Il Confronto

Mentre sto cercando di comporre un argomento che possa suggerire ai lettori l’interesse condividibile nell’ambito della nostra comunità parrocchiale ecco che volgendo lo sguardo su alcune riviste che sfoglio ogni tanto e guarda caso una di queste attira la mia attenzione. La copertina di questa rivista presenta l’immagine di un corpo celeste, Saturno. 

L’articolo proposto per questa foto eseguita dal satellite Hubble è “Esplorazione ai confini dello spazio”. Ebbene, facciamo un salto, si fa per dire, fuori dal tempo ed entriamo nell’armonia delle stelle con l’aiuto del satellite esplorativo Hubble che ci ha mandato da una distanza di “170 000 anni luce” dalla terra dalla galassia della nebulosa Magellano all’interno della quale si individuano 30 corpi radiosi e un ammasso di stelle brillanti di un blu intenso e puro fluttuanti tra masse di gas e pulviscolo cosmico.

L’immensità celeste portataci a conoscenza dalle esplorazioni che sta sopra di noi, invisibile ai nostri occhi se non nelle rare notti di cielo limpidissimo, quale confronto ci propone stando coi piedi ben saldi sul nostro suolo terrestre affaccendati nel vivere quotidiano tra lavoro, famiglia, interessi e difficoltà di sopravvivenza tra i tumulti e catastrofi che circondano il nostro quieto vivere.

Non ci resta che affrontare la quotidianità con serena fiducia pensando che siamo ospiti del nostro pianeta per il tempo che il Buon Dio ci concede… e non lasciamoci prendere dal panico se i nostri simili propongono, dispongono, dichiarano e disfano a loro piacimento pur sapendo di rischiare prendendo la zappa sui piedi.

A confronto sulle sofferenze dei preti

Si è concluso ieri mattina in Cattedrale il Convegno dei clero, segnato dalla presentazione della lettera pastorale sulla santità e dal tema della sinodalità, ma anche da un dialogo con il vescovo Tremolada sulle fatiche che i sacerdoti incontrano nella loro missione

Si è concluso ieri mattina in Cattedrale (dopo le  prime due giornate ospitate dall’Istituto Paolo VI di Concesio) con la Lectio Divina proposta da mons. Tremolada, un momento di preghiera e il tempo per la riconciliazione sacramentale, il convegno del Clero. Quello giunto alla sua ultima giornata è stato il primo convegno presieduto dal Vescovo a Brescia. Il tradizionale momento di avvio di anno pastorale è stata occasione per mons. Tremolada di confrontarsi con i suoi preti su temi di particolare importanza come quello della santità, affrontato martedì con la presentazione della lettera pastorale “Il bello del vivere. La santità dei volti e i volti della santità” e ieri con la condivisione dei contenuti della pubblicazione “L’arte del camminare insieme” dedicata alla sindodalità e al consigliare nella Chiesa. Dopo gli interventi del Vescovo è stato lasciato ampio spazio al dibattito e i sacerdoti bresciani non si sono lasciati sfuggire l’occasione per confrontarsi con mons. Tremolada soprattutto su questioni che oggi, dentro e fuori la Chiesa, creano più di una sofferenza.

Nelle prime due giornate del Convegno del clero sono emerse, dal dibattito, molte domande. Don Lorenzo Pedersoli ha sottolineato la solitudine dei preti davanti alle accuse di pedofilia cavalcate con enfasi dai mass media. E spesso queste accuse si dimostrano false. Forse, questa la richiesta, servirebbe una parola in più di conforto da parte dei Vescovi. “Quando ci troviamo davanti a situazioni problematiche e dolorose, non dobbiamo – ha risposto mons. Tremolada – entrare nel vortice delle polemiche. La questione della pedofilia è seria. Ma se uno fa veramente il prete, deve restare tranquillo. Non dobbiamo lasciarci impaurire dai mass media, perché abbiamo il Vangelo e l’eucaristia. Bisogna essere estremamente retti. Raccomando al presbiterio – questa l’esortazione del Vescovo – di essere integerrimo. Se qualcuno ha delle difficoltà, lo dica”.

