La passione del perdono

Cammino dei gruppi famiglia: Osea e Gomer

I primi tre capitoli del Libro del profeta Osea sono autobiografici: il racconto narra la vicenda personale e familiare del poeta. La testimonianza della vita matrimoniale si interseca e si confonde con quella dell’alleanza tra Dio ed Israele; anche se ciò può essere interpretato in modo simbolico, è invece quasi certo che si tratti di fatti effettivamente accaduti, secondo la volontà del Signore, perché fossero di esempio per tutto il popolo ebraico.

Osea, il cui nome contiene il verbo “jasha’”che in ebraico indica la “salvezza” operata dal Signore, predica nel regno settentrionale d’Israele tra il 750 e il 724 a.C. Egli, seguendo la volontà di Dio, aveva sposato Gomer, figlia di Diblaim, la quale era una prostituta (forse una donna che partecipava ai culti della fertilità diffusi tra i Cananei, indigeni della Palestina). Dal matrimonio nascono tre figli che ricevono nomi capaci di esprimere un monito per tutto Israele: Izreel, Non-amata e Non-popolo-mio, a rappresentare la storia di infedeltà del popolo di Dio e la fine della benevolenza del Signore nei confronti di Israele.

La storia familiare di Osea si sviluppa con continuità secondo significati simbolici. La vicenda di infedeltà del popolo di Israele è ripresa dal profeta che, rivolgendosi ai figli, accusa la loro madre e propria moglie di tradimento, dichiarando la volontà di ripudiarla e di spogliarla della dignità nuziale, pur coltivando la segreta speranza di un pentimento e di un ritorno al focolare abbandonato per seguire gli amanti. Come Osea, anche Dio si rivela ferito dal popolo ebraico che lo ha abbandonato per andare in cerca di altri dei, ma profondamente innamorato e determinato a riconquistarlo.

Il profeta, attingendo all’esperienza personale, descrive il rapporto tra Dio e il suo popolo come una relazione nuziale: si ritorna allora alla luna di miele da vivere nella solitudine del deserto, luogo dell’intimità in cui si rinnova l’alleanza con la promessa di un amore eterno. Le clausole del vincolo sono le tipiche virtù del patto che ha unito Dio e Israele: giustizia, diritto, benevolenza, amore, fedeltà e conoscenza. In questo nuovo contesto anche i nomi dei figli devono cambiare perché rappresentano il legame che ora unisce tra loro i genitori e, simbolicamente, Dio e il popolo ebraico. Essi diventano Izreel, Amata, Mio popolo. Con la conversione ritornano gioia e amore.

Per una miglior comprensione del testo, si consiglia la lettura degli interi capitoli del Libro di Osea. 

1. Un matrimonio intaccato dall’infedeltà conosce una crisi più profonda di un matrimonio che, sebbene litigioso, vede i due coniugi ancora interessati l’uno all’altra. L’infedeltà tuttavia si insinua non di rado nella vita di coppia, anche senza arrivare all’adulterio o alla separazione. Ci può essere infatti un’infedeltà quotidiana che si afferma quando non si ravviva costantemente l’amore per il coniuge: il non essere attenti ai bisogni dell’altro, il passare tanto tempo nella freddezza, l’indifferenza reciproca… sono piccoli tradimenti in grado di far crollare anche i matrimoni apparentemente più saldi. Prima di essere o divenire un atto manifesto, l’adulterio nasce come realtà che germina nel cuore; prima di essere relazione con un amante l’adulterio è disaffezione verso il coniuge. Davanti all’infedeltà, nella vita quotidiana dei coniugi si generano reazioni istintive: rabbia, desiderio di controllare, tentazione di vendicarsi, disperazione, non riconoscimento del problema, presa di distanza dal coniuge. 

2. La storia di Osea, sposo di Gomer, donna ampliamente infedele, ci mostra una strada alternativa: la scelta di perdonare per ritrovarsi nell’amore. Quello scelto da Osea è un cammino in salita, che fa i conti con la rabbia e l’umiliazione ma che non manca di ascoltare l’amore che ancora abita nel suo cuore. Osea spera di ritrovare l’amore di un tempo: sceglie di attirare a sé la moglie, di condurla nel deserto e di parlare al suo cuore. Ecco ancora il deserto come luogo privilegiato di intimità ove, senza frastuoni o distrazioni, si può ascoltare la voce l’uno dell’altra. Quando tra due sposi si vive una crisi può innescarsi un cammino di conversione individuale e di coppia: la sofferenza e l’umiliazione sono una via per imparare o riscoprire l’umiltà, sentimento che predispone all’ascolto e all’incontro. Dall’incontro dei cuori può scaturire un’armonia ritrovata ed un nuovo orizzonte guadagnato nella sofferenza. La crisi diventa così un tempo di grazia perché porta in sé stessa, nella fatica che comporta e nelle energie nuove che provoca e mette in moto, la possibilità di trasformarsi. 

