Salute si.cura con la Caritas

“È come se vivessimo in una bolla grigia nella quale il tempo si è fermato, come un orologio senza lancette: mi sento bloccata in un tempo immobile, fatto di giorni sempre uguali e che non passano”. L’immagine simbolica dell’orologio senza lancette evocata da Susi per esprimere le proprie emozioni crediamo renda bene: mostra in modo semplice ma efficace lo stato d’animo, il vissuto di molte persone anziane durante la pandemia.

Progetto. Il progetto “Salute si.cura” avviato dalla Fondazione Opera Caritas San Martino si muove nella direzione di provare a rimettere le lancette agli orologi dei nostri anziani, non solo e non tanto per ricominciare a vivere come si è sempre fatto, per ritornare alla cosiddetta normalità, ma per ripensare ad una normalità del vivere, nel rapporto con noi stessi, con il prossimo, con il tempo, con l’ambiente, con Dio.

Analisi. Il progetto parte da un’analisi dei bisogni e dal desiderio di porre una particolare attenzione nei confronti delle persone anziane sole e in situazioni di fragilità, colpite e rese ancora più fragili dal lockdown imposto dall’emergenza Covid-19. In questo tempo, inatteso e complesso, la popolazione anziana è stata oggetto di molte attenzioni da un lato, ma anche di importante isolamento dall’altro. Attenzioni in quanto categoria sociale considerata maggiormente a rischio di contagio e di importanti compromissioni sanitarie; isolata in quanto in ragione di una necessaria loro protezione, molti anziani sono stati costretti a lasciare ogni attività relazionale, ludica o ricreativa, svolta fuori dalle pareti della propria abitazione.

Sostegno. Alla luce di queste considerazioni con questo progetto sperimentale Caritas Diocesana di Brescia, anche grazie al sostegno del quotidiano “Avvenire”, desidera sostenere ed accompagnare alcune persone che, segnalate dalle rispettive comunità parrocchiali, hanno maggiormente sofferto questo isolamento. Obiettivi del nostro lavoro: assicurare una corretta e costante attenzione all’aspetto sanitario, sostenere un recupero socialità e relazioni significative, ritrovare un senso di protagonismo e di partecipazione, tornare “in sicurezza” a sentirsi parte attiva e visibile della propria comunità. In questa direzione le comunità parrocchiali hanno un ruolo guida fondamentale, per alimentare e stimolare il sentimento del prendersi cura, nell’accezione non solo sanitaria, ma anche dell’“avere a cuore” i bi-sogni (sogni e bisogni) di socialità, di prossimità, di amore e di amare delle persone anziane. Le parrocchie fino ad ora coinvolte nel progetto sono Gavardo, Lumezzane e Manerbio.

Patto di responsabilità reciproca Covid-19

Anno 2020/2021, tra la Parrocchia e le famiglie dei bambini / ragazzi iscritti al percorso di Iniziazione Cristiana

Di seguito riportiamo un estratto del patto di responsabilità reciproca per i percorsi di Iniziazione Cristiana. Il modulo, che trovate in allegato all’articolo e nella pagina Materiale, dovrà essere compilato e consegnato in segreteria.

I genitori dichiarano:

  • di essere a conoscenza delle misure di contenimento del contagio vigenti alla data odierna;
  • di attenersi scrupolosamente a tutte le indicazioni che verranno date dalla Parrocchia, derivanti dalle normative nazionali e regionali;
  • di impegnarsi a trattenere il/la proprio/a figlio/a a casa in presenza di febbre superiore a 37,5° o di altri sintomi (es. tosse, raffreddore, congiuntivite) e di informare tempestivamente il pediatra e il parroco/responsabile della parrocchia/dell’oratorio della comparsa dei sintomi o febbre;
  • di essere consapevole ed accettare che il/la proprio/a figlio/a debba utilizzare la mascherina negli spazi interni ed esterni della parrocchia e assicurare il distanziamento sociale, nonché negli spostamenti in entrata/uscita e per recarsi da un luogo ad un altro (es. per andare ai servizi igienici, al bar all’interno dell’oratorio…);
  • di essere consapevole ed accettare che, in caso di insorgenza di febbre superiore a 37,5° o di altra sintomatologia (tra quelle sopra riportate), l’Ente Gestore provvederà all’isolamento immediato del bambino o adolescente, informando immediatamente i familiari che tempestivamente lo porteranno a casa.

