la parte artistica). Laddove esiste la tradizione della processione del Venerdì Santo si viva questo segno nell’orario che si ritiene tradizionale. Al di fuori delle celebrazioni si può esporre nelle chiese il Crocifisso, in posizione tale che si eviti la pratica devozionale del bacio.

La Veglia Pasquale sia celebrata solo nella Cattedrale e nelle Chiese Parrocchiali. Si omette l’accensione del fuoco, si accende il cero e, senza la processione, si continua con il preconio e la liturgia della Parola. Per la liturgia battesimale si mantenga soltanto il rinnovo delle promesse. Infine, come vi anticipavo in apertura, trovate allegato a questo comunicato anche la lettera del nostro Vescovo con le modalità per vivere il Sacramento della Penitenza e per accogliere il dono dell’Indulgenza plenaria. Vi auguro una Settimana Santa vissuta nel Signore e una Santa Pasqua di Resurrezione. Dio Padre, in Cristo Gesù Risorto, per opera dello Spirito Santo, ci liberi da ogni male e ci faccia sperimentare la Sua presenza consolante e santificante.

Laici, siate ministri di consolazione

Alla conclusione del Quaresimale, il vescovo Pierantonio ha letto un messaggio ai fedeli della Diocesi di Brescia. In particolare ha esortato medici e infermieri credenti ad essere ministri di consolazione per gli ammalati e ha ricordato che ci si può accostare al sacramento della penitenza nella forma del Votum Sacramenti. Ha invitato, infine, i parroci a tenere aperte le porte delle chiese

Carissimi tutti, fratelli e sorelle nel Signore,

abbiamo insieme contemplato e meditato in questo secondo Quaresimale il mistero della Passione del Signore. Abbiamo fissato lo sguardo sull’Uomo dei dolori, sull’Agnello di Dio che per noi ha sofferto fino al sacrificio supremo della vita. Abbiamo sentito annunciare la sua vittoria, che si è trasformata per noi in una intercessione onnipotente (Is 52,13-53,12). Ci sentiamo profondamente uniti a lui in questo momento di dolore e di turbamento. In lui poniamo tutta la nostra speranza.

Il mio pensiero va anzitutto ai nostri fratelli e sorelle che a causa del contagio versano in gravi condizioni nei nostri ospedali, che non possono essere accompagnati dai loro cari negli ultimi istanti della loro vita e che non possono ricevere i conforti religiosi. Vorrei tanto che non si sentissero soli, che potessero avere un segno della amorevole presenza del Signore, della sua potenza di salvezza e della sua misericordia. Mi rivolgo allora a voi cari medici e infermieri che credete nel Signore: siate voi ministri di consolazione per questi nostri fratelli e sorelle, nel rispetto della libertà loro e dei loro parenti. Aggiungete all’ammirevole cura che state dimostrando anche questo gesto: quando li vedete in particolare difficoltà o ormai alla fine della loro vita terrena, affidateli al Signore con una semplice preghiera silenziosa e se i loro cari vi esprimeranno il desiderio di saperli accompagnati dai conforti cristiani, tracciate voi sulla loro fronte una piccola croce. Fatelo a nome loro e a anche a nome mio, a nome dell’intera nostra Chiesa. Avete piena dignità di farlo in forza del vostro sacerdozio battesimale. Ai cappellani dei presidi ospedalieri e ai loro collaboratori pastorali – la cui presenza in questo momento è ancora più preziosa – ho raccomandato di sostenervi in questo vostro ministero. Noi ricorderemo tutti i nostri malati e tutti i nostri defunti la sera di ogni giorno nel santo rosario delle ore 20.30.

