A settembre le ordinazioni presbiterali

Sabato 12 settembre alle 10 il Vescovo ordina quattro sacerdoti: Alberto Comini, Nicola Mossi, Stefano Pe e Alessio Torriti

Una volta un giovane ricevette questa lezione da un anziano molto spirituale. Lo portò alla finestra e gli disse: “Guarda attraverso i vetri e dimmi che cosa vedi”. Rispose: “Nella via vedo uomini che vengono e che vanno”. “E adesso guarda attraverso questo specchio. Che cosa vedi?”. “Solo me stesso”. Continuò allora quell’anziano spirituale ad ammaestrare il giovane: “Deploro di darti un insegnamento attraverso a due specie di vetro; Intanto che tu resterai terso e pulito attraverso te vedrai le anime, vedrai gli altri, che ti chiamano, che ti supplicano e correrai in loro soccorso. Ma se tu lascerai depositarsi sulla tua anima una patina di terrestre, allora la tua anima sarà uno specchio e tu vedrai solo te stesso, i tuoi comodi e vivrai egoisticamente”.

Lo scorso settembre sono stati ordinati diaconi. E a distanza di un anno saranno ordinati presbiteri dal vescovo Pierantonio. La pandemia ha rimandato, infatti, la celebrazione in programma in questo mese. Sabato 12 settembre, in Cattedrale, alle 10, il Vescovo impone le mani sul capo di ogni candidato: don Alberto Comini, don Nicola Mossi, don Stefano Pe e don Alessio Torriti entreranno a far parte del presbiterio bresciano.

Alberto è originario della parrocchia di San Zenone di Odolo, Nicola di Leno, Stefano di Pian Camuno e Alessio di Vestone. La vita del sacerdote, scrive S. Ambrogio in una lettera, si svolge come su un palco nel grande teatro del mondo. Tutti lo guardano. “Spectaculun Angelis et hominibus”. “Il Signore Gesù vi supplica: conservatevi puri, conservatevi immuni dal mondo, siate una limpida trasparenza, sicché attraverso questa limpidità trasparente – disse mons. Giovanni Colombo nel Duomo di Milano durante l’omelia per le ordinazioni del 28 giugno 1963 – voi abbiate sempre a vedere Iddio e gli altri abbiano pure a vedere Iddio attraverso voi, affinché attraverso questa trasparenza voi abbiate sempre a vedere gli uomini e i loro bisogni materiali e spirituali”. Colombo definì il sacerdozio “mistero d’amore meraviglioso, mistero d’amore formidabile per i pericoli e per le difficoltà”. Sempre in settembre, ma il 26, alle 10 ci saranno le ordinazioni diaconali.

Santi Vitale e Marziale | I Santi dell’Abbazia

Lasciamoci prendere per mano oggi da due ragazzi: sono i nostri patroni, i santi Vitale e Marziale. La loro storia personale e quella delle loro reliquie è millenaria, ma la fede dei lenesi nei loro protettori non si è mai spenta!

Accompagnamento musicale ad opera di Paolo.

Un cammino da iniziare

Il momento di ascolto della Parola con la meditazione del Vescovo per presbiteri e diaconi del 14 maggio diventa uno strumento utile per l’inizio della lettura sapienziale nelle comunità

La capacità di rileggere quanto è successo e, allo stesso tempo, di guardare avanti per identificare delle priorità. “In che modo il suo mistero di amore misericordioso si è manifestato in questi giorni drammatici? Che cosa in questi due mesi mi ha particolarmente addolorato? Che cosa mi ha profondamente consolato? Che cosa ho meglio compreso dell’uomo, del mondo e della Chiesa stessa? Che cosa lo Spirito si aspetta dalla nostra Chiesa che riprende ora il suo cammino? In che cosa dovremo rinnovarci per essere sempre meglio la Chiesa del Signore? Su che cosa dovremo puntare?”. Nella meditazione per i presbiteri e i diaconi del 14 maggio, il vescovo Tremolada formula alcune domande che possono aiutare il discernimento e una rilettura spirituale di quanto si è vissuto e di discernimento pastorale per quanto ci apprestiamo a vivere.