3. Nella coppia il perdono è sincero e bello quando punta a ritrovare la bellezza dell’amore coniugale. L’apertura al perdono da parte di uno dei due coniugi è il primo passo per concedere a sé stessi di riconoscersi e ritrovarsi come coniugi e per riscoprire l’amore in cui si era smesso di credere.  Nel perdono scambiato tra gli sposi è all’opera l’amore di Dio: così facendo essi consentono al Signore di manifestarsi come Colui che dà la forza di perdonare e che perdona. Nella storia di ciascuna coppia esiste il tempo della conversione. Ed anche per tale tempo la memoria ha un ruolo importante. Ricordare i momenti belli e importanti della propria storia, in cui abbiamo vissuto intensamente il nostro amore e la bellezza del vivere insieme, suscita nostalgia e desiderio di ritrovare il calore dell’abbraccio dell’altro ed, in lui, di Dio.

Domande per la coppia 

  • Quali infedeltà sono più comuni nella nostra storia di coppia?
  • Quando sfuggiamo all’amore tra noi e ci allontaniamo dall’amore di Dio riusciamo a cercare il deserto come luogo privilegiato di intimità e a parlare al cuore l’uno dell’altra?
  • Canterà come nei giorni della sua giovinezza…” Di quali momenti della nostra storia possiamo fare memoria per ritrovarci e fare comunione?

Quindicesima festa della Famiglia

Giornata all’aperto per bambini e famiglie presso il parco comunale “Gino Vaia” (area ex ippodromo).

Domenica 8 settembre

  • ore 11,00: S. Messa all’aperto (in caso di maltempo la funzione verrà celebrata nella chiesa parrocchiale di Leno)
  • ore 14,00: animazione ed intrattenimento gratuiti per i bambini: giochi gonfiabili, truccabimbi con animazione, trenino, scambio libri per ragazzi e sale colorato, gimkana con Veloteam (portare la bicicletta)

Stand gastronomico
spazio piccoli-nic ad accesso libero per pranzo al sacco

Stand informativi

  • Centro per la famiglia nido “Il melograno”: laboratori per bambini
  • Cag: truccabimbi e animazione
  • Commissione Famiglia: vendita libri
  • Nonsolonoi: raccolta materiale scolastico
  • Associazione genitori A.Ge. onlus

Durante tutta la giornata sarà presente l’Associazione Croce Bianca del Dominato Leonense.

Insieme verso il Matrimonio – Autunno 2019

Zona Pastorale San Salvatore

INSIEME VERSO IL MATRIMONIO

itinerario di formazione per coppie di fidanzati

Sede:

  • Gli incontri si terranno alle ore 20,30 presso l’Oratorio “San Luigi” – via Re Desiderio, 37 Leno (BS).

Metodologia:

  • Momenti di preghiera, di ascolto, di riflessione, di fraternità.
  • Lavori di gruppo.
  • L’itinerario è animato da un sacerdote e da alcune coppie di sposi, avvalendosi anche dell’intervento di esperti nella consulenza matrimoniale e familiare

Contributo:

  • Il contributo richiesto è di € 50,00 la coppia

DATE:

  • Ottobre: 1 – 3 – 8 – 10 – 15 – 17 – 23 – 24 – 29 – 31
  • Novembre: 2, ore 18.30 in Chiesa Parrocchiale

Per loro natura gli incontri richiedono partecipazione assidua e continua.

Referente:

don Ciro Panigara – Leno;
tel.: 329 3822142.

Il modulo di iscrizione è disponibile nella pagina materiale.

Grazie o Signore per il dono dei figli

Ti ringraziamo o Signore per averci sostenuti nei momenti in cui sembrava che non fossimo destinati a diventare genitori e quando le gravidanze si sono interrotte nonostante i nostri sforzi.

Ti ringraziamo o Signore perché poi sono arrivati due splendidi tesori e con loro un carico di gioia, speranza, fatiche e preoccupazioni.

Ti ringraziamo o Signore di donarci la sapienza affinché possano crescere amando e apprezzando la vita, affinché possiamo donare loro tutti gli strumenti per vivere in questa bellissima ma complicatissima società, affinché possiamo insegnare loro che la vita è meravigliosa se vissuta con gli altri, affinché possiamo far comprendere che le difficoltà sono parte della vita e vanno affrontate perché anche la fatica ha un valore e sopra ogni cosa affinché possano imparare a vederti e ad incontrarti in ogni fratello e in ogni piccolo gesto che segnerà la loro vita.

Grazie

Chiara e Enrico

Acquila e Priscilla

La passione della testimonianza

“La vicenda di Aquila e Priscilla, una coppia di giudei appartenente alla primitiva comunità cristiana, induce un diverso modo d’intendere il rapporto tra coppia e chiesa. Aquila e la moglie Priscilla, giudei profughi giunti da Roma, risiedono a Corinto. Il loro primo contatto con la novità del cristianesimo avviene sul posto di lavoro. Gestendo una piccola attività economica per la costruzione di tende, offrono lavoro all’apostolo Paolo, perché possa mantenersi mentre annuncia il vangelo.  Quell’incontro segna la loro vita, che procede con un crescente coinvolgimento nella vita dell’Apostolo.” (da A. Fumagalli “E Dio disse loro…” ed. San Paolo pag.53). Lo ospitano nella loro casa (Atti 18,2-3), lo accompagnano nei suoi viaggi (Atti 18,18), condividono la sua opera fino a “rischiare la testa per lui” (Romani 16,4). A poco a poco i due coniugi acquistano ruoli sempre più importanti nell’evangelizzazione sia a Corinto che a Efeso fino a farsi promotori di una maggiore chiarezza nell’esporre i contenuti della fede in Cristo Gesù, a farsi catechisti nei confronti di Apollo.

