Saluto a Don Domenico – Parrocchia di S. Michele – Milzanello

Carissimo don Domenico,

siamo giunti a pochi giorni dalla tua partenza e noi della comunità di Milzanello abbiamo voluto con tutto il cuore che tu celebrassi una Santa Messa di saluto nella nostra chiesa. Noi parrocchiani bambini, giovani, adulti e anziani ci ricorderemo sempre della tua bella presenza; ognuno si porterà nel cuore una buona parola, un consiglio, un saluto straordinario, una battuta per sdrammatizzare. Soprattutto al tuo passaggio durante le camminate o le corse da sportivo all’aria aperta, dove ognuno di noi poteva incontrarti e salutarti. Pensiamo che il Signore preferisca i preti giovani nel corpo, belli e buoni nell’anima! Della tua Pastorale ci mancheranno le tue omelie. Con la tua semplicità e il tuo carisma ci aiutavi a capire meglio il Vangelo e a calarlo nella vita quotidiana delle nostre famiglie. Tante volte non servono paroloni difficili, ma arrivare alla mente e al cuore di ognuno di noi.

Don Domenico Paini - Milzanello

Negli ultimi anni nella nostra comunità sei stato molto presente, specialmente nei momenti delle funzioni eucaristiche. La tua pazienza e la tua preparazione ti aiuteranno nel cammino come parroco. Non finiremo mai di ringraziarti per aver avuto fiducia in noi negli otto anni di Grest in questa piccola comunità. Siamo partiti con solo 50 bambini, alcuni di Milzanello altri di Leno, ma la presenza di persone speciali, di alcune mamme volonterose e di giovani animatori ha permesso l’aggregazione di molti altri ragazzi. Abbiamo avuto accanto un grande condottiero sempre attento come un’aquila. Non ti sfuggiva mai una virgola, ci incoraggiavi sempre nei momenti di smarrimento o di stanchezza. Prima di affrontare il cammino del Grest, ci preparavi con raccomandazioni, insegnandoci l’importanza della pazienza, ma anche della decisione per riuscire in questa difficile avventura. Ti promettiamo che faremo tesoro di questi suggerimenti. Ora siamo un po’ perplessi, speriamo che questa esperienza continui per tener viva questa piccola, ma impegnata comunità.

DON ti ringraziamo di tutto; non ti dimenticheremo, ma anche tu non dimenticarti di noi!

I giovani del Grest e i collaboratori dell’Oratorio di Milzanello.

Saluto di Monsignore a don Domenico

Carissimo don Domenico, ogni volta che io penso alla chiamata che il Signore mi ha rivolto perché lo seguissi sulla strada del sacerdozio ministeriale sono preso da un senso di smarrimento e di meraviglia e continuamente mi ripeto che può essere solo un “dono d’amore”, che “forma” il chiamato e lo rende capace e adatto al ministero a cui è chiamato: dono su dono, dunque; amore su amore; grazia su grazia!

Penso sia così anche per te. É inimmaginabile, infatti, che un uomo possa essere in grado da se stesso di trasmettere ai fratelli la Parola di Dio, senza sciuparla, di trasformare gli elementi del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo, di mediare il perdono divino, di essere presenza significativa di Dio in mezzo al popolo, di essere guida di un popolo che gli è a dato… Ed è ettivamente, quando mi dimentico di essere “ministro”, cioè “amministratore” della grazia di Dio (Parola, sacramento, carità), grazia che mi viene a data per offrirla così com’è ai fratelli, corro il pericolo di sentirmi padrone e di manipolare a mio piacimento ciò che mi è solo “affidato”. E, a volte, combino pasticci e creo confusione. Per fortuna supplisce, poi, la Chiesa con la sua saggezza e col suo amore di Madre e la grazia di Dio, che opera la vera conversione delle persone e degli eventi. Per questo mi rendo conto sempre di più che la vita del sacerdote deve essere “trasparenza di Dio” e, man mano il presbitero cresce nella sua esperienza, deve essere “trasparenza sempre più trasparente di Dio”, fino ad annullarsi in lui, come dice Giovanni Battista: “Lui deve crescere e io diminuire” e San Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me!”.

Saluto a don Domenico - 24 di 25

Per questo occorre che il sacerdote ogni giorno ringrazi il Signore, cosciente di godere di un dono di grazia, che lo rende idoneo a svolgere il ministero. Ce lo ricorda Paolo nella seconda lettura di questa Messa: “Rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù nostro Signore, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo me al suo servizio”. Allora potremo ancora dire con lo stesso Paolo: “Per grazia di Dio sono quello che sono e la sua grazia in me non è stata vana”.