Narrazione sapienziale. L’ascolto della Parola di Dio (il video è sul canale You Tube del nostro settimanale) è il primo passo per compiere una rilettura spirituale dell’esperienza nella quale siamo stati coinvolti. La meditazione diventa uno strumento utile per l’inizio delle lettura sapienziale all’interno dei consigli pastorali. “Da questa memoria deriverà un discernimento pastorale, che orienterà il nostro cammino futuro”. L’ascolto è prezioso. Il Vescovo ha proposto il brano del Libro dell’Apocalisse nel quale sono presentate la prima e l’ultima delle sette lettere che Giovanni scrive alle sette chiese della Provincia romana dell’Asia. “Si tratta in verità della parola che il Cristo risorto rivolge alla sua Chiesa in cammino nella storia. Nel Libro dell’Apocalisse il numero sette è simbolico: indica totalità e pienezza, ma in questo caso ricorda anche che la Chiesa è viva ed è calata nel tempo e nello spazio, è composta di comunità diverse tra loro e insieme in reciproca comunione. Il Cristo risorto è per tutte le comunità principio di vita e insieme criterio di giudizio”.

La conversione del cuore. Nella Chiesa di Efeso, come sottolinea il Vescovo, la vita ecclesiale si è trasformata in una religione senza cuore: “La Chiesa diventa così secca e sterile, per nulla attraente e quindi inutile”. Nella Chiesa di Laodicea, il pericolo viene dalla mondanità, “dall’adeguamento totale alle categorie del mondo”, annullando così la sua missione. Sono “due tentazioni costanti nella storia della Chiesa, cui non può essere considerata esente anche la nostra Chiesa di Brescia. Anche noi – afferma mons. Tremolada – ci sentiamo esortati, come la Chiesa di Efeso e di Laodicea, a compiere in questo momento un’opera di discernimento, in ascolto dello Spirito”. Ma qual è ora la situazione della nostra Chiesa? “Siamo esortati ad una decisa conversione del cuore, sulla base di quanto abbiamo meglio compreso della vita. Sentiamo il bisogno di un rinnovato affidamento alla promessa del Cristo risorto, lui che è il vincitore. E siamo profondamente consolati dalla confidenza che egli fa anche a noi, quando manifesta il suo desiderio di sedere a tavola con noi per renderci partecipi della sua gloria. Egli bussa alla nostra porta, come un mendicante che in realtà è in grado di offrire l’unico vero tesoro”.

Celebrazioni liturgiche nel tempo del coronavirus

Parrocchie di Leno, Milzanello e Porzano
Comune di Leno

Premesse: a partire dal 18 maggio 2020 è possibile accedere alle celebrazioni liturgiche alle seguenti condizioni:

  • Indossare la mascherina che copra naso e bocca
  • Disinfettarsi le mani e/o i guanti all’ingresso della chiesa
  • Mantenere la distanza di sicurezza di almeno un metro
  • Accedere in chiesa ad un posto numerato

NB. In coscienza, è assolutamente vietato l’ingresso per chi presenti: sintomi influenzali/respiratori; temperatura corporea uguale o superiore a 37,5° C;  sia stato a contatto con persone positive al coronavirus nei giorni precedenti.

Sante Messe

  • A Leno (numero massimo di partecipanti per ogni Messa: 151):
    • Giorni feriali: ore 8,00 e 18,30
    • Sabato sera: ore 18,30
    • Domenica: ore 8,00; 10,00; 18,30
  • A Milzanello (numero massimo di partecipanti per ogni Messa: 48):
    • Sabato: ore 18,00
    • Domenica: ore 10,00
  • A Porzano (numero massimo di partecipanti per ogni Messa: 60):
    • Giorni feriali: da lunedì a giovedì: ore 18,00; venerdì: ore 9,00
    • Sabato: ore 18,00
    • Domenica: ore 8,00 e 10,30

Battesimi

Nel tempo del Coronavirus sono sospesi i battesimi comunitari durante la celebrazione della S. Messa. I genitori che desiderano battezzare i propri figli si mettano personalmente d’accordo col Parroco o con don Ciro (per Milzanello) o con don Alberto (per Porzano).

