Non lasciamoci rubare l’energia dalla delusione

..dall’omelia di don Davide della XXXII domenica del Tempo Ordinario – Mt 25, 1-13

Chi di noi può dire di conoscere tutto quello che ci sta attorno, quello che siamo o quello che cerchiamo? La risposta è evidente: nessuno! Tutti noi, invece, dobbiamo riconoscere che ignoriamo molte cose. Bisogna, però, ammettere che seppur non conosciamo tutto, alcune cose, anche se non le conosciamo, non è per noi un problema. Per esempio, se non conosco la teoria delle stringhe e il suo tentativo di conciliare la meccanica quantistica con la relatività generale, si scampa lo stesso! Il guaio sorge quando non conosco ciò che più direttamente incide sulla mia esistenza. Per esempio, ancora, se non so dove debba andare o non conosca ciò che mi renda felice, questo è un problema perché correrò il rischio di perdermi e di essere traballante in buona parte delle scelte che dovrò affrontare.

C’è, di per sé, un altro aspetto ancora più problematico che dice come ogni volta che noi tendiamo verso una meta, se questa tarda ad essere raggiunta, forse perché le cose non sono andate come ce le eravamo immaginate, rischiamo di abbandonare. Perché? Il percorso della decisione di lasciare, normalmente passa per alcune tappe, io ne riconosco almeno tre.

  • L’esperienza della fatica. Fin qui non è ancora un problema, anzi la fatica è nostra amica perché ci aiuta a superare le difficoltà. Non si è mai visto superare situazioni problematiche senza fatica;
  • La stanchezza. È vero che la fatica è necessaria ma se diventa eccessiva si arriva alla stanchezza che di per sé non è ancora un problema perché ci si può riposare come normalmente facciamo tutti i giorni. L’elemento negativo è dato invece dal fatto che a volte la stanchezza non venga “gestita” e se non è gestita si arriva alla tappa successiva:
  • La delusione. È la differenza tra ciò che desideriamo e quello che è accaduto. La delusione è sufficiente a farci abbandonare una meta? Dipende da quanto per noi sia grande e da quali strumenti abbiamo per affrontarla. Se non abbiamo le forze per fronteggiarla, prima o poi lasciamo e il pensiero che ci ha segnato è riassunto dalla frase: “chi me lo fa fare?”. Accade, così, che la delusione ci abbia tolto l’energia di continuare a cercare ciò che volevamo.

Il Vangelo di San Matteo e più in generale la Sacra Scrittura che abbiamo ascoltato possono aiutarci a non farci derubare l’energia dalle varie delusioni che tutti sperimentiamo.

Innanzitutto nella prima lettera di San Paolo ai Tessalonicesi si dice:

Non vogliamo poi lasciarvi nell’ignoranza, fratelli, circa quelli che sono morti, perché non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza. Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui.

La comunità di Tessalonica era in attesa del Messia ma si poneva la domanda circa il fatto che quelli che fossero già morti non l’avrebbero incontrato ed erano preoccupati per la loro sorte. Un po’ come capita anche a noi che vorremmo sapere dove sono i nostri morti. Ecco, San Paolo ci dice di stare tranquilli e che il Signore verrà e ci inviterà tutti alla sua festa. Quindi è come se ci dicesse di avere chiaro che il nostro obbiettivo è entrare in quella festa e di non dimenticarlo.

Nel Vangelo ci vengono descritte dieci ragazze, cinque di loro sagge e cinque superficiali che potremmo dire non si erano attrezzate per reggere al tempo di attesa che si stava prolungando. Si sono allontanate cercando strumenti per recuperare ma quando sono tornate ed hanno bussato la risposta è stata: “Non vi conosco” che è come dire non c’è relazione. Questa risposta è un’indicazione precisa che ci dice come il coltivare la relazione col Signore sia lo strumento privilegiato per non perdere di vista il nostro obbiettivo – entrare alla festa con Dio e con le persone che amiamo – e quando Gesù conclude dicendo di vegliare ci sta dicendo che se manteniamo la relazione con Lui, questo sarà ciò che non permetterà che ci venga rubata l’energia dalle delusioni.

Preghiera di una ammalata al suono dell’Ave Maria della sera

Ave Maria! Squillano le campane, ogni sera, per invitare i credenti a salutare la Vergine. Il loro suono infonde nei “cuori” sentimenti di devozione e d’amore a Colei che solleva, purifica ed ama. E dal profondo del mio cuore rivolgo il dolce saluto a Maria.

Ave… Nome dolcissimo che rallegri i cuori che confidano in Te!

L’Ave Maria è come la buona sera indirizzata alla nostra Madre celeste: è ossequio di figli e testimonianza di affetto, rinnovati ogni sera, al suono delle campane. Questo suono penetra nell’animo, è come una voce che parla: “Fedeli, sostate anche un solo minuto, raccoglietevi, salutate Maria, invocatela: Ella è la consolatrice degli afflitti in questa valle di pianto, e proverete quanta gioia apporti il salutarla”
Ave Maria è la preghiera che parte da milioni di cuori, e mi par di udire un mormorio sommerso! Mi par di vedere, i fanciulli, nel candore della loro anima, mandare con la mano alla Madonna Celeste il bacio dell’innocenza; i giovani dopo il saluto, affidare a Maria i desideri del loro cuore; le madri di famiglia offrire alla Madonna le croci della loro vita quotidiana; i bisognosi prorompere nelle interrogazioni più tenere; i vecchi chiedere a Maria la forza della rassegnazione cristiana; i morenti abbandonarsi come i bambini nelle braccia di Maria perché le guidi al posto sicuro. Penso che ogni cuore ha il suo segreto da dire a Maria, dopo il saluto. Ed Ello sorride ed ascolta infondendo nei cuori la confortante certezza che nessuno ricorre invano alla sua misericordia. Mi par di udire le armonie degli Angeli che cantano, con fremiti d’amore e di adorazione.

