Corrispondenza con i lettori – febbraio 1963


«Io guardo volentieri la televisione, quando trasmette qualche incontro di pugilato. Desidererei conoscere il pensiero della Chiesa intorno alla boxe e, se la Chiesa non si è pronunciata, cosa ne pensa lei».

Luigi T.

Pio XII nel suo discorso al Congresso Scientifico Nazionale dello Sport e dell’Educazione Fisica diceva che lo sport e la ginnastica hanno il fine prossimo di educare, sviluppare e fortificare il corpo dal lato statico e dinamico; come fine più remoto ha l’utilizzazione, da parte dell’anima, di un corpo così preparato per lo sviluppo della vita interiore o esteriore della persona. Ha anche un fine più profondo: quello di contribuire alla perfezione e, come fine supremo di ogni attività umana, di avvicinare l’uomo a Dio.
E’ in questa luce che vanno ascoltati i Teologi che parlano di questo sport.
L’idolatria dello sport che ha per fine se stesso, lo sport che fa spesso dell’atleta un omicida, lo sport che rovina la salute fisica e causa danno allo stesso spirito, sono stati sempre dalla Chiesa riprovati.
Lo sport sano, che fortifica il fisico, nobilita lo spirito ed eleva l’uomo, è stato sempre ammesso e favorito. Il pugilato rientra nella prima seconda categoria? Il pugilato non è solo uno sport di forza, ma uno sport che risveglia i latenti istinti dell’homo brutus (l’uomo animale), perché il suo elemento intrinseco è nelle percosse che il pugile deve assestare all’avversario.
Si pensi alle molte lesioni del cervello che non si risanano ed al caso pietoso in cui sono ridotti molti pugili, per tutta la vita, avendo subìto un assalto di pugni tale da menomarli in maniera irrimediabile; si pensi ai non rari casi di morte.
E anche quando non si hanno queste gravi conseguenze; viene sempre a risentirne lo spirito, per il soffocamento della sensibilità e di tutti gli altri sentimenti umani; sia nei protagonisti che si trovano sul quadrato, sia negli spettatori, tutti protesi ad incitare ed aizzare quasi il loro favorito, perché abbatta e faccia crollare l’avversario il più presto possibile.
Da ciò si comprende come il pugilato sia contro il precetto del Signore: «Non uccidere», che vieta anche qualsiasi ferimento e mutilazione, e contro. L’insegnamento della Chiesa, che lo giudica «un’azione di brutale violenza … Qualcosa di poco umano» (Pio XII).
Naturalmente il solo vederlo in televisione per sé, non costituisce peccato; lo potrebbe diventare invece per alcuni soggetti particolarmente eccitabili.

Il Pescatore

 

«Alle volte resto sbalordita dall’agire di mio figlio, che ha appena 8, anni. Quando io e suo padre litighiamo (per sciocchezze s’intende), il nostro piccolo sa sempre chi ha torto o chi ha ragione e lo dimostra in qualche modo. Un giovedì sera per esempio io volevo andare al cinema e mio marito non se la sentiva, accusando stanchezza; quando io dissi: “Ci vado col bambino”, egli rispose: “Vai pure!”
Ma quando lo dissi a mio figlio, mi sentii rispondere: “lo resto con papà, perché è stanco”. Così non se ne fece nulla.
Possibile che a questa età abbia già una coscienza ed una volontà?»

Una mamma

Anche prima di quella età, cara signora, i piccoli ci guardano e ci giudicano. Non crediamo che i loro occhi innocenti siano un terso cristallo, dietro il quale non si formula nessuna idea. Guai a noi, se l’esempio che noi diamo a loro non è dei migliori: potremmo rovinarli per tutta la vita. Alle volte l’ingenua parola di un bimbo, un suo sorriso o una sua lacrima, può trarci indietro dall’orlo di un abisso; mentre un’immagine guasta, una frase indiscreta, un atteggiamento equivoco, che offendono involontariamente quella candida creatura, può perturbare e macchiare un’anima, con serie conseguenze per il futuro.

Il Pescatore

I nostri missionari

L’apostolo S. Paolo al capitolo decimo della lettera indirizzata ai cristiani di Roma così scrive: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvo. E poi continua: «Come dunque invocheranno colui in cui non hanno creduto? E come crederanno in uno di cui non hanno sentito dir nulla? E come ne sentiranno parlare senza chi lo annunzi? E come lo annunzieranno se non sono stati mandati?»
Conforme sta scritto «Come belle sono le orme di quelli che recano lieto annunzio di cose buone.»

