La Vita… esperienze personali

I ragazzi del nono anno catechistico di Porzano di Leno, sostengono che la vita sia un dono grande di Dio e di conseguenza, debba essere vissuta sempre al meglio. Nonostante le innumerovoli difficoltà che la vita stessa ci riserva, essa vale sempre la pena viverla; non arrendiamoci, confidiamo nel Signore, rimaniamo sempre positivi in qualunque caso e affrontiamo con serenità e positività i momenti oscuri/cupi della nostra esistenza. La vita essendo un dono di Dio è libera e perciò va vissuta in libertà e pienezza. Tutti devono vivere la vita in piena libertà, secondo i propri pensieri senza farsi influenzare dagli altri, avendo rispetto di tutto ciò che ci circonda e delle altre persone.

E allora viviamo la nostra vita senza scorciatoie; viviamola sempre con tanta pazienza e amore verso tutto e tutti. Manteniamo alta la speranza in una vita migliore, viviamo intensamente ogni emozione e ogni momento bello, coltiviamo sincere amicizie e relazioni e diventiamo autentici testimoni di un grande “Amore”, quello che ha Dio per ognuno di noi.

La vita è una sola quindi bisogna godersela nel fare il bene. Anche se ci sono degli ostacoli, si deve sempre andare avanti con le nostre forze e l’aiuto del Signore. Certe volte è bene non complicare la propria esistenza con paranoie e problemi inutili; allora bisogna lasciarsi andare ed essere più sereni, pensando anche a divertirsi senza far del male a nessuno e ringraziare il Signore di quello che siamo e abbiamo e godersela, perché la vita è una sola e va vissuta in pienezza.

Cos’è la vita, cosa significa questa parola?

É un concetto talmente grande che fatico a definirlo con le parole.

La vita è un bimbo che nasce nonostante tutto o il malato che lotta con tutte le sue forze per guarire.

La vita è aiutare una persona in difficoltà, è dedicare un po’ del nostro tempo agli altri; è sentirsi responsabili del bene comune e dell’ambiente in cui viviamo.

La vita è il Dono grande che Dio ci ha fatto, dobbiamo quindi rispettare la nostra e quella degli altri perché solo così a senso viverla.

Fabio, Mariachiara, Angelica, Marco, Elia, Elisa, Fabio, Laura, Letizia.

Qui Caritas parrocchiale

Per informare

Anche questa volta non si può che partire dai cambiamenti e dagli auguri. Benvenuto, monsignor Tononi! A lei l’augurio di un proficuo lavoro, in caritas, con noi e per la comunità parrocchiale.

Quando questa nota sarà pubblicata almeno due delle iniziative dei mesi di novembre e dicembre avranno già visto la loro realizzazione:
La giornata del povero, voluta da papa Francesco, che quest’anno è stata celebrata il 16 e 17 novembre attuando una raccolta alimentare alle porte della chiesa.
La giornata del pane (proposta annualmente dalla Caritas diocesana all’inizio dell’Avvento) la domenica 1 dicembre, prima domenica di Avvento.
La caritas diocesana, quest’anno, ha suggerito di mettere in relazione il pane confezionato e distribuito durante le celebrazioni eucaristiche, a quel Pane, che è l’Eucaristia: come il pane ci nutre e ci fa crescere, così l’Eucaristia, che è cibo per l’anima, è Pane che genera, Pane che nutre, Pane di Luce.

Non solo. Poiché le offerte raccolte sono state finalizzate ad un progetto preciso, Mano Fraterna Giovani, per ciascuna domenica di Avvento è stata preparata una pista di riflessione che mette metaforicamente in relazione le “fasi del pane” con quelle dei giovani e quelle della stessa Chiesa. Ecco, domenica per domenica, un estratto dal pieghevole:

