La parola di Dio e le nostre Sante Missioni

“Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esca dalla bocca di Dio” 

Le Sante Missioni sono una cosa seria. Un corso di Missioni può decidere l’orientamento della nostra vita. Chi partecipa con la sua presenza alla predicazione straordinaria delle Missioni, cosciente o meno, è sempre una persona in cerca di Dio e della propria perfezione nella vita con Lui. Certo questa ricerca esige condizioni particolari per ciascuno di noi, quando non debbano essere addirittura personalissime.

Secondo statistiche recenti in molte zone d’Italia i cattolici praticanti sarebbero appena il 20%. Le masse sono lontane da Dio. Si parla di crisi di fede: sarebbe più esatto parlare di crisi di coscienza, prodotta dall’ignoranza religiosa. Oggi in tutti i ceti l’ignoranza religiosa sta prendendo dimensioni enormi.
Ancora S. Pio X° attribuiva all’ignoranza religiosa la responsabilità massima del decadimento morale della società moderna. Eppure si sente parlare con tanta leggerezza dei problemi religiosi, quasi fossero tutti caconi in fatto di religione, mentre la maggioranza degli uomini contemporanei non ne conosce neppure l’abbici.

Oggi si getta il ridicolo sui grandi ideali umani della religione, della famiglia e della patria; i più non sanno trattare con serietà che problemi sportivi, di moda, di cinema, di divertimento… Le cose serie sono prese per ridere, mentre quelle per chiasso sono prese sul serio!
I grandi problemi della vita non si risolvono con una barzelletta o con una volgare bestemmia e nemmeno con una scrollata di spalle… L’uomo che si affaccia alla ribalta del mondo contemporaneo scopre il «nuovo universo» ben lontano da quello medioevale, e si sente attore di pieno diritto. Ma mentre allarga gli orizzonti, le attrattive, i desideri materiali, non si accorge di soffocarli nell’ignoranza religiosa: «l’universo» con le sue realtà è pieno di vita, di «vita vissuta»; la Religione è «un peso morto» tradizionale e fastidioso. È lo stato di fatto per la stragrande maggioranza degli uomini di oggi. 

IL MANDATO DI CRISTO

Le Sante Missioni ci faranno ascoltare la parola di Dio.
Dio stesso ha parlato tante volte agli uomini e le grandi tappe della Rivelazione divina – da Abramo a Mosè, attraversò i Profeti, fino all’Incarnazione del Verbo ed alla opera degli Apostoli – ce lo dimostrano. Dopo la venuta del Redentore, il grande rivelatore dei misteri di Dio è solo il Cristo: soltanto lui è il vero maestro autorizzato. Ma Gesù ha creato una scuola, ha fatto dei discepoli: «Come il Padre ha mandato me, così io mando voi».
La Chiesa è la scuola di Cristo: la Chiesa docente è il corpo insegnante e la Chiesa discente ne è la scolaresca immensa. L’insegnamento di Gesù viene assicurato ancora oggi dalla viva voce dei suoi «ministri». I Missionari si considerano i mandatari di Cristo: «Andate in tutto il mondo e predicate la Buona Novella ad ogni creatura»…

IL COMPITO DEI MISSIONARI

Le Sante Missioni hanno lo scopo di rinnovare i costumi e di tonificare la vita cristiana di tutta la Parrocchia. Esse sono forse l’impresa più ardua e più impegnativa, alla quale può essere chiamato un predicatore. Il Codice di Diritto Canonico ne sottolinea l’importanza, rendendole obbligatorie in ciascuna Parrocchia ogni dieci anni. I Sacerdoti in cura d’anime ne conoscono l’efficacia e la necessità: le Missioni hanno il potere di scuotere gli animi di tutta una Parrocchia, risvegliarne l’anelito verso l’alto e rinnovarne la vita spirituale.
I Missionari hanno coscienza di trattare un’energia sovrumana: «La parola di Dio è viva ed efficace e più tagliente di una spada a due tagli» (S. Paolo).
I Missionari riconoscono con profonda umiltà di portare questo tesoro in un vaso di argilla, la loro pochezza umana; ma sanno di essere i «collaboratori di Dio» e di compiere quest’opera per comando divino!