Salutiamo, con gioia, in trepida attesa, coloro che verranno come ambasciatori di Dio per annunciarci la pace e il bene. Essi verranno a parlarci di Colui del quale viviamo dimentichi, presi nel vortice delle vicende terrene. Ci aiuteranno così a scoprire come il Signore vive accanto a noi e faranno più solida e coerente la nostra fede in Lui. Ci daranno la gioia di trovare il segreto della salvezza riposta, secondo l’espressione dell’apostolato, nella conoscenza e nell’amore di Dio.

Coloro che ci parleranno nel nome del Signore sono missionari sapienti e saggi resi esperti da innumerevoli corsi di S. Missioni predicate nella nostra diocesi e altrove. Don Vito Palazzini, direttore della Missione, vanta al suo attivo un primato: ha diretto oltre 150 missioni ed ha una esperienza vastissima di predicazioni straordinarie.

Don Pietro Libretti, eletto recentemente Arciprete vicario-foraneo della parrocchia di Gambara, verrà tra noi con, la carica del suo entusiasmo. Esperto pure lui di moltissimi corsi di S. Missioni, dividerà con Don Vito Palazzini l’impegno del dialogo e delle meditazioni fondamentali. Don Luigi Ziletti, arciprete vicario-foraneo di Barbariga porterà il contributo della sua lunga esperienza pastorale nelle prediche agli stati particolari.

I nostri missionari sono sicura garanzia per la parola di Dio. Porgiamo il nostro «benvenuto» a coloro che verranno a recarci «il lieto annunzio di cose buone.» A noi, carissimi lenesi, l’impegno di accogliere nel segno della buona volontà la parola dei missionari. Che per nessuno si possa affermare quanto S. Paolo scriveva: «Non tutti hanno dato retta alla buona novella.»

Facciamo che i nostri missionari, lasciando la nostra parrocchia non siano costretti ad uscire nell’espressione amara del profeta Isaia «Signore, chi ha creduto a quel che ha udito da noi?»

Don Luigi

 

Adesione del Vescovo Ausiliare

S. Ecc. Mons. Giuseppe Almici Vescovo Ausiliare di Brescia, accogliendo con benevolenza, l’invito di presenziare alla chiusa delle Sante Missioni, ha paternamente scritto: «Domenica 17 febbraio, alle ore 18,00 sarò a Leno per la chiusura delle Sante Missioni. Mi unisco a tutti voi nella preghiera e penitenza, affinché la preparazione spirituale sia intensa. Auguro che per Leno siano un avvenimento straordinario, da segnare nella storia religiosa della parrocchia, per la partecipazione totalitaria, per la copiosità dei frutti e la fermezza dei propositi. A tutti benedico.»

Giuseppe Almici
Vescovo Ausiliare di Brescia

Alcuni suggerimenti salutari per le SS. Missioni

Per corrispondere al dono delle Sante Missioni e ricavarne frutto spirituale:

  1. Bisogna ascoltare con puntualità, tutte le varie prediche e dialoghi, secondo l’orario stabilito. Chi venisse ad una predica e poi mancasse alle altre, ovvero venisse un giorno e mancasse nel giorno dopo, né avrà un ben scarso frutto.
  2. Chi ha la possibilità, procuri di presenziare anche alla predica per tutti, che dà indirizzo alla giornata e che viene tenuta al mattino, subito dopo la prima santa Messa: ne avrà grande vantaggio.
  3. Nessuno manchi alle prediche proprie: le giovani alle ore 7, le donne, le spose, le nubili, le giovani, al dialogo delle ore 9; le madri e spose alle 14,30; le operaie, presso l’asilo, per le ore 18,30; gli uomini e giovani per il dialogo e predica alle ore 19,00; gli operai che ritornano tardi dal lavoro, alle ore 20,15.
  4. Far fruttificare, con la preghiera intensa, con la seria riflessione, evitando distrazioni, la semente della divina parola, dopo d’averla udita, cercando di scolpirla nella mente e nel cuore.
  5. Esaminare profondamente la propria coscienza, dando uno sguardo alla vita passata, rivedere le precedenti confessioni, se ricevute con le dovute disposizioni, prepararsi ad una santa confessione, come si dovesse presentarsi al Giudice Divino, accompagnata da vero, sincero dolore ed efficaci propositi.

