Pastorale migranti: un progetto

Le nomine intervenute a completamento dell’area pastorale per la mondialità coinvolgono in modo significativo la pastorale per i migranti della Diocesi. Nell’esprimere gratitudine a don Mario Neva per aver accompagnato nell’ultimo anno questa importante dimensione della vita ecclesiale diocesana, accogliamo l’arrivo di Giuseppe Ungari come vice direttore dell’Ufficio per i migranti in stretta collaborazione con don Roberto Ferranti, direttore dell’area per la mondialità. Questo passaggio esprime la volontà di un sempre più consistente coinvolgimento di laici a servizio della diocesi, ma è anche preludio a una progettualità nuova. È in corso una riflessione importante circa l’elaborazione di un “progetto pastorale per i migranti nella Diocesi di Brescia”. Il discernimento avverrà in modo progressivo e coinvolgerà interlocutori fondamentali per un cammino ecclesiale sinodale: il consiglio pastorale diocesano, il consiglio presbiterale, le cappellanie e le parrocchie. Ogni progetto che non voglia rispondere a logiche organizzative e funzionali, ha bisogno di uno spazio nel quale lasciarsi interpellare dalla domanda: “Cosa ci domanda il Signore attraverso i fatti, gli eventi, gli incontri, i fenomeni, i segni?”. Lo sviluppo di un progetto pastorale per i migranti conduce a una riflessione circa i percorsi formativi e le prassi di accoglienza e integrazione da ingenerare e favorire nelle parrocchie e negli oratori della diocesi; il progetto dovrà approfondire l’ordinarietà dell’evangelizzazione delle seconde e terze generazioni di migranti; potrà promuovere la conoscenza e l’approfondimento della fede a partire dalla cultura di origine dei migranti e il mantenimento di legami significativi e arricchenti con i luoghi di provenienza. Ci sarà una specifica attenzione ai migranti di altre religioni.

In cammino. Partiamo dalla consapevolezza che un solido cammino è già avvenuto nei decenni passati: la presenza proficua e competente dei padri Scalabriniani, la scelta di un luogo come la Stocchetta sede della Missione con cura d’anime per i fedeli migranti e l’attività promossa dal Centro Migranti costituiscono una base solida sulla quale provare a proiettarci nel futuro accogliendo i profondi e rapidi mutamenti in corso. In questa direzione la presenza e la competenza di padre Mario Toffari favoriranno il percorso di una sinergia sempre più stretta tra le cappellanie e la pastorale. Insieme a padre Mario operano i cappellani coadiutori: padre Vasyl per la comunità degli Ucraini, padre Bernard per la comunità Africana, padre Linton per la comunità Cingalese, padre Ronan per la comunità Filippina. All’equipe dell’area per la mondialità chiediamo di aiutarci ad avere sempre un orizzonte e uno sguardo ampi e aperti così da cogliere la bellezza e la meraviglia del Vangelo capace di toccare, innervare ed esprimersi in lingue, culture, stili diversi e sorprendenti. Ciò richiede che si creino legami di conoscenza e di stima tra credenti di diversa provenienza perché la fede crea tra tutti i battezzati un legame saldissimo, maggiore di quello che nasce dalla medesima cultura.

Fontanelle, santuario diocesano

Il Vescovo alle Fontanelle per presiedere la Messa e proclamare l’istituzione del Santuario diocesano Rosa Mistica-Madre della Chiesa. L’omelia della celebrazione.

In questa vigilia della Solennità dell’Immacolata Concezione, nella luce splendente del suo mistero di grazia e di gloria, abbiamo la gioia di iniziare qui in questo luogo, profondamente grati al Dio, un nuovo tratto di cammino. Con questa celebrazione e con il decreto che è stato proclamato, oggi costituiamo qui, in località Fontanelle, il santuario diocesano di Maria Rosa Mistica e madre della Chiesa.

Compiendo questo atto solenne noi in verità ci inseriamo in un solco aperto da chi ci ha preceduto, dalla grande schiera di coloro che sino ad oggi in questo luogo hanno pregato con fede e hanno aperto il cuore all’azione dello Spirito santo, capace di convertire e di rigenerare alla vita di fede. E ci sentiamo pure in comunione con le migliaia di persone che nel mondo si rivolgono alla Beata Vergine Maria invocandola come Rosa Mistica e Madre della Chiesa, ispirandosi a questo luogo e agli eventi che ad esso sono legati.

Confortati dal sostegno della Santa Sede e in piena comunione con il Sommo Pontefice Francesco, abbiamo la gioia di dedicare questo santuario alla Madre del Signore riconoscendo in lei la piena verità che queste due suggestive qualifiche esprimono.

Rosa mistica, fiore di grazia nel quale la bellezza della redenzione trova una privilegiata e singolare manifestazione; fiore di tenerezza, nel quale i petali formano un abbraccio che si stringe intorno a un nucleo segreto, custodito nella sua preziosa bellezza; fiore che è simbolo della Chiesa stessa, comunione dei santi che scaturisce come da una fonte dal costato di Cristo crocifisso, nella potenza dello Spirito Santo. E come non ricordare in questa prospettiva la mirabile visione che troviamo nell’ultimo canto del Paradiso nella Divina Commedia, laddove san Bernardo, il mistico che accompagna Dante nell’ultimo tratto del suo cammino, davanti alla Vergine che si mostra nella sua splendente bellezza, pensando al mistero dell’incarnazione che l’ha vista protagonista, dice di lei: “Nel ventre tuo si raccese l’amore, per lo cui caldo ne l‘etterna pace, così è germinato questo fiore”. Il fiore germinato dal calore dell’amore di Cristo nell’opera della redenzione è la rosa dei beati, cioè la Chiesa intera nello splendore della sua santità.

