Saluto a don Ciro

Caro don Ciro,

 il tempo che hai trascorso con noi è stato breve ed e volato via, ma quante novità  sei riuscito a portare nella nostra piccola comunità!

Ti sei dato da fare per i ragazzi, organizzando il Grest. Hai  riordinato ambienti e archivio! Hai raggruppato i chierichetti per animare le Sante Messe solenni.  Hai sollecitato e ottenuto il restauro delle campane che ora fanno sentire la loro voce argentina!  Hai risvegliato la tradizione della festa e del culto  di Sant’ Urbano martire! Ti sei adoperato per il restauro degli arredi sacri e per sistemare l’oratorio portandolo ad essere un ambiente bello e sicuro per feste varie e attività di ogni genere.

 Ci sarebbero state ancora tante cose da fare, ma il Vescovo ti ha destinato ad altro incarico e ci ha lasciato privi di un sacerdote impegnato, preparato ed intraprendente!

Nel  porgerti i nostri più sentiti ringraziamenti vogliamo farti un augurio con le parole di Sant’Agostino: “Ogni nostra speranza è posta in Cristo. É lui tutta la nostra salvezza e la vera gloria”.

Ti chiediamo ancora un favore: ricordati di noi nelle tue preghiere!

Che Dio ti accompagni sempre!!!

I collaboratori ed il Consiglio Pastorale Parrocchiale di Milzanello

Preghiera     

O Padre Santo, noi ti ringraziamo per averci concesso di trascorrere con don Ciro questi quattro anni.

Da lui abbiamo imparato molto e ti chiediamo di assisterlo anche nella futura missione che il Vescovo gli ha assegnato.

Possa trovare, nella nuova parrocchia, tanta disponibilità alla collaborazione così che possa mettere a disposizione della comunità tutti i suoi talenti!

Noi ti preghiamo

Un cammino per tutti

Il Vicario episcopale per il clero, don Gelmini, spiega la genesi del Consiglio di formazione permanente

La formazione è importante per i sacerdoti che sono chiamati a essere, nella quotidianità, uomini della Parola, della grazia e della misericordia. Nell’immaginario comune il prete è un uomo tra la gente, presente nei momenti più significativi della vita delle persone. Ma se vengono meno la formazione culturale e la vita spirituale, emergono le fatiche e la stanchezza di un servizio che, soprattutto oggi, non è sempre riconosciuto. Il Vicario episcopale per il Clero, don Angelo Gelmini, ha costruito un Consiglio di formazione permanente per aiutare i presbiteri.

Don Angelo, cosa significa parlare di formazione permanente?

Non si tratta semplicemente di prolungare la formazione ai primi anni successivi all’ordinazione o a qualche appuntamento per “aggiornarsi”, ma di un cammino che tocca varie dimensioni della persona e che abbraccia tutto il tempo della vita. Sono convinto che il primo compito del costituendo consiglio è quello di rafforzare una mentalità nuova di formazione permanente. Come la persona per poter camminare ha bisogno della spina dorsale, così i ministri ordinati nella Chiesa hanno bisogno di un centro irradiatore che è la vita spirituale. Solo con questa linfa si procede con serenità e ci si può rialzare dopo le inevitabili cadute.

Di chi è la responsabilità di questo cammino?

È innanzitutto del singolo ministro che con la sua libertà è invitato ad apprendere da chiunque e in ogni momento della vita. Si tratta di una disponibilità attenta e intelligente, motivata e intraprendente, tipica di chi non riduce la propria formazione ad alcuni momenti di aggiornamento, né a quel che altri programmano per lui, ma di chi si sente e si rende il primo responsabile di essa e va scoprendo che ogni situazione (anche i fallimenti ), ogni stagione esistenziale (anche la mezza e tarda età), ogni persona possono essere strumento, momento e mediazione di crescita. In seconda battuta, ma non meno importante, c’è la responsabilità più istituzionale che chiama in causa il Vescovo e la comunità diocesana. Il consiglio e le commissioni più operative rivolte ai ministri distinti per età e ministero desiderano essere un punto di riferimento per la formazione permanente attivando incontri ed esperienze qualificate. Soprattutto l’intento è non lasciare solo chi è in difficoltà. Speriamo di poterlo fare sempre di più e meglio.

