Mese di maggio con i bambini

Prega e colora i misteri del Rosario

Puoi vivere il rosario con i bambini, nel mese di maggio, con una semplice attività che li coinvolga. Proponiamo 5 misteri del Rosario pensati per loro, con una preghiera conclusiva che qui riportiamo. Accanto ad ogni mistero un disegno da colorare (puoi scaricarlo di seguito).

Serviranno due stecche di legno Leggero (o bambù), della carta leggera ma resistente su cui incollare i disegni proposti.

Scegli un giorno della settimana nel quale il Rosario in famiglia sarà guidato dai bambini, utilizza i misteri suggeriti e concludi ciascuna decina con la preghiera riportata sotto ciascun mistero.

Aiuta i bambini a prepararsi alla preghiera costruendo un aquilone: spiega loro il significato del lavoretto che stanno realizzando.

In particolare, il primo mistero ricorderà che è Gesù con la sua croce la base sulla quale possiamo costruire la nostra vita (e l’aquilone). C’è un disegno da colorare (il primo) che ha proprio questo significato.

Ciascuno dei misteri successivi è accompaganto da un disegno da incollare sull’aquilone… Maria può aiutarci a portare in alto la nostra preghiera.

Di settimana in settimana, l’angolo della bellezza, preparato per la preghiera del Rosario potrà essere abbellito dagli aquiloni che i bambini realizzeranno.

Buona preghiera!

Scarica i disegni

I Misteri

  1. Gesù morto e risorto
    Maria, donna della Pasqua, accompagnaci nella vita a riconoscere tutta la luce che Gesù risorto ha messo nelle nostre giornate.
    Non permettere che ci abituiamo al bene che Lui ci dona, educa il nostro cuore allo stupore e alla meraviglia della risurrezione che continua in noi. Amen
  2. Maria, piena di grazia, sarà Madre
    Maria, ricolmata dell’amore di Dio, rendi il nostro cuore aperto, accogliente e capace di ricevere tutta la grandezza della vita di Gesù. Tu che sei diventata madre del Signore, aiutaci a far nascere dai nostri pensieri, parole e scelte la verità del Vangelo, che è sempre novità da vivere e condividere. Amen
  3. Maria condivide la festa di nozze a Cana
    Maria, madre dal cuore capace di far festa, che intuisci anche la nostra tristezza e insoddisfazione, dacci l’umiltà di presentare al tuo Figlio Gesù la nostra stanchezza:
    Lui solo può trasformare l’acqua stanca della fatica, nel vino nuovo della gioia.
    Insegnaci a fare tutto quello che Gesù ci dirà di compiere. Amen
  4. Maria porta sotto la croce il tuo dolore
    Maria, non ti sei fermata e hai portato tutto il tuo dolore e anche il nostro fin sotto la croce. È l’amore che trasforma la fatica in forza, è l’abbraccio della croce che ci apre il cammino della Pasqua. Nei momenti di sofferenza abbiamo bisogno di te che sei Madre di Gesù e madre anche nostra: consolaci con la stessa tenerezza e lo stesso amore. Amen
  5. Maria accolta nella festa del cielo
    Maria, sei la gioia del cielo: gli angeli e i santi fanno festa perché anche tu sei entrata nel cielo per rimanere sempre accanto a noi.
    La festa del cielo, sia la festa anche del nostro cuore perché Dio non ci abbandona e ci accoglie nella sua misericordia: sappiamo di incontrare te con tutti gli amici di Gesù. Amen

cinQUANTALUCE – Schemi di celebrazione

Per vivere le domeniche di Pasqua

Scarica il materiale in ogni sezione!

Per ogni domenica un semplice schema di celebrazione che ti aiuti a vivere la preghiera domenicale del Tempo di Pasqua in famiglia.

Famiglie

Una proposta di celebrazione da vivere nel “Luogo della Bellezza” creato durante il Triduo Pasquale. Saremo accompagnati da una breve introduzione alla domenica, dall’ascolto della Parola e da un approfondimento che ci porterà a riscoprire il nostro cammino di fede.

III Domenica di Pasqua – Famiglie

Preadolescenti

Un semplice versetto della Parola di Dio accompagnato da un impegno da inoltrare via social ai nostri ragazzi. Uno strumento semplice per rimanere in contatto con loro e aiutarli a vivere, insieme alla Chiesa, questo tempo liturgico.

III Domenica di Pasqua – Preadolescenti

 

Adolescenti

Una proposta di preghiera guidati dall’ascolto e dalla meditazione della Parola di Dio e da alcune provocazioni sulla nostra vita, nel tempo che stiamo vivendo.

III Domenica di Pasqua – Adolescenti

Giovani

Una semplice proposta per accompagnare i giovani della parrocchia a riflettere sul Vangelo della domenica e a custodire lo spazio della preghiera nell’arco della settimana.

