70mo anniversario di suor Maria Pia

Non è facile racchiudere in poche righe i 70 anni di vita consacrata di sr Maria Pia, vissuti con intensità, con leggerezza di spirito da sembrare un soffio. Durante questi anni il sorriso aperto, lo sguardo pieno di Dio, hanno contaminato tutte le persone che l’hanno conosciuta, offrendo speranza e donando sempre una ventata di ottimismo.

Incontrare suor Maria Pia significa ricevere gioia perché la sua vita centrata in Dio la rende disponibile a tutti, e non le mancano mai le parole per esprimere la bellezza e la grandezza della sua vita offerta a Dio! 

Durante questi anni ha saputo spezzarsi come pane buono e fresco in mille modi diversi: è stata un’ottima insegnate per tanti anni dove severità e dolcezza si equilibravano perfettamente nell’educare e nel trasmettere nozioni non solo scolastiche ma anche per la vita. Oggi i suoi alunni, quasi tutti a Livorno dove per la maggior parte della sua vita si è donata nell’insegnamento , portano nel cuore il ricordo di questa maestra che li amava e li rimproverava con la stessa tenerezza e dolcezza.

Quando ormai poteva pensare di …”riposarsi” eccola, timorosa ma sempre sorridente ed entusiasta, pronta a partire per l’Africa. In quella terra non erano le parole a rendere testimonianza, ma il suo sorriso che entrava nei cuori di tutti. Lì, in Cameroon, sr Maria Pia accoglieva coloro che bussavano alla porta, attenta perché ognuno potesse ritornare non solo con ciò che cercava, ma con una parola e un sorriso che li aiutasse a vivere la loro sofferenza o la loro fatica con maggior coraggio e fede.

Ed eccola, rimettersi in gioco in questa piccola comunità pastorale di Leno;  consapevole che non poteva “competere” con le suore giovani nella catechesi o pastorale giovanile, lei trova spazio e modalità diverse per entrare silenziosamente nel cuore di tutti: vive la catechesi della strada! Chiunque incontra, riceve una parola buona, un sorriso o uno sguardo dolce di benevolenza o di rimprovero ….

Questi 70 anni di vita consacrata sono un dono immenso e una grande testimonianza per la Chiesa e per la nostra Congregazione che da sempre la ama e la stima ! Con la sua vita e la sua donazione ci ha aiutate ad essere all’interno della Chiesa strumento di umanizzazione per la società di ogni tempo e segno di comunione.  L’entusiasmo e la giovinezza di spirito di sr Maria Pia testimoniano che una vita povera, casta e obbediente realizza totalmente la persona umana e la proietta verso l’eternità.

Grazie suor Maria Pia per ciò che sei,  per ognuno di questi anni  pieni di freschezza, che hai saputo valorizzare e rendere unici.

Suor Enrica Giovannini

A confronto sulle sofferenze dei preti

Si è concluso ieri mattina in Cattedrale il Convegno dei clero, segnato dalla presentazione della lettera pastorale sulla santità e dal tema della sinodalità, ma anche da un dialogo con il vescovo Tremolada sulle fatiche che i sacerdoti incontrano nella loro missione

Si è concluso ieri mattina in Cattedrale (dopo le  prime due giornate ospitate dall’Istituto Paolo VI di Concesio) con la Lectio Divina proposta da mons. Tremolada, un momento di preghiera e il tempo per la riconciliazione sacramentale, il convegno del Clero. Quello giunto alla sua ultima giornata è stato il primo convegno presieduto dal Vescovo a Brescia. Il tradizionale momento di avvio di anno pastorale è stata occasione per mons. Tremolada di confrontarsi con i suoi preti su temi di particolare importanza come quello della santità, affrontato martedì con la presentazione della lettera pastorale “Il bello del vivere. La santità dei volti e i volti della santità” e ieri con la condivisione dei contenuti della pubblicazione “L’arte del camminare insieme” dedicata alla sindodalità e al consigliare nella Chiesa. Dopo gli interventi del Vescovo è stato lasciato ampio spazio al dibattito e i sacerdoti bresciani non si sono lasciati sfuggire l’occasione per confrontarsi con mons. Tremolada soprattutto su questioni che oggi, dentro e fuori la Chiesa, creano più di una sofferenza.

