Fides et ratio: dalla matematica a Dio

Don Alberto Comini si racconta

Lo studioso austriaco Kurt Gödel riteneva fosse possibile dimostrare l’esistenza di Dio con un teorema matematico: “Se Dio è possibile, allora esiste necessariamente. Ma Dio è possibile. Quindi esiste necessariamente”. Può il cosiddetto “teorema di Dio” influire sulla scelta, da parte di un giovane universitario che da bambino voleva diventare ingegnere navale, di intraprendere il cammino sacerdotale? A quanto pare sì.

La vocazione. “La mia vocazione è nata sin da quando ero è piccolo. Già da allora provavo un forte attaccamento per le figure sacerdotali. Anche il percorso di studi ha influito sulla mia crescita spirituale. È lì, alla Facoltà di Scienze matematiche della sede bresciana dell’Università Cattolica che ho maturato la mia vocazione”. È con queste premesse che il 28enne don Alberto Comini si appresta a pronunciare il suo sì per sempre. Cosa possono avere in comune la fede e la matematica? “Quest’ultima – è la ferma convinzione di don Alberto – parla dell’eternità di Dio. Del resto, rispetto a quelle che possono essere, per esempio, le opere d’arte, per loro natura soggette al logorio del tempo, le idee matematiche non tramontano mai. Non possono essere distrutte. Qualcosa di Dio e della sua bellezza la matematica lo riflette”.

Santuario delle Grazie. Proprio come fu per Giovanni Battista Montini, anche per don Alberto Comini il Santuario delle Grazie ha avuto un ruolo chiave nel suo cammino vocazionale. A documentare il particolare legame di San Paolo VI con il cuore della fede mariana cittadina sono sufficienti le parole dello stesso Papa bresciano: “Come potremmo noi dimenticare che l’8 settembre a Brescia, è giornata solenne per quel Santuario della Madonna delle Grazie, la cui chiesa maggiore adiacente al Santuario, è appunto dedicata a questa festività? Essa era l’occasione abituale di riunione della nostra famiglia; e in quel pio domicilio, casa e Chiesa, di culto mariano, maturò la nostra giovanile vocazione sacerdotale”. L’attaccamento di don Alberto alle “Grazie” risale al periodo universitario, quando, proprio qui, conobbe un sacerdote che gli svelò nuovi orizzonti: “Ricordo – sottolinea don Alberto – di essermi recato al Santuario per confessarmi. È un luogo di fede a me molto caro. Del resto la mia dedizione preminente è nei confronti di Maria Santissima”. In quel frangente il sacerdote gli fece presente come i piani di Dio, soprattutto per un giovane come lui, fossero del tutto aperti. “Da un interrogativo personale − continua don Alberto − è così nata una nuova consapevolezza: la volontà di entrare in Seminario”. Fece così il suo ingresso il 22 settembre 2013.

Ricordi. Sono tanti i ricordi di quel periodo, ma su tutti don Alberto preferisce sottolineare un insegnamento fondamentale: “Dio ci vuole bene. Prima di tutto c’è Lui che è la nostra felicità”. Un altro aspetto è quello legato alla preghiera: “In Seminario ho avuto contezza di ciò che significa pregare, vivendo in modo speciale la S. Messa, insieme ad altri giovani che condividevano con me il percorso vocazionale. Anche loro mi hanno aiutato a essere maggiormente consapevole di ciò che stavo vivendo”. Sono due le esperienze “belle e arricchenti” che, durante gli anni del Seminario, hanno maggiormente colpito don Alberto. La prima è la visita al Cottolengo, una decina di giorni vissuti presso la Piccola Casa della Divina Provvidenza di Torino, e, la seconda, un pellegrinaggio di una settimana a Lourdes con il Cvs. Due esperienze segnate dall’incontro con la malattia e la sofferenza. È attraverso questi frangenti che il sacerdote ha compreso l’importanza di farsi vicini alle fragilità: “La Croce – ricorda – fa parte della nostra vita così come le malattie spirituali e fisiche”. Nel corso della sua formazione don Alberto ha incontrato diverse comunità: la prima è quella di Odolo dove è nato. Hanno fatto seguito due anni a Gavardo. Durante il terzo anno di Teologia ha svolto servizio a Casto. È stata poi la volta di Folzano sino a quando, in quinta, è stato accolto dai fedeli di Verolanuova. Quest’anno ha svolto servizio nelle parrocchie di Prevalle. Rispetto alle grandi città, nelle piccole comunità come può essere quella di Odolo, si respira ancora una fede profonda, anche se il processo di secolarizzazione, spesso, lambisce ampiamente anche questi luoghi. Nel corso del suo ministero don Alberto ha potuto toccare con mano tale processo: “In talune realtà − continua − anche in quelle più piccole, la perdita della fede, in alcune persone, si denota. È anche vero, però, che le comunità con una popolazione inferiore rispetto ad altre possono avere un maggior grado di coesione. Una peculiarità che nei grandi centri abitati è andata perdendosi. Negli anni ho potuto notare come, rispetto, ad esempio, alla Valsabbia, la fede sia ancora molto radicata nella Bassa. Qui le persone sono ancora molto legate alle tradizioni”.