Nel consiglio e nelle commissioni ci sono anche educatori, una coppia di sposi e una religiosa.

Il punto di partenza di questo nostro delicato compito è la vita stessa dei ministri ordinati, preti e diaconi, e vorrei dire la vita nella sua realtà quotidiana. Sarà importante con la luce della Parola di Dio e con la fede della Chiesa e dei suoi pastori scorgere l’azione permanente dello Spirito di Dio dentro ciascun ministro che appartiene sempre e innanzitutto a Lui. La nostra vita di consacrati continua perché Lui continua a chiamarci con la logica sorprendente degli operai della vigna della parabola ascoltata domenica scorsa. Ebbene per leggere la realtà e “ascoltarla” in tutta la sua valenza, non possiamo limitarci all’ascolto tra di noi, ma è molto fruttuoso ascoltare la voce delle donne, mamme o consacrate, e dei laici impegnati e competenti che conoscono le dinamiche relazionali e sociali del nostro tempo.

Ai confratelli preti e diaconi quali priorità suggerirebbe nei confronti dei loro parrocchiani?

Incontrando le persone della comunità sappiano scorgere i doni che possiedono già per la Grazia di Dio e per l’esperienza maturata. A volte rischiamo di vedere i nostri fedeli sempre e solo destinatari della nostra azione pastorale, mentre dovremmo ridestare continuamente in loro il “sacerdozio Battesimale”. In secondo luogo dovremmo fidarci maggiormente di loro, affidandogli alcune responsabilità senza aspettare che siano del tutto preparati e maturi. Mi piace qui ricordare un cenno dell’omelia del Vescovo agli ultimi ordinandi presbiteri: “Mantenetevi in costante dialogo con tutti. Siate schietti, ma prima di tutto amorevoli, liberi da ogni protagonismo e da ogni gelosia”.

E quali atteggiamenti suggerirebbe ai laici nei confronti dei loro preti e diaconi?

Alla luce della lettera pastorale del vescovo Pierantonio, mi viene di suggerire loro questo: “Chiedete ai vostri Parroci e curati l’essenziale della vita cristiana”. La realtà più preziosa che possono trasmettere non viene da loro stessi, tra le loro mani possiedono un tesoro che sono chiamati a donare a tutti. E poi direi semplicemente: vogliate bene ai vostri sacerdoti! Durante la lunga chiusura ho letto un libro di Gerard Daucourt “Chi è senza peccato? Anche i preti e vescovi hanno bisogno di misericordia”. L’autore, che è un Vescovo, sostiene che tutti ci costruiamo soltanto attraverso l’amore vicendevole, che deve sempre restare al primo posto.

Notizie dall’AIDO

La locale sezione AIDO “Giuseppe Pavia” di Leno è in fase di rinnovo dei propri organismi statutari.

Sono infatti previste per il 22 febbraio 2020 (data da confermare) le consultazioni tra gli iscritti per la nomina del Consiglio Direttivo e, successivamente, delle cariche sociali. In tale occasione, verrà offerto agli associati e a tutti quanti vorranno partecipare uno spettacolo della compagnia Teatro CaraMella presso il teatro dell’oratorio S. Luigi di Leno alle ore 20.00.

Il consiglio direttivo uscente desidera ringraziare la comunità lenese per la risposta sempre positiva e numerosa manifestata in questi anni nei confronti delle attività proposte dall’Associazione.

Nel contempo, coglie l’occasione per rivolgere un appello a tutti gli iscritti all’AIDO di Leno che volessero mettere a disposizione il proprio tempo impegnandosi nelle iniziative associative.

Testimone di gratuità e donazione

Il benvenuto dai membri dei tre Consigli Pastorali

Caro Don Renato, a nome delle parrocchie di Leno, Porzano e Milzanello ti diciamo che con gioia ed emozione accogliamo il dono della tua presenza in mezzo a noi.

Ti abbiamo accolto ancor prima nei nostri cuori e nelle nostre preghiere appena abbiamo avuto notizia dellatua nomina. Trovi delle comunità pronte a riprendere il cammino con un nuovo compagno di viaggio, con una nuova guida che certamente, nel suo ministero sarà ispirato all’immagine del Buon Pastore.

