I Nobel della missione

Il 19 ottobre si è tenuta al Polo Culturale di via Bollani la ventinovesima edizione del Premio Cuore Amico

Il 19 ottobre si è tenuta al Polo Culturale di via Bollani la ventinovesima edizione del Premio Cuore Amico. Istituito dall’Associazione Cuore Amico Fraternità Onlus nel 1990, per valorizzare la grande opera di evangelizzazione e impegno sociale svolta dalla Chiesa a favore dei poveri, il “Nobel missionario” destina complessivamente ogni anno 150mila euro a tre missionari, religiosi e laici, che vengono premiati per la loro attività nel mondo. Quest’anno, in omaggio al mese missionario straordinario indetto da papa Francesco, i missionari premiati non sono stati tre ma cinque! Infatti, oltre a una laica dell’Etiopia e a un sacerdote dell’Operazione Mato Grosso in Perù, per la sezione “religiose”, l’Associazione Cuore Amico Fraternità Onlus ha dato un riconoscimento speciale a una piccola congregazione missionaria che fa grandi cose nel mondo, attraverso due consorelle che operano in Kenya e in Georgia.

I premiati 2019 sono stati: don Ernesto Sirani, sacerdote appartenente al Movimento Operazione Mato Grosso che, dal 1975, si adopera per i campesinos peruviani sulla Cordillera Blanca; suor Nadia Monetti e suor Loredana Monetti, delle Piccole Figlie di San Giuseppe, attive rispettivamente in Kenya a sostegno di bambini orfani e ammalati di Aids, e in Georgia con diverse opere che accolgono persone senza fissa dimora e anziani soli e Almea Bordino, missionaria laica residente in Etiopia, che ad Addis Abeba si occupa di malati e bisognosi, senza tetto e ragazzi di strada. A loro si unisce da quest’anno, inoltre, un ulteriore premio voluto dall’Associazione Carlo Marchini Onlus che ha deciso di unirsi a Cuore Amico premiando con 10mila euro un missionario vicino alle proprie finalità istituzionali (sostegno dell’infanzia in Brasile). Il premiato è il sacerdote salesiano don Roberto Cappelletti per l’impegno evangelico a favore di bambini e ragazzi delle comunità indigene di Iauaretê, area remota posta sulle rive del Rio Negro nell’Amazzonia brasiliana. Nel corso della cerimonia è stato infine presentato il libro “Don Mario Pasini, una Chiesa in uscita”, che ripercorre vita e gesta del fondatore di Cuore Amico in una pubblicazione curata da Michele Busi, giornalista pubblicista e studioso di storia bresciana.

Ernesto Sirani

Ernesto Sirani, classe 1945, sogna la missione da quando, ragazzino, ascolta i racconti della prima spedizione dell’Operazione Mato Grosso, nel 1967. Diventa sacerdote salesiano nel 1975 e, finalmente, nel 1981 gli viene dato il permesso di andare sulle Ande del Perù, nella parrocchia di Jangas, a nord di Huaraz, di cui fanno parte 30 villaggi campesinos sparsi sui fianchi delle Cordigliere Blanca e Negra. Da allora si occupa di portare la fede tra gli indios quechua. A loro ha dedicato tutta la sua missione, adoperandosi per la loro crescita umana e spirituale.

Suor Nadia Monetti

Suor Nadia Monetti (nella foto), della congregazione delle Piccole Figlie di San Giuseppe è dal 1993 in Kenya, sulle montagne dell’Ithanga dalla missione di Ndithini. Qui viene a contatto con le frequenti carestie e con la povertà estrema della popolazione. Le morti di bambini per fame, per Tbc e per Aids la spingono a offrire medicine, cibo, scuola. Apre a una casa per bambini ammalati di Aids e un dispensario e una scuola. Con quanto riceverà da Cuore Amico vuole acquistare dei pannelli solari e terminare una scuola nella baraccopoli di Mukuro, alla periferia di Nairobi.

Suor Loredana Monetti

Suor Loredana Monetti, delle Piccole Figlie di San Giuseppe, opera dal 1996 in Georgia, nella cittadina di Kutaisi, dove ha incontrato e aiutato tante forme di povertà. Anche se il quadro complessivo della Georgia è oggi in via di miglioramento, ci sono molti che non hanno il necessario per una vita dignitosa. Per questo suor Loredana utilizzerà la somma del premio per assistere chi viene accolto nel dormitorio “Cuore Amico” e nella “Casa della Speranza” per alcool-dipendenti aperta nel 2005 nella città di Batumi.

