Quale Chiesa dopo la pandemia?

Un nuovo anno pastorale per le comunità parrocchiali dopo l’esperienza drammatica dell’emergenza sanitaria che, forse, le ha rimodellate

Difficile lasciarsi rimodellare dalla realtà. Il vissuto struttura l’immaginazione e mortifica la creatività: genera il desiderio di tornare al già noto, quando non si vada oltre le retoriche, gattopardesche, dichiarazioni che tutto deve cambiare. La pandemia, dalla quale tutti si vorrebbe uscire al più presto, mentre sembra che continui a rincorrerci, ha mostrato guizzi di creatività pastorale – a volte un po’ kitsch – che però si vorrebbero abbandonare per tornare alle pratiche solite. Le ragioni sono plausibili: se le comunità cristiane non riprendono i ritmi abituali, si corre il rischio della dispersione. Nessuno potrà negare che partecipare (si fa per dire) alla celebrazione eucaristica dal salotto di casa appare più comodo e accentua la tendenza a vivere da soli il sacramento che più di tutti richiama e fonda la dimensione comunitaria della vita cristiana.

Rosari. La moltiplicazione dei rosari – sempre per via televisiva – fa nascere poi l’idea che la preghiera fondamentale dei cristiani sia la ripetizione di quella splendida formula evangelica alla quale in genere non si presta attenzione. I relativamente pochi stimoli a leggere la Parola di Dio in famiglia, i messaggi di vicinanza dei preti alle loro comunità tramite i social, le benedizioni per le vie dei paesi non pare siano (ancora) riusciti a provocare una riflessione seria sull’impostazione dell’attività pastorale. Non si vorrebbe dimenticare quanto si è vissuto nei mesi scorsi, ma si vorrebbe considerarlo come una parentesi, quasi un incubo dal quale si è (quasi) finalmente usciti. La domanda auspicabile sarebbe che cosa si possa imparare dal vissuto, quale figura di Chiesa si possa immaginare. Ovvio che nessuno ha la risposta già costruita.

Barca. Se un aspetto si vuole ricordare dei momenti clou della pandemia è che si è “sulla stessa barca”. L’affermazione, richiamata da tanti dopo che l’ha usata papa Francesco la sera del 27 marzo in una Piazza San Pietro deserta, non vale solo per il drammatico periodo vissuto, ma per la vita della Chiesa in generale. Non si può al riguardo dimenticare il tema della sinodalità, al quale negli ultimi anni ci si appella. L’oggi della Chiesa si può immaginare solo insieme, benché si noti la tendenza a cercare parole rassicuranti da parte di singole persone dotate di autorità. La vita ecclesiale non è pensabile al modo della scienza, che è riservata ad alcuni autorevoli esponenti della società, che poi comunicano a (quasi) tutti i risultati della loro ricerca. La vita ecclesiale è guidata dallo Spirito, che è presente in tutti i fedeli. Ciò comporta che si impari ad ascoltare le esperienze vissute e a discernere quali di queste possano essere assunte, senza la pretesa che tutti debbano farle proprie secondo il modo in cui sono raccontate.

Società. Un secondo aspetto attiene al rapporto della Chiesa con la società civile. Ad alcuni cristiani, compresi alcuni autorevoli (?) ecclesiastici, è sembrato che le indicazioni del governo circa le norme da seguire per evitare la diffusione del contagio fossero vessatorie nei confronti della Chiesa, la quale avrebbe dovuto alzare la voce per far valere i propri diritti e quindi la propria libertà. Figura un po’ retro del rapporto tra Chiesa e Stato. La questione non è questa, bensì quale contributo i cristiani possano dare alla costruzione di una vita civile ordinata, soprattutto quando è in gioco la salute di tutti. Ricordare la famosa Lettera a Diogneto sarebbe forse azzardato. Ma di essa si può almeno ricordare lo statuto di cittadini che i cristiani condividono con tutti i loro connazionali. Non è questione di obbedire oppure no a un governo, bensì di prendersi cura della salute e non solo della salvezza delle persone. La più volte citata parabola del buon Samaritano insegna. Del resto il culto cui il Nuovo Testamento presta attenzione è anzitutto il culto “spirituale”, che riguarda la vita prima delle celebrazioni.