Atti degli Apostoli 18, 1-18

Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto. Qui trovò un Giudeo chiamato Aquila, oriundo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei. Paolo si recò da loro e poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì nella loro casa e lavorava. Erano infatti di mestiere fabbricatori di tende. Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci. Quando giunsero dalla Macedonia Sila e Timòteo, Paolo si dedicò tutto alla predicazione, affermando davanti ai Giudei che Gesù era il Cristo. Ma poiché essi gli si opponevano e bestemmiavano, scuotendosi le vesti, disse: «Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente; da ora in poi io andrò dai pagani». E andatosene di là, entrò nella casa di un tale chiamato Tizio Giusto, che onorava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga. Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia; e anche molti dei Corinzi, udendo Paolo, credevano e si facevano battezzare. E una notte in visione il Signore disse a Paolo: «Non aver paura, ma continua a parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del male, perché io ho un popolo numeroso in questa città». Così Paolo si fermò un anno e mezzo, insegnando fra loro la parola di Dio. Mentre era proconsole dell’Acaia Gallione, i Giudei insorsero in massa contro Paolo e lo condussero al tribunale dicendo: «Costui persuade la gente a rendere un culto a Dio in modo contrario alla legge». Paolo stava per rispondere, ma Gallione disse ai Giudei: «Se si trattasse di un delitto o di un’azione malvagia, o Giudei, io vi ascolterei, come di ragione. Ma se sono questioni di parole o di nomi o della vostra legge, vedetevela voi; io non voglio essere giudice di queste faccende». E li fece cacciare dal tribunale. Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagoga, e lo percossero davanti al tribunale ma Gallione non si curava affatto di tutto ciò. Paolo si trattenne ancora parecchi giorni, poi prese congedo dai fratelli e s’imbarcò diretto in Siria, in compagnia di Priscilla e Aquila. A Cencre si era fatto tagliare i capelli a causa di un voto che aveva fatto. Giunsero a Efeso, dove lasciò i due coniugi, ed entrato nella sinagoga si mise a discutere con i Giudei. Questi lo pregavano di fermarsi più a lungo, ma non acconsentì. Tuttavia prese congedo dicendo: «Ritornerò di nuovo da voi, se Dio lo vorrà», quindi partì da Efeso. Giunto a Cesarèa, si recò a salutare la Chiesa di Gerusalemme e poi scese ad Antiochia. Trascorso colà un po’ di tempo, partì di nuovo percorrendo di seguito le regioni della Galazia e della Frigia, confermando nella fede tutti i discepoli. Arrivò a Efeso un Giudeo, chiamato Apollo, nativo di Alessandria, uomo colto, versato nelle Scritture. Questi era stato ammaestrato nella via del Signore e pieno di fervore parlava e insegnava esattamente ciò che si riferiva a Gesù, sebbene conoscesse soltanto il battesimo di Giovanni. Egli intanto cominciò a parlare francamente nella sinagoga. Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio. Poiché egli desiderava passare nell’Acaia, i fratelli lo incoraggiarono e scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza. Giunto colà, fu molto utile a quelli che per opera della grazia erano divenuti credenti; confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo. 

Quante volte ci è capitato di sentire critiche sulla chiesa e sul suo operato. Il ruolo della chiesa nella storia e dei suoi membri è sempre più spesso travisato e incompreso. Ci fa soffrire soprattutto il fatto che a volte questa incapacità di leggere il compito che Gesù ha affidato alla chiesa avvenga all’interno di famiglie o comunità che si definiscono cristiane. In questo modo si verifica un profondo distacco dalla vera identità di cristiani: “essere” chiesa, riconoscersi chiesa è indispensabile per poter essere testimoni di Cristo. La chiesa è sempre in cammino, santa e peccatrice, ma arricchita del dono dello Spirito che permette questo riconoscimento. Aquila e Priscilla hanno tanto da dirci a questo proposito; ci insegnano soprattutto ad essere chiesa, comunità in cammino, testimoni del Cristo risorto. Prima di prendere in considerazione cosa fa la chiesa dobbiamo infatti tutti riconoscerci parte viva di essa.

