Questionario attività estive

Cari genitori,

ci auguriamo stiate bene e vi sia possibile riprendere le attività che più vi aiutino a ottenere serenità.

In collaborazione con il Comune di Leno e attraverso il lavoro più ampio di una serie di comuni del nostro Ambito Territoriale, ci permettiamo di inviarvi un sondaggio per cogliere alcuni dati in riferimento alla possibilità di realizzare delle proposte estive simili al grest.

Basterà compilare il questionario sotto riportato rispondendo alle richieste. I dati raccolti ci serviranno per orientare le scelte per programmare delle proposte. La compilazione del questionario non corrisponde ad un’iscrizione e vi preannunciamo che potrebbe accadere che le iniziative che riusciremo a mettere in atto, riguarderanno solo alcune fasce d’età.

Cercheremo di fare il possibile per offrire un servizio e un supporto alle numerose esigenze sorte soprattutto in questo periodo. Appena avremo dato lettura dei questionari e riflettuto su quanto ci sia possibile realizzare, ci attiveremo per comunicarvi le condizioni di partecipazione.

Don Davide

Jingle Quiz 2018

Torna anche quest’anno il Jingle Quiz, la sfida per i bambini e ragazzi fino ai 14 anni che si svolge nel periodo della novena di Natale, subito dopo la preghiera serale!

Regolamento

  • Viene posta una domanda a carattere religioso ai ragazzi (fino a 14 anni), i quali devono rispondere al cellulare di don Ciro (3293822142).
  • Vengono premiati i primi 10 sms ricevuti in ordine di tempo: il primo riceverà 10 punti, il secondo 9… e via a scalare.
  • Sono validi solo gli sms che contengono nome e cognome del ragazzo.
  • Ogni sera viene annunciato il vincitore e i punteggi della serata precedente.
  • Il gioco termina il 23 dicembre sera.
  • Il giorno di Natale i primi 5 classificati possono ritirare i premi in sacrestia.

Classifica finale

punti nome e cognome
63 Ester Braga
61 Federico e Alessandra Lo’
57 Matteo e Matilde Benvenuti
48 Letizia e Agnese Braga
44 Vera e Emma Bottelli
44 Tommaso Ferrari
32 Silvia e Francesco Gabossi
31 Emma Dagani
15 Michele Belleri

Domande e risposte – II parte

E SE UNA PERSONA DIVORZIATA SI RISPOSA? CHE COSA NE PENSA LA CHIESA? SI PUO’ ANCORA ESSERE CRISTIANI? E IL NUOVO PARTNER… E I LORO FIGLI…?

Gli eventi della vita portano alcuni separati a decidere di costituire una nuova relazione  affettiva e poi magari un nuovo legame col matrimonio civile; accanto al precedente, viene così a costituirsi un nuovo nucleo familiare, spesso con figli. Senza voler esprimere dei giudizi personali, occorre tuttavia riconoscere che diversi sono i modi con cui un separato/divorziato giunge a una nuova convivenza o matrimonio civile: con superficialità o maturità. Con minor o maggior consapevolezza di prima, nella chiarezza o nel compromesso, con prospettiva di stabilità o senza progettualità e così via.

QUANDO IL SEPARATO/DIVORZIATO SI INNAMORA DI NUOVO…

D. Ma che consiglio dare a chi sta pensando di intraprendere una nuova storia o di riformarsi una famiglia? 

R. E’ questo un passaggio delicatissimo. È certamente meno difficile considerare la tua situazione di chi, separato o divorziato, vive da solo e offrire dei suggerimenti come abbiamo fatto poc’anzi; come pure si presentano con più stabilità i lineamenti della situazione di chi ha già costituito un nuovo legame, potendo così delineare limiti e possibilità di tale situazione. Più complessa è invece la posizione di chi, preso da un nuovo innamoramento, si trova di fronte alla scelta di cosa fare, considerando che spesso il nuovo partner non ha avuto un precedente matrimonio e che quindi potrebbe subire lui stesso le conseguenze di un legame che non potrà essere benedetto col sacramento del matrimonio. Si tratta di una situazione ancora in evoluzione; si tratta soprattutto di un momento in cui occorre dare alla propria esistenza una direzione: insomma un nodo cruciale della vita.