L’Ave Maria… mentre la mia anima viene invasa da dolcezza e da speranze.

Ave Maria! E’ il grido dei cuori assettati di pace… oh se tutta l’umanità l’amasse, se tutti l’invocassero questa dolce Madre!

Ave Maria i bestemmiatori di tutto il mondo vorrei condurli tutti ai suoi piedi perché tu li riconduca a Gesù… Ti amo, o Madre, anche per coloro che non ti amano perché non vogliono riconoscerti quale sei, vera Madre di Dio e Madre nostra. Fa che io viva sempre sotto il tuo sguardo, pura, umile, amante del bene.

Ave Maria! Prega per noi che forse non sappiamo pregare, prega per noi deboli, peccatori, e sii la mamma nostra in tutte le ore. Ave Maria, leva la tua mano pietosa quella mano che ha accarezzato Gesù e benedici…benedici la gioventù di oggi affinché non si lasci ingannare da false religioni, ma cresca sempre più buona e virtuosa, ubbidiente ai richiami della nostra Santa Madre Chiesa. Benedici chi ti invoca e spera in te… Benedici tutti, perché tutti abbiano bisogno della tua benedizione…

Ave Maria, Ave, Ave, Ave

(Blandina P. – una ammalata)

E’ sera: il sol s’è nascosto lontano
e cala la luce pian piano.
E i bronzi con flebile voce d’argento,
qual lieve accorato lamento,
salutan la Vergine pia,
cantando: “Lodate Maria!”
(frammento di un canto)

Nota circa le Cresime e le Prime Comunioni a seguito del DPCM 3 novembre 2020

Cari sacerdoti della diocesi di Brescia,

Il Ministro della Salute con provvedimento promulgato in data odierna e valevole dal giorno successivo, ha inserito la Lombardia nelle “aree del territorio nazionale caratterizzate da uno scenario di massima gravità e da un livello di rischio alto”, c.d. “zone rosse”.

L’art. 3 del DPCM 3 novembre 2020 non vieta le celebrazioni e precisa al c. 5 che per quanto non disposto diversamente trova applicazione l’art. 1 dello stesso DPCM, che al c. 9 lettera q permette le celebrazioni seguendo il Protocollo concordato tra la Conferenza Episcopale Italiana e il Governo del 7 maggio 2020 integrato con le successive indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico della scorsa estate. Queste integrazioni permettono la celebrazione della Cresima nelle modalità indicate dalla Nota del 24 settembre scorso.

Lo stesso art. 3 del DPCM 3 novembre 2020 vieta gli spostamenti in entrata, in uscita e all’interno delle “zone rosse” se non giustificati da specifiche motivazioni, tra cui le comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute.

Vista la particolare situazione, è bene che il Parroco faccia discernimento con la Comunità cristiana (specie con il Consiglio Pastorale, i catechisti e i genitori) circa l’opportunità di celebrare i sacramenti nelle date fissate nel mese di novembre o se rinviare a un altro periodo. Venga comunque data a ciascuna famiglia la possibilità di celebrare il sacramento in un altro periodo.

I sacerdoti e i diaconi, se sottoposti a controllo da parte delle Forze di Polizia negli spostamenti legati al loro Ministero, potranno esibire l’autocertificazione in cui dichiarano nella causale “comprovate esigenze lavorative”. È vivamente raccomandato scegliere Ministri della Cresima che abbiano residenza, domicilio o dimora all’interno della Regione Lombardia.

Sacristi, organisti e coloro che svolgono un servizio liturgico, retribuiti o volontari, se sottoposti a controllo da parte delle Forze di polizia nel tragitto tra la propria abitazione e la chiesa e viceversa, potranno esibire l’autocertificazione in cui si dichiara nella causale “comprovate esigenze lavorative”. “Sebbene il servizio liturgico non sia direttamente assimilabile a un rapporto di impiego, tale giustificazione è ritenuta valida e non saranno applicate sanzioni per il mancato rispetto delle disposizioni in materia di contenimento Covid-19” (Lettera del Ministero dell’Interno al Segretario Generale della CEI del 27 marzo 2020).

I padrini o le madrine possono raggiungere il luogo della celebrazione se abitano all’interno della Regione Lombardia. Se sottoposti a controllo da parte delle Forze di polizia nello spostamento tra la propria abitazione e la chiesa e viceversa, potranno esibire l’autodichiarazione in cui dichiarano nella causale “situazione di necessità”.
I genitori del comunicando o del cresimando, se sottoposti a controllo da parte delle Forze di polizia nello spostamento tra la propria abitazione e la chiesa e viceversa, potranno esibire l’autodichiarazione in cui dichiarano nella causale “situazione di necessità”.