III Domenica di Pasqua – Giovani

I doni dello Spirito nella famiglia: il timor di Dio

La Parola

Guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Guai quando tutti gli uomini diranno bene di te. Guai a voi che trasgredite la giustizio e l’amore di Dio… Guai a voi che avete cari i primi posti nelle sinagoghe. Guai a voi che caricate gli uomini di pesi insopportabili e quei pesi non li toccate nemmeno con un dito. 

Vangelo secondo Luca 6,24-26. 11,43-47

Commento

Questo dono non esiste per significare che bisogna avere paura di Dio: sappiamo bene che Dio è Padre, e che ci ama e vuole la nostra salvezza, e sempre perdona, sempre; per cui non c’è motivo di avere paura di Lui! Il timore di Dio… è il dono dello Spirito Santo che ci ricorda quanto siamo piccoli di fronte a Dio e al suo amore e che il nostro bene sta nell’abbandonarci con umiltà, con rispetto e fiducia nelle sue mani. Questo è il timore di Dio: l’abbandono nella bontà del nostro Padre che ci vuole tanto bene.

  1. Quando lo Spirito Santo prende dimora nel nostro cuore ci fa sentire come bambini nelle braccia del nostro papà. In questo senso, allora, comprendiamo bene come il timore di Dio venga ad assumere in noi la forma della docilità, della riconoscenza e della lode, ricolmando il nostro cuore di speranza. Tante volte, infatti, non riusciamo a cogliere il disegno di Dio, e ci accorgiamo che non siamo capaci di assicurarci da noi stessi la felicità e la vita eterna.
  2. Il timore di Dio ci fa prendere coscienza che tutto viene dalla grazia e che la nostra vera forza sta unicamente nel seguire il Signore Gesù e nel lasciare che il Padre possa riversare su di noi la sua bontà e la sua misericordia. Questo fa lo Spirito Santo con il dono del timore di Dio: apre i cuori. Cuore aperto affinché il perdono, la misericordia, la bontà, le carezza del Padre vengano a noi, perché noi siamo figli infinitamente amati.
  3. Quando siamo pervasi dal timore di Dio, allora siamo portati a seguire il Signore con umiltà, docilità e obbedienza. Questo, però, non con atteggiamento rassegnato, passivo, anche lamentoso, ma con lo stupore e la gioia di un figlio che si riconosce servito e amato dal Padre. Il timore di Dio, quindi, non fa di noi dei cristiani timidi, remissivi, ma genera in noi coraggio e forza! …di noi cristiani convinti, entusiasti, che non restano sottomessi al Signore per paura, ma perché sono commossi e conquistati dal suo amore! Ma, stiamo attenti, perché il dono di Dio, il dono del timore di Dio è anche un “allarme” di fronte alla pertinacia nel peccato. Quando una persona vive nel male, quando bestemmia contro Dio, quando sfrutta gli altri, quando li tiranneggia, quando vive soltanto per i soldi, per la vanità, o il potere, o l’orgoglio, allora il santo timore di Dio ci mette in allerta: attenzione! Nessuno può portare con sé dall’altra parte né i soldi, né il potere, né la vanità, né l’orgoglio. Niente! Possiamo soltanto portare l’amore che Dio Padre ci dà, le carezze di Dio, accettate e ricevute da noi con amore. E possiamo portare quello che abbiamo fatto per gli altri.”

Catechesi di Papa Francesco

Riflessione

Come mai nella fede cristiana che è la religione dell’amore, tra i doni dello Spirito Santo si menziona il timore? Quando sentiamo parlare di timore di Dio, la prima cosa che ci viene in mente è la paura, ma dal punto di vista biblico timore vuole semplicemente dire “rispetto”. Temere Dio è una delle espressioni più ricorrenti dell’Antico testamento: è la sintesi dell’intera religiosità biblica, è atteggiamento nobilissimo dell’uomo. L’espressione massima di questo dono è la preghiera di Gesù nel Getsemani (Lc 22, 42). Molti sono i brani del Vangelo in cui possiamo ritrovare il timore amoroso e reverenziale di Gesù davanti al Padre, ma molte sono le parole dure e taglienti di Gesù nei confronti di coloro che non vivono il timore di Dio (come quelle che abbiamo sentito prima). Le parole di Gesù non hanno a che fare con una pedagogia moralistica. Egli non dice: guai a voi lussuriosi, guai a voi ladri ma va oltre per educare alla responsabilità, alla presa di coscienza della gravità del momento. La sua è una pedagogia della responsabilità e non della paura: il Regno è qui, con i suoi valori supremi, e guai allora a chi si attacca ai valori mondani come se fossero gli ultimi e i più importanti: perirà con loro. C’è anche una funzione pedagogica del timore che è di responsabilizzare, di far comprendere la serietà del Vangelo, in termini concreti di far capire il senso della serietà dell’esistenza umana e della responsabilità delle proprie azioni: verso gli altri, soprattutto verso i più deboli, verso la terra e l’universo