D. In questi casi basta dire: “Nella tua situazione non puoi intraprendere una nuova relazione e quindi lascia quella persona! ”; oppure, al contrario: “Non puoi rimanere sempre da solo, cogli l’occasione e risistemati! “?

R. L’una e l’altra via, sia pur da punti di vista opposti, sembrano le risposte più semplici; sembrano cioè rispondere in modo radicale da una parte ai principi cristiani, dall’altra al senso comune. Ma chi è di fronte a questa scelta sente con profonda lacerazione interiore che seguendo l’una o l’altra di queste vie perde comunque qualcosa di importante: come rinunciare a un sentimento amoroso, nato gratuitamente e sviluppatosi in modo promettente e bello? Come rinunciare a valori cristiani che hanno motivato e sorretto tanti anni della propria vita, cadendo in una sorta di tradimento? Perché sentirsi posti di fronte alla scelta tra un nuovo amore umano e la fede in Dio, tra il proprio cuore e la Chiesa? Domande che le due alternative ricordate acuiscono senza far intravedere alcuna soluzione in qualche modo pacifica. Sì, perché chi è di fronte a queste scelte istintivamente non vorrebbe perdere né l’amore né la fede; vorrebbe che fosse possibile una soluzione che tenga dentro tutto e alla fine gli lasci il cuore pacificato.

Nella difficoltà di entrare in situazioni così delicate e complesse, penso che però si debbano tener presenti due considerazioni fondamentali: la prima è che qualsiasi scelta verrà fatta non potrà essere indolore; vi sarà comunque, accanto alla gioia, anche un carico di sofferenza da portare; la seconda è che qui più che mai è interpellata la propria coscienza, nessuno cioè può decidere al posto di un atro, non si può chiedere ad altri di avallare e rassicurare le proprie scelte. Ciò non significa che si è soli con la propria sofferenza e la propria coscienza ma che si è inesorabilmente e misteriosamente davanti a Dio, al Dio di Gesù Cristo crocifisso e risorto e spiritualmente presente nella Chiesa! E allora il consiglio che mi sento di offrire a coloro che si trovano in questo momento cruciale della loro vita è quello di vagliare con severità ciò che stanno provando, alla luce della parola di Dio e della Chiesa, ponendosi con apertura e disponibilità di fronte allo Spirito Santo per poter discernere l’azione che Dio sta operando nella loro libertà.

D. Ma, al di là di questi bei discorsi, in concreto che cosa consiglia la Chiesa?

R. Nel suo autorevole e materno accompagnamento la Chiesa, da una parte, è chiara nell’indicare l’oggettività e pubblica contraddizione che una nuova unione creerebbe nei confronti della parola di fedeltà emessa nel matrimonio precedente; dall’altra, non può tuttavia sostituirsi alle coscienze, rimettendo il giudizio finale al Signore che solo vede nell’intimo delle persone. Così pure, da una parte, farà presente al coniuge rimasto solo che, confidando nella potenza dello Spirito del Signore, è possibile trovare fruttuosità e gioia anche in una fedeltà sofferta, e quindi incoraggerà e aiuterà a percorrere questa via; dall’altra, si porrà comunque con speranza di fronte a cammini e scelte diverse, confidando nell’opera di salvezza che il Signore misteriosamente conduce nel cuore di tutti i suoi figli.

Per questo la Chiesa continua a offrire a tutti i fedeli i mezzi e i cammini spirituali adatti e possibili nelle loro particolari circostanze e situazioni di vita, cercando di essere attenta sia al rispetto della dignità e riservatezza dei singoli fedeli sia alla tutela della fede e della testimonianza dell’intera comunità cristiana. Ogni scelta del coniuge separato comporterà infatti un atteggiamento particolare della Chiesa, la quale di epoca in epoca e di luogo in luogo si lascia illuminare dallo Spirito di Cristo per comprendere sempre meglio le vie più adatte per alimentare la fede dei singoli e mantenere autentica la testimonianza e la missione della comunità cristiana.

Don Domenico

C’era una volta….

