Il nostro incontro con il virus della corona

Purtroppo all’inizio del mese di Marzo abbiamo avuta la sfortuna di incontrare di persona il Covid-19 che noi in confidenza abbiamo talvolta soprannominato il virus della corona. Lui è un virus subdolo e malvagio, ci ha fatto stare tutti male in comunità, tranne Entoni lui è la nostra roccia. Tutti anche gli Operatori si sono ammalati, in questo il virus è imparziale e da noi non ha fatto differenze. Abbiamo avuto la febbre, qualcuno la tosse ed eravamo spesso stanchi senza aver fatto nulla. Anche se le regole della Regione Lombardia ci hanno detto che non potevamo fare il tampone e quindi non siamo sicuri che per 7 di noi fosse proprio il corona, abbiamo invece saputo che Patrizia, che in Pronto Soccorso c’era andata e aveva fatto il tampone, aveva vinto il titolo di “paziente 1” della Comunità ed il suo premio è stato il trasferimento nella suite singola al secondo piano, con servizio in camera completo ed esclusivo, compresa la TV personale. Lei all’inizio era un po’ perplessa e spesso si è sentita tanto sola però tutto sommato tra un cruciverba e una dormita, un po’ di tv e un riposino, un po’ di ginnastica che aiuta ad alzare la saturazione ed un altro riposino, anche per lei le giornate sono trascorse.

Per riempire il tempo abbiamo visto tutta la filmografia completa di Bud Spencer e Terence Hill, i classici che fan sempre tornare il sorriso. Poi ci siamo inventati di fare il pigiama-mascherina party, il tachi-aperitivo, ginnastica in cortile e abbiamo giocato tanto a carte. Grazie alle videochiamate siamo riusciti a parlare e vedere i nostri familiari ed amici. Marco e Mauro hanno addirittura fatto le chiamate collegati contemporaneamente a due sorelle in due case diverse.

A proposito di amici siccome era diventato un po’ difficile per i nostri operatori preparaci la cena, abbiamo chiesto ai nostri volontari di aiutarci ma non solo a loro: abbiamo scoperto che a Leno tante persone hanno voluto diventare nostre amiche e ci hanno cucinato a turno per 2 mesi abbondanti delle cenette con i fiocchi. Alcune non le conoscevamo proprio ed è stato bello scoprire i loro messaggi fra i piatti e per questo li vogliamo ringraziare tutti. Ringraziamo di cuore anche i volontari della Protezione Civile e del Gruppo Alpini che ogni giorno si sono occupati di portare da noi proprio queste cene. Una sera c’è andata alla grande: pizza offerta dall’Oasi.

Anche la nostra Amica il Sindaco Cristina Tedaldi ci ha mandato delle torte ed anche i pasticcini, oltre a dei regali per chi di noi ha compiuto gli anni.

Per rassicurarci il nostro Presidente Paolo Bonometti ci telefonava tutti i giorni, ma talvolta ci siamo sentiti comunque soli perché vedere il cancello sempre chiuso e sapere che non si poteva spalancare ci ha faceva tristezza.

Figuratevi quando abbiamo visto che si stava aprendo perché era arrivata un’ambulanza: che momenti. Purtroppo la nostra amica Silvana è stata troppo male e qui in casa non riusciva a guarire, per cui i soccorritori l’hanno portata all’ospedale. Quando è uscita ci ha salutato tutti con la mano e tutti noi eravamo molto tristi. Lei era la più anziana di tutti in casa e per prenderla in giro la chiamavamo “Zia Silvy”. Era burbera a volte ma tanto generosa e forte, aveva sempre voglia di fare nuove esperienze, non si tirava mai indietro. Purtroppo non è più tornata nella nostra casa e speriamo di poter andare presto a portarle un fiore dove ora riposa serena. Le piacevano molto i fiori ed aveva il pollice verde.

Abbiamo dovuto farci molto coraggio perché la paura che qualcun altro potesse andare in ospedale era tanta ma non abbiamo mai ceduto ed alla fine abbiamo buttato fuori dalla nostra Comunità il subdolo virus ed ora stiamo tutti bene. Certo ancora non possiamo uscire ed abbiamo tutti i capelli in disordine. Giacomo dice che fra un po’ gli dobbiamo fare le trecce, anche se lui e Giovanni sembrano piuttosto i nuovi Beatles. Manuel invece sembra Mentana!