Perciò il timore di Dio ci permette di vivere con tutta la delicatezza, il rispetto, l’affetto che esige il rapporto con Dio stesso, Padre e Signore. Il timore di Dio è segno di maturità, di moralità alta, di responsabilità vissuta, di religiosità autentica. In pratica è un complesso di atteggiamenti che ci fanno superare la banalità, la superficialità o la fretta con cui, ad esempio, preghiamo o entriamo in Chiesa o viviamo i sacramenti. È un dono che purifica e Dio ci mette ulteriormente alla prova perché tale dono si sviluppi sempre più. Nella vita di coppia il timore di Dio è riassunto dalla frase di Paolo: “Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo” (Ef 5, 21). Il rapporto di coppia è una relazione di comunione nella quale non c’è una figura che si sottomette all’altra, bensì reciproco amore e rispetto, modellando i propri sentimenti su quelli che Cristo ha per la Chiesa. Paolo invita la coppia a vivere il proprio amore e la propria vita basandosi sui passi di Cristo, dunque nella capacità di guardare l’altro come parte di sé stessi, aiutandolo e sostenendolo nei momenti in cui, forse, sarebbe più semplice abbandonarlo, nelle piccole o grandi difficoltà, nelle piccole o grandi infedeltà. Le prove nella vita di coppia sono proprio quelle che si presentano quando l’energia da investire per l’altro viene a mancare e sembra cedere il posto a scelte più drastiche e difficili, con conseguente perdita e svuotamento definitivo. Il dono del timore di Dio, se vissuto pienamente, ci porta invece a riaccogliere l’altro come fonte di nuova energia. Il Timore di Dio fa amare l’altro senza “se” e senza “ma” portandoci a cogliere la bellezza, la forza e la fecondità dell’Amore.

In merito all’istruttoria matrimoniale e celebrazione dei matrimoni

Carissimi,
in questi giorni ho accolto, da diversi parroci, la preoccupazione di come gestire la procedura delle pubblicazioni matrimoniali, avendo chiesto ai nubendi di spostare il matrimonio a dopo settembre, e non riuscendo a rispettare i sei mesi di validità delle pubblicazioni stesse. Altresì vi trasmetto alcune precisazioni circa i funerali e la conservazione delle ceneri.
In accordo con il Cancelliere vi chiedo pertanto di seguire attentamente queste indicazioni.

In merito all’istruttoria matrimoniale

La scadenza della validità di sei mesi della posizione matrimoniale e dei documenti in essa raccolti è sospesa. Nella fattispecie:

  • qualora fosse già stato compiuto l’esame del consenso dei nubendi, scaduti i sei mesi esso non dovrà essere ripetuto, ma si provvederà ad aggiungere un documento (allegato) nel quale si confermano le dichiarazione rese in sede di esame dei fidanzati. Tale documento sarà firmato e datato a cura del parroco che conduce l’istruttoria. Nello stato dei documenti tale documento verrà citato accanto alla data dell’esame dei fidanzati (verificato e confermato il ………..).
  • Per le pubblicazioni canoniche effettuate e scadute (matrimonio che sarà celebrato oltre i sei mesi), queste non dovranno essere rinnovate, ma l’Ordinario del luogo procederà alla dispensa dalle stesse: la cancelleria produrrà il documento da allegare alla posizione matrimoniale. Si ricorda che tale dispensa può essere concessa anche dal vicario zonale. Anche di tale dispensa si farà menzione sull’eventuale Stato dei documenti (mod. XIV).
  • Per le pubblicazioni civili il Comune ha stabilito che “Tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati, in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile 2020, conservano la loro validità fino al 15 giugno 2020”.

In merito alla celebrazione dei matrimoni

  • la celebrazione è da intendersi ancora sospesa, in ottemperanza alle disposizioni del Ministero dell’Interno comunicate in data 29/3/2020. In casi eccezionali e di urgenza, da concordare previamente con l’Ordinario diocesano, si può procedere alla celebrazione del matrimonio, salve le condizioni stabilite dalla Nota Ministeriale stessa (alla presenza del solo celebrante, dei nubendi e dei testimoni purché a distanza di almeno un metro tra loro);
  • qualora un matrimonio fissato in questo periodo debba essere differito in altra data e questa coincida con un giorno festivo, non sarà necessario richiedere la dovuta autorizzazione tramite Cancelleria diocesana: l’Ordinario del luogo concede licenza generale alla celebrazione in giorno festivo.

Canta Alleluia!