Sarai per noi Padre e Maestro, ma anche fratello e con Te vorremmo condividere i tuoi sforzi e le tueproposte pastorali per edificare sempre più la Chiesa e annunciare il Regno di Dio. Da parte nostra cercheremo di essere Chiese Sorelle.

Con Te pregheremo e per Te pregheremo perché Tu possa essere in mezzo a noi il prete che ci esorta a perseguire la comunione fraterna, il prete che secondo il cuore di Cristo, possa esercitare il Suo ministero con gioia ed essere per noi testimone di gratuità e donazione.

Ti siamo riconoscente per aver accolto con fede ed entusiasmo il compito impegnativo ma avvincente di essere Parroco (abate) oggi e in questo luogo. Sarai pastore di tre comunità nel vivo della formazione delle collaborazioni pastorali. Noi ti assicuriamo la nostra buona volontà, ti offriremo, con semplicità, le nostre idee e le nostre tradizioni di popolo cristiano, assieme alla preghiera perché la tua missione sia sempre sostenuta dalla Grazia di Cristo.

Insieme, arricchendoci reciprocamente, ci auguriamo di consolidare la costruzione di comunità che nell’amore e nella stima reciproca pongono le loro fondamenta per essere sempre più simili alle prime comunità cristiane, ossia assidue nella predicazione, nelle riunioni comuni, nella frazione del pane e nella preghiera.

Don Renato, benvenuto nella Tua nuova casa, nella tua famiglia; una casa che anche se sta affrontando le difficoltà culturali e sociali che caratterizzano molti aspetti del continente europeo in riferimento alla fede, ha delle solide basi che trovano le proprie radici nella millenaria tradizione ecclesiale grazie alla presenza benedettina che ha tracciato i solchi entro i quali stiamo ancora vivendo. Una casa che vuole mantenere i legami rispettosi con il territorio e le istituzioni locali, che vuole continuare ad amare i suoi figli e figlie che soffrono. Una casa che vuole accompagnare i suoi figli e figlie che crescono e stima quanti sono aperti alla vita e si prendono cura del prossimo.

Che il Signore ci benedica, Ti affidiamo all’intercessione di Maria Santissima, dei Santi Pietro e Paolo, Vitale e Marziale e di San Martino Vescovo, Sant’Urbano martire, affinché possano accompagnare il nostro cammino insieme.

Le immagini dell’ingresso:

Ingresso di mons. Renato Tononi

Il saluto del Consiglio Pastorale

Monsignor Giovanni,

In occasione dell’inizio del suo nuovo cammino di apostolato, con queste poche righe, vogliamo ringraziarla per  quanto ha fatto per le nostre comunità parrocchiali durante la sua permanenza fra di noi.

Come membri del Consiglio Pastorale Parrocchiale vogliamo sottolineare e condividere alcuni aspetti che hanno caratterizzato la sua guida come nostro pastore. Ha dato una spinta per la realizzazione dell’unità pastorale superando le problematiche e valorizzandone gli aspetti positivi, aiutandoci ad amalgamarci attraverso i consigli pastorali riuniti che  sono stati fonte di arricchimento. Ci ha aiutato a testimoniare l’aspetto caritatevole della vita cristiana basandolo su 5 punti: distribuire,ascoltare,consolare,curare e pregare. A questo scopo  sono nati il gruppo Caritas, i ministri straordinari  dell’Eucarestia ed il gruppo liturgico dei lettori.

La sua sensibilità verso le persone le ha permesso di rilevare le  nostre necessità spirituali dando vita  all’adorazione eucaristica notturna, stabilendo orari per le confessioni anche al di fuori delle celebrazioni e mettendo a disposizione di tutti la Parola ponendola sull’ambone all’ingresso della chiesa.

Riguardo alle zone pastorali ha puntato con pazienza e determinazione ad aiutarci ad andare oltre alle messe ed i rosari, cercando di stimolarci a raggiungere in modo capillare tutte le persone per creare più solidarietà. Ha saputo stimolarci nella formazione attraverso ritiri spirituali coinvolgendo tutti, con momenti di preghiera comunitaria, celebrazione eucaristica e lavori di gruppo i cui esiti sono stati spunto per la programmazione dell’attività parrocchiale.

