Cronistoria della comunità di Milzanello dall’avvento all’Epifania

Sabato 1 Dicembre 2018, inizio dell’Avvento, si è svolto il ritiro spirituale, in Oratorio, aperto a giovani e adulti delle tre Parrocchie.

Programma: ore 8.30 caffè al bar; 9.00 lodi mattutine, a seguire meditazione nel salone Sant’Urbano. Silenzio e condivisione a gruppi; ore 11.45 Angelus in chiesa parrocchiale; ore 12.00 pranzo. Era presente il Rettore del Seminario, mons. Gabriele Filippini, per la meditazione sul Natale (Matteo 16,13-20).

Elenchiamo sinteticamente alcuni spunti di meditazione: 

  • A Natale ci si preoccupa di tante cose, ma si rischia di perdere il vero senso di questa grande festa.
  • L’uomo è convinto di appagarsi con tante esteriorità che danno gioia apparente.
  • A Natale il verbo si è fatto carne: chi è per noi Cristo?
  • Cristo nostro contemporaneo, continua ancora ad interessare?
  • Qualcuno crede che sia un grande uomo della storia; hanno usato Cristo in tanti modi, ma mai come uomo di fede.
  • Gesù a Pietro: ”Chi sono io?”. La risposta di Pietro è un atto di fede.
  • Perché Gesù ci è necessario? Perché ci salva.
  • Io sono uno guardato dal Signore (Papa Francesco). Senza Dio non ce la possiamo fare.
  • La vita cristiana è un continuo cammino dalla schiavitù alla libertà; a questo bisogno risponde Dio.
  • Dobbiamo recuperare, con il cammino del cuore, un rapporto continuo con Dio.
  • Oggi Cristo corre il rischio di sbriciolarsi e vanno perdendosi le tradizioni.
  • La vita del cristiano è vivere in Cristo (S. Paolo), ci vengono in aiuto i Sacramenti e la Parola di Dio.
  • Dio si fa bambino, il bambino si fida degli altri; anche noi ci dobbiamo fidare di Dio che ci ha promesso un’altra vita dopo la morte: la risurrezione a vita eterna. L’uomo, però, fa fatica a credere alla risurrezione.

Queste voce sono le domande che ci hanno guidato nella riflessione di gruppo.

  • In chi credo veramente?
  • Chi è Gesù per me?
  • Che spazio ha il Vangelo nella concretezza delle mie giornate?
  • Quale cristianesimo ho in mente?
  • Sono cosciente della carità che è amore e non filantropia?

La mattinata si è conclusa col pranzo di condivisione in trattoria.

8 Dicembre: abbiamo festeggiato l’Immacolata Concezione con la S. Messa solenne animata dal nostro coro, che poi ci ha aiutato a celebrare con gioia tutte le altre solennità del periodo di Natale.

12 dicembre: in serata è arrivata Santa Lucia in oratorio, con i suoi angioletti. Il momento è stato animato dai ragazzi con don Ciro. Santa Lucia con il suo asino e coi suoi doni per i bambini e per l’oratorio è stato ancora una volta un’occasione per stare insieme per una serata diversa. E’ sempre bello vedere negli occhi dei bambini quella gioia che nasce dalle semplici cose.

17 – 20 Dicembre: don Ciro ha proposto ai bambini un momento di preghiera: “Un quarto d’ora davanti alla capanna”. I fanciulli con i genitori e altri adulti si sono riuniti nella chiesa parrocchiale per cantare, pregare e ascoltare la parola di Dio narrata e spiegata in modo chiaro e semplice per poter essere alla portata dei piccoli partecipanti. Al termine, ogni sera, dopo aver preso un impegno per il giorno seguente, hanno ricevuto una tessera che andava a formare un puzzle per comporre un cuore, in cui porre il Gesù bambino donato l’ultima sera.

24 dicembre: le funzioni natalizie sono iniziate con la Santa Messa solenne della notte della vigilia. La chiesa era stracolma di persone, tre le quali molti giovani. Dopo la celebrazione i nostri volontari hanno offerto un momento conviviale sul sagrato della chiesa con panettone e vin brulè.

25 dicembre: Santa Messa solenne alle ore 10:00.

31 dicembre: alla messa vespertina molti hanno partecipato alla benedizione solenne e al canto del TE DEUM, in cui abbiamo ricordato i nostri fratelli defunti del 2018, i nuovi nati e battezzati nella nostra comunità parrocchiale, e abbiamo ringraziato il Signore per i benefici da Lui ricevuti per l’anno appena terminato.