Domenica di Pasqua

Introduzione

È la Pasqua del Signore. Ogni domenica celebriamo la gioia di questo giorno in cui Gesù Cristo ha vinto la morte e ci ha donato una vita nuova.
Cristo è risorto, e ora vive per sempre. “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

Preparazione

Celebrazione

La famiglia si raccoglie davanti al Luogo della Bellezza, magari dopo aver seguito la Santa Messa di Pasqua. Saranno presenti tutti i segni che hanno accompagnato i giorni del Triduo Pasquale.

Alleluia, cantiamo al Signore

Genitore: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Tutti: Amen.
Genitore: “Il Signore è Risorto”. L’annuncio di Pasqua attraversa il mondo intero, rivestendolo di luce e di gioia.
Tutti: Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto.
Figlio: “Raccontaci Maria, che cosa hai visto al sepolcro?”.
Mamma: “La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto, e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le sue vesti. Cristo, mia speranza, è risorto; e vi precede in Galilea”.
Tutti: Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto.
Genitore: Il Signore è Risorto!
Nel giorno della Risurrezione di Gesù, ci uniamo per gioire in comunione con tutta la Chiesa. Insieme cantiamo l’Alleluia!

Si intona o ci si unisce al canto dell’Alleluia.

Annuncio della Risurrezione

Il vangelo può essere letto in forma dialogata, assegnando un personaggio a ciascuno.
N: Narratore;
M: Maria di Magdala – voce femminile;
P: Pietro – Papà o voce maschile;
G: Giovanni – il più piccolo della famiglia.

Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 20, 1-9)

N: Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al
sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro:
M: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
N: Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro.
Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro,
P: Giovanni mi hai aspettato, perché non sei entrato?
G: Carissimo Pietro, vorrei che tu entrassi per primo…
N: Entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.
G: Pietro, il Signore è Risorto, ha fatto bene ogni cosa!
N: Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Cristo è vivo in mezzo a noi

Lettore: Gesù ha fatto bene ogni cosa, ha avuto anche il tempo di mettere in ordine il sudario! Di piegarlo, per dare una bella testimonianza a chi sarebbe entrato nel sepolcro, per conservare qualcosa.

Anche noi compiamo un gesto, in questo giorno di Festa. Prendiamo un piccolo panno e ognuno di noi scrive una cosa bella di questo periodo un po’ strano, una cosa che vuole conservare perché rimanga come testimonianza e preghiera.

Dopo che tutti hanno scritto, si prende il panno, lo si piega e lo si mette, in ordine, in uno spazio del Luogo della Bellezza.

Preghiamo (con le parole di San Paolo VI)

Lettore: Tu, Gesù, con la risurrezione hai compiuto l’espiazione del peccato;
Tutti: Ti acclamiamo nostro Redentore.
Lettore: Tu, Gesù, con la risurrezione hai vinto la morte;
Tutti: Ti cantiamo gli inni della vittoria: sei il nostro Salvatore.
Lettore: Tu, Gesù, con la tua risurrezione hai inaugurato una nuova esistenza; tu sei la Vita.
Tutti: Alleluia! Il grido è oggi preghiera. Tu sei il Signore.

Benedizione

Genitore: Benedetto sei tu, Signore del cielo e della terra, che nella grande luce della Pasqua manifesti la tua gloria e doni al mondo la speranza della vita nuova; guarda a noi tuoi figli, radunati nel tuo Nome: fa che possiamo vivere della tua vera pace, per amarci gli uni gli altri come Cristo ci ha amati. Egli ha vinto la morte, e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

Prendendosi per mano
Tutti: Padre Nostro…

Genitore: Benediciamo il Signore! Alleluia, Alleluia! Tutti: Benediciamo il Signore! Alleluia, Alleluia!

Prendete, mangiate e bevete. Vi ho dato l’esempio!

Giovedì Santo

Introduzione

Giovedì Santo, entriamo nel Triduo Pasquale.
Oggi condividiamo la gioia di Gesù e dei suoi discepoli che insieme celebrano la Pasqua.

Durante quella cena avviene qualcosa di straordinario: nei segni del pane e del vino Gesù fa dono della sua vita per la nostra salvezza. Riconosciamo il dono dell’eucaristia e della Chiesa.

Con il gesto della lavanda dei piedi Gesù ci insegna l’amore che salva.

Preparazione

  • Prepara un unico pane per tutti; una brocca e un catino; un panno per asciugare.
  • Se hai tempo puoi preparare del pane azzimo durante la giornata. Potrebbe essere un’attività che coinvolge la famiglia. Il pane preparato servirà anche per la celebrazione del Venerdì santo.
  • Se ti è possibile prepara il canto “Servire è regnare
  • Per i bambini: racconta l’evento dell’ultima cena ai bambini (vedi ad esempio Lc 22,14-30) e proponi loro di fare un disegno oppure di colorare la scheda allegata. Scrivi poi il tuo nome e quello dei tuoi amici vicino ad ogni discepolo. Riconosci chi è Giuda e coloralo con un colore scuro.