Don Raffaele Donneschi, invece, ha presentato la fatica di una parrocchiana che si aspetta delle risposte per, citando Amoris Laetitia, le famiglie “ferite”. Su questo punto, Tremolada ha detto che “non possiamo attendere oltre. Dobbiamo collocarci dentro la prospettiva aperta dall’Amoris Laetitia; dobbiamo arrivarci con un discernimento accurato che si sta sviluppando attraverso il lavoro di una commissione”. Don Fabio Corazzina ha, invece, chiesto di favorire una maggiore qualità delle relazioni all’interno del presbiterio e un maggiore rapporto con la società civile. “Nella nostra diocesi – ha confermato il Vescovo – abbiamo delle questioni serie che vanno affrontate: la questione ambientale, l’investimento occupazionale nell’ambito degli armamenti, l’immigrazione, la disoccupazione dei giovani e dei cinquantenni, la denatalità. Queste cose non sono separate dalla santità; un’impostazione come questa permette di avere un’intelligenza interpretativa nei confronti del reale”.

Sempre don Corazzina ha sollevato il tema delle unità pastorali: come si fa a essere preti dentro il cambiamento? Per Tremolada il tema è di particolare importanza: “C’è una spiritualità delle comunità e c’è una spiritualità del presbiterio. Cosa vuol dire oggi essere preti in un contesto in cui non possiamo più garantire un parroco alle parrocchie sotto un certo numero di abitanti? Siamo in una fase di transizione con un numero non ridottissimo del clero ma tendenzialmente anziano”. Nel dibattito è emerso anche il bello di una Chiesa che offre l’esperienza dei fidei donum, ma anche la necessità di coltivare sempre un’attenzione per i poveri. Nel quadro del nuovo assetto della Curia, don Massimo Toninellil ha chiesto spiegazioni sul ruolo dei vicari zonali che rischiano di essere depotenziati, ma è stato rassicurato dal Vescovo: “Vedremo se questa figura si sta indebolendo. Intanto chiedo a loro di relazionarsi con i vicari territoriali e di presentare, se ci sono, anche le problematicità”.

Tra le tante questiono poste nel corso del convegno una è giunta anche dallo stesso vescovo Tremolada che ha chiesto ai suoi sacerdoti di pronunciarsi in merito alla forma che questo tradizionale momento di avvio di anno pastorale deve assumere per essere efficace occasione di crescita e di confronto per tutti i partecipanti.

Da oggi preti a convegno sulla santità

All’Istituto Paolo VI di Concesio il convegno del clero che apre l’anno pastorale. È il primo presieduto dal vescovo Tremolada. La lettera pastorale “Il bello del vivere” e il tema della sinodalità al centro dei lavori. Giovedì 6 la conclusione in Cattedrale. Il Vescovo spiega in un’intervista la scelta del tema della santità

Prende il via oggi, all’Istituto Paolo VI di Concesio, l’annuale convegno del clero, l’incontro tra il Vescovo e i preti bresciani che segna da sempre l’avvio di un nuovo anno pastorale. É il primo convegno del clero che mons. Pierantonio Tremolada presiede dal suo arrivo a Brescia, l’8 ottobre dello scorso anno. Nel corso delle prime due giornate il Vescovo si confronterà con i sacerdoti bresciani su temi che gli stanno particolarmente a cuore, quasi delle linee guida a cui intende informare il suo episcopato: la santità e la sinodalità. Sin dalla prima omelia, quella dell’ingresso in diocesi, mons. Tremolada li ha messi al centro della sua riflessione. Alla santità ha scelto di dedicare la sua prima Lettera pastorale (“Il bello del vivere. La santità dei volti e i volti della santità”) e la prima giornata del convegno del clero, mentre sul tema della sinodalità è tornato più volte nel corso dei suoi primi mesi a Brescia, riassumendo gli interventi più significativi nella pubblicazione “L’arte del camminare insieme” che sarà presentata ai sacerdoti nella giornata di mercoledì 5 settembre. La terza e ultima giornata del convegno si terrà, invece, nella Cattedrale di Brescia. Ogni giornata del convegno si aprirà alle 9.30 con la recita dell’Ora media.