Il parroco:

  • dichiara di aver puntualmente informato, contestualmente all’iscrizione, rispetto ad ogni disposizione adottata per contenere la diffusione del contagio da Covid-19 e di impegnarsi a comunicare tempestivamente eventuali modifiche o integrazioni delle disposizioni (in particolar modo: modalità di ingresso e di uscita; obbligo di mantenere la distanza di un metro e di indossare la mascherina; norme igieniche).
  • garantisce che tutti i catechisti/educatori/animatori sono adeguatamente formati e si impegnino ad osservare scrupolosamente ogni prescrizione igienico sanitaria;
  • si impegna ad attenersi rigorosamente, nel caso di acclarata infezione da Covid-19 da parte di un/a bambino/a o adulto frequentante l’oratorio, ad ogni disposizione dell’autorità sanitaria locale.

Patto responsabilità per catechesi

Covid: la memoria e il suffragio

L’omelia pronunciata dal vescovo Tremolada durante la messa, celebrata in piazza Paolo VI, in ricordo delle persone defunte a causa della pandemia

Nello scenario suggestivo e solenne di questa piazza che si apre davanti al nostro duomo e che con Piazza Loggia costituisce il cuore della città di Brescia, celebriamo questo rito solenne, nel quale desideriamo si fondano insieme la memoria e il suffragio. E io voglio subito ringraziare tutti voi che avete accolto l’invito a condividere questo momento singolare.

In questa piazza si trova oggi rappresentata la nobile anima della terra bresciana, della città e della provincia. Le vostre persone, stimatissimi rappresentanti delle istituzioni, delle amministrazioni locali e delle diverse associazioni, sono testimonianza eloquente del grande senso di umanità che anima il nostro popolo e della comunione che vicendevolmente ci lega. Ci sentiamo parte di una storia di cui abbiamo contribuito a scrivere una pagina non secondaria, ma soprattutto ci sentiamo uniti nell’esperienza di quella umanità che rende ogni persona immensamente grande e che trova la sua espressione più vera nei momenti di maggiore difficoltà.

È questo il senso di ciò che stiamo vivendo: una società che non onora i suoi morti, che non conserva vigile memoria delle sue sofferenze e della generosa risposta che queste sanno suscitare è una povera società, senza radici e senza futuro, perennemente fluttuante alla deriva. Ricordare con affetto commosso chi ci ha lasciato in circostanza dolorose, rendere merito con sincera gratitudine a quanti hanno dato viva testimonianza di dedizione e di coraggio significa compiere quel naturale atto di omaggio che la dignità umana si attende. Il cuore di ognuno di noi ne sente il bisogno.

Alla memoria grata si aggiunge il suffragio. C’è un orizzonte più grande di quello della terra in cui viviamo: è l’orizzonte del cielo che la sovrasta e la abbraccia. La fede dischiude alla vita umana una visione che – se rettamente intesa – permette di coglierne ancora di più la nobiltà e la grandezza. Secondo l’insegnamento della sacre Scritture, l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio, destinato a condividere con lui la pienezza della vita. Il senso di Dio apre naturalmente al rispetto per la dignità dell’uomo, offre il fondamento più solido al riconoscimento dell’onore che ogni persona merita: “La gloria di Dio è l’uomo vivente” – ha scritto sant’Ireneo, uno dei grandi padri della Chiesa.

La pagina del Vangelo che la liturgia ci propone in questa domenica e che abbiamo appena ascoltato muove nella stessa direzione. A Pietro che domanda quante volte dovrà perdonare chi lo offende e che arriva a ad immaginare di farlo fino a sette volte, Gesù risponde invece che deve perdonare fino a settanta volte sette. Un perdono, dunque, senza misura e senza condizioni. La reazione immediata di ognuno che ascolta è che la richiesta del Cristo sia impossibile da realizzare: è qualcosa che va al di là delle nostre forze e che ci condannerebbe alla frustrazione. Ci rendiamo tuttavia conto della grandiosità di una simile prospettiva: il perdono senza misura è espressione di un amore che non si ferma davanti a nessun ostacolo e che rimane intatto a anche a fronte del male ricevuto, dell’offesa gratuita, della cattiveria, dell’ingratitudine, della vigliaccheria. Rispondere al male con il male è istintivo: è purtroppo la cosa più facile. Vincere il male con il bene è decisamente più difficile, è scelta sofferta e impegnativa, che tuttavia dice la misura di una coscienza e la sua apertura al mistero della bontà infinita di Dio. “Il Padre vostro che è nei cieli – dice Gesù ai suoi discepoli – fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i cattivi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”. Dio non fa del bene solo a chi se lo merita, ma fa del bene per riscattare chi fa il male, per sorprenderlo e conquistarlo con la sua bontà. Ecco dunque la prospettiva che viene aperta, il cielo che si dispiega sopra la terra: il mistero santo di Dio offre all’uomo l’orizzonte in cui collocarsi per dare compimento a se stesso. Mistero di grazia per i vivi e mistero di pace e consolazione per i defunti. Al bene offerto da Dio ai vivi va infatti aggiunto il bene da lui offerto ai defunti, cioè il riposo eterno e la luce perpetua, partecipazione definitiva e perenne alla sua beatitudine.