Sul far della sera, prima di cena, la famiglia intera si raduna nel Luogo della Bellezza e si dà inizio alla preghiera, così:

Figlio più piccolo: Perché questa sera è così importante?
Genitore: Questa sera noi iniziamo a celebrare i tre giorni più grandi per la nostra salvezza. In questa sera noi facciamo memoria dell’Ultima Cena di Gesù.
Figlio più grande: Questa è la sera in cui il Signore Gesù si è manifestato come nostro servo lavando i piedi ai suoi discepoli. Questa è la sera in cui il Signore Gesù ci ha lasciato nel pane e nel vino la sua presenza, per sempre. Questa è la sera in cui il Signore Gesù ci ha dato il comandamento nuovo di amarci come lui ci ha amato.
Figlio più piccolo: Allora questa è davvero una sera importante.
Genitore: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Tutti: Amen.

Memoria della Lavanda dei piedi

Un genitore legge il Vangelo.

Dal vangelo secondo Giovanni

Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.

Lavare i piedi al tempo di Gesù era un compito riservato ai servi, non il gesto degno di un Maestro. Anche oggi questo è un gesto di umiltà e, al tempo stesso, di amore: siamo invitati a non fare i calcoli tra chi di noi è più grande e più piccolo, ma a essere servi gli uni degli altri, sul suo esempio.

Se vogliamo, possiamo anche noi questa sera ripetere lo stesso gesto: lavarci a vicenda i piedi (o se preferiamo le mani). Magari reciprocamente prima i genitori e poi i figli, o il più grande al più piccolo, o a chi abbiamo accanto (o in altra modalità). È un segno molto forte: viviamolo con calma, con profondità!

Durante il gesto possiamo ascoltare e cantare Servire è regnare.

Memoria dell’istituzione dell’Eucaristia

Il secondo gesto compiuto da Gesù nell’Ultima Cena e ricordato oggi dalla Chiesa è l’istituzione dell’Eucaristia: il pane e il vino che diventano il Corpo e il Sangue di Cristo in ogni Messa celebrata. Da tanti giorni non possiamo celebrare l’Eucaristia: la celebrazione di questa sera ci ricordi la grandezza del dono del Signore e il desiderio di incontrarlo nel Sacramento.

Il figlio più grande legge il Vangelo.

Dal vangelo secondo Luca

Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio». Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».

Preghiera di benedizione del pane

Genitore: Noi ti glorifichiamo, Dio nostro Padre, per Gesù Cristo, tuo Figlio, che si è donato a noi nel pane spezzato. Tu, che ci hai riunito nella memoria dell’Ultima Cena, benedici questo pane che spezziamo nel tuo nome e fa’ che impariamo a condividerlo con i fratelli, per gustare la gioia di un’autentica fraternità.
Tutti: Amen.

In silenzio si spezza l’unico pane e tutti ne mangiano un pezzo.

Preghiera di lode

Dialogo dalla Didachè (antico testo cristiano).

Genitore: Ti ringraziamo o Padre nostro, per la vita e per la conoscenza che ci hai fatto svelare da Gesù Cristo tuo servo.
Tutti: A te sia gloria nei secoli. Amen.
Genitore: Come questo pane spezzato era sparso sui colli e raccolto è diventato una cosa sola, così si raccolga la tua Chiesa dai confini della terra nel tuo regno.
Tutti: Perché tua è la gloria e la potenza per mezzo di Gesù Cristo nei secoli. Amen.

Concludiamo con la preghiera del Padre Nostro.

Poni nel Luogo della Bellezza un piccolo vaso: è il segno di quel catino nel quale ti ha lavato i piedi, ma anche il ricordo del calice dell’offerta di Gesù.
In quel calice ritroviamo la nostra vita innestata nella sua, pronta a fiorire.

Lasciamo in silenzio il Luogo della Bellezza.

Avvolgete in un panno il pane avanzato e lasciatelo nel Luogo della Bellezza. Se potete, rimanga accesa la candela.
La Cena Pasquale, che abbiamo ricordato, ci ha fatto rivivere la fedeltà e la tenerezza di Gesù. Ma la notte del pane spezzato è anche la notte del tradimento. Ora, mentre il sapore del pane è ancora sulle nostre labbra, possiamo prenderci l’impegno del digiuno per la giornata di domani (puoi saltare un pasto o smezzare i due pasti principali; il vuoto che provoca il digiuno ci richiama concretamente il nostro desiderio di incontrare il Signore: proviamoci!)

Dire grazie in famiglia

Fin da piccoli, nelle nostre famiglie ci hanno insegnato a “dire grazie”. É questione di buona educazione ci dicevano. Un uomo è grande se è capace di ringraziare, di riconoscere ciò che gli è stato donato.