DOVERI DEI FEDELI VERSO LA DIVINA PAROLA

Prima di tutto dobbiamo ascoltarla: è la condizione indispensabile. È inutile possedere un televisore od una radio se non si accendono gli apparecchi; inutile è avere i Missionari se non si va ad ascoltarli. È necessario anche ascoltarla bene, con spirito di fede, con docilità (che dispone alla fede e si traduce in opere) ed anche con carità e comprensione verso gli stessi Missionari, che vengono ad insegnarci la scienza di Dio, non la vana scienza del mondo. I Missionari non intendono imporsi alla nostra ammirazione, non aspirano a trionfare sulle nostre intelligenze o sui nostri sentimenti; l’unica loro aspirazione è il trionfo di Dio, la nostra pace e la nostra eterna salvezza.

Dobbiamo allora mettere in pratica quanto ci è stato insegnato, perché è volontà di Dio che il peccatore si converta e viva. Le Missioni non servono solo per imparare ciò che non sappiamo; ma per riflettere ancora sui nostri impegni, sulla Divina Misericordia, sulle nostre negligenze e sui nostri peccati. Quando udiamo la voce di Dio, non possiamo «indurire i nostri cuori»; la logica conseguenza che un essere ragionevole ed intelligente deve trarre è questa: tornare alla casa del Padre.

La vita divina nel mondo di Dio è infinitamente più ricca di qualsiasi «vita mondana». Una volta capito questo, il mondo presente con tutte le sue lusinghe, le attrattive delle passioni, le tentazioni di Satana e dei suoi diventano cose così lontane e di poco valore, da non interessare più. Quando avremo capito che ciascun uomo non sarà felice; finché non occuperà nel creato il posto voluto da Dio, tutti noi trarremo un vantaggio effettivo dalle Sante Missioni: ognuno secondo le proprie capacità e disposizioni.

 Don Pierino

Colloqui coi genitori – Vigilare su figli

Uno dei doveri fondamentali dei genitori è la vigilanza sui figli. Compito non facile, riconosciamolo subito, in quanto suppone che i genitori sappiano vigilare prima su stessi. L’esempio, lo abbiamo visto nella nota precedente, è il più eloquente degli educatori. I genitori devono vedere tutto, senza parere, e intervenire al momento opportuno. Sorvegliando attentamente i propri figli innanzitutto è possibile prevenire moltissime mancanze. Quante tristi esperienze si potrebbero, evitare se i giovani non venissero lasciati troppo di frequente senza alcun controllo nelle letture, quando si divertono in casa e fuori, quando sono con gli amici!

Ogni qualvolta poi si debba intervenire perché sono state commesse delle mancanze, lo si faccia per persuadere e incoraggiare, e non per mettere timore. Intervenire per reprimere è creare degli ipocriti e dei ribelli. Dal modo di intervenire, ricordiamolo sempre, dipenderanno i rapporti fra genitori e figli per tutta la vita. Il nostro intervento perciò non deve far venire meno il rispetto, la riconoscenza, l’amore imperituro dei nostri figli. Ricordiamo pure che on basterà un solo intervento per stabilire la normalità.
Chi deve vigilare? Tutti e due i genitori. Il padre, e questo capita assai di frequente, non scarichi la responsabilità sulla madre.

Molte sono le cose sulle quali i genitori devono vigilare. Esaminiamo oggi un argomento che richiede una particolare attenzione: il cinema e la televisione. Meriterebbero da soli un lungo discorso per il carattere contagioso che hanno assunto da alcuni anni, potendo costituire nella società un prevalente veicolo di maleducazione; un sottile, veleno di cui sono vittime specialmente i ragazzi ed i giovani. Davanti a troppi spettacoli si genera in essi un pericoloso squilibrio, gravido di funeste conseguenze fisiche, intellettuali e morali.
Le nuove generazioni non possono fare a meno del cinema e della televisione. In una recente inchiesta svolta fra un centinaio di ragazzi di Leno, dai 9 ai 12 anni, è risultato che l’85 per cento si reca al cinema una o due volte alla settimana, e coloro che seguono la televisione, quasi ogni giorno, sono l’89 per cento. Nulla di male se si recassero al cinema in ambienti appositi dove, di solito, vengono proiettate pellicole adatte ai ragazzi, in ora opportuna e solo per loro; oppure si limitassero a seguire alla televisione i programmi che ogni pomeriggio vengono trasmessi per i ragazzi.