Ecco, caro don Domenico, ci uniamo a te innanzitutto per esprimere questo grazie al Signore. In questi otto anni del tuo ministero trascorsi qui a Leno, volti soprattutto al servizio della pastorale famigliare, dei malati, della frazione di Milzanello e, in parte alla catechesi dell’ICFR, molte volte i lenesi hanno potuto cogliere la grazia di Dio all’opera in te e attraverso di te, testimoniata con una grande, vivace e spontanea capacità relazionale. L’intraprendenza e l’intelligenza pastorale non ti è certo mancata e l’hai offerta come dono alla nostra comunità. La tua dote di sintesi ha reso più spediti incontri e liturgie, dando sollievo a molti. La tua capacità espositiva e la tua preparazione ha reso appetibile la tua predicazione e la tua catechesi. Per questo ringraziamo con te il Signore per il dono che sei stato per noi. E ringraziamo anche te, per quando hai fatto fruttificare e non hai sciupato i doni di natura e di grazia che hai ricevuto, per offrirli a tua volta. La gratitudine che io esprimo qui oggi è corale, di tutte e tre le nostre comunità parrocchiali di Milzanello, Leno e Porzano: dai più piccoli ai più grandi; dai presenti agli assenti; dai malati ai sani, dalle suore ai confratelli sacerdoti, con i quali hai condiviso il ministero, in un rapporto di amore fraterno ricevuto e donato, in uno scambio di doni che ha permesso la sincerità dei rapporti, pur nella diversità di vedute, e ci ha fatto camminare nell’impegno di testimonianza del Vangelo di Gesù nella nostra comunità.

Saluto a don Domenico - 12 di 25 - don Domenico Paini

Insieme a te, ringraziamo la tua mamma Antonietta, che tra noi si è sentita come in famiglia e ha condiviso in tante occasioni la nostra vita comunitaria. Ora, vogliamo accompagnarti nel nuovo servizio ministeriale che il Vescovo ti affida. La reciproca frequentazione non sarà più la stessa, ma il ricordo, la gratitudine e l’affetto rimangono e vengono rinsaldati da quello Spirito, che unisce i membri della Chiesa come unico Corpo di Cristo. La comunione dei santi, nella quale noi crediamo fermamente, garantisce che il legame spirituale non si scioglie qui, ma, anzi si rafforza, per la “parentela spirituale”, che si approfondisce proprio per la lontananza fisica. L’augurio che ti faccio, a nome di tutti, è che tu possa affidarti alla grazia di Dio e all’opera dello Spirito, per essere veramente figura del “Buon Pastore” che non offre solo qualcosa, ma tutta la propria vita per il gregge a lui affidato.

“Dio che ha iniziato in te la sua opera, la porti a compimento”.

A nome della Comunità – don Giovanni

Omelia della messa di saluto di don Domenico

Dalla notizia della nomina a parroco di Azzano Mella, ho cercato di tirare le somme di questi otto anni del mio servizio sacerdotale in mezzo a voi.

Il primo pensiero va al Signore, per i suoi doni e per i numerosi benefici ottenuti, doni che ho toccato con mano lavorando in mezzo a voi, in mezzo alle famiglie. Penso ai tanti volti, alle persone incontrate, alle storie personali, alle coppie di fidanzati, alle famiglie con le quali ho condiviso gioie e soprattutto momenti di prova e di dispiacere, penso anche a Suor Graziella con la quale, durante le sere di questi otto anni, uscivo, nonostante le condizioni atmosferiche, e andavo ad incontrare le famiglie per stare con loro, per crescere, per condividere; il tutto impastato di grazia di Dio e di preoccupazioni terrene legate alle vicende della nostra umanità, segnata dal peccato e da tante ferite. Ma dico anche quanta grazia ho ricevuto da tutto questo, quanti esempi di vita ho ricevuto da mamme e papà che ogni giorno danno la vita per le loro famiglie, dagli anziani preoccupati per le sorti dei figli e dei nipoti, dai giovani che si affacciano alla vita desiderosi di imparare l’arte dell’amore, e quante volte, io, di fronte a questo mi sono sentito piccolo, povero di fede. Tutto ciò mi porta solo a dire un grande grazie a Dio, al Vescovo, alla Chiesa bresciana, ai sacerdoti confratelli con i quali ho lavorato in questi anni, alle nostre care suore, a mia mamma, alla mia famiglia e alle prime comunità parrocchiali dove ho svolto il mio ministero, ma soprattutto un grazie a tutti voi, grazie alle tante preghiere degli ammalati, delle persone sole, a loro e a chi li assiste un sincero e affettuoso ringraziamento.

Arrivai otto anni fa a Leno con timore e trepidazione, ma sono stato sempre accolto con calore e simpatia da tutti i lenesi; ho trovato le porte aperte dei vostri cuori e delle vostre case. Ho cercato in questi anni di mettere in partica ciò che mi disse il mio primo parroco a Calcinato: “Fai il bene e ti troverai bene”. Mi sono proprio sentito bene in mezzo a voi, mi avete accolto come fossi uno di voi.

Chiedo scusa se non sempre sono stato un prete seconda il cuore di Dio e il volere della Chiesa, vi prego di perdonare il negativo che vi è in me e di prendere il positivo.

Abbiamo condiviso insieme un pezzo di strada e ore le nostre strade si dividono. Da quando è stato dato l’annuncio de mio trasferimento, in tanti mi chiedevano: “Perché don, perché vai?”, io aprivo le braccia e dicevo: “Le vie di Dio non sono le nostre vie”.

Umanamente è dura anche per me, perché il signore mi chiede di perdere tutto per ritrovare Dio in un’altra realtà, per servirlo in altri luoghi e in altre persone. Sono potature necessarie per far germogliare la vita nuova, la vita di Dio; i modi sono misteriosi, perché Dio è un mistero come lo è la vita.