Sulle sponde d’un lago nell’India del Nord, c’era una volta uno strano uccello che aveva due teste, una a destra e una a sinistra. Due teste ma un corpo solo.
Un giorno, mentre gironzolava in cerca di cibo, con gli occhi della testa di destra vide un favo di miele selvatico, e subito vi si buttò sopra.
La testa di sinistra disse:
«Dammene anche a me».
Ma la testa di destra non diede ascolto, e se lo beccò tutto in pochi istanti. Allora la testa di sinistra giurò vendetta; e mentre l’uccello vagava per un bosco, ecco a sinistra certe bacche amarissime. La testa di sinistra le scorse per prima e, pur sapendo che non erano buone e avrebbero fatto male allo stomaco, ne beccò quante poté.
E nel frattempo pensava:
«Poi avremo mal di pancia; ma gli sta bene, a quell’egoista dell’altra parte; così impara la solidarietà».
Poco dopo, l’uccello si sentì colto da atroci dolori: le bacche erano velenose, e in breve tempo gli causarono la morte.
Morirono ugualmente le due teste, quella di destra e quella di sinistra, perché nessuna delle due aveva avuto cervello.

Così muoiono tante famiglie. Per paura di amare.

Impostazione dei primi anni di vita matrimoniale e familiare

Domanda: Per quanto sia ben fatta la preparazione a un matrimonio, tuttavia ciò non garantisce automaticamente la sua buona riuscita. L’esperienza di tanti separati attesta che, nonostante un buon periodo di fidanzamento che non faceva presagire dei problemi, nel corso della vita matrimoniale sono nate invece delle difficoltà tali da mettere in crisi la coppia, portandola addirittura alla rottura e allora?

Risposta: Ciò che dici è verissimo. Vuol dire allora che le nozze non vanno prese come un punto di arrivo, ma di partenza e che va tenuta sempre alta una cura della relazione di coppia. Spesso capita, infatti, che le predisposizioni con cui due coniugi si accingono a iniziare la loro vita insieme siano diverse e col passare del tempo tali diversità tendono a diventare divergenze. Per esempio, a volte si assiste, soprattutto negli uomini, a una sorta di “accasamento”, dopo il tempo della conquista. Cioè si vedono coniugi che, una volta raggiunto lo scopo del matrimonio, si adagiano in un clima di inerzia; come se ormai tutto dovesse svolgersi  automaticamente.

Al contrario, altre persone, stavolta soprattutto le donne, caricano di così grande attesa l’inizio della vita a due che, di fronte alla crudezza della vita familiare, vedono svanire il loro “sogno romantico” e quindi cadono in una profonda delusione. Questi due atteggiamenti danno come risultato una relazione di coppia alquanto problematica, in cui una parte chiede continuamente attenzioni, momenti esclusivi, espressioni e delicatezze d’amore, e l’altra invece chiede di non essere disturbata, di poter attendere ai propri hobby, di uscire con gli amici. È facile prevedere come in tali divergenze di atteggiamenti nascano incomprensioni, accuse, chiusure, gelosie, diffidenze;  e si badi bene che ognuno dei coniugi ritiene di avere ragione, cioè di essere trascurato nelle proprie legittime aspirazioni.

D. Dicevi che per evitare queste derive della vita matrimoniale occorre una continua “cura della relazione”. Ma parlando di cura, sembra quasi che il matrimonio porti in sé una sorta di malattia congenita da tenere sempre sotto controllo. E la spontaneità, la naturalezza, oggi tanto esaltato, non vanno tenute in conto?

R. Forse è vero, la parola “cura” non è del tutto esatta; si potrebbe dire meglio: continuare “ad avere a cuore” la propria relazione. Si tratta di quell’attenzione carica di amore, che aiuta ad accorgersi di ciò che l’altro sta vivendo e a mantenere una sintonia di sentimenti. Quasi tutte le coppie ricordano un primo periodo felice dopo le nozze: entusiasmo, passione, sentimento. Ma poi l’inizio di una normale vita familiare sgonfia questo alone iniziale di piacevolezza e chiede una graduale crescita del rapporto di coppia: un sentimento amoroso che esige di acquistare una qualità sempre più solida e profonda. Le diversità di approccio alla vita matrimoniale,  cui ho accennato prima, come pure i tempi e i modi diversi con cui i coniugi entrano dentro la relazione, non necessariamente devono diventare motivo di crisi, anzi possono essere occasione di arricchimento e di crescita, ma a condizione che sia tenuto vivo uno spirito di attenzione reciproca e la convinzione che prima, dentro e sopra ogni altra cosa si deve dare priorità alla relazione interpersonale.