Così, la qualifica della Madonna come Rosa Mistica ben si unisce con quella di Madre della Chiesa. Insieme con lei, fiore della Grazia, anche i discepoli del Signore, i suoi fratelli nella fede formano il popolo santo di Dio, diventano testimoni del Vangelo, annunciano la bellezza del Regno di Dio, diffondono nel mondo il buon profumo di Cristo. E la Madre di Gesù, il Dio con noi, diviene anche la Madre della Chiesa: la rende partecipe della sua forza generativa, la difende dal male, la sostiene nel cammino delle conversione, la conforta nelle prove, la santifica nella verità, la sprona alla missione.

Vorrei che in questa luce si guardasse a questo santuario che oggi costituiamo. Nella scia di quanto sinora vissuto, diventi sempre più un luogo dove sentire la potenza di grazia che scaturisce dalla fede in Cristo Gesù e dalla devozione per la sua santa Madre.

Sia un luogo nel quale crescere come Chiesa e nel quale pregare per la Chiesa. L’acqua di questa sorgente ci rimanda al Battesimo che ogni cristiano ha ricevuto, ci ricorda il grande bisogno che oggi la Chiesa ha di ritornare all’essenza della sua realtà, alla sua santità, all’esperienza della grazia nella potenza dello Spirito santo.

Sia questo santuario un luogo dove vivere sempre più intensamente la bellezza di appartenere alla Chiesa del Signore, popolo redento dal suo sangue, sacerdozio regale e nazione santa.

Sia il luogo in cui sperimentare nella preghiera e nella celebrazione dei Sacramenti la forza divina della conversione, della rinascita, della salvezza, ma anche della consolazione e della speranza. Insieme alla preghiera si coltivi qui la coscienza del valore della penitenza e del sacrifico: dell’offerta amorosa e quotidiana dalla propria vita in comunione con i Cristo Redentore e della penitenza come stile di vita, capace di contrastare una mondanità che spegne la gioia dei cuore.

Sia anche un luogo in cui elevare la preghiera di intercessione, in comunione con la santa madre di Dio, Rosa Mistica e Madre della Chiesa. Si preghi in questo santuario per la santità della Chiesa intera ma in particolare per i suoi ministri, per quanti il Signore ha chiamato ad una vita di consacrazione. Si domandi per loro la grazia della santità, di invochi per loro il dono una testimonianza limpida e gioiosa, di chieda perdono per ogni loro colpa e per il male da loro arrecato al corpo mistico della Chiesa. Si chieda alla Beata Vergine Maria di preservare, accompagnare, sostenere tutti i consacrati e le consacrate nella loro nobile missione di annuncio del Vangelo.

E mentre diciamo tutto questo non possiamo non pensare alla testimonianza di Pierina Gilli. Questo luogo è legato a lei e attinge la sua spiritualità dalla sua singolare esperienza. Nella sua materna sollecitudine, la Chiesa è chiamata a porsi in ascolto dei segni dello Spirito. I tempi e i modi del discernimento spirituale rientrano in un disegno provvidenziale, i cui contorni spesso sfuggono alla nostra chiara visione. Ci manteniamo dunque aperti alla volontà del Signore e continuiamo questo discernimento circa gli eventi accaduti in questo luogo. Ci conforta la piena comunione tra la nostra Diocesi e la Santa Sede, nel comune desiderio di interpretare con verità l’esperienza straordinaria vissuta da Pierina Gilli in grande umiltà e con sincera fede. La Beata Vergine Maria veglierà anche su questo cammino che prosegue.

Alla santa Madre del Signore, Rosa Mistica e Madre della Chiesa affidiamo questo santuario. A lei chiediamo di renderlo sempre più luogo di grazia. Da lei speriamo ogni bene per la nostra Chiesa diocesana e per tutta la Chiesa.

Senza complessi d’inferiorità

Mons. Gabriele Filippini, nuovo direttore del Museo diocesano e responsabile per la cultura, sul ruolo della Chiesa nella società

La storia della Chiesa è anche inseparabilmente storia della cultura e dell’arte. Il suo nuovo ministero, come direttore del Museo diocesano e come responsabile per la cultura, riassume il tentativo della Chiesa di continuare a ragionare in maniera ancora più sinergica su questi aspetti?

La Chiesa non deve avere complessi di inferiorità: è stata ed è portatrice di valori condivisi, bellezza, spiritualità. L’azione culturale della Chiesa è molteplice: conservazione, attualizzazione e capacità di lettura dei tempi, senza ostracismi e crociate pur nella chiarezza della propria identità. La prima azione culturale della Chiesa è di favorire la capacità di pensiero, riflessione critica e discernimento per poter scegliere in libertà. Quest’opera richiede la capacità di lavorare insieme, suscitando sinergie. Bisogna tornare ad essere coro e orchestra, non solisti. Grato per la fiducia data dal Vescovo e dalla diocesi, cercherò di procedere in questo direzione.

Il responsabile della cultura dovrà confrontarsi con le tante culture che abitano il nostro territorio. Da dove si può partire?

Si può partire da un semplice interrogativo: perché quel “Progetto culturale per una società orientata in senso cristiano” voluto dalla Conferenza episcopale italiana negli anni Novanta non è mai stato recepito dalla base? Nella società “liquida” (ma papa Francesco dice addirittura “gassosa”) la dimensione culturale non può limitarsi a difendere una identità con teorie da tavolino: deve dialogare, capire, entrare in relazione con tante diversità. E questo compito lo si fa insieme. Chi è incaricato della cultura deve per primo sapere che esistono organismi specifici che lavorano in questa prospettiva: dall’ecumenismo, al dialogo interreligioso, dalla pastorale del creato ai movimenti religiosi alternativi. Il Vescovo parlando dell’incarico di responsabile diocesano per la cultura ha usato un aggettivo alquanto significativo: compito trasversale. Si tratta di collaborare non di sostituire e, tanto meno, comandare.