Questa coppia è chiesa in un modo talmente concreto da poter passare inosservato:

  1. La coppia Aquila e Priscilla è chiesa che accoglie. Aperta ad ascoltare, a “far entrare” nella propria casa, pronta a condividere un lavoro, un tetto e soprattutto il bagaglio di fede acquisito.
  2. Questa coppia è chiesa che “parte”, si fa missionaria. Questi coniugi infatti vivono la casa, ma è una casa che si può lasciare per un compito più grande, prioritario, come l’evangelizzazione: si fanno compagni di un maestro per il compito affidato da Gesù alla chiesa.
  3. Infine questa coppia è chiesa che “testimonia” la fede e che la trasmette attraverso un insegnamento permeato di cura, di dolcezza, di attenzione genitoriale. (L’educazione del cuore direbbe don Bosco). Nei confronti di Apollo: “Priscilla e Aquila lo ascoltarono, poi lo presero con sé e gli esposero con maggiore accuratezza la via di Dio”. Per spiegare la via nuova di Dio lo accolgono, lo ascoltano, si prendono cura di lui e lo indirizzano al meglio. Sono maestri in umiltà: è in un modo familiare che si insegna la verità su Gesù.

L’evangelizzazione passa dunque attraverso questi tre aspetti, vissuti nella concretezza della vita familiare, nella casa, nel quotidiano, nell’incontro, nel contatto diretto, nella vicinanza. Tutto questo Aquila e Priscilla lo fanno perché vivono nello Spirito, sono testimoni efficaci dell’essere chiesa. Certo ci sembra di scorgere una urgenza, una priorità nell’essere chiesa, nell’uscire allo scoperto in questo mondo e mettere in evidenza che la famiglia, forse oggi più di allora, deve essere protagonista di un ruolo evangelizzatore. La famiglia deve appropriarsi del suo ruolo ed essere chiesa domestica. Utopia?

Forse per qualcuno, ma non per chi crede nel dono dello Spirito e per chi, come Aquila e Priscilla si lascia pervadere da questo stesso Spirito che illumina la mente e il cuore della chiesa.

Quella bellezza che nutre

“Nutriti dalla bellezza”: la nuova lettera pastorale del vescovo Tremolada per l’anno 2019/2020. Tema centrale è quello dell’eucaristia. “Una lettera che è anche sociale” sottolinea don Carlo Tartari, vicario per la pastorale e per i laici

“Sono convinto che al cuore della missione della Chiesa ci sia l’Eucaristia. Non sono certo il primo a pensarlo, ma mi fa piacere dichiararlo. L’Eucaristia è un nucleo incandescente, una sorgente zampillante, una realtà misteriosa che permette alla Chiesa di essere veramente se stessa per il bene del mondo. Mi piacerebbe far percepire a tutti questa verità”. Si apre con queste considerazioni la seconda Lettera pastorale di mons. Pierantonio Tremolada “Nutriti dalla Bellezza. Celebrare l’Eucaristia oggi”. La liturgia cristiana, celebrata nella verità, che rappresenta una delle grandi strade dell’evangelizzazione è al centro delle riflessioni che il Vescovo, a due anni dalla sua nomina a Brescia, affida alla sua Chiesa. Sin dalle prime pagine della nuova Lettera pastorale si coglie evidente la continuità con “Il bello del vivere” dello scorso anno. Se l’orizzonte comune a cui i battezzati devono tendere è quello della santità, l’eucaristia è una via privilegiata per raggiungerlo.

In questa prospettiva la chiave di lettura che mons. Tremolada propone non è quella dello sguardo nostalgico a un passato che non c’è più (“Il numero dei partecipanti alla Messa domenicale è molto diminuito. Quel che una volta appariva normale, giusto e doveroso, sembra non esserlo più… Perché questa disaffezione crescente?… Occorre però non rimanere prigionieri delle analisi. Soprattutto non bisogna lasciarsi risucchiare. Continuare a parlare di questo fenomeno, infatti, produce inesorabilmente una sorta di sconforto pastorale”, scrive il Vescovo nel prologo), ma quella di un’apertura speranzosa al futuro: “Sono invece convinto – sono ancora parole di mons. Tremolada – che si debba rilanciare, puntando proprio sull’Eucaristia, sul suo valore, sulla sua grandezza e bellezza. Molto dipenderà da come la sapremo celebrare. Le sue meravigliose potenzialità rischiano infatti di venire mortificate da una consuetudine un po’ stanca e forse anche un po’ presuntuosa”. Per questo il Vescovo nella Lettera invita a dedicare l’anno pastorale 2019/2020 a una riscoperta della celebrazione eucaristica, “meno preoccupati del numero dei partecipanti e più del modo in cui essa viene vissuta”.

A questo fine sono orientate le riflessioni di mons. Tromolada, contenute nelle 101 pagine della Lettera pastorale, divisa in sei capitoli: Incanto, l’Eucaristia come liturgia; Irradiazione, l’Eucaristia e il mondo; Mistero, l’Eucaristia come sacramento; Comunione, Eucaristia e Chiesa; Celebrazione, l’Eucaristia celebrata; Festa, l’Eucaristia e il Giorno del Signore. La Lettera si apre con il già citato prologo in cui il Vescovo indica il senso e la ragione dell’intero documento, e si chiude con l’epilogo in cui mons. Tremolada affida all’icona che il monaco Andrej Rublëv ha dedicato alla Trinità, il compito di fare sintesi del mistero cristiano per eccellenza.

