Don Roberto Domenighini a Roma

Un nuovo incarico per don Roberto Domenighini. Il direttore dell’Eremo di Vallecamonica è stato chiamato a Roma alla Congregazione per il Clero

Don Roberto, classe 1972, è originario della parrocchia di Breno. Nel corso del suo ministero, ha svolto i seguenti servizi: curato a Pisogne (1997-2003); curato a Salò (2003-2006); studente a Roma (2006-2009); dal 2009 era direttore dell’Eremo dei Santi Pietro e Paolo di Bienno. Ora è atteso da un nuovo incarico alla Congregazione per il clero.

La competenza della Congregazione per il Clero è ora indicata nei nn. 93-98 della Costituzione Apostolica Pastor Bonus ed è articolata in quattro Uffici:

1)L’Ufficio Clero raccoglie, suggerisce e promuove iniziative per la santità, l’aggiornamento intellettuale e pastorale del Clero (Sacerdoti diocesani e Diaconi) e per la loro formazione permanente; vigila sui Capitoli Cattedrali, sui Consigli Pastorali, sui Consigli Presbiterali, sulle parrocchie, sui parroci, su tutti i chierici, su tutto quanto attiene al loro ministero pastorale, ecc.; sulle elemosine delle Messe, sulle pie fondazioni, pii legati, oratori, chiese, santuari, archivi ecclesiastici e biblioteche; promuove una più adeguata distribuzione del clero nel mondo.

2) L’Ufficio Catechistico cura la promozione della formazione religiosa dei fedeli di ogni età e condizione; emana le norme opportune perché l’insegnamento della catechesi sia impartito in modo conveniente; vigila perché la formazione catechetica sia condotta correttamente; concede la prescritta approvazione della Santa Sede per i Catechismi e i Direttori emanati dalle Conferenze Episcopali; assiste gli uffici catechistici e segue le iniziative riguardanti la formazione religiosa ed aventi carattere internazionale, ne coordina l’attività ed offe loro l’aiuto, se occorre.

3) L’Ufficio Amministrativo è competente in materia di ordinamento e amministrazione dei beni ecclesiastici appartenenti alle persone giuridiche pubbliche; inoltre concede le richieste di licenza per i negozi giuridici di cui ai canoni 1292 e 1295 e di approvazione delle tasse e dei tributi; infine cura ciò che riguarda la congrua remunerazione, la previdenza per la invalidità e la vecchiaia e l’assistenza sanitaria del clero, ecc.

4) L’Ufficio per le dispense. Tale Ufficio, che è stato istituito con Lettera Prot. N. 64.730/P del 28 dic. 2007, è competente a trattare, a norma di diritto, le dispense dagli obblighi assunti con la sacra ordinazione al Diaconato e al Presbiterato da parte di chierici diocesani e religiosi della Chiesa Latina e delle Chiese Orientali.

Il nuovo assetto degli Uffici pastorali

Don Carlo Tartari, nuovo vicario per la pastorale e i laici, ha rivisto, incontrando i sacerdoti sul territorio, il disegno degli Uffici pastorali che saranno suddivisi in tre aree (mondialità, socialità e crescita della persona). Ecco l’intervista

Il punto di partenza è uno: fare in modo che gli Uffici pastorali della Curia siano sempre più in grado di essere al servizio della Diocesi, in particolare delle parrocchie e delle unità pastorali. Da questa premessa è partito don Carlo Tartari al quale all’inizio di marzo è stato affidato dal vescovo Tremolada il compito di ripensare l’articolazione degli Uffici pastorali. Oggi questo percorso è arrivato a compimento ed è stato approvato dal Vescovo che, tra l’altro, ha nominato don Tartari anche nuovo vicario per la pastorale e i laici. Don Carlo, che dal 2012 guida l’Ufficio per le missioni, succede a mons. Renato Tononi.

Don Carlo, si percepisce spesso una distanza tra il centro (la Curia) e le periferie (le parrocchie): è così anche nella tua analisi?

