Lectio Educativa

Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea

Il miracolo dei pani e dei pesci ha il profumo di casa, gli odori della quotidianità e del lavoro del pescatore, il legame con quello che, abitualmente, è necessario per sostenersi. Sembra proprio un miracolo domestico e simpatico, semplice e puro come un bicchiere d’acqua fresca. Casa c’è, di certo: ma anche un rapporto di tensione tra Gesù e la sua terra che il Vangelo non tace: questo miracolo è inserito nel contesto del tormentoso rapporto che Gesù soffre con la Galilea. Vale la pena sottolineare questa difficoltà che, letteralmente, incornicia il prima e il dopo del miracolo: Gesù non è capito, anzi è rifiutato. Il suo modo di fare non è secondo la tradizione, secondo gli odori e i profumi di casa. È una situazione che potremmo definire di pastorale “trascinata”, “stanca”: Gesù non riesce a mettere la novità del Vangelo dentro a quello che i suoi compaesani si aspettano, dentro le loro abitudini, alcune delle quali profondamente religiose. E questo sta mettendo alla prova Gesù. L’ostilità e, soprattutto, l’incredulità della gente di casa, però, non lo ferma e non lo intacca. La missione, come ogni missione, è più grande ed è più forte. Gesù, da buon educatore, rilancia la sfida e non si ferma né ai sondaggi né alla propria esperienza: il Padre gli ha affidato di più!Più che altro i Galilei vogliono i segni, le prove, i risultati, le soluzioni. A loro, di fatto, non interessa Dio: non vogliono vedere lui, ma risolvere i propri problemi. In questo contesto Gesù offre un profumo nuovo di pane appena sfornato e una pesca miracolosa mai compiuta e vista. È più forte la sua novità, ma non si rifiuta di usare le cose di tutti i giorni, perché la novità non sappia di irraggiungibile.

Gesù, alzati gli occhi, vide una grande folla

Non per niente il miracolo di Gesù parte dallo sguardo. Gesù alza gli occhi e vede la folla. Lo fa con uno sguardo diverso dai suoi compaesani e dai suoi discepoli, che è già un ascolto e un uscire da sé. Per andare, per rinnovarsi, bisogna avere una visione nuova dell’altro, che non è di giudizio, ma di comprensione. Bisogna proprio scegliere di vedere qualcosa di diverso da quello che ho sempre visto, da quello che è davanti ai miei occhi. Gesù “comprende” sempre di più nel suo sguardo la gente con i suoi bisogni, i discepoli a cui chiede di guardare anch’essi in questo modo, la capacità di non buttare via nulla…È uno sguardo così profondamente spirituale che coinvolge l’economia e impegno, che non sfugge la concretezza della situazione ma, appunto, la comprende, la prende con sé.La prima riposta non è la soluzione del problema, ma la decisione che quel problema possa e debba essere mio, possa rientrare nelle mie scelte, cambi le cose che sto facendo e i progetti che ho costruito. Fra l’altro, il Vangelo insiste sul fatto che Gesù sappia cosa sta per fare: lo sa bene e si lascia cambiare! Non siamo noi ad entrare nel mondo, è il mondo che entra nella nostra vita. O ci si lascia toccare, o non c’è ascolto, né spiritualità, né Vangelo.

…Dal Vangelo di Giovanni (Gv 6, 1-13)

Dopo questi fatti, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: “Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?”. Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: “Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo”. Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: “C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?”. Rispose Gesù: “Fateli sedere”. C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: “Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”. Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.

L’ascolto fondativo non è, quindi, uscire da sé, ma permettere all’altro (persona, problema, situazione…) di entrare nella mia vita, di cambiarmi nelle prospettive, nelle scelte, nei programmi, nella visione. Se non c’è questo passaggio, rischiamo un ascolto organizzativo, funzionale, ma non vero. Più rimbalza nella nostra profondità il suono dell’altro, più c’è la possibilità di creare una nuova armonia.L’ascolto ha bisogno di tempo, di spazio dentro di sé, di pazienza, di crescita: non si ripete nulla di creativo se non si cambia se stessi e il modo di vedere.

