Florence: un fiore per Dio

In occasione dei voti perpetui, sr Florence testimonia l’Amore affascinate di Dio con cui ha risposto liberamente e per sempre.

“Grandi cose ha fatto il Signore per me, Santo è il Suo Nome. Ed ora posso cantare, gridare l’amore che Dio ha versato su di me” (Lc 1, 46 ss)

Posso racchiudere il mio racconto in questa grande acclamazione d’amore.

Sì, rileggendo il mio percorso vocazionale, posso ripetere la parola di santa Teresa di Gesù “che tutto è grazia”. Si sono arrivata a questo punto del mio Si definitivo, non per il mio merito. Sono convinta che Lui mi ha chiamata a questa forma di vita e io ho risposto con tanto desiderio senza sapere dove mi porta il cammino.

Per questo auguro a tutti: anziani, adulti, giovani, adolescenti e bambini di costruire sempre la vita sulla roccia, sulla sostanza che è Dio; perché senza Dio, non possiamo affrontare le gioie, le difficoltà, i dubbi, la confusione generazionale odierna. L’uomo di oggi può essere disorientato dal futuro, però, affidandosi al suo Creatore non rimarrà mai deluso, specialmente quando arriva il momento di prova, di difficoltà, di crisi. Perché giorno per giorno ha costruito la sua vita su una buona fondazione che è Dio. Vi racconto tutto questo perché anch’io sono stata “nel mondo”, sono nata in una famiglia povera ma degna; una famiglia cristiana che ha saputo trasmettere con rispettabilità e nella libertà i valori cristiani.

Crescendo, studiando, anch’io ho sperimentato la vita mondana, però ho cercato di dare senso alla mia vita lasciandomi guidare dalla fede e da persone che ispiravano fiducia e coerenza; perché ho capito che il cammino verso la felicità non poteva essere fatto da sola. Come dicevo sopra, la mia vita di fede è maturata nella famiglia dove ho avuto una mamma che mi ha educato alla Provvidenza. Una mamma povera ma molto generosa che credeva tanto alla divina Provvidenza. La sua filosofia era: “È più bello dare che ricevere”. Dava tutto quello che avevamo e quando noi brontolavamo lei rispondeva: “La Provvidenza non mancherà mai, abbiate fiducia. Davvero, non ci mancava niente. È stata una esperienza che ha seminato in me il germe della vocazione: dare a Dio la mia vita e niente mi mancherà.

Oltre all’esperienza famigliare, sottolineo quella dei gruppi parrocchiali dove mi sono impegnata nei vari gruppi di bambini e di giovani. Anche l’esperienza scolastica è stata molto bella. Ero felice in questi tre ambiti di vita. Non mi mancava nulla umanamente e spiritualmente, ma dentro di me il pensiero più profondo e il desiderio più grande erano di donare la mia vita e abbandonarmi alla divina Providenza. Così ho capito, nella quotidianità, che il Signore mi stava chiamando. Allora, nonostante un po’ di paura, ho preso con coraggio la strada della vita religiosa, lasciando la mia cara mamma da cui non mi sono mai spiritualmente allontanata, così anche i miei fratelli e sorelle. Amo molto la mia cara grande famiglia dove ho anche vissuto qualche opposizione verso la mia scelta vocazionale. Perché nella cultura del Benin una ragazza che si consacra quando ha tutte le possibilità di crescere una famiglia, per la società sembra che stia sprecando la sua vita. Ho lasciato anche dei cari amici della mia età, gli amici del mio quartiere, i compagni di studio. Questo non è stato facile. Ci voleva l’audacia, la grazia di Dio che chiama alcune persone a una forma di vita che porta la sua radice dal battesimo e li accompagna fino alla fine. Se io sono arrivata a questa punto è soprattutto per la grazia di Dio e la sua Provvidenza che mi hanno accompagnato.

San Paolo dice: “Quando sono debole, è allora che sono forte” (1Cor 12, 10). Entrando nella mia casa religiosa, ho incontrato delle sorelle più brave e più belle di me. Però, nella mia debolezza, Lui ha scelto me per amore. Per questo anch’io, come la piccola Santa Teresa, vorrei essere amore nel popolo di Dio. Lui scrive dritto sulle nostre righe storte. Ho avuto tanti dubbi sulla strada, ma per fortuna Lui mi ha fatto incontrare sempre le persone giuste e io mi sono lasciata guidare. Per questo invito tutti, soprattutto i ragazzi in ricerca del loro futuro a non camminare da soli perché quando si cade, il cammino diventa difficile. Vi auguro apertura, umiltà e fede. Il mio piccolo segreto di felicità è l’intimità con Dio attraverso tutte le belle cose del mondo. Sono felice quando penso che Lui è con me, è nel volto delle persone che incontro ogni giorno, quando penso al tesoro nascoso. Ecco la ragione della mia fede.