Nelle prime due giornate del Convegno del clero sono emerse, dal dibattito, molte domande. Don Lorenzo Pedersoli ha sottolineato la solitudine dei preti davanti alle accuse di pedofilia cavalcate con enfasi dai mass media. E spesso queste accuse si dimostrano false. Forse, questa la richiesta, servirebbe una parola in più di conforto da parte dei Vescovi. “Quando ci troviamo davanti a situazioni problematiche e dolorose, non dobbiamo – ha risposto mons. Tremolada – entrare nel vortice delle polemiche. La questione della pedofilia è seria. Ma se uno fa veramente il prete, deve restare tranquillo. Non dobbiamo lasciarci impaurire dai mass media, perché abbiamo il Vangelo e l’eucaristia. Bisogna essere estremamente retti. Raccomando al presbiterio – questa l’esortazione del Vescovo – di essere integerrimo. Se qualcuno ha delle difficoltà, lo dica”.

Don Raffaele Donneschi, invece, ha presentato la fatica di una parrocchiana che si aspetta delle risposte per, citando Amoris Laetitia, le famiglie “ferite”. Su questo punto, Tremolada ha detto che “non possiamo attendere oltre. Dobbiamo collocarci dentro la prospettiva aperta dall’Amoris Laetitia; dobbiamo arrivarci con un discernimento accurato che si sta sviluppando attraverso il lavoro di una commissione”. Don Fabio Corazzina ha, invece, chiesto di favorire una maggiore qualità delle relazioni all’interno del presbiterio e un maggiore rapporto con la società civile. “Nella nostra diocesi – ha confermato il Vescovo – abbiamo delle questioni serie che vanno affrontate: la questione ambientale, l’investimento occupazionale nell’ambito degli armamenti, l’immigrazione, la disoccupazione dei giovani e dei cinquantenni, la denatalità. Queste cose non sono separate dalla santità; un’impostazione come questa permette di avere un’intelligenza interpretativa nei confronti del reale”.

Sempre don Corazzina ha sollevato il tema delle unità pastorali: come si fa a essere preti dentro il cambiamento? Per Tremolada il tema è di particolare importanza: “C’è una spiritualità delle comunità e c’è una spiritualità del presbiterio. Cosa vuol dire oggi essere preti in un contesto in cui non possiamo più garantire un parroco alle parrocchie sotto un certo numero di abitanti? Siamo in una fase di transizione con un numero non ridottissimo del clero ma tendenzialmente anziano”. Nel dibattito è emerso anche il bello di una Chiesa che offre l’esperienza dei fidei donum, ma anche la necessità di coltivare sempre un’attenzione per i poveri. Nel quadro del nuovo assetto della Curia, don Massimo Toninellil ha chiesto spiegazioni sul ruolo dei vicari zonali che rischiano di essere depotenziati, ma è stato rassicurato dal Vescovo: “Vedremo se questa figura si sta indebolendo. Intanto chiedo a loro di relazionarsi con i vicari territoriali e di presentare, se ci sono, anche le problematicità”.

Tra le tante questiono poste nel corso del convegno una è giunta anche dallo stesso vescovo Tremolada che ha chiesto ai suoi sacerdoti di pronunciarsi in merito alla forma che questo tradizionale momento di avvio di anno pastorale deve assumere per essere efficace occasione di crescita e di confronto per tutti i partecipanti.