Ho avuto la possibilità di constatare quanto gli uffici di pastorale organizzino e producono ma anche di cogliere come questo venga percepito con una certa debolezza dalle parrocchie e dal territorio. Evidentemente l’aspetto fondamentale è di intessere un rapporto di collaborazione reciproca e di alleanza tra le parrocchie, i parroci, i curati e coloro che attraverso l’attività degli uffici concorrono al medesimo obiettivo: l’evangelizzazione.

Nella fase di ascolto per la revisione degli Uffici hai chiesto ai presbiteri e agli uffici protagonisti della pastorale di indicare punti di debolezza, punti di forza e dove migliorare…

Questo riscontro ci aiuterà a migliorare e a superare una certa distanza o autoreferenzialità che viene percepita dentro a un quadro di incremento di stima e di valorizzazione di quanto gli Uffici fanno. Dall’altra c’è il desiderio di colmare la distanza con una collaborazione che diventi non solo comunicazione di processi già avvenuti ma di progettazione condivisa. Il nuovo metodo di lavoro deve tenere conto delle interazioni tra le parrocchie e la pastorale.

Il vicario per la pastorale e i laici diventa il referente di tre nuove aree…

Abbiamo provato a ridefinire i servizi, le attività e le identità, provando ad articolarle in tre nuove aree (della mondialità, della socialità e della crescita della persona) dove costruire nuove sinergie interne agli uffici. Il vescovo Pierantonio sottolinea una forte accentuazione del servizio a favore delle parrocchie e delle unità pastorali. Un’area in riferimento alla mondialità (con un orizzonte ampio), una alla società e una alla crescita della persona (del credente). È stato un lavoro condiviso con i direttori. Il Vescovo ci ha invitato a sviluppare al massimo le sinergie e ad avere una Curia con il minor numero di preti possibili. I presbiteri impegnati negli uffici pastorali passano da 13 a 6 (7 con alcune collaborazioni non a tempo pieno). Il responsabile di ogni area diventerà anche il direttore di ogni singolo ufficio. All’interno degli uffici ulteriori responsabilità saranno affidate ai laici, ai diaconi o ai presbiteri.

Cambiano il metodo e il flusso di lavoro…

Sembra una catena di comando ma in realtà è un tavolo permanente. Il vicario per la pastorale con i tre responsabili di area e su alcuni aspetti con i responsabili dei singoli uffici proverà ad articolare una proposta che venga incontro a un’essenzializzazione dei servizi. Con sorpresa ci siamo resi conto che gli uffici producono 230 azioni tra eventi, percorsi, attività e servizi… sono troppi. Le parrocchie di fronte a un’ipertrofia non si lasciano coinvolgere. Proveremo a far decrescere le proposte senza perdere in qualità, provando a dare risposte che oggi diciamo in 230 modi diversi. Cercheremo modalità più unitarie: il Vescovo e gli organismi di comunione ci aiuteranno a dar vita a progetti che possano trovare quella sintesi che oggi manca.

Non sono stati ridimensionati gli Uffici, ma sono state ridistribuite le competenze…

La cura dei sacerdoti anziani, attualmente in carico all’Ufficio per la salute, diventa ad esempio di pertinenza del vicario per il clero. È parso opportuno al Vescovo ridisegnare la titolarità di alcune azioni ma in ragione di come ha inteso ridisegnare il consiglio episcopale diverso da quello precedente.

La terza area (pastorale della crescita della persona) è, forse, la più articolata…

Nella relazione con le parrocchie la pastorale giovanile è la più capillare. In generale, l’elemento innovativo sarà quello di permettere alle tre aree di interagire: una compartecipazione al medesimo progetto anche con grossi elementi di trasversalità; le proposte nasceranno dalla compartecipazione. Immaginiamo un tavolo stabile di lavoro e, accanto a questo, pensiamo di attivare un centro servizi della pastorale per non disperdere le tante competenze accumulate. L’obiettivo è di costruire percorsi più semplici e più legati all’anno liturgico.

L’azione culturale fa esplicito riferimento al vicario…

La cultura e la comunicazione devono interagire con la pastorale. Fino ad ora gli uffici sono stati diretti da persone competenti nella specifica area, nel futuro non sarà così ma non si perderà la capacità di pensare i progetti, diventeranno frutto di un pensiero significativo e di un approfondimento.