L’amico. Negli anni del Seminario don Alberto ha incontrato molto persone, tra questi il giovane seminarista Michele Rinaldi che a settembre verrà ordinato diacono. Don Alberto l’ha incontrato quando frequentava il percorso Emmaus, in una fase di grande discernimento vocazionale. “Di lui − racconta Michele − mi colpì la grande gentilezza, l’affabilità. È una persona molto pacata, a tratti contraddistinta da una certa seriosità, soprattutto nella lettura dei fatti quotidiani. È una capacità di analisi, la sua, molto profonda. Ha anche, però, un lato ironico che magari non viene colto subito. Quando inizia a ridere la sua risata è veramente contagiosa”. Che sacerdote sarà don Alberto? “Sicuramente − risponde senza esitazioni Michele − sarà un ministro con un grande cuore, capace di una spiccata umanità. Le persone che incontrerà troveranno in lui una persona della quale fidarsi, una guida che potrà consigliarli per il meglio”. “Fides et ratio”: l’enciclica di Giovanni Paolo II fotografa alla perfezione don Alberto. Ne è convinto l’amico Michele: “Il suo rigore scientifico non sfocia mai in un arido razionalismo. Del resto, è opinione comune, don Alberto è capace di coniugare perfettamente la fede e la razionalità”. Michele non ha dubbi: “Chi lo incontra non può non notare la serenità che lo contraddistingue. Sta camminando sulla strada giusta. Ha trovato la sua vocazione. Non c’è dubbio”. Il tempo stringe e il giorno in cui don Alberto, in piazza Paolo VI, pronuncerà il suo per sempre, si fa sempre più vicino: “Come è ovvio che sia − chiosa Michele − lo vedo trepidante, non solo per l’ordinazione, anche per l’attesa del giorno della sua prima Messa”.

Sacerdote. Intanto, su quali peculiarità dovrebbe avere un sacerdote, don Alberto non ha dubbi: “L’affabilità è la caratteristica fondamentale. Di non secondaria importanza è la dolcezza accompagnata da una sana dose di coraggio, necessario per affrontare le avversità che potrebbero presentarsi durante il ministero. Tra le doti da coltivare con particolare attenzione c’è la riservatezza”.

“Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”. È questo il versetto del Vangelo di Matteo che serba con maggiore affetto, nel cuore, don Alberto. “Sono parole che ho imparato a conoscere durante una conversazione con il mio professore di matematica quando mi interessai alle prove sull’esistenza di Dio. Sono stati molti i logici e i matematici che si sono cimentati nel provare l’esistenza di Dio”. Eppure il sacerdozio e la matematica, per l’apparente complessità della loro natura, possono talvolta spaventare. Don Alberto, pur ammettendo questa condizione, ribatte con una frase di John von Neumann: “Se la gente non crede che la matematica sia semplice, è soltanto perché non si rende conto di quanto complicata sia la vita”. Ma a fronte delle avversità dell’esistenza, dei coni d’ombra che questa serba, si staglia “l’immensità di Dio, luce sul nostro cammino”.

Il mio saluto

Posso chiedervi 12 minuti circa del vostro tempo? Sì, perché è giunto il tempo di salutarci! Dodici minuti di video non possono di certo contenere questi intensi quattro anni e nemmeno tutti voi… ma gli sguardi, le preghiere, i sorrisi e i momenti più duri… lì sono tutti rinchiusi come in uno scrigno. Lo porterò con me come tesoro prezioso. Perché è ciò che siete stati voi per me. Ringrazio il Signore perché ci ha fatti incontrare, e insieme crescere almeno un po’, nel suo amore.