Almea Bordini

Almea Bordini nasce in Etiopia, ad Asmara, nel 1967. Terminati gli studi comincia a lavorare come ristoratrice. Dopo un periodo di riflessione profonda, nel 2002, animata dal desiderio di servire il Signore attraverso i poveri, apre ad Addis Abeba il Centro Caritativo San Giuseppe, per chi vive in condizioni di assoluta marginalità. L’ultima sfida di Almea è riuscire a reintegrare nella società i ragazzi di strada e accogliere un centinaio di ragazze madri con i loro bambini. Sta lavorando alla ristrutturazione un edificio, convinta che nessuna sfida sia impossibile.

Mettici il cuore… salva una vita

Insieme a AVIS di Leno, la Croce Bianca del Dominato Leonense organizza una  fantastica mattinata all’insegna della sicurezza e dell’educazione.

Evento indirizzato a tutti i cittadini che vogliono imparare le manovre di rianimazione in caso di necessità!! I requisiti sono: maggiore età e tanta voglia di imparare!

Non ve la sentite di iscrivervi? Fa niente! Venite a “curiosare”, si impara sempre!!!

Dal cuore squarciato del tuo Figlio hai fatto scaturire per noi il dono nuziale del Battesimo

Nel racconto della Passione secondo il Vangelo di Giovanni ascoltiamo un passaggio significativo, che i padri della Chiesa hanno sempre letto con riferimento al Battesimo e all’Eucaristia: “uno dei soldati con una lancia gli (il riferimento è a Gesù crocifisso e morto) colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua”  (Gv 19,34). Nel commento a questo testo la Bibbia di Gerusalemme afferma che “il sangue (cfr le note a Lv 1,5 e a Es 24,8) attesta la realtà del sacrificio dell’agnello offerto per la salvezza del mondo (“il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”: Gv 6,51b), e l’acqua, simbolo dello Spirito, la sua fecondità spirituale. Per questo molti Padri hanno visto nell’acqua il simbolo del battesimo, nel sangue quello dell’Eucaristia e in questi due sacramenti il segno della Chiesa, nuova Eva”, nata dal costato aperto di Cristo, nuovo Adamo (cfr Ef 5,23-32): da qui l’umanità nuova. 

Ecco, dunque, da dove deriva al battesimo la capacità di generare figli di Dio: dal sacrificio di Cristo sulla croce. Egli, dice sempre il vangelo secondo Giovanni, “chinato il capo, consegnò lo Spirito” (19,30b) e, subito dopo, ecco l’acqua che esce dal suo cuore, come segno della fecondità dello Spirito, cioè della sua capacità di generare creature nuove, figli di Dio. E’ il soffio vitale che Gesù lascia nel mondo, mentre la sua vita riprende la forma divina, in modo che la sua offerta sia un dono perenne di vita per tutti gli uomini. Una vita che non si annulla nella morte, ma, passando attraverso la morte, si rigenera fin quando sia introdotta nella definitività della vita divina.

E questo è possibile perché “dal cuore squarciato del suo Figlio, il Padre ha fatto scaturire il dono nuziale del Battesimo” (così leggiamo nel prefazio del Battesimo): per un gesto estremo d’amore Gesù ha fatto di noi una cosa sola con Lui, come Lui è una cosa sola con il Padre; come nelle nozze, dove i “due diventano una sola carne”. Così, essendo Gesù una cosa sola con il Padre ed essendosi unito a noi per mezzo della sua incarnazione, che ha il suo sigillo nella morte e risurrezione, ci conduce alla piena comunione con il Padre, attraverso quel patto nuziale che è il sacramento del battesimo.

In quel patto Dio si impegna alla piena fedeltà, alla quale non verrà meno, avendoci dato in pegno il suo stesso figlio e avendo effuso su di noi lo Spirito, che ci rende consapevoli della nostra figliolanza e della paternità di Dio nei nostro confronti e ci dona la capacità di chiamare Dio col nome di Padre.

Ma essere e vivere da figli rimane sempre una nostra libera scelta. Neanche il battesimo, che pure ci dona il germe della santità divina (cioè la possibilità di vivere da “santi”, in quanto figli del “Santo”, in un cammino che ci avvicina sempre più a Lui) costringe la nostra vita. Tocca a noi scegliere ogni giorno se appartenere alla famiglia di Dio, accogliendo i doni di grazia che ogni giorno Dio ci fa, non per legarci a sé in quanto nostro benefattore, ma per offrirci, nella gratuità del suo amore, i mezzi necessari a vivere un cammino di santità, che perfeziona la nostra umanità e la rende sempre più simile a quella di Gesù, l’uomo perfetto, cioè l’uomo pienamente riuscito.