La ringraziamo per aver saputo creare un clima familiare durante i nostri incontri. Ci ha fatto sentire partecipi e corresponsabili. Ha indirizzato le nostre energie affinché prestassimo il nostro aiuto nel promuovere le attività pastorali.

Siamo sicuri che ha sempre avuto a cuore la cura delle anime dei suoi parrocchiani e la ringraziamo per l’immancabile preghiera quotidiana per la nostra comunità.

Lettera a “La Badia”

Il 3 febbraio, presso la sede del Gruppo Alpini Leno, si è svolta l’assemblea annuale dei soci; nel contempo, sono state indette  le votazioni per il rinnovo del Consiglio Direttivo che rimarrà in carica per il triennio 2019/2021.

I nuovi eletti, con le rispettive cariche sociali sono:

  • Micheletti Marco – Capogruppo
  • Colombo Mauro – Vice Capogruppo
  • Chini Francesco – Segretario
  • Iseppi Claudio – Tesoriere
  • Romano Michele – Alfiere
  • Ferranti Stefano – Revisore
  • Malagni Gianbattista – Revisore
  • Abbadati Ermanno – Resp. Stampa e Pubbliche Relazioni
  • Ferranti Sergio – Resp. Manutenzione Sede e Attrezzature
  • Braga Roberto – Consigliere
  • Dester Michele – Consigliere
  • Dagani Massimiliano – Consigliere
  • Lombardi Andrea – Consigliere

Nel 2018, abbiamo devoluto in beneficienza la somma di 2.500,00 euro, frutto di una massiccia e generosa partecipazione di tutti Voi cittadini alle nostre iniziative.

Le somme devolute sono state così suddivise:

  • Nuova Nikolajewka Brescia € 1.200,00
  • “Ocio a la pèna”: € 100,00
  • Colonia “Casa Irma”: € 200,00
  • Sede Sezionale Brescia: € 300,00
  • “La Badia”: € 50,00
  • Parrocchia Leno: € 250,00
  • Oratorio Leno: € 250,00
  • Collaboriamo: € 150,00

Ci sentiamo in dovere di ringraziare tutta la cittadinanza protagonista assoluta dei nostri risultati e il Consiglio Direttivo uscente per l’ottimo lavoro svolto.

Tutti noi Alpini siamo già operativi per un 2019 ricco di appuntamenti e attività.

Continuate a starci vicino e restate aggiornati sulle nostre iniziative seguendoci sulla nostra pagina ufficiale di Facebook “Gruppo Alpini Leno” o Istagram “gruppoalpinileno”.

Un saluto e un caloroso abbraccio a tutti.

Gruppo Alpini Leno

Il futuro del seminario minore

Il Consiglio presbiterale e il consiglio pastorale si sono interrogati sull’accompagnamento vocazionale, in particolare sul Seminario minore

Nelle scorse settimane il Consiglio presbiterale prima e il Consiglio pastorale hanno continuato a confrontarsi sull’accompagnamento vocazionale dei ragazzi e delle ragazze, in particolare con un focus sul Seminario minore. La fotografia del contesto in cui viviamo è abbastanza chiara: manca, infatti, la condivisione di un vissuto cristiano. Gli stessi genitori non credono più in una proposta vocazionale di speciale consacrazione. Si sente sempre di più la necessità di un cristianesimo che sappia essere attrattivo nella linea descritta da Evangelii Gaudium. Per andare in questa direzione, diventa fondamentale l’incontro con figure credibili, con testimoni autorevoli. La stessa catechesi deve essere “aperta”, cioè deve portare i ragazzi a visitare e vivere la comunità. Il Seminario minore (va pensato un nuovo nome), così si è espresso il Consiglio pastorale, è molto importante e va mantenuto vivo anche perché il percorso delle comunità territoriali non è sufficiente. Bisogna, però, ripensare all’impostazione, cercando di non guardare più ai giovani che lo vivono come a dei piccoli preti, ma bensì come a ragazzi che camminano per capire come vivere la loro vita. Bisogna pensare anche a un seminario “aperto”, che non isoli i ragazzi ma che possa far vivere loro la comunità.