Potrà essere determinante un collegamento con la pastorale universitaria?

In nome della trasversalità citata, chi viene investito di questa responsabilità non deve essere un tuttologo, nemmeno uno specialista che sa tutto di un settore del sapere e nemmeno una persona che ha pretese “olistiche”, valer a dire che tutto passi da lui e sia ispirato da lui. Si tratta del contrario: bisogna valorizzare ed essere al fianco con spirito di incoraggiamento a coloro che già operano nel vasto mondo della cultura. In particolare la pastorale Universitaria a Brescia può già contare su una ottima equipe di sacerdoti e laici, cosciente della valenza culturale della presenza delle Università Statale e Cattolica. Si cammina insieme, attenti al tutto e non solo alla parte.

Il primo viaggio a Kiremba

San Paolo VI e Kiremba, un connubio indissolubile che è sinonimo della generosità dei bresciani, della storica vocazione missionaria della Chiesa diocesana. È qui, nella provincia di Ngozi, Stato del Burundi, nell’Africa centrale, che si è svolto il primo viaggio missionario del Vicario generale, mons. Gaetano Fontana

San Paolo VI e Kiremba, un connubio indissolubile che è sinonimo della generosità dei bresciani, della storica vocazione missionaria della Chiesa diocesana. È qui, nella provincia di Ngozi, Stato del Burundi, nell’Africa centrale, che si è svolto il primo viaggio missionario del Vicario generale, mons. Gaetano Fontana. Accompagnato da don Roberto Ferranti, direttore dell’Ufficio per le missioni, e dal medico Giuseppe Lombardi, mons. Fontana farà ritorno a Brescia venerdì 10 maggio. Al termine di questo viaggio sono principalmente due i sentimenti che lo pervadono, come testimoniano le parole raccolte da don Ferranti.

A conclusione del viaggio missionario in Burundi, nello specifico a Kiremba, quali sono le impressioni scaturite da questa esperienza, la prima in veste di Vicario generale, in un luogo caro alla Chiesa bresciana?

I sentimenti che mi pervadono sono due: il primo è personale, il secondo è legato al mio ruolo di Vicario generale della diocesi, in rappresentanza del Vescovo. Questa prima esperienza missionaria l’ho vissuta con un profondo sentimento di meraviglia e stupore. Sono molteplici i fattori che hanno determinato tale stato d’animo. In primis c’è il contatto con la natura. In vista del viaggio in Africa pensavo di vedere immensi spazi deserti, in Burundi ho trovato invece una terra fertilissima, rigogliosa dì vegetazione: fiori, frutti e alberi maestosi qui ci circondano. Un aspetto non secondario riguarda le persone: non ho mai visto così tanta gente riversarsi sulle strade, a piedi come in bicicletta, ma sempre in compagnia. È una dimensione comunitaria che mi ha molto colpito, soprattutto se confrontata con la realtà bresciana. Sono rimasto colpito anche dalle abitudini che ho trovato qui: concelebrando l’Eucarestia domenicale nella parrocchia di Kiremba, ad esempio, ho provato una fortissima emozione nel distribuire il Corpo di Cristo a tantissime persone che si avvicinavano a me con questi occhi grandissimi nel raccogliere Gesù come Pane di vita eterna, sostegno per la nostra e per la loro vita. Tralasciando la dimensione personale e calandomi nel mio ruolo di Vicario generale, posso dire che dopo quasi un anno in questa veste, un mandato importante ricevuto dal nostro Vescovo, colgo la profondità di quanta ricchezza e quanta fede la nostra diocesi ha profuso negli anni. In occasione dell’elezione al soglio pontificio del bresciano Paolo VI, la nostra diocesi volle infatti costruire l’ospedale di Kiremba, il più povero tra i luoghi di queste terre. Tutto questo ha dato un significato profondo anche alla mia presenza qui, come rappresentante della Chiesa bresciana insieme a don Roberto Ferranti e il Dott. Giuseppe Lombardi. Qui vengono accolti i poveri, gli indigenti, chi soffre perché malato, anche in modo grave. Si prendono cura di loro in questo ospedale sperduto in mezzo alla natura, in una dimensione di estrema povertà. Da tutto questo ho imparato, anche come Vicario, a ripensare a quante cose inutili circondano la nostra quotidianità. Ho potuto rivedere determinate priorità, notando come spesso ci facciamo prendere dalla futilità delle cose.

A Kiremba, l’ospedale eretto grazie alla carità e alla passione della Chiesa bresciana non vive in un contesto avulso dalla dimensione comunitaria. È inserito in una parrocchia dove hanno operato anche i nostri missionari. Proprio a Kiremba abbiamo incontrato altre espressioni missionarie bresciane, soprattutto guardano alle religiose che operano in questa terra. Le diverse sfaccettature degli incontri fatti che segno Le hanno lasciato?

