Accogliere e donare l’amore

Quattro o cinque righe per la giornata della vita…cosa dire per non cadere nella solita retorica? Forse la cosa più semplice è raccontare la quotidianità: le “strategie” per incastrare gli impegni tra scuola, lavoro, sport, musica, fisioterapia; le tensioni che inevitabilmente si creano; ma anche e soprattutto la voglia, la sera, di ritrovarsi tutti a casa, una risata, un abbraccio per consolarci se qualcosa non è andato come pensavamo.

In fondo per noi il senso di questa corsa ad ostacoli è amare ed essere amati. E allora vedi in un’altra luce anche la disabilità che accompagna quello che hai di più prezioso: la tua bambina. Perchè lei è una campionessa nel cogliere quello che conta: ama, sorride, si lascia amare. E tu ti fermi stupito davanti alla saggezza delle sue sorelle e dei bambini che fanno con lei un pezzo di strada ( perchè i bambini sono fantastici!). E cogli l’inutilità del continuare a lamentarsi per tutto. E percepisci la bellezza di appartenere a una comunità, perchè intorno alla nostra campionessa si muove tanta fraternità; e riconosci la Provvidenza nelle persone che incontri proprio nel momento in cui ne avevi bisogno.

Questo l’augurio che ci facciamo dopo la giornata della vita: accogliere l’amore che ci viene regalato, e saperlo regalare agli altri.

Lettera a un genitore mai nato… ma con qualche speranza di venire al mondo

Cara mamma, caro papà,

lo so che non eravate preparati a ricevere questa parte di me.
Lo so che pensavate che tutto si sarebbe ridotto a un comprare pannolini, biberon, latte in polvere e notti in bianco a causa delle mie coliche gassose o delle mie febbri…

Invece eccomi qui a farvi delle domande, a osservare i vostri comportamenti, ad assistere alle vostre litigate, a chiedermi il perché delle vostre lacrime, a cercare la motivazione dei vostri giorni radiosi e di quelli grigi.

A volte ho paura di non volervi rassomigliare, a volte vorrei essere identico a voi.
Ho la sensazione che c’è una parte di me che vi sfugga, che temete.
No, non c’entra niente con il morbillo, la parotite, le mie allergie…

É la mia anima.

Si, è la mia anima quella che vi fa paura, che non sapete come nutrire, come curare. Decisamente non c’è pediatra al mondo che possa farci qualcosa. Sicuramente non c’è farmaco al mondo che possa farla crescere sana. Palestra, piscina, tutte le attività che pensate per me, non servono a niente. Lo avete capito bene.

Io li sento i vostri discorsi, di come vi guardate intorno e pensate “Che sarà di nostro figlio?” Temete che io possa diventare grande e non essere felice, che io possa “guardarmi dentro” strada facendo.

E allora che aspettate?

Io cresco, c’è poco tempo ancora… ne avete perso già abbastanza!
O lo fate ora o mai più… Vi prego, donatemi la felicità, quella vera, che non appassisce: fatemi conoscere Gesù, anzi conosciamolo insieme.

Non negatemi il dono della vera vita. La mia mano nella vostra e la vostra in quella di Gesù. Amatemi come solo voi sapete fare, la mia anima non è solo la mia, appartiene anche a voi per l’eternità.

Nella difesa dell’ambiente non si può perdere tempo | Conclusione

Discorso del santo padre Francesco ai partecipanti alla conferenza internazionale in occasione del terzo anniversario dell’enciclica “Laudato si'” – Venerdì, 6 luglio 2018

Leggi la prima parte.

Tutte queste azioni presuppongono una trasformazione a un livello più profondo, cioè un cambiamento dei cuori, un cambiamento delle coscienze. Come ebbe a dire San Giovanni Paolo II: «Occorre […] stimolare e sostenere la conversione ecologica» (Catechesi, 17 gennaio 2001). E in questo le religioni, in particolare le Chiese cristiane, hanno un ruolo-chiave da giocare. La Giornata di Preghiera per il Creato e le iniziative ad essa connesse, iniziate in seno alla Chiesa Ortodossa, si vanno diffondendo nelle comunità cristiane in ogni parte del mondo.

Infine, il confronto e l’impegno per la nostra casa comune deve riservare uno spazio speciale a due gruppi di persone che sono in prima linea nella sfida ecologica integrale e che saranno al centro dei due prossimi Sinodi della Chiesa Cattolica: i giovani e i popoli indigeni, in modo speciale quelli dell’Amazzonia.