Nel mio biglietto di ringraziamento ho messo il brano di San Giovanni al capitolo 15, nei ne versetti 4-5 che dice: “Rimanete in me e io in voi”. Concludo con un grande ringraziamento alla mia cara fondatrice Santa Rosa Venerini che mi ha affascinato con la sua vita e tutte le sue figlie Maestre Pie Venerini, tutti i sacerdoti che ho incontrato in questa Parrocchia e nelle altre Parrocchie, le persone che ho incontrato in questo cammino e tutti voi. Siete stati per me come il Buon Samaritano. Permettetemi di dire un grazie particolare a don Davide con cui collaboro nell’oratorio San Luigi di Leno che con generosità, amore e pazienza mi ha introdotto nella realtà grande di Leno. Grazie infinite alla mia Comunità religiosa e all’amore che sempre mi ha manifestato. Grazie a tutti e due i Parroci che ho conosciuto in questa Parrocchia, Monsignore Giovanni e Monsignore Renato. La mia Gratitudine è verso tutte le famiglie, gli animatori, i volontari, i ragazzi e i bambini. Non vi dimentico nelle preghiere. Mi affido anche alle vostre preghiere. Senza voi io non esisto. Vedendo voi in Chiesa, impegnati per gli altri, mi rinforzo nella mia scelta.

Grazie, Awanou, Thanks, Gracias.

Ricordi di un tempo: la festa della Madonna della Stalla

Tra i ricordi della mia mamma ho trovato questo articolo scritto da lei per il “corteass” che descrive la festa della Madonna della Stalla quando lei era giovane. Mi piace riproporla per ricordare ai giovani e ai meno giovani come era vissuta la giornata della festa della madonna della stalla tanti anni fa.

Rosalba Bulgari

La domenica seguente la data della apparizione della Madonna, il parroco don Pietro Salvati, avvisava tutte le famiglie perché potessero portecipare alla processione che si svolgeva dallo chiesa parrocchiale olla chiesetta della Madonna della Stalla. Si partiva tutti insieme a piedi dalla chiesa alle ore 9.00 e con canti, preghiere e rosario si arrivava alla meta.

Aprivano la processione le persone iscritte alla Associazione del Santissimo Sacramento con lo croce. Seguivano i bambini dell’asilo delle scuole elementari accompagnati dalle loro catechiste: Elena Filippini, Cecilia Forneri e la nipote di don Pietro, Lucrezia.

Giunti colà verso le ore 10.00 si celebrava l’Eucarestia all’interno della piccola chiesa e i numerosi fedeli stavano sotto il portico perché non vi era posto in chiesa. Infatti i banchi erano occupatati alle famiglie delle cascine che Iì abitavano e a volte dal proprietario dello cascina.

Tuttavia il parroco, per risolvere questo inconveniente, faceva l’omelia fuori sotto il portico raccontandoci sempre la storia della apparizione. Dopo la S. Messa si andava presso lo sorgiva (dove secondo la tradizione lo bambina miracolata raccolse l’acqua da portare ai suoi genitori) e là si beveva e la si prendeva nei fiaschi per portarla a cosa da usare quando si era ammalati in segno di fede.

Era una festa molto attesa per noi ragazze perché c’erano tre o quattro bancarelle onde poter acquistare delle piccole ciambelline o dello zucchero filato. Mi ricordo il mio papà Stefano che, pur essendo stretto di maniche, in quell’occasione non mi lasciava mai mancare lo zucchero filato. Si può dire che tutto il paese era presente con le loro famiglie.

Anche dalle zone limitrofe venivano per la celebrazione e la festa. Questo festa diventava anche l’occasione per gli adulti di parlare dei loro affari inerenti al bestiame e ai prodotti della terra.

Mi ricordo che dalla cascina Uggera fino alla chiesetta trovavamo addobbi e arcate con motivi floreali. Terminato il tutta bisognava tornare a casa per l’ora del pranzo: puntuali.

Alcuni, i più fortunati, vi ritornavano con i ‘taxi di allora’ carretti trascinati da cavalli, per tutti gli altri a piedi con passo veloce.

Rosina Cominelli