Paolo Adami nominato Economo diocesano dal Vescovo Pierantonio

Mentre ci congratuliamo con Paolo per la fiducia che il Vescovo Pierantonio ha risposto in lui, vogliamo anche esprimere l’orgoglio di una comunità parrocchiale che vede un suo figlio scelto pur un servizio alla Diocesi intera. Siccome, però, questo servizio è parecchio oneroso dal punto di vista della fatica e della responsabilità, vogliamo che il nostro orgoglio diventi sostegno e preghiera, perché Paolo lo possa assolvere con competenza, spirito di servizio, generosità e umiltà: così anche noi saremo un po’ presenti nel suo ministero e ci sentiremo partecipi del bene che farà alla nostra Diocesi.
Pubblichiamo l’intervista che è apparsa sul numero di “La Voce del Popolo” di qualche settimana fa.

Il nuovo Economo diocesano si presenta

Il vescovo Pierantonio Tremolada ha nominato Paolo Adami economo della Diocesi. Subentra a Mauro Salvatore, dal gennaio scorso alla guida dell’economato della Cei. Sposato con Sara, padre di due figli, Pietro di 18 anni e Tommaso di 15, Paolo Adami è il nuovo economo diocesano. Nato a Bagnolo Mella ma cresciuto a Leno, o meglio, all’oratorio di Leno, Adami è responsabile del personale laico della Curia diocesana, economo del Seminario e responsabile amministrativo del Centro oratori bresciani, oltre che figura presente in alcuni consigli di amministrazione degli enti della Diocesi. Formatosi alla scuola di mons. Gino Zoli che lo ha assunto in Curia, di mons. Antonio Bertazzi che lo ha accompagnato nei primi passi e soprattutto di mons. Giuliano Nava che gli è stato amico e maestro e alla cui protezione dal cielo affida il suo incarico come afferma, Paolo Adami subentra a Mauro Salvatore – dal gennaio scorso alla guida dell’economato della Cei – del quale è stato, dal gennaio scorso, stretto collaboratore, in qualità di suo vice. I tanti impegni però, non gli impediscono e non gli hanno mai impedito di impegnarsi nella vita della parrocchia. Dal 1988 ha ricoperto, infatti, diversi incarichi: animatore, educatore, catechista e oggi membro del Consiglio pastorale parrocchiale.

Dott. Adami, il vescovo tremolada l’ha nominata eco- nomo diocesano. Con quale animo affronterà questo nuovo incarico?

Sono innanzitutto riconoscente per la grande fiducia che mi è stata manifestata sia da parte del Vescovo sia da parte di chi ha proposto la mia nomina. È un impegno grande, gravoso, carico di responsabilità che cercherò di affrontare nella maniera che ha sempre contraddistinto la mia professionalità: con serietà, competenza e onestà.

Per mesi, in qualità di vice economo, ha affiancato Mauro Salvatore. Quanto è stata importante questa fase di “rodaggio”?

È stata fondamentale. Mi sono avvicinato a questo incarico su richiesta del vescovo Luciano Monari che mi ha affiancato al Dott. Salvatore, impegnato nell’enorme quanto importante incarico affidatogli, per cercare di sostituirlo qui a Brescia in attesa dell’arrivo del nuovo Vescovo. Ho affrontato questo impegno senza aspettative, ponendomi al servizio dei miei superiori. Ho assolto al mio compito con la consapevolezza che avrebbe avuto un termine. Ripeto, lavorare a stretto contatto con Mauro Salvatore è stato fondamentale: è una figura professionale poliedrica, capace di riuscire a sostenere il peso di numerosi incarichi. Ne è prova il fatto che la Cei lo abbia nominato economo per i prossimi anni. Con lui ho iniziato a collaborare, a stretto contatto, nelle vesti di Capo del personale di Curia, potendone apprezzare le doti umane e professionali. Da questo punto di vista credo che l’aver individuato in me il suo successore possa essere interpretato come un segno di continuità rispetto al lavoro fatto in questi mesi. È stata una grande fortuna, direi quasi una grazia, averlo a fianco garantendomi questo periodo di “tirocinio”. Alla luce della mia recente nomina lo interpreto come tale.

Lei è il secondo economo laico della Diocesi di Brescia. Pensa che possa essere questa la direzione anche nelle altre diocesi?