A tutti vorrei poi ricordare che in momenti di particolare gravità, quando non vi siano le condizioni per accostarsi al Sacramento della Penitenza nella forma consueta della confessione personale, la Chiesa stessa prevede la possibilità di ricevere il perdono del Signore nella forma del Votum Sacramenti, cioè esprimendo il desiderio di ricevere il Sacramento della Riconciliazione e proponendosi di celebrarlo successivamente. L’attuale situazione impedisce a tanti di noi – fedeli e ministri – di ricevere l’assoluzione sacramentale, stante le indicazioni dell’ultimo decreto ministeriale circa il contatto tra le persone, indicazioni che raccomando di osservare con assoluto rigore. Pertanto la forma ordinaria della confessione individuale in questo tempo di emergenza viene sostituita per tutti da quella del Votum Sacramenti. Tutti abbiamo bisogno del perdono del Signore. Domandiamolo dunque con fede, con un atto di sincera contrizione, esprimendo questo desiderio del perdono attraverso una supplica confidente, o con una formula di preghiera liturgica o tradizionale (Confesso a Dio Onnipotente, “O Gesù d’amore acceso”, Atto di dolore) o con parole nostre, e compiendo se possibile un gesto penitenziale (digiuno, veglia di preghiera o elemosina). Nel tempo che abbiamo davanti – il Signore solo ne conosce la durata – rinnoviamo questo Votum Sacramenti ogni volta che in coscienza riteniamo di averne bisogno, fino alla futura celebrazione del Sacramento nella sua forma consueta. Riscopriamo anche il valore delle diverse pratiche penitenziali, che la Chiesa da sempre ha raccomandato.

Vorrei infine invitare tutti i sacerdoti e in particolare i parroci a mantenere aperte le porte delle chiese – sarà un segno importante per tutti anche se non dovesse entrare nessuno – e a vivere ogni giorno, se possibile dalle ore 16.00 alle ore 17.00, un momento di adorazione personale davanti all’Eucaristia esposta, senza alcuna convocazione dei fedeli. Anch’io lo farò allo stesso modo nella Chiesa cattedrale. Tutto il popolo di Dio sappia che il suo vescovo e i suoi sacerdoti ogni giorno celebrano l’Eucaristia e ogni giorno la adorano, invocando su tutta la diocesi e su tutte le comunità parrocchiali la protezione del Signore.

La nostra Chiesa bresciana ha da poco inaugurato il Giubileo delle Sante Croci: sentendoci ai piedi della sua croce in comunione con la Beata Vergine Addolorata, affidiamo al cuore trafitto di Gesù, nostro amato redentore, il cammino di questi giorni e ripetiamo le parole del Salmo: “Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me; il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza”.

Proposta di cammino per l’anno pastorale 2018-2019

Progetto pastorale per l’anno 2018-2019

META: Riscoperta della “vita nello Spirito”, infusa in noi per mezzo del Battesimo, perché possa risplendere in noi la bellezza del volto di Dio, in un autentico cammino di santificazione

MEZZI:

1. Per la riscoperta del Battesimo: 

  • Catechesi “spicciola” all’inizio della messa sul rito del battesimo; e man mano, esporre in chiesa i segni del battesimo con didascalie.
  • Dare risalto al fonte battesimale. 
  • Curare meglio la catechesi battesimale. Costituire il registro dei catecumeni, dove vengono scritti i nomi di coloro per cui viene chiesto il battesimo attraverso una domanda scritta, dove si appongono le motivazioni della scelta. Questa verrà presentata dai genitori portando i loro figli in una domenica stabilita. Con i genitori si stabilisce un itinerario di preparazione, terminato il quale si celebra il battesimo comunitario.
  • Negli anni che vanno dal battesimo all’inizio della catechesi parrocchiale dei bambini si propongono annualmente alcuni incontri per i genitori, i padrini e, dai tre ai sei anni anche per i bambini.
  • Partecipazione comunitaria alla celebrazione dei battesimi, anche quando sono celebrati fuori dalla Messa.
  • Ricordare ogni mese in una messa, i battezzati del mese corrente, invitando le persone ad informarsi sulla data del loro Battesimo
  • Proporre ai ragazzi, dopo il periodo dell’ ICFR, un’esperienza come assistenti di catechismo.
  • Proporre la celebrazione di ricordo del battesimo (per i bambini da 1 anno a 6 anni e loro genitori e padrini)
  • Proporre la  celebrazione per i 18 anni per “restituire il dono”  della fede battesimale; sempre con invito personale.

