Lettura sapienziale: cammino da iniziare

Il momento di ascolto della Parola con la meditazione del Vescovo per presbiteri e diaconi del 14 maggio diventa uno strumento utile per l’inizio della lettura sapienziale nelle comunità

La capacità di rileggere quanto è successo e, allo stesso tempo, di guardare avanti per identificare delle priorità. “In che modo il suo mistero di amore misericordioso si è manifestato in questi giorni drammatici? Che cosa in questi due mesi mi ha particolarmente addolorato? Che cosa mi ha profondamente consolato? Che cosa ho meglio compreso dell’uomo, del mondo e della Chiesa stessa? Che cosa lo Spirito si aspetta dalla nostra Chiesa che riprende ora il suo cammino? In che cosa dovremo rinnovarci per essere sempre meglio la Chiesa del Signore? Su che cosa dovremo puntare?”. Nella meditazione per i presbiteri e i diaconi del 14 maggio, il vescovo Tremolada formula alcune domande che possono aiutare il discernimento e una rilettura spirituale di quanto si è vissuto e di discernimento pastorale per quanto ci apprestiamo a vivere.

Narrazione sapienziale. L’ascolto della Parola di Dio (il video è sul canale You Tube del nostro settimanale) è il primo passo per compiere una rilettura spirituale dell’esperienza nella quale siamo stati coinvolti. La meditazione diventa uno strumento utile per l’inizio delle lettura sapienziale all’interno dei consigli pastorali. “Da questa memoria deriverà un discernimento pastorale, che orienterà il nostro cammino futuro”. L’ascolto è prezioso. Il Vescovo ha proposto il brano del Libro dell’Apocalisse nel quale sono presentate la prima e l’ultima delle sette lettere che Giovanni scrive alle sette chiese della Provincia romana dell’Asia. “Si tratta in verità della parola che il Cristo risorto rivolge alla sua Chiesa in cammino nella storia. Nel Libro dell’Apocalisse il numero sette è simbolico: indica totalità e pienezza, ma in questo caso ricorda anche che la Chiesa è viva ed è calata nel tempo e nello spazio, è composta di comunità diverse tra loro e insieme in reciproca comunione. Il Cristo risorto è per tutte le comunità principio di vita e insieme criterio di giudizio”.

La conversione del cuore. Nella Chiesa di Efeso, come sottolinea il Vescovo, la vita ecclesiale si è trasformata in una religione senza cuore: “La Chiesa diventa così secca e sterile, per nulla attraente e quindi inutile”. Nella Chiesa di Laodicea, il pericolo viene dalla mondanità, “dall’adeguamento totale alle categorie del mondo”, annullando così la sua missione. Sono “due tentazioni costanti nella storia della Chiesa, cui non può essere considerata esente anche la nostra Chiesa di Brescia. Anche noi – afferma mons. Tremolada – ci sentiamo esortati, come la Chiesa di Efeso e di Laodicea, a compiere in questo momento un’opera di discernimento, in ascolto dello Spirito”. Ma qual è ora la situazione della nostra Chiesa? “Siamo esortati ad una decisa conversione del cuore, sulla base di quanto abbiamo meglio compreso della vita. Sentiamo il bisogno di un rinnovato affidamento alla promessa del Cristo risorto, lui che è il vincitore. E siamo profondamente consolati dalla confidenza che egli fa anche a noi, quando manifesta il suo desiderio di sedere a tavola con noi per renderci partecipi della sua gloria. Egli bussa alla nostra porta, come un mendicante che in realtà è in grado di offrire l’unico vero tesoro”.