Ciò che preoccupa è il constatare (riferisco ancora i risultati dell’inchiesta sopra citata) che il 41 per cento dei ragazzi interrogati hanno dichiarato di recarsi al cinema quasi sempre da soli, per vedere pellicole che non sono riservate a loro e il 53 per cento, di seguire alla televisione i programmi degli adulti ogni sera, quasi sempre in luoghi pubblici e, in non pochi casi, fino ad ora tarda. Come si vede, in generale, si permette con troppa tranquillità che i ragazzi vedano cinema e televisione.

«Bisogna che si abitui, in fin dei conti. Non potrà stare sempre attaccato alle gonnelle materne! E’ meglio abituarli subito, una volta che domani dovranno fare da sé!». Ecco, d’altra parte, come la pensano i genitori. Perché allora non lasciamo mangiare ai nostri figli quello che vogliono, quando vogliono e come vogliono? Si rovinerebbero la salute! si risponde.

E la salute dello spirito forse conta meno di quella del corpo? Forse non siamo del tutto convinti dei pericoli cui vanno incontro i ragazzi recandosi in ambienti pubblici dove vengono dati spettacoli non adatti a loro.
Ricordiamoci dei discorsi che sentiamo anche noi quando ci rechiamo in certi ambienti; delle scene poco edificanti cui si assiste davanti o vicino a noi; dei sottintesi e dei commenti salaci che vengono fatti allo spettacolo. Certe scene poi di crudo realismo, che possono lasciare indifferenti noi adulti, nel ragazzo invece, anche se per il momento non possono ancora portare alcun turbamento nella sua anima ignara, gli si imprimono profondamente nella memoria e, siamone certi, torneranno colorite da una forza irresistibile nel momento del pericolo morale.

Non vi pare che certi spettacoli sguaiati, scandalosi, scurrili sono per le tenere anime altrettanti traumi che non si cicatrizzeranno più? E poi ci lamentiamo e non sappiamo, spiegarci che a una certa età i nostri figli siano svagati, distratti, irascibili. Perché meravigliarci che sulla loro bocca ci sia un frasario da indiani; ripetano, in ogni momento della giornata, gesti e versi che ci esasperano? L’opera vigilatrice dei genitori in questo campo è più che necessaria. Facciamo pure vedere cinema e televisione una o più volte la settimana. Sarebbe ottima norma però che vi fosse al loro fianco la mamma o il babbo, per mitigare l’impressione delle sequenze crude, pronti a spiegare con limpida parola il passaggio oscuro, che può prestarsi a equivoca interpretazione.

Se non è possibile accompagnarli, e questo capita spesso, si mandino al cinema e alla televisione da soli, ma solamente in ambienti sicuri, dove possano seguire spettacoli adatti alla loro età. Al ritorno in casa non dimentichiamo di farci ripetere quanto hanno visto; discutiamo insieme lo spettacolo, approvando ciò che vi è stato di positivo e condannando quanto c’è stato di negativo. In tale modo, non solo si neutralizzano le tossine velenose, ma è possibile avere spunti per chiarimenti ben precisi su un piano educativo e morale. Aiuteremo così i nostri ragazzi a conquistare idee giuste e vere, formeremo nel loro cuore e nella loro mente il germe dell’uomo di domani. Li prepareremo ad affrontare e a saper superare altri pericoli che incontreranno nella vita. Se veramente ci preoccupiamo dell’educazione dei nostri figli non possiamo trascurare questo nostro compito. Basta volerlo e sacrificarsi un po’.

Leonense (un papà)