La memoria e il suffragio aprono al futuro, ci spingono a raccogliere l’eredità spirituale che ci giunge dall’esperienza vissuta, in particolare dalle consegne di quanti ci hanno lasciato. Credo che questa eredità consista nell’invito ad un coraggioso rinnovamento della società. Non possiamo semplicemente girare pagina, dimenticare presto un’esperienza dolorosa e imbarazzante, ritornare al più presto ad una normalità che sia semplicemente ciò che si è sempre fatto. La voce che ci viene dai giorni che ci hanno visti sofferenti ma anche più uniti e più decisi nell’aiutare i più deboli, è un appello a cambiare ciò che non più essere accettato come normale. Abbiamo compreso molto più chiaramente quanto sia necessario costruire una socialità che abbia sempre più i tratti di una comunità solidale, attenta ai più deboli, non condizionata dall’ansia di un profitto esagerato e alla fine disumano e dalla logica di un consumo ingordo e cieco; una comunità rispettosa del suo ambiente, non rapace, che mira ad uno sviluppo sostenibile, ispirato da sani principi morali. Abbiamo bisogno di una progettualità sapiente e concreta, che riconosca chiaramente nel bene comune il suo costante obiettivo e si impegni a perseguirlo con intelligenza e determinazione. È questo il nobile compito della politica, che nei giorni della grande sofferenza è risultato ancora più evidente e di cui comprendiamo ora ancora meglio l’importanza.

Una grande lezione di vita ci è giunta dai mesi dolorosi di questa pandemia. Mi sembra di poter dire in coscienza che non ne è mancata la consapevolezza. Si tratta ora di mantenerla viva e di trasformarla in azioni capaci di rinnovare la società. Non possiamo e non dobbiamo semplicemente ritornare al passato. C’è un colpo d’ala che la memoria ci esorta a imprimere al nostro vissuto, per il bene nostro e delle generazioni future.

Il Dio della grazia e della consolazione, cui abbiamo consegnato con fede i nostri morti e a cui noi stessi ci consegniamo come viventi creati a sua immagine, sostenga il nostro proposito e accompagni il nostro cammino. Ci aiuti a dare alla nostra società un volto sempre più umano, unendo i nostri sforzi in un’opera che possa essere guardata con riconoscenza da quanti verranno dopo di noi.

Ci benedica il Signore e ci custodisca.
Faccia risplendere per noi il suo volto e ci faccia grazia.
Il Signore rivolga su di noi il suo volto e ci conceda pace
(Nm 6,24-26).

Le coccole per i bambini abbandonati

L’Associazione I Bambini Dharma si presenta

I Bambini Dharma è un’organizzazione di volontariato che si impegna a garantire accoglienza e amorevoli cure ai neonati non riconosciuti e ai bambini abbandonati e disagiati, che sono ricoverati presso l’Ospedale dei Bambini degli Spedali Civili di Brescia e presso la Fondazione Poliambulanza di Brescia. Si tratta spesso di bambini “sospesi”, fra un parto non desiderato e un futuro incerto, privo della sfera affettiva su cui ogni essere umano dovrebbe contare. Oppure di bambini abbandonati, non voluti per molte e diverse ragioni, tra le quali anche la presenza di gravi patologie rare, lasciati a volte in situazioni o luoghi pericolosi per la loro stessa sopravvivenza, spesso salvati per caso da mani amorevoli che li consegnano alle autorità.

La legge (DPR 396/2000, art. 30) consente alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell’Ospedale dove è nato, affinché gli siano assicurate l’assistenza e la tutela giuridica. Il nome della madre rimane in questo modo per sempre segreto e nell’atto di nascita del bambino viene indicato “nato da donna che non consente di essere nominata”.

Coccole e Valigie: il nostro impegno

A queste creature indifese diamo l’amore che è stato loro negato: lo chiamiamo “coccolaggio”, un caldo abbraccio ristoratore, una fiaba prima della nanna, la compagnia nei momenti di solitudine. I nostri volontari si alternano a fianco dei neonati e dei bambini, per tutti il tempo necessario durante il loro ricovero. Ci occupiamo anche delle mansioni pratiche durante i pasti o l’igiene e procuriamo loro tutti gli strumenti utili per rendere la degenza in ospedale più accogliente e confortevole: diamo loro il latte o la pappa negli orari stabiliti con personale infermieristico, facciamo il bagnetto o cambiamo il pannolino. I volontari cercano di sopperire alla mancanza di affetto, di amore o anche solo di una spalla su cui appoggiarsi. Senza questa presenza amorevole, queste creature vivrebbero i loro primi giorni di vita o i giorni di un abbandono del tutto soli, senza un abbraccio e senza una coccola.