Cosa dice lo Spirito alla Chiesa

L’epidemia per Coronavirus ha avuto per tutti noi l’effetto di una tempesta inaspettata. Il vescovo Tremolada rilegge la situazione che stiamo vivendo nella diocesi. Per il Vescovo è un errore pensare, anche dal punto di vista pastorale, alla fase due come a un semplice ritorno alla situazione precedente

In questi giorni mi ritorna spesso alla mente questa frase del Libro dell’Apocalisse: “Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese” (Ap 2-3). È la frase che scandisce le sette lettere inviate da Giovanni, l’apostolo profeta, alle sette Chiese dell’Asia a nome del Cristo risorto. Essa suona come un invito a leggere la situazione della propria Chiesa a partire dagli eventi in corso, per capire in che modo assecondare l’azione dello Spirito e dare compimento all’opera di redenzione del Risorto. A questa frase, sempre nella mia mente, se ne affianca un’altra, che viene dal Libro dei Salmi: “L’uomo nella prosperità non intende, è come gli animali che periscono” (Sal 49,21). È proprio vero: a volte le condizioni di eccessiva prosperità ci impediscono di comprendere il senso profondo delle cose. L’improvvisa esperienza della precarietà e della debolezza, normalmente accompagnata anche dal dolore, ci apre gli occhi e ci rende più capaci di leggere la realtà.

Stiamo uscendo lentamente da una situazione di emergenza che ci ha letteralmente sconvolto. L’epidemia per Coronavirus ha avuto per tutti noi l’effetto di una tempesta inaspettata: qualcosa di simile a quel che provarono i discepoli mentre erano con Gesù sulla barca in mezzo al lago di Galilea e si trovarono d’un tratto in balia di venti e onde spaventosi (cfr. Mc 4,35-41). La vita per noi in queste ultime settimane è totalmente cambiata: ci siamo sentiti improvvisamente fragili, impauriti, insicuri. Soprattutto, abbiamo dovuto contare i nostri morti, tante care persone che abbiamo affidato al Signore senza neanche la possibilità di un saluto da parte dei propri parenti. Quella prosperità cui ci eravamo abituati, d’un colpo è sparita e ci siamo ritrovati a fare i conti con il nostro limite e la nostra impotenza.

E tuttavia questo tempo non è stato infecondo. Abbiamo visto segni consolanti della Provvidenza di Dio: tanta generosità, tanta solidarietà, tanto coraggio, tanto senso di umanità. Abbiamo vissuto un’esperienza di Chiesa diversa ma non meno intensa, una vivacità e creatività che forse non avremmo mai immaginato: una grande vicinanza dei pastori al popolo di Dio, attraverso l’ascolto, il conforto, la preghiera di intercessione, la celebrazione dell’Eucaristia, l’accompagnamento pastorale delle famiglie e in particolare dei ragazzi.

Ora si comincia a respirare e si sente il bisogno di guardare avanti. Si parla di Fase 2 e poi di Fase 3 per indicare un percorso che ci attende, sul quale si dovrà riflettere con molta attenzione. Mi preme a questo riguardo condividere un pensiero che mi sta molto a cuore e che mi viene appunto dalla frase del Libro dell’Apocalisse che ho ricordato. Credo sarebbe un grave errore intendere la cosiddetta Fase 2 come un semplice ritorno alla situazione precedente l’epidemia, mettendo finalmente tra parentesi quanto è accaduto. Prima di rispondere alla domanda: “Come riprendiamo le nostre normali attività?” occorre rispondere a qualche altra domanda molto più importante. Penso sia necessario compiere quella che chiamerei una rilettura spirituale dell’esperienza attraverso una narrazione sapienziale. Un’esigenza anzitutto si impone: raccontarci che cosa abbiamo vissuto e chiederci che cosa il Signore ci ha fatto capire. Queste sono le domande che ci potrebbero aiutare: “Che cosa ci è successo? Che cosa abbiamo visto? Che cosa abbiamo provato? Che cosa ci ha addolorato? Che cosa ci ha consolato? Che cosa abbiamo meglio capito? In una parola, che cosa non potremo e non dovremo dimenticare? Penso in particolare ai sacerdoti, che ringrazio di cuore per quanto stanno facendo, e immagino la risonanza che queste domande hanno su di loro. Sarà importante farla emergere e condividerla.