Luce per tutte le genti

Omelia del Vescovo Pierantonio Tremolada nella S. Messa della Giornata della Vita Consacrata – Venerdì 2 febbraio 2018

Nella festa della Presentazione al tempio del Signore celebriamo – come è tradizione – la Giornata della vita Consacrata. L’episodio che viene raccontato nel Vangelo di Luca e che ricordiamo come quarto mistero gaudioso nella recita del Rosario, fa dunque da sfondo alla meditazione che ogni anno la Chiesa ci invita a fare sul valore, la bellezza, la preziosità e la necessità della vita consacrata. L’episodio della Presentazione al tempio di Gesù, nella sua semplicità, ci appare molto suggestivo. Protagonista della vicenda è, insieme al bambino Gesù e ai suoi genitori, un uomo di nome Simeone, figura ormai divenuta molto cara a tutta la tradizione cristiana.

Simeone ci sorprende, perché è capace di riconoscere il Messia di Dio nel bambino che Maria e Giuseppe portano da Nazareth al tempio per la purificazione richiesta dalla legge. Lo fa identificandolo in mezzo alla grande folla, migliaia di persone, che quotidianamente riempiva i cortili e i portici dell’immenso tempio di Gerusalemme. L’evangelista, che ci spiega in quale modo un simile riconoscimento abbia potuto accadere, ci offre così anche alcune preziose indicazioni riguardanti quest’uomo, rappresentante esemplare dei pii credenti di Israele in attesa del Messia di Dio.

Simeone è un uomo molto anziano, ormai prossimo alla morte. È un uomo “giusto e pio”, uomo di preghiera, retto e buono, amante del tempio e della legge, che riconosce come doni preziosi del Signore Dio di Israele. È uno che aspetta la consolazione di Israele: dunque un credente, che coltiva la convinzione della fedeltà di Dio alle sue promesse di bene a favore del suo popolo ma anche dell’intera umanità, promesse di cui parlano le sante Scritture. È, infine, un uomo che si lascia totalmente ispirare e guidare dallo Spirito santo. Si legge nel brano del Vangelo che abbiamo ascoltato:

Lo Spirito santo gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dallo Spirito santo si recò al tempio e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù… lo accolse tra le sue braccia e benedisse Dio: Ora puoi lasciare o Signore che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo Israele.

Il riconoscimento del Messia bel bambino Gesù deriva dunque totalmente da questo ascolto interiore dello Spirito, dall’obbedienza alle sue sollecitazioni, dalla capacità ricevuta di intuire e identificare la presenza del Signore. Ad essa si aggiunge la capacità di esprimere con parole adeguate la verità della rivelazione: salvezza, luce per tutte le genti, gloria di Israele.

Infine, il frutto che deriva da un simile riconoscimento: la serenità e la pace di fronte alla morte, la fine della vita, che tanta paura crea un po’ a tutti noi.

Simeone è un uomo di speranza, che alla fine della vita ha conservato una meravigliosa giovinezza interiore. Grazie a questa, egli è capace di guardare al futuro con serena fiducia e con riconoscenza, convinto che il Signore è fedele e che si è fatto presente tra noi. È commosso quando tiene fra le sue braccio questo bambino che lo Spirito santo gli ha rivelato essere la consolazione di Israele.

Lo stesso dobbiamo dire di Anna, la seconda figura che compare in scena nell’episodio della Presentazione di Gesù al tempio. Anche Anna è una donna “molto avanzata in età”, che “non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e girono con digiuni e preghiere”. “Sopraggiunta nel momento in cui Simeone accoglie il bambino – dice il nostro testo – si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Israele”. Una donna dunque di grande fede, di intensa preghiera, amante del Signore e del suo tempio, in costante comunione spirituale con Dio, capace di riconoscerne i segni e la presenza, felice di annunciarla a quanti sono in attesa della sua manifestazione.