Celebrazioni. Con ciò non si vuole negare valore alle celebrazioni, bensì ricordare che esse sono il culmine e la fonte della vita cristiana. Certamente una comunità cristiana non può fare a meno dei sacramenti, soprattutto dell’Eucaristia, ma non si può limitare la vita cristiana alla celebrazione. Ciò comporta che si dia valore alla Parola di Dio – senza la quale peraltro non si dà neppure l’eucaristia – cogliendo in essa stimolo a ripensare anche la presenza dei cristiani nella società. Da questi due aspetti si ricava il profilo di una Chiesa più incerta, alla ricerca di un volto mai definitivamente delineato, consapevole di condividere con la società la medesima sorte terrena, ma capace di far intravedere che anche nella tempesta il suo Signore è presente, benché non risolva, come si vorrebbe, le cause della tempesta e le paure che questa genera.

Noi ed il Covid-19

“La solitudine è come una lente d’ingrandimento: se sei solo e stai bene stai benissimo, se sei solo e stai male stai malissimo.”

Diceva bene Giacomo Leopardi: il Covid-19 ci ha travolti, tutti quanti, senza alcuna distinzione, ma i più fragili, fisicamente o emotivamente, sono quelli che ne hanno risentito di più!

Ricordo l’ultima volta che ci siamo riuniti, come sempre abbiamo ballato e cantato, d’altronde fare festa è la cosa che a noi riesce meglio…

Dopo quel pomeriggio più niente. Tutti noi, in particolare i nostri ragazzi, ci siamo ritrovati in quattro mura per più di sessanta giorni, smarriti e spesso senza poterci sentire accolti e parte di una comunità. Purtroppo qualche Amico ci ha lasciato e con noi rimane il ricordo di tanti sorrisi condivisi, abbracci sinceri, amicizia vera!

La tecnologia ci ha aiutati a sentirci un po’ meno soli: le videochiamate settimanali per un saluto, i videomessaggi da condividere per gli auguri della Santa Pasqua o per strappare un sorriso anche quando non si era proprio dell’umore…

Finalmente la primavera è arrivata, i fiori profumano l’aria ed il sole tramonta tardi…Non vediamo l’ora di ricostruire la nostra nuova normalità, sperando di non essere gli ultimi ad aprire i battenti.

In questo periodo di attesa, per tutto il mese di maggio, due educatrici saranno di supporto ai ragazzi a domicilio: con attività strutturate e qualche giretto dell’isolato, cercheremo di rendere la loro quotidianità e quella delle loro famiglie, un pò meno pesante!

l’Associazione Hamici è sempre presente e spera di poter riprendere al più presto il suo bellissimo servizio all’interno della comunità!

Claudia

Qui Caritas parrocchiale

Per informare

Era tutto pronto per il numero che sarebbe uscito ad aprile e che il “signor Coronavirus” non ha permesso che arrivasse nelle nostre case.

Parlavo della Quaresima, dei “fioretti” e sacrifici piccoli e grandi a cui eravamo stati chiamati, delle rinunce forzate che il Covid-19 ci aveva imposto:

  • niente Centro d’ascolto;
  • niente Scuola d’italiano;
  • niente “Fiori per l’8 marzo” alle porte della nostra chiesa.

Ci rimaneva solo l’ultimo dito della mano fraterna: “Prega”.

E così è stato all’inizio, fidando nella potenza della preghiera che tutto e tutti abbraccia, che ci rende “prossimo attento” a chiunque ci passi accanto e di cui riconosciamo il bisogno, ma anche a chi è fisicamente lontano e vicinissimo al cuore che prega.

Concludevo, poi, con l’augurio di Buona resurrezione essendo proiettati verso la luce della Pasqua. Questo augurio non è fuori posto nemmeno in questo numero della Badia perché i sacrifici non sono finiti. Infatti:

La “quaresima” della partecipazione attiva alla santa Messa e dei sacramenti è continuata fino al 18 maggio; Per molti, la vita famigliare, affettiva, lavorativa è ancora stravolta; Tutti abbiamo bisogno di risorgere e ritrovare equilibrio interiore.

Ma la Caritas dopo il primo smarrimento non è rimasta con le mani in mano!