Gli altri fedeli possono partecipare alle celebrazioni nei limiti di capienza dell’aula liturgica e seguendo i Protocolli. È vivamente raccomandato che si rechino solo nella chiesa nelle vicinanze della propria abitazione o nella stessa Unità Pastorale o almeno nel proprio Comune. Se sottoposti a controllo da parte delle Forze di polizia nello spostamento tra la propria abitazione e la chiesa e viceversa, potranno esibire l’autodichiarazione in cui dichiarano nella causale “situazione di necessità”.

I modelli di autodichiarazione sono scaricabili di seguito

Autocertificazione padrini e madrine
Autocertificazione fedeli

Brescia, 5 novembre 2020

don Gaetano Fontana
(Vicario Generale)

Mons. Fontana: Il tempo della prudenza

Il DPCM del 24 ottobre 2020 al fine del contenimento della diffusione del virus CoVid-19 impone nuove misure che toccano la vita delle nostre comunità parrocchiali ed efficaci fino al 24 novembre. Le indicazioni del Vicario Generale, mons. Gaetano Fontana

In questo tempo siamo chiamati a vivere con ancor più profondità la responsabilità di cura verso la nostra gente, in particolare verso i nostri ragazzi e le loro famiglie. Questa attenzione passa dalla prudenza con cui viviamo le nostre attività, ma anche da tutta la forza evangelica che il nostro annuncio esige. Custodiamo e raccontiamo senza timore la verità della dinamica pasquale della vita cristiana. Tener presente la realtà in cui siamo immersi ci chiederà anche la fatica e la fecondità di stare dentro le limitazioni e trovare un senso alla sofferenza. Il “chiuderci” dentro una presunta sicurezza ci allontanerebbe da una esigenza educativa e sociale che i nostri ragazzi e adolescenti invocano nella loro crescita.

Il DPCM del 24 ottobre 2020 al fine del contenimento della diffusione del virus CoVid-19, impone nuove misure che toccano la vita delle nostre comunità parrocchiali ed efficaci fino al 24 novembre.

Le richiamiamo di seguito:

Chiesa: il DPCM prevede la possibilità di utilizzare i luoghi di culto per l’attività religiosa tenendo conto dei Protocolli già in vigore. Tali protocolli riguardano strettamente l’attività di culto e l’ambiente chiesa (o cappella).

  • Non sono quindi consentiti spettacoli/concerti all’interno dei luoghi di culto.
  • Non è possibile celebrare S. Messe o funzioni religiose in ambienti diversi (tranne che all’aperto).

Si raccomanda l’osservanza rigorosa delle regole del contingentamento dei posti regolato da volontari o collaboratori, dell’uso dei dispositivi di protezione (mascherina e gel) e della sanificazione.

Celebrazione dei Sacramenti: i sacramenti programmati possono essere celebrati. È fatto divieto ogni tipo di festa a margine della celebrazione. Si lascia, in ogni caso, al parroco il discernimento sapienziale sulla opportunità di rimandare i Sacramenti della Confermazione e della Prima Comunione in altra data.

Attività ludica ed educativa per minori: è consentito l’accesso al cortile, parco giochi e agli spazi esterni dell’oratorio per il gioco libero, accompagnata ove necessario da un adulto. L’attività di gioco va organizzata e deve sempre essere guidata da educatori, animatori volontari, nel rispetto delle norme di distanziamento e con l’ausilio di dispositivi individuali di protezione. È pertanto raccomandato la continuazione di attività quali doposcuola, CAG, etc.

Attività sportiva: è vietata ogni tipo di attività sportiva in ambienti chiusi (sport, ginnastica, ballo, etc.). La cessione di spazi per questo tipo di attività è vietata. Sono sospesi allenamenti e competizioni relative agli sport di contatto anche in spazi esterni; è possibile la preparazione atletica individuale all’aperto seguendo i protocolli di riferimento del Ministero dello Sport.

Attività cinematografica, teatrale, musicale o di spettacolo in genere: Per il DPCM sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico all’aperto, in teatro o nelle sale della comunità e in qualsiasi altro spazio. È pertanto fatto divieto di ospitare tali spettacoli in altri spazi della Parrocchia (chiese, sale dell’oratorio).

Riunioni e incontri: sono consentite le riunioni di programmazione necessarie alla vita della comunità. Proseguono i cammini di catechesi. Si raccomanda fortemente l’uso della modalità a distanza per gli incontri con i genitori e in tutti i casi in cui è possibile tale modalità. È fatto divieto di prevedere ogni forma di pranzo, cena, pizzata, buffet a margine degli incontri.

Feste e sagre: sono vietate.

Bar dell’oratorio. Alcune nuove indicazioni:

  • Il servizio bar e il servizio ristorazione sono da cessare entro le 18.
  • È consentito il servizio da asporto fino alle 23, nel rispetto delle procedure igienicosanitario vigenti.
  • Eventuali tavoli sono da predisporre per la presenza massima di 4 persone, a meno che non siano conviventi.
  • È obbligatorio indicare all’esterno della sala bar il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente

Incontri del clero e ritiri: Come già comunicato nella nota del 17 ottobre, che “prudenzialmente è opportuno limitare gli incontri in presenza del presbiterio al fine di non incorrere soprattutto in quarantene incrociate che potrebbero mettere in difficoltà il servizio alle comunità”. Il vicario zonale altresì valuti per gli incontri tra i sacerdoti, soprattutto le congreghe, la possibilità di viverli preferibilmente a distanza o in presenza nel rispetto dei protocoll in ambienti molto ampi, con distanziamento superiore al metro garantito, con l’uso obbligatorio della mascherina per tutti e per l’intera durata dell’incontro e senza il pranzo.