I più ridicoli però sono i nostri Operatori che quando arrivano in turno si devono mettere tute o assurdi camici e ovviamente le mascherine. Però lo sappiamo ed abbiamo capito che si conciano così solo per proteggerci.

Un’altra cosa difficile è resistere alla tentazione di farci le coccole, prenderci per mano e stare gli uni vicino agli altri. Anche in questo ci siamo inventati modi nuovi: ci tocchiamo con i piedi, con i gomiti, ci mandiamo i baci da lontano. La più geniale è stata Lucrezia: lei quando non resiste al bisogno di contatto propone il saluto con strofinata sedere contro sedere, certo è molto rischioso in tutti i sensi ma anche divertente.

Abbiamo anche ricominciato a fare delle passeggiate sempre muniti di guanti e mascherine e Loredana ad esempio ha ripreso ad andare dal giornalaio il sabato mattina.

Insomma ce la stiamo cavando ed abbiamo già deciso che appena sarà possibile riapriremo il nostro cortile per invitare tutti, nuovi e vecchi amici a festeggiare con noi la fine dell’epidemia e la sconfitta del maledetto virus.

Giovanni, Lucrezia, Entoni, Giacomo, Manuel, Loredana, Marco, Mauro, Patrizia ovvero i ragazzi della Comunità “Monica Crescini” – Cooperativa Collaboriamo

La nostra Comunità ha passato momenti davvero difficili ed abbiamo voluto narrarli come li abbiamo vissuti cioè cercando di sdrammatizzarli. I ragazzi sono stati coraggiosi e non hanno mai perso la voglia di sorridere e scherzare e mai hanno permesso allo sconforto di prendere il sopravvento. Loro per me sono dei Diamanti di Cristallo che affrontano il dolore senza mai permettere che diventi rabbia. Io ad esempio non ne sono capace.

Esa

La corona dell’Avvento

Per segnare l’avvicinarsi del giorno in cui si ricorda la nascita di Cristo, il 25 dicembre, le comunità cristiane del Nord Europa utilizzano la corona dell’Avvento. Nei Paesi di lingua tedesca il simbolo dell’Avvento è una corona, chiamata “Adventskranz”.

La disposizione di quattro ceri su una corona di rami sempre verdi è divenuta il simbolo dell’Avvento nelle case dei cristiani. La corona di Avvento, con il progressivo accendersi delle sue quattro luci, domenica dopo domenica, fino alla solennità del Natale, è memoria delle varie tappe della storia della salvezza prima di Cristo e simbolo della luce profetica che via via illuminava la notte dell’attesa fino al sorgere del Sole di giustizia (cf. Ml 3, 20; Lc 1, 78).

La sua origine va ricercata presso i Luterani della Germania orientale. La corona d’Avvento può essere considerata la continuazione di antichi riti pagani che si celebravano nel mese di yule (dicembre) con luci. Nel sec. XVI divenne simbolo dell’Avvento nelle case dei cristiani. Questo uso si diffuse rapidamente presso i protestanti e i cattolici. Successivamente fu impiantato anche in America. La corona d’Avvento è costituita da un grande anello fatto di fronde d’abete (si usa anche il tasso o il pino, oppure l’alloro). E sospesa al soffitto con quattro nastri rossi che decorano la corona stessa. Può anche essere collocata su di un tavolo.

La tradizione vuole che essa sia di forma circolare poiché il cerchio è, fin dall’antichità, un segno di eternità e unità. Il cerchio non ha inizio né fine. È interpretato come segno dell’amore di Dio che è eterno, non avendo inizio né fine. Il cerchio simboleggia anche l’amore dell’uomo verso Dio e verso il prossimo che non deve esaurirsi mai. Il cerchio riporta ancora l’idea di un “anello” di unione che collega Dio alle persone, come una grande “Alleanza”. La corona, che è un segno di regalità e vittoria, annuncia che il Bambino che si attende, è il re che vince le tenebre con la sua luce.

I rami sempreverdi dell’abete o del pino che ornano la corona sono i simboli della speranza e della vita che non finisce, eterna appunto. Questi rami richiamano anche l’entrata di Gesù in Gerusalemme, accolto come Re e Messia e salutato con l’agitare di rami. Ancora oggi la liturgia ambrosiana pone nell’Avvento, il racconto dell’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme.