Da un lato «i giovani esigono un cambiamento. Essi si domandano com’è possibile che si pretenda di costruire un futuro migliore senza pensare alla crisi ambientale e alle sofferenze degli esclusi» (Laudato si’, 13). Sono i giovani che dovranno affrontare le conseguenze dell’attuale crisi ambientale e climatica. Pertanto, la solidarietà intergenerazionale non è «un atteggiamento opzionale, bensì una questione essenziale di giustizia, dal momento che la terra che abbiamo ricevuto appartiene anche a coloro che verranno» (ibid., 159).

Dall’altro lato, «è indispensabile prestare speciale attenzione alle comunità aborigene con le loro tradizioni culturali» (ibid., 146). È triste vedere le terre dei popoli indigeni espropriate e le loro culture calpestate da un atteggiamento predatorio, da nuove forme di colonialismo, alimentate dalla cultura dello spreco e dal consumismo (cfr Sinodo dei Vescovi, Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale, 8 giugno 2018). «Per loro, infatti, la terra non è un bene economico, ma è un dono di Dio e degli antenati che in essa riposano, uno spazio sacro con il quale hanno il bisogno di interagire per alimentare la loro identità e i loro valori» (Laudato si’, 146). Quanto possiamo imparare da loro! Le vite dei popoli indigeni «sono una memoria vivente della missione che Dio ha affidato a tutti noi: la protezione della nostra casa comune» (Discorso nell’incontro con popoli indigeni, Puerto Maldonado, 19 gennaio 2018).

Cari fratelli e sorelle, le sfide abbondano. Esprimo la mia sentita gratitudine per il vostro lavoro al servizio della cura del creato e di un futuro migliore per i nostri figli e nipoti. A volte potrebbe sembrare un’impresa troppo ardua, perché «ci sono troppi interessi particolari e molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul bene comune e a manipolare l’informazione per non vedere colpiti i suoi progetti» (Laudato si’, 54); ma «gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi» (ibid., 205). Per favore, continuate a lavorare per «il radicale cambiamento richiesto dalle presenti circostanze» (ibid., 171). «L’ingiustizia non è invincibile» (ibid., 74).

San Francesco d’Assisi continui ad ispirarci e a guidarci in questo cammino, e «le nostre lotte e la nostra preoccupazione per questo pianeta non ci tolgano la gioia della speranza» (ibid., 244). In fondo, il fondamento della nostra speranza riposa sulla fede nella potenza del nostro Padre celeste. Egli, «che ci chiama alla dedizione generosa e a dare tutto, ci offre le forze e la luce di cui abbiamo bisogno per andare avanti. Nel cuore di questo mondo rimane sempre presente il Signore della vita che ci ama tanto. Egli non ci abbandona, non ci lascia soli, perché si è unito definitivamente con la nostra terra, e il suo amore ci conduce sempre a trovare nuove strade. A Lui sia lode!» (ibid., 245).

Vi benedico. E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me.

Grazie!

PAPA FRANCESCO

Nella difesa dell’ambiente non si può perdere tempo

Discorso del santo padre Francesco ai partecipanti alla conferenza internazionale in occasione del terzo anniversario dell’enciclica “Laudato si'” – Venerdì, 6 luglio 2018

Signori Cardinali, Eminenza,cari fratelli e sorelle, illustri Signori e Signore,

do a tutti voi il mio benvenuto… Vi ringrazio di esservi riuniti per “ascoltare col cuore” le grida sempre più angoscianti della terra e dei suoi poveri in cerca di aiuto e responsabilità, e per testimoniare la grande urgenza di accogliere l’appello dell’Enciclica ad un cambiamento, ad una conversione ecologica. La vostra è la testimonianza per l’impegno non differibile ad agire concretamente per salvare la Terra e la vita su di essa, partendo dall’assunto che “ogni cosa è connessa”, concetto-guida dell’Enciclica, alla base dell’ecologia integrale.

Anche in questa prospettiva possiamo leggere la chiamata che Francesco d’Assisi ricevette dal Signore nella chiesetta di San Damiano: “Va’, ripara la mia casa, che, come vedi, è tutta in rovina”. Oggi, anche la “casa comune” che è il nostro pianeta ha urgente bisogno di essere riparato e assicurato per un futuro sostenibile.