È lo stesso mons. Tremolada, sull’ultimo numero de “La Voce del Popolo”, a spiegare le ragioni che l’hanno spinto a dedicare la sua prima Lettera pastorale al tema della santità e a illustrare il modo in cui ha concepito e realizzato questo documento.  Il Vescovo presenterà la lettera inaltri appuntamentii: al Convegno dei Consacrati delll’8 settembre, in mattinata, e a quellodegli operatori pastorali laici nel pomeriggio di sabato 8 settembre, alla Festa della Voce del Popolo lunedì 10 settembre e con una serie di incontri nei Vicariati territoriali secondo il programma allegato. Ecco l’intervista

Una prima domanda, forse un po’ banale: perché una Lettera pastorale sulla santità? È forse la risposta alla domanda: “Da dove vuoi partire” che lei si è posto pensando al suo episcopato e che ha riportato nelle prime pagine della stessa lettera?

Sì, lo è. È una domanda che sentivo come particolarmente importante perché è proprio l’inizio di un cammino che segna sin da subito il suo svolgimento. Per questo mi sono lasciato interrogare dalle domande: “Cosa ti sta veramente a cuore? Come vorresti impostare il cammino? Su cosa ritieni necessario concentrarti?”. Da subito ho immaginato che la risposta dovesse abbracciare un orizzonte ampio. Non si trattava semplicemente di mettere a tema un argomento, il primo di tanti, ma di delineare un cammino, di indicare un percorso. In questo mi è stata di grande aiuto la tesi di fondo della Novo millennio ineunte che San Giovanni Paolo II scrisse all’inizio del millennio: la Chiesa nel nuovo millennio doveva camminare su due binari. Il primo era quello della contemplazione del volto di Gesù; il secondo era quello della testimonianza della santità. La sopraggiunta conferma della canonizzazione di Paolo VI ha fatto il resto; ho capito che anche questa bella notizia era un messaggio importante da non sottovalutare. Forse, anche grazie a lui dobbiamo metterci in questa strada e interrogarci su cosa significhi per noi camminare nella santità.

La santità è “il bello del vivere”. Eppure nelle nostre comunità, nei nostri cuori, facciamo fatica a comprendere questa bellezza…

Già nelle prime pagine della lettera ricordo come la parola “santità” rischia, se non viene intesa in modo corretto, addirittura di provocare una sorta di rifiuto, di allontanamento: non è cosa alla mia portata! È poi radicata l’idea che la santità porti con sé il sacrificio nella sua forma estrema. Per questo mi preme in modo particolare far capire che, in realtà, la santità riguarda tutti perché è la forma bella della vita, o meglio, è la vita stessa nella sua forma più autentica: è l’umanità così come Dio l’ha pensata all’inizio e come il frutto della redenzione, liberata da tutto ciò che la offende, la ferisce, la intristisce, la rende crudele e volgare, quell’umanità che non ci fa paura, che abbiamo piacere di incontrare. I santi non sono soltanto sacerdoti, religiosi, religiose, vescovi, cardinali o papi. Sono persone che hanno avuto ruoli diversi nell’ambito della società, che hanno vissuto semplici esperienza quotidiane, persone che hanno avuto grandi responsabilità a livello sociale, che hanno avuto responsabilità educative… È questo che mi sta particolarmente a cuore: far capire che la santità si fonde con la vita stessa quando questa vita manifesta la sua bellezza.

In un passaggio della Lettera lei scrive che la “santità non è un argomento di cui trattare o un tema di cui discutere”: affermazioni che le avranno richiesto un impegno particolare nel concepirla. Come ha impostato questa sua prima lettera?