Comunicazione in merito alla celebrazione dei sacramenti della Confermazione e della Prima Comunione

Cari ragazzi e ragazze,
che vi siete preparati alla celebrazione dei sacramenti della confermazione e della prima comunione;
cari genitori e parenti tutti;
cari catechisti.

Come sappiamo, da qualche giorno il Governo italiano, nella persona del presidente del consiglio, ha emanato un nuovo decreto che dà delle indicazioni normative con l’intento di contenere la diffusione del contagio da covid-19. Queste indicazioni, hanno messo in atto delle limitazioni ad alcuni comportamenti ai quali eravamo abituati e giustamente vogliamo essere certi di rispettare quanto è stato disposto per la tutela della nostra salute. Diventa comprensibile, quindi, il domandarsi se siano permesse le celebrazioni religiose e soprattutto per voi, quelle dei sacramenti della cresima e prima comunione fissate per le domeniche 08 novembre a Porzano e 15 e 22 novembre a Leno.

La Diocesi di Brescia ha prodotto un aggiornamento a seguito del DPCM che rende evidente la possibilità di effettuare le celebrazioni religiose. Sotto vi riportiamo il documento diocesano che potete consultare.

Pertanto, vi informiamo che le nostre parrocchie hanno scelto di procedere con le celebrazioni dei sacramenti delle cresime e prime comunioni come fissato in precedenza e comunicato per tempo. Se però, vi fossero delle famiglie che, visto il momento delicato che stiamo attraversando, ritenessero di non far parte dei gruppi di quanti riceveranno i sacramenti nel prossimo mese di novembre, vi diciamo che per queste famiglie, sarà possibile spostare la celebrazione a data da destinarsi. Chiediamo la cortesia che chi volesse posticipare la celebrazione, lo comunichi ai sacerdoti entro e non oltre il 31 ottobre 2020.

Con la speranza di aver dato informazioni utili e rispettose vi salutiamo e chiediamo la benedizione del Signore.

Leno, 27 ottobre 2020

I Sacerdoti delle parrocchie di
Leno, Porzano e Milzanello

Indicazioni del Vicario Generale

Salute si.cura con la Caritas

“È come se vivessimo in una bolla grigia nella quale il tempo si è fermato, come un orologio senza lancette: mi sento bloccata in un tempo immobile, fatto di giorni sempre uguali e che non passano”. L’immagine simbolica dell’orologio senza lancette evocata da Susi per esprimere le proprie emozioni crediamo renda bene: mostra in modo semplice ma efficace lo stato d’animo, il vissuto di molte persone anziane durante la pandemia.

Progetto. Il progetto “Salute si.cura” avviato dalla Fondazione Opera Caritas San Martino si muove nella direzione di provare a rimettere le lancette agli orologi dei nostri anziani, non solo e non tanto per ricominciare a vivere come si è sempre fatto, per ritornare alla cosiddetta normalità, ma per ripensare ad una normalità del vivere, nel rapporto con noi stessi, con il prossimo, con il tempo, con l’ambiente, con Dio.

Analisi. Il progetto parte da un’analisi dei bisogni e dal desiderio di porre una particolare attenzione nei confronti delle persone anziane sole e in situazioni di fragilità, colpite e rese ancora più fragili dal lockdown imposto dall’emergenza Covid-19. In questo tempo, inatteso e complesso, la popolazione anziana è stata oggetto di molte attenzioni da un lato, ma anche di importante isolamento dall’altro. Attenzioni in quanto categoria sociale considerata maggiormente a rischio di contagio e di importanti compromissioni sanitarie; isolata in quanto in ragione di una necessaria loro protezione, molti anziani sono stati costretti a lasciare ogni attività relazionale, ludica o ricreativa, svolta fuori dalle pareti della propria abitazione.

Sostegno. Alla luce di queste considerazioni con questo progetto sperimentale Caritas Diocesana di Brescia, anche grazie al sostegno del quotidiano “Avvenire”, desidera sostenere ed accompagnare alcune persone che, segnalate dalle rispettive comunità parrocchiali, hanno maggiormente sofferto questo isolamento. Obiettivi del nostro lavoro: assicurare una corretta e costante attenzione all’aspetto sanitario, sostenere un recupero socialità e relazioni significative, ritrovare un senso di protagonismo e di partecipazione, tornare “in sicurezza” a sentirsi parte attiva e visibile della propria comunità. In questa direzione le comunità parrocchiali hanno un ruolo guida fondamentale, per alimentare e stimolare il sentimento del prendersi cura, nell’accezione non solo sanitaria, ma anche dell’“avere a cuore” i bi-sogni (sogni e bisogni) di socialità, di prossimità, di amore e di amare delle persone anziane. Le parrocchie fino ad ora coinvolte nel progetto sono Gavardo, Lumezzane e Manerbio.

Patto di responsabilità reciproca Covid-19

Anno 2020/2021, tra la Parrocchia e le famiglie dei bambini / ragazzi iscritti al percorso di Iniziazione Cristiana

Di seguito riportiamo un estratto del patto di responsabilità reciproca per i percorsi di Iniziazione Cristiana. Il modulo, che trovate in allegato all’articolo e nella pagina Materiale, dovrà essere compilato e consegnato in segreteria.