Credo che la quaresima di quest’anno possa essere un ottimo esercizio di conversione, cioè un cammino che ci fa ricomprendere il nostro battesimo come il dono più bello che Dio in Gesù ci ha offerto per dare pienezza alla nostra vita di uomini e di donne, riscoprendolo come dono che apre davanti a noi la via per una vita bella, che conduce alla pienezza della verità dell’uomo, come sublime creatura, nella quale Dio stesso “si compiace”, perché in lei vede riflessa la sua immagine, non più sbiadita, grazie alla perfezione e alla santità del suo Figlio Unigenito, nella quale pure noi ci specchiamo.

“Io sono la via, la verità e la vita” dice Gesù, offrendosi a noi. Nessuno può offrirci di più, nessuno può offrirci tanto, nessuno al mondo può anche solo avvicinarsi ad una simile offerta da fare all’uomo. Allora vale davvero la pena di “vendere tutto” … per fare spazio in noi all’Unico che può darci tutto, perché Lui è Tutto. 

Buon cammino.

A cuore nudo

L’appetito esistenziale di un garofano
che fra i cocci del vaso infranto
abbarbica nel cemento,

la piccola gocciante voce della coscienza
che nelle grotte del cuore
si fa smisurato eco –

Non tutto il vuoto viene per nuocere,
spesso è anzi solo spazio per allargare
radici e ali.

Illustrazione di Daniele

Prega con tutto il cuore e starai meglio

Numerose ricerche scientifiche hanno esaminato, negli ultimi anni, gli effetti della preghiera sulla salute. É stato dimostrato che la preghiera offre sostegno spirituale, trasmette al malato energie e conforto per affrontare meglio la malattia. Di recente, la rivista inglese British Medical Journal ha pubblicato i risultati di una ricerca dell’Università di Pavia secondo la quale la recita del rosario, producendo un abbassamento del ritmo respiratorio in coloro che lo recitano, ne abbassa la pressione arteriosa e ne migliora l’attività cardiaca.

Il beato Novarese è stato un maestro dell’orazione. Ha insegnato ai malati la pratica di una preghiera profonda e intensa: un cammino spirituale capace di far loro raggiungere lo spazi interiore nel quale il Signore è presente dentro di noi. “Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Giovanni 14,23). Dio “dimora” dentro di noi in uno spazio di silenzio che Novarese, nelle Meditazioni Spirituali, definisce la “tenda interiore”. É qui che incontriamo il Signore.

E tuttavia, per sentirlo realmente presente, dobbiamo imparare a prendere le distanze dal nostro io, a superare l’egoismo e fuggire il peccato. “Se non si lavora dentro se stessi niente costruisce il silenzio dentro di noi. Nella tenda interiore – scrive Novarese – si svolge il lavoro di officina, di limatura, per far scomparire gli angoli, per smussare, arrotondare, fare in modo che l’azione somigli sempre più a Gesù”. E’ Così che il malato conosce la propria profondità. E inizia un cammino che è, nello stesso temo, preghiera ed esperienza spirituale.

Nella preghiera egli esprime l’amore per il Signore, nell’esercizio spirituale che lo coinvolge nella sua totalità di persona formata da corpo e spirito, impara a fare dentro di sé il vuoto dell’io per fare spazio a lui. Un insegnamento potente che ha cambiato la ita di migliaia di infermi rendendoli capaci di sorridere e offrire amore anche nella malattia.

(Mauro A. un ammalato)

La Corona del Rosario

Il Rosario è la forma di preghiera prediletta dalla Madonna, ed è il mezzo che porta Dio nei cuori delle persone e le persone a Dio! Insomma, il Rosario è un grande gesto d’amore, che possiamo fare per dire alla Madonna che le vogliamo bene e per domandare a Lei ogni cosa.

Se domandiamo aiuto con un cuore gentile, Lei non potrà far altro che ascoltarci e intercedere per noi presso Gesù. La Madonna è apparsa a Lourdes recitando la corona con la piccola Bernadette Soubirous. A Fatima, a Lucia, Francesco e Giacinta per ben 6 volte ha raccomandato la recita del Santo Rosario, spiegando quanto è importante per l’umanità.