La parola di Dio e le nostre Sante Missioni

“Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esca dalla bocca di Dio” 

Le Sante Missioni sono una cosa seria. Un corso di Missioni può decidere l’orientamento della nostra vita. Chi partecipa con la sua presenza alla predicazione straordinaria delle Missioni, cosciente o meno, è sempre una persona in cerca di Dio e della propria perfezione nella vita con Lui. Certo questa ricerca esige condizioni particolari per ciascuno di noi, quando non debbano essere addirittura personalissime.

Secondo statistiche recenti in molte zone d’Italia i cattolici praticanti sarebbero appena il 20%. Le masse sono lontane da Dio. Si parla di crisi di fede: sarebbe più esatto parlare di crisi di coscienza, prodotta dall’ignoranza religiosa. Oggi in tutti i ceti l’ignoranza religiosa sta prendendo dimensioni enormi.
Ancora S. Pio X° attribuiva all’ignoranza religiosa la responsabilità massima del decadimento morale della società moderna. Eppure si sente parlare con tanta leggerezza dei problemi religiosi, quasi fossero tutti caconi in fatto di religione, mentre la maggioranza degli uomini contemporanei non ne conosce neppure l’abbici.

Oggi si getta il ridicolo sui grandi ideali umani della religione, della famiglia e della patria; i più non sanno trattare con serietà che problemi sportivi, di moda, di cinema, di divertimento… Le cose serie sono prese per ridere, mentre quelle per chiasso sono prese sul serio!
I grandi problemi della vita non si risolvono con una barzelletta o con una volgare bestemmia e nemmeno con una scrollata di spalle… L’uomo che si affaccia alla ribalta del mondo contemporaneo scopre il «nuovo universo» ben lontano da quello medioevale, e si sente attore di pieno diritto. Ma mentre allarga gli orizzonti, le attrattive, i desideri materiali, non si accorge di soffocarli nell’ignoranza religiosa: «l’universo» con le sue realtà è pieno di vita, di «vita vissuta»; la Religione è «un peso morto» tradizionale e fastidioso. È lo stato di fatto per la stragrande maggioranza degli uomini di oggi. 

IL MANDATO DI CRISTO

Le Sante Missioni ci faranno ascoltare la parola di Dio.
Dio stesso ha parlato tante volte agli uomini e le grandi tappe della Rivelazione divina – da Abramo a Mosè, attraversò i Profeti, fino all’Incarnazione del Verbo ed alla opera degli Apostoli – ce lo dimostrano. Dopo la venuta del Redentore, il grande rivelatore dei misteri di Dio è solo il Cristo: soltanto lui è il vero maestro autorizzato. Ma Gesù ha creato una scuola, ha fatto dei discepoli: «Come il Padre ha mandato me, così io mando voi».
La Chiesa è la scuola di Cristo: la Chiesa docente è il corpo insegnante e la Chiesa discente ne è la scolaresca immensa. L’insegnamento di Gesù viene assicurato ancora oggi dalla viva voce dei suoi «ministri». I Missionari si considerano i mandatari di Cristo: «Andate in tutto il mondo e predicate la Buona Novella ad ogni creatura»…

IL COMPITO DEI MISSIONARI

Le Sante Missioni hanno lo scopo di rinnovare i costumi e di tonificare la vita cristiana di tutta la Parrocchia. Esse sono forse l’impresa più ardua e più impegnativa, alla quale può essere chiamato un predicatore. Il Codice di Diritto Canonico ne sottolinea l’importanza, rendendole obbligatorie in ciascuna Parrocchia ogni dieci anni. I Sacerdoti in cura d’anime ne conoscono l’efficacia e la necessità: le Missioni hanno il potere di scuotere gli animi di tutta una Parrocchia, risvegliarne l’anelito verso l’alto e rinnovarne la vita spirituale.
I Missionari hanno coscienza di trattare un’energia sovrumana: «La parola di Dio è viva ed efficace e più tagliente di una spada a due tagli» (S. Paolo).
I Missionari riconoscono con profonda umiltà di portare questo tesoro in un vaso di argilla, la loro pochezza umana; ma sanno di essere i «collaboratori di Dio» e di compiere quest’opera per comando divino!