I genitori dichiarano:

  • di essere a conoscenza delle misure di contenimento del contagio vigenti alla data odierna;
  • di attenersi scrupolosamente a tutte le indicazioni che verranno date dalla Parrocchia, derivanti dalle normative nazionali e regionali;
  • di impegnarsi a trattenere il/la proprio/a figlio/a a casa in presenza di febbre superiore a 37,5° o di altri sintomi (es. tosse, raffreddore, congiuntivite) e di informare tempestivamente il pediatra e il parroco/responsabile della parrocchia/dell’oratorio della comparsa dei sintomi o febbre;
  • di essere consapevole ed accettare che il/la proprio/a figlio/a debba utilizzare la mascherina negli spazi interni ed esterni della parrocchia e assicurare il distanziamento sociale, nonché negli spostamenti in entrata/uscita e per recarsi da un luogo ad un altro (es. per andare ai servizi igienici, al bar all’interno dell’oratorio…);
  • di essere consapevole ed accettare che, in caso di insorgenza di febbre superiore a 37,5° o di altra sintomatologia (tra quelle sopra riportate), l’Ente Gestore provvederà all’isolamento immediato del bambino o adolescente, informando immediatamente i familiari che tempestivamente lo porteranno a casa.

Il parroco:

  • dichiara di aver puntualmente informato, contestualmente all’iscrizione, rispetto ad ogni disposizione adottata per contenere la diffusione del contagio da Covid-19 e di impegnarsi a comunicare tempestivamente eventuali modifiche o integrazioni delle disposizioni (in particolar modo: modalità di ingresso e di uscita; obbligo di mantenere la distanza di un metro e di indossare la mascherina; norme igieniche).
  • garantisce che tutti i catechisti/educatori/animatori sono adeguatamente formati e si impegnino ad osservare scrupolosamente ogni prescrizione igienico sanitaria;
  • si impegna ad attenersi rigorosamente, nel caso di acclarata infezione da Covid-19 da parte di un/a bambino/a o adulto frequentante l’oratorio, ad ogni disposizione dell’autorità sanitaria locale.

Patto responsabilità per catechesi

Covid: la memoria e il suffragio

L’omelia pronunciata dal vescovo Tremolada durante la messa, celebrata in piazza Paolo VI, in ricordo delle persone defunte a causa della pandemia

Nello scenario suggestivo e solenne di questa piazza che si apre davanti al nostro duomo e che con Piazza Loggia costituisce il cuore della città di Brescia, celebriamo questo rito solenne, nel quale desideriamo si fondano insieme la memoria e il suffragio. E io voglio subito ringraziare tutti voi che avete accolto l’invito a condividere questo momento singolare.

In questa piazza si trova oggi rappresentata la nobile anima della terra bresciana, della città e della provincia. Le vostre persone, stimatissimi rappresentanti delle istituzioni, delle amministrazioni locali e delle diverse associazioni, sono testimonianza eloquente del grande senso di umanità che anima il nostro popolo e della comunione che vicendevolmente ci lega. Ci sentiamo parte di una storia di cui abbiamo contribuito a scrivere una pagina non secondaria, ma soprattutto ci sentiamo uniti nell’esperienza di quella umanità che rende ogni persona immensamente grande e che trova la sua espressione più vera nei momenti di maggiore difficoltà.

È questo il senso di ciò che stiamo vivendo: una società che non onora i suoi morti, che non conserva vigile memoria delle sue sofferenze e della generosa risposta che queste sanno suscitare è una povera società, senza radici e senza futuro, perennemente fluttuante alla deriva. Ricordare con affetto commosso chi ci ha lasciato in circostanza dolorose, rendere merito con sincera gratitudine a quanti hanno dato viva testimonianza di dedizione e di coraggio significa compiere quel naturale atto di omaggio che la dignità umana si attende. Il cuore di ognuno di noi ne sente il bisogno.

Alla memoria grata si aggiunge il suffragio. C’è un orizzonte più grande di quello della terra in cui viviamo: è l’orizzonte del cielo che la sovrasta e la abbraccia. La fede dischiude alla vita umana una visione che – se rettamente intesa – permette di coglierne ancora di più la nobiltà e la grandezza. Secondo l’insegnamento della sacre Scritture, l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio, destinato a condividere con lui la pienezza della vita. Il senso di Dio apre naturalmente al rispetto per la dignità dell’uomo, offre il fondamento più solido al riconoscimento dell’onore che ogni persona merita: “La gloria di Dio è l’uomo vivente” – ha scritto sant’Ireneo, uno dei grandi padri della Chiesa.