6 gennaio 2019: è così arrivata anche la festa della manifestazione di Gesù al mondo: l’Epifania. Alla messa delle ore 10 sono arrivati i magi accompagnati da due angioletti. I tre re (Sofia, Sara e Francesco), preceduti dagli angioletti (Manuel e Filippo) che portavano la stella,  sono giunti  alla capanna e hanno deposto ai piedi del Bambinello, di Maria e Giuseppe i loro doni: oro per ricordare la regalità di Gesù, incenso per proclamare la Sua divinità e la mirra per annunziare la Sua umanità e quindi la Sua morte, sepoltura e risurrezione.

Nel pomeriggio, in oratorio, grande festa con l’arrivo delle befane, la tombolata e la merenda a base di pane e nutella.

Un particolare ringraziamento.

Durante le funzioni delle feste natalizie, i fedeli sono stati accolti con una sorpresa: una luce splendente, diffusa da nuovi fari a led, simbolo anche della luce di Gesù, ha illuminato la chiesa parrocchiale, mettendo in risalto l’allestimento floreale, la zona del presbiterio, gli altari laterali, la capanna e gli affreschi della volta. Ringraziamo quindi tutte le persone che, con le loro generose offerte, hanno permesso di abbellire con i fiori e i paramenti e illuminare la nostra chiesa. 

Grazie alla generosità di alcuni volontari e sempre a costo zero, è stata sistemato inoltre il luogo del battistero, in modo particolare risanando i muri dai quali era caduta la calce per la troppa umidità.

Un ultimo e doveroso ringraziamento alle persone che, con una innata passione, ci ha

Raccolta alimentare

Il 24 e 25 novembre 2018, in parrocchia, si è svolta la raccolta alimentare che ha dato i seguenti risultati

ALIMENTI PEZZI KG
Pasta 36 24
Riso 7 7
Farina gialla 3 1,5
Zucchero 9 9
Pomodoro 15 6
Legumi 13 4
Tonno 23 2,5
Caffè 2 0,5
Aceto 1 1
Biscotti/dolciumi 6 1
Sale 1 1
Omogeneizzati 8 0,5
Dadi 2 0,5
Varie 1

Dio è con noi!

Omelia del Vescovo Pierantonio Tremolada nella S. Messa delle Genti – Sabato 6 gennaio 2018

Celebriamo con gioia la solennità dell’Epifania, la festa della manifestazione alle genti del Cristo redentore. È una festa che mette in evidenza la dimensione universale della nostra fede: il grande dono della presenza del “Dio con noi” è offerto a tutti i popoli che compongono l’umanità. Di questi popoli, delle genti di tutto il mondo, i Magi, di cui parla il Vangelo di Matteo, sono gli autorevoli rappresentanti. La tradizione cristiana e la pietà popolare ce li ha rappresentati così, con le sembianze anche fisiche di etnie diverse. Sono uomini sapienti che vengono da lontano, che giungono all’incontro con Gesù attratti dallo splendore di una stella interpretata come segno di un evento grandioso. Sono perciò anche l’esempio di una scienza non superba, di una sapienza che sa adorare il mistero eccedente, di un’intelligenza umile, riconoscente e generosa. Anche per questo motivo sono figure che sono diventate care ai cristiani di ogni tempo e hanno sempre suscitato simpatia e affetto.

I Magi giungono a Betlemme attirati dallo splendore di una stella. La luce di questo astro singolare apparso nel cielo è per loro il segno di una presenza straordinaria che il mondo ha ricevuto in dono, una nascita meravigliosa, il grande re destinato a compiere meraviglie. In realtà la luce è lui stesso: questo bambino nel quale risplende una gloria del tutto singolare. Per vederlo essi decidono di mettersi in cammino. Il re che i Magi si attendono di incontrare non nasce però a Gerusalemme, come essi immaginano, ma nel piccolo borgo di Betlemme, non nel palazzo del re ma in una grotta. Colui che porta con sé lo splendore di Dio entra nella storia degli uomini con discrezione e vi prende casa senza attirare l’attenzione. È come un seme che cade nel terreno e subito scompare per prepararsi a produrre grande frutto; è come il lievito che si mescola alla pasta per farla segretamente fermentare. Questa misericordia che coniuga umiltà e mansuetudine è principio della vita nuova che l’umanità riceve nel Natale del Signore.