La Madonna è la via più sicura per arrivare a Gesù, per questo motivo, caro amico, raccomando vivamente la recita del Santo Rosario. Non stancarti di dire ogni giorno tante Ave Maria, per te, per i tuoi cari, e anche per chi non conosci…

Il Triduo Pasquale, cuore dell’Anno Liturgico e della Vita della Chiesa

I giorni del triduo pasquale vengono chiamati “santi” perché ci fanno rivivere l’evento centrale della nostra Redenzione: la passione, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo.  Sono giorni che potremmo considerare come un unico giorno: essi costituiscono il cuore e il fulcro dell’intero anno liturgico come pure della vita della Chiesa.  Al termine dell’itinerario quaresimale ci apprestiamo a entrare nel clima che Gesù visse allora a Gerusalemme.  Vogliamo ridestare in noi la memoria delle sofferenze che il Signore ha patito per noi e prepararci a celebrare con gioia “la vera Pasqua, che il Sangue di Cristo ha coperto di gloria, la Pasqua in cui la Chiesa celebra la Festa che è l’origine di tutte le feste” (Liturgia ambrosiana).

Il Giovedì Santo

In questo giorno la Chiesa fa memoria dell’Ultima Cena durante la quale il Signore ha istituito il Sacramento dell’Eucaristia e quello del Sacerdozio ministeriale.  In quella notte Gesù ci ha lasciato il comandamento nuovo, “mandatum novum”, il comandamento dell’amore fraterno.  La sera, nella Messa in Coena Domini  facciamo memoria dell’Ultima Cena, quando Cristo si è dato a tutti noi come nutrimento di salvezza, come farmaco di immortalità: il Mistero dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana.  In questo sacramento di salvezza il Signore ha offerto e realizzato, per quanti credono in Lui, la più intima unione possibile tra la nostra e la Sua Vita.  Col gesto umile della lavanda dei piedi, siamo invitati a ricordare quanto il Signore fece ai suoi apostoli: lavando i loro piedi proclamò concretamente il primato dell’Amore, Amore che si fa servizio sino al dono di se stessi, anticipando così il sacrificio supremo della sua vita sul Calvario.

Il Venerdì Santo

É la memoria della passione, crocifissione e morte di Gesù.  In questo giorno non si celebra la Messa, ma l’assemblea cristiana si raccoglie per meditare sul grande Mistero del male e del peccato per ripercorrere, alla luce della Parola di Dio, le sofferenze del Signore che espiano questo male.  Dopo aver ascoltato e accolto il racconto della passione di Cristo, la comunità prega per tutte le necessità della Chiesa e del mondo, adora la Croce e si accosta all’Eucaristia conservata dalla Messa in Coena Domini, per partecipare all’ascesa del Signore verso il Monte della Croce, il Monte dell’Amore spinto sino alla fine.

Il Sabato Santo

É caratterizzato da un “profondo silenzio”.  Mentre attendiamo il grande evento della Risurrezione, i credenti perseverano con Maria nell’attesa, pregando e meditando.  C’è bisogno di un giorno di silenzio per meditare sulla realtà della vita umana, sulle forze del male e sulla grande forza del bene scaturita dalla Passione e Risurrezione del Signore.  Questo Sabato di silenzio, di meditazione, di perdono, di riconciliazione sfocia nella Veglia Pasquale, che introduce alla Domenica più importante della storia, la Domenica della Pasqua di Cristo.  Veglia la Chiesa accanto al nuovo fuoco e medita la grande promessa dell’Antico e del Nuovo Testamento, della liberazione definitiva dalla schiavitù del peccato e della morte.  Nel buio della notte viene acceso dal fuoco nuovo il cero pasquale, simbolo di Cristo che risorge glorioso.  Cristo Luce dell’umanità disperde le tenebre del cuore e dello spirito e illumina ogni uomo che viene nel mondo.

Accanto al cero pasquale risuona allora nella Chiesa il grande annuncio pasquale:

Cristo è veramente risorto, la morte non ha più alcun potere su di Lui.

Con la sua morte Egli ha sconfitto per sempre il male e ha fatto dono a tutti gli uomini della vita stessa di Dio.  Dalla splendente notte di Pasqua, la Luce e la Pace di Cristo si espandono nella vita dei fedeli di ogni comunità cristiana e raggiungono ogni punto dello spazio e del tempo.