Dove potremo comprare il pane? … C’è qui un ragazzo

Così Gesù parte da Filippo, lo mette in mezzo per capire se si lasci cambiare o meno da questa logica innovativa. E Filippo fa la cosa che gli riesce meglio: conta. Si difende. Certifica l’impossibilità della richiesta di Cristo. A ben guardare, lui divide, perché è Cristo che moltiplica. Fa il commercialista della povertà, mentre Gesù lo invita a certificare l’abbondanza. Filippo è invitato all’ascolto di Cristo, al suo ragionamento, al rovesciamento della propria logica terrestre. Il primo miracolo di Gesù è cambiare la testa e il cuore ai suoi discepoli, è convincerli a non rassegnarsi ad una logica mortale ma diventare apostoli della vita, dell’abbondanza. Uscire è smettere di dividere e cominciare a moltiplicare. Andrea trova ed indica il ragazzo con i cinque pani e i due pesci. Non c’è dato sapere il motivo per cui questo adolescente porti a Gesù quello che ha: potrebbe essere per l’insistenza invidiosa della folla, oppure perché ha intuito che Gesù da quel poco può fare molto. Sembra che all’evangelista interessi il fatto che il poco che si ha, comunque, in un modo o nell’altro, arrivi a Gesù. Da che parte arrivi o come arrivi poco importa: non si parte mai da motivazioni chiare e pulite, a Gesù basta il gesto; quanto questo dono sia, conta ancora di meno. Ma la bellezza che sia un ragazzo a portarlo è strepitosa: c’è tutta una vita nuova che sgorga da questo gesto, come è ovvio per un uomo che si affaccia alla vita. C’è la generosità di un dono da adolescente che non capisce ma che, pure, offre senza calcolare: comincia a cambiare la logica di Filippo e inizia la moltiplicazione di Gesù. C’è la curiosità furba di chi vuole proprio vedere cosa farà Gesù, quasi la voglia di provare se è proprio così forte come dicono in giro: non con la sicurezza scientifica di un ragionamento illuminista, ma con la sovrana libertà di chi la vita la vuole proprio toccare.È proprio da lì, dal punto più debole, da quello che deve ancora crescere che Gesù moltiplica. È da un gesto sincero di generosità che parte l’azione di Cristo. Non dal calcolo, non dalla logica, nemmeno dalla pedagogia educativa, ma dalla freschezza di mettere nelle sue mani. Anche questo è ascolto, perché è consapevolezza di quello che si ha e che si è, è buttare tutto nelle mani di Gesù, è fidarsi di lui e non delle nostre capacità, è liberarsi dai nostri schemi e dalla fantasie sui nostri ipotetici superpoteri, è sapere chi è il Salvatore e che noi stessi siamo salvati perché, da soli, con quei pani e quei pesci non si va da nessuna parte.Questo ragazzo, con un solo gesto, diventa più discepolo dei discepoli. Apre la strada a tutti. Indovina a chi offrire il poco che ha. Fa l’investimento giusto, perché dona e non trattiene. Risolve il problema a tutti perché lo affida a Gesù.

Fateli sedere

Gesù, però, non si limita a risolvere il problema della fame. Prima fa accomodare tutti. Il pane di Cristo lo si mangia comodi, quando ognuno è a suo agio. Non è una mensa aziendale, dove conta mettere qualcosa sotto i denti e il più velocemente possibile; è un banchetto dove sperimentare la fraternità è parte integrante del menù, dove lo stomaco ha le sue esigenze ma non sono le sole perché c’è anche il cuore per le relazioni e il cervello per i progetti futuri… Così Gesù sfama tante fami e la sua moltiplicazione non riguarda solo il bisogno di pane, ma anche quello di vita, di senso. Vince la solitudine perché rende veramente tutti amici; avere Lui ci permette di sentirci fratelli. L’abbondanza è davvero abbondanza, non è uno spot pubblicitario. Gesù dimostra di ascoltare e di rispondere a ciascuno secondo quanto gli serve: ad ognuno è data la possibilità di sfamarsi, “quanto ne volevano”. È un’abbondanza calibrata su tutta la possibilità della vita: non è spreco, ma pienezza. Sprechiamo quando ci ingozziamo. Qui si riconosce Lui e i fratelli, e quindi la vita circola e non viene trattenuta.

Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto

Prima di moltiplicare Gesù rende grazie. Loda il Padre perché gli dona la possibilità di moltiplicare. Non maledice il lavoro che deve compiere, ma lo benedice e lo offre. Moltiplicando, Gesù compie la volontà del Padre, continua la sua creazione, rinnova la vita, indica la fonte e il donatore, svela la logica profonda di ogni azione di Dio.La sterilità non è mai storia della salvezza e non possiamo mai giustificare teologicamente la nostra pochezza. Dio è dalla parte dell’abbondanza, a partire dal cuore che lo sa lodare: lo allarga al mondo e alla storia, non lo fa atrofizzare. Ai discepoli Cristo affida il compito di custodire e raccogliere la sua abbondanza. Di tenere vivo nella Chiesa il suo dono. Di non buttare via nulla perché non c’è nulla che venga da lui e che non serva alla nostra vita. Ascoltare è andare a cercare e trovare Cristo in ogni pezzetto, è maturare la consapevolezza che la sua azione ha raggiunto tutto e tutti, che lui ha già conservato il pane per tutto il suo popolo (dodici ceste traboccanti!). A noi non spetta inventarlo, ma accoglierlo, scoprirlo, vederlo, non rovinarlo, invitare a sfamarsi e non mandare via affamati… Essere custodi di questa abbondanza a 360° è il senso di ogni ministero nella Chiesa. Ma c’è un ultimo passaggio che la moltiplicazione del pani e dei pesci regala al nostro cammino: Cristo ci permette di continuare a vivere con la sua fame. Siccome Gesù moltiplica tutto, anche la nostra fame di giustizia, di vita, di libertà, di pace non ne rimane immune. Forse è il regalo più bello che ci avvicina a lui: dimostrare che la sua moltiplicazione continua perché la sua fame, il suo sguardo, la sua logica continua in noi. Moltiplica in noi la sua ansia di Messia, perché la casa non sia più la Galilea ma tutto il mondo, perché il tempo non sia più il suo ma anche il nostro

Ritiro di avvento per Comunità educativa e Giovani

Quest’anno vivremo il consueto ritiro di Avvento
con una novità…
Per favorire la presenza di tutta la comunità educativa e di tutti i giovani che vogliano regalarsi uno spazio di confronto, preghiera, incontro, ascolto, pensiamo sia opportuno non moltiplicare gli appuntamenti, ma unire, metter insieme, sperimentare nuove vie per questo ti proponiamo questo programma:
  • ore 17.00 Incontro con tutti gli animatori dei gruppi adolescenti per una verifica e programmazione del progetto educativo (Aula doppia)
  • ore 18.00 Per tutti (catechisti, animatori, giovani, etc.) ritrovo in teatro. Preghiera del Vespro insieme a genitori, famiglie, coppie.
  • A seguire Incontro con la Parola, spazio per la riflessione e la preghiera personale.
  • Celebrazione comunitaria. S. Messa in Teatro
  • Cena in fraternità (Aula Verde)

Se puoi e vuoi cerca di esserci… è importante!!!

Per te, per noi…
don Carlo & don Domenico

Ritiro comunità educativa e giovani

Vuoi regalare e ricevere un po’ di felicità ?
Regaliamoci un po’ di tempo…

Sabato 13 Marzo 2010

andiamo a Paitone per una mezza giornata di ascolto-confronto-preghiera-programmazione
Sono invitati:
  • Giovani (e adolescenti coraggiosi)
  • Catechisti
  • Animatori
  • Allenatori
  • Rappresentanti del consiglio dell’Oratorio
  • …tutti coloro che ne sentono l’urgenza e l’importanza


Note organizzative

Partiamo dall’oratorio alle 15.00
Celebriamo la Messa alle ore 18.00
Chi vuole può fermarsi per la cena in fraternità
(per questo è utile portare qualcosa da mettere sotto i denti)
Se hai la macchina  a disposizione comunicalo per tempo
Le persone più felici non sono necessariamente
coloro che hanno
il meglio di tutto,

 

ma coloro che

traggono il meglio
da ciò che hanno.

 

La vita non è una questione di come sopravvivere

 alla tempesta,

 

ma di come

danzare
nella pioggia!

Ritiro Comunità educativa e giovani

Abbiamo la possibilità di sostare per prepararci ad accogliere il Figlio di Dio che viene a condividere con noi la bellezza e la fatica del vivere.