Il viaggio dei Magi evoca le antiche profezie. Richiama un gesto simile compiuto dalle genti di tutto il mondo, un pellegrinaggio di cui parla un testo del Libro del profeta Isaia, che abbiamo ascoltato nella prima lettura. È il suggestivo pellegrinaggio di tutte le genti verso Gerusalemme, la città posta sul monte Sion, la città amata da Dio: “Alzati Gerusalemme, rivestiti di luce – dice il profeta – perché viene la tua luce la gloria del Signore è sopra di te … Le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni, ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te … Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda, tutti costoro si sono radunati, vengono a te”. Le genti si mettono dunque in cammino verso Gerusalemme dai diversi punti della terra. Questo dice il profeta. Perché dunque lo fanno? Che cosa cercano? Che cosa li attira? Il profeta stesso risponde: li attira la gloria del Signore che vedono riflessa in questa città, lo splendore di bellezza che è proprio del Signore e che qui trova la sua manifestazione.

Questa città è divenuta trasparenza nel mondo di Dio stesso, del suo splendore di santità. È sempre il profeta a spiegare più avanti che cosa si può trovare in questa città di decisamente affascinante. Il Signore dichiara infatti per mezzo suo: “Costituirò tuo sovrano la pace, tuo governatore la giustizia. Non si sentirà più parlare di prepotenza nel tuo paese, di devastazione e di distruzione nei tuoi confini”. Se le tenebre – come spiega bene san Giovanni nella sua prima lettera – sono l’odio che divide gli uomini tra loro e distrugge ogni forma di socialità, la luce è la pace che deriva dalla giustizia, è la comunione che vince ogni forma di inimicizia.

Nella lettura del Nuovo Testamento, questa città santa splendente della gloria di Dio, che sorge dal mistero dell’incarnazione e della morte e risurrezione di Gesù, è la Chiesa. La gloria della sua santa umanità ora è donata ai suoi discepoli e fratelli, che in lui e per lui costituiscono l’assemblea dei salvati. “Dalla sua pienezza abbiamo ricevuto – dice san Giovanni – e grazia su grazia” (Gv 1,17). E san Paolo aggiunge: “Ci ha messo in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto” (Col 1,12-13).

La Chiesa del Signore, città posta sul monte e riflesso della gloria di Dio nel mondo, è la Chiesa della Pentecoste. È cioè la Chiesa delle genti, della comunione nella differenza, della unità nella diversità. Chiesa delle genti con le loro lingue, le loro culture, le loro identità, i loro doni. Ma anche la Chiesa che è un solo corpo: una famiglia di popoli, popolo di Dio che si riconosce unito nell’annuncio del Vangelo, nella proclamazione condivisa delle meraviglie di Dio, nell’opera di salvezza divenuta esperienza condivisa di vita. La Chiesa è una ma non omogenea: essa sa coniugare l’unità dei diversi popoli nella forma dell’amicizia e della reciproca fermentazione. Non dunque una mescolanza che annulla le identità ma un mosaico che le esalta, dentro un quadro unitario. La Chiesa è chiamata a fornire al mondo la testimonianza di qualcosa che potrebbe sembrare impossibile, che cioè si può camminare insieme anche quando si è diversi.

Cominciamo dunque noi, noi che condividiamo la stessa fede nel Signore Gesù Cristo. Offriamo al mondo globalizzato che ci guarda in ogni luogo in cui siamo l’immagine attraente di una famiglia di popoli, di una convivialità di culture. Mostriamo a tutti come in nome di Cristo si possa stringersi la mano con simpatia, comunicare in una lingua che ci permette di comprenderci senza cancellare necessariamente la propria, sentirsi parte di una cultura che accoglie rimanendo fieri della propria e vedendola riconosciuta con rispetto e simpatia. Noi che preghiamo insieme nel nome del Signore, che celebriamo insieme i misteri di Cristo, che ascoltiamo insieme la Parola di Dio, che viviamo insieme la fraternità cristiana nella forma della stima reciproca, della reciproca solidarietà e prima ancora della reciproca conoscenza, possiamo rendere evidente il disegno di comunione che Dio ha pensato da sempre per l’umanità.

Cominciamo noi, che siamo fratelli nel Signore e, pur provenendo da diversi nazioni e continenti, ci sentiamo uno in Cristo Gesù. Non separiamoci, non creiamo recinti, gruppi che semplicemente si affiancano ma mai si incontrano, ambienti ricostruiti a immagine di quelli lasciati per sentirsi a casa là dove ci sembra di essere soltanto degli stranieri. Non è questa l’esperienza di Chiesa che il Signore si attende da noi. La Chiesa risplende della luce di gloria che è la carità stessa di Dio, il suo mistero di comunione. Nella potenza dello Spirito santo è divenuto possibile ai credenti in Cristo sentirsi uno senza essere tutti uguali. Uguali sì nella dignità ma non nella cultura, nello stile di vita, nelle tradizioni, nel modo di esprimersi.