I bimbi abbandonati alla nascita vengono al mondo nudi. Senza chi se ne prenda cura, il libro della vita rischia di rimanere bianco per loro. L’Associazione interviene acquistando tutto il corredo e raccogliendo in un diario i momenti più rilevanti. Vogliamo restituire a queste creature una storia: il momento della nascita rappresenta per ogni essere umano l’inizio di un cammino lungo il quale lasciare delle “impronte”. Per non permettere che il primo capitolo della loro vita rimanga bianco, cerchiamo di fermare i momenti quotidiani in un diario Il diario e il corredo sono inseriti in una Valigia, che sarà passata a chi – genitori affidatari o casa famiglia – accoglierà i bambini. Le Valigie sono predisposte e donate anche ai bambini maltrattati e disagiati. Come ogni bimbo è unico e speciale, così unica e speciale è la sua Valigia: pensata su misura per lui, non ce n’è una uguale a un’altra.

Nel tempo, abbiamo contribuito ad allestire presso i reparti ospedalieri degli spazi confortevoli per l’attività di coccolaggio, un “guscio” per rendere lo spazio più caldo e accogliente, in cui i bambini possano crescere il più serenamente possibile. Abbiamo acquistato e donato arredi, strumenti di cura, giocattoli per lo sviluppo cognitivo e motorio, passeggini, lettini e molto altro.

Grazie alla disponibilità di nostri soci e volontari, in accordo con i servizi sociali territoriali, in alcuni casi operiamo per ospitare alcuni bambini che escono dall’ospedale in famiglie accoglienti, che attuano un affido temporaneo, in attesa del percorso idoneo che i servizi preposti definiscono per ogni bambino.

Vogliamo essere una culla
per chi è venuto al mondo
senza un grembo.
Vogliamo essere un abbraccio
per tutti i bambini
che hanno bisogno di una spalla
su cui appoggiare il loro viso.
Vogliamo essere braccia aperte
per i genitori che hanno necessità
di un aiuto per coccolare i loro figli.

Aiutare l’infanzia, aiutare la vita.

La difesa, la cura e la protezione della vita sono il nostro primo impegno: la presenza di coccole alla vita abbandonata è una possibile speranza per tante donne in attesa di un figlio e che, davanti al dubbio di proseguire o meno la gravidanza, possono ricevere un supporto e la necessaria informazione per partorire in sicurezza e in anonimato, in forma del tutto legale. Per questo abbiamo creato un numero verde attivo 24 ore su 24 (800 642 358) e una mail dedicata (mammeaunbivio@ibambinidharma.it) per avere aiuto e supporto in ogni momento di incertezza.

Mamme e bambini durante l’emergenza Covid-19

Durante la fase emergenziale, il servizio ordinario di “coccolaggio” presso le strutture ospedaliere è stato sospeso e trasformato in un’attività di assistenza concordata con le strutture ospedaliere, per far fronte al bisogno di donne gravide e neo-mamme con bambini costretti al periodo di quarantena domiciliare. È stata quindi organizzata e gestita l’accoglienza presso due appartamenti (reperiti con contratto di affitto sul mercato immobiliare privato) di donne gravide o puerpere con neonato, dimesse e sottoposte ad un regime di sorveglianza sanitaria domiciliare, laddove le condizioni abitative e sociali della donna non erano ritenute idonee. Abbiamo sostenuto le spese di affitto, per il vestiario, per gli alimenti, l’igiene ambientale e personale, la sanificazione L’Associazione ha collaborato anche con alcuni servizi sociali territoriali (Comuni): dato che in questo periodo i nuovi inserimenti di minori in comunità alloggio sono stati bloccati, l’Associazione, tramite alcuni soci, ha ospitato temporaneamente alcuni neonati in attesa di inserimento nella Comunità. Coordinandoci con la Croce Rossa, abbiamo prestato supporto ai pazienti positivi al Covid-19 ospitati al Centro Pastorale di accoglienza “Paolo VI” di Brescia, ai quali abbiamo fornito vestiario e biancheria usa e getta durante il periodo di quarantena.