Ciò non significa tenere la coppia sotto tenda a ossigeno o mortificare l’amore; anzi, proprio questa continua attenzione spirituale aiuterà i coniugi a non spegnere in fretta gli entusiasmi iniziali e ad alimentare un rapporto amoroso fatto di concretezza e di creatività. L’amore, infatti, non può essere mai qualcosa di scontato o di presupposto, ma è sempre qualcosa di nuovo che si sperimenta costruendo un’autentica relazione di coppia.

Diversi divorziati risposati dicono che quello che vissero nel primo matrimonio non era vero amore; lo è invece quello che stanno vivendo ora. Potremmo discutere a lungo su questo; ma ciò conferma il fatto che l’amore non è qualcosa di precostituito, che già si conosce; al contrario, è un sentimento che porta in sé una potenzialità che domanda di essere continuamente scoperta e sviluppata: è un dono sempre nuovo; anzi, noi cristiani crediamo che è un dono di Dio, offerto nel momento delle nozze e rinnovato ogni giorno dal suo Spirito, chiamato appunto Spirito di amore; per questo va continuamente chiesto nella preghiera.

D. Come si può vivere una crisi coniugale? Con quale prospettiva? Bisogna considerarla come uno stimolo di crescita o un segnale di fine della corsa?

R. E’ innegabile che nel modo di reagire davanti a una crisi coniugale incida molto la prospettiva, oggi più facile, della separazione. Anzi, incida molto il modo con il quale oggi si tende a presentare la separazione. Si sta cioè diffondendo una cultura “debole”, in parte fatalistica e in parte massimalistica. Davanti a una separazione si sente dire infatti “era destino che finisse così…”, oppure “tanto, è capitato anche ad altri…”. Tale posizione porta quindi a insinuare nei coniugi in crisi la convinzione che la separazione è in fondo uno degli esiti possibili di un matrimonio; ma “possibile” non nel senso che è un eventualità, ma nel senso che è un potere: cioè, di fronte a una crisi i coniugi possono tranquillamente scegliere o di sforzarsi di andare avanti o di interrompere la convivenza matrimoniale. Le due prospettive sono messe sullo stesso piano e con lo stesso valore; anzi, si vorrebbe addirittura convincere gli sposi che anche le conseguenze saranno di uguale soddisfazione, pensando così di ovattare e anestetizzare le sofferenze e le gravi fratture che in realtà conseguono a una separazione.

Quando incontri un coniuge separato, la prima cosa che avverti in lui e che spesso lui stesso ti esprime esplicitamente è una grande sofferenza. Si, ci si può separare anche civilmente, come si dice; ma ciò non toglie la profonda sensazione di un fallimento. A volte si sente dire che, parlando di separazioni o divorzi, non si deve usare la parola “fallimento”, per non urtare la sensibilità delle persone o non turbarle ulteriormente. Può essere vero; ma ciò non cambia la realtà, non cambia ciò che tanti separati provano: avevano sperato in un certo futuro, avevano investito in un certo progetto, avevano creduto in un certo sentimento… e poi… Non usiamo la parola fallimento, perché giustamente una separazione non azzera tutta la propria vita; ma vi sono comunque un grande vuoto e una profonda delusione, che segneranno il resto della vita. Questa è la realtà, al di là di quello che vuol far credere certa parte dei mezzi di comunicazione!

Ripensando al tempo del fidanzamento

D. Alla luce di queste tue ultime parole, vorrei tornare alla domanda a cui accennavi all’inizio, cioè come evitare, se possibile, che una coppia arrivi alla separazione. Dicevi giustamente che la prima cosa importante è la prevenzione, a  partire dal tempo precedente il matrimonio. È vero che da alcuni anni la Chiesa ha introdotto i corsi per fidanzati, ma non è difficile trovare giovani che vi partecipano senza convinzione, solo per dovere. E poi, giunti a quel punto, l’impostazione del rapporto di coppia, nel bene o nel male, è già stata data. Non si dovrebbe fare qualcosa di più, partire prima nella formazione, cioè già dal tempo delle prime esperienze di amore o di sessualità vissute dai ragazzi, dall’inizio del fidanzamento con i suoi entusiasmi e i suoi turbamenti? 