DOVERI DEI FEDELI VERSO LA DIVINA PAROLA

Prima di tutto dobbiamo ascoltarla: è la condizione indispensabile. È inutile possedere un televisore od una radio se non si accendono gli apparecchi; inutile è avere i Missionari se non si va ad ascoltarli. È necessario anche ascoltarla bene, con spirito di fede, con docilità (che dispone alla fede e si traduce in opere) ed anche con carità e comprensione verso gli stessi Missionari, che vengono ad insegnarci la scienza di Dio, non la vana scienza del mondo. I Missionari non intendono imporsi alla nostra ammirazione, non aspirano a trionfare sulle nostre intelligenze o sui nostri sentimenti; l’unica loro aspirazione è il trionfo di Dio, la nostra pace e la nostra eterna salvezza.

Dobbiamo allora mettere in pratica quanto ci è stato insegnato, perché è volontà di Dio che il peccatore si converta e viva. Le Missioni non servono solo per imparare ciò che non sappiamo; ma per riflettere ancora sui nostri impegni, sulla Divina Misericordia, sulle nostre negligenze e sui nostri peccati. Quando udiamo la voce di Dio, non possiamo «indurire i nostri cuori»; la logica conseguenza che un essere ragionevole ed intelligente deve trarre è questa: tornare alla casa del Padre.

La vita divina nel mondo di Dio è infinitamente più ricca di qualsiasi «vita mondana». Una volta capito questo, il mondo presente con tutte le sue lusinghe, le attrattive delle passioni, le tentazioni di Satana e dei suoi diventano cose così lontane e di poco valore, da non interessare più. Quando avremo capito che ciascun uomo non sarà felice; finché non occuperà nel creato il posto voluto da Dio, tutti noi trarremo un vantaggio effettivo dalle Sante Missioni: ognuno secondo le proprie capacità e disposizioni.

 Don Pierino

Ai nostri cari ammalati “Volontari della sofferenza”

Nel precedente numero abbiamo pubblicato il discorso che il S. Padre ha recentemente indirizzato ai «Volontari della sofferenza».

Con il presente numero iniziamo la pubblicazione di un documento nel quale si illustreranno a puntate, le finalità del movimento tanto caro al cuore del S. Padre.
Cari ammalati, i vostri sacerdoti, fanno molto affidamento sulla vostra preziosa collaborazione e confidano che vorrete porre a disposizione della Misericordia Divina il «talento» della vostra sofferenza come moneta preziosa per il riscatto di tante anime della nostra parrocchia nell’occasione dell’imminente S. Missione.

CHI SONO I «VOLONTARI DELLA SOFFERENZA» 

Sono tutti gli ammalati e sofferenti, che, accogliendo docilmente l’invito alla preghiera e alla penitenza rivolto dalla Madonna a Lourdes e a Fatima, si riuniscono in una grande famiglia e si impegnano a vivere in grazia di Dio e ad offrire volontariamente al Signore, per mezzo di Maria, tutto il loro penare, lungo o breve che sia:

  1. Per espiare e riparare le tante offese recate al Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria;
  2. per ottenere la conversione dei peccatori e impedire che tante anime vadano all’inferno;
  3. Per sostenere, con il loro aiuto spirituale, le intenzioni del Papa e il sacro ministero dei Sacerdoti.

«PREGHIERA E PENITENZA»: MESSAGGIO DI LOURDES E DI FATIMA 

Lourdes e Fatima: due nomi e due realtà che hanno acceso, nella notte paurosa del nostro tormentato tempo, una vivida luce di speranza, per la salvezza delle anime e del mondo!
Lourdes e Fatima sono un messaggio di salvezza, che ripete, e rinnova il Messaggio del Divino Salvatore, per bocca di Colei che è la Madre della Misericordia e vive per la vita e la salvezza dei Suoi figli.
Pio XII: «…A Lourdes, la Beata Vergine Maria viene a Bernardetta, ne fa la propria confidente, la collaboratrice, lo strumento della Sua materna tenerezza e della misericordiosa onnipotenza del Suo Figlio, per restaurare il mondo in Cristo, mediante un nuovo e incomparabile effondersi della Redenzione».

Card. Giuseppe Siri: «…A Fatima la Vergine è venuta, accompagnata da straordinarie manifestazioni per portare un messaggio d’invito alla preghiera e alla penitenza, per inserirsi esplicitamente e prendere posizione nella storia del nostro secolo. Ha predetto la fine della prima guerra e squarciato il futuro sulle prove che sarebbero sopravvenute, ha indicato la via e le condizioni della salvezza. Fatima è un avvertimento, una proporzione di condizioni per la pace del mondo e la salvezza delle anime, una indicazione di alternativa, una infinita speranza».