Il sogno della Bussola Magica

Il nostro sogno più ambizioso è realizzare la “Bussola Magica”, un luogo protetto e accogliente come una casa e una famiglia, una comunità educativa e di prima accoglienza in cui ospitare i bimbi ospedalizzati (non riconosciuti, abbandonati, allontanati dalle famiglie e/o disagiati) durante il periodo di attesa. Una dimora dove colmare le carenze affettive e materiali che subiscono ingiustamente, una “bussola” capace di dare orientamento a queste piccole anime in cerca di un posto nel mondo. I bambini non saranno più costretti a sostare per mesi in un reparto ospedaliero e nella nostra casa troveranno un vero nido e il conforto in un ambiente caldo e accogliente, con persone preparate e dedite alla loro cura.

Per sostenerci

Ogni bimbo ha diritto a un’infanzia spensierata, a un “giro” su un’altalena dove dondolare in allegria. Non tutti hanno la possibilità di farlo. Serve l’aiuto di tanti per essere l’albero forte e radicato che regge questa altalena e permetta ai bambini invisibili di avere le stesse opportunità dei coetanei più fortunati. Per aiutarci e per condividere l’impegno a favore dei bambini puoi dare il tuo contributo in vari modi:

  • puoi diventare “zio a distanza”, tramite una quota annuale di 36 euro necessarie alla preparazione delle valigie
  • puoi fare un bonifico bancario (IBAN IT95 D083 4054 6320 0000 0010 375) o tramite bollettino postale (CC 1024081323)
  • puoi donare il tuo 5xMille segnando nella tua dichiarazione dei redditi il Codice Fiscale dell’Associazione (97015620178)
  • puoi acquistare le pergamene e i biglietti solidali in occasione delle tue ricorrenze: battesimi, matrimonio, cresime, prima comunione (scrivi a pergamene@ibamabinidharma.it)
  • puoi aiutarci ad organizzare un banchetto di raccolta fondi presso la tua associazione, la tua parrocchia, il tuo luogo di lavoro
  • puoi diventare socio e partecipare alla attività dell’associazione diventandone volontario (scrivi a segreteria@ibambinidharma.it)

Per saperne di più e restare in contatto
Per rimanere in contatto con noi puoi visitare il nostro sito web www.ibambinidharma.it, le nostre pagine social su Facebook, Instagram e Linkedin.

Sede e Contatti

Sede legale: via Tomasoni 16 – 25024 Leno (BS)
Sede operativa. Via Bollani 20 – 25123 Brescia
Segreteria: aperta dal lunedì al giovedì ore 9-13
Tel. 333 7497117 – segreteria@ibambinidharma.it

Ripartire, andare oltre

Un’esigenza s’impone: raccontarci che cosa abbiamo vissuto e chiederci che cosa il Signore ci ha fatto capire. In una parola, che cosa non potremo e non dovremo dimenticare? Da questa memoria deriverà un discernimento pastorale, che orienterà il nostro cammino futuro

è da queste parole tratte dalle lettera che il Vescovo ha indirizzato ai fedeli della diocesi il 21 aprile scorso che prenderà le mosse il convegno del clero, in programma dal 16 al 18 settembre scorso. Come è facile immaginare anche questo incontro che da sempre segna l’avvio del nuovo anno pastorale sarà condizionato dalle misure di sicurezza adottate per scongiurare una ripresa del coronavirus.

Sicurezza. Per garantire il rispetto delle più elementari misure di sicurezza tra i partecipanti, il convegno viene ospitato quest’anno dal teatro Santa Giulia del villaggio Prealpino a Brescuia e sarà contingentato nei numeri. Non potranno essere più di 190 i partecipanti ammessi in sala. Di qui la necessità di una prenotazione presso i vicari zonali che, a loro volta, le indirizzeranno a quelli territoriali. Per tutti gli altri, comunque, ci sarà la possibilità di seguire i lavori del 16 e del 18 settembre dal canale YouTube di “Voce”. “COndiVIDere, raccontare, ripartire. In ascolto dello Spirito”, questo il titolo del convegno che rimanda all’esperienza della pandemia”, sarà aperto il 16 settembre dalla relazione “Nella fine l’inizio. In che mondo vivremo?” di Mauro Magatti, professore ordinario di sociologia generale, dell’Università Cattolica. Nella stessa mattinata l’intervento “Quale presbitero per una Chiesa esperta in umanità? L’insegnamento di San Paolo VI” di mons. Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica. Nella seconda giornata torna la proposta dei sette laboratori territoriali. Venerdì 18, infine, il ritorno al Prealpino per un dialogo tra i sacerdoti e il Vescovo sulla scorta delle sollecitazioni emerse dai laboratori territoriali.