È una riflessione banale, è umana ma credo sia fondamentale ed è: il distacco fa parte dell’esperienze necessarie della vita. Dopo nove mesi che una donna ha un bambino dentro di se, deve staccarsi da lui, perché se non si stacca muoiono lei e il bambino; questa legge biologica accompagna il rapporto tra genitori e figli per tutta la vita: l’esperienza di una mamma è essenzialmente questa, stare vicino al proprio figlio e nello stesso tempo di ritirarsi per lasciargli spazio, perché piano piano il figlio arrivi a costruire una sua vita. La grandezza dell’amore della mamma è proprio questa capacità di tirarsi indietro, di lasciare spazio, di lasciare che il bambino arrivi, addirittura, ad andare da solo secondo la sua vocazione, a distaccarsi da lei. Questo è motivo di sofferenza, una madre non fa questo senza sofferenza, né al momento del parto né in tutto il cammino dell’educazione dei figli. Ma questa è la legge fondamentale dell’amore, cioè dare la vita e permettere a qualcun altro di vivere senza volerlo afferrare e tenere stretto, assolutamente, per noi. In questo senso le realtà di distacco che capitano nella vita, che si voglia o no, possono essere vissute come esperienze di maturazione.

Vado via con questa certezza: i legami che il Signore ci dona di costruire sono la cosa più bella e importante della mia vita e i legami sono sacri non si recidono mai; possono accadere molte cose, la vita può portarci lontano dagli amici ma il legame c’è, l’affetto rimane, la disponibilità anche. Così vorrei che fosse per il bellissimo legame, che il Signore mi ha dato, di essere qui a Leno; qui ho incontrato molte persone che considero amiche. Andrò ad Azzano con l’immagine dei loro volti, con il ricordo del timbro della loro voce, saranno per me una compagnia buona.

Vi chiedo una preghiera, che è il conforto più grande; io vi assicuro la mia perché il Signore ci guidi con la sua Luce sulle strade della vita.

Termino facendo mia un’espressione di don Lorenzo Milani, che dice: “Ho voluto più bene a voi, alle famiglie, che a Dio, ma ho speranza che Lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto sul suo conto”.

Buon cammino a tutti,

GRAZIE!

Il saluto di don Domenico

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Il saluto di don Domenico
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La notizia della nomina a parroco di Azzano Mella è stata l’opportunità per fare un bilancio di questi 8 anni di servizio sacerdotale a Leno, a Milzanello e a Porzano.

Il tempo che passa ci porta inevitabilmente a riflettere, a cercare di prendere coscienza di quello che siamo, di quello che facciamo, di dove stiamo andando. Il tempo, nel quale necessariamente si colloca la nostra esistenza, è, per certi aspetti, causa di incertezza perché porta con sé l’imprevisto e l’imprevedibile.

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Al termine della mia presenza, non posso che ringraziare, o meglio devo ringraziare! Non perché questi anni abbiano portato solo cose buone e gradevoli; ma perché – quali siano stati gli eventi vissuti, quali siano state le gioie e le sofferenze – il Signore mi ha dato la possibilità di seminare nelle mie giornate terrene. Come in ogni casa o famiglia non è che tutto vada bene ma il fatto solo di vivere – di essere figli di Dio, di potere conoscere e amare e pregare, di potere stabilire con gli altri rapporti di amicizia –, questo solo fatto è motivo di gioia serena per la quale siamo riconoscenti a Dio.

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Penso ai tanti volti, alle persone incontrate, alle storie, alle coppie di fidanzati, alle famiglie con le quali ho condiviso gioie e soprattutto dispiaceri e prove, racconti di vita… il tutto impastato di grazia di Dio e preoccupazioni terrene, legate alle vicende della nostra umanità, segnata dal peccato e da tante ferite.

Quanta “grazia” ho ricevuto da tutto ciò.
Quanti esempi di vita ricevuti da mamme, papà che ogni giorno danno la vita per le loro famiglie, dagli anziani preoccupati per le sorti dei figli e nipoti, dai giovani che si affacciano alla vita desiderosi di imparare l’arte dell’amore… e quante volte mi sono sentito piccolo, povero di fede. Tutto questo mi porta a dire solo: “GRAZIE”, a Dio, al Vescovo e alla Chiesa Bresciana, ai sacerdoti di Leno con i quali ho lavorato in questi anni. Grazie alle tante preghiere degli ammalati, delle persone sole… a loro e a chi li assiste… un pensiero affettuoso e speciale.

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Mi sono proprio sentito bene in mezzo a voi; mi avete accolto come fossi uno di voi.

Il trasferimento da un paese ad una nuova realtà è sempre un’esperienza umanamente non facile e semplice; solo in una prospettiva di fede acquista il suo senso e il suo significato. Il Signore mi chiede di perdere Leno, Milzanello e Porzano per ritrovare Lui in un’altra realtà, per servirLo in altre luoghi e persone. Sono potature necessarie per far germogliare vita nuova, la vita di Dio. I modi sono misteriosi, perché Dio è un mistero come lo è la vita. Ma è questa la legge fondamentale dell’amore: la legge dell’amore è dare la vita e permettere a qualcun altro di vivere senza volerlo afferrare e tenere stretto assolutamente per noi.
Vi chiedo una preghiera e io assicuro la mia perché il Signore ci guidi con la sua luce sulle strade della vita… buon cammino a tutti.