Matrimoni

Si possono celebrare alle condizioni richiamate nelle premesse.

Confessioni

É possibile accostarsi al sacramento della Confessione, mettendosi d’accordo personalmente con i Sacerdoti oppure in occasione delle celebrazioni festive:

  • a Leno: nella cappella di S. Giuseppe
  • a Milzanello: in segreteria
  • a Porzano: nella cappellina 

Funerali

Sospese le veglie e i cortei funebri, i funerali con la S. Messa vengono nuovamente celebrati in chiesa, con il numero massimo previsto per ogni chiesa.

Messaggio di monsignor Renato per la III domenica di Quaresima

Il messaggio di monsignor Renato Tononi alla comunità parrocchiale per la terza domenica di Quaresima.

Siamo nel deserto, ma non temiamo

Responsabilità, rigore e fiducia sono le parole che il vescovo Pierantonio Tremolada ha consegnato alle comunità cristiane, in questo difficile periodo caratterizzato dal coronavirus

Quaresima, giornata della Vita

Carissimi fedeli

Al centro dell’attenzione di questo numero della “Badia” ci sono soprattutto due ricorrenze: la giornata della vita (2 febbraio) e la Quaresima (con inizio il 26 febbraio). Forse l’accostamento di queste due ricorrenze non è casuale ma provvidenziale e significativo.

Siamo abituati a pensare alla Quaresima come a un tempo di tristezza, di penitenza, di mortificazione. Certo è un tempo di partecipazione alla passione di Cristo e, quindi, è anche un tempo di conversione, di revisione, di rettifica della nostra vita e, prima ancora, della nostra mentalità, per conformarci di più al Cristo crocifisso, che, afferma Paolo, “mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2,20) . Ma lo scopo ultimo della Quaresima è prepararci a godere pienamente della vita del Cristo risorto. In altri termini, lo scopo della Quaresima è “la giornata della vita”.

Lo fa capire Gesù, allorchè, spiegando il senso della sua passione e morte, ricorre a due immagini illuminanti. La prima è quella del seme: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore porta molto frutto” (Gv 12, 24). La seconda, ancora più significativa, è quella delle doglie del parto: una donna, quando deve partorire geme e soffre perché è giunta la sua ora; ma quelle doglie generano vita nuova (cfr. Gv 16,21).

Dio non chiede a nessuno di soffrire per il gusto di soffrire. Anche i sacrifici o le rinunce che ci imponiamo nel tempo della Quaresima hanno lo scopo di liberarci dal peccato (che è sempre la rovina della vita) o da qualche abitudine che ci impedisce di essere liberi (vedi la dipendenza dal fumo, dalla televisione, dai dolci; ecc.). Oppure hanno lo scopo di renderci partecipi della passione di Cristo nel donare e sacrificare insieme con lui la nostra vita per chi ne ha più di bisogno. Il fine però è sempre quello di rendere la nostra vita e quella degli altri più bella, più piena e più gioiosa. Chi ama la sua vita (cioè la tiene egoisticamente per sé), dice Gesù, ne perde il gusto e la bellezza; chi invece la perde (la dona) per me e per gli altri, questi la trova, la gusta e la gode (Cfr Mt 16,25).

In questa prospettiva possiamo ricuperare anche un’altra bella immagine evangelica, quella del tralcio e della vite. La condizione perché il tralcio porti frutto è l’unione alla vite, che è Cristo. “Chi rimane in me e io in lui, dice Gesù, porta molto frutto”. Però dice anche: “Ogni tralcio che in me non porta frutto, il Padre lo taglia, e ogni tralcio, che porta frutto, lo pota, perché porti più frutto”. Ogni potatura al momento fa soffrire, fa piangere. Lo scopo però non è la sofferenza, ma un frutto più abbondante di amore, di bellezza, di gioia e di vita. “Vi ho detto queste cose – termina Gesù – perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (cfr. Gv 15, 1-11). Egli infatti è venuto non per mortificare la vita, ma “perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10, 10)

Auguro pertanto a tutti una buona Quaresima, cioè una bella “giornata della vita”.

Il vostro Parroco