Simeone ed Anna sono profeti. Per loro si avvera la parola del Signore annunciata da Gioele:

Avverrà negli ultimi giorni – dice il Signore – su tutti effonderò il mio Spirito: i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni, i vostri anziani faranno sogni… in quei giorni io effonderò il mio Spirito ed essi profeteranno (Gl 3,1-5)

Profezia è dare voce a Dio, riconoscere la sua rivelazione, testimoniare la sua fedeltà, lodarlo per il suo amore potente, svelare i suoi disegni di salvezza. Colpisce nelle parole di Gioele che la forma propria della profezia degli anziani sia quella di “avere sogni”: colpisce perché sembrerebbe illogica e impossibile, dal momento che essi ormai – si direbbe – non hanno futuro. Gli anziani che lo Spirito santo ha reso profeti sono dunque capaci di sognare. Lo sono perché hanno coltivato una comunione intima con Dio, hanno posto il loro cuore e la loro mente in piena sintonia con il suo amore, si sono lasciati conquistare alla sua causa di salvezza in favore degli uomini. Da qui la loro speranza tenace e serena. La profezia infatti non è mai stanca, spenta, rassegnata. Su di essa il tempo non ha l’effetto dell’usura ma piuttosto quello dell’irrobustimento. La profezia non teme di guardare al futuro; al contrario, essa desidera farlo proprio per dare contenuto e forma alla speranza che coltiva e annuncia. Così – come dice il profeta Gioele – gli anziani diventano capaci di sognare e lo fanno a beneficio delle diverse generazioni dell’umanità.

Mi piace qui riprendere un passaggio del discorso che papa Francesco tenne lo scorso anno in occasione della Giornata mondiale della Vita Consacrata: “Ci fa bene – egli diceva – accogliere il sogno dei nostri padri per poter profetizzare oggi e ritrovare nuovamente ciò che un giorno ha infiammato il nostro cuore… Questo atteggiamento renderà fecondi noi consacrati, ma soprattutto ci preserverà da una tentazione che può rendere sterile la nostra vita consacrata: la tentazione della sopravvivenza… L’atteggiamento di sopravvivenza ci fa diventare reazionari, paurosi, ci fa rinchiudere lentamente e silenziosamente nelle nostre case e nei nostri schemi. Ci proietta all’indietro, verso le gesta gloriose – ma passate – che, invece di suscitare la creatività profetica nata dai sogni dei nostri fondatori, cerca scorciatoie per sfuggire alle sfide che oggi bussano alle nostre porte”.

Vorrei domandare al Signore per tutti i consacrati e le consacrate, giovani e anziani, il dono di questa giovinezza profetica che Simeone ed Anna ci testimoniamo, caratterizzata dall’essere stretti a Gesù e dal coltivare per il futuro uno sguardo di speranza. Credo che la prima preoccupazione per tutti i consacrati debba essere quella di presentarsi al mondo nella letizia della fede, che nasce dalla convinzione che Gesù è “luce per illuminare tutte le genti”. La gioia di Simeone ed Anna per il compimento delle promesse – come abbiamo visto – era contagiosa e si trasformava in lode riconoscente. Così deve essere per ognuno che il Signore ha chiamato a vivere totalmente per lui.

Quelli dei consacrati e delle consacrate siano volti amabili, lieti, naturalmente sereni.