Come già ne “Il bello del vivere”, anche nella nuova Lettera pastorale compaiono sei video testimonianze che si possono consultare grazie ad altrettanti QR code presenti nel testo, in apertura di ogni capitolo. A questi “testimoni”, presentati nella colonna che chiude queste pagine, è stato chiesto di raccontare come per loro, nel loro quotidiano l’eucaristia sia appunto incanto, irradiazione, mistero, comunione, celebrazione e festa. Sempre grazie a un Qr code i lettori potranno gustare un filmato sul Tesoro delle Sante Croci, di cui Brescia ricorderà nel 2020 con un Giubileo straordinario concesso dal Papa i 500 anni della nascita della compagnia dei Custodi, e uno invece dedicato all’icona di Rublëv.

“Una lettura superficiale potrebbe indurre a considerare una lettere sull’eucaristia interessante solo per chi ancora frequenta. Va invece ricollocata all’interno nel contesto ampio entro il quale il Vescovo ci chiede e ci aiuta a rileggere il cuore della nostra vita di fede”. Parte da questa considerazione la lettura che don Carlo Tartati vicario episcopale per la pastorale e per i laici dà di “Nutriti dalla bellezza”, la nuova Lettera pastorale di mons. Pierantonio Tremolada. “Sappiamo – prosegue il sacerdote – che l’Eucaristia è la fonte e il culmine della vita cristiana che non è chiamata a svolgersi nel chiuso dello spazio del sacro o dei tempi sacri. La vita cristiana è chiamata invece a diventare testimonianza, annuncio e missione proprio nel mondo. E questo il Vescovo lo dice bene”. Con la sua seconda Lettera pastorale, continua don Tartari, mons. Tremolada aiuta a cogliere che c’è un legame profondo tra questa appartenenza, questo vissuto di fede e il mondo in cui il cristiano vive. “Non a caso – continua ancora il vicario per la pastorale e i laici – tra i primissimi capitoli della Lettera ce n’è uno dedicato a irradiazione, l’eucaristia e il mondo, in cui il Vescovo ricorda che l’eucaristia è il cuore pulsante della vita redenta, capace di trasformare la vita del credente, il quale poi vive nel mondo, lo provoca, e fa in modo che il mondo possa vivere non più legato a quelle dinamiche di potere che sono tipiche delle leggi mondane. Si passa dal potere all’amore come cifra per edificare la società”. L’eucaristia allora diventa germe di trasformazione del mondo, della società, delle relazioni, “è un annuncio per il mondo, per il bene del mondo”, afferma don Tartari.

Quelli espressi dal vicario episcopale trovano sintesi in quella che il Vescovo, in “Nutriti dalla Bellezza” definisce come “cultura eucaristica”. “La cultura eucaristica –afferma al proposito don Tartari – è proprio questo: l’essere partecipi del dono dell’eucaristia cambia lo sguardo sul mondo, cambia il modo di pensare, cambia gli schemi di riferimento, ribalta le priorità. Non c’è più solo l’io; c’è un noi, c’è una comunità che è chiamata a essere partecipe di questo dono e questo, nell’azione del credente, del cristiano si trasfonde nell’impegno quotidiano, nella costruzione di una società e di relazioni che non possono prescindere da questo incontro e da questa trasformazione”. E forse proprio dalla mancanza di questa cultura eucaristica nascono tante delle difficoltà, delle sofferenze e delle divisioni che oggi segnano anche le comunità.

“Il Vescovo – sono ancora sottolineature di don Carlo Tartari – questo aspetto lo mette in risalto quando ricorda che dall’incontro con Gesù e con l’Eucaristia nasce proprio la civiltà dell’amore in cui la carità diventa uno stile che si declina in tre modalità: il rispetto per la dignità di ogni persona, la giustizia sociale e la distribuzione delle risorse e, per ultimo, la grande responsabilità che abbiamo per l’ambiente. Il Vescovo chiede, proprio a partire dall’incontro vissuto nell’Eucaristia, di riversare questa carità sui poveri, sulla famiglia, negli ambiti educativi, nel lavoro, nella società…”. Letta in questi termini “Nutriti dalla Bellezza”, a prima vista una Lettera “ad intra” rivela una decisa caratterizzazione sociale, politica nel senso più nobile del termine? “Effettivamente è così – è la conclusione di don Tartari –. Forse definirla una Lettera politica è un azzardo, ma è uno di quegli azzardi che provocano, perché ricostruisce la polis su presupposti diversi da quelli del potere, del dominio e del semplice esercizio dell’autorità. Ricostruisce la polis su un fondamento diverso, nuovo ed eterno come l’eucaristia”.

Pellegrinaggio alla Madonna della Spiga

Mercoledì primo maggio anche quest’anno si è rinnovata la tradizione del pellegrinaggio mariano a piedi per le famiglie. Ci siamo messi in cammino da Offlaga per un sentiero che a tratti ha costeggiato il fiume Mella per raggiungere il Santuario di Quinzanello, intitolato alla Beata Vergine Maria della Spiga. Lungo il tratto a piedi, e a più riprese con don Ciro e i bambini presenti abbiamo pregato il santo Rosario. Alle ore 11 circa abbiamo celebrato la S. Messa.