GRAZIE!

“Tu, Signore, custodisci il mio sguardo e la mia vita, e regalami la tua benedizione”

Don Domenico

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É stato proprio un bel cine!

Con questo breve video vorrei esprimerti il nostro ringraziamento per il cammino che hai compiuto insieme a noi. Contandoli, otto anni sono lunghissimi, e guardando tutto ciò che hai fatto si può percepire meglio quanta strada hai percorso al nostro fianco; tuttavia sembra non sia passato così tanto tempo: sei entrato tra noi con umiltà e simpatia, e con la stessa umiltà e la stessa simpatia ora ti prepari a partire.

Hai detto che al tuo arrivo ti sei inserito in un terreno già arato. Dal terreno già arato hai saputo far crescere e raccogliere il seminato, e i frutti sono in bella vista: campifamiglie, grest a Milzanello, novena e jingle quiz… Di per se non sono attività particolari, ma inserite nel contesto della pastorale familiare e del percorso che hai tracciato assumono i tratti delle tappe di un viaggio, quasi di una caccia al tesoro, e tutti sappiamo cosa troveremo quando raggiungeremo la X.

Campofamiglie Telfes 2016 - 112 di 172, don Domenico Paini

In quella parte del libro de la mia memoria dinanzi a la quale poco si potrebbe leggere, si trova una rubrica la quale dice: Incipit vita nova.

(Dante Alighieri, La Vita Nuova, I 1, 1295)

Comincia un nuovo capitolo della tua vita, una sorta di “vita nuova” per le responsabilità e il ruolo che dovrai ricoprire, ma sono sicuro che non sarà nuova del tutto: porti con te tutto ciò che ti ha reso chi sei oggi, in particolare la tua originalità e il tuo essere “fratello” di tutti.

Come hai ricordato, il tuo cammino nella nostra comunità è stato incentrato sulla ferialità e per questo ognuno può trovare un aneddoto o una frase per ricordarti. Ti saluto allora proprio con una delle tue esclamazioni “da battaglia”, anche se leggermente modificata:

É stato proprio un bel cine!

Stefano e i ragazzi della redazione

Grazie don! Le famiglie ti salutano

Mi ritrovo a scrivere alcuni pensieri che vogliono riassumere la speciale esperienza vissuta con don Domenico.
Un mondo a colori. Così nella mente riesco a sintetizzare le emozioni e i momenti indimenticabili che hanno segnato questi anni di servizio. Il ricordo mi riporta a tante cose belle, importanti ed impegnative condivise e realizzate sotto la tua guida. Un elenco ricco e creativo, che ci ha accompagnati a traguardi inaspettati. Ognuno ricorderà un incontro, una parola buona, un saluto straordinario o un’esclamazione particolare… un tuo modo originale per rendere unico ogni momento. Persino nelle omelie!

Giunto a Leno, quasi in punta di piedi, da subito hai trovato il modo di essere tra la gente, in un cammino che condivide, lega e avvicina. Una cordialità che trova strade e modalità per allargare gli orizzonti. A questo proposito, mi permetto di riportare l’esperienza del grest di Milzanello. Una piccola realtà, forse dimenticata, che nel periodo estivo ha portato ad incredibili risultati grazie al tuo impegno e alla tua passione. Più di cento ragazzi, immersi nel divertimento, nel gioco e nella preghiera. Una frazione che si è ritrovata a gestire numeri mai visti. Sei stato un vulcano e un abile regista. Mi unisco alle tante famiglie che hanno visto i loro figli vivere un’esperienza magnifica e ti ringrazio di cuore. La Provvidenza ti ha voluto in questi anni nella nostra comunità, ne siamo stati felici, ora ti chiama in altre vigne per portare altri frutti. Ognuno di noi conserverà di te un ricordo personale e particolare. L’affetto e la riconoscenza di tutti accomunano le molte testimonianze per ciò che hai saputo fare a livello comunitario e pastorale durante questi otto anni. In questo speciale momento possiamo gioire con te, ma concedici un po’ di tristezza per la separazione.
La preghiera reciproca e l’aiuto del Signore ci guiderà e accompagnerà. Con questo pensiero ti auguro una buona prosecuzione del tuo cam- mino di sacerdote. E’ stato bello condividere un tratto di strada con te. Grazie, don Domenico!

Angelo

Quando Don Domenico è arrivato a Leno, ha portato una ventata di modernità nel modo di approcciarsi ai fedeli e di celebrare la messa, con omelie brevi ma efficaci con toni di simpatia che cattura l’ascolto.
Ha dato un importante contributo nella catechesi per le coppie e le famiglie e durante il percorso ICFR, dimostrando grande preparazione ed efficacia nella comunicazione. Ha saputo stimolare una costruttiva riflessione dei coniugi, valorizzando l’importanza del legame matrimoniale e la ricchezza di essere genitori. Persona gradevole, intelligente, rispettosa, brillante, che trasmette ottimismo anche attraverso il “sense of humor”che lo contraddistingue. Sappiamo che Don Domenico ha accettato con obbedienza la proposta del Vescovo e siamo certi che anche ad Azzano Mella saprà essere un ottimo sacerdote con lo stile che lo caratterizza.
Ci mancherà ma non dimenticheremo i suoi insegnamenti, la sua abitudine di chiamarci “fratelli” anche nelle conversazioni informali e serberemo sempre un ricordo pieno di affetto e gratitudine per lui.
Ciao,

Maurizio e Maria Grazia.