  • 1 Dicembre / PANE “FRESCO”. Il pane è il necessario per l’oggi. “Perciò tenetevi pronti perché viene il Figlio dell’uomo (Mt 24, 37-44). I giovani sono il “pane” della società e della Chiesa; la “freschezza” riconosciuta della loro esistenza… il pane giovane è la buona speranza del futuro.
  • 8 Dicembre / PANE “RAFFERMO”. Il pane rimane pane, anche domani, quando la freschezza era di ieri. “Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù” (Lc 1, 26-38). Pane di “oggi” il Figlio vorrà fare “fresco” quello di “ieri”. I giovani sono la speranza per “nuovi impasti” di “freschi ingredienti” intergenerazionali.
  • 15 Dicembre / PANE “SCARTATO”. I giovani di oggi denunciano l’ingiustizia di un mancato riscatto. “Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle. Che cosa siete andati a vedere nel deserto? “Mt 11, 2-11). Per un mondo bisognoso di giovani profeti, il pane “fresco” della giovinezza, “scartato”, restituisce il gusto sgradevole di sociali ed ecclesiali colpe.
  • 22 Dicembre / PANE “DI LUCE”. Dare alla luce è generare alla vita. “Ecco la vergine concepirà e darà alla luce un figlio” (Mt 1, 18-24). “Pane di luce” saranno i giovani impastati di terra e di Spirito Santo… “lievitati” e “cotti” nel “forno” della carità. A loro tempo saranno frammento di quella luce che la Chiesa celebra nel Natale del Signore.

Tutte queste iniziative sono ad offerta libera ed hanno lo scopo di rendere attiva la Carità fraterna, di accorgerci di chi ci sta accanto, e di adoperarci per quanti hanno bisogno, raccogliendo alimenti ed offerte da redistribuire.

Raccontarsi per condividere le esperienze

Sono M. Anch’io, come molte persone, quando ero piccola e frequentavo l’oratorio femminile (allora i due oratori erano separati) dove c’erano le suore, mi vedevo missionaria per aiutare i bambini in qualche paese lontano. Però non è stato così e il mio cammino è stato diverso. Ho avuto l’onore di far parte di una delle famiglie più numerose di Leno (10 tra fratelli e sorelle); noi figli siamo cresciuti sapendo che molte cose non potevamo averle ma ugualmente felici perché ci sembrava di avere tutto o quasi. Poi mi sono sposata ed ho anche provato la felicità di poter festeggiare in serenità e saluto il 50 anni di matrimonio.

Ho visto sposati i miei tre figli e nascere 5 nipoti, occupandomi di loro mentre i figli erano al lavoro. Con le mie sorelle abbiamo assistito prima un nostro fratello che ci ha lasciati a soli 25 anni, poi per dovere, amore e riconoscenza anche i nostri genitori. Potevo essere soddisfatta; invece mi sono sentita vuota, inutile; mi sembrava di non essere più utile per nessuno e mi sono chiesta più volte che scopo avesse la mia vita.

Una domenica alla santa Messa monsignor Giovanni, tra gli avvisi, comunicò che aveva organizzato un corso per formare dei volontari per far parte della Caritas parrocchiale. Sentii una grande gioia dentro di me perché forse avevo la possibilità di essere di nuovo utile a qualcuno.

Terminato il corso, molto interessante e istruttivo, ho scelto di far parte di Nonsolonoi. Il mio compito è distribuire, al sabato mattina, gli indumenti alle persone che con molta umiltà arrivano da noi. Mentre scelgono le varie cose, si parla con loro e molte volte si viene a conoscenza dei loro problemi. Se riesco a dire una parola buona e a tranquillizzarli dicendo che i loro problemi sono comuni a tante persone e che c’è chi sta peggio di loro, un loro sorriso o un “grazie” mi fanno sentire di essere stata, anche se per poco, utile a qualcuno. Se poi ti senti dire “sei stata gentile” oppure “ti ricorderò nelle mie preghiere”, capisci che le ore passate lì non sono state sprecate.

Nel bel gruppo di volontarie, affiatate e ben guidate dalla responsabile del nostro reparto di abbigliamento e casalinghi ho ritrovato il senso della mia vita. Grazie!