Negli ultimi decenni, la comunità scientifica ha elaborato in tal senso valutazioni sempre più accurate. «Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell’ambiente ha superato le possibilità del pianeta, in maniera tale che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi, come di fatto sta già avvenendo periodicamente in diverse regioni» (Enc. Laudato si’, 161). C’è il pericolo reale di lasciare alle generazioni future macerie, deserti e sporcizia.

Auspico pertanto che questa preoccupazione per lo stato della nostra casa comune si traduca in un’azione organica e concertata di ecologia integrale. Infatti, «l’attenuazione degli effetti dell’attuale squilibrio dipende da ciò che facciamo ora» (ibid.). L’umanità ha le conoscenze e i mezzi per collaborare a tale scopo e, con responsabilità, “coltivare e custodire” la Terra in maniera responsabile. A questo proposito, è significativo che la vostra discussione riguardi anche alcuni eventi-chiave dell’anno in corso.

Il Vertice COP24 sul clima, programmato a Katowice (Polonia) nel dicembre prossimo, può essere una pietra miliare nel cammino tracciato dall’Accordo di Parigi del 2015. Tutti sappiamo che molto deve essere fatto per l’attuazione di quell’Accordo. Tutti i governi dovrebbero sforzarsi di onorare gli impegni assunti a Parigi per evitare le peggiori conseguenze della crisi climatica. «La riduzione dei gas serra richiede onestà, coraggio e responsabilità, soprattutto da parte dei Paesi più potenti e più inquinanti» (ibid., 169). Non possiamo permetterci di perdere tempo in questo processo.

Oltre agli Stati, altri attori sono interpellati: autorità locali, gruppi della società civile, istituzioni economiche e religiose possono favorire la cultura e la prassi ecologica integrale. Auspico che eventi quali, ad esempio, il Summit sull’azione globale per il clima, in programma dal 12 al 14 settembre a San Francisco, offrano risposte adeguate, col sostegno di gruppi di pressione di cittadini in ogni parte del mondo. Come abbiamo affermato insieme con Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo, «non ci può essere soluzione genuina e duratura alla sfida della crisi ecologica e dei cambiamenti climatici senza una risposta concertata e collettiva, senza una responsabilità condivisa e in grado di render conto di quanto operato, senza dare priorità alla solidarietà e al servizio» (Messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera per il Creato, 1 settembre 2017).

Anche le istituzioni finanziarie hanno un importante ruolo da giocare, come parte sia del problema sia della sua soluzione. E’ necessario uno spostamento del paradigma finanziario al fine di promuovere lo sviluppo umano integrale. Le Organizzazioni internazionali, come ad esempio il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, possono favorire riforme efficaci per uno sviluppo più inclusivo e sostenibile. La speranza è che «la finanza […] ritorni ad essere uno strumento finalizzato alla miglior produzione di ricchezza e allo sviluppo» (Benedetto XVI, Enc. Caritas in veritate, 65), così come alla cura dell’ambiente.

Continua

Domenica 4 febbraio: Festa della Vita!

La vita è un dono immenso che va ricordato, onorato e festeggiato. A Milzanello i bambini hanno voluto dimostrare la loro gioia di vivere e durante la messa hanno portato all’altare:

  • Una ciotola di terra, come simbolo dei miliardi di uomini che vivono sulla Terra; ognuno con la propria storia, razza, cultura, carattere. Tutti, però, amati da Dio e con un grande compito: rispettare il prossimo e la natura che li circonda.
  • Una brocca di acqua, in ricordo del giorno del Battesimo quando siamo diventati figli di Dio e discepoli di Gesù chiamati a testimoniare la sua Parola  con la vita.
  • L’immagine del sole, in ricordo dell’inizio della giornata. E’ bello ogni giorno scoprire la vita con le sue gioie, i suoi dolori, le sue speranze.

Questi gesti hanno aiutato tutti a riflettere sulla grandezza del dono e del mistero della vita; lode e ringraziamento al nostro Dio.