Don Domenico Paini montagna

Ero un cristiano poco attivo e svogliato, fino a quando con mia moglie abbiamo partecipato qualche anno fa ad un incontro per famiglie a Gambara. E’ scattato qualcosa, stimolati dalle argomentazioni proposte e discuterne nella coppia, partecipare alla S.Messa con entusiasmo nuovo, la condivisione del pranzo con tanti nuovi amici ci ha profondamente cambiati. Da li la voglia di partecipare a tutti gli eventi, dal “campo famiglie” estivo agli incontri di gruppo per coppie e famiglie, trovando sempre nuovi spunti di crescita spirituale, di coppia e di famiglia. Ti dobbiamo tutto questo, caro Don Domenico,e te ne siamo grati!
Con affetto

Giorgio e Mariangela

AL MITICO DON!!
Scrivere in poche righe tutto quello che è stato per noi don Domenico, mi è sembrato da subito quasi impossibile, comunque ci provo. Dopo averlo conosciuto come sacerdote e come persona, la prima cosa che ci ha colpito è stata la sua gioia contagiosa, il suo dinamismo e la sua originalità. Ad ogni suo incontro, nelle catechesi, per strada, durante la Messa, è sempre riuscito a strapparci un sorriso.
Così come anche le nostre figlie, che lui chiama “le mie perle”, coinvolgendole da subito, hanno sempre collaborato alle sue attività parrocchiali con tanto entusiasmo ed allegria che lui stesso riusciva a trasmettere loro. Tanti bellissimi momenti e indimenticabili esperienze che porteranno sempre nel cuore. Ci ha dimostrato con la semplicità, che lo ha sempre contraddistinto, che la fede, per essere trasmessa, ha bisogno di gioia, concretezza e perchè no anche di un po’ di umorismo.
In bocca al lupo “fratello” ti auguriamo di trovare nella tua nuova comunità, tutto il calore e l’affetto che meriti.

Marisa e Famiglia

Il saluto delle suore

Carissimo Don Domenico, la parola che sorge in me spontanea è un grande e sentito GRAZIE.
Grazie per questi anni, durante i quali abbiamo condiviso il cammino di fede dei Gruppi Famiglia. Sono stati una ricchezza di crescita personale e comunitaria, che il Signore ha colmato della Sua Parola e del Suo Amore.
Ti auguro di realizzare nuovi cammini nella Parrocchia che la provvidenza e la misericordia del Signore ti offre, certa che io non dimenticherò l’esperienza fatta e di tutto questo ne ringrazio il Signore e te che mi hai dato questa bella opprtunità.
Il Signore ti benedica. In unione di amicizia.

Sr. Graziella

La tua partenza, don Domenico, coincide con il tuo 25° di sacerdozio: un traguardo che noi guardiamo con commozione e ammirazione, rallegrandoci con te e benedicendo il Signore.
T’abbiamo avuto tra noi per un periodo di 8 anni, abbiamo camminato insieme in questa Chiesa di Dio in Leno; molto abbiamo ricevuto, ri diciamo il nostro “ GRAZIE”. All’ammirazione si unisce la nostra gratitudine con grande, sincero affetto.
Ogni partenza fa male al cuore… sappiamo però di essere “cittadini del mondo” chiamati a testimoniare la Misericordia di Cristo in ogni angolo della terra, nulla perciò potrà separarci dall’Amore di Cristo.
Tu rimarrai in noi; l’Eucarestia, la Parola di Dio che ci hai abbondantemente offerto ci unisce per sempre. Un po’di nostalgia fa parte della nostra umanità che fa sentire più viva la stima della persona.
Gratitudine, affetto e preghiera è quanto di meglio noi Suore Maestre Pie Venerini ti offriamo con tanti, tanti auguri per ciò che ti attende e sarà “novità stupenda”. Un pensiero e un saluto alla tua cara mamma che t’ha sempre seguito e sostenuto.

Le Suore Maestre Pie Venerini

Il saluto delle istituzioni

Carissimo Don Domenico,

è con grande commozione che, a nome di tutta l’Amministrazione Comunale e di tutta la comunità di Leno ti porgo il nostro caloroso saluto.
Un momento difficile questo, perché un sacerdote è un testimone di vita, un fratello, un padre, un amico e tu lo sei stato per tutti noi. E proprio nel momento dell’ ”arrivederci” si coglie il grande dono che un sacerdote rappresenta per la sua comunità: un esempio di disponibilità ed obbedienza, di fedeltà e dedizione che sono espressione della mssionarietà ben espressa in un passo del Concilio Vaticano II: ”i sacerdoti sono stati presi fra gli uomini e costituiti in favore degli uomini stessi nelle cose che si riferiscono a Dio, per offrire doni e sacrifici: essi vivono in mezzo agli uomini e costituiti come fratelli in mezzi ai fratelli”.
E tu ancora una volta sei stato esempio di fede e di obbedienza. L’essere stato chiamato a servire e guidare una Parrocchia, rende merito al tuo operato di curato e di sacerdote.