È una domanda un pò troppo impegnativa rispetto alle mie conoscenze e competenze attuali. Credo che nominando un economo laico – sebbene Mauro Salvatore sia un diacono permanente ma allo stesso tempo una figura qualificata del laicato – la Cei abbia fornito un orientamento: la direzione penso possa essere anche questa. Brescia, per la seconda volta, ha un economo laico. Anche da questo punto di vista penso si possa guardare a questo come a un premiare il laicato bresciano che ha a cuore le sorti della Chiesa bresciana tanto quanto il clero.

All’interno della Diocesi ricopre diversi incarichi: in termini esperienziali cosa si sente di portare in questa nuova veste di economo?

Io lavoro in qualità di dipendente della Diocesi di Brescia dal lontano 1999. Pochi anni dopo ho assunto la responsabilità amministrativa del Centro oratori bresciani che mi ha consentito di maturare una serie di esperienze nei rapporti con gli enti pubblici, con gli altri Uffici di Curia, con i dipendenti come con i sacerdoti. Da questo punto di vista credo che la mia nomina a economo rappresenti una tappa importante di un percorso iniziato anni addietro. Gli incarichi che ho assunto nel corso degli anni penso siano andati tutti in questa direzione: responsabile del personale laico della Curia nel 2009, economo del Seminario nel 2013… Sono state esperienze attraverso le quali ho potuto sperimentare e sperimentarmi con svariati temi. In quest’ottica credo che la nomina sia un grande riconoscimento rispetto al mio modo di lavorare all’interno della struttura diocesana.

L’esperienza oratoriana quanto ha inciso sulla sua maturazione?

Penso che l’esperienza oratoriana sia stata fondamentale nella mia crescita, nella mia maturazione. “Cresciuto in oratorio” è un modo dire diffuso e, senza presunzioni, penso di far parte di quel mondo. Mi sento a tutti gli effetti figlio del mio oratorio. Lì ho avuto modo di conoscere persone straordinarie, sacerdoti, religiosi e laici, che hanno segnato in maniera marcata il mio percorso spirituale e umano. Penso di poter affermare di aver acquisito lo stile dell’oratorio, della gratuità, del servizio per gli altri. Significativo, in tal senso, è stato il periodo di servizio civile alla Caritas come obiettore di coscienza. Anche qui ho conosciuto alcuni testimoni della fede che hanno cambiato in maniera decisiva il mio modo di affrontare i problemi quotidiani e il vivere all’interno della Chiesa. Sarò sempre riconoscente nei loro confronti. Successivamente ho vissuto l’esperienza del Seminario e dell’insegnamento della religione cattolica, per tre anni, in diverse scuole della provincia. Sono queste, a mio parere, le esperienze originarie dalle quali una persona riesce a crescere e ad esprimere il meglio di sé.

Lei è anche presidente della Fondazione San Francesco di Sales, editrice del settimanale diocesano e punto di riferimento del Centro delle comunicazioni sociali. Nei giorni scorsi il card. Bassetti ha rimarcato l’importanza dell’informazione religiosa e la sua capillarità territoriale. Qual è la sua visione in merito?

Alcuni giorni fa ho partecipato a Roma a un’importante iniziativa dove veniva rimarcata, da parte dei Vescovi, la scelta di costruire una sorta di tutt’uno fra la figura del Vescovo e le Comunicazioni sociali sul territorio della Diocesi. Nello specifico, nella figura dell’economo e del rappresentante legale della realtà che governa le Comunicazioni sociali all’interno della Diocesi, si indicava la necessità di uno stretto contatto. Noi, da questo punto di vista, possiamo dire, con un pizzico di orgoglio – senza meriti personali considerato che sono arrivato “l’altro ieri” – che Brescia ha fatto scuola dato che le realtà che fanno riferimento alle Comunicazioni sociali sono già accorpate ad un’unica realtà che è la Fondazione San Francesco di Sales. Molte altre diocesi in Italia hanno delle realtà molto differenti e variegate. Lo spirito con il quale la Cei chiede che le diocesi siano il più possibile aggiornate e da questo punto di vista Brescia è all’avanguardia, aggiornata, rispetto allo spirito richiesto dai Vescovi.