Dopo l’amore sincero per il Signore, il sentimento che portiamo nel cuore non sia la preoccupazione per il futuro del proprio Istituto o della propria Congregazione, ma la convinzione che la vita consacrata è gioia e bellezza ed un valore per la Chiesa. Se i modi attuali e futuri della vita consacrata sono nel cuore e nella mente di Dio, e lo Spirito certo ci aiuterà a riconoscerli, la sua essenza permane la stessa in ogni tempo. Essa sempre contribuirà a far cogliere quel nucleo essenziale del Vangelo a cui Evangelii Gauidium invita continuamente a ritornare. La testimonianza profetica e potente della vita consacrata rinvia all’amore di Cristo che salva, alla sua assoluta priorità, alla sua sicura verità, alla sua potente efficacia, alla sua raggiante bellezza. Che questa centralità dell’amore di Cristo sia il segreto della stessa vita cristiana è quanto tutta la Scrittura ci insegna: che la scelta di consacrazione sia il segno chiaro, evidente, forse oggi anche sconvolgente, di questa verità è quanto la consapevolezza della Chiesa ha sempre più maturato. È per questo che la Chiesa mai potrà fare a meno della vita consacrata, perché essa rientra nel disegno stesso di Gesù a beneficio di quella comunità di salvati che è scaturita dal mistero pasquale. Come dice bene Giovanni Paolo II nell’esortazione apostolica Vita Consecrata, del 1996: ““In realtà, la vita consacrata si pone nel cuore stesso della Chiesa come elemento decisivo per la sua missione… La vita consacrata non ha svolto soltanto nel passato un ruolo di aiuto e di sostegno per la Chiesa, ma è dono prezioso e necessario anche per il presente e per il futuro del Popolo di Dio, perché appartiene intimamente alla sua vita, alla sua santità, alla sua missione” (n. 3).

Gli uomini e le donne che si consegnano a Cristo Gesù, il loro amato Signore, con tutto il loro cuore, con tutta la loro mente e con tutte le loro forze e danno a questo amore totale la forma della consacrazione verginale, si presentano al mondo come il segno eloquente di una realtà che non si chiude nei confini del mondo che conosciamo, ma apre ad una realtà più grande e misteriosa, ad una forma di vita che evoca un mondo ultimo che ci stupirà e ci commuoverà per la sua perfezione e bellezza. E sempre in questa linea, la vita consacrata rivela la possibilità reale di una fecondità che oltrepassa i limiti della carne e del sangue e diventa spirituale, come spirituali diventano l’esperienza della maternità e della paternità.

Siamo chiamati, come consacrati ad elevare a Dio un canto di speranza mentre camminiamo con i nostri fratelli e le nostre sorelle lungo le strade a volte tortuose della storia. Siamo esortati da colui che ci ha scelti per grazia ad una singolare ma non privilegiata comunione con sé, a metterci con lui in mezzo al suo popolo per scoprire e trasmettere – come dice ancora papa Francesco in Evangelii Gaudium – la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che con il Signore può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio.

Sia dunque questo il nostro primo desiderio: testimoniare il valore e la bellezza della vita consacrata nel disegno di Dio. Lanciamo dall’interno delle Congregazioni o degli Istituti di cui facciamo parte, ma anche dal ministero apostolico episcopale e presbiterale, il messaggio forte e chiaro che la vita spesa a santificazione della Chiesa e del mondo nella verginità per il regno di Dio è fonte di gioia. Le attuali nuove generazioni, ragazzi e ragazze, siano raggiunti da questo annuncio limpido, sincero e appassionato, che sorge da un cuore innamorato di Cristo e del Vangelo. Solo così potranno comprendere la reale carica di vita che essa possiede.

È chiesta forse oggi a tutti noi una maggiore libertà di cuore, a favore di ciò che è essenziale. Al di là delle specifiche modalità della vita consacrata e prima di esse, occorre oggi puntare alla sostanza di questa chiamata, lasciando poi allo Spirito di confermarne o ridefinirne i contorni. Oggi è indispensabile che, guardando le vesti differenti dei consacrati e delle consacrate, cioè i diversi Ordini e Istituti e le molteplici Congregazioni, si colga anzitutto la carica attraente del dono unificante di cui la Chiesa non potrà mai fare a meno, cioè la vita consacrata in quanto tale, nella sua forma maschile e femminile.

Alla Beata Vergine Maria affidiamo il cammino di ognuno di noi, delle diverse forme di consacrazione della Chiesa e della Chiesa stessa. A lei, che in ascolto dello Spirito e nella piena disponibilità alla sua azione misteriosa, ha consentito al Signore Gesù di entrare nella nostra storia come Salvatore e Redentore, chiediamo la grazia di riconoscere e di attuare sempre ciò che Dio si attende da noi, in obbedienza alla sua volontà.