Attese. Delle attese dei sacerdoti nei confronti del nuovo anno pastorale che formalmente si apre con il convegno di settembre, parla don Angelo Gelmini, vicario per il clero. “Per molti di loro – racconta – la ripresa di un nuovo anno pastorale dipende anche dalla rilettura che hanno fatto di ciò che hanno vissuto. Molti di loro sono stati toccati dall’esperienza della malattia e della morte; altri hanno avuto situazioni molto pesanti in parrocchia”. A seconda dell’esperienza vissuta, dunque, ci sarebbero attese e reazioni diverse rispetto alla ripresa di un nuovo anno pastorale. “In genere – continua il sacerdote –, comprendono che le esperienze che hanno vissuto possono diventare opportunità sul piano pastorale”. Il convegno che prenderà il via il 16 settembre potrà diventare anche l’occasione per una lettura complessiva di quello che è stata la pandemia nelle diverse zone della diocesi, visto che non ovunque ha colpito nello stesso modo. Nel titolo del convegno c’è anche un rimando al ripartire che, come ricorda il Vescovo nell’intervista di questa pagina, non potrà essere un semplice ritorno a schemi del passato. C’è nei sacerdoti bresciani la percezione di una pagina nuova che si è aperta col Covid? “Me lo auguro – è la risposta di don Gelmini –, anche se da qualche parte vedo un riemergere di una positiva voglia di ripartire, di tornare a programmare ma con stili e modi che l’esperienza del Covid ha messo in crisi. Mi auguro che le giornate del convegno, con i loro stimoli e le loro riflessioni, possano aiutare a comprendere che, forse, l’andare oltre i vecchi schemi è necessario”.

Messa in ricordo delle vittime del Covid

Domenica 13 settembre alle 10 si terrà una celebrazione in Piazza Paolo VI in ricordo delle persone defunte a causa del Covid-19. All’iniziativa, promossa dalla Diocesi di Brescia, hanno aderito il Comune di Brescia, la Prefettura di Brescia, la Provincia di Brescia e l’Associazione Comuni Bresciani. Il vescovo Pierantonio Tremolada presiederà una S. Messa alla quale saranno invitate le autorità civili e militari di città e provincia, i sindaci dei comuni bresciani, i rappresentanti del mondo del volontariato e le istituzioni sanitarie che si sono prodigate durante il periodo dell’emergenza. Anche questa celebrazione si colloca nella prospettiva del dovere del ricordo di quello che è stato evocato nella nuova lettera pastorale del Vescovo.

Noi ed il Covid-19

“La solitudine è come una lente d’ingrandimento: se sei solo e stai bene stai benissimo, se sei solo e stai male stai malissimo.”

Diceva bene Giacomo Leopardi: il Covid-19 ci ha travolti, tutti quanti, senza alcuna distinzione, ma i più fragili, fisicamente o emotivamente, sono quelli che ne hanno risentito di più!

Ricordo l’ultima volta che ci siamo riuniti, come sempre abbiamo ballato e cantato, d’altronde fare festa è la cosa che a noi riesce meglio…

Dopo quel pomeriggio più niente. Tutti noi, in particolare i nostri ragazzi, ci siamo ritrovati in quattro mura per più di sessanta giorni, smarriti e spesso senza poterci sentire accolti e parte di una comunità. Purtroppo qualche Amico ci ha lasciato e con noi rimane il ricordo di tanti sorrisi condivisi, abbracci sinceri, amicizia vera!

La tecnologia ci ha aiutati a sentirci un po’ meno soli: le videochiamate settimanali per un saluto, i videomessaggi da condividere per gli auguri della Santa Pasqua o per strappare un sorriso anche quando non si era proprio dell’umore…

Finalmente la primavera è arrivata, i fiori profumano l’aria ed il sole tramonta tardi…Non vediamo l’ora di ricostruire la nostra nuova normalità, sperando di non essere gli ultimi ad aprire i battenti.

In questo periodo di attesa, per tutto il mese di maggio, due educatrici saranno di supporto ai ragazzi a domicilio: con attività strutturate e qualche giretto dell’isolato, cercheremo di rendere la loro quotidianità e quella delle loro famiglie, un pò meno pesante!

l’Associazione Hamici è sempre presente e spera di poter riprendere al più presto il suo bellissimo servizio all’interno della comunità!