Toccante l’omelia di don Ciro, che ci ha presentato la Vergine Maria come la donna silenziosa e riflessiva, attenta e in ascolto della Parola. Terminata la celebrazione ci siamo recati presso l’oratorio per un momento conviviale. Anche don Davide e Monsignore ci hanno raggiunti per stare insieme e condividere con noi un pezzo di strada.

Ma è davvero particolare la storia di questo grazioso Santuario immerso nel verde della pianura: la tradizione narra che, nel tempo di una tremenda carestia, mentre il popolo moltiplicava preghiere, funzioni e processioni per ottenere il tempo propizio ad un buon raccolto, il 19 maggio di un anno imprecisato, un povero contandinello – muto dalla nascita – mentre se ne stava solo in un campo o, come è più probabile, nei pressi di una chiesetta, poi sostituita dall’attuale Santuario, vide appressarglisi una Signora riccamente vestita che teneva fra le mani alcune spighe di frumento già maturo.

Il povero muto riconobbe subito nella Signora la Vergine Maria e si prostrò a venerarla, ma subito la visione scomparve. Il giovinetto si precipitò di corsa in paese per annunciare ciò che gli era accaduto e poté farlo perché miracolosamente aveva avuto la parola. Né si accontentò di descrivere l’Apparizione, ma caldamente esortò i compaesani ad erigere sul posto un Santuario, ciò che avvenne il 14 Maggio 1546. 

Campovacanza famiglie 2019

da sabato 3 a sabato 10 agosto

a San Giacomo in Valle Aurina(1.192 mt. – Alto Adige) – Hotel Kapellenhof

Si rinnova anche quest’anno uno tra i momenti più belli e intensi di vita familiare in montagna, questa volta in Valle Aurina (Bz). Le iscrizioni si ricevono solo presso la segreteria parrocchiale in via Dante 15 versando la caparra di 150 € a famiglia.

Orari segreteria: mercoledì, giovedì, e venerdì: ore 9,30 – 12,00.
L’acconto versato non viene restituito in caso di mancata partecipazione.

Quota di partecipazione

Bambini fino ai 3 anni: gratis
Bambini dai 3 ai 6 anni: 100 €
Figli dai 6 – 18 anni: 190 €
Adulti: 300 €
(La data di nascita dei bambini è da calcolarsi dal 3 agosto)

Riunione organizzativa

Martedì 2 luglio alle ore 20.30 in Oratorio a Leno per vedere insieme tutte le note pratiche. Quella sera raccoglieremo anche il saldo.

Pellegrinaggio di San Valentino 2019 alla Roma paleocristiana

Eccoci finalmente giunti anche quest’anno all’appuntamento di San Valentino con l’ormai tradizionale Pellegrinaggio per coppie e famiglie organizzato nell’ambito della Pastorale della Famiglia della nostra parrocchia.

Una tre giorni (15-16-17 febbraio) immersi nella Roma Paleocristiana alla scoperta di tesori artistici, culturali, ricchi di un valore aggiunto per noi credenti e fuori dai tradizionali percorsi turistici.

La prima tappa è stata la visita alle Catacombe di Priscilla, si trovano nel quartiere Trieste sotto Villa Ada, sono tra le più antiche di Roma, scavate nel tufo, sono estese su più livelli di profondità, per 13 Km di lunghezza. Il primo piano, il più antico, si snoda in percorsi irregolari di gallerie nelle cui pareti sono ricavati i “loculi” le tombe comuni con iscrizioni in greco o in latino. Qui abbiamo potuto inoltre ammirare, in una piccola cappella sepolcrale quella che forse è la più antica rappresentazione dell’Eucarestia, l’affresco dei Magi e la più antica immagine della Madonna che si conosce (risalente al II secolo) ritratta seduta con un bambino accanto al profeta Ballam che indica una stella.

Questo luogo, tre il III e il IV secolo accolse, inoltre, corpi di numerosi martiri e di alcuni pontefici.

Per concludere in bellezza la giornata abbiamo poi visitato le Basiliche di:

  • Santa Prassede che conserva, nella sua semplice bellezza, la cappella di san Zenone completamente rivestita di mosaici bizantini e dove viene conservata la reliquia della Colonna della Flagellazione di Gesù portata da Gerusalemme nel 1222 durante il pontificato di papa Onorio III.
  • Santa Pudenziana risalente al V secolo dove è possibile ammirare, nel mosaico dell’Abside, la raffigurazione di Cristo circondato dagli apostoli.

La seconda giornata del Pellegrinaggio, è iniziata con la visita del grandioso Battistero Lateranense. Esso è il più antico Battistero monumentale edificato per volere dell’imperatore Costantino come luogo di culto in cui la comunità cristiana poteva celebrare solennemente i Sacramenti della iniziazione. Ha la particolarità di non aver mai cessato di svolgere quella funzione per cui era stato costruito cioè il Battesimo. Sotto la cupola abbiamo potuto ammirare il fonte battesimale.

Adiacente al Battistero è possibile ammirare la cappella di San Venazio costruita sulla base delle preesistenti terme, essa custodisce l’edicola marmorea raffigurante il Cristo e due angeli e che conserva l’olio Santo utilizzato dalle parrocchie della Diocesi di Roma per la somministrazione dei sacramenti.