Incontrando il vescovo di Bujumbura e Ngozi ho potuto appurare quanto sia giovane questa Chiesa: è desiderosa di incontrare Cristo, una Chiesa in cammino come la gente che percorre a piedi nudi le strade di queste terre. La persone, con il passare del tempo, stanno riconoscendosi come un corpo solo, un’unica comunità cristiana che si interessa l’uno dell’altro nel cammino della fede. Pensando a Brescia, a quanto il nostro vescovo Pierantonio tenga all’aspetto liturgico dell’Eucarestia, ho potuto constatare come anche qui tutto sia preparato nel migliore dei modi. Ci sono persone addette al canto anche nei giorni feriali, chierichetti che servono con una precisione non tanto statica ma come “corpo” che sta vivendo l’Eucarestia. Canti e danze diventano espressione di una Chiesa viva, di un cammino di fede. Più significativa di tante parole è l’immagine delle persone che partecipano in modo massivo alle celebrazioni. Lunedì eravamo in 13 a distribuire la Comunione. Abbiamo impiegato un quarto d’ora, immaginate quante persone erano presenti, compresi i bambini che, nonostante la giovane età, si sono dimostrati molto compassati. Un altro aspetto che mi ha stupito sono state le dichiarazioni del parroco, padre Giambattista: mi ha riferito che negli ultimi due sabati sono stati celebrati 800 battesimi e 600 matrimoni. Sono numeri che ci interrogano se pensiamo alle nostre parrocchie.

Anche il mondo missionario qui è molto vivace…

Abbiamo avuto la grande gioia di incontrare le suore bresciane presenti in Burundi. Sono suore di varie congregazioni: le Operaie, le Dorotee di Cemmo, le Mariste e le Ancelle della Carità. La loro presenza è indice della bellezza della condivisione con i più poveri. Il tutto è fatto per amore di Dio. Questa è la testimonianza più bella.

La missione, nel cammino della Chiesa, ha subito diverse trasformazioni. Siamo passati da un’esperienza unidirezionale, una Chiesa che inviava e una che riceveva, a una missione dalle forti connotazioni di cooperazione. Ognuno ha bisogno dell’altro. Adesso ci sono due Chiese che si scambiano doni, esperienze e anche stili. Nell’ottica della cooperazione, Kiremba, ormai da tantissimi anni, è legata alla nostra Chiesa diocesana. Qui il nome di Paolo Vi lo troviamo quasi su ogni parete. Guardando alla cooperazione, la Chiesa bresciana cosa può imparare da una realtà come quella del Burundi?

Qui noi portiamo tante realtà, tante cose. Come bresciano, come uomo di Chiesa e come Vicario generale porterò con me tanta ricchezza che dovrà essere uno stimolo per noi, legato a molteplici aspetti. Il primo è legato alla condivisione. Pensiamo a una semplice stretta di mano, a un saluto. Gesti il cui valore spesso ignoriamo tanto siamo presi da noi stessi. Il secondo aspetto è la forte partecipazione a livello liturgico. Il terzo fattore determinante è la capacità di vivere l’incontro con il Signore nella Chiesa. Vedere queste persone ci ha stimolato a rivedere il senso della fede che non deve ridursi a un semplice essere “bravi e buoni”. Bisogna essere capaci di dare accogliere il Signore nelle nostre vite, dandogli il giusto spazio: è un Dio che si incontra in Cristo Gesù, un Dio che desidera vivere questo grande amore anche attraverso il nostro volerci bene.

I Testimoni: mostra al Museo Diocesano

Il Museo Diocesano ospiterà la mostra “I Testimoni”, realizzata da Giuseppe Bocelli e Basilio Luoni.

Il connubio tra le grafiche di Giuseppe Bocelli e i testi poetici in dialetto comasco di Basilio Luoni ha dato vita alla mostra “I Testimoni”, ospitata dal Museo Diocesano di Brescia. Si tratta di una galleria di ritratti dei personaggi della Passione di Cristo, in cui si fondono pittura e poesia.

La tecnica dell’acquaforte e l’originalità poetica segnano il culmine della collaborazione ventennale dei due artisti. Franco Rognoni, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, ha affermato che “raramente una congiunzione di parole e immagini ha saputo imrpessionarmi e  commuovermi tanto. E nonche i versi di Luoni sarebbero meno icastici senza le incisioni di Bocelli, o queste non così eloquenti nel loro silenzio”.

La mostra, aperta dal 14 aprile al 23 giugno, resta aperta tutti i giorni escluso il mercoledì dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18.

Dalle idee alla vita: la missione è possibile

Nel Laboratorio Missionario del 12 maggio scorso, si è  riflettuto su come si possa passare dalle idee alla vita, su come si possa accogliere il Regno di Dio affinchè la Sua Missione, sia uno stile di corresponsabilità, di sinodalità nella chiesa, di comunione, di ministerialità non rimangano solo belle parole e slogan ma diventino vita e vita piena.

Il Progetto di Pastorale Missionario per la Diocesi è stato ideato un paio di anni fa dal Vescovo Monari, il quale si auspicava che ogni Consiglio Pastorale Parrocchiale potesse elaborare un proprio Progetto di Pastorale Missionaria (diciamo che nella nostra Parrocchia, si è iniziato a seguire questa indicazione). Lo stile quindi di un futuro, ma non troppo, dove il PPM dovrà tener conto dell’ annuncio esplicito del Vangelo ai non cristiani, ovvero della missio ad gentes, soprattutto a partire dagli ultimi, dai più lontani, dai più bisognosi, dai più sofferenti.

Come procedere? Si tratta di ripensare la comunità cristiana. Si tratta di inventare nuove forme di ministeri al servizio dell’ unica missione locale-universale. Una formazione quindi sui temi della fede, della pastorale ma “impastata” con la mondialità, con la vita quotidiana, con le gioie e le sofferenze delle persone. In questi ultimi 15 anni le scuole bresciane hanno invitato Brescia Mondo a realizzare percorsi di educazione alla mondialità con gli studenti permettendo di incontrare dai 5 ai 6 studenti. Intercettare questa urgenza-esigenza nei nostri oratori è ancora un lontano sogno tranne qualche eccezione. Sembrano essere percepiti come temi “non nostri”.