Sono invitati:

  • Catechisti
  • Animatori
  • Educatori
  • Giovani
  • Tutti coloro che desiderano condividere con i fratelli la propria fede

Saremo ospiti della Parrocchia di Milzanello

Partenza ore 15.30 (Dopo il Catechismo)

mani

Preghiera iniziale, Spazio per il silenzio e la riflessione personale, condivisione di gruppo

Ore 18.00 S.Messa

Rientro a Leno

Non mancare e passaparola…

 

Obiettivi

Obiettivo permanente

La formazione di vere comunità pastorali, basate sulla corresponsabilità e sulla collaborazione, é uno dei principali obiettivi auspicati dall’esperienza sinodale. Sacerdoti e animatori si impegnino quindi a riqualificare e a promuovere,

nell’oratorio dove operano, la COMUNITA’ EDUCATIVA e la corresponsabilità dei laici. L’obiettivo è creare e far crescere una comunità educativa pastorale: costituita da preti, suore e laici, adulti e giovani; co-responsabili di una

presenza educativa-formativo ed evangelizzatrice “tipica”; sostenuti da una passione educativa formativa; in un territorio o comunità; in tensione di maturazione nell’identità propria; in apertura costante ai problemi e alla vita

degli uomini.

La comunità educativa pastorale negli oratori assume caratteristiche proprie che scaturiscono:

– dalla natura stessa dell’oratorio, istituzione dinamica, con spazi aperti alla creatività e alle proposte;

– dalla libertà di aggregazione non determinata, ne condizionata da obblighi, legislazioni o fatti precedenti.

Linee di intervento

Se ci proponiamo di rivitalizzare nell’oratorio una C.E., dobbiamo individuare delle linee di intervento, che sono preoccupazioni prioritarie rispetto a qualsiasi attività. In concreto sono le dinamiche fondamentali che articolano la vita di una C.E.. Ecco indicate in sintesi alcune linee di intervento.

Attuare il ruolo “animatore” della comunità educativa

Il compito essenziale della C.E. è svolgere un ruolo di “animazione” all’interno dell’oratorio e nei confronti della realtà giovanile.

Pur non trascurando attenzione e spazio alle esigenze della vita di gruppo, la comunità educativa vivrà in costante atteggiamento di lettura e di servizio nei confronti del mondo dei ragazzi e della realtà giovanile della propria comunità.

Animare è rendere le persone protagoniste della propria esistenza, liberare le capacità innumerevoli che ciascuno ha, favorire una risposta piena alla ricerca di senso, aiutando a superare le risposte riduttive; è fare esplodere la festa dentro una profonda passione per la vita. Sta dalla parte dell’essere prima che del fare e non distingue da questo punto di vista, soggetti o oggetti di animazione.

La delicatezza in questo impegno abbisogna costantemente di testimonianza, formazione e coordinamento. Per delineare il proprio stile di animazione la C.E. ha bisogno di: approfondimento teologico e pedagogico confronto responsabile con le finalità educative dell’oratorio;esperienze costanti di fede e di preghiera; capacità di leggere e di farsi interrogare dalla vita e dalle situazioni concrete; elaborazione e verifica periodica “assieme”del conseguente progetto educativo dell’oratorio; comunione fraterna in atteggiamenti, eventi e piani. Presenza indispensabile in una C.E. è quella della comunità sacerdotale nel suo insieme, dunque di tutti i sacerdoti della parrocchia, anche se un singolo confratello o un direttore laico ne ha la specifica e particolare responsabilità.

Favorire la partecipazione dei giovani In ogni esperienza oratoriana i giovani sono i veri protagonisti. Il criterio che

deve guidarci è di affidare loro tutto quello che sono capaci di portare avanti.

Nell’oratorio lo forza educativa tende a far crescere attraverso la partecipazione sempre più intensa alla vita e alla dinamica del centro.

Indispensabili per questa maturazione sono:

– accoglienza e dialogo con i ragazzi fin dai primi incontri,

– corresponsabilizzazione graduale nelle attività e nei gruppi.

La partecipazione e la corresponsabilizzazione si concretizzano nella formazione del progetto educativo parrocchiale; nella elaborazione dei programmazione annuale; nella responsabilità di conduzione delle diverse

attività; nell’attuare i servizi programmati; nella responsabilità economica; nella revisione periodica.

Strumento importante per favorire il protagonismo giovanile sono l’associazione, il gruppo e il movimento, come luoghi di crescita continuata ed organica. I giovani più maturi e capaci di responsabilità potranno avere, non

solo impieghi sempre più e ampi nell’oratorio, ma anche nella parrochia, nel quartiere e negli organismi pubblici in cui si abbia il diritto-dovere di partecipazione, anche in rappresentanza ufficiale dell’oratorio, se la situazione

lo comporta.

