Raccontarsi per condividere le esperienze

Sono P.

É da poco tempo che collaboro con la Caritas della nostra parrocchia. Da pochissimi mesi, ho pensato di aiutare, di dare una mano (e non solamente in senso figurato), di donare un po’ del mio tempo a chi ne ha bisogno. Ho scoperto che la nostra Caritas ha un bellissimo progetto che abbraccia tutte le dimensioni della solidarietà cristiana: ascolto, distribuzione, consolazione, cura e preghiera.

La persona che si trova in un momento di difficoltà e disagio (che può essere materiale, interiore o spirituale) è così “accolta“ e  “accompagnata“ integralmente. Il mio contributo è minimo, aiuto nella distribuzione (più esattamente nella raccolta di indumenti ed oggetti di vario genere da distribuire alle famiglie che diversamente non potrebbero permetterseli) e due volte la settimana, al mattino, seguo, non da sola ma con altre collaboratrici della Caritas, i bambini delle mamme che frequentano presso Casa Garda la Scuola di Italiano.

Questo piccolo impegno mi ha permesso di rendermi conto che ci sono ancora tanti nuclei familiari che versano in difficoltà economiche e di sentirmi concretamente utile e vicino ad una realtà (quella della povertà) che  oggi, nel terzo millennio, ancora persiste. Le molte persone che fanno pulsare il cuore della Caritas, che ho avuto la fortuna ed il piacere di conoscere e che ringrazio di avermi dato l’opportunità di affiancarle, sono infaticabili, generose, positive e creative, sempre alla ricerca di iniziative nuove e coinvolgenti che possano sensibilizzare alla solidarietà, anzi alla Carità, a quell’amore verso il “prossimo“ che la parabola del Buon samaritano ci insegna e che da sempre ci interroga riguardo ad una domanda a volte scomoda:

Chi è il mio prossimo? I miei parenti? I miei connazionali? Quelli della mia religione

A ciascuno di noi è assegnato il compito di coglierne il vero significato e di dare una risposta che non resti astratta ma diventi concretezza.

P.

Ciao, sono Vanessa.

Durante un percorso di crescita personale, sono venuta a contatto con i volontari della caritas parrocchiale di Leno e ho iniziato il mio percorso al Centro d’ascolto. Qui sono diventata più consapevole dei vari problemi che ci affliggono quotidianamente: non solo le “classiche scadenze”, ma soprattutto il bisogno di essere ascoltati e di sfogarsi, la paura del momento e quella del futuro, la solitudine…

Non sempre riusciamo a risolvere tutte le problematiche, ma cerchiamo di alleviarle il più possibile. 

Confrontandoci nelle varie situazioni, riusciamo ad aiutare anche noi stessi.

La fruttuosa collaborazione con l’ACR

Nei giorni 2 e 3 marzo, i volontari caritas hanno realizzato con i ragazzi dell’ACR una bella, vivace e intensa collaborazione.

Mantenendo fede alla promessa fatta quando avevano visitato la sede caritas, il fantastico gruppo  dei ragazzi con i loro responsabili, Damiano e Alessandro, si sono buttati a capofitto in una iniziativa di autofinanziamento del Centro d’ascolto: confezionare e distribuire, ad offerta libera, delle piante fiorite alle porte della chiesa.

Laboratorio: sala stampa dell’Oratorio e “lavoro a catena”. Si tagliavano la carta crespa e le strisce di nastro colorato, si rivestivano i vasetti di primule e margheritine, si applicava il rotolino di carta con stampato un pensiero di riflessione.

Tutto fatto con la gioia ed l’entusiasmo manifestato anche la domenica vicino alle porte della chiesa per la distribuzione insieme alle volontarie caritas.

Grazie, ragazzi! Vi aspettiamo per altre iniziative!  

Impegno condiviso per i malati

In occasione della XXVI Giornata mondiale del malato, Vescovi delle diocesi della Lombardia si sono rivolti alle comunità cristiane con un messaggio per richiamare l’importanza degli enti sanitari e socio sanitari di ispirazione cristiana diffusi sul territorio, impegnati per una presenza qualificata nel mondo della cura.

L’impegno della chiesa negli ospedali e istituti di cura cattolici è “espressione del Vangelo e dell’attenzione ai malati e ai deboli. Le parrocchie li sostengano”. Lo si legge nel messaggio che i vescovi della Lombardia hanno pubblicato nei giorni scorsi in occasione della XXVI Giornata mondiale del malato dell’11 febbraio.

I vescovi delle diocesi della Lombardia si rivolgono alle comunità cristiane con un messaggio inteso a richiamare l’importanza degli enti sanitari e socio sanitari di ispirazione cristiana diffusi sul territorio regionale, “impegnati per una presenza qualificata nel mondo della cura”.