Le linee del PPM propongono le indicazioni dell’ Evangelii Gaudium per una chiesa in uscita. La missione ad gentes deve diventare lo spirito della missione della chiesa nel mondo: una chiesa in uscita è quella che ascolta il grido dei poveri e si lascia trascinare da loro. Ma come essere attenti al grido dei poveri senza conoscerne le cause, i meccanismi, ed arrivare ad individuare la nostra corresponsabilità? Avviare processi di formazione è urgente. Il PPM ci invita ad andare ancora oltre: mai come oggi è inevitabile una denuncia esplicita delle cause che creano e costruiscono la povertà nel mondo dove la distinzione geografica tra nord e sud è sempre meno visibile. Ed ancora, sempre nella linea della conversione, l’ incontro personale rappresenta la miglior testimonianza di vita, un dialogo fraterno ma soprattutto sincero, costruttivo. Relazioni umane di scambio, preghiera, confronto, sostegno.

Al Centro Missionario sono arrivate circa 40 richieste per presentare il PPM nelle parrocchie o unità pastorali, sono in corso processi, cambiamenti anche se lenti, le comunità si stanno interrogando sul come testimoniare il Vangelo oggi. Il Centro Missionario ringrazia per tutto questo lavoro, impegno, scambio, ricerca di nuove vie della missione.

Tratto da un articolo su Kiremba di Claudio Treccani, appartenente allo staff del Centro Missionario Diocesano.

Un’opera teatrale per raccontare la missione

Nella serata del 4 giugno 2018, presso il Teatro Sociale di Brescia, si potrà assistere ad una rappresentazione teatrale liberamente tratta dalla vita della Beata Irene Stefani (missionaria della Consolata in Kenya nel 1930 e beatificata nel 2015), a cura della compagnia teatrale Controsenso: “Una storia di silenzi, di occhi bassi, di mani rotte e di scarpe consumate. Una storia di amore, di pazienza, di fatica. Di strade lunghe e polverose, di mondi lontani. Una storia di coraggio, di fede, di carità.”

In scena due attori che, con parole e danza, raccontano l’impegno di una giovane missionaria e del valore rivoluzionario delle sue scelte. Una giovane che dalla Val Sabbia prende con coraggio la propria vita e si reca in Africa per rimanervi per sempre.
Lo spettacolo teatrale è della compagnia “CONTROSENSO TEATRO” con Alberto Branca e Francesca Grisenti; la regia di Massimiliano Grazioli.
Lo spettacolo “Irene” sarà preceduto alle ore 19:30 da un aperitivo solidale nel foyer del Teatro in collaborazione con il ristorante “I Nazareni”.

Per prenotare e ritirare i biglietti dello spettacolo rivolgersi a:

Fondazione Museke in via F.lli Lombardi 2 (Brescia), segreteria@fondazionemuseke.org – 0302807724 oppure 3335055203

Dalle idee alla Vita – Labmissio 2018

Le occasioni, quelle belle e vere, vanno colte. Sopratutto se possono essere per noi fonte di crescita, maturazione e apertura mentale. L’equipe del Cmd da qualche anno elabora e sostiene l’appuntamento del Labmissio. Oltre a questo, nell’ultimo anno e mezzo ci siamo adoperati e per la realizzazione del priimo Festival della Missione; un evento che ha avuto grande risalto dentro e fuori i confini della nostra Diocesi.

Abbiamo chiesto ad Alberto, uno dei tanti ragazzi che hanno lavorato con noi durante il Festival, che cosa è rimasto di quell’esperienza. “Sono finito al Festivaldella Missione quasi per caso – scrive Alberto – per aiutare un’amica che mi ha chiesto “qualche pomeriggio, rispondi alle mail e poco altro” e, incosciente, ho accettato. I pomeriggi sono diventati giornate intere, fino ad arrivare al festival quando non distinguevo più il giorno e la notte perché si lavorava sempre. Nessuno mi ha obbligato, ma una volta entrato nella squadra, non ho potuto fare a meno di dare il massimo, o almeno provarci. Perché ho conosciuto una straordinaria banda di matti che rendeva il lavoro un piacere, che sorrideva a ogni ora del giorno, che aiutava, consigliava, cantava, a volte sbagliava, chiedeva scusa e ricominciava a ridere. A ridere. Il Centro Missionario Diocesano è stata la mia casa per un mese. E per un mese non ho potuto far altro che ridere.

Sembrerò retorico, ma il Festival della Missione è stato, per me, il Festival della Gioia. Davvero. Ho incontrato uomini e donne straordinari, ho ascoltato storie incredibili, spesso anche piene di buio e sofferenza. Ho visto platee attonite ascoltare testimonianze forti, in silenzio e a volte anche in lacrime. Ma alla fine, sempre, tornava il sorriso. Perché la forza dei missionari, di quelli che ho ascoltato e di quelli di tutto il mondo, è la Speranza. Quella che dà loro la carica in mezzo ai problemi, quella che li fa andare avanti nonostante le difficoltà, quella che li rende luminosi quanto ti raccontano la loro storia.

Ho incontrato la Gioia vera, al Festival. La gioia dei testimoni con i pass sempre al collo, la gioia dei volontari con i loro zainetti colorati, la gioia dei partecipanti che per qualche giorno hanno invaso pacificamente la città. La gioia persino agli aperitivi con i missionari nei locali più fighetti del centro: li credevamo un azzardo, si sono rivelati tra i momenti più riusciti. E poi la musica, da tutto il mondo, universale, potente. E le mostre anche, intense, autentiche.