La pagina del Vangelo che la liturgia ci propone in questa domenica e che abbiamo appena ascoltato muove nella stessa direzione. A Pietro che domanda quante volte dovrà perdonare chi lo offende e che arriva a ad immaginare di farlo fino a sette volte, Gesù risponde invece che deve perdonare fino a settanta volte sette. Un perdono, dunque, senza misura e senza condizioni. La reazione immediata di ognuno che ascolta è che la richiesta del Cristo sia impossibile da realizzare: è qualcosa che va al di là delle nostre forze e che ci condannerebbe alla frustrazione. Ci rendiamo tuttavia conto della grandiosità di una simile prospettiva: il perdono senza misura è espressione di un amore che non si ferma davanti a nessun ostacolo e che rimane intatto a anche a fronte del male ricevuto, dell’offesa gratuita, della cattiveria, dell’ingratitudine, della vigliaccheria. Rispondere al male con il male è istintivo: è purtroppo la cosa più facile. Vincere il male con il bene è decisamente più difficile, è scelta sofferta e impegnativa, che tuttavia dice la misura di una coscienza e la sua apertura al mistero della bontà infinita di Dio. “Il Padre vostro che è nei cieli – dice Gesù ai suoi discepoli – fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”. Dio non fa del bene solo a chi se lo merita, ma fa del bene per riscattare chi fa il male, per sorprenderlo e conquistarlo con la sua bontà. Ecco dunque la prospettiva che viene aperta, il cielo che si dispiega sopra la terra: il mistero santo di Dio offre all’uomo l’orizzonte in cui collocarsi per dare compimento a se stesso. Mistero di grazia per i vivi e mistero di pace e consolazione per i defunti. Al bene offerto da Dio ai vivi va infatti aggiunto il bene da lui offerto ai defunti, cioè il riposo eterno e la luce perpetua, partecipazione definitiva e perenne alla sua beatitudine.

La memoria e il suffragio aprono al futuro, ci spingono a raccogliere l’eredità spirituale che ci giunge dall’esperienza vissuta, in particolare dalle consegne di quanti ci hanno lasciato. Credo che questa eredità consista nell’invito ad un coraggioso rinnovamento della società. Non possiamo semplicemente girare pagina, dimenticare presto un’esperienza dolorosa e imbarazzante, ritornare al più presto ad una normalità che sia semplicemente ciò che si è sempre fatto. La voce che ci viene dai giorni che ci hanno visti sofferenti ma anche più uniti e più decisi nell’aiutare i più deboli, è un appello a cambiare ciò che non più essere accettato come normale. Abbiamo compreso molto più chiaramente quanto sia necessario costruire una socialità che abbia sempre più i tratti di una comunità solidale, attenta ai più deboli, non condizionata dall’ansia di un profitto esagerato e alla fine disumano e dalla logica di un consumo ingordo e cieco; una comunità rispettosa del suo ambiente, non rapace, che mira ad uno sviluppo sostenibile, ispirato da sani principi morali. Abbiamo bisogno di una progettualità sapiente e concreta, che riconosca chiaramente nel bene comune il suo costante obiettivo e si impegni a perseguirlo con intelligenza e determinazione. È questo il nobile compito della politica, che nei giorni della grande sofferenza è risultato ancora più evidente e di cui comprendiamo ora ancora meglio l’importanza.

Una grande lezione di vita ci è giunta dai mesi dolorosi di questa pandemia. Mi sembra di poter dire in coscienza che non ne è mancata la consapevolezza. Si tratta ora di mantenerla viva e di trasformarla in azioni capaci di rinnovare la società. Non possiamo e non dobbiamo semplicemente ritornare al passato. C’è un colpo d’ala che la memoria ci esorta a imprimere al nostro vissuto, per il bene nostro e delle generazioni future.

Il Dio della grazia e della consolazione, cui abbiamo consegnato con fede i nostri morti e a cui noi stessi ci consegniamo come viventi creati a sua immagine, sostenga il nostro proposito e accompagni il nostro cammino. Ci aiuti a dare alla nostra società un volto sempre più umano, unendo i nostri sforzi in un’opera che possa essere guardata con riconoscenza da quanti verranno dopo di noi.

Ci benedica il Signore e ci custodisca.
Faccia risplendere per noi il suo volto e ci faccia grazia.
Il Signore rivolga su di noi il suo volto e ci conceda pace
(Nm 6,24-26).

Le coccole per i bambini abbandonati

L’Associazione I Bambini Dharma si presenta

I Bambini Dharma è un’organizzazione di volontariato che si impegna a garantire accoglienza e amorevoli cure ai neonati non riconosciuti e ai bambini abbandonati e disagiati, che sono ricoverati presso l’Ospedale dei Bambini degli Spedali Civili di Brescia e presso la Fondazione Poliambulanza di Brescia. Si tratta spesso di bambini “sospesi”, fra un parto non desiderato e un futuro incerto, privo della sfera affettiva su cui ogni essere umano dovrebbe contare. Oppure di bambini abbandonati, non voluti per molte e diverse ragioni, tra le quali anche la presenza di gravi patologie rare, lasciati a volte in situazioni o luoghi pericolosi per la loro stessa sopravvivenza, spesso salvati per caso da mani amorevoli che li consegnano alle autorità.

La legge (DPR 396/2000, art. 30) consente alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’Ospedale dove è nato, affinché gli siano assicurate l’assistenza e la tutela giuridica. Il nome della madre rimane in questo modo per sempre segreto e nell’atto di nascita del bambino viene indicato “nato da donna che non consente di essere nominata”.

Coccole e Valigie: il nostro impegno

A queste creature indifese diamo l’amore che è stato loro negato: lo chiamiamo “coccolaggio”, un caldo abbraccio ristoratore, una fiaba prima della nanna, la compagnia nei momenti di solitudine. I nostri volontari si alternano a fianco dei neonati e dei bambini, per tutti il tempo necessario durante il loro ricovero. Ci occupiamo anche delle mansioni pratiche durante i pasti o l’igiene e procuriamo loro tutti gli strumenti utili per rendere la degenza in ospedale più accogliente e confortevole: diamo loro il latte o la pappa negli orari stabiliti con personale infermieristico, facciamo il bagnetto o cambiamo il pannolino. I volontari cercano di sopperire alla mancanza di affetto, di amore o anche solo di una spalla su cui appoggiarsi. Senza questa presenza amorevole, queste creature vivrebbero i loro primi giorni di vita o i giorni di un abbandono del tutto soli, senza un abbraccio e senza una coccola.