Il testo messo a punto dalla Conferenza episcopale lombarda pone come prioritari quattro punti: “apprezzare gli enti di ispirazione cristiana che si occupano della cura dei malati, e incoraggiarli ad essere fedeli alla loro vocazione”; “richiamare l’attenzione di tutta la comunità cristiana verso coloro che hanno bisogno di cura e verso gli enti che se ne curano”; “incoraggiare il volontariato a servizio dei malati e di tutti i bisognosi”; “incoraggiare la beneficenza come sostegno economico per gli enti che assicurano ai poveri le cure di cui hanno bisogno”.

I vescovi lombardi pongono come “iscritti profondamente nella tradizione del popolo lombardo” due brani evangelici, diventati “riferimento sicuro per le tante iniziative in favore degli infermi”: la parabola del buon samaritano, riportata dal Vangelo secondo Luca, e a quella del giudizio universale in Matteo al capitolo 25.

Nel messaggio sono affrontate anche le trasformazioni dello scenario socioculturale, istituzionale e della scienza medica, della riforma sanitaria della Regione Lombardia e del Terzo settore. “La riforma sanitaria della Regione Lombardia e del Terzo settore non li penalizzi”, affermano.

Un paragrafo è dedicato all’ambito delle scelte bioetiche per la vita, anche di fronte alle recenti “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”, auspicando di evitare “risolutamente sia le derive dell’accanimento terapeutico che dell’eutanasia (e suicidio assistito)”.

Natale: Gesù, il missionario del Padre, ci chiama a condividere la Sua missione

La lettera agli Ebrei, nel presentare il sacerdozio di Gesù, attribuisce a Lui la disponibilità a Dio Padre, dichiarata nel Salmo 40: “Allora io dissi: Ecco, io vengo – nel rotolo del libro è stato scritto di me – o Dio, per fare la tua volontà”. E il rotolo del libro a cui si riferisce il Salmo potrebbe essere il testo che riporta la vocazione del profeta Isaia: “Poi udii la voce del Signore che diceva: Chi manderò? Chi andrà per noi? – Io risposi: Eccomi, Signore, manda me!”. Come un dialogo all’interno della Trinità, che ci fa comprendere come, per salvare l’umanità dalla sua caduta nel peccato, dalla sua miseria, dalla sua morte, è necessario che Uno dall’interno della Trinità accetti di compiere una missione d’amore, che gli chiede di abbandonare il seno del Padre e, da Tutto che è, “annichilisca se stesso”, si faccia “nulla” per diventare simile agli uomini e renderli finalmente partecipi del “Tutto” che è Dio.

Chi si rende disponibile a questa missione accetta di distanziarsi da Dio, come in un esilio, e di fare esperienza di morte, perché tale è l’esistenza lontana da Dio.

E il Figlio, per amore e nell’esercizio pieno della sua libertà, sceglie la strada del dono di sé, anche se ciò Gli chiede lo “svuotamento di sé” (Fil 2,7), l’esilio per un tempo dalla sua divinità e l’immersione in una umanità che è separata da Dio, avendo dubitato del suo amore e essendo caduta nel peccato.

L’offerta da parte del Figlio, dunque, si attua nella consapevolezza che dal momento del “sì” al Padre inizia la sua passione e la sua morte, che consiste nella sua lontananza, nel suo esilio rispetto alla Trinità. Dal concepimento nel grembo della Vergine Maria, il “sì” del Figlio, che è obbedienza al Padre, diventa “via crucis”, passione e morte, per far morire in sé il seme dell’umanità peccatrice, affinché questo stesso seme possa germinare a vita nuova non solo per sé, ma per tutta l’umanità.

Gesù accoglie questa missione perché ama il Padre e nel Padre ama l’umanità, che è nata dall’eccedenza del suo amore. Egli si carica dell’amore e della potenza dello Spirito Santo e accetta la “sfida” dell’incarnazione.

Tale è il suo amore: Gesù si fa missionario, offrendosi liberamente al Padre e allontanandosi da Lui, accettando il rischio del rifiuto purché si compia, proprio nel rifiuto dell’umanità, il progetto di salvezza, che consiste nel ritornare al Padre, portando con sé i “prigionieri” liberati: gli uomini schiavi del peccato e della morte, liberati grazie al suo supremo gesto d’amore.