Grazie al Festival, per esempio, ho conosciuto Padre Alejandro Solalinde, un uomo incredibile che in Messico difende gli ultimi, contro lo Stato, contro la sua stessa Chiesa, contro i Narcos che lo vogliono morto. Non ha soldi, non ha casa, non ha paura. Dopo un’ora di chiacchiere ti senti una nullità tanto è straordinario. Ma con lui mi sono ritrovato a cantare in macchina o a ballare sotto il palco del teatro, come fosse mio amico da sempre, e lo conoscevo da poche ore. Anche questo, in fondo, lo rende un uomo speciale. E così, grazie al Festival, ho riscoperto il mondo missionario, la sua forza, il suo valore, la sua autenticità. Quanto prima, vorrei partire per conoscerlo da vicino. Nel frattempo, quando passo in via Trieste, so dove entrare per trovare un abbraccio, un sorriso, una nuova storia. E un caffè gratis, che non fa mai male.”

Ma dobbiamo aspettare il prossimo Festival della Missione per poter sentirci coinvolti in qualcosa di bello e forte? Il Cmd, da qualche anno propone il Labmissio come occasione di incontro e confronto sulle tematiche missionarie e su come dobbiamo sempre di più inserirle nell’ordinarietà della nostra pastorale. L’appuntamento di quest’anno sarà organizzato in due momenti: Mercoledi 9 Maggio alle ore 19.00 presso l’Oratorio di Sant’Afra e Sabato 12 Maggio dalle ore 9.00 presso la Parrocchia di Sant’Angela Merici di San Polo a Brescia.Abbiamo voluto strutturare l’appuntamento del Labmissio in due step per poter colpire nel segno i destinatari della nostra proposta. Mercoldi sarà dedicato ai giovani delle parrocchie della Diocesi.

L’incontro inizierà alle 19, in pieno orario di happy hour, con un aperitivo con il missionario. A seguire lo spettacolo “Irene”, già molto apprezzato durante le giornate dle Festival della Missione. In seguito un confronto tra i giovani, i missionari e i membri della compagnia teatrale sulle provocazioni nate durante la serata. Ci lasceremo guidare dalla frase “Chi non arde non incendia”, parole che ci invitano a vivere in pienezza e ad essere testimoni credibili negli ambiti in cui siamo chiamati a muoverci. Sabato 12 Maggio ci troveremo invece alla Parrocchia di Sant’Angela Merici di San Polo, a Brescia. Proveremo a confrontarci sulle modalità in cui poter inserire il Progetto di Pastorale Missionaria nell’ordinarietà delle nostre attività. Noi scommettiamo che sarà un’altra occasione da cogliere. Ci sarai?

Paolo Adami nominato Economo diocesano dal Vescovo Pierantonio

Mentre ci congratuliamo con Paolo per la fiducia che il Vescovo Pierantonio ha risposto in lui, vogliamo anche esprimere l’orgoglio di una comunità parrocchiale che vede un suo figlio scelto pur un servizio alla Diocesi intera. Siccome, però, questo servizio è parecchio oneroso dal punto di vista della fatica e della responsabilità, vogliamo che il nostro orgoglio diventi sostegno e preghiera, perché Paolo lo possa assolvere con competenza, spirito di servizio, generosità e umiltà: così anche noi saremo un po’ presenti nel suo ministero e ci sentiremo partecipi del bene che farà alla nostra Diocesi.
Pubblichiamo l’intervista che è apparsa sul numero di “La Voce del Popolo” di qualche settimana fa.

Il nuovo Economo diocesano si presenta

Il vescovo Pierantonio Tremolada ha nominato Paolo Adami economo della Diocesi. Subentra a Mauro Salvatore, dal gennaio scorso alla guida dell’economato della Cei. Sposato con Sara, padre di due figli, Pietro di 18 anni e Tommaso di 15, Paolo Adami è il nuovo economo diocesano. Nato a Bagnolo Mella ma cresciuto a Leno, o meglio, all’oratorio di Leno, Adami è responsabile del personale laico della Curia diocesana, economo del Seminario e responsabile amministrativo del Centro oratori bresciani, oltre che figura presente in alcuni consigli di amministrazione degli enti della Diocesi. Formatosi alla scuola di mons. Gino Zoli che lo ha assunto in Curia, di mons. Antonio Bertazzi che lo ha accompagnato nei primi passi e soprattutto di mons. Giuliano Nava che gli è stato amico e maestro e alla cui protezione dal cielo affida il suo incarico come afferma, Paolo Adami subentra a Mauro Salvatore – dal gennaio scorso alla guida dell’economato della Cei – del quale è stato, dal gennaio scorso, stretto collaboratore, in qualità di suo vice. I tanti impegni però, non gli impediscono e non gli hanno mai impedito di impegnarsi nella vita della parrocchia. Dal 1988 ha ricoperto, infatti, diversi incarichi: animatore, educatore, catechista e oggi membro del Consiglio pastorale parrocchiale.

Dott. Adami, il vescovo tremolada l’ha nominata eco- nomo diocesano. Con quale animo affronterà questo nuovo incarico?

Sono innanzitutto riconoscente per la grande fiducia che mi è stata manifestata sia da parte del Vescovo sia da parte di chi ha proposto la mia nomina. È un impegno grande, gravoso, carico di responsabilità che cercherò di affrontare nella maniera che ha sempre contraddistinto la mia professionalità: con serietà, competenza e onestà.

Per mesi, in qualità di vice economo, ha affiancato Mauro Salvatore. Quanto è stata importante questa fase di “rodaggio”?