  • non è stata interrotto la distribuzione dei pacchi alimentari al sabato attraverso Nonsolonoi;
  • il Centro d’Ascolto si è temporaneamente trasformato in Centro d’Ascolto telefonico e ha continuato a seguire le persone che vi si sono rivolte, comprese alcune nuove situazioni;
  • sono state distribuite alcune borsine alimentari offerte da un’associazione;
  • ha messo in contatto alcune persone che cercano lavoro con cooperative e strutture che si occupano di far incontrare offerta e domanda di lavoro.

L’augurio è quello di poter presto riaprire materialmente il Centro di Ascolto e guardarsi nuovamente negli occhi.

Raccontarsi per condividere le esperienze

Una missione straordinaria

Sono M. Ministro Straordinario della Comunione. Dopo aver svolto un periodo di formazione e ricevuto il mandato dal Vescovo di Brescia ho iniziato questa missione, che definisco Straordinaria.

La terza domenica del mese svolgo il servizio presso l’ospedale di Leno, e una volta al mese (il primo venerdì del mese) mi reco dalle persone ammalate che vivono nella sofferenza e non riescono a partecipare alla Santa Messa.

Trasportata dall’Amore di Dio mi reco da loro con la gioia nel cuore perché porto con me “Gesù”, la “Sua” presenza nutre di amore coloro che “Lo” aspettano affinché ricevano sollievo nella loro sofferenza.

Condividere la gioia della presenza di “Gesù”, aiuta ad alleviare le sofferenze della vita, a portare il sorriso e la felicità di quell’incontro, rende luminoso il viso e la casa della persona ammalata.

Questa ha anche bisogno di parlare, di parlare di sé e la disponibilità ad ascoltarla è un dono gradito; cerco di offrire, a chi è provato dal dolore,  un po’ di conforto, un po’ di sollievo, un po’ di speranza.

Questo Ministero mi ha condotta a interrogarmi sul mio modo di essere cristiano e di rapportarmi con gli altri; per questo nel momento di preparazione alla distribuzione della Comunione resto in adorazione del Signore e rifletto sulla relazione tra Dio e me.

Non mancano, certo, i momenti di difficoltà, ma sulla stanchezza vincono sempre la gioia e la disponibilità di un cuore e di una mano a donare il Signore.

Per suscitare relazioni

Per chi vuole contattare la caritas per ora la mail è il mezzo più sicuro: caritasnsn.leno@libero.it

AVVISO

Il vescovo di Brescia mons. Pierantonio Tremolada per rispondere alle gravi emergenze generate dall’epidemia Covid-19, nella lettera indirizzata ai sacerdoti e ai diaconi della Diocesi di Brescia in occasione del Giovedì Santo, ha istituito un Fondo di solidarietà al quale sono chiamati a contribuire tutti i fedeli della Chiesa bresciana e primariamente «la Caritas diocesana e i ministri ordinati, in particolare i presbiteri».

I destinatari del Fondo diocesano di solidarietà sono: persone e famiglie in situazione di povertà o difficoltà per la perdita del lavoro a seguito dell’emergenza Covid-19

Per accedere

Le risorse del Fondo diocesano di solidarietà vengono gestite direttamente dalla Caritas Diocesana attraverso i parroci in collaborazione con le Caritas territoriali.

TRE I REQUISITI:

  • Essere residenti sul territorio della Diocesi di Brescia.
  • Essere lavoratori autonomi o dipendenti (sia a tempo determinato che a tempo indeterminato), disoccupati a partire dallo marzo 2020 causa emergenza Covid-19.
  • Non avere entrate nel nucleo familiare, compresi sussidi da altri enti pubblici e privati, superiori a: € 400 al mese se singolo; € 700 al mese se 2 componenti; € 1.000 al mese per più componenti.

Per contribuire

Le offerte potranno pervenire in due modalità:

  • con bonifico bancario avente come beneficiario la Diocesi di Brescia:
    IBAN: IT63C 0311111236 0000 0000 3463
    Causale: FONDO SOLIDARIETA’ COVID-19
  • oppure con assegno bancario da consegnare all’Ufficio amministrativo della Curia diocesana indicando come beneficiario “Diocesi di Brescia-Fondo Solidarietà Covid-19”.

NB. Per avere ulteriori informazioni o per compilare le domande di contributo, i parrocchiani di Leno, Milzanello e Porzano possono fare riferimento alla nostra Caritas parrocchiale oppure direttamente al Parroco (don Renato Tononi: 338-8285420) o agli altri Sacerdoti.