2. Riprendere a pregare con intensità. 

Da soli: mattino, sera (con un esame di coscienza); in famiglia: prima dei pasti, mattino e sera, nei tempi forti dell’anno liturgico, in momenti significativi (di dolore, di gioia, di scelte, ecc.) della vita famigliare; in comunità: la Messa domenicale e festiva, le proposte di cammino comunitario di preghiera: Lectio Divina, adorazione eucaristica, catechesi, processioni, pellegrinaggi.

Le adorazioni distribuite durante il mese avranno sempre un momento di preghiera comunitaria: lunedì mattina lodi e ufficio delle letture ore 08.30-09.30; il primo giovedì del mese alle ore 09.30; il 12 di ogni mese ore 08.30; il primo venerdì del mese alle ore 20.00; la domenica alle ore 17.30.

3. Imparare il discernimento personale e comunitario.

A livello personale far precedere ad ogni scelta o intervento significativo nella nostra o altrui vita, la preghiera di invocazione allo Spirito Santo, la richiesta di un consiglio a persone cristianamente mature o ai sacerdoti o suore, la richiesta di preghiera ai singoli e alla comunità, la partecipazione frequente alla confessione e alla comunione sacramentale, la guida spirituale, la meditazione personale della parola di Dio.

Come comunità cristiana prima di prendere decisioni, di fare scelte (pastorali, economiche, lavorative, ecc.), di intraprendere progetti… pregare in comunità e personalmente lo Spirito Santo, condividere i pareri in incontri comunitari, imparare ad accettare le decisioni prese e a verificarne il cammino di attuazione.

Chiediamo alla Madonna, madre della Chiesa, di accompagnarci in questo cammino perché possiamo diventare sempre più discepoli di Gesù, forti nella fede, solleciti nella carità e pieni di speranza in un presente abitato dall’amore di Dio e in un futuro che ci attende ricco di doni di grazia e di nostre buone opere. 

La parola di Dio e le nostre Sante Missioni

“Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esca dalla bocca di Dio” 

Le Sante Missioni sono una cosa seria. Un corso di Missioni può decidere l’orientamento della nostra vita. Chi partecipa con la sua presenza alla predicazione straordinaria delle Missioni, cosciente o meno, è sempre una persona in cerca di Dio e della propria perfezione nella vita con Lui. Certo questa ricerca esige condizioni particolari per ciascuno di noi, quando non debbano essere addirittura personalissime.

Secondo statistiche recenti in molte zone d’Italia i cattolici praticanti sarebbero appena il 20%. Le masse sono lontane da Dio. Si parla di crisi di fede: sarebbe più esatto parlare di crisi di coscienza, prodotta dall’ignoranza religiosa. Oggi in tutti i ceti l’ignoranza religiosa sta prendendo dimensioni enormi.
Ancora S. Pio X° attribuiva all’ignoranza religiosa la responsabilità massima del decadimento morale della società moderna. Eppure si sente parlare con tanta leggerezza dei problemi religiosi, quasi fossero tutti caconi in fatto di religione, mentre la maggioranza degli uomini contemporanei non ne conosce neppure l’abbici.

Oggi si getta il ridicolo sui grandi ideali umani della religione, della famiglia e della patria; i più non sanno trattare con serietà che problemi sportivi, di moda, di cinema, di divertimento… Le cose serie sono prese per ridere, mentre quelle per chiasso sono prese sul serio!
I grandi problemi della vita non si risolvono con una barzelletta o con una volgare bestemmia e nemmeno con una scrollata di spalle… L’uomo che si affaccia alla ribalta del mondo contemporaneo scopre il «nuovo universo» ben lontano da quello medioevale, e si sente attore di pieno diritto. Ma mentre allarga gli orizzonti, le attrattive, i desideri materiali, non si accorge di soffocarli nell’ignoranza religiosa: «l’universo» con le sue realtà è pieno di vita, di «vita vissuta»; la Religione è «un peso morto» tradizionale e fastidioso. È lo stato di fatto per la stragrande maggioranza degli uomini di oggi. 