I bimbi abbandonati alla nascita vengono al mondo nudi. Senza chi se ne prenda cura, il libro della vita rischia di rimanere bianco per loro. L’Associazione interviene acquistando tutto il corredo e raccogliendo in un diario i momenti più rilevanti. Vogliamo restituire a queste creature una storia: il momento della nascita rappresenta per ogni essere umano l’inizio di un cammino lungo il quale lasciare delle “impronte”. Per non permettere che il primo capitolo della loro vita rimanga bianco, cerchiamo di fermare i momenti quotidiani in un diario Il diario e il corredo sono inseriti in una Valigia, che sarà passata a chi – genitori affidatari o casa famiglia – accoglierà i bambini. Le Valigie sono predisposte e donate anche ai bambini maltrattati e disagiati. Come ogni bimbo è unico e speciale, così unica e speciale è la sua Valigia: pensata su misura per lui, non ce n’è una uguale a un’altra.

Nel tempo, abbiamo contribuito ad allestire presso i reparti ospedalieri degli spazi confortevoli per l’attività di coccolaggio, un “guscio” per rendere lo spazio più caldo e accogliente, in cui i bambini possano crescere il più serenamente possibile. Abbiamo acquistato e donato arredi, strumenti di cura, giocattoli per lo sviluppo cognitivo e motorio, passeggini, lettini e molto altro.

Grazie alla disponibilità di nostri soci e volontari, in accordo con i servizi sociali territoriali, in alcuni casi operiamo per ospitare alcuni bambini che escono dall’ospedale in famiglie accoglienti, che attuano un affido temporaneo, in attesa del percorso idoneo che i servizi preposti definiscono per ogni bambino.

Vogliamo essere una culla
per chi è venuto al mondo
senza un grembo.
Vogliamo essere un abbraccio
per tutti i bambini
che hanno bisogno di una spalla
su cui appoggiare il loro viso.
Vogliamo essere braccia aperte
per i genitori che hanno necessità
di un aiuto per coccolare i loro figli.

Aiutare l’infanzia, aiutare la vita.

La difesa, la cura e la protezione della vita sono il nostro primo impegno: la presenza di coccole alla vita abbandonata è una possibile speranza per tante donne in attesa di un figlio e che, davanti al dubbio di proseguire o meno la gravidanza, possono ricevere un supporto e la necessaria informazione per partorire in sicurezza e in anonimato, in forma del tutto legale. Per questo abbiamo creato un numero verde attivo 24 ore su 24 (800 642 358) e una mail dedicata (mammeaunbivio@ibambinidharma.it) per avere aiuto e supporto in ogni momento di incertezza.

Mamme e bambini durante l’emergenza Covid-19

Durante la fase emergenziale, il servizio ordinario di “coccolaggio” presso le strutture ospedaliere è stato sospeso e trasformato in un’attività di assistenza concordata con le strutture ospedaliere, per far fronte al bisogno di donne gravide e neo-mamme con bambini costretti al periodo di quarantena domiciliare. È stata quindi organizzata e gestita l’accoglienza presso due appartamenti (reperiti con contratto di affitto sul mercato immobiliare privato) di donne gravide o puerpere con neonato, dimesse e sottoposte ad un regime di sorveglianza sanitaria domiciliare, laddove le condizioni abitative e sociali della donna non erano ritenute idonee. Abbiamo sostenuto le spese di affitto, per il vestiario, per gli alimenti, l’igiene ambientale e personale, la sanificazione L’Associazione ha collaborato anche con alcuni servizi sociali territoriali (Comuni): dato che in questo periodo i nuovi inserimenti di minori in comunità alloggio sono stati bloccati, l’Associazione, tramite alcuni soci, ha ospitato temporaneamente alcuni neonati in attesa di inserimento nella Comunità. Coordinandoci con la Croce Rossa, abbiamo prestato supporto ai pazienti positivi al Covid-19 ospitati al Centro Pastorale di accoglienza “Paolo VI” di Brescia, ai quali abbiamo fornito vestiario e biancheria usa e getta durante il periodo di quarantena.

Il sogno della Bussola Magica

Il nostro sogno più ambizioso è realizzare la “Bussola Magica”, un luogo protetto e accogliente come una casa e una famiglia, una comunità educativa e di prima accoglienza in cui ospitare i bimbi ospedalizzati (non riconosciuti, abbandonati, allontanati dalle famiglie e/o disagiati) durante il periodo di attesa. Una dimora dove colmare le carenze affettive e materiali che subiscono ingiustamente, una “bussola” capace di dare orientamento a queste piccole anime in cerca di un posto nel mondo. I bambini non saranno più costretti a sostare per mesi in un reparto ospedaliero e nella nostra casa troveranno un vero nido e il conforto in un ambiente caldo e accogliente, con persone preparate e dedite alla loro cura.