Nell’itinerario non è potuta mancare la visita al monastero e alla Basilica dei Santi Quattro Coronati sul colle Celio. Ancora oggi qui vivono, in clausura, le monache agostiniane. La posizione di questa chiesa era rilevante per essere in alto e per la sua vicinanza al Laterano sede allora del papato. Discordanti sono le tradizioni sull’identità dei martiri (“coronati” cioè dal lauro del martirio) cui la chiesa è dedicata: potrebbe trattarsi di marmorari della Pannonia martirizzati al tempo di Diocleziano (284-305) perché non vollero scolpire la statua del dio Esculapio (idoli pagani) oppure, secondo un’altra versione trattasi di pretoriani romani che si rifiutarono di adorarla. All’ingresso dell’edificio è possibile ammirare la massiccia torre campanaria del IX secolo.

Si è proseguito poi nel pomeriggio con la visita alla chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio nel rione Monti. La costruzione fu voluta probabilmente da papa Leone I, l’edificio aveva pianta circolare costituita in origine da tre cerchi concentrici e si inserisce nelle “rinascita classica” dell’architettura paleocristiana che raggiunse la sua massima espressione negli anni tra il 430 e il 460. Questa struttura presenta analogie con la pianta rotonda della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme.

Sorge nella valle tra l’Esquilino e il Celio, sulla direttrice che unisce il Colosseo al Laterano nel rione Monti la Basilica di San Clemente, edificata nel tardo IV secolo su un preesistente edificio del II secolo d.C., si trattava della domus ecclesiaæ di Clemente. Le domus ecclesiaeæ erano luoghi di culto dove si riunivano i fedeli nei primi secoli del Cristianesimo. La basilica che oggi vediamo è stata edificata nel XII secolo ed è collegata al convento domenicano, si trova al di sopra di antichi edifici interrati per due livelli di profondità. Nella basilica inferiore sono presenti mosaici come quello relativo a San Cirillo e Metodio, nonché affreschi del XI secolo che raffigurano San Clemente e Sissinio dove vi sono le iscrizioni che rappresentano uno dei primi esempi del passaggio dal latino al “volgare”. Da non perdere l’ipogeo che si sviluppa sotto l’attuale basilica il più basso dei quali è costituito da un “mitreo” pregevole a lato del quale scorre ancora un sorprendente torrente sotterraneo.

Camminando verso L’Aventino andiamo a visitare l’elegante Basilica di Santa Sabina, situata vicino al Giardino degli Aranci. Degno di nota è sicuramente il portale ligneo d’ingresso ideato e costruito intorno al 432 d.c. Esso è suddiviso in ventiquattro riquadri che narrano scene del Vecchio e del Nuovo Testamento. Il riquadro più interessante è quello che narra la Crocifissione. Al suo interno si scopre la “Pietra del Diavolo” con la sua curiosa leggenda.

A pochi passi abbiamo visitato la Chiesa di Sant’ Alessio costruita tra il III e il IV secolo, la Chiesa di Sant’Anselmo che nonostante le apparenze è di recente costruzione (risale infatti alla fine dell’800).

La terza e ultima giornata del nostro Pellegrinaggio ci porta ad ammirare la Chiesa di Santa Maria in Cosmedin, chiesa Greco cattolica Melkita costruita nel VI secolo sui resti del tempio di Ercole e del Forum boarium. È una chiesa medioevale nota per accogliere nel suo portico la famosa Bocca della Verità. Il suo nome deriva dall’aggettivo greco “kosmidion” (bello) concetto a cui fu associata per la sua splendida e abbondante decorazione. Uno dei principali tesori che si conserva nella chiesa è il reliquiario di vetro con il cranio di San Valentino, patrono degli innamorati.

Attraverso una passeggiata con vista sui Fori Imperiali siamo giunti in Piazza del Campidoglio e sulla sommità del Colle Capitolino, non poteva di certo mancare la visita alla Basilica di Santa Maria in Ara Coeli (altare del cielo). Al suo interno è possibile ammirare tra i tanti tesori la Cappella del Bambinello dove si trova una scultura in legno del bambin Gesù, intagliata nel XV secolo con il legno d’olivo del Giardino del Getsemani, ricoperta di preziosi ex voto. Secondo la credenza popolare la statua era dotata di poteri miracolosi e i credenti vi si recavano per chiedere la grazia. Purtroppo nel 1994 la scultura venne trafugata e non più ritrovata: ora al suo posto c’è una copia dell’originale. Lasciata alle spalle la chiesa fortunatamente abbiamo percorso in discesa i 124 scalini per dirigerci verso l’Isola Tiberina, il Ghetto per giungere in Piazza e Chiesa di Santa Maria in Trastevere. Questa chiesa conserva nella parte superiore della facciata un mosaico del XIII secolo raffigurante Maria in Trono che allatta il bambino, affiancata da dieci donne recanti lampade. Che dire del Campanile? Sulla sommità si vede un mosaico raffigurante la Madonna con il bambino in una nicchia.