In questi otto anni abbiamo apprezzato il tuo impegno, soprattutto nel guidare e accompagnare i “gruppi famiglia”, la tua innegabile capacità comunicativa e il tuo istinto dialogante. Tutta la comunità ecclesiale e civile ti è grata, per il cammino fatto insieme, per i valori umani, sociali e cristiani che ci hai donato e che ci guideranno nel nostro percorso futuro. Valori che saranno da stimolo a noi che abbiamo la responsabilità di amministrare.

Sono certa che nella tua nuova missione pastorale saprai mantenere l’entusiasmo, la serenità e la forza che ti hanno sempre contraddistinto e pregherò affinchè tu sia compreso quanto sai comprendere e sostenuto quanto sai sostenere e perché tu riceva gli stessi sentimenti affettuosi di stima e gratitudine che oggi noi proviamo per te.
Buon cammino nella tua nuova strada e nelle tue preghiere continua a ricordarti di noi.

Il Sindaco
Cristina Tedaldi

Mi ritrovo a dover scrivere questo articolo di saluto, non solo per un sacerdote che cambia parrocchia e che meritatamente è chiamato a servire e a condurre la comunità di Azzano Mella ma, per un uomo speciale, un caro collaboratore, un amico. Caro Don Domenico come Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Leno ti ringrazio non solo per la collaborazione nella commissione famiglia, ma anche per essere stato un sacerdote attento alle problematiche famigliari e ad aver collaborato con il Comune alla risoluzione di molti casi difficili a livello umano e sociale. Grazie per aver condotto in questi anni il Grest a Milzanello e di aver condiviso con l’Amministrazione questa meravigliosa esperienza. Grazie per esserti impegnato a portare la Parola del Signore in tutte le famiglie, per aver portato serenità e testimonianza di Misericordia a chi ne aveva bisogno, di essere stato un attento e preparato sacerdote ovunque si richiedesse la tua professionalità e la tua competenza. La festa della Famiglia, ormai diventata punto fermo nella nostra comunità, ci ha dato l’occasione di lavorare insieme e di realizzare progetti che hanno arricchito le famiglie a livello culturale e sociale.

Come uomo e come amico ti ringrazio di avermi dato il tuo appoggio sempre, di avermi ascoltato quando ne avevo bisogno, di essere entrato nella mia famiglia come esempio di rettitudine, di fede, di impegno, di solidarietà e di simpatia. Porteremo le tue storie e le tue riflessioni nel cuore, perché attraverso la tua parola hai saputo entrare nelle menti e nell’ anima delle persone. Grazie di cuore!

L’Assessore ai Servizi Sociali e Pubblica Istruzione
Gianni Lazzari

Il saluto dei sacerdoti

Il prossimo 11 settembre le nostre parrocchie saranno chiamate a vivere un intenso momento di comunità nel giorno in cui saluteremo don Domenico al termine del suo servizio pastorale a Leno.
Celebrare il saluto ad un sacerdote, non è semplicemente affidarlo ad una nuova testimonianza o ringraziarlo per quello che si è condiviso, esso può aprirci alla consapevolezza di sentirci parte di un grande respiro, che è quello dello Spirito che guida la Chiesa. I disegni di Dio, sono sempre eccedenti, cioè più grandi di quello che noi sappiamo riconoscere o addirittura attendere. Così, nell’umiltà, che porta alla fiducia che Dio si sta prendendo cura della sua famiglia, possiamo sperimentare un forte senso di appartenenza ed andare un po’ più in là dei soli aspetti legati alle emozioni o alle logiche dei resoconti.
Questa breve riflessione vuole essere il nostro augurio a don Domenico di avere sempre chiara questa consapevolezza. Ognuno di noi ha condiviso con te un tempo differente in conseguenza delle singole esperienze precedenti. Al di là, però, che abbiamo trascorso assieme due, tre, cinque o otto anni, ti diciamo grazie e ti accompagniamo con la preghiera. Apparteniamo al medesimo ministero sacerdotale ma quando si vive lo stesso servizio in una o più parrocchie, è evidente che le esperienze si intrecciano e contribuiscono ad essere quello che siamo.

Don Domenico Paini, don Alberto Baiguera e don Renato Loda

Tu sei un po’ di noi e noi siamo un po’ di te come anche tu sei un po’ le persone di queste comunità e loro sono entrati a far parte del tuo sacerdozio. Ora il tuo ruolo è differente e le responsabilità hanno una diversa fisionomia ma non crediamo che basti questo per modificare la testimonianza di una persona e in particolare di un prete. Un prete è di Cristo sempre ed è chiamato a farsi pane spezzato in qualsiasi situazione l’obbedienza al volere di Dio e della Chiesa lo chiami. È altrettanto vero che la consapevolezza di quello che siamo cambia sempre perché noi sempre cambiamo. Anche solo il modo che abbiamo di pregare cambia e non può essere lo stesso sempre per cui, sappi gustare le novità della tua vita come un dono di Dio col quale progetterai e costruirai una parte di questa Chiesa.