È stata fondamentale. Mi sono avvicinato a questo incarico su richiesta del vescovo Luciano Monari che mi ha affiancato al Dott. Salvatore, impegnato nell’enorme quanto importante incarico affidatogli, per cercare di sostituirlo qui a Brescia in attesa dell’arrivo del nuovo Vescovo. Ho affrontato questo impegno senza aspettative, ponendomi al servizio dei miei superiori. Ho assolto al mio compito con la consapevolezza che avrebbe avuto un termine. Ripeto, lavorare a stretto contatto con Mauro Salvatore è stato fondamentale: è una figura professionale poliedrica, capace di riuscire a sostenere il peso di numerosi incarichi. Ne è prova il fatto che la Cei lo abbia nominato economo per i prossimi anni. Con lui ho iniziato a collaborare, a stretto contatto, nelle vesti di Capo del personale di Curia, potendone apprezzare le doti umane e professionali. Da questo punto di vista credo che l’aver individuato in me il suo successore possa essere interpretato come un segno di continuità rispetto al lavoro fatto in questi mesi. È stata una grande fortuna, direi quasi una grazia, averlo a fianco garantendomi questo periodo di “tirocinio”. Alla luce della mia recente nomina lo interpreto come tale.

Lei è il secondo economo laico della Diocesi di Brescia. Pensa che possa essere questa la direzione anche nelle altre diocesi?

È una domanda un pò troppo impegnativa rispetto alle mie conoscenze e competenze attuali. Credo che nominando un economo laico – sebbene Mauro Salvatore sia un diacono permanente ma allo stesso tempo una figura qualificata del laicato – la Cei abbia fornito un orientamento: la direzione penso possa essere anche questa. Brescia, per la seconda volta, ha un economo laico. Anche da questo punto di vista penso si possa guardare a questo come a un premiare il laicato bresciano che ha a cuore le sorti della Chiesa bresciana tanto quanto il clero.

All’interno della Diocesi ricopre diversi incarichi: in termini esperienziali cosa si sente di portare in questa nuova veste di economo?

Io lavoro in qualità di dipendente della Diocesi di Brescia dal lontano 1999. Pochi anni dopo ho assunto la responsabilità amministrativa del Centro oratori bresciani che mi ha consentito di maturare una serie di esperienze nei rapporti con gli enti pubblici, con gli altri Uffici di Curia, con i dipendenti come con i sacerdoti. Da questo punto di vista credo che la mia nomina a economo rappresenti una tappa importante di un percorso iniziato anni addietro. Gli incarichi che ho assunto nel corso degli anni penso siano andati tutti in questa direzione: responsabile del personale laico della Curia nel 2009, economo del Seminario nel 2013… Sono state esperienze attraverso le quali ho potuto sperimentare e sperimentarmi con svariati temi. In quest’ottica credo che la nomina sia un grande riconoscimento rispetto al mio modo di lavorare all’interno della struttura diocesana.

L’esperienza oratoriana quanto ha inciso sulla sua maturazione?

Penso che l’esperienza oratoriana sia stata fondamentale nella mia crescita, nella mia maturazione. “Cresciuto in oratorio” è un modo dire diffuso e, senza presunzioni, penso di far parte di quel mondo. Mi sento a tutti gli effetti figlio del mio oratorio. Lì ho avuto modo di conoscere persone straordinarie, sacerdoti, religiosi e laici, che hanno segnato in maniera marcata il mio percorso spirituale e umano. Penso di poter affermare di aver acquisito lo stile dell’oratorio, della gratuità, del servizio per gli altri. Significativo, in tal senso, è stato il periodo di servizio civile alla Caritas come obiettore di coscienza. Anche qui ho conosciuto alcuni testimoni della fede che hanno cambiato in maniera decisiva il mio modo di affrontare i problemi quotidiani e il vivere all’interno della Chiesa. Sarò sempre riconoscente nei loro confronti. Successivamente ho vissuto l’esperienza del Seminario e dell’insegnamento della religione cattolica, per tre anni, in diverse scuole della provincia. Sono queste, a mio parere, le esperienze originarie dalle quali una persona riesce a crescere e ad esprimere il meglio di sé.

Lei è anche presidente della Fondazione San Francesco di Sales, editrice del settimanale diocesano e punto di riferimento del Centro delle comunicazioni sociali. Nei giorni scorsi il card. Bassetti ha rimarcato l’importanza dell’informazione religiosa e la sua capillarità territoriale. Qual è la sua visione in merito?

Alcuni giorni fa ho partecipato a Roma a un’importante iniziativa dove veniva rimarcata, da parte dei Vescovi, la scelta di costruire una sorta di tutt’uno fra la figura del Vescovo e le Comunicazioni sociali sul territorio della Diocesi. Nello specifico, nella figura dell’economo e del rappresentante legale della realtà che governa le Comunicazioni sociali all’interno della Diocesi, si indicava la necessità di uno stretto contatto. Noi, da questo punto di vista, possiamo dire, con un pizzico di orgoglio – senza meriti personali considerato che sono arrivato “l’altro ieri” – che Brescia ha fatto scuola dato che le realtà che fanno riferimento alle Comunicazioni sociali sono già accorpate ad un’unica realtà che è la Fondazione San Francesco di Sales. Molte altre diocesi in Italia hanno delle realtà molto differenti e variegate. Lo spirito con il quale la Cei chiede che le diocesi siano il più possibile aggiornate e da questo punto di vista Brescia è all’avanguardia, aggiornata, rispetto allo spirito richiesto dai Vescovi.