In questi giorni singolari dobbiamo orientare la nostra vita verso un’adesione completa ai disegni del Padre celeste; rinnoviamo il nostro sì come ha fatto Gesù con il sacrificio della Croce.  I suggestivi riti di questi giorni, soprattutto quelli della solenne Veglia Pasquale, ci offrono l’opportunità di approfondire il senso e il valore della nostra vocazione cristiana che scaturisce dal Mistero Pasquale e si concretizza nella fedele sequela di Cristo, come ha fatto Lui, sino al dono generoso della nostra esistenza.

Fare memoria dei Misteri di Cristo significa anche vivere in adesione all’oggi della storia.  Portiamo dunque nella nostra preghiera la drammaticità di fatti e situazioni che in questi giorni affliggono tanti nostri fratelli in ogni parte del mondo.

Questi giorni rianimino in noi la grande speranza: Cristo Crocifisso è RISORTO e ha vinto il mondo del peccato e della morte.  L’amore è più forte dell’odio, ha vinto e dobbiamo associarci a questa vittoria dell’Amore.  Dobbiamo quindi ripartire da Cristo Signore e lavorare con Lui per un mondo fondato sulla pace, sulla giustizia e sull’amore.  In questo impegno lasciamoci guidare da Maria, che ha accompagnato il Figlio divino sulla via della passione e della croce e ha partecipato, con la forza della fede, all’attuarsi del Suo disegno salvifico.

Allora, con San Paolo, tendiamo “alle cose di lassù”. Lasciamoci cullare dalla Liturgia della Pasqua, centro dell’annuncio cristiano.

“Cristo”, scriveva don Mazzolari, “nasce fuori della casa, e muore fuori della città, per essere in modo ancor più visibile il crocevia e il punto d’incontro”, nella convinzione che Cristo è accanto a noi per indicarci la strada della Luce che rischiara il buio del nostro tempo.

Il canto, voce del cuore

Riprendono le varie attività parrocchiali. Anche il coro “S. Benedetto” riprende la propria attività per abbellire col canto le solennità liturgiche e per aiutare le assemblee liturgiche a cantare.

Dal Concilio Vaticano II: “Il canto sacro, unito alle parole, è parte integrante della liturgia solenne. Il fine della musica sacra è la gloria di Dio e la santificazione delle anime. Dev’essere però vera arte. La qualità artistica riguarda la musica, il testo, l’esecuzione del canto, o del brano melodico. Nella modulazione musicale si può esprimere la fede, la speranza, la gioia, il dolore, il pentimento, la gratitudine, la lode a Dio che pervade il cuore dei fedeli”.

Chi è capace di cantare deve sempre prendere parte al canto. E se qualcuno volesse far parte del coro “San Benedetto” sarà certamente il benvenuto  o la benvenuta ed una gioia per tutto il coro.

Per informazioni rivolgersi allo 030/906419

Messa concertata per le Feste Patronali

In cammino cuore a cuore

Partecipare una settimana al camposcuola è una bellissima esperienza dove si è respirato un clima familiare, tanta serenità e divertimento garantito. Condividere le nostre esperienze d coppia con gli altri, ci ha permesso di crescere sia come coppia sia come famiglia e anche come comunità.

Non è mancata la dimensione spirituale grazie a Don Ciro che con la sua squisita solarità e semplicità ci ha aiutati a portare la parola di Dio nella nostra quotidianità e a far si di poterne far tesoro per camminare cuore a cuore.

Il Don e Suor Graziella non sono stati solo il prete e la suora, ma due come noi e tra di noi, due di famiglia e questo, a nostro parere, è stato un ottimo ingrediente. Grazie a chi si è reso disponibile a far si che tutto funzionasse al meglio, ai cuochi che ci deliziavano il palato ogni giorno e  a tutte le famiglie presenti che ci hanno donato il loro esserci. Il camposcuola delle famiglie è sicuramente un’esperienza da fare e rifare, provare per credere!!!

Una coppia di sposi

Anche quest’anno, nel mese di agosto si è svolto, nella bellissima località di Telfes in Austria, il CAMPO ESTIVO PER FAMIGLIE, organizzato dalla Parrocchia di Leno. La struttura situata in uno dei luoghi tra i più incantevoli delle Alpi, ha ospitato circa un’ottantina di persone, famiglie che hanno trascorso alcuni giorni all’insegna della condivisione, della preghiera, del divertimento e del riposo.

Alcune novità di questo campo rispetto agli anni precedenti sono state, la presenza di un “nuovo” pastore, Don Ciro e la presenza di alcuni ospiti, nuovi a questa esperienza di gruppo, come alcune famiglie non appartenenti alla Comunità di Leno, ed i ragazzi e accompagnatori dell’associazione “HAMICI” che hanno contribuito a rendere unica e speciale questa esperienza.