Allargare la corresponsabilità agli adulti Premesso, come afferma il Sinodo, che l’oratorio è per i giovani e dei giovani, consideriamo comunque necessaria una maturante partecipazione degli adulti nelle C.E., poiché nella pastorale giovanile è indispensabile l’incontro tra generazioni nell’amore e nella fede, e poiché l’oratorio è una proposta educativa dove la vocazione laicale ha funzioni e spazi propri.

Anche gli adulti hanno una specifica responsabilità nell’opera di animazione apportano in ogni momento un contributo che solo essi possono dare (esperienza, maturità di fede, ministero coniugale…). Da questo punto di vista non è giusto che sostituiscano o suppliscano i giovani nelle loro specifiche responsabilità.

Tra gli adulti, la cui presenza consideriamo importante, elenchiamo:

– gli adulti con compiti specifici di animazione: animatori sportivi e culturali, responsabili del tempo libero, catechisti ecc;

– i genitori dei ragazzi, specialmente coloro che desiderano collaborare all’azione educativa;

– i membri adulti della famiglia parrocchiale. Tutti coloro che condividono lo spirito dell’oratorio e partecipano secondo le proprie possibilità, al dinamismo delle esperienze oratoriane.

L’atteggiamento dell’adulto è sempre educativo e nello stile dell’animazione.

Non può essere il risultato di una carenza di iniziative per adulti né un semplice recupero dei tempi passati.

Nell’oratorio possono aver luogo anche iniziative per adulti, con la loro autonomia e rispettando l’autonomia dei giovani.

Collocare gruppi, movimenti e associazioni nella comunità educativa

In molti oratori sono presenti gruppi, movimenti e associazioni.

La comunità educativa, attenta ad ogni vocazione, favorisce scelte pluraliste di cammino di crescita nella fede attraverso associazioni, gruppi e movimenti.

Queste realtà, per loro statuti e fini che si sono date liberamente come espressione della creatività Chiesa e della società, sono presenti e contribuiscono a diverso titolo e competenza alla vita dell’oratorio. Il buon inserimento di tali, gruppi nelle dinamica dell’oratorio comporta:

– la partecipazione alla elaborazione dei progetto educativo dell’oratorio;

– la realizzazione di questo piano attraverso l’apporto specifico di metodi e programmi di ciascun gruppo.

E’ preoccupazione di tutti che si realizzi una crescita e una collaborazione armonica tra i vari gruppi, mantenendo come riferimento il progetto educativo dell’oratorio.

Inserire la comunità educativa dell’oratorio nella parrocchiale

L’oratorio è un momento e un luogo significativo, anche se non unico, per l’evangelizzazione dei giovani, a partire dal progetto o dal piano pastorale che la parrocchia si è data o sta costruendo.

Il suo inserimento nella comunità parrocchiale si manifesterà con rapporti di vicendevole appartenenza.

Per questa:

– il luogo in cui il progetto educativo dell’oratorio assume il valore di azione pastorale e il Consiglio Pastorale Parrocchiale; qui il programma dell’oratorio viene collegato a tutte le altre presenze e azioni pastorali.

– la comunità educativa partecipa al Consiglio Pastorale della parrocchia e apporta all’insieme della pastorale una particolare sensibilità ed una prospettiva giovanile.

– Poiché l’oratorio si prefigge la formazione di adulti nella fede, devo offrire ai giovani sbocchi concreti per l’assunzione di ruoli e responsabilità nelle parrocchia.

– la comunità parrocchiale non può delegare l’educazione dei giovani unicamente all’oratorio; é sua costante preoccupazione garantire la presenza di animatori e impegnare le migliori forze ed energie che possiede.

Inserire la comunità educativa dell’oratorio nel territorio

Il rapporto oratorio e territorio è un aspetto del rapporto più globale della Chiesa locale con la cultura della presenza oratoriana nella comunità umano locale (L.S. 785.786.639.642.954.9591). Essere inseriti in un territorio per un oratorio comporta:

analisi della situazione giovanile locale (L.S. 725.726); sensibilità alle problematiche culturali e sociali emergenti (L.S. 727); solidarietà attiva con i piccoli, i poveri e tutti gli uomini in qualunque modo realmente bisognosi (L.S.