C’è un passaggio della lettera in cui ricordo che se volessimo essere rigorosi dovremmo parlare di santi e non di santità. Non esiste la santità, esistono i santi che hanno un volto, un nome. Non a caso, dunque, il sottotitolo della lettera è “La santità dei volti e i volti della santità”: la santità si vede, infatti, nel volto, nella concretezza del vissuto di ogni singola persona, con il suo nome, con la sua esperienza. Dall’altra parte, però, non possiamo dimenticare che diversi sono i modi in cui si manifesta e si presenta la santità. La lettera, dunque, non si limita a raccontare episodi ma cerca di sviluppare una riflessione. Ho, così, voluto corredarla con alcune video interviste (disponibili a partire dai prossimi giorni, ndr). Nella lettera ci sono dei volti, dei ritratti di persone reali che si raccontano. Sono persone della nostra diocesi che dicono e presentano se stesse e la loro vita cercando di fare emergere quel frutto della grazia che poi ha reso la loro vita testimonianza di bellezza. Anche il linguaggio che ho cercato di utilizzare non è quello di un’argomentazione sistematica, elaborata e rigorosa, ma quello di una comunicazione più diretta. Ho cercato di descrivere ciò che si può sentire e sperimentare mettendo per iscritto un’esperienza che tutti possiamo condividere.

Nella lettera lei parla di “forma comunitaria della santità”: si tratta di un’immagine suggestiva, ma anche impegnativa. Le sue parole sembrano quasi chiedere alla Chiesa bresciana, alla comunità diocesana di verificare quanto si sia impegnata o si stia impegnando per vivere questa esperienza…

Sì. La Chiesa che si definisce “una, santa, cattolica e apostolica”, e lo è per grazia, deve anche dimostrare di esserlo. A volte gli uomini di Chiesa rischiano di tradire la sua santità. Non bisogna, però, dimenticare che tutti siamo uomini di Chiesa; ogni battezzato è chiamato a portare la propria testimonianza di quella santità che è propria della Chiesa. Per questo ho voluto sottolineare la dimensione comunitaria della santità. Quando pensiamo ai santi normalmente immaginiamo singole persone. In realtà c’è anche la comunione di santi. Si tratta di un’espressione che la Chiesa utilizza per indicare la comunità di tutti coloro che vivono nella luce della grazia. Ci sono quei santi che onoriamo e che abbiamo messo nei calendari e sugli altari; insieme a loro, però, ci siamo anche tutti noi, chiamati a vivere l’esperienza della santità. La Chiesa, poi, ha dei momenti in cui percepisce in modo chiaro la sua santità, a prescindere dai comportamenti di ciascuno: sono i momenti in cui celebriamo l’eucaristica, il battesimo, la cresima, quando sostiamo in preghiera tutti insieme. Qui c’è qualcosa che non può essere ricondotto alle dinamiche di quel vissuto socio-politico che normalmente utilizziamo per definire la convivenza tra le persone. C’è quello che il Concilio Vaticano II ha chiamato il mistero della Chiesa, che rimanda a quella che è la sua sorgente, l’opera stessa di Cristo, la sua passione e la sua resurrezione.

“Il bello del vivere” può interpellare anche la società civile?

Dalla santità intesa come attuazione di quella chiamata che per i credenti deriva dal dono del battesimo, scaturisce anche una visione della realtà, un modo diverso di guardare il mondo. Ho fatto riferimento in modo particolare alla Laudato si’ in cui papa Francesco parla di “paradigma alternativo”, di un mondo diverso non solo per guardare alla realtà, ma anche per costruirla, un paradigma che va a contestare quello che si sta imponendo e che il Papa definisce “economico e tecnologico”, in cui c’è un’economia che viene assolutizzata a partire dal principio del profitto e che finisce col governare un po’ tutto, e una tecnologia che viene enfatizzata. Non può essere, però, questa la prospettiva nella quale ci collochiamo, anche perché corriamo il rischio di cadere in una logica consumistica che finisce per portare alla distruzione della nostra profondità. Parlare allora di santità significa andare a recuperare il ricordato primato dell’interiorità a cui corrisponde un’esperienza del bello del vivere che è capace di contestare quel paradigma economico e tecnologico senza però privare l’uomo del positivo che questo può anche offrire. In questa prospettiva credo che parlare della santità non sia stare sulle nuvole, ma offrire una chiave interpretativa del tutto e della convivenza umana che poi ha delle conseguenze anche molto concrete sul piano della gestione della socialità.