Le famiglie presenti si sono trasformate in un’unica famiglia, le diverse realtà dalle quali provenivano hanno da subito reso speciale questa grande unione. La mia famiglia, come credo molte altre porta con sé una ricchezza “nuova” da questa esperienza: vedere i propri figli unirsi ed amalgamarsi ai ragazzi di HAMICI senza porre limiti o barriere e senza fare domande!

È proprio da questo esempio vissuto e donatoci dai nostri figli, essenza della nostra famiglia, che vediamo mettere in pratica l’insegnamento che cerchiamo di dare a loro quotidianamente e che loro ancora una volta hanno dato a noi in maniera unica e nella sua semplicità esemplare, senza retorica!

Perché la famiglia è “vera famiglia” se si apre agli altri, se ognuno in famiglia fa un passo indietro e ascolta l’altro, se lo accetta, con i suoi difetti, i suoi limiti, i suoi pregi, i suoi diversi modi di pensare o di fare;

Amore è per definizione amare gli altri, chi è diverso da noi.

Non possiamo pensare di amare l’esatta copia di noi, altrimenti finiremmo per amare solo noi stessi. È da questi spunti di riflessione portati da Don Ciro nei momenti di incontro tra le famiglie presenti, durante la vacanza, che credo non ci fosse miglior “esperienza vissuta sul campo” a darne l’esempio come questa vissuta tra le famiglie, veterane o nuove al “campo” e il gruppo HAMICI. Fondamentale la guida di Don Ciro e Suor Graziella che con i nostri figli è stata molto disponibile ed amorevole.

Grazie quindi a tutti i volontari che hanno reso possibile questo soggiorno, per la bravura in cucina e per la disponibilità a soddisfare le esigenze di tutti, grandi, “molto grandi” e piccini. Grazie ai genitori e accompagnatori di Hamici per l’esempio di amore incondizionato che ci hanno “regalato” e per le belle parole scambiate con alcune mamme! Grazie a tutti insomma per aver condiviso insieme questa esperienza, per l’accoglienza e per aver donato un po’ di sé all’altro!

Un’esperienza da vivere, condividere e consigliare!

Guarda la galleria:

Campofamiglie Telfes 2017

Associazione Hamici – Primavera 2017

Tutto ha inizio più di dieci anni fa, quando per passaparola io e la mia amica veniamo coinvolte in un’esperienza a noi al momento sconosciuta, ma che da subito ci è apparsa bellissima e utile. Partecipando settimanalmente alle attività proposte conosciamo sempre di più questi ragazzi meravigliosi che la frequentano, capaci di darti tanto affetto, di strapparti un sorriso anche se quella sera tu sei con il morale a terra, loro trovano sempre il modo di farti sorridere.

Noi auguriamo a molte persone di fare un’esperienza simile, non abbiate timore a donare qualche ora libera a questi ragazzi fantastici, loro vi saranno grati e a voi farà bene al cuore…

Due veterane dell’Associazione Hamici

Grazie in questo anno sentire le testimonianze di persone speciali perché i volontari veri sono persone speciali come giustamente definite i nostri ragazzi. Nei vostri dieci anni ne avrete sicuramente aiutati tanti con il vostro esserci,con una parola,con un rimprovero quando la loro esuberanza superava il limite.

Posso solo dire GRAZIE perché persone come voi con i tempi familiari da conciliare avete sempre collaborato con noi per il bene dei nostri ragazzi, il resto non conta.

Ora qualche data da ricordare:
LUGLIO:
15 luglio sabato prove bocce
16 luglio domenica gara di bocce
22 luglio sabato notte bianca
23 luglio domenica tutti in piscina a Ostiano
29 luglio sabato tutti al Florida x festeggiare
30 luglio domenica assemblea in sede

AGOSTO:
Si lavora per la manutenzione della sede
Dal 13 al 20 agosto si va in montagna

SETTEMBRE:
4 settembre, lunedì S. Messa in oratorio a seguire rinfresco per festeggiare il 15° anno di Hamici ricordando chi ci ha lasciato
10 settembre domenica riapertura della sede
15 settembre venerdì riapre la palestra