Claudia

Covid 19 – La mappa delle emozioni in Croce Bianca Leno

Due mesi di crescita in consapevolezza ed impegno, dove il sentimento del coraggio è protagonista

Gennaio passa velocemente, sembra tutto normale; da sempre in inverno, ma anche in recenti estati, abbiamo portato in ospedale pazienti con febbre alta presente da giorni e giorni o “sospette polmoniti”; ma stavolta questa “insolita polmonite” dai sintomi inequivocabili e costanti (tosse secca, febbre presente da giorni, difficoltà a respirare, stanchezza insolita) sembra un morbillo che dilaga senza possibilità di controllo. Anziché programmare le nostre attività di assistenza ad eventi sportivi, folkloristici e di festa, abbiamo dovuto dirottare tutte le nostre forze all’emergenza dice Massimiliano Cozzi, alla guida della Croce Bianca di Leno.

Dai primi di febbraio iniziano ad arrivare procedure e protocolli nuovi: ci troviamo ad entrare in scenari che sembrano appartenere ad altri tempi; nessuno di noi ha esperienza in merito. Qualche nonno ci parla di epidemia “spagnola” di tanti anni fa. Non abbiamo avuto tempo per riflettere, abbiamo subito reagito; lo smarrimento iniziale e non possiamo nascondercelo, la paura, hanno lasciato il posto alla tenacia e alla grande volontà di renderci utili. Ecco che il coraggio diventa protagonista: abbiamo scelto questa missione perché ci abbiamo sempre creduto, ma è un fulmine a ciel sereno, il covid! “Tutto cambia“, dice Veronica volontaria nei turni di notte, “quella che era la protezione individuale è diventata una sorta di calvario, una prassi da effettuare ogni volta che squilla il telefono con il messaggio “sospetto covid”. Esci dalla porta e inizi: guanti doppi, divisa, mascherina ffp2, tuta, camice, copriscarpe, visiera protettiva per gli occhi. Si parte per la missione, si sta attenti ad ogni minimo contatto per poi rientrare, spogliarsi e disinfettare ogni cosa e cosi per tutto il turno, anche per 4/5/6/7 volte, tutti i turni. E durante la missione? Tante sono le immagini e le emozioni, ma ce n’è una che mi ha toccato più di tutte. Una signora di mezza età con ossigeno da giorni mi confida: “ho paura di non riuscire a fare tutto quello che vorrei…”

Tensione e preoccupazione erano all’ordine del giorno” sostengono Milly e Davide, dipendenti della Croce Bianca in turno il mattino e il pomeriggio. “Si entrava nelle case della gente vestiti da astronauta sapendo che il “nemico invisibile” era indistruttibile. La situazione emotivamente più impegnativa era la paura negli occhi della gente; e quando portavi via il paziente il timore dei parenti era quello di non sapere quando riavrebbero rivisto il loro caro. La cosa che ci colpiva era la frase che tutti ci dicevano: grazie per quello che fate.”

Il nostro direttore sanitario D.ssa Antonella Prandini ci invita alla massima osservanza delle istruzioni operative e di tutela che ogni 5-6 ore ci giungono dalla Centrale Operativa del 112 e dalla Unità di Crisi creata a Milano dalle nostre associazioni di categoria ANPAS: ci misuriamo la febbre non appena entriamo in sede, sanifichiamo ambienti e mezzi, vietati sono gli assembramenti anche tra noi volontari, come se ci fosse tempo per un caffè!

Ci è capitato“, dicono Grazia e Alessandro, “di salire in ambulanza alle 6.30 di un sabato mattina con un cambio equipaggio fatto al volo in Via Brescia e di scendere dal mezzo alle 14.00 con tappa in ben 4 ospedali. E bardati da astronauti abbiamo usato i nostri occhi e le nostre mani per rassicurare e accudire pazienti e parenti. Con i pazienti colpiti dal calvario della dialisi, è stato più semplice: ci riconoscevano dalla voce!” dice Grazia. Quindi si continuavano le nostre relazioni e conversazioni.

“Per non parlare del contatto relazionale con i pazienti, mi manca stringere la mano durante un viaggio in ambulanza.. cosa che prima facevo spesso anche solo per donare un gesto di conforto e alleggerire il servizio e la preoccupazione. Il carico emotivo è davvero pesante, tornare a casa la sera e rielaborare il tutto non è mai troppo facile ma finito tutto questo ricorderò gli occhi, gli occhi dei miei colleghi, dei pazienti, degli infermieri e medici.. Che ti guardano cercando le stesse conferme che cerchi tu nei loro. Solo quelli, terribilmente bellissimi… “ dice Marika.