É stata rivolta al Signore della vita anche questa bella preghiera:

O Dio, luce del mondo,
fa’ che sappiamo vedere il riflesso del tuo splendore
sul volto di ogni uomo:
nel mistero del bimbo che cresce nel grembo materno;
sul volto del giovane che cerca segni di speranza;
sul viso dell’anziano che rievoca ricordi;
sul volto triste di chi soffre, è malato, sta per morire.
Suscita in noi la volontà e la gioia di promuovere,
custodire e difendere la vita umana sempre,
nelle nostre famiglie, nella nostra città, nel mondo intero.
Per intercessione di Maria,
piena di grazia e Madre dell’Autore della vita,
manda su di noi il tuo Santo Spirito,
e fa’ che accogliendo e servendo l’immenso dono della vita,
possiamo partecipare alla tua eterna comunione d’amore. Amen.

Al termine della Messa, ogni famiglia ha ricevuto una primula come simbolo di rinascita e i palloncini colorati, con i pensieri dei bimbi, sono diventati il segno della gioia di vivere di tutta la comunità.

I piccoli di Milzanello hanno voluto fare un gesto che dimostrasse concretamente il loro amore per tutti i bambini, donando all’associazione “Un sorriso di speranza” il ricavato della vendita dei loro lavori realizzati in oratorio durante l’Avvento. La cifra donata è di euro 76,50.

Un grazie di cuore ai volontari che hanno aiutato i ragazzi.

Guarda le immagini della giornata:

Festa della Vita a Milzanello – 2018

Il Vangelo della Vita, gioia per il mondo

Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 40a Giornata Nazionale per la Vita (4 febbraio 2018)

L’amore dà sempre vita”: quest’affermazione di papa Francesco, che apre il capitolo quinto dell’Amoris laetitia, ci introduce nella celebrazione della Giornata della Vita 2018, incentrata sul tema “Il Vangelo della vita, gioia per il mondo”. Vogliamo porre al centro della nostra riflessione credente la Parola di Dio, consegnata a noi nelle Sacre Scritture, unica via per trovare il senso della vita, frutto dell’Amore e generatrice di gioia. La gioia che il Vangelo della vita può testimoniare al mondo, è dono di Dio e compito affidato all’uomo; dono di Dio in quanto legato alla stessa rivelazione cristiana, compito poiché ne richiede la responsabilità.

Formati dall’Amore

La novità della vita e la gioia che essa genera sono possibili solo grazie all’agire divino. È suo dono e, come tale, oggetto di richiesta nella preghiera dei discepoli:

“Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena” (Gv 16,24)

La grazia della gioia è il frutto di una vita vissuta nella consapevolezza di essere figli che si consegnano con fiducia e si lasciano “formare” dall’amore di Dio Padre, che insegna a far festa e rallegrarsi per il ritorno di chi era perduto (cf. Lc 15,32); figli che vivono nel timore del Signore, come insegnano i sapienti di Israele: «Il timore del Signore allieta il cuore e dà contentezza, gioia e lunga vita» (Sir 1,10). Ancora, è l’esito di un’esistenza “cristica”, abitata dallo stesso sentire di Gesù, secondo le parole dell’Apostolo: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù», che si è fatto servo per amore (cf. Fil 2,5-6). Timore del Signore e servizio reso a Dio e ai fratelli al modo di Gesù sono i poli di un’esistenza che diviene Vangelo della vita, buona notizia, capace di portare la gioia grande, che è di tutto il popolo (cf. Lc 2,10-13).

Il lessico nuovo della relazione

I segni di una cultura chiusa all’incontro, avverte il Santo Padre, gridano nella ricerca esasperata di interessi personali o di parte, nelle aggressioni contro le donne, nell’indifferenza verso i poveri e i migranti, nelle violenze contro la vita dei bambini sin dal concepimento e degli anziani segnati da un’estrema fragilità. Egli ricorda che solo una comunità dal respiro evangelico è capace di trasformare la realtà e guarire dal dramma dell’aborto e dell’eutanasia; una comunità che sa farsi “samaritana” chinandosi sulla storia umana lacerata, ferita, scoraggiata; una comunità che con il salmista riconosce:

«Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra» (Sal 16,11)