“Impara a dire grazie” è stato per molto tempo il live motive delle raccomandazioni prima di andare dai parenti o nelle abitazioni degli amici. Sì, la riconoscenza è l’opposto della rivendicazione, del fatto che tutto sembra, a volte, dovuto. Quanti sacrifici, ore di lavoro, quante rinunce, abitano le nostre case. Uomini e donne, spesso i nostri genitori, che per amore sembrano non sentire le fatiche, abituati a straordinari di generosità e tutto perché si possa crescere felici, sereni, perché prendersi cura di qualcuno è la forma più alta d’amore.

Ma da dove nasce la gratitudine? Nasce dal “senso di debito”, cioè dalla consapevolezza non di “ciò che mi è dovuto”, ma di “ciò che ciascuno deve”. È utile soffermarsi, anche ora, a far scorrere nella nostra mente i momenti nei quali siamo stati accuditi e amati. Ripensare a certe parole ascoltate, a certi sguardi di affetto, ai sorrisi che ci hanno fatto sentire amati, preziosi. Penso allo sguardo di Gesù verso il giovane ricco. Dice il Vangelo: “Fissandolo lo amò” (Mc 10,21).

Uno sguardo d’amore verso quel ragazzo che ha confuso la felicità con le cose, perdendo la libertà di fare scelte coraggiose, di scegliere le persone e di non basare la pienezza della sua vita esclusivamente su se stesso e la sua presunta bravura, arrivando a negare che qualcun altro potesse dirgli cosa fare, dove andare, cosa cambiare. Rendere grazie ci aiuta innanzitutto a non lasciarci risucchiare dal circolo delle pretese senza accorgerci, a volte con meraviglia e stupore di tutto ciò che fin da piccoli ci è stato semplicemente donato. L’amore non ha pretese, non rivendica, si dona, a volte persino col rischio di non essere capiti, rifiutati o addirittura contestati. 

Quante volte abbiamo dato risposte che hanno ferito? Quante volte abbiamo alzato la voce, sperando con le nostre parole di cambiare le idee e la mentalità degli altri? Quante volte abbiamo dato per scontate o dovute le cose, i soldi, gli indumenti, dimenticando troppo facilmente che ciò che abbiamo, ciò che siamo, lo dobbiamo!

È necessario riscoprire, a tutte le età, il “dovere di rendere grazie”, innanzitutto percependoci come un dono e come parte di un dono più grande e così recuperare il senso della grandezza e della preziosità della nostra vita. Scrive papa Francesco in Amoris Laetitia:

“lo sviluppo affettivo ed etico di una persona richiede un’esperienza fondamentale: credere che i propri genitori sono degni di fiducia” (AL 263).

È necessario, continua il Papa, maturare delle abitudini. Abituiamoci a ringraziare più spesso!

Si tratta di un apprezzamento che conduce alla gratitudine e quindi al dovere. Sì, un dovere leggero, non opprimente ma gioioso che si nutre di un altro valore fondamentale: il rispetto.

Rispettare significa comprendere, aspettare, ascoltare, non pretendere di possedere tutta la verità, significa accettare buoni consigli da chi ha vissuto più di noi ed ha come maestra l’esperienza.

Diventa allora più che mai necessario  accettarsi come figli, tranquillamente grati di ciò che dai nostri genitori abbiamo ricevuto. Pronti anche a perdonare ciò che non sanno o non possono darci.

Grazie mille – 883

Quando si vedono
Le montagne che non c’è foschia
Quando le vacanze iniziano
E quando poi torno a casa mia
Quando mi alzo e sento che ci sono
Quando sfreghi il naso contro il mio
Quando mi respiri vicino
Sento che, sento che

Per ogni giorno, ogni istante, ogni attimo
Che sto vivendo
Grazie mille

Quando si giocano
Le coppe in tele il mercoledì
Quando sento un pezzo splendido
Che mai pensavo bello così
Quando il cane mi vuol salutare
Quando vedo i miei sorridere
Quando ho l’entusiasmo di fare
Sento che, sento che

Per ogni giorno, ogni istante, ogni attimo
Che sto vivendo
Grazie mille

Per ogni istante, ogni giorno, ogni attimo
Che mi è stato dato
Grazie mille

Quando un microfono
Non lo vorrei abbandonare mai
Quando i miei amici… 

Quando un microfono
Non lo vorrei abbandonare mai
Quando i miei amici prendono
Un’accoppiata secca alla SNAI
Quando il mondo mi sembra migliore
Anche solo per un attimo
Quando so che ce la posso fare….

Grazie mille”: a volte lo diciamo distrattamente, a volte per abitudine, altre volte non lo diciamo per niente. Eppure questa parola è carica di significato! Esprime la riconoscenza per un dono ricevuto, per un qualcosa di “non dovuto”, la gratuità di un gesto. Si tratta di mettersi in un atteggiamento nuovo di fronte alla vita, a se stessi, agli altri e a tutto ciò che ci circonda.