E tutta la missione di Gesù è segnata dal rifiuto: deve nascere in una povera grotta, perché nessuno vuole alloggiare la madre partoriente; è deposto nella paglia, perché per lui non c’è una culla; è adorato dai pastori e dai Magi perché nessuno dei ricchi e dei potenti riconosce in Lui l’’amore di Dio; deve fuggire in Egitto perché Erode, pur non conoscendo la natura della sua regalità, rifiuta un potenziale antagonista; deve fuggire dalla sua città perché i suoi compaesani rifiutano di riconoscere che uno di loro si definisca l’Unto del Signore; è rifiutato dai capi del popolo, dagli scribi, dai farisei, dai dottori della legge e da loro definito “figlio di prostituzione” … E’ riconosciuto solo dagli “scartati e dai rifiutati” della società ebraica: lebbrosi, storpi, ciechi, pubblicani, poveri, peccatori, pagani. Essi lo riconoscono amico e fratello di “sventura” e gradualmente imparano a riconoscerne la divinità: uno “di” loro, uno “per” loro. Uno che “in luogo della gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e ora siede alla destra del trono di Dio” (Ebr 12,2).

Mentre ci apprestiamo a celebrare il Natale, domandiamoci da quale parte siamo noi: dalla parte di chi rifiuta il “Verbo fatto carne” o dalla parte di chi lo accoglie? Se lo accogliamo dobbiamo prepararci ad accettare la missione che il Padre gli ha affidato e che Lui ha affidato alla sua Chiesa. E ciò comporta la disponibilità a condividere la situazione del “rifiutato”, dello “sventurato”, dell’ “emarginato”, del “perseguitato”, del “fuori tempo”, del “fuori di sé” …. E’ forse per questo che tanti che si dicono cristiani oggi non se la se sentono di scommettere la vita su questa fede, perché vivere nel rifiuto da parte di una cultura, di una generazione di uomini, della storia contemporanea non è certo una cosa esaltante … non lo è stato neanche per Gesù. Ma se vogliamo contribuire a salvare la storia degli uomini, la nostra generazione; se vogliamo garantire all’umanità di non essere ingoiata per sempre nella morte, allora non c’è altra strada che quella percorsa da Gesù: “Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo” (Ebr 12,3).

Ecco perché la nostra parrocchia, continuando il cammino sul tema della missionarietà, è impegnata a conoscere approfonditamente il nostro territorio e chi lo abita e ad approfondire il suo impegno missionario, senza vergogna, senza paura, senza rispondere col rifiuto a chi ci rifiuta, rifiutando di vivere superficialmente la vita cristiana e la nostra appartenenza a Cristo nella Chiesa. Sarebbe ipocrita celebrare il Natale, confessarsi e fare la comunione in quel giorno, se non ci fosse in ciascuno una forte volontà di rinnovamento, di provare a vivere con impegno la fede e non soltanto a professarla con le labbra, e di vivere da autentici missionari di Gesù nella famiglia, nella scuola, sul lavoro, fra gli amici … magari sperimentando lo stesso rifiuto che ha sperimentato Gesù a causa del suo Vangelo. Allora sentiremo vive in noi le parole stesse di Gesù: “Un discepolo non è più grande del suo maestro, né un servo è più grande del suo signore. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più quelli della sua famiglia! Ma voi non abbiate paura … Chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato! (Mt 12,22.24-26). Chi accoglie voi accoglie me e chi accoglie me accoglie Colui che mi ha mandato (Gv 13,20)”. Solo allora ci sentiremo pienamente cristiani, accomunati alla stessa vita e alla stessa missione di Gesù. E, prendendo tra le braccia il Bambinello del presepio potremo riconoscere il Figlio di Dio fatto uomo per amore dell’umanità e noi accomunati al suo gesto d’amore.

BUON NATALE

Assemblea Parrocchiale – Il video

Nella giornata di domenica 25 ottobre la nostra Comunità Parrocchiale è stata chiamata a vivere la Giornata della Misericordia, in occasione del Giubileo voluto da Papa Francesco.
Questo video vuole essere la testimonianza della condivisione fraterna di questo importante momento che ha visto partecipi bambini, adolescenti ed adulti, accomunati dal desiderio di confrontarsi e condividere un momento di fraternità.

Guarda le foto della giornata

Mercatino del Libro Scolastico

L’Oratorio San Luigi, in collaborazione con l’Associazione Italiana Genitori e il Comune di Leno, propone la III edizione del Mercatino del Libro Scolastico Usato per le adozioni dell’anno scolastico 2014/15 della scuola secondaria di I grado dell’Istituto Comprensivo di Leno.

Portaci i tuoi libri da vendere:
Martedì 22, mercoledì 23 e giovedì 24 LUGLIO
Oratorio dalle ore 20:30 alle ore 22:00

Vieni ad acquistare i libri che ti servono:
Martedì 29, mercoledì 30 e giovedì 31 LUGLIO Mercoledì 27 AGOSTO
Oratorio dalle ore 20:30 alle ore 22:00

Vieni a ritirare:
Giovedì 28 AGOSTO
Oratorio dalle ore 20:30 alle ore 22:00

Per qualsiasi altra informazione: ageleno@age.it

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