Lei indica la preghiera come via per la santità e per primo si assume l’impegno continuativo di un appuntamento settimanale alle Grazie. Non riusciamo a comprendere e a vivere sino in fondo la chiamata alla santità perché preghiamo poco?

Credo proprio di sì. Parlare della preghiera e della sua importanza potrebbe dare l’impressione di non avere il senso della realtà e di non comprendere il compito e le responsabilità che la vita mette davanti. In realtà non è così. Dobbiamo recuperare l’importanza e il primato di questa relazione con Dio che poi riempie l’interiorità di ogni uomo e lo mette nella condizione di affrontare le proprie responsabilità dentro un mondo a cui ci si accosta con un grande affetto e con un alto senso critico.

Religioni a confronto

La sera del Corpus Domini si è conclusa la mostra di artisti del mondo della giustizia allestita presso la Pieve di Urago Mella. L’iniziativa, organizzata dalla comunità locale del Movimento dei Focolari, è stata un momento significativo del sistema Corpus Hominis

La sera del Corpus Domini si è conclusa la mostra di artisti del mondo della giustizia allestita presso la Pieve di Urago Mella. L’iniziativa, organizzata dalla comunità locale del Movimento dei Focolari, è stata un momento significativo del sistema Corpus Hominis. Le azioni intraprese durante il periodo progettuale sono state presentate alla città ogni anno, durante la settimana del Corpus Domini, per mettere in evidenza che il Corpo di Cristo necessariamente deve prolungarsi e trasformare la vita degli uomini della città attraverso la testimonianza di cristiani autentici pronti a riversare nel mondo l’amore che attingono dalla carne del Signore. Questa mostra è stata avviata con un incontro aperto con la presenza di vari esperti dal titolo: “La città e la giustizia – dare luoghi al bene della città – meglio prevenire che reprimere”. Vi hanno partecipato con disegni, lavori, maschere, sculture diversi operatori di giustizia e alcuni carcerati, detenuti a Brescia, che hanno lavorato guidati da professionisti, che hanno dedicato tempo e capacità per coinvolgere questi fratelli ristretti in carcere, aiutandoli a sviluppare talenti sepolti, per rimarginare la loro umanità ferita.

A conclusione è stato offerto un concerto di tre cori che hanno presentato canzoni e musiche sacre da parte di giovani di Sri Lanka, dei Sikh e della Consulta giovanile della Vicaria nord della città. È stata una nuova tappa dei cammini di fraternità e di dialogo fra religioni improntata alla gioia, alla conoscenza reciproca per realizzare la cultura dell’incontro che vorrebbe diventare uno stile di vita per costruire rapporti trinitari. L’Inno alla gioia di Beethoven cantato all’unisono dai tre cori, alla conclusione di questo coinvolgente saggio canoro, ha reso evidente come gli ideali di libertà, di pace e di solidarietà possono essere perseguiti dall’Europa e possono diventare una realtà che ravviva la nostra identità. Ancora una volta abbiamo toccato con mano come l’arte e la bellezza riescano veramente a dare espressione all’inesprimibile.