Alla preghiera e alla penitenza sono legate la salvezza delle anime e le sorti del mondo! Nel messaggio della Madonna a Fatima, c’è un’affermazione che basterebbe da sola a orientare una vita: «Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori. Badate che molte, molte anime vanno all’inferno, perché non vi è chi preghi e si sacrifichi per esse».

Per spiegare la natura dei sacrifici richiesti, la Madonna aggiunse: «Volete offrirvi al Signore, pronti a fare sacrifici, ad accettare tutte le pene che Egli vorrà mandarvi, in riparazione di tanti peccati con cui si offende la Divina Maestà, per ottenere la conversione dei peccati, e in ammenda onorevole delle bestemmie e di tutte le offese fatte al Cuore Immacolato di Maria?»
La Vergine è scesa dal Cielo per chiedere: si è rivolta a tutti i Suoi figli, alla loro fede, alla loro generosità. Il Suo Cuore Immacolato vuol essere via e rifugio di salvezza, e cerca ausiliari alla Sua ansia di condurre tutti i cuori della Terra a Dio, perché tutte le anime si salvino e al mondo siano risparmiate le tremende sciagure che lo minacciano.

LA RISPOSTA DEI «VOLONTARI DELLA SOFFERENZA»

«I Volontari della Sofferenza» vogliono rispondere, umilmente e con generosità, all’appello della Madre della Misericordia, mettendo a Sua totale disposizione il «talento» della propria sofferenza la più salutare e meritoria penitenza imposta da Dio all’uomo come moneta preziosa per il riscatto delle anime. Essi, infatti, non dimenticano che la redenzione dell’umanità è avvenuta nel dolore, quello di Gesù, e che la Passione redentrice del Salvatore Divino ha da continuare nelle membra del Suo Corpo Mistico, a beneficio di tutti i fratelli.

La fraterna unione, poi, che si stabilisce tra i «Volontari» conferisce alla loro preghiera e alla offerta quotidiana del loro dolore una nuova, particolare potenza d’intercessione, come assicurano le parole di Gesù: «Quando due o più persone saranno riunite nel mio nome, lo sarò in mezzo a loro» (Mt. 18, 20).

(continua)

Meditazione su un ventennio da parroco

Anche nel nostro tempo, pur tanto distratto dalle preoccupazioni del benessere, l’intinto della coscienza umana sente il desiderio e il bisogno di Dio. Proprio nella abbondanza delle cose si sente l’ansia dell’abbondanza di Dio, della comunicazione con Dio. L’esperienza profonda nostra è la certezza! Certezza della parola; certezza dei rapporti vicendevoli; certezza di vita! Ognuno di noi cerca, con desiderio grande, di farsi sue queste certezze. Momenti di intima sincerità interiore fanno sgorgare questo desiderio, questo bisogno! E sempre, costantemente, a servizio di questo bisogno interiore sta una «parola che non passa», «un amore grande che dà la vita per la persona amata!».

E perciò ogni tempo, che avverte inesorabilmente le sue limitazioni e le sue pratiche impossibilità, avverte pure decisamente la presenza della parola, dell’amore e della vita. Il pastore buono, voluto da Gesù per attuare e continuare la redenzione, è sempre presente ad ogni sua pecora per servirla, per pascerla con la parola, con l’amore e con la vita.

Il pastore parroco ama le sue pecore, le chiama per nome, cammina davanti ad esse. Queste ascoltano la sua voce, lo seguono, conoscono la sua voce, non seguiranno invece un estraneo, ma lo fuggiranno, perché esse (le pecore) non conoscono la voce degli estranei. Il tempo che passa va sempre profondamente sottolineando questa figura di pastore, che vive costantemente fra le sue pecore.

E la consuetudine dei rapporti diventa simile ed uguale a quella tracciata da Gesù. È perciò una grazia di salvezza assicurata! È questa la via che ognuno di noi deve percorrere, a qualunque livello, a qualunque distanza si trovi! L’invito delle Sante Missioni porta a ripensare ed a profondamente meditare: sono una pecora che ascolta la Sua Parola? che Lo segue? che conosce almeno la Sua voce? oppure seguo sempre l’estraneo? Decidere di riprendere la strada della salvezza, vuol dire decidere di ascoltare, di seguire e di conoscere la sua voce!

Don Franco