Grazie mille..quando mi alzo e sento che ci sono… per ogni istante che sto vivendo”: grazie per il dono della vita, non un fatto “scontato”, ma un vero e proprio miracolo che ogni giorno si rinnova. L’autore di questo miracolo è Dio.

Grazie mille… quando ho l’entusiasmo di fare… quando so che ce la posso fare”: quando stiamo bene e abbiamo la forza interiore di affrontare ogni giorno l’avventura della vita, non sempre ci ricordiamo di ringraziare Dio. La nostra vita infatti è interamente nelle Sue mani.

Grazie mille… quando i miei amici prendono un’accoppiata secca alla SNAI”: dire grazie quando i nostri amici sono nella gioia è segno di maturità e di vera comunione.

Il Senso della gratitudine per le gioie degli altri ci fa superare la logica della competizione e dell’arrivismo che mina le radici dei rapporti tra gli uomini ed è spesso causa di gelosie di invidie.

Il senso di gratitudine è quell’atteggiamento di fondamentale stupore dell’uomo di fronte alla vita, a Dio, alle persone, alle cose e agli avvenimenti. Non possiamo ridurre i rapporti con gli altri ad un freddo calcolo matematico. Un’esistenza vissuta senza gratitudine, infatti, è presto destinata ad impoverirsi e svuotarsi di significato.

I Doni dello Spirito nella famiglia: la Pietà

Pubblichiamo il percorso che i nostri gruppi famiglia hanno deciso di intraprendere quest’anno. Vogliamo ripartire dallo Spirito Santo e in modo particolare da suoi Doni. Questi doni ritrovati, pensiamo, possano essere di grande aiuto ad orientare, oggi, il vissuto delle nostre famiglie. É nell’ascolto, nel confronto, nella preghiera, nel dialogo di coppia, nell’accoglienza della Parola di Dio che lo Spirito, il nostro maestro interiore, ci vuole parlare, che ci ricorda le parole di Gesù , che ci svela il suo desiderio di dimorare in noi e ci farà scoprire la sua amorevole, tenera e forte, consolante e scomodante, inquieta e vivificante presenza.

La pietà: “un dono dello Spirito Santo che tante volte viene frainteso o considerato in modo superficiale, e invece tocca nel cuore la nostra identità e la nostra vita cristiana. Questo dono non si identifica con l’avere compassione di qualcuno, avere pietà del prossimo, ma indica la nostra appartenenza a Dio e il nostro legame profondo con Lui, un legame che dà senso a tutta la nostra vita e che ci mantiene saldi, in comunione con Lui, anche nei momenti più difficili e travagliati. Questo legame col Signore non va inteso come un dovere o un’imposizione. È un legame che viene da dentro.

Si tratta di una relazione vissuta col cuore: è la nostra amicizia con Dio, donataci da Gesù, un’amicizia che cambia la nostra vita e ci riempie di entusiasmo, di gioia. Per questo, il dono della pietà suscita in noi innanzitutto la gratitudine e la lode. È questo infatti il motivo e il senso più autentico del nostro culto e della nostra adorazione. Quando lo Spirito Santo ci fa percepire la presenza del Signore e tutto il suo amore per noi, ci riscalda il cuore e ci muove quasi naturalmente alla preghiera e alla celebrazione.

Pietà, dunque, è sinonimo di autentico spirito religioso, di confidenza filiale con Dio, di quella capacità di pregarlo con amore e semplicità che è propria delle persone umili di cuore. Se il dono della pietà ci fa crescere nella relazione e nella comunione con Dio e ci porta a vivere come suoi figli, nello stesso tempo ci aiuta a riversare questo amore anche sugli altri e a riconoscerli come fratelli. E allora sì che saremo mossi da sentimenti di pietà – non di pietismo! – nei confronti di chi ci sta accanto e di coloro che incontriamo ogni giorno. (…) Il dono della pietà significa essere davvero capaci di gioire con chi è nella gioia, di piangere con chi piange, di stare vicini a chi è solo o angosciato, di correggere chi è nell’errore, di consolare chi è afflitto, di accogliere e soccorrere chi è nel bisogno. C’è un rapporto molto stretto fra il dono della pietà e la mitezza. Il dono della pietà che ci dà lo Spirito Santo ci fa miti, ci fa tranquilli, pazienti, in pace con Dio, al servizio degli altri con mitezza. 

Da una Catechesi di Papa Francesco

Riflessione

Il dono della pietà nella nostra vita di fede si trova sulle vie misteriose che lo Spirito percorre per abitare i cuori. È come una grazia capace di trasformare le forme di chiusura, di durezza o di rigidità della persona fino ad aprirle alla tenerezza affettiva verso se stessi, verso il prossimo e verso Dio.