IL MANDATO DI CRISTO

Le Sante Missioni ci faranno ascoltare la parola di Dio.
Dio stesso ha parlato tante volte agli uomini e le grandi tappe della Rivelazione divina – da Abramo a Mosè, attraversò i Profeti, fino all’Incarnazione del Verbo ed alla opera degli Apostoli – ce lo dimostrano. Dopo la venuta del Redentore, il grande rivelatore dei misteri di Dio è solo il Cristo: soltanto lui è il vero maestro autorizzato. Ma Gesù ha creato una scuola, ha fatto dei discepoli: «Come il Padre ha mandato me, così io mando voi».
La Chiesa è la scuola di Cristo: la Chiesa docente è il corpo insegnante e la Chiesa discente ne è la scolaresca immensa. L’insegnamento di Gesù viene assicurato ancora oggi dalla viva voce dei suoi «ministri». I Missionari si considerano i mandatari di Cristo: «Andate in tutto il mondo e predicate la Buona Novella ad ogni creatura»…

IL COMPITO DEI MISSIONARI

Le Sante Missioni hanno lo scopo di rinnovare i costumi e di tonificare la vita cristiana di tutta la Parrocchia. Esse sono forse l’impresa più ardua e più impegnativa, alla quale può essere chiamato un predicatore. Il Codice di Diritto Canonico ne sottolinea l’importanza, rendendole obbligatorie in ciascuna Parrocchia ogni dieci anni. I Sacerdoti in cura d’anime ne conoscono l’efficacia e la necessità: le Missioni hanno il potere di scuotere gli animi di tutta una Parrocchia, risvegliarne l’anelito verso l’alto e rinnovarne la vita spirituale.
I Missionari hanno coscienza di trattare un’energia sovrumana: «La parola di Dio è viva ed efficace e più tagliente di una spada a due tagli» (S. Paolo).
I Missionari riconoscono con profonda umiltà di portare questo tesoro in un vaso di argilla, la loro pochezza umana; ma sanno di essere i «collaboratori di Dio» e di compiere quest’opera per comando divino!

DOVERI DEI FEDELI VERSO LA DIVINA PAROLA

Prima di tutto dobbiamo ascoltarla: è la condizione indispensabile. È inutile possedere un televisore od una radio se non si accendono gli apparecchi; inutile è avere i Missionari se non si va ad ascoltarli. È necessario anche ascoltarla bene, con spirito di fede, con docilità (che dispone alla fede e si traduce in opere) ed anche con carità e comprensione verso gli stessi Missionari, che vengono ad insegnarci la scienza di Dio, non la vana scienza del mondo. I Missionari non intendono imporsi alla nostra ammirazione, non aspirano a trionfare sulle nostre intelligenze o sui nostri sentimenti; l’unica loro aspirazione è il trionfo di Dio, la nostra pace e la nostra eterna salvezza.

Dobbiamo allora mettere in pratica quanto ci è stato insegnato, perché è volontà di Dio che il peccatore si converta e viva. Le Missioni non servono solo per imparare ciò che non sappiamo; ma per riflettere ancora sui nostri impegni, sulla Divina Misericordia, sulle nostre negligenze e sui nostri peccati. Quando udiamo la voce di Dio, non possiamo «indurire i nostri cuori»; la logica conseguenza che un essere ragionevole ed intelligente deve trarre è questa: tornare alla casa del Padre.

La vita divina nel mondo di Dio è infinitamente più ricca di qualsiasi «vita mondana». Una volta capito questo, il mondo presente con tutte le sue lusinghe, le attrattive delle passioni, le tentazioni di Satana e dei suoi diventano cose così lontane e di poco valore, da non interessare più. Quando avremo capito che ciascun uomo non sarà felice; finché non occuperà nel creato il posto voluto da Dio, tutti noi trarremo un vantaggio effettivo dalle Sante Missioni: ognuno secondo le proprie capacità e disposizioni.

 Don Pierino