Vita consacrata

In questo tempo,nel quale le vicende si susseguono con un ritmo incalzante, è offerto, alla vita Consacrata un “anno”, tutto suo, grazie alla genialità di Papa Francesco.

Vita Consacrata o Vita “Consecrata” (dal latino), è poco nota ai più, eppure essa ha le radici nella persona di Cristo Gesù, Lui il primo Consacrato alla Gloria del Padre, Lui il Santo.

La Vita Consacrata vuole identificarsi al suo Signore, il suo Spirito la guida sulle orme di Cristo verso la Santità e continuare la missione di Salvezza.

I primi discepoli, accolto l’invito di Gesù sono stati inviati a portare “il lieto annuncio”.

Ai primordi della Chiesa troviamo affiancate gruppi di donne prese da zelo per l’instaurazione del Regno di Dio. Esse costituirono la prima, migliore riprova di persone Consacrate.

Sono poi da ammirare le Vergini che agli inizi della Chiesa, nella grande persecuzione, hanno preferito morire per il Vangelo e testimoniare la fedeltà al Cristo Morto e Risorto.

Successivamente la contemplazione del Volto di Cristo ha appassionato uomini e donne che hanno scelto la solitudine e il silenzio per fare spazio a Dio nella preghiera.

In seguito poi sono sbocciate le grandi Opere Apostoliche a bene del prossimo, come usava dire, ed ecco i vari Istituti maschili e femminili di Vita Consacrata.

Come non ammirare lo Spirito Creatore che ha operato così grandi cose, e sempre irradia lo splendore del Mistero?

A Lui è affidato il futuro della Vita Consacrata con i suoi Carismi a servizio del Vangelo, nelle forme più varie e inaspettate.

La Vita Consacrata è la perla della Chiesa “Ripartire da Cristo”, è il dinamismo del suo essere. La Chiesa ama la Vita Consacrata come dono del Signore. Oggi “gli Istituti di Vita Consacrata sono consapevoli della speciale Missione nella Chiesa” come presenza viva dello Spirito nel cammino di santità nella Carità, come testimonianza delle “Realtà Celesti”.

Qui a Leno preziosa è stata l’esperienza di Vita Consacrata delle Ancelle della Carità di S. Maria Crocifissa di Rosa, dedite alla cura dei malati, instancabili angeli della sofferenza, pronte al sacrificio e a recare conforto e fiducia …

Attualmente a Leno siamo presenti noi Maestre Pie Venerini che con il nostro stile di vita, di fedeltà ai Voti cerchiamo di attuare il “sogno Profetico della nostra Fondatrice S. Rosa Venerini.

“Siccome il male viene dall’ignoranza” ella diceva, si impegnò con tenacia e amore a combatterlo, istituendo a Viterbo la prima Scuola pubblica per le fanciulle, perché istruendosi, potessero comprendere e valorizzare la dignità della persona e giungere ad una buona formazione umana e cristiana. Non fu un impegno facile, dato il periodo storico assai burrascoso per la società e la Chiesa.

Noi in risposta al Carisma, che lo Spirito le aveva ispirato, abbiamo aperto scuole e collegi …..

Qui a Leno prestiamo gioiosamente il nostro servizio alla grande famiglia parrocchiale per l’educazione Cristiana dei fanciulli e dei ragazzi, a sostegno della famiglia, all’oratorio con la catechesi, Iniziazione Cristiana ai fanciulli e ragazzi, l’animazione dei gruppi con iniziative che la Chiesa locale propone: giornate di Spiritualità, di Carità, tempi ricreativi e formativi, campi-scuola…

Questi brevissimi cenni non esauriscono la conoscenza della Vita Consacrata che ha radici profonde come il Vangelo nel quale la Vita Consacrata è innestata, ma potranno stimolare a meglio conoscere e più approfondire il grande dono di Dio. Ce lo auguriamo.

Sr. Maria Pia