Milzanello: vita della comunità

A causa dell’epidemia del covid-19 poche sono state le occasioni di incontrarci e vivere la comunità in questi ultimi mesi. Vogliamo comunque ricordare la tradizionale Messa del 17 gennaio in cui abbiamo celebrato Sant’Antonio abate, protettore degli animali, al quale i nostri agricoltori e allevatori sono molto affezionati. Domenica 2 febbraio, con la presenza di monsignore abbiamo celebrato la Giornata in difesa della Vita alla S. Messa delle ore 10.00; al termine abbiamo lanciato i palloncini con dei messaggi particolari inerenti al tema di quest’anno: “Aprite le porte alla vita”. A questo proposito riportiamo alcune parole di Fra Marco Vianelli, direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia della CEI:

La vita è una promessa di bene. È l’occasione per dar luce al desiderio di vita buona e sensata che si genera negli uomini e nelle donne di questo tempo. Infatti, “la vita non è un oggetto da possedere o un manufatto da produrre, è piuttosto una promessa di bene, a cui possiamo partecipare, decidendo di aprirle le porte”.

Spesso sono proprio le situazioni di prova, le relazioni da ricostruire, le crisi da superare a nascondere l’opportunità di dare un senso nuovo all’esistenza, schiudendo i chiavistelli del proprio cuore allo Spirito che risana gli animi. Quest’anno la giornata della vita coincide con la festa della Presentazione di Gesù al Tempio. Accompagniamo allora Maria e Giuseppe che offrono il Figlio nella Festa della Presentazione al Tempio, unendo idealmente ogni piccolo concepito che chiede un abbraccio.

Gruppo Comunale di Protezione Civile Leno

Siamo alla fine di Febbraio. Quel virus di cui quasi non sappiamo il nome, quello che pensavamo rimanesse relegato in Cina , arriva con forza dirompente in Italia, in Lombardia. Nello spazio di pochi giorni, la normalità viene stravolta. Si cominciano a contare i morti.

La Protezione Civile viene allertata a tutti i livelli, il Gruppo Comunale Leno è fianco del Comune per il sostegno alla popolazione. Nessuna esercitazione aveva mai previsto uno scenario di questo tipo. Un solo obiettivo, vicino ai piu fragili. Si lavora con gli amici Alpini . Il Comune istituisce servizi che rendiamo operativi, spese e farmaci a chi, anziano, contagiato o in quarantena non può uscire, affianchiamo la Comunità “Monica Crescini” in momenti particolarmente difficili, raccogliamo generi alimentari che poi “Non solo noi” distribuisce a coloro che ne hanno bisogno.Siamo vicini ad ogni cittadino con la consegna delle mascherine, a supporto della Polizia Locale per il monitoraggio del territorio. Giorni intensi e faticosi. Ogni giorno, non siamo eroi, combattiamo con la paura di uscire e speriamo, che con noi, non entri nelle nostre case quel nemico invisibile. Del resto essere coraggiosi vuol dire anche confrontarsi con la paura e non consentirle di prendere il sopravvento. Giorni che ci hanno dato tanto. Giorni in cui parlavano soprattutto gli occhi, che spesso sono più sinceri delle parole. Potevamo trovarci gratitudine, disperazione, paura, incoraggiamento. Giorni che ci hanno reso consapevoli profondamente del vero senso dell’essere volontario. Giorni nei quali abbiamo avuto la certezza che quanto facevamo era certo una goccia nell’oceano, ma, come diceva Madre Teresa “…se questa goccia non ci fosse, all’oceano mancherebbe”

A settembre le ordinazioni presbiterali

Sabato 12 settembre alle 10 il Vescovo ordina quattro sacerdoti: Alberto Comini, Nicola Mossi, Stefano Pe e Alessio Torriti

Una volta un giovane ricevette questa lezione da un anziano molto spirituale. Lo portò alla finestra e gli disse: “Guarda attraverso i vetri e dimmi che cosa vedi”. Rispose: “Nella via vedo uomini che vengono e che vanno”. “E adesso guarda attraverso questo specchio. Che cosa vedi?”. “Solo me stesso”. Continuò allora quell’anziano spirituale ad ammaestrