Per dire grazie

Desidero introdurre le pagine dedicate alla parrocchia di S. Martino in Porzano – El Corteàss – con un grazie sincero e riconoscente a questa piccola, ma grande comunità. Piccola per dimensione geografica e per numero di abitanti, ma grande per la generosità di cuore, la forza d’impegno, la perseveranza nelle proposte, la collaborazione alla vita della comunità ecclesiale, la capacità di coinvolgimento e di riconciliazione…

In questi cinque anni, sostenuti soprattutto dalla presenza e dal coordinamento amorevole e costante di don Alberto, il volontariato singolo e di gruppo si è consolidato e ampliato. Ogni settore della vita ecclesiale – liturgico, catechistico, ludico, sportivo, ricreativo, culturale, musicale, canoro, aggregativo… – ha dato il meglio di sé per fare in modo che questa “piccola” comunità potesse dimostrare la sua “grandezza” nella capacità di fare comunità, nel conservare e utilizzare al meglio il patrimonio che possiede, nel dimostrare di avere qualcosa di bello, di grande e di originale da donare alla Chiesa e al Paese.

Per suscitare la comunione ha coinvolto famiglie intere con i suoi diversi membri nelle diverse manifestazioni liturgiche (pensiamo a Piero sempre presente, al coro, ai ministranti piccoli e grandi, ai lettori, a coloro che mantengono pulita e ordinata la nostra chiesa, a coloro che preparano e coordinano le processioni, la Via Crucis Vivente, ecc.), catechistiche (è evidente a tutti la disponibilità e l’impegno dei catechisti), devozionali (pensiamo alla devozione alla Madonna della Stalla, alle feste quinquennali, ai rosari nelle famiglie il mese di maggio, alle messe al cimitero, ecc), alle feste patronali (quanta gente coinvolta!), pensiamo al torneo di calcio che richiama gente da ogni dove (quanti volontari mobilita il nostro Tito!), alla briscola che raccoglie persone da tutto il circondario per parecchi mesi all’anno (quanti collaboratori insieme a Manuele!), al GREST (nel quale, insieme a don Alberto, si mobilitano mamme, adolescenti e giovani per servire con amore gratuito i più piccoli), alla festa di mezza estate che dà pieno compimento alle attività estive, al gruppo “non solo mamme” che durante tutto l’anno si impegna a creare occasioni per trovarsi a mantenere l’amicizia lavorando per la parrocchia. E, forse, ho dimenticato qualcuno o qualcosa: sono i più presenti davanti al Signore.

In cinque anni, grazie a questo impegno abbiamo potuto anche riportare alla sua originale bellezza la nostra chiesa parrocchiale: abbiamo rifatto i tetti (il progetto e il denaro quando siamo arrivati don Alberto e io erano già pronti), restaurato l’interno della chiesa, rifatto l’illuminazione, restaurato le tele degli altari laterali e della pala del Moretto (quanto sono belle!). L’impegno economico non è stato indifferente (prossimamente daremo il resoconto di tutto), perciò abbiamo dovuto aprire un fido di € 150.000 con la Banca, programmandone il rientro entro tre anni. Questo termine non è ancora scaduto e, praticamente, noi siamo già rientrati: ci manca solo di pagare metà costo del restauro delle tele. E tutto ciò grazie all’impegno dei volontari delle varie attività e alla generosità dei Porzanesi.

É proprio vero che “l’unità fa la forza”. Tutto questo movimento presente nella nostra parrocchia prima di tutto l’ha resa più famiglia, ha diffuso la carità, ha rigenerato la gioia di partecipare insieme all’incontro festivo dell’eucaristia, il desiderio di conoscere di più il Signore nella catechesi; ma ci ha anche dato il modo di mantenere il tesoro che i nostri avi ci hanno lasciato, perché a nostra volta lo consegniamo bello a chi viene dopo di noi.

Non possiamo negare che nel cammino ci siano stati ed esistano tutt’ora alcune divergenze e qualche malumore, del resto nessuno è perfetto! Ma sono anche queste difficoltà che tengono desta la volontà di confrontarci continuamente col Vangelo di Gesù e tra di noi, per rendere la vita sempre più bella ed imparare a vedere negli altri il volto della santità di Gesù. Così pure, rimane sempre l’impegno nell’insistere sulla partecipazione di  tutti alla Messa domenicale, ma anche questa rimane sempre una meta a cui guardare.

Come non dire grazie, dunque, a tutti i Porzanesi per questa dedizione alla comunità e alla sua crescita? 

Grazie! e che il Signore vi benedica.

Ricordi di un tempo: la festa della Madonna della Stalla

Tra i ricordi della mia mamma ho trovato questo articolo scritto da lei per il “corteass” che descrive la festa della Madonna della Stalla quando lei era giovane. Mi piace riproporla per ricordare ai giovani e ai meno giovani come era vissuta la giornata della festa della madonna della stalla tanti anni fa.

Rosalba Bulgari

La domenica seguente la data della apparizione della Madonna, il parroco don Pietro Salvati, avvisava tutte le famiglie perché potessero portecipare alla processione che si svolgeva dallo chiesa parrocchiale olla chiesetta della Madonna della Stalla. Si partiva tutti insieme a piedi dalla chiesa alle ore 9.00 e con canti, preghiere e rosario si arrivava alla meta.

Aprivano la processione le persone iscritte alla Associazione del Santissimo Sacramento con lo croce. Seguivano i bambini dell’asilo delle scuole elementari accompagnati dalle loro catechiste: Elena Filippini, Cecilia Forneri e la nipote di don Pietro, Lucrezia.

Giunti colà verso le ore 10.00 si celebrava l’Eucarestia all’interno della piccola chiesa e i numerosi fedeli stavano sotto il portico perché non vi era posto in chiesa. Infatti i banchi erano occupatati alle famiglie delle cascine che Iì abitavano e a volte dal proprietario dello cascina.

Tuttavia il parroco, per risolvere questo inconveniente, faceva l’omelia fuori sotto il portico raccontandoci sempre la storia della apparizione. Dopo la S. Messa si andava presso lo sorgiva (dove secondo la tradizione lo bambina miracolata raccolse l’acqua da portare ai suoi genitori) e là si beveva e la si prendeva nei fiaschi per portarla a cosa da usare quando si era ammalati in segno di fede.

Era una festa molto attesa per noi ragazze perché c’erano tre o quattro bancarelle onde poter acquistare delle piccole ciambelline o dello zucchero filato. Mi ricordo il mio papà Stefano che, pur essendo stretto di maniche, in quell’occasione non mi lasciava mai mancare lo zucchero filato. Si può dire che tutto il paese era presente con le loro famiglie.

Anche dalle zone limitrofe venivano per la celebrazione e la festa. Questo festa diventava anche l’occasione per gli adulti di parlare dei loro affari inerenti al bestiame e ai prodotti della terra.

Mi ricordo che dalla cascina Uggera fino alla chiesetta trovavamo addobbi e arcate con motivi floreali. Terminato il tutta bisognava tornare a casa per l’ora del pranzo: puntuali.

Alcuni, i più fortunati, vi ritornavano con i ‘taxi di allora’ carretti trascinati da cavalli, per tutti gli altri a piedi con passo veloce.

Rosina Cominelli

El Corteàss

Carissimi di Porzano,
scrivo queste righe dopo l’assemblea che si è tenuta in oratorio lunedl 16 marzo e, sull’emozione di quell’incontro, desidero comunicarvi alcune percezioni che credo facciano bene a voi e a me.

Innanzitutto mi ha stupito positivamente l’abbondanza di presenze: non è facile trovare una risposta cosi, sia pure per preparare eventi straordinari come possono essere le “feste belle”, la ristrutturazione e consacrazione della chiesa parrocchiale. Questo dice un interesse concreto e positivo alla vita della comunità parrocchiale da parte di tanti e vi fa onore. Ho poi notato una grande attenzione alle proposte circa la ristrutturazione dell’interno della chiesa parrocchiale e circa le feste quinquennali della Madonna della Stalla, con una disponibilità fattiva a collaborare; come pure un’accoglienza unanime della sobrietà proposta nell’allestire le nostre feste per non offendere la povertà di molti.

Così abbiamo deciso di non passare casa per casa a domandare contributi, ma ciascuno, secondo la propria generosità e possibilità, contribuirà liberamente e portando direttamente ai sacerdoti ciò che intende offrire. Questo stile diventa segno forte di corresponsabilità nei confronti della comunità, che non ha solo feste da allestire e strutture da mantenere, ma soprattutto persone da amare nel nome di Gesù Cristo, le quali richiedono rispetto e attenzione, secondo la loro situazione.

Allora è nata la proposta di destinare eventuali offerte, che qualcuno avrebbe voluto fare per i giochi pirotecnIci, alle famiglie indigenti di Porzano. Complimenti! É cosi che si muove una parrocchia che si sente “famiglia dei figli di Dio”.

Anche il pranzo che faremo il 13 settembre sarà un metterci insieme a mangiare ciò che avremo portato da casa, scambiando e condividendo le diverse vivande e soprattutto la nostra fraternità. Facciamo in modo che questo stile di comunione e collaborazione diventi “corresponsabilità” e faccia desiderio di ritrovarci tutti nel “giorno del Signore” intorno al banchetto della Parola e dell’Eucaristia, perché è da lì che prende senso tutto e che riceve capacità di perseveranza il nostro operare.

É nella Messa domenicale che noi esprimiamo concretamente, nel segno del nostro riunirci intorno a Gesù, il nostro essere comunità cristiana, diventando annuncio vivente del vangelo. Dopo avere attinto qui l’amore che lo Spirito effonde nei nostri cuori, ci sarà più facile vivere la gioia della comunione tra di noi e servire in modo vero e pieno i nostri fratelli, senza rivalità o antagonismi, ma animati solamente dal desiderio di far crescere in noi e negli altri il discepolato dietro a Gesù.

Con questo stile e con questi sentimenti dl gioia ci prepariamo a vivere le più vera grande gioia pasquale, fondata sull’amore del Cristo morto e risorto, speranze della nostra vita. A tutti giunga l’augurio più sincero del sacerdoti e delle suore: il Risorto vi abbracci tuoi nel suo amore.

Pulizia esterna ed interiore

Era tradizione, qualche decennio fa, riprendere tutto ciò che era disordine e sporcizia accumulati nell’anno in corso e ordinare con pulizia a specchio ogni cosa che facesse parte della vita quotidiana e non. La Settimana Santa, cioè quella che precedeva la solennità della Pasqua era il periodo forte per fare un doveroso “reset” all’ambiente domestico della famiglia ed anche allo spazio cosiddetto di lavoro. Questa operazione completamente manuale consisteva nella lucidatura di tutto il pentolame di rame e suppellettili in ottone alla maniera vecchia, con l’impasto di farina gialla e aceto, oppure il sidol, spalmato sulle superfici metalliche, usando stracci per strofinare con olio di gomito e ripassare energicamente l’oggetto in tutti I suoi punti con panno di lene fino e renderlo più brillante di quando era nuovo.

Ai bambini, invece, si dava un incarico un po’ diverso, faticoso ma divertente, naturalmente c’era un compenso adeguato al tipo d’impegno e qualità del risultato. Si affidava loro infatti la pulizia delle catene del caminetto, cioè quelle che servivano per agganciare il paiolo sospeso sul fuoco che a contatto con la fuliggine e vapore oleoso si sporcavano in maniera piuttosto aderente.

L’operazione consisteva nell’adagiare la catena per terra, legando il gancio ricurvo di un’estremità con un vecchio filo di ferro o una cordicella, rara a trovarsi, lungo circa tre metri la cui estremità opposta bisognava legarla intorno alla vita, potendo cosi trascinare dietro di sé una o anche due catene. Come si procedeva alla lucidatura é subito detto: i bambini e ragazzi, cosi equipaggiati, affrontavano di corsa, a piedi nudi e braghe corte, un percorso di strade e capezzagne possibilmente polverose, la materia abrasiva, per tutto il tempo necessario a rendere le catene pressoché color argento metallico o quasi.

La mattinata non bastava a raggiungere la necessaria specularità della catena e quindi, dopo la pausa pranzo, si riprendeva di nuovo in corsa per completare l’operazione richiesta, sennò niente lauta mancetta.

Ma la pulizia piú importante era quella di fare il bucato dell’Anima, la confessione. Il Giovedì e Venerdi Santo erano i giorni della preparazione e della confessione per i ragazzi del periodo scolaer, anche allora si faceva l’agognata vacanza pasquale. Gli adulti, il Sabato Santo, rigorosamente in fila per ordine di entrata, attendevano pazientemente il loro turno, chi appoggiato con la spalla al muro o chi bisbigliava al vicino battute maliziose nei riguardi dei presenti meditabondi e ai penitenti che alzandosi dall’inginocchiatoio si apprestavano, infilandosi nei banchi, alla recita penitenziale prescritta dal confessore.