Per ornare la corona si usano nastri rossi o violetti: rosso o rosa, simbolo dell’amore di Gesù che diventa uomo; violetto, segno della penitenza e della conversione per prepararsi alla sua venuta. Data la sua origine la corona d’Avvento ha una funzione soprattutto religiosa: annuncia l’avvicinarsi del Natale a tutti coloro che vogliono prepararsi ad esso.

Le quattro candele

Le quattro candele hanno un loro significato e vengono accese una per settimana, ogni domenica, quando la famiglia è riunita. Di solito l’accensione è riservata ai più piccoli, proprio perché questa tradizione è nata per preparare i bambini al Natale:

La prima candela, quella che si accende la prima domenica di Avvento, si chiama Candela del Profeta ed è la candela della speranza. Ci ricorda che molti secoli prima della nascita di Gesù ci furono uomini saggi, chiamati profeti, che predissero la sua venuta al mondo. Un profeta di nome Michea predisse perfino che Gesù sarebbe nato a Betlemme.

La seconda candela, chiamata Candela di Betlemme: candela della chiamata universale alla salvezza; ci ricorda la piccola città in cui nacque il Salvatore.

La terza candela è chiamata la Candela dei pastori, candela della gioia, perché furono i pastori ad adorare il santo Bambino e a diffondere la lieta notizia.

La quarta candela è al Candela degli Angeli per onorare gli Angeli e la notizia che portarono.

Prega con tutto il cuore e starai meglio

Numerose ricerche scientifiche hanno esaminato, negli ultimi anni, gli effetti della preghiera sulla salute. É stato dimostrato che la preghiera offre sostegno spirituale, trasmette al malato energie e conforto per affrontare meglio la malattia. Di recente, la rivista inglese British Medical Journal ha pubblicato i risultati di una ricerca dell’Università di Pavia secondo la quale la recita del rosario, producendo un abbassamento del ritmo respiratorio in coloro che lo recitano, ne abbassa la pressione arteriosa e ne migliora l’attività cardiaca.

Il beato Novarese è stato un maestro dell’orazione. Ha insegnato ai malati la pratica di una preghiera profonda e intensa: un cammino spirituale capace di far loro raggiungere lo spazi interiore nel quale il Signore è presente dentro di noi. “Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Giovanni 14,23). Dio “dimora” dentro di noi in uno spazio di silenzio che Novarese, nelle Meditazioni Spirituali, definisce la “tenda interiore”. É qui che incontriamo il Signore.

E tuttavia, per sentirlo realmente presente, dobbiamo imparare a prendere le distanze dal nostro io, a superare l’egoismo e fuggire il peccato. “Se non si lavora dentro se stessi niente costruisce il silenzio dentro di noi. Nella tenda interiore – scrive Novarese – si svolge il lavoro di officina, di limatura, per far scomparire gli angoli, per smussare, arrotondare, fare in modo che l’azione somigli sempre più a Gesù”. E’ Così che il malato conosce la propria profondità. E inizia un cammino che è, nello stesso temo, preghiera ed esperienza spirituale.

Nella preghiera egli esprime l’amore per il Signore, nell’esercizio spirituale che lo coinvolge nella sua totalità di persona formata da corpo e spirito, impara a fare dentro di sé il vuoto dell’io per fare spazio a lui. Un insegnamento potente che ha cambiato la ita di migliaia di infermi rendendoli capaci di sorridere e offrire amore anche nella malattia.

(Mauro A. un ammalato)

La Corona del Rosario

Il Rosario è la forma di preghiera prediletta dalla Madonna, ed è il mezzo che porta Dio nei cuori delle persone e le persone a Dio! Insomma, il Rosario è un grande gesto d’amore, che possiamo fare per dire alla Madonna che le vogliamo bene e per domandare a Lei ogni cosa.

Se domandiamo aiuto con un cuore gentile, Lei non potrà far altro che ascoltarci e intercedere per noi presso Gesù. La Madonna è apparsa a Lourdes recitando la corona con la piccola Bernadette Soubirous. A Fatima, a Lucia, Francesco e Giacinta per ben 6 volte ha raccomandato la recita del Santo Rosario, spiegando quanto è importante per l’umanità.

La Madonna è la via più sicura per arrivare a Gesù, per questo motivo, caro amico, raccomando vivamente la recita del Santo Rosario. Non stancarti di dire ogni giorno tante Ave Maria, per te, per i tuoi cari, e anche per chi non conosci…