A conclusione di questa intensa esperienza dove le nostre famiglie hanno condiviso momenti di cultura e di fede, accompagnati dalla gioia dello stare insieme in pace e in serenità il nostro grazie corale è rivolto a Don Ciro, a Suor Graziella e all’inesauribile e simpatica Cristiana, la guida che anche quest’anno ci hanno accompagnati nella città eterna.

Guarda la galleria:

Pellegrinaggio di S. Valentino per Famiglie

La santità è un tesoro cercato e trovato

Parrocchie di Porzano – Leno – Milzanello

QUARESIMA 2019
ESERCIZI SPIRITUALI NELLA VITA CORRENTE

Questo è il bello del vivere: progredire nella santità

Giovedì 14 marzo

Invocazione allo Spirito

(San Paolo VI, papa)

Fa’, o Signore,
che il tuo Spirito informi
e trasformi la nostra vita,
e ci dia il gaudio della fratellanza sincera, la virtù del generoso servizio,
l’ansia dell’apostolato.
Fa’, o Signore,
che sempre più ardente e operoso
diventi il nostro amore
verso tutti i fratelli in Cristo
per collaborare sempre più intensamente con loro nell’edificazione del Regno di Dio.
Fa’ ancora, o Signore,
che sappiamo meglio unire i nostri sforzi con tutti gli uomini di buona volontà, per realizzare pienamente
il bene dell’umanità nella verità,
nella libertà, nella giustizia e nell’amore.
Per te noi così ti preghiamo, o Cristo, che col Padre e con lo Spirito Santo vivi e regni, Dio, nei secoli eterni. Amen.

Maria di Magdala

(Giovanni 20, 11-18)

11 Maria, invece, se ne stava fuori vicino al sepolcro a piangere. Mentre piangeva, si chinò a guardare dentro il sepolcro, 12 ed ecco, vide due angeli, vestiti di bianco, seduti uno a capo e l’altro ai piedi, lì dov’era stato il corpo di Gesù. 13 Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?» Ella rispose loro: «Perché hanno tolto il mio Signore e non so dove l’abbiano deposto». 14 Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 15 Gesù le disse: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?» Ella, pensando che fosse l’ortolano, gli disse: «Signore, se tu l’hai portato via, dimmi dove l’hai deposto, e io lo prenderò». 16 Gesù le disse: «Maria!» Ella, voltatasi, gli disse in ebraico: «Rabbunì!» che vuol dire: «Maestro!» 17 Gesù le disse: «Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli, e di’ loro: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro”». 18 Maria Maddalena andò ad annunciare ai discepoli che aveva visto il Signore, e che egli le aveva detto queste cose.

Venerabile Benedetta Bianchi Porro

Benedetta Bianchi Porro nasce a Dovadola, in provincia di Forlì e diocesi di Forlì-Bertinoro, l’8 agosto 1936. A tre mesi si ammala di poliomielite: guarisce, ma rimane con una gamba più corta dell’altra. A dispetto delle condizioni di salute, s’iscrive alla facoltà di Fisica dell’Università degli Studi di Milano, ma dopo un mese passa a quella di Medicina. Proprio questi suoi studi le permettono, nel 1957, di riconoscere da sola la natura della malattia che l’aveva intanto resa cieca e progressivamente sorda: neurofibromatosi diffusa o morbo di Recklinghausen. La vicinanza degli amici le permette di uscire a poco a poco dal dolore. Due volte pellegrina a Lourdes, scopre in quel luogo quale sia la propria autentica vocazione: lottare e vivere in maniera serena la malattia. Attorno a lei si radunano amici e sconosciuti, mentre con le sue lettere raggiunge molti cuori. Muore nella sua casa di Sirmione alle 10.40 del 23 gennaio 1964, a ventisette anni, con un «Grazie» come ultima parola. Dal 22 marzo 1969 le sue spoglie mortali riposano nella chiesa della badia di Sant’Andrea a Dovadola. È stata dichiarata Venerabile il 23 dicembre 1993. Il 7 novembre 2018 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto relativo a un miracolo ottenuto per intercessione di Benedetta, la cui beatificazione è stata fissata a sabato 14 settembre 2019, nella cattedrale di Forlì.

SALMO 135. Inno di lode.

Lodate il nome del Signore, lodatelo, servi del Signore,
voi che state nella casa del Signore, negli atri della casa del nostro Dio.
Lodate il Signore: il Signore è buono; cantate inni al suo nome, perché è amabile. Il Signore si è scelto Giacobbe,
Israele come suo possesso.
Io so che grande è il Signore,
il nostro Dio sopra tutti gli dei. Tutto ciò che vuole il Signore,
egli lo compie in cielo e sulla terra, nei mari e in tutti gli abissi.
Fa salire le nubi dall’estremità della terra, produce le folgori per la pioggia,
dalle sue riserve libera i venti.
Signore, il tuo nome è per sempre;
Signore, il tuo ricordo per ogni generazione. ; benedici il Signore, casa di Aronne;
Benedici il Signore, casa di Levi;
voi che temete il Signore, benedite il Signore. Da Sion sia benedetto il Signore.
che abita a Gerusalemme.