I tuoi confratelli
Monsignor Giovanni, don Renato,
don Riccardo, don Alberto e don Davide

Grazie don Domenico!

Carissimo don Domenico,
desidero aprire questo articolo, dedicate a te, meditando sul tema del sacerdozio ministeriale, per illuminare il senso profondo della presenza di un sacerdote nella comunità cristiana e, quindi, della tua presenza nella nostra comunità in questi otto anni.

Il sacerdote è ancora “uomo di Dio”. La maggior parte dei nostri cristiani vede ancora nel sacerdote l’ “uomo di Dio”: colui che porta gli uomini a Dio e Dio agli uomini, attraverso il ministero che gli è affidato. E per far questo egli deve essere molto vicino a Dio, ma anche molto vicino agli uomini, senza con questo assecondare in ogni modo idee, mode, comportamenti che, pur moderni, non sono la vera espressione di una umanità tesa all’incontro con Dio. E’ vero che, per farsi accogliere e poter parlare agli uomini, a volte si può arrivare a un minimo di compromesso, ma poi è necessario ritornare e riportare all’essenziale, che non è certo un livellamento ad espressioni di vita che non sono secondo il Vangelo. Per questo il sacerdote ha il dovere sacrosanto di pregare per e con il popolo santo di Dio.
Il sacerdote è servo di una Parola non sua. “Vivere il ministero sacerdotale – dice il nostro Vescovo Luciano (Lettera ai presbiteri bresciani sulla carità pastorale,10 febbraio 2016, 1.3) – vivere l’annuncio del Vangelo come un atto di amore presuppone anche, necessariamente, che noi consideriamo il Vangelo di Gesù come un valore positivo che contribuisce a dare vita al mondo… Il Vangelo non è una bella parola, capace di produrre sentimenti di consolazione; ma è come una forza divina attraverso la quale Dio stesso opera in mezzo al mondo e alla storia, trasforma il mondo e la storia, opera la salvezza dell’uomo… Il termine “salvezza” relativizza anzitutto ogni fallimento mondano (e ogni successo mondano)… Esso colloca la piena realizzazione dell’esistenza umana nel mistero dell’amore trinitario e quindi dell’amore oblativo. La pienezza dell’uomo sta nel dono che egli quotidianamente fa di se stesso conoscendo con verità, parlando con sincerità, amando con dedizione… e così via”.

La verità e l’efficacia della Parola che il sacerdote annuncia non dipende da lui, sebbene lui abbia il dovere di annunciarla nella sua interezza e usando al meglio le sue capacità espressive e relazionali, ma dalla forza che essa ha in se stessa. E, nemmeno, il sacerdote è chiamato a spettacolarizzare la Parola e a offrirla nella misura e secondo contenuti che non offendano la sensibilità di chi ascolta. Essa va offerta nella sua piena verità e nella sua interezza, senza né aggiungere né togliere nulla. Il sacerdote celebra l’Eucaristia per rendere partecipe il popolo di Dio del Corpo di Cristo e divenire con Gesù “pane spezzato”, “sangue versato”.
Dunque, se il sacerdote celebra l’Eucaristia, ciò significa che ha preso posizione di fronte a questo amore e che è disposto ad esserne plasmato… significa accettare che la sua esistenza diventi esistenza spezzata per essere dono di amore… La verità dell’Eucaristia che il sacerdote celebra è tutta la sua vita nella misura in cui ha assunto la logica dell’amore come motivazione suprema di tutte le scelte (cfr. L. Monari, idem 2.1).
E noi sappiamo che Gesù “ha spezzato” la sua vita per “tutti”, senza far distinzione di persone. Solo, ha amato e ama di un amore privilegiato i più poveri, i più deboli, gli esclusi, coloro, cioè, che l’umanità emargina e a cui non offre opportunità reali di vita. Ma anche questi li ama di un amore liberante, che non costringe a seguirlo o a ricambiarlo, se non dopo avere imparato da Lui la gratuità dell’amore. Ebbene, il sacerdote che celebra l’Eucaristia e impara questo amore deve diventare capace di amare così: nella gratuità più vera, senza legare a sé nessuno e rimandando ogni volta a Gesù la gratitudine e il successo che gli vengono dagli uomini per il suo servizio recato a loro. Il suo amore deve essere, come quello di Gesù, liberante: nessuno deve sentire la necessità di una sottomissione per avere ricevuto benefici materiali o spirituali dal sacerdote e nessun sacerdote deve accettare e, tanto meno, pretendere questo. Il sacerdote non è un benefattore, è un padre; non è un mercenario, è un missionario.