R. Apri qui un campo immenso e complesso di riflessione, o meglio…di vita. Sì, in effetti gli anni dell’adolescenza e della giovinezza sono un tempo bello e prezioso, ma anche delicato e decisivo per il futuro.

Senz’altro i percorsi di catechesi, la predicazione liturgica, l’animazione dei gruppi di adolescenti dovrebbero essere occasioni forti per la formazione. Quanti separati, ripensando al passato e a questo periodo in particolare, riscontrano vuoti, distorsioni, compromessi, ingenuità che hanno segnato pesantemente la loro relazione amorosa. Di solito si usa  parola che copre e comprende tutto: l’immaturità. Per certi aspetti è vero che la Chiesa è passata da un tempo in cui dipingeva con tinte un po’ fosche tutto ciò che riguarda la sessualità, a un tempo in cui ha iniziato a guardare con più positività i temi legati all’amore; ma oggi sembra di constatare che i ragazzi non sono più sensibili né alle prediche né ai dibattiti: “queste cose” le decidono loro, senza bisogno degli adulti e tanto meno della Chiesa.

Eppure il tempo in cui un ragazzo e una ragazza incominciano a sentire nuove aspirazioni e incontrano i primi amori, ma ancor di più il tempo in cui costruiscono una relazione amorosa più stabile, è un tempo di vita unico e splendido, al punto che non può essere vissuto così come viene o come le mode suggeriscono: è un tempo di “educazione” all’amore.

D. Ma è proprio sulla questione dell’educazione che oggi c’è il rigetto delle nuove generazioni e anche il disinteresse, per non dire la denigrazione, da parte dei mezzi di comunicazione. Si ritiene infatti che l’amore debba essere per sua natura libero; al massimo, un pò’…attento, per via di   certe malattie o di gravidanze inattese, che poi sono da… risolvere.

R. C’è di più; tanti non si accorgono che quando la propaganda fa passare l’idea di un amore libero, lì in realtà avviene già la proposta di uh certo modo di vivere l’amore e quindi vi è già una proposta educativa, buona o cattiva che sia. Cioè, una società, sia pur
implicitamente, fa comunque passare alle nuove generazioni un’immagine di amore: la questione educativa è ineludibile. Conviene quindi che essa venga posta esplicitamente. Infatti, è davvero disonesto l’atteggiamento di chi, volendo far credere ai giovani di non aver bisogno di nessuno  nel gestire la sessualità e l’affettività, di fatto li soggioga a una spirale di interessi economici o ideologici, che non hanno nulla a che fare con il loro vero bene.

Proprio per questo oggi l’opera educativa deve gestire il delicato rapporto fra alcuni aspetti di vita delle nuove generazioni, per certi versi contrastanti: istinto e regola, desiderio e progettualità, bisogno e responsabilità. Ma, a fondamento di tutto ciò, la Chiesa si trova di fronte alla gestione di un binomio ancora più complesso, quello fra amore e fede. Visto infatti che ancora molti giovani chiedono di sposarsi in chiesa, viene da chiedersi che cosa significhi ciò per loro, cioè che consapevolezza abbiano del rapporto tra fede e amore, quale incidenza abbia il loro cammino cristiano sull’esperienza amorosa che stanno vivendo e sul futuro matrimonio.

Quante volte le persone separate, che magari hanno riscoperto la fede solo da adulte, rimpiangono di aver avuto un vuoto da giovani e di non aver potuto o saputo impostare la loro relazione di fidanzamento con uno spirito di fede. Proprio questo rimpianto porta a ribadire ai giovani di oggi l’urgenza di confrontarsi con la parola di Dio, di aver fiducia nella Chiesa. Ma fa anche alzare la voce verso la Chiesa, che non può lasciarsi andare dal disorientamento o dallo scoraggiamento, ma deve insistere con coraggio e intelligenza nella ricerca del dialogo con i giovani, inventando altre iniziative che precedano i preparino i corsi per fidanzati.