Da questa memoria deriverà un discernimento pastorale, che orienterà il nostro cammino futuro. La domanda guida sarà: “Che cosa si attende il Signore da noi, alla luce di quanto abbiamo vissuto?”. Come gli abitanti di Gerusalemme che ascoltarono da Pietro il primo annuncio della morte e risurrezione di Gesù, anche noi dobbiamo chiederci: “Se questo è ciò che è accaduto, ora che cosa dobbiamo fare?” (cfr. At 2,37). La nostra preoccupazione non potrà essere semplicemente quella di riprendere al più presto tutto quello che facevamo, ritornando alla cosiddetta normalità. Da più parti si sente dire: “Niente sarà più come prima!”. Per noi questo significa che l’esperienza vissuta in queste settimane ci ha consegnato una lezione di vita, ci ha scosso e ci ha fatto maturare. Dove e come dovrà dunque cambiare il nostro modo di essere Chiesa, di essere presbiterio, e anche il nostro modo di pensare la società? Su cosa dovremo puntare? Che cosa dovremo correggere o comunque ripensare, per corrispondere alla rivelazione di cui lo Spirito ci ha fatto dono attraverso un’esperienza dolorosa ma non assurda e disperata?

Quest’opera di narrazione sapienziale e di discernimento pastorale è quanto io mi sento di chiedere prima di tutto alla nostra Chiesa diocesana. Vorrei che questo avvenisse durante il tempo pasquale, fino alla grande festa di Pentecoste. Invito perciò tutti i parroci a convocare a questo scopo, nei modi consentiti, i Consigli Pastorali parrocchiali o delle Unità Pastorali. Chiederei che a tale scopo venissero anche convocati prima di Pentecoste in una seduta straordinaria opportunamente pensata le Congreghe Zonali, il Consiglio Presbiterale e il Consiglio Pastorale Diocesano. Questo confronto sinodale sull’esperienza vissuta in queste drammatiche settimane sarà prezioso anche in vista della definizione delle linee di azione per il prossimo anno pastorale e per me sarà molto utile in ordine alla stesura della lettera pastorale che lo dovrebbe ispirare. Ai responsabili della pastorale diocesana raccomando di fornire il supporto necessario a un simile confronto.

Nel frattempo verranno date indicazioni puntuali circa i vari aspetti della vita della nostre comunità parrocchiali e dell’intera diocesi. Questa vita, infatti, domanda di essere opportunamente riavviata. È evidente che le decisioni riguardanti la ripresa delle attività pastorali non potranno prescindere dal riferimento costante ai decreti del governo nazionale e regionale e alle comunicazioni della Conferenza Episcopale Italiana e Lombarda. È mia intenzione convocare settimanalmente – ogni martedì mattina – il Consiglio Episcopale della nostra diocesi, per seguire da vicino gli sviluppi della situazione. A questa convocazione seguirà ogni giovedì mattina una comunicazione ufficiale a firma del Vicario Generale, che farà il punto sulle questioni riguardanti i diversi ambiti della vita ecclesiale. Mi riferisco in particolare alle celebrazioni delle Sante Messe feriali e domenicali, ai funerali, ai matrimoni e ai battesimi, all’amministrazione dei Sacramenti dell’Iniziazione Cristiana, alle attività degli oratori e degli altri nostri ambienti nei prossimi mesi estivi, alle nomine e destinazioni dei sacerdoti ed ad altro ancora. Un’attenzione particolare sarà rivolta alle situazioni di difficoltà dei singoli, delle famiglie, delle parrocchie, delle comunità religiose, ma anche delle scuole e degli altri enti assistenziali ed educativi. A questo riguardo saranno date precise informazione circa la gestione del Fondo Diocesano di Solidarietà e del Fondo costituito con il contributo CEI proveniente dall’8 per mille. Fermo restando che fino al 3 maggio p. v. nulla cambierà, essendo questa una precisa indicazione governativa, si avrà modo sin dalla prossima settimana di cominciare a prospettare le aperture possibili e opportune.

Il nostro cammino di Chiesa prosegue nella luce della Pasqua del Signore. In Lui abbiamo confidato in questo tempo di prova e a Lui continuiamo ad affidarci in questo tempo di discernimento. Sia Lui a guidare i nostri passi, nella potenza del suo Spirito. La santa Madre di Dio, che sempre veglia su di noi e per noi intercede, ci accompagni con la sua amorevole tenerezza.

Vi saluto con affetto e su tutti invoco di cuore la benedizione del Signore.