Per sostenerci

Ogni bimbo ha diritto a un’infanzia spensierata, a un “giro” su un’altalena dove dondolare in allegria. Non tutti hanno la possibilità di farlo. Serve l’aiuto di tanti per essere l’albero forte e radicato che regge questa altalena e permetta ai bambini invisibili di avere le stesse opportunità dei coetanei più fortunati. Per aiutarci e per condividere l’impegno a favore dei bambini puoi dare il tuo contributo in vari modi:

  • puoi diventare “zio a distanza”, tramite una quota annuale di 36 euro necessarie alla preparazione delle valigie
  • puoi fare un bonifico bancario (IBAN IT95 D083 4054 6320 0000 0010 375) o tramite bollettino postale (CC 1024081323)
  • puoi donare il tuo 5xMille segnando nella tua dichiarazione dei redditi il Codice Fiscale dell’Associazione (97015620178)
  • puoi acquistare le pergamene e i biglietti solidali in occasione delle tue ricorrenze: battesimi, matrimonio, cresime, prima comunione (scrivi a pergamene@ibamabinidharma.it)
  • puoi aiutarci ad organizzare un banchetto di raccolta fondi presso la tua associazione, la tua parrocchia, il tuo luogo di lavoro
  • puoi diventare socio e partecipare alla attività dell’associazione diventandone volontario (scrivi a segreteria@ibambinidharma.it)

Per saperne di più e restare in contatto
Per rimanere in contatto con noi puoi visitare il nostro sito web www.ibambinidharma.it, le nostre pagine social su Facebook, Instagram e Linkedin.

Sede e Contatti

Sede legale: via Tomasoni 16 – 25024 Leno (BS)
Sede operativa. Via Bollani 20 – 25123 Brescia
Segreteria: aperta dal lunedì al giovedì ore 9-13
Tel. 333 7497117 – segreteria@ibambinidharma.it

Ripartire, andare oltre

Un’esigenza s’impone: raccontarci che cosa abbiamo vissuto e chiederci che cosa il Signore ci ha fatto capire. In una parola, che cosa non potremo e non dovremo dimenticare? Da questa memoria deriverà un discernimento pastorale, che orienterà il nostro cammino futuro

è da queste parole tratte dalle lettera che il Vescovo ha indirizzato ai fedeli della diocesi il 21 aprile scorso che prenderà le mosse il convegno del clero, in programma dal 16 al 18 settembre scorso. Come è facile immaginare anche questo incontro che da sempre segna l’avvio del nuovo anno pastorale sarà condizionato dalle misure di sicurezza adottate per scongiurare una ripresa del coronavirus.

Sicurezza. Per garantire il rispetto delle più elementari misure di sicurezza tra i partecipanti, il convegno viene ospitato quest’anno dal teatro Santa Giulia del villaggio Prealpino a Brescuia e sarà contingentato nei numeri. Non potranno essere più di 190 i partecipanti ammessi in sala. Di qui la necessità di una prenotazione presso i vicari zonali che, a loro volta, le indirizzeranno a quelli territoriali. Per tutti gli altri, comunque, ci sarà la possibilità di seguire i lavori del 16 e del 18 settembre dal canale YouTube di “Voce”. “COndiVIDere, raccontare, ripartire. In ascolto dello Spirito”, questo il titolo del convegno che rimanda all’esperienza della pandemia”, sarà aperto il 16 settembre dalla relazione “Nella fine l’inizio. In che mondo vivremo?” di Mauro Magatti, professore ordinario di sociologia generale, dell’Università Cattolica. Nella stessa mattinata l’intervento “Quale presbitero per una Chiesa esperta in umanità? L’insegnamento di San Paolo VI” di mons. Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica. Nella seconda giornata torna la proposta dei sette laboratori territoriali. Venerdì 18, infine, il ritorno al Prealpino per un dialogo tra i sacerdoti e il Vescovo sulla scorta delle sollecitazioni emerse dai laboratori territoriali.

Attese. Delle attese dei sacerdoti nei confronti del nuovo anno pastorale che formalmente si apre con il convegno di settembre, parla don Angelo Gelmini, vicario per il clero. “Per molti di loro – racconta – la ripresa di un nuovo anno pastorale dipende anche dalla rilettura che hanno fatto di ciò che hanno vissuto. Molti di loro sono stati toccati dall’esperienza della malattia e della morte; altri hanno avuto situazioni molto pesanti in parrocchia”. A seconda dell’esperienza vissuta, dunque, ci sarebbero attese e reazioni diverse rispetto alla ripresa di un nuovo anno pastorale. “In genere – continua il sacerdote –, comprendono che le esperienze che hanno vissuto possono diventare opportunità sul piano pastorale”. Il convegno che prenderà il via il 16 settembre potrà diventare anche l’occasione per una lettura complessiva di quello che è stata la pandemia nelle diverse zone della diocesi, visto che non ovunque ha colpito nello stesso modo. Nel titolo del convegno c’è anche un rimando al ripartire che, come ricorda il Vescovo nell’intervista di questa pagina, non potrà essere un semplice ritorno a schemi del passato. C’è nei sacerdoti bresciani la percezione di una pagina nuova che si è aperta col Covid? “Me lo auguro – è la risposta di don Gelmini –, anche se da qualche parte vedo un riemergere di una positiva voglia di ripartire, di tornare a programmare ma con stili e modi che l’esperienza del Covid ha messo in crisi. Mi auguro che le giornate del convegno, con i loro stimoli e le loro riflessioni, possano aiutare a comprendere che, forse, l’andare oltre i vecchi schemi è necessario”.