D. Tra gli adulti coinvolti nella formazione delle nuove generazioni ci sono anzitutto i genitori, i quali sono tra i primi a soffrire per gli insuccessi dei propri figli, e anche per le loro separazioni: come uscire da una sorta di incomunicabilità che spesso si crea o da una patina di rapporti superficiali?

R. È vero, in questi tempi numerose famiglie sono testimoni e patiscono nella propria carne la spaccatura forse più grande della storia. In pochi anni il mondo si è trasformato: fra genitori e figli si crea spesso un abisso di mentalità e di condizioni ambientali. Il dialogo fra loro a volte non è sufficiente per colmare la spaccatura, ma ciò si spiega perché l’amore sul quale oggi si costruisce generalmente la famiglia poggia su fragili basi. Non si può amare  l’uomo se non si ama Dio; la solidarietà e la fraternità sono più difficili a realizzarsi fuori dall’annuncio cristiano. I genitori hanno il compito di tener vivo il dialogo con i figli, che è utile, ma l’abisso di generazioni può essere colmato solo dall’amore.

Un atteggiamento che mette le basi per far crescere questo amore è anzitutto l’ascolto, la capacita di ascoltare i figli, ponendosi sul loro piano, prendendo parte ai loro interessi, discendendo fino alla loro comprensione per aiutarli a risalire fino alla soluzione dei loro problemi, che può essere trovata nella comune, anche se diversa, fede.

In tal modo possono svilupparsi la confidenza e l’accompagnamento, pur in mezzo a mille fatiche e a mille scontri. Non bisogna avere paura di una sana conflittualità; non bisogna coprire con falsi accomodamenti o compromessi l’incapacità di un serio confronto e di un costante esercizio delle responsabilità genitoriali.

Domande cruciali

Perché oggi molti matrimoni vanno in crisi? C’è una cura… preventiva? Separazione e divorzio sono sempre una cosa negativa?

Ho letto il testo dal titolo “dopo l’inverno” editrice Ancora di don Zanetti e propongo alla vostra attenzione alcune parti che ritengo utili per la riflessione personale e coniugale…buona lettura

Di fronte al dilagare delle separazioni coniugali la prima domanda che sorge spontanea è quella del “perché” e quindi di “che cosa” si può fare per prevenire queste situazioni dolorose. In questo ambito le situazioni di vita non si possono ridurre a numeri o statistiche, né si possono fare sbrigative generalizzazioni. Basta comunque guardarci attorno per scorgere che oggi, su quattro o cinque famiglie, una ha dovuto affrontare la separazione! E non si tratta di persone straniere o lontane, ma di nostri vicini di casa, di amici o anche di parenti.

I motivi della separazione sono i più diversi, anche se spesso provenienti da una fragilità delle convinzioni, delle capacità, dei Sentimenti. Talvolta, dalle confidenze raccolte, emerge che le radici di tante separazioni affondano nel terreno del fidanzamento o anche prima. Oppure sono l’esito di una cattiva impostazione della famiglia fin nei suoi primi anni di vita. O, ancora, sono il triste epilogo di una crisi coniugale mal gestita.

a) Reazioni davanti a una separazione o a un divorzio

D. Il fenomeno della separazione e del divorzio è davvero grande e deleterio sia per la vita individuale che per quella sociale. Ma dal tono che usi, spesso presente anche nei documenti della Chiesa, sembra che la separazione sia sempre e comunque un male, un errore e quindi una cosa da evitare. Al contrario, nella mentalità che respiriamo la separazione di due coniugi che non vanno più d’accordo non solo sembra inevitabile, ma addirittura giusta e doverosa, o, comunque, sembra ormai una cosa normale.

Qualcuno giunge persino a dire che, in certe circostanze, la separazione è un atto di amore, compiuto per evitare danni maggiori per sé o per i figli. Allora, bisogna darsi da fare per prevenire le separazioni o, piuttosto, preoccuparsi che esse avvengano nel modo più indolore possibile? Occorre potenziare i consultori familiari o le agenzie di separazione coniugale?