L’umanità è chiamata ad elevare al suo Creatore un inno di lode ma questo avverrà quando le voci e i suoni saranno in reciproca armonia. La lode è Dio è sinfonica, come lo è ogni vero canto e come lo è la musica stessa quando mette in campo diversi strumenti. Se ogni voce ed ogni strumento musicale seguisse una propria autonoma melodia non avremmo certo l’effetto dell’armonia. Occorre intrecciare voci e suoni, accordarli e intonarli, eseguire l’unica melodia lasciando che ciascuno faccia la sua parte ma all’interno di un disegno complessivo. Questo deve avvenire anche nella Chiesa del Signore, la Chiesa della Pentecoste. Siamo chiamati a sentirci un cuore solo e un’anima sola. I nostri volti sono molto più importanti del vestito che portiamo. I nostri sentimenti più veri e più nobili si trasmettono con una lingua che è universale.

Cominciamo noi ad accoglierci e ad amarci tra cristiani di diverse terre ora chiamati a vivere sulla stessa terra. Questo è il primo passo che ci consentirà di compiere i successivi e di aprirci a tutti i credenti in Dio e a tutti gli uomini di buona volontà, per condividere con loro tutto che è buono e nobile, ciò che è virtù e merita lode, tutto ciò che rende onore all’umanità di ogni tempo.

Non ci illudiamo certo che il compito sia facile. Sappiamo bene quanto sia alto il rischio che gli intendimenti si fermino molto prima della soglia dell’attuazione, che cioè le parole non siano seguite dai fatti. Sappiamo anche che il cammino sarà lungo, che non dovremo pretendere di vedere subito dei risultati entusiasmanti. Dovremo essere tenaci e costanti, pazienti e risoluti. Dovremo inoltre tenere lo sguardo fisso sulle nuove generazioni, sui nostri ragazzi e giovani, il cui futuro di comunione domanda di essere costruito a partire dal presente. Molto più di noi adulti essi si sentono cittadini del mondo e insieme figli di una terra: con loro dovremo sempre meglio capire che cosa questo significa, tenendo conto delle forti trasformazioni in atto. Ma laddove la coscienza è chiara e retta, laddove il desiderio di operare per il bene è sincero, lì – ne siamo convinti – la grazia di Dio e la sua sapienza fanno sentire tutta la loro forza.

Ai Magi che giunsero dall’Oriente a Gerusalemme gli abitanti della città con alla testa il loro re riservarono un’accoglienza che non fu entusiasmante. Non seppero condividere il loro stupore per la scoperta del segno celeste, la gioia per il grande evento annunciato, la gratitudine per la rivelazione ricevuta. Non furono ammirati dalla loro decisione di intraprendere un così lungo viaggio. Qualcuno tentò addirittura di servirsi di loro per fini criminosi. Tutti sentimenti che dimostrano quanto il cuore dell’uomo può rinchiudersi in se stesso, negandosi alle grandi prospettive che in verità gli appartengono. Noi vediamo nei Magi un esempio mirabile di apertura alla universalità che è propria della nostra fede in Cristo Gesù. Il nostro grande desiderio è che la Chiesa di Cristo sappia mostrare al mondo la gloria di Dio proprio attraverso quella sorta di miracolo sociale che è la comunione universale, composizione armonica di unità nella diversità, di concordia nella varietà, di coesione nella complessità. Ci conceda il Signore di camminare decisamente in questa direzione, per offrire all’umanità di oggi una testimonianza luminosa e quindi attraente della nuova vita scaturita dal Vangelo.

Sacra rappresentazione dell’Epifania – L’esperienza dei protagonisti

Per noi è stato bellissimo. In chiesa si è creata veramente una bella atmosfera. Direi emozionante. Un applauso a tutti coloro che hanno organizzato e tanto carino anche Don Ciro.

Francesco e genitori

Dice che è stato bello mettersi nei panni di Maria e rivivere quello che lei visse e fallo insieme ai miei amici.

Alice

In fondo anche il primo Natale lo vissero persone normali e semplici ma con il cuore puro e gioioso di questi bambini. Grazie a chi ci ha dato la possibilità di vivere questa esperienza.

Cristina la mamma

Partecipare alla Sacra Rappresentazione è stato molto bello perchè ho trascorso del tempo con altri bambini e ragazzi e fatto nuove amicizie. Mi è piaciuto anche perchè mi ha aiutato ad avvicinarmi a Dio durante il periodo natalizio e ad iniziare in modo migliore il nuovo anno.

Anna

É stato molto bello, sopratutto impersonare la parte del povero, perchè anche se non aveva niente da donare è stato accettato lo stesso. Mi piacerebbe rifarlo.