Di questa vita il mondo di oggi, spesso senza riconoscerlo, ha enorme bisogno per cui si aspetta dai cristiani l’annuncio della buona notizia per vincere la cultura della tristezza e dell’individualismo, che mina le basi di ogni relazione.
Punto iniziale per testimoniare il Vangelo della vita e della gioia è vivere con cuore grato la fatica dell’esistenza umana, senza ingenuità né illusorie autoreferenzialità. Il credente, divenuto discepolo del Regno, mentre impara a confrontarsi continuamente con le asprezze della storia, si interroga e cerca risposte di verità. In questo cammino di ricerca sperimenta che stare con il Maestro, rimanere con Lui (cf. Mc 3,14; Gv 1,39) lo conduce a gestire la realtà e a viverla bene, in modo sapiente, contando su una concezione delle relazioni non generica e temporanea, bensì cristianamente limpida e incisiva. La Chiesa intera e in essa le famiglie cristiane, che hanno appreso il lessico nuovo della relazione evangelica e fatto proprie le parole dell’accoglienza della vita, della gratuità e della generosità, del perdono reciproco e della misericordia, guardano alla gioia degli uomini perché il loro compito è annunciare la buona notizia, il Vangelo. Un annuncio dell’amore paterno e materno che sempre dà vita, che contagia gioia e vince ogni tristezza.

La Pace di Dio va difesa e conquistata

Omelia del Vescovo Pierantonio Tremolada nella S. Messa della Giornata Mondiale della Pace – Chiesa di S. Maria della Pace, 1 gennaio 2018

All’inizio di questo nuovo anno celebriamo in comunione con tutte le diocesi della Chiesa universale e con tutti gli uomini e le donne di buona volontà la giornata mondiale della pace. Lo facciamo ormai da molti anni, cioè da quando, il primo gennaio del 1968, Paolo VI decise di istituirla. Fu la sua un’intuizione felice, nata dal suo grande cuore di pastore della Chiesa universale e dal suo grande desiderio di contribuire al bene dell’intera umanità.

La causa della pace chiede costante attenzione e attiva dedizione, e ancor prima domanda che si coltivi la chiara consapevolezza del suo inestimabile valore. Dalla sua presenza o meno dipende in gran parte la vita di ogni persona e la forma stessa della socialità umana, la sua autenticità e dignità, ma anche il suo sviluppo e il suo progresso.

La liturgia dell’Ottava del Natale, che viene sempre a coincidere con il primo giorno dell’anno e ci invita a contemplare il mistero della divina Maternità di Maria, propone sempre come prima lettura un testo del libro dei Numeri molto suggestivo. Vi si riporta la preghiera di benedizione sui figli di Israele, che il fratello di Mosè, Aronne, investito del compito sacerdotale, viene invitato a pronunciare. È una formula di benedizione che il Signore stesso gli consegna e nella quale troviamo un esplicito riferimento alla pace. Si legge nel nostro testo: “Il Signore parlò a Mosè e disse: « Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace” (Nm 6,25-27).

La pace viene dunque dalla benedizione di Dio: ne è insieme i frutto e il segno. L’uomo creato in origine e chiamato a condividere la vita stessa del suo Creatore, l’uomo e la donna, da lui benedetti sin dall’inizio secondo quanto racconta il Libro della Genesi: “Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi”, sono posti dal Signore Dio entro un giardino, simbolo di armonia e di bellezza. Nulla vi è in quel giardino che evochi violenza, conflitto, aggressività. Non vi sono sentimenti di odio e di gelosia. Non vi si trovano ambizione e avidità. Le relazioni sono sane, limpide, sincere. Nessuno sente il bisogno di difendersi o prova disagio alla presenza dell’altro. Il suolo offre spontaneamente i frutti per il nutrimento e gli animali sono una compagnia gradita, tutti, senza eccezione: nessuno di loro è feroce e pericoloso.

Questa pace delle origini è la pace che domandiamo a Dio ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, con una invocazione che segue e fa eco fa eco alla preghiera del Signore, cioè il Padre nostro. Essa dice così: “Liberaci o Signore da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni e con l’aiuto della tua misericordia vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo”. Qui emergono tre aspetti essenziali di quella esperienza della pace che purtroppo non è più quella delle origini dell’umanità, ma quella della nostra attuale. Il suo primo aspetto è la necessità della liberazione dal peccato: essa ci ricorda che il cuore dell’uomo è ormai ferito, che alla sua soglia è accovacciato il peccato (cfr. Gen 4,7), cioè il desiderio prepotente di ricercare a qualsiasi costo la propria soddisfazione individuale. Il secondo aspetto è l’esigenza di superare il turbamento, cioè la paura di vedere compromessa la propria sicurezza e la propria felicità: da qui derivano il senso di estraneità e di difesa nei confronti degli altri e l’istintiva incertezza di fronte a situazioni ed eventi. Il terzo aspetto è l’amara costatazione che in questo mondo non perfetto il bene e il male saranno sempre intrecciati, fino al giorno in cui – secondo la beata speranza che i credenti coltivano – verrà il nostro Signore Gesù Cristo.