R. La questione che poni è vera e val proprio la pena di fare un po’ di chiarezza. Tutti conoscono le leggi sulla separazione e sul divorzio presenti nel diritto civile italiano e in tante altre nazioni; ma forse non tutti conoscono il pensiero della Chiesa su questi argomenti.

Il Papa e i Vescovi nei loro documenti sul matrimonio e sulla famiglia hanno sempre ribadito importanza di  promuovere e tutelare queste realtà; ma hanno anche riconosciuto che in certe circostanze  particolarmente gravi la sospensione della vita coniugale può essere legittima. Ciò avviene o in presenza di una situazione pesantemente lesiva della dignità del coniuge (per esempio il tradimento) o nell’eventualità di gravi lesioni fisiche o psichiche verso il coniuge o i figli (per esempio violenze, deviazioni..) o comunque quando la convivenza è divenuta veramente impossibile da sostenere e ormai a rischio di gravi pericoli per i membri della famiglia.

In tali circostanze, dopo che ovviamente sono stati fatti opportuni tentativi di soluzione dei problemi (all’interno della coppia o anche con aiuti esterni, come per esempio in consultorio), la Chiesa, pur continuando a invitare alla pazienza e al perdono, ammette che il coniuge che ha subito la crisi coniugale (o anche entrambi se ne hanno patito in egual misura) ricorra alla separazione, intesa, però, come semplice sospensione della vita coniu-gale. Ciò significa che la separazione, vista come male minore ed estremo per risolvere certe situazioni, diventa un mezzo per ridare serenità ai coniugi e, quindi, per concedere la possibilità di valutare meglio i loro problemi e se vi siano realmente i presupposti per una loro soluzione.

D. Ma nella mentalità e nella prassi di oggi la separazione è intesa come una scelta ormai definitiva; come è possibile ipotizzare un ripensamento o una riconciliazione quando ormai ci si è divisi?

 R. È vero; purtroppo, quando oggi due coniugi arrivano alla decisione di separarsi, sono così esasperati, arrabbiati o sfiduciati che non pensano minimamente a un possibile e futuro ricongiungimento; al contrario intendono la separazione come un passaggio di liberazione da una situazione di vita nella quale non  vogliono più tornare. Ma questo avviene perché non si è gestita bene la crisi, fin dai suoi inizi, e si è lasciato dilagare il disagio e poi la sofferenza al punto di non farcela più e magari di giungere a offese o maltrattamenti difficilmente rimediabili e superabili.

Se invece le crisi coniugali fossero affrontate con spirito diverso e più attento e con il dovuto sostegno da parte di persone esperte, si eviterebbero tante situazioni di conflitto o di violenza; un eventuale periodo di interruzione della coabitazione potrebbe essere una modalità migliore per esaminare e affrontare i problemi, per maturare e crescere anche dentro le difficoltà, anzi proprio attraverso di esse. Ma questo implica un cambiamento di mentalità, sia nei coniugi che nella società intera; una mentalità  che appunto non veda nella separazione l’anticamera del divorzio, ma, come dovrebbe essere, un periodo di seri tentativi di ripensamento della vita coniugale e familiare, e se possibile di riprogettazione di essa.

In realtà, occorre riconoscere che diversi coniugi già attuano periodi di separazione temporanei per poi rimettersi insieme; qualche volta questo porta a una buona ripresa della vita familiare; altre volte, invece, non risolve nulla, anzi peggiora la situazione e alla fine porta a una separazione definitiva.

Questo avviene perché è difficile che i coniugi riescano da soli a capire e risolvere veramente i problemi che li hanno portati all’ interruzione della convivenza coniugale; spesso occorre che entrambi i coniugi si affidino con fiducia a un aiuto esterno. E oggi vi sono centri e organismi, ecclesiastici o civili, che possono offrire un apporto valido e competente, cioè un cammino individuale e di coppia che aiuti ad andare in profondità nell’esame delle criticità vissute dai coniugi, che permetta di instaurare un modo più sereno di guardarsi ed eventualmente di individuare le strategie più opportune per riavviare la vita coniugale.

Alla luce di tanti racconti di persone separate o divorziate, posso dire non senza qualche amarezza che certe situazioni si sarebbero potute risolvere felicemente se ci fossero state la disponibilità e la possibilità di effettuare cammini di questo genere.

( sintesi di don Domenico)