Rebecca

Mi è piaciuto molto far la parte della Sacra Rappresentazione perchè abbiamo assistito e nel frattempo partecipato alla ricostruzione della nascita di Gesù in cui ognuno dei partecipanti ha donato a giuseppe e maria un dono del proprio lavoro e pur non essendo molto hanno accettato.

Laura

Quello che a noi è piaciuto di più è stato provare ad immaginarsi di essere i pastori che hanno avuto la fortuna di andare ad adorare Gesù. E’ stato bello anche ritrovarsi varie volte per fare le prove.

Letizia e Agnese

La Sacra Rappresentazione mi è piaciuta tantissimo perché ha parlato della nascita di Gesù e in particolare quando l’angelo ha dato questo annuncio. Grazie a tutti i partecipanti.

Giorgia

Io ho partecipato alla Sacra Rappresentazione. Ho scelto di fare l’angelo per due motivi. Perché la veste bianca dell’angelo rappresenta la purezza e perché l’angelo è messaggero di Gesù. Grazie a tutti.

Sofia

A noi è piaciuta tanto la Sacra Rappresentazione. In particolare quando siamo entrati in Chiesa e quando tutti gli abitanti hanno dato i doni a Gesù. Sono stati bravi anche gli animatori.

Alessandro e Francesco

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A tutto cuore – Giornata missionaria dei ragazzi

Il 06 gennaio 2017 oltre alla solennità dell’Epifania, celebriamo la Giornata Missionaria dei Ragazzi. Il Vangelo di questo giorno, ci fa riflettere sulla manifestazione di Gesù a tutti i popoli, ci presenta le figure dei Magi, personaggi misteriosi, difficili da identificare, questi “camminatori” al seguito di una stella, questi cercatori venuti da lontano per trovare il Messia. Uomini che si fermano in adorazione davanti a Gesù, mossi da domande profonde e da una speranza che palpitava nei loro cuori. Hanno visto un segno, una stella: si sono messi in cammino e in ricerca. Lo hanno trovato! Tante persone nel mondo di oggi vivono la ricerca e l’attesa! É compito della Chiesa essere segno, “essere stella”, per condurre a Cristo ogni fratello e sorella! Ecco perché nella festa dell’Epifania, i Ragazzi Missionari dei cinque continenti celebrano il loro impegno per la Missione. Le offerte raccolte fra i ragazzi attraverso la distribuzione delle bustine missionarie andranno a finanziare i progetti del Fondo Universale di Solidarietà delle Pontificie Opere Missionarie a favore dei bambini di tutto il mondo. I Progetti sostenuti attualmente sono 2.500, destinati alla Pastorale Missionaria dei Ragazzi nelle Diocesi su richiesta dei Vescovi, progetti specifici nel campo dell’educazione cristiana, scolastica, di protezione dell’infanzia (orfanotrofi, centri sanitari, ecc…) e destinati ai bisogni diretti di ogni bambino. Ogni bambino e ragazzo della nostra comunità è invitato nella chiesa parrocchiale alle celebrazioni missionarie della giornata: ore 10.00 S. Messa, ore 15.00 funzione pomeridiana in cui la commissione missionaria con i catechisti proporrà una sacra rappresentazione, al seguito della quale ci sarà la benedizione di tutti i bambini e ragazzi presenti.

Sacra rappresentazione dell’Epifania

Gentili Signori,

anche quest’anno siamo a proporre ai vostri ragazzi l’esperienza della sacra rappresentazione della visita dei magi alla Sacra Famiglia di Nazareth. L’iniziativa vedrà impegnati i ragazzi in alcune prove e nella rappresentazione in chiesa il giorno del 6 gennaio, solennità dell’Epifania del Signore.

Spettacolino Epifania

Gli appuntamenti sono previsti in questo ordine:

Lunedì 29 dicembre 2014 ore 15.00
Mercoledì 31 dicembre 2014 ore 15.00
Venerdì 02 gennaio 2015 ore 15.00
Lunedì 05 gennaio 2015 ore 15.00
Prove in chiesa.

Martedì 06 gennaio 2015
Ore 14.45 ritrovo in Oratorio e corteo verso la chiesa.
Ore 15.30 sacra rappresentazione e benedizione dei bambini.

Nei giorni delle prove, i responsabili dell’iniziativa, saranno presenti in chiesa per assistere a tutti gli aspetti di carattere organizzativo. Le prove dureranno circa un’ora ad ogni appuntamento.
Per chi fosse interessato si rivolga a don Davide 3383912010.

Augurandovi la continuazione di un buon avvento, vi salutiamo.

I catechisti