La pace di cui tanto sentiamo il bisogno, la pace che invochiamo come dono prezioso di Dio dall’alto e come frutto del nostro sincero impegno quotidiano, deve dunque misurarsi, oggi come ieri, con l’egoismo insito nel cuore di ognuno di noi, con il senso di insicurezza e di paura che questo egoismo provoca nel mondo, con l’evidenza inquietante che la storia degli uomini dovrà sempre fare i conti con il male. La pace di Dio, quella armonia e quella bellezza che il Creatore ha pensato e voluto per l’umanità che ama, oggi va difesa e conquistata, va perseguita con tenacia e costanza, in una sorta di combattimento contro ciò che tende a comprometterla. Un combattimento che è prima di tutto interiore ma che diventa anche esteriore, e assume l’aspetto di un impegno pubblico e condiviso. La società umana ha bisogno di uomini e donne che abbiano il coraggio di operare contro ogni forma di ingiustizia, di sopraffazione, di emarginazione, di discriminazione e con illuminata intelligenza costruiscano relazioni sane e serene. C’è bisogno di uomini di buona volontà, che contrastino efficacemente, facendo fronte comune, le logiche di potere che, ispirate dalla brama distruttiva del profitto ad ogni costo e senza misura, generano conflitti, avvelenano le relazioni, compromettono anche i legami più sacri e profanano la bellezza del creato.

La voce ferma e chiara di papa Francesco si leva da tempo a difesa di una pace che non può prescindere da una decisa revisione dei parametri che ispirano il nostro vissuto sociale. Quando l’umana convivenza è consegnata a criteri che non pongono al primo posto la dignità della persona e il bene comune, si creano inevitabilmente condizioni di vita insostenibili, che portano poi a fenomeni sociali di enorme portata. Uno di questi è la migrazione dei popoli cui stiamo assistendo. Là dove regnano la violenza e l’ingiustizia, la miseria e lo sfruttamento, là dove non vi sono prospettive per un futuro degno di questo nome, il bisogno di speranza di ogni cuore umano porta ad affrontare anche grandi rischi e pericoli. Di questi migranti e rifugiati papa Francesco ha parlato nuovamente nel discorso proposto alla Chiesa e al mondo in occasione di questa giornata della pace 2018, chiedendo di assumere nei loro confronti un atteggiamento molto chiaro, che si definisce attraverso quattro verbi molto precisi: accogliere, proteggere, promuovere, integrare. È un appello che non possiamo lasciar cadere. Cosa significhi precisamente per ciascuno di noi, per la nostra chiesa diocesana ma anche per la società civile, farsi carico di questa istanza che sale anche dalla buona coscienza di ognuno di noi, andrà sempre meglio compreso. Il compito non è facile, perché esige di fondere insieme coraggio e realismo, slancio del cuore e oculata organizzazione, impegno individuale e collaborazione sociale. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare coloro che cercano speranza e domandano aiuto significata impostare un’opera sociale lungimirante, che sa guardare molto avanti e accetta di misurarsi lucidamente con una duplice concomitante questione: quella del bene delle persone accolte e delle persone che accolgono. Il segreto della pace è tutto nella capacità di non sentirsi condannati a temersi perché diversi e prima ancora nel non rimanere preda di reciproci egoismi e pretese. Ma tutto questo domanda tempo e coraggio; domanda soprattutto fiducia nella bontà provvidente di Dio, il Signore della storia, che sa parlare ai cuori, sa ispirare pensieri di pace e di comunione, sa aprire strade sempre nuove e sa accompagnare coloro che con umile tenacia desiderano percorrerle.

Alla Beata Vergine Maria, che oggi veneriamo come Madre di Dio e a cui guardiamo nella luce consolante del Natale del Signore, affidiamo questi pensieri e desideri che la Parola del Signore ci ha suggerito nel giorno che inaugura il nuovo anno. La sua materna benevolenza sostenga tutti gli uomini e le donne di buona volontà che nel mondo si stanno spendendo per la costruzione di quella che Paolo VI amava definire la “civiltà dell’amore” e aiuti ognuno di noi, in forza della nostra fede, a divenir sempre più dei veri operatori di pace.