Circolo ACLI di Leno

Si avvicina la fine dell’anno ed è tempo di bilanci anche per il circolo Acli di Leno che il 6 Novembre scorso ha visto concludersi l’iniziativa “Cammini e Confronti sull’Enciclica Laudato Sì”. Il tema “La cura della casa comune” trattato da don Gabriele Scalmana, responsabile della Pastorale del Creato della Diocesi di Brescia, e da Fabrizio Molteni, vicepresidente Acli provinciali Brescia, ci riguarda sicuramente sotto molteplici aspetti e da molto vicino; basta dare un’occhiata intorno a noi per vedere la poca cura e il poco rispetto che abbiamo della natura e delle cose che ci circondano. Le parole che abbiamo sentito, dopo un breve cammino, ci hanno aiutato sicuramente a riflettere su quello che ognuno di noi può fare per contribuire a fermare la distruzione in atto, perché ognuno di noi può fare molto. La partecipazione e l’interesse sono stati molto lusinghieri e grazie alla collaborazione dei Volontari dei Carabinieri, Protezione civile e Polizia Municipale, Fondazione Dominato Leonense e tutte le persone che si sono attivate per ospitarci presso la chiesetta di S. Nazaro e Celso, S. Bernardo a Mirabella e S. Michele a Milzanello dove purtroppo causa la pioggia non siamo riusciti ad arrivare, tutto è andato benissimo.

Pensiamo di proporre l’iniziativa anche il prossimo anno, probabilmente in tarda primavera quando il clima invita alle passeggiate.

Nel frattempo, le Acli provinciali con Fabula Mundi (Percorso di geopolitica) e Ipsia propongono a livello zonale tre incontri, che si terranno presso la nostra sede di via Collegio a cadenza settimanale partendo dalla seconda metà di Febbraio 2018. Gli argomenti trattati sono di stretta attualità e ci aiuteranno a comprendere meglio la sempre più complessa situazione politica internazionale.

Vi invitiamo pertanto fin d’ora a partecipare a queste serate di approfondimento.

Ricordando che il prossimo Gennaio verrà aperta la nuova campagna tesseramenti e rinnovi, i membri del consiglio direttivo ringraziano tutti coloro che hanno dimostrato fiducia e ci hanno seguiti in questo anno e colgono l’occasione per esprimere a tutti gli auguri di Buon Natale e Buon 2018.

A nome del Consiglio Direttivo del circolo
La Presidente Wilma Bonetti

Confronto in merito alle proposte in atto

Oggetto: invito confronto in merito alla proposta in atto;

Gentili Signori,

giunti oltre la metà del cammino di catechesi intrapreso con i vostri figli, ci farebbe piacere se ci scambiassimo i pareri e le valutazioni in merito alla proposta in atto. Ci eravamo incontrati lo scorso 5 ottobre in occasione dell’avvio del nuovo anno pastorale e pensiamo sia buona cosa confrontarci.

Vi invitiamo, quindi, martedì 26 marzo prossimo, nel teatro dell’Oratorio, alle ore 20.30. Se vorranno venire anche i vostri figli direttamente interessati saranno bene accetti, ma pensiamo che l’incontro sia rivolto prevalentemente a voi genitori.

  • Cogliamo, inoltre, l’occasione per informarvi che nella serata del prossimo 26 marzo, daremo informazioni in merito al pellegrinaggio ad Assisi proposto nei giorni 01, 02, 03 aprile 2013 (info www.oratorioleno.it oppure in Oratorio);

  • Vi comunichiamo e vi invitiamo, ancora, dicendovi che il prossimo 8 marzo abbiamo organizzato con gli adolescenti delle parrocchie di Leno, una Via Crucis presso la parrocchia di Porzano. Se ci fossero genitori disponibili per aiutarci con il trasporto in automobile ci farebbe molto piacere;

  • Vi comunichiamo, infine che in occasione della veglia delle palme prevista per il giorno 23 marzo 2013, proponiamo la preghiera e l’incontro con il Vescovo e i giovani della Diocesi. Per questo appuntamento abbiamo predisposto un pullman per il trasporto A/R a Brescia. La partenza è prevista per le ore 19.00 dall’Oratorio e il rientro per le ore 23.30 sempre in Oratorio. Per quest’ultima occasione vi chiediamo di compilare e riconsegnarci il modulo sotto riportato.

Augurandoci ogni bene, una proficua collaborazione e una reciproca stima, porgiamo cordiali saluti.

Gli Educatori dell’Oratorio e Don Davide