Per suscitare relazioni

Rilanciano anche l’iniziativa Offerte mensili mirate a progetti specifici: è stata già collaudata e durante quest’anno a due famiglie è stato assicurato un aiuto finanziario per molti mesi. Si assicura l’informazione puntuale a chi aderisce. Grazie a chi raccoglierà l’invito.

Raccontarsi per condividere le esperienze

Sono P.

É da poco tempo che collaboro con la Caritas della nostra parrocchia. Da pochissimi mesi, ho pensato di aiutare, di dare una mano (e non solamente in senso figurato), di donare un po’ del mio tempo a chi ne ha bisogno. Ho scoperto che la nostra Caritas ha un bellissimo progetto che abbraccia tutte le dimensioni della solidarietà cristiana: ascolto, distribuzione, consolazione, cura e preghiera.

La persona che si trova in un momento di difficoltà e disagio (che può essere materiale, interiore o spirituale) è così “accolta“ e  “accompagnata“ integralmente. Il mio contributo è minimo, aiuto nella distribuzione (più esattamente nella raccolta di indumenti ed oggetti di vario genere da distribuire alle famiglie che diversamente non potrebbero permetterseli) e due volte la settimana, al mattino, seguo, non da sola ma con altre collaboratrici della Caritas, i bambini delle mamme che frequentano presso Casa Garda la Scuola di Italiano.

Questo piccolo impegno mi ha permesso di rendermi conto che ci sono ancora tanti nuclei familiari che versano in difficoltà economiche e di sentirmi concretamente utile e vicino ad una realtà (quella della povertà) che  oggi, nel terzo millennio, ancora persiste. Le molte persone che fanno pulsare il cuore della Caritas, che ho avuto la fortuna ed il piacere di conoscere e che ringrazio di avermi dato l’opportunità di affiancarle, sono infaticabili, generose, positive e creative, sempre alla ricerca di iniziative nuove e coinvolgenti che possano sensibilizzare alla solidarietà, anzi alla Carità, a quell’amore verso il “prossimo“ che la parabola del Buon samaritano ci insegna e che da sempre ci interroga riguardo ad una domanda a volte scomoda:

Chi è il mio prossimo? I miei parenti? I miei connazionali? Quelli della mia religione

A ciascuno di noi è assegnato il compito di coglierne il vero significato e di dare una risposta che non resti astratta ma diventi concretezza.

P.

Ciao, sono Vanessa.

Durante un percorso di crescita personale, sono venuta a contatto con i volontari della caritas parrocchiale di Leno e ho iniziato il mio percorso al Centro d’ascolto. Qui sono diventata più consapevole dei vari problemi che ci affliggono quotidianamente: non solo le “classiche scadenze”, ma soprattutto il bisogno di essere ascoltati e di sfogarsi, la paura del momento e quella del futuro, la solitudine…

Non sempre riusciamo a risolvere tutte le problematiche, ma cerchiamo di alleviarle il più possibile. 

Confrontandoci nelle varie situazioni, riusciamo ad aiutare anche noi stessi.

La fruttuosa collaborazione con l’ACR

Nei giorni 2 e 3 marzo, i volontari caritas hanno realizzato con i ragazzi dell’ACR una bella, vivace e intensa collaborazione.

Mantenendo fede alla promessa fatta quando avevano visitato la sede caritas, il fantastico gruppo  dei ragazzi con i loro responsabili, Damiano e Alessandro, si sono buttati a capofitto in una iniziativa di autofinanziamento del Centro d’ascolto: confezionare e distribuire, ad offerta libera, delle piante fiorite alle porte della chiesa.

Laboratorio: sala stampa dell’Oratorio e “lavoro a catena”. Si tagliavano la carta crespa e le strisce di nastro colorato, si rivestivano i vasetti di primule e margheritine, si applicava il rotolino di carta con stampato un pensiero di riflessione.

Tutto fatto con la gioia ed l’entusiasmo manifestato anche la domenica vicino alle porte della chiesa per la distribuzione insieme alle volontarie caritas.

Grazie, ragazzi! Vi aspettiamo per altre iniziative!