52.638. 642.643.650.683.10421; proposta e trasmissione di autentica cultura e di tradizioni profondamente significative (L.S. 765.885); testimonianza e difese dei valori umani e religiosi.

L’inserimento della “comunità educativa dell’oratorio” nel territorio si farà attraverso:

– la creazione all’interno dell’oratorio di un gruppo di riferimento che generi attenzioni e proposte sulle problematiche sociali e culturali;

– la presenza negli organismi di partecipazione che le diverse legislazioni rendono accessibili (biblioteche, commissioni comunali, consulte, comitati di gestione, organi collegiali, ecc.) (L.S. 959);

 – il collegamento e il dialogo coi movimenti ecclesiali e con le organizzazioni civili che si interessano della gioventù; lo sforzo creativo di programmazione e di proposta a favore del territorio;

– l’impegno a dare,voce a chi non ho voce;

– l’attività di animazione, coscientizzazione e responsabilizzazione della comunità sia civile che ecclesiale;

– la partecipazione creativa e critica a iniziative culturali e socievoli promosse sul territorio;

– la valutazione dell’esistente, del desiderabile, del giusto, del possibile;

– l’attenzione costante e obbediente ai segni dei tempi;

– la disponibilità degli ambienti per attività e iniziative del territorio nel rispetto delle finalità dell’oratorio.

Nei rapporti col territorio e con gli organismi di partecipazione in cui si e’ inseriti si cerchi sempre di: caratterizzare la presenza mediante analisi approfondite e proposte qualificate; evitare di confondersi con qualsiasi organizzazione politico- partitica: si è realtà diverse, pur con funzioni complementari; mettere in chiaro le motivazioni vere dei nostri interventi: la fede ci invita a vivere a pieno i valori umani e a metterci a servizio dell’uomo, specie se povero o indifeso;

– incoraggiare i giovani e gli animatori ad assumere responsabilità culturali, sociali e civili;

– favorire una formazione sociale più approfondita per quei giovani che rivelino attitudini e capacità.

(La comunità educativa dell’oratorio Segretariato Oratori – Diocesi di Brescia)

Verso una definizione di oratorio e comunità educativa

L’oratorio è un’esperienza educativa della comunità parrocchiale che ha un riferimento geografico (degli ambienti) e una larga partecipazione popolare.

Si configura in maniera diversa a secondo delle tradizioni di cui e’ espressione. Esiste l’oratorio, luogo aperto a tutti, ma soprattutto frequentato dai ragazzi e dalle ragazze sotto i 14 anni. Il momento più significativo è il catechismo per il quale interviene un gruppo di adulti o di giovani maturi. Il gioco è strumentale all’incontro di catechesi e non è organizzato. Il sacerdote è unico responsabile ed animatore.

Un’altra figura di oratorio è il centro giovanile. I ragazzi non creano problemi se non per il reperimento dei catechisti. L’obiettivo principale è favorire l’incontro dei giovani attraverso tutta la catechesi possibile, spesso di tipo

occasionale, e la proposta di attività ricreative aggreganti. Ci stanno tutti, solo qualcuno riesce a personalizzare una vita di gruppo. L’oratorio luogo di aggregazione di gruppi associati AC., AGESCI, Scuola di vita

familiare, O.M.G., C.S.I., ANSPI, ecc.). Ciascuno ha la sua vita, i suoi programmi. Esiste una fetta di persone non toccata da alcuna proposta, che si sposta a secondo delle iniziative presenti.

L’oratorio luogo in cui si può rimanere se si è fatta una cosciente opzione di fondo o se si è riusciti ad accettare un piano di maturazione umano e cristiana già ben individuato dal direttore. ~ esperienza educativa autonoma e spesso autosufficiente.

L’oratorio luogo di ritrovo a giorni fissi, su alcune proposte di evangelizzazioneesplicita, portate avanti da giovani stimolati e lasciati responsabili dal sacerdote. L’oratorio che si impegna in grossi tornei di calcio o feste. L’ossatura educativa è il catechismo fin dove è possibile, con qualche catechesi occasionale.

L’oratorio interessato all’area culturale e assistenziale, articolato in gruppi senza identità particolari, ma orientati a formulare proposte o gestire servizi. Le proposte si traducono in recitals o opere teatrali; i servizi in volontariato organizzato e/o appoggio a strutture di assistenza. Il momento di catechesi è a volte a sè stante, altre invece è punto di partenza per ogni proposta. L’oratorio “affittato”: le aule sono prestate allo Stato o al Comune, le

attrezzature a federazioni o società. Il luogo di aggregazione è la casa del curato. Si ha qualche proposta di tipo spirituale (ritiri, veglie, ecc.).