Il sacerdote “sta” con il popolo che gli è affidato e così impara ad amarlo e dimostra il suo amore. Il “darsi” di Gesù per i suoi, anche durante la sua esistenza terrena, è consistito nel “rimanere-stare” con loro. Da quando ha chiamato gli apostoli e i discepoli, Gesù ha vissuto le sue giornate e le sue notti con loro e, stando con loro ha potuto testimoniare il Padre e insegnare la vita di discepolato. Anche Gesù ha annoverato i suoi insuccessi dal punto di vista umano, ma non ha smesso di “stare” con loro. Anche dopo la sua risurrezione il vangelo dice che Gesù, apparendo ai suoi, “stava in mezzo a loro”.
Il sacerdote, figura di Gesù “buon Pastore”, “sta” in mezzo al suo popolo, per imparare a conoscerlo, sostenerlo, incoraggiarlo, ammaestrarlo, cogliere i suoi più veri bisogni, offrire i doni che la Chiesa gli ha messo nelle mani e per farsi conoscere, onde diventare veramente padre e radunare i cristiani come una vera famiglia intorno al Padre Celeste. Se non “sta” con il suo popolo il sacerdote difficilmente potrà amarlo di quell’amore oblativo che ci chiede Gesù. Stando con i suoi fedeli, poi, il sacerdote ha molto da imparare anche da loro, perché ognuno di loro è un dono per la comunità e, dunque, anche per il suo pastore.
Il Sacerdote è parte di un “presbiterio”, intorno al Vescovo. Egli riceve la sua consacrazione e il mandato di Cristo e della Chiesa dalle mani del Vescovo, che lo associa al suo ministero come collaboratore e a lui rimane legato anche per l’obbedienza che promette al suo Vescovo nel giorno dell’ordinazione sacerdotale. Insieme a lui tutti gli altri sacerdoti che costituiscono intorno al Vescovo il “presbiterio” diocesano: il collegio presbiterale di una Chiesa particolare-locale, il cui segno di unità è il Vescovo, che la mette in piena comunione con la Chiesa universale. Così la Diocesi è la Chiesa Cattolica che vive in un territorio e il presbitero che vi appartiene, servendola, sa di servire la Chiesa Univcersale. Ciò comporta che ogni sacerdote, soprattutto il parroco, non può vivere il suo ministero come crede, ma deve sempre tenere come punto di riferimento nelle sue scelte e nelle sue proposte pastorali il Vescovo con il suo presbiterio. Questa comunione deve suscitare nel sacerdote una capacità-volontà relazionale con tutti i sacerdoti e con il Vescovo, sostenuta da un’autentica fraternità, che ha il suo culmine espressivo nella Messa Crismale del Giovedì Santo, nella quale il Vescovo convoca tutto il presbiterio e fa memoria dell’istituzione del sacerdozio ministeriale da parte di Gesù.

Il sacerdote porta con sé la debolezza della sua umanità. L’ordinazione sacerdotale non cambia la natura dell’uomo, anche se dona una “grazia particolare”, come per ogni vocazione-missione, per poter vivere con intensità il suo ministero. Ma la sua natura di uomo rimane pur sempre debole a causa della macchia del peccato originale e, come ogni cristiano, pur se ha ricevuto la grazia santificante, deve ogni giorno affrontare la lotta contro le forze del male. Il sacerdote non è, dunque, esente da tentazioni, cedimenti, crisi di fede, crisi vocazionali… Primo suo dovere è quello di essere preparato ad affrontarle attraverso il nutrimento della Parola e dell’eucaristia, di cui egli si nutre insieme con i fedeli come alimento spirituale; inoltre egli stesso frequenta con assiduità il sacramento della confessione, cerca un sostegno nella guida spirituale e trova momenti particolari per “stare” con Gesù e riposarsi sul suo cuore, onde trovare “ristoro alla propria anima”. Il peso del ministero a volte sembra schiacciare: celebrazioni, catechesi, visite ai malati, confessioni, direzione spirituale, sostegno delle persone e delle famiglie in difficoltà o ferite (separazioni, dipendenze, rancori, discordie…), sostegno alle povertà, aggiornamento, correzioni, ma soprattutto il dovere di fedeltà alla fede cattolica e ai progetti diocesani, che a volte gli chiedono di andare contro corrente e non essere capito e spesso mal giudicato… E dover continuare ad amare ancora, sempre… perdonare ancora, sempre… guidare ancora, sempre… Non bastano allora le forze del sacerdote, occorre che la comunità lo “adotti” come padre e lo sostenga con la sua vicinanza, la collaborazione-corresponsabilità e la preghiera: ecco la parte della comunità cristiana.

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Grazie, don Domenico, per quando sei stato tutto questo per la nostra comunità; grazie per quando hai mostrato impegno e intelligenza pastorale, soprattutto nei confronti delle famiglie; grazie per quando hai esercitato il tuo ministero con amore, senza distinzioni di persone; grazie per quando sei “stato con la comunità”, anche quando gli eventi non erano strettamente legati al tuo settore pastorale; grazie per quando hai saputo riconoscere le tue debolezze e ti sei lasciato aiutare nella correzione. Per il tuo prossimo impegno di parroco di Azzano Mella chiediamo al Signore la grazia di potenziare tutti i doni che ti ha dato, tutti gli aspetti positivi della tua persona, la coerenza di vita nel tuo ministero e la generosità del dono di te alla tua comunità, perché tu possa essere per lei un “padre” che “sta”, che non lesina il tempo, la fatica, il sacrificio… onde poter essere veramente la figura del “buon pastore” che non offre solo qualcosa, ma tutta la propria vita per il gregge.
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Con sincera fraternità,

don Giovanni