La riflessione in Seminario. Continuando la riflessione su pastorale giovanile, vocazioni e Seminario, il Seminario Maria Immacolata, lunedì scorso, ha promosso un incontro per riflettere sui capitoli VIII e IX, dedicati alla vocazione e al discernimento, della esortazione apostolica Christus vivit. Un parroco (don Mario Metelli), un curato (don Giovanni Bonetti), il vicerettore del Seminario (don Manuel Donzelli) e due studenti in formazione (Davide Bellandi e Stefano Pe) hanno espresso le loro considerazioni. Don Manuel ha riletto l’importanza del discernimento (“capirsi con Dio” come afferma Rupnik) e ha riletto anche la sua esperienza di educatore in via delle Razziche. “La vocazione è una chiamata, ma una persona non può entrare in sacrestia (e poi in seminario), solo perché le altre cose lo spaventano. Le troppe ‘sponsorizzazioni’ dei sacerdoti possono illudere i giovani seminaristi, mentre serve anche la disponibilità dei ragazzi a uscire dai propri schemi. La rigidità è troppo pericolosa. Come possiamo aiutare la vocazione dei giovani se non sappiamo perché amare Cristo? Dio ci vuole felici. Cristo – come scrive il Papa – vive e ti vuole vivo”. Resta da chiedersi anche, come ha ribadito don Andrea Dotti, se la vita del Seminario è una formazione o è solo una rifinitura di un modello già formato: che tipologia di giovani siamo pronti ad accogliere? Sui giovani, don Giovanni Bonetti ha sottolineato “le situazioni di orfanezza” evidenziate dal Papa: “Ai giovani manca chi racconta loro che la vita ha un senso. Fanno anche esperienze diverse, ma difficilmente trovano chi li aiuta a rileggere quello che hanno vissuto. L’esperienza vocazionale può nascere se non perdo tempo con i giovani? Il Papa ci dice che il segreto è spendersi per gli altri, perché ‘la vita raggiunge la sua pienezza quando si trasforma in offerta’. I giovani sono esigenti e hanno bisogno dell’aspetto relazionale”. Gli spazi offerti dall’oratorio non sono più il luogo principale di ritrovo e di riferimento dei ragazzi. “Non è necessaria per la pastorale giovanile l’esperienza oratoriana”. Don Claudio Laffranchini, vicedirettore dell’Ufficio per gli oratori, i giovani e le vocazioni, ha osservato invece che bisogna ragionare in chiave missionaria anche quando parliamo di pastorale giovanile vocazionale: i giovani diventano i primi evangelizzatori di altri giovani. L’oratorio va rinnovato ma non abbandonato.

News dal Corpo Musicale Lenese

Il 10 Gennaio 2019, presso la sede del Corpo Musicale Lenese “Vincenzo Capirola” in occasione dell’assemblea ordinaria dei soci, è stato eletto il nuovo consiglio direttivo in carica per il prossimo triennio.

  • Agnese Bolentini – Presidente
  • Monica Zanini – Vicepresidente e Tesoriere
  • Nicola Perotti – Segretario
  • Enrico Corsi – Direttore del Scuola di Musicale
  • Ottavia De Feo – Segretario della Scuola di Musicale
  • Giorgia Dagani – Archivista
  • Daniele Guerreschi – Consigliere delegato al coordinamento degli eventi

Un gruppo giovane e dinamico che avrà bisogno del supporto di tutta l’associazione per riuscire a svolgere al meglio il lavoro dei prossimi tre anni.

Ringraziamo in modo particolare il consiglio uscente per il lavoro svolto che ha gettato delle solide basi per poter andare in continuità nella gestione dell’intera associazione.

Quest’anno ci attende un appuntamento importante in quanto la nostra associazione compie 135 anni; un traguardo importante e significativo per la nostra realtà che negli ultimi anni sta diventando sempre più un punto di riferimento per il paese di Leno.

La programmazione artistica e musicale di quest’anno è in via di definizione ma possiamo già anticiparvi che sarà ricca di svariati appuntamenti aperti a tutta la cittadinanza.