Sì cammineremo insieme

Una volta ordinati sacerdoti per l’imposizione delle mani del Vescovo, noi preti attendiamo con trepidazione l’assegnazione della Parrocchia in cui prestare il proprio servizio pastorale. Mi ritrovo già al mio quarto incarico, ma la voglia di ricominciare è tanta come quella che avevo da pretino novello, e la curiosità del “nuovo” mi spinge ancor di più a volermi mettere in gioco. Ed eccomi qui cari parrocchiani di Leno, Milzanello e Porzano! Il mio saluto va innanzitutto alle famiglie di queste comunità parrocchiali, poiché la mia nuova avventura sarà soprattutto con loro e per loro. Devo essere sincero: non mi piacciono le grandi presentazioni ufficiali, quindi perdonatemi la stringata presentazione personale; ci vedremo più che volentieri faccia a faccia e spero cuore a cuore, per conoscerci e camminare insieme. Ciro: un nome dal sapore meridionale ma che affonda le sue radici profondamente bresciane nella Bassa; sono di Ghedi, ho 39 anni e ho lavorato come elettricista. Dopo la “scossa” che il Signore mi ha lanciato, sono entrato nel nostro Seminario Diocesano. Compiuti gli studi ho prestato il servizio come diacono a Cogozzo di Villa Carcina, e poi come curato a Isorella, parrocchia che per le sue dimensioni e per la carenza di sacerdoti non ha più avuto il curato all’Oratorio. Il Vescovo mi ha poi proposto un’altra comunità, in Franciacorta, ad Adro per la precisione. Infine ho avuto la grazia di poter passare tre anni come cappellano presso la Poliambulanza. Esperienza quest’ultima molto profonda che, non mi vergogno a dirlo, mi ha fatto maturare molto, incontrando nei malati il volto di Cristo sofferente.

Dopo questi poco più di dodici anni di sacerdozio, senza timore e a voce alta posso dire quanto sia bello essere prete, quanto davvero valga la pena di essere di Cristo e di testimoniarlo in tutte le occasioni di incontro che oggi il mondo ci offre. Ne sono profondamente convinto, Lui si presenta personalmente nei sacramenti, in chi incontriamo e ci accompagna in ogni sguardo che incrociamo (e sa dirci e darci qualcosa!), ed è presente in ogni attività che compiamo per la costruzione del Regno. Se questo è vero, figuriamoci nella vita di una comunità parrocchiale! Io mi sforzerò in ogni modo perché Gesù sia amato anche nelle più piccole attività e realtà quotidiane; porterò quel Gesù che ho incontrato in primis alle famiglie poiché sarà il mio incarico particolare, ma ogni occasione mi auguro sia buona per poterci sforzare a vivere al meglio il Vangelo. In questi giorni ho ricevuto telefonate di alcuni sacerdoti e persone che mi dicono essere una bella realtà quella di Leno, Porzano e Milzanello: sono certo che queste parole le saprete tramutare in fatti concreti! Abbiate soltanto pazienza con me e datemi un poco di tempo per ambientarmi. Ho anche incontrato prima Monsignor Abate e tutti i sacerdoti della parrocchia: desidero ringraziarli per l’accoglienza sincera e la fraternità che fin dalle “prime battute” mi hanno già fatto respirare. Grazie quindi per come già, voi tutti mi state accogliendo; alle persone che nei miei anni di sacerdozio ho avuto la grazia di incontrare, e che in questa nuova avventura, sono presenti ancora, con la loro presenza e la loro preghiera. In questo breve tempo che ci separa ci ricordiamo allora proprio nella preghiera; tra poco inizieremo insieme un nuovo anno pastorale. Sarà bello nella misura in cui ognuno di noi vorrà lavorare per fare la sua parte per incontrare e fare incontrare agli altri Colui che è la ragione dei nostri giorni, Colui che è la nostra speranza, il Signore Gesù. A presto!

Don Ciro

Don Ciro

S.E. il Vescovo Luciano Monari ha nominato don Ciro Panigara nuovo curato a Leno.

Don Ciro Panigara

Classe 1977, don Ciro è stato ordinato nel giugno del 2004. É stato vicario parrocchiale a Isorella (2004-2008), ad Adro (2008-2013) e a Torbiato (2009-2013). Il suo ultimo incarico era di cappellano  presso l’Ospedale Poliambulanza di Brescia, dal 2013.

L’ingresso nella nostra comunità sarà Domenica 23 ottobre.

Benvenuto don Davide!

Don Davide arriva a Leno dopo una solida esperienza pastorale fatta nell’oratorio di Montichiari. È perciò sufficientemente “attrezzato” per affrontare fimpegno a Leno. Oltretutto la nostra parrocchia non gli è sconosciuta, avendo svolto un anno di servizio come chierico. Più di un giovane lo ricorda bene e ciò gli permetterà di inserirsi potendo contare sulla disponibilità di un gruppo di collaboratori che in questi anni sono stati di valido aiuto a don Carlo.

don Davide Colombi

Don Davide, come ho accennato sopra, ha vissuto la sua prima esperienza sacerdotale nell’oratorio di Montichiari, profondendo in quel contesto le energie preziose di entusiasmo, intelligenza e dedizione che un giovane prete porta dentro di sé. È stato per lui un periodo denso di impegni e ricco di rapporti, che certamente l’ha arricchito come uomo e come sacerdote, ma che nello stesso tempo ha lasciato tracce importanti nella vita delle persone che ha incontrato.