Mission is possible

Dei festival diffusi ormai in tante città italiane quello di Brescia avrà l’orizzonte aperto, il clima festoso, declinato in una pluralità di linguaggi e di format: dalle conferenze agli incontri con autori, dai concerti alle mostre, dagli spettacoli di strada ai momenti di riflessione. Ma sarà un festival nuovo, dove  i riflettori saranno puntati sulla missione e su i suoi protagonisti: uomini e donne, religiosi e laici che, anche nel XXI secolo, decidono di lasciare tutto per annunciare il Vangelo in quelle che una volta si chiamavano “terre lontane” e che oggi includono, come insegna Papa Francesco, le periferie accanto a casa nostra. Il progetto è frutto della sinergia fra più promotori: la Conferenza degli Istituti missionari ad gentes (dai comboniani ai Padri dei Pime, dai Padri della Consolata, dai Padri e Suore Saveriane…); la Conferenza Episcopale Italiana, attraverso la Fondazione Missio; la Diocesi di Brescia. Un tratto distintivo del Festival della Missione sarà l’ospitalità diffusa per alcune categorie di persone che parteciperanno a tutta la durata della manifestazione: delegati dei Centri Missionari Diocesani, missionari e missionarie, giovani che gravitano intorno ad essi saranno ospitati in case religiose, oratori, famiglie secondo uno stile improntato sull’essenzialità.

PER CHI ANCHE NELLA NOSTRA COMUNITA’ DI LENO DESIDERA FARE QUESTA ESPERIENZA DI OSPITARE : CONTATTI MARISA CELL.3381901306.

L’ISCRIZIONE AL FESTIVAL E’ NECESSARIA PER CHI DA OGNI PARTE D’ITALIA VENENDO A BRESCIA CHIEDE OSPITALITA’, VITTO E ALLOGGIO. info@festival dellamissione.it  Per chi si recherà a Brescia in giornata o provvederà a vitto e alloggio non è necessaria l’iscrizione.                                                                                          

A poco più di tre mesi dal via, il programma è quasi pronto. Dopo alcuni appuntamenti pre-Festival (ad esempio una rassegna cinematografica), si parte la sera di giovedì 12 ottobre con testimonianze missionarie che si terranno in una ventina di parrocchie di Brescia e hinterland nonché, scelta significativa in alcuni monasteri di clausura.

La giornata di venerdì 13 ottobre aperta da una preghiera ecumenica guidata dalla pastora battista Paola Maffei, è pensata in particolare per missionari e delegati del CMD, con tre tavole rotonde sul presente e il futuro della missione ad gentes, sul protagonismo delle donne nell’evangelizzazione e sull’attualità della figura di Matteo Ricci: tra i relatori, il card. Fernando Filoni, prefetto della congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, mons.  Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica di Milano, Padre Federico Lombardi, già portavoce di Papa Benedetto XVI e di Papa Francesco;  Lucetta Scaraffia, storica, giornalista e scrittrice; Suor Angela Bertelli, missionaria Saveriana in Sierra Leone e poi in Thailandia. Ma nello stesso giorno ci saranno anche eventi per i giovani pensati in collaborazione con l’Università Cattolica e le scuole, tra cui una rappresentazione teatrale sulla bresciana Irene Stefani e un incontro su Oscar Romero replicato in varie scuole. Nella sera di venerdì, poi il Festival entra nel vivo con un grande evento, in via di definizione, che vedrà la partecipazione del Cardinal Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila e presidente di Caritas Internationalis, e di nomi noti del mondo dello spettacolo. Il sabato, anch’esso aperto da una preghiera ecumenica, avrà tra i momenti più significativi la consegna del tradizionale Premio Cuore Amico da parte del Cardinale Ernest  Simoni, albanese, unico sacerdote sopravvissuto alla persecuzione comunista. Accanto a spettacoli teatrali, esibizioni corali, mostre fotografiche, sarà possibile incontrare noti scrittori missionari: tra loro, Suor Rosemary  Nyirumbe, ugandese nominata “eroe dell’anno” dalla CNN, autrice di “Cucire la Speranza” (Emi), Blessing Okoedion, nigeriana ex vittima della tratta, autrice del “ Il coraggio della libertà” (Paoline), Padre Alejandro Solalinde, che in Messico lotta per i diritti dei migranti, autore di “I narcos mi vogliono morto” (Emi). E poi, nelle piazze del centro, una proposta originale: “L’ aperitivo con il missionario”, un modo diverso di iniziare il sabato sera. A chiudere la giornata un concerto con l’importante Christian Rock Band italiana e la “notte bianca della missione”, con preghiere e testimonianze missionarie.

La domenica, dopo la Messa in Duomo, vedrà fra le varie proposte, un concerto del Coro Elikya, multietnico e interreligioso, attività di animazione nelle piazze del centro, una tavola rotonda su informazione e missione (con importanti nomi del panorama mediatico), un incontro tra economia e dottrina sociale della Chiesa (con la partecipazione di Gael Giraud, gesuita ed economista, e di un nome di spicco dell’imprenditoria italiana) e un sorprendente concerto finale il tutto mentre, per l’intera durata del Festival, sarà attivo lo Youth Village, con proposte ad hoc per i giovani, e in una chiesa del centro di Brescia, altra particolarità, si terrà l’adorazione eucaristica permanente, a indicare il primato di Dio che rende possibile la missione contro tutte le difficoltà.

Il titolo/slogan della prima edizione “Mission is possible” è stato scelto perché così il mondo missionario è costretto a mettersi allo specchio, ma non per farsi un selfie impietoso e sconfortante: “Siamo sempre meno con i capelli più grigi e la gente ci dà meno ascolto di un tempo…”, bensì per riacquistare la consapevolezza che la missione non è cosa nostra, ma opera di Dio. Per quanto in difficoltà, i missionari rappresentano una realtà, dove senza di loro il volto della Chiesa perderebbe un tratto essenziale. Per tali motivi il Festival sarà ancorato a quanto Papa Francesco scrive in Evangelii Gaudium, il documento che egli stesso ha addidato come bussola alla Chiesa italiana per i prossimi anni perché essa diventi davvero una chiesa in uscita.