Se apriamo i nostri cuori questo dono ci guida, ci unifica, ci fa maturare aiutandoci così a rispondere alle tentazioni della disgregazione, delle visioni cupe, della menzogna, costruendo dentro di noi – nella profondità della nostra anima – la comunione, la pace, l’amicizia, la luce e la verità e invitandoci a vivere e a testimoniare tutto ciò nella propria esistenza e nella propria storia.

Le nostre vite di famiglia possono essere talora stentate e mediocri ma anche sante e splendide. Come dice il Cardinal Martini “lo Spirito con i suoi doni è presente e all’opera prima di noi, più di noi e meglio di noi” e pertanto impariamo a invocare Dio Padre in ogni situazione di miseria e ad esprimergli riconoscenza in ogni momento di splendore.

Pensando all’esperienza quotidiana delle nostre famiglie richiamiamo alcuni possibili frutti che il dono della pietà può generare, attivando le nostre risorse positive:

  • possiamo scoprire/riscoprire l’attenzione premurosa verso il coniuge e i figli che sono vicini; 
  • possiamo sperimentare la bellezza dei rapporti semplici con Dio tramite la preghiera, tra genitori e figli e tra sposi; 
  • possiamo attingere energie per rinnovare ogni giorno la nostra fedeltà al coniuge e la nostra perseveranza nell’amore, nei momenti belli e nei momenti difficili; 
  • possiamo essere più docili e sensibili nei rapporti umani trattando gli altri con delicatezza e con amorevolezza; 
  • possiamo smussare il modo talvolta spigoloso con cui ci relazioniamo tra di noi, con i figli e con gli altri.

Insieme verso il Matrimonio – Primavera 2020

Zona Pastorale San Salvatore

INSIEME VERSO IL MATRIMONIO

itinerario di formazione per coppie di fidanzati

Sede:

  • Gli incontri si terranno alle ore 20,30 presso l’Oratorio “San Luigi” – via Re Desiderio, 37 Leno (BS).

Metodologia:

  • Momenti di preghiera, di ascolto, di riflessione, di fraternità.
  • Lavori di gruppo.
  • L’itinerario è animato da un sacerdote e da alcune coppie di sposi, avvalendosi anche dell’intervento di esperti nella consulenza matrimoniale e familiare

Contributo:

  • Il contributo richiesto è di € 50,00 la coppia

DATE:

  • Aprile: 14 – 16 – 21 – 23 – 28 – 30
  • Maggio: 5 – 7 – 12 – 14,
    16 maggio, ore 18.30 in Chiesa Parrocchiale

Per loro natura gli incontri richiedono partecipazione assidua e continua.

Referente:

don Ciro Panigara – Leno;
tel.: 329 3822142.

Il modulo di iscrizione è disponibile nella pagina materiale.

Pellegrinaggio di San Valentino 2020

solo per coppie e famiglie

Roma rinascimentale

Venerdì 14 febbraio

Partenza da Leno in piazza alle ore 5.00 (venire un momento prima).
Sosta per la colazione lungo il percorso.
Pranzo in autogrill a Roma nord oppure al sacco (ognuno si organizzi).
Nel primo pomeriggio visita al Palazzo del Quirinale, piano nobile e piano terra. Spostamento e visita delle Chiese di San Silvestro al Quirinale e dei SS. Apostoli. In serata arrivo in albergo (Al Casaletto), sistemazione, cena e pernottamento.

Sabato 15 febbraio

Prima colazione in albergo.
Partenza per la passeggiata a Via Giulia. Visita della Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, Palazzo Falconieri, Arco Farnese, Palazzo Farnese, Fontana del Mascherone, Chiesa di santa Maria dell’Orazione e Morte, Palazzo Cisterna, Chiesa di sant’Eligio degli Orefici. Ingresso a Villa della Farnesina. Pranzo in ristorante.
Nel pomeriggio visita di Piazza Farnese e Palazzo Farnese, spostamento a Campo de’ Fiori e Palazzo Spada. Visita a Palazzo Venezia e tempo libero.
In serata rientro in albergo, S. Messa domenicale, cena e pernottamento.

Domenica 16 febbraio

Prima colazione in albergo.
Visita alla Chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri.
Visita alla Chiesa di San Pietro in Vincoli, ove è presente il Mosè di Michelangelo. Ore 12.00 Angelus di papa Francesco. Partenza per il rientro.
Pranzo al sacco fornito dall’albergo. Fermata a Salaria est. Rientro in serata a Leno.

Quota di partecipazione individuale: 300€ da portare al momento dell’iscrizione in segreteria parrocchiale in via Dante 15, nei giorni mercoledì – giovedì – venerdì dalle 9.30 alle 12.00. In caso di rinuncia verrà trattenuta la somma di 50 € a testa. Portare al momento dell’iscrizione i dati dei partecipanti, carta d’identità compresa. La quota comprende pullman, albergo, cene, colazioni, pranzi del sabato e domenica, guide, ingressi vari.