Porrò il mio Spirito dentro di voi

Omelia del vescovo Luciano Monari nella Veglia Pasquale

Cattedrale di Brescia, 15 aprile 2017
Veglia Pasquale

Abbiamo iniziato questa veglia pasquale fuori della cattedrale, in piazza, nel luogo profano dove ogni giorno le persone vivono, s’incontrano, lavorano. Lì, da un fuoco nuovo, abbiamo acceso un cero – simbolo di quella luce che illumina il mondo a partire dalla risurrezione di Cristo. Preceduti dal cero acceso, abbiamo fatto una piccola processione muovendoci da occidente verso oriente, dall’oscurità della notte verso il chiarore dell’alba. E’ stato il cammino che Gesù stesso ha percorso nella sua Pasqua, quando è passato dalla morte dolorosa sul Calvario alla vita incorruttibile della risurrezione. A motivo di Cristo e della sua risurrezione, questo è diventato anche il significato vero della nostra esistenza sulla terra: non un cammino inesorabile verso la morte, ma un passaggio che tende a Dio, alla sua vita. Il canto dell’Exultet pasquale ha allora invitato gli angeli e i santi, la terra intera, a gioire inondata di splendore perché “la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo.”

Poi, con gioia e attenzione, abbiamo ascoltato il racconto della storia della salvezza, la nostra memoria di fede. Ciascuno di noi ha una sua memoria personale, fatta degli eventi e delle persone che hanno contribuito negli anni a plasmare la sua vita. Ma tutti noi, insieme, abbiamo una memoria che ci accomuna e che risale addirittura all’origine stessa del mondo: è il racconto di quanto Dio, creatore e redentore, ha fatto per tutti noi. In questa notte abbiamo rinnovato questa memoria, ascoltando anzitutto il poema della creazione quando Dio, con la sua parola, ha fatto risplendere la luce di mezzo alle tenebre e ha creato uomo e donna a sua immagine e somiglianza.

Sappiamo, così, che non siamo al mondo per caso, per effetto di un intreccio anonimo di forze, ma chiamati dalla volontà sapiente di Dio. Con trepidazione abbiamo seguito Abramo sul monte della prova per imparare che anche in mezzo angoscia, possiamo continuare a confidare nella sapienza e nella fedeltà di Dio. Abbiamo ascoltato come i figli di Israele sono passati illesi attraverso le acque del mar Rosso e quel sentiero che poteva essere causa di morte è diventato invece per loro passaggio alla libertà e alla vita: “Mia forza e mio canto è il Signore – abbiamo cantato – egli è stato la mia salvezza.” Siamo popolo di Dio e Dio, attraverso la parola dei profeti, ci ha dichiarato il suo amore: “Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto.” Sì, il Signore ha giurato amore eterno al suo popolo; la sua parola, che ci supera quanto il cielo è alto sopra la terra, ci ha confermato la promessa di fedeltà, di perdono, di vicinanza. Tutto questo, ormai, è diventato patrimonio della nostra memoria cristiana: fragili, peccatori, segnati dalla precarietà come siamo, sappiamo però di essere legati da un patto con un Dio buono e forte e fedele; con un Dio che ci ha promesso il suo Spirito e cioè la forza irresistibile della sua vita: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno Spirito nuovo; toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne; porrò il mio Spirito dentro di voi.” Dunque dalla creazione, attraverso la liberazione, fino alla promessa dello Spirito di Dio come sorgente di un’esistenza nuova. Questo è il cammino magnifico della storia della salvezza.

Ebbene, in questa notte di Pasqua noi proclamiamo che tutto quanto era stato promesso è ora adempiuto nella morte e nella risurrezione di Gesù. E’ Lui, Gesù, il nuovo Adamo, inizio di una umanità nuova. Non solo Dio ha creato questo mondo affascinante; vuole anche condurlo a diventare partecipe della sua vita di santità e di amore, di bellezza e di verità. Ma non si tratta di una trasformazione che possa compiersi col semplice dinamismo dell’evoluzione; è una trasformazione che si sviluppa nel profondo del cuore, che fa appello alla libertà e alla responsabilità della creatura. È possibile al nostro mondo entrare nella vita di Dio solo se impara, il nostro mondo, ad amare come Dio ama, a essere misericordioso come Dio è misericordioso, a vivere nella comunione come Dio è comunione. Ebbene, questo è quanto ci è donato in Gesù: uomo come noi, è vissuto nel mondo mosso e guidato dallo Spirito Santo di Dio; è passato facendo del bene e liberando tutti coloro che erano sotto la schiavitù del male; ha patito una morte dolorosa e umiliante, ma l’ha trasformata in obbedienza al Padre e in amore agli uomini. Per questo Dio lo ha risuscitato, lo ha innalzato accanto a sé, lo ha reso partecipe della sua gloria e del suo potere di salvezza. Nel disegno di Dio Gesù è il primogenito di una moltitudine di fratelli; la sua risurrezione è pegno della nostra speranza. San Paolo potrà scrivere ai cristiani di Corinto: “Se qualcuno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.” Le cose vecchie sono le abitudini di cattiveria, di menzogna, di oppressione che sono iscritte nella storia dolorosa dell’umanità. Ora, nel Cristo risorto, sorge un sole nuovo, un giorno nuovo con la possibilità offerta a noi di vivere una vita nuova. È ancora Paolo che scrive: “un tempo… eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò da figli della luce” poi spiega: “il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.”