Di primo mattino, tra l’altro in questo Sabato Santo, si era impegnati a seguire la cerimonia della benedizione del Fuoco e dell’Acqua Santa. I tizzoni accesi una volta benedetti si riportavano a casa per alimentare il fuoco del camino mentre l’acqua benedetta raccolta in pentolino o in bottiglia di vetro che nella ressa di chi voleva avvantaggiarsi causava maldestramente nell’accozzaglia l’infrangersi di vetri pericolosamente taglienti, si portava ai famigliari a casa o da chi lavorava in campagna perché potessero attingere con le dita e bagnarsi gli occhi per ridarsi nuova vista seguendo questo gesto con il segno della croce. Tutt’intorno si respirava già il clima dell’imminente Festa di Pasqua.

Santi per vocazione

 Abbiamo celebrato da poco la festa di “Tutti i santi” e abbiamo sentito proclamare nel Vangelo le “beatitudini”, che sono la legge nuova portata da Gesù. In esse non troviamo nessun divieto e nessuno obbligo, ma la descrizione di una realtà di vita, che diventa “beata” nel momento in cui é vissuta nella piena fiducia in Dio.

E giusto in questo consiste la santità: riconoscere la propria realtà di figli di Dio e scegliere di vivere fino in fondo questa appartenenza, cercando di assomigliare sempre di più al Santo, che é nostro Padre.

Allora la santità si costruisce non con gesti straordinari, ma nella quotidianità della vita, passo dopo passo, in un rapporto con Dio che si approfondisce ogni giorno sempre più e in un rapporto fraterno con il prossimo, che riconosciamo figlio di Dio come noi, anche se apparentemente non ci assomiglia, perché di razza, cultura, religione e lingua diverse.

Le caratteristiche del Santo le ritroviamo tutte nelle Beatitudini. Egli é povero in spirito nel senso che riconosce che tutto quello che é e che ha é dono di Dio e, quindi, senza di Lui non é niente, la sua vita prende senso e si sostiene solo in un rapporto stretto d’amore con Dio. Il povero in spirito é come un bambino che sa di non poter vivere indipendentemente dai suoi genitori e in loro cerca sicurezza.

Egli nell’afflizione, nel dolore, nella sofferenza non dispera, perché sa che Colui che è Padre non lo abbandona e dà senso anche alla sua sofferenza, anzi la vive insieme con lui e ne porta iI peso. Inoltre nel suo rapporto con gli altri é comprensivo, mansueto, non giudica, non condanna, trova sempre il positivo e, al di là del merito degli altri, distribuisce amore gratuitamente e perdona sempre, pur ricercando la giustizia e la verità.

Ancora, colui che vuole essere santo guarda sempre con occhio e cuore pulito le persone e gli eventi, non é mai doppio e non mette malizia in ciò che fa e in ciò che dice. Un altro degli aspetti della santità di Dio, verso la quale noi camminiamo, é la ricerca della pace, che non é semplicemente assenza di guerra o di discordia, ma é relazione d’amore con chiunque e con tutto: un amore che accetta di perdersi, non vuole ricompensa e non cerca successo o gratificazione; ricambia il male con il bene.

Un amore che arriva ad accettare la persecuzione, l’emarginazione, iI disprezzo pur che prevalga la giustizia divina. Un amore che diventa desiderio di armonia non salo con l’uomo, ma con tutto il creato. Colui che vuol rispondere alla chiamata alla santità non vive come se dovesse rimanere sempre su questa terra, ma accoglie la prospettiva di una vita futura, dopo la morte, come una bella notizia, fondata sulla morte e risurrezione di Gesù, e imposta tutta la sua esistenza come cammino per perseguire il premio eterno, anche se oggi questo atteggiamento fa sorridere chi n crede e attira il disprezzo di coloro che fanno del denaro, del successo, del potere o il fine della loro vita: “Beati vai quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande é la vostra ricompensa nel cieli”.

Noi cristiani a volte abbiamo paura di passare per gente superata, fuori dal tempo; abbiamo paura dell’emarginazione, di essere messi in ridicolo, di essere disprezzati per la nostra fede… di non essere come gli altri. Ma Gesù ci aveva avvertito che tutto questo sarebbe accaduto e Lui stesso tutto questo l’ha provato sulla sua pelle.

Allora non dobbiamo aver paura, piuttosto dobbiamo rimetterci insieme, rifare comunità e stringerci attorno al nostro Maestro e nella comunione intorno a Lui trovare forza e coraggio per vivere sulla strada della santità e trovare casi la vera gioia.

Carissimi, a tutti auguri di santità.