A testimonianza di quello che lui è stato e di quello che ha fatto riporto le espressioni significative che il suo parroco ha scritto sul Bollettino parrocchiale in occasione del saluto: “A tutti dispiace molto che don Davide ci abbia lasciato perché il Vescovo gli ha affidato un nuovo incarico nella parrocchia di Leno; ma ciò che ci ha dato, ciò che abbiamo vissuto con don Davide sarà per sempre un ricordo che rimarrà indelebile nel nostro cuore. Certamente il ‘grazie’ che è sgorgato sulle labbra di tutti ha espresso il tanto bene che ha realizzato, in questi undici anni, nella nostra parrocchià”.

L’augurio che gli facciamo, e sono certo di interpretare i sentimenti di tutti, è che trovi anche nella nostra parrocchia, e in particolar modo in oratorio, una comunità nella quale si senta a suo agio e nella quale possa continuare a offrire la ricchezza delle sue qualità.

Un “benvenuto” affettuoso da parte di noi sacerdoti: che insieme possiamo vivere e offrire una testimonianza di comunione fraterna ricca ed esemplare.

Monsignore

Don Davide

S.E. il Vescovo Luciano, ha nominato Don Davide Colombi nuovo curato a Leno.

 Don Davide Colombi

Don Davide, classe 1974, è stato ordinato sacerdote nell’anno 2000, e da allora è vicario parrocchiale a Montichiari.

Negli anni del seminario ha già svolto servizio presso la nostra parrocchia nel periodo 1997/1998.

L’ingresso presso la nostra parrocchia avverà Domenica ore 10.00 in Chiesa Parrocchiale.

Don Roberto Ferranti, curato in Albania

“Giovanissimo (è prete da sei anni) don Roberto Ferranti è già in Albania, ha iniziato a vivere una nuova esperienza come Fidei Donum nella diocesi albanese di Rreshen dove dal 2002 sono presenti i bresciani don Gianfranco Cadenelli e don Marco Domenighini. Don Roberto, 32 anni, dal 2002 era vicario parrocchiale a Edolo e Cortenedolo con particolare dedizione ai giovani. Alla vigilia dell’ordinazione diaconale don Roberto aveva già vissuto un’esperienza di tre mesi in Albania. Una esperienza che gli era rimasta nel cuore”.

Ci sono alcune parole che mi sono sempre state più simpatiche nella mia vita di fede, parole che mi hanno accompagnato in tanti passaggi e scelte della mia vita, parole che hanno dato senso alla mia vita, parole che all’inizio di questa mia esperienza missionaria in Albania tornano a dare significato alla mia vita di prete. Gesù insegna ai suoi amici: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.

Credo che in queste poche parole ci sia il senso dell’andare, come chiesa dono, verso altri fratelli. In questi primi anni da prete in oratorio ho sperimentato quanto la gratuità permette al Vangelo di parlare in modo credibile ai giovani e ora, ho la certezza che è in questo modo che desidero affrontare questa esperienza nella Terra delle Aquile. Vado con la certezza di poter contare su una chiesa che in questi anni mi ha fatto scoprire che tutto quanto ho e sono è un dono e un dono che non può essere gelosamente tenuto; vado con la certezza che da un cristiano oggi il mondo si aspetta di ricere la testimonianza di un amore gratuito e non interessato e questo vale per il nostro essere chiesa ad ogni latitudine. Ancora di più vale se i fratelli che incontriamo hanno vissuto, in un tempo più o meno vicino, esperienze di vita dove ha prevalso l’egoismo nei loro confronti.

Così è in Albania, dove come chiesa siamo chiamati a raccontare un amore che non chiede niente in cambio. Non ho grandi progetti se non quello di fare un po’ di strada gratuitamente con questa gente, donando quello che a mia volta ho ricevuto. Questo dà serenità al “partire” perché il bagaglio diventa leggero. Parto per continuare a fare quello che facevo ad Edolo e in Alta Valle, ovvero camminare con i giovani per vivere con loro la verità di un Vangelo che parla alla vita concreta. Non ho progetti perché l’Albania, anche se vicina geograficamente, è lontana per modi di pensare e condizioni di vita; so che incontrerò nei villaggi della diocesi di Rreshen dei giovani che stanno scoprendo la Fede e che, nella loro povertà, vogliono provare a capire come può cambiare la vita con Gesù.

Pochi sono i battezzati, ma so che una volta incontrato Gesù, non è facile metterlo da parte. Farò questo in mezzo alle difficoltà di una nazione che fatica un po’ a crescere: le strade sono ancora una fatica, la corrente elettrica ogni tanto “blocca” le attività, la scuola non è sempre facile poterla frequentare.

Quando vi viene voglia di lamentarvi… fermatevi, e pensate che non lontano da voi ci sono ragazzi che non hanno tutte le opportunità e le comodità che abbiamo noi.

Don Roberto Ferranti