L’esperienza dell’oratorio, all’interno di un movimento di evangelizzazione e promozione umana tipico di una comunità parrocchiale, richiede alcune attenzioni particolari:

– una precisa e qualificata definizione degli obiettivi dell’oratorio,

– una ricerca di strategia pastorale,

– una comunità di educatori.

Il cammino di questi anni ha mostrato che molte sono le “figure” impegnate negli oratori: dal catechista all’animatore di gruppo, dall’animatore sportivo al responsabile delle attività culturali o ricreative, dal sacerdote alla religiosa, dalgiovane all’adulto, ecc. Non sempre è facile per queste “figure” percepirsi all’interno di un progetto pastorale unitario. Come non sempre l’essere animatore o responsabile è percepito nella dimensione educativa che esso comporta.

In una proposta comunitaria, come è quella dell’oratorio, ogni educatore o animatore è parte di una comunità. E’ insieme che si fa proposta e si fa animazione. L’esperienza della comunità oratoriana ha una forte accentuazione

educativa. L’essere e il fare di ogni animatore cerca di realizzare questa caratterizzazione. Come il “fare” dell’oratorio deve tradurre questo imperativo educativo.

Fare l’animatore o dare la propria disponibilità al progetto dell’oratorio comporta quindi il mettersi in un lavoro comunitario e in una passione educativa tipica.

La “comunità educativa” dell’oratorio, è la comunità (insieme) di tutti coloro che si impegnano a diversi livelli e con compiti diversi a costruire e servire il progetto educativo dell’oratorio (catechesi, animatori, sacerdoti, genitori,

educatori, religiose, volontari, ecc.).

(La comunità educativa dell’oratorio Segretariato Oratori – Diocesi di Brescia)

 

Comunità educativa e giovani

Attività… Programmazione… Uscite… Proposte nuove… Spettacoli… Serate… Gruppi adolescenti… Pellegrinaggi… Viaggi… Campiscuola… Grest… Follest… Torneo… Bar… Festa… Progetto educativo…

e Gesù ???

“Se tu – come me – talvolta fai fatica a “vedere” Gesù in tutto questo, allora anche tu – come me – hai bisogno di fermarti un momento per aprire gli occhi. Se invece tu vedi Gesù in tutto ciò, allora devi aiutarci ad aprire gli occhi.”

L’occasione buona potrebbe essere

Domenica 29 Marzo 2009

andiamo a Paitone per una mezza giornata di ascolto-confronto-preghiera-programmazione

Sono invitati:

  • Giovani (e adolescenti coraggiosi)
  • Catechisti
  • Animatori
  • Allenatori
  • Rappresentanti del consiglio dell’Oratorio
  • …tutti coloro che ne sentono l’urgenza e l’importanza

Note organizzative

Partiamo dall’oratorio alle 14.30

Celebriamo la Messa alle ore 18.00

Chi vuole può fermarsi per la cena in fraternità (per questo è utile portare qualcosa da mettere sotto i denti)

Se hai la macchina  a disposizione comunicalo per tempo

Ritiro della Comunità educativa & giovani

Vogliamo donarci l’opportunità di trascorrere un po’ di tempo in compagnia.

In compagnia di noi stessi per ascoltare ciò che ci dona gioia e ci preoccupa in questa stagione della nostra vita

In compagnia degli altri per confrontare e scambiare quei talenti di cui ognuno di noi è reponsabile e amministratore

In compagnia di Dio per percepire la Sua presenza, il Suo amore, la Sua misericordia

Per tutto questo l’oratorio organizza per la comunità educativa e per ogni giovane che desideri mettersi in gioco una mezza giornata di ritiro

Domenica 14 dicembre

dalle 14:30 alle 21:00

Santuario di Paitone

Partiamo dall’Oratorio alle 14.30; possiamo – se vogliamo – portare qualcosa per condividere la cena in fraternità.

Rientriamo a Leno per le 21.00 circa (per chi volesse tornare prima per qualsiasi motivo, non c’è nessun problema)

Chi avesse la disponibilità dell’auto è pregato di comunicarlo per tempo!!!

Non pensare “Non è per me”, prova a fidarti!!!