Quando siamo stati battezzati, ci è stata consegnata, con le parole del ‘Credo’, la professione di fede che questa notte rinnoviamo: è la nostra risposta filiale all’amore paterno di Dio. Sempre al momento del nostro battesimo, ci è stato insegnato il comandamento che vuole dirigere tutte le nostre scelte: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze… Amerai il tuo prossimo come te stesso.” Il cristianesimo è qui: credere nell’amore di Dio e rifiutare quel cinismo che considera illusione ogni pensiero di amore gratuito; sperare la vita eterna e quindi usare con libertà e con riconoscenza i beni terreni senza diventarne schiavi; amare sinceramente il prossimo e combattere ogni tentazione di ripiegamento egocentrico su noi stessi, sul nostro vantaggio privato. Può sembrare una cosa scontata, ma l’esperienza ci dice che credere nell’amore non è facile quando la violenza, la disonestà, la corruzione sembrano invincibili, rischiano di avvelenare i sentimenti e di suscitare nel cuore un risentimento infinito. Usare denaro e cose senza diventarne schiavi non è facile quando il denaro sembra aprire tutte le porte e quando le cose sembrano indispensabili per ottenere quei piccoli frammenti di felicità che sono offerti all’uomo. Continuare ad amare, a donare, a servire nonostante tutto è possibile solo se la forza di Dio ci sorregge e rigenera in noi ogni giorno il controllo dei nostri impulsi, il desiderio del bene e il coraggio di farlo.

Il mattino di Pasqua, il primo giorno della settimana, Maria di Magdala e l’altra Maria sono andate al sepolcro; desideravano esprimere il loro cordoglio, dare sfogo al loro dolore. Al sepolcro le attende il messaggio sconvolgente di un angelo: “Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove l’avevano deposto. Presto, andare a dire ai suoi discepoli. ‘Ecco, è risorto dai morti e vi precede in Galilea!’.” Non abbiate paura voi! C’è qualcuno che deve avere paura di fronte alla risurrezione di Gesù ed è chiunque ha fatto un patto con la morte e si serve della violenza per affermarsi sopra tutti e sopra tutto. La scommessa sulla morte, sulla ingiustizia si è rivelata sbagliata. È uscito, una volta per tutte, il numero vincente della vita e sono premiati tutti coloro che, con umiltà e coraggio, cercano di dare un volto di amore a tutte le circostanze della vita; soprattutto coloro che non restituiscono male per male, ma sono capaci di fare solo del bene, anche a chi li contrasta. Beati i miti, beati i puri di cuore, beati quelli che mettono la pace tra gli uomini e non si tirano indietro di fronte al prezzo da pagare. La risurrezione di Gesù dice che queste persone hanno ragione, che il loro modo di vivere è quello giusto, che Dio è dalla loro parte e che il loro Dio è più forte della morte.

Abbiamo passato i quaranta giorni della Quaresima senza mai cantare l’Hallelu-yah, come se la gioia della fede dovesse essere trattenuta mentre pensavamo al nostro bisogno di conversione e di perdono. Ma oggi, giorno di Pasqua, gli Hallelu-yah si sprecano: li diciamo, li cantiamo, li ripetiamo senza fine. Hallelu-yah significa: Lodate il Signore! S’intende: per la sua grandezza e per le opere del suo amore: lodate Dio perché ha manifestato la sua vittoria, perché ha vinto la morte e ha fatto risplendere la sua gloria sull’orizzonte della nostra vita e della vita del mondo. Il Signore non ha consegnato il mondo alla morte ma ha riversato sul mondo, su di noi, lo Spirito della vita e dell’amore. È Pasqua!

S.E. Luciano Monari