Continuate a seguirci e a starci vicino e per rimanere aggiornati sulle nostre attività potete seguire la nostra pagina Facebook Corpo Musicale Lenese “Vincenzo Capirola” o il nostro sito internet www.corpomusicalevincenzocapirola.wordpress.com

Stay tuned!!!

Il Vangelo della Vita, gioia per il mondo

Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 40a Giornata Nazionale per la Vita (4 febbraio 2018)

L’amore dà sempre vita”: quest’affermazione di papa Francesco, che apre il capitolo quinto dell’Amoris laetitia, ci introduce nella celebrazione della Giornata della Vita 2018, incentrata sul tema “Il Vangelo della vita, gioia per il mondo”. Vogliamo porre al centro della nostra riflessione credente la Parola di Dio, consegnata a noi nelle Sacre Scritture, unica via per trovare il senso della vita, frutto dell’Amore e generatrice di gioia. La gioia che il Vangelo della vita può testimoniare al mondo, è dono di Dio e compito affidato all’uomo; dono di Dio in quanto legato alla stessa rivelazione cristiana, compito poiché ne richiede la responsabilità.

Formati dall’Amore

La novità della vita e la gioia che essa genera sono possibili solo grazie all’agire divino. È suo dono e, come tale, oggetto di richiesta nella preghiera dei discepoli:

“Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena” (Gv 16,24)

La grazia della gioia è il frutto di una vita vissuta nella consapevolezza di essere figli che si consegnano con fiducia e si lasciano “formare” dall’amore di Dio Padre, che insegna a far festa e rallegrarsi per il ritorno di chi era perduto (cf. Lc 15,32); figli che vivono nel timore del Signore, come insegnano i sapienti di Israele: «Il timore del Signore allieta il cuore e dà contentezza, gioia e lunga vita» (Sir 1,10). Ancora, è l’esito di un’esistenza “cristica”, abitata dallo stesso sentire di Gesù, secondo le parole dell’Apostolo: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù», che si è fatto servo per amore (cf. Fil 2,5-6). Timore del Signore e servizio reso a Dio e ai fratelli al modo di Gesù sono i poli di un’esistenza che diviene Vangelo della vita, buona notizia, capace di portare la gioia grande, che è di tutto il popolo (cf. Lc 2,10-13).

Il lessico nuovo della relazione

I segni di una cultura chiusa all’incontro, avverte il Santo Padre, gridano nella ricerca esasperata di interessi personali o di parte, nelle aggressioni contro le donne, nell’indifferenza verso i poveri e i migranti, nelle violenze contro la vita dei bambini sin dal concepimento e degli anziani segnati da un’estrema fragilità. Egli ricorda che solo una comunità dal respiro evangelico è capace di trasformare la realtà e guarire dal dramma dell’aborto e dell’eutanasia; una comunità che sa farsi “samaritana” chinandosi sulla storia umana lacerata, ferita, scoraggiata; una comunità che con il salmista riconosce:

«Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra» (Sal 16,11)

Di questa vita il mondo di oggi, spesso senza riconoscerlo, ha enorme bisogno per cui si aspetta dai cristiani l’annuncio della buona notizia per vincere la cultura della tristezza e dell’individualismo, che mina le basi di ogni relazione.
Punto iniziale per testimoniare il Vangelo della vita e della gioia è vivere con cuore grato la fatica dell’esistenza umana, senza ingenuità né illusorie autoreferenzialità. Il credente, divenuto discepolo del Regno, mentre impara a confrontarsi continuamente con le asprezze della storia, si interroga e cerca risposte di verità. In questo cammino di ricerca sperimenta che stare con il Maestro, rimanere con Lui (cf. Mc 3,14; Gv 1,39) lo conduce a gestire la realtà e a viverla bene, in modo sapiente, contando su una concezione delle relazioni non generica e temporanea, bensì cristianamente limpida e incisiva. La Chiesa intera e in essa le famiglie cristiane, che hanno appreso il lessico nuovo della relazione evangelica e fatto proprie le parole dell’accoglienza della vita, della gratuità e della generosità, del perdono reciproco e della misericordia, guardano alla gioia degli uomini perché il loro compito è annunciare la buona notizia, il Vangelo. Un annuncio dell’amore paterno e materno che sempre dà vita, che contagia gioia e vince ogni tristezza.