Leno e dintorni diventano “zona rossa”; il Sistema ci invia aiuti, arrivano volontari con la propria ambulanza da Empoli, Fiumicino, Firenze, Andria, Cosenza. Anche il Civile di Brescia ci chiede aiuto all’Ospedale Tenda. La Croce Bianca invia equipaggi la domenica, la notte e ogni qual volta trova disponibilità di volontari. Il nostro presidente Massimiliano è fra i primi ad affrontare questa nuova esperienza: “mi sembrava di essere in guerra..tende, brandine, ondate di persone che arrivavano; ma quello che più mi ha colpito in questi mesi è la paura e l’impotenza negli occhi delle persone sia medici, sia ammalati e naturalmente anche nei nostri volontari. Grandi sono state anche le soddisfazioni: ho conosciuto infermieri e medici di Roma, che mi hanno trattato come se fossi uno di loro.”

Tutti quanti sentiamo costantemente l’affetto dei cittadini lenesi che ci sono stati e ci sono vicini con gesti importanti o golosi (pizze e dolci, mascherine, disinfettanti, guanti, visiere) e siamo grati al nostro direttore sanitario Antonella che oltre alle immancabili raccomandazioni circa la nostra protezione e l’applicazione corretta dei protocolli ci commuove con le sue parole: “Smonto notte ore 9,30. Dopo un’interminabile notte spesa a lottare “contro il terribile virus” torno a casa nella speranza di poter riposare un po’ ma c’è un suono che mi tormenta: è la sirena dell’ambulanza che non smette, si avvicina e si allontana ma non cessa mai.

Poveri ragazzi penso; ogni giorno mettono a rischio la propria saluta e le loro famiglie per aiutare gli altri e soprattutto senza riconoscimenti economici.”

Bravi i miei ragazzi! Che sono sempre pronti e presenti al servizio degli altri. Bravi volontari e grandi professionisti con una preparazione eccellente.

È un piacere e un onore lavorare con voi e per voi. Con stima, il vostro direttore sanitario.

Questi mesi sono stati rallegrati dai bellissimi colorati disegni e pensieri inviatici dai bambini delle classi terze della Scuola Primaria; il nostro meraviglioso giardino curato dai volontari Achille e Aldo è diventato il set per video e scatti che hanno immortalato noi volontari in messaggi d’amore per le nostre mamme, per rassicurarle e stemperarne la preoccupazione.

Mamme è il vostro sorriso che cancella la stanchezza, attenua la paura e ci fa tornare il sorriso. I Volontari della Croce Bianca Leno

Informazioni sul Grest 2020

Descrizione del servizio

I minori saranno suddivisi in gruppi seguiti ciascuno da un operatore adulto, nel seguente rapporto:

  • per i bambini dai 3 ai 5 anni, un educatore ogni 5 bambini
  • per i bambini dai 6 agli 11 anni, un educatore ogni 7 bambini
  • per i ragazzi dai 12 ai 14 anni, un educatore ogni 10 ragazzi.

La composizione dei gruppi di bambini ed educatori verrà mantenuta stabile per tutta la durata del Centro Estivo e verranno evitate tutte le attività di intersezione tra gruppi. Tale condizione è necessaria per prevenire la diffusione del contagio e, in caso, per garantire un puntuale tracciamento del medesimo.

Ad ogni gruppo è destinato uno spazio interno, uno spazio esterno e un bagno, in modo da evitare l’interazione tra i gruppi.

Descrizione dell’accoglienza/triage

L’ingresso e l’uscita dei bambini verrà scaglionato in fasce orarie per non creare assembramenti.

Non sarà possibile accogliere un minore se non accompagnato da un genitore o accompagnatore autorizzato.

Ogni mattina sarà effettuato un triage in quest’ordine:

  • Rilevazione temperatura corporea del minore
  • Rilevazione temperatura corporea dell’accompagnatore (l’accompagnatore non potrà superare la “linea” di triage)
  • In caso di temperatura di entrambi inferiore a 37.5°C, si richiederà di firmare un’autocertificazione, sia per il minore sia per l’accompagnatore, in cui si dichiara uno stato di buona salute di se stessi e dell’intero nucleo familiare.
  • Igienizzazione delle mani del minore e ingresso dello stesso nell’area del Centro Estivo.

In caso di temperatura superiore ai 37,5°C di uno dei due soggetti (minore e accompagnatore) o di entrambi, il dato verrà registrato e verrà chiesto all’accompagnatore di firmare tale registro. Non sarà consentito l’accesso del minore al servizio.

Il minore potrà tornare al centro estivo solo dopo dichiarazione scritta dal proprio medico curante (sia nel caso di febbre del minore sia dell’accompagnatore) che ne attesti lo stato di salute.

La stessa procedura di triage sarà effettuata per coloro che andranno a casa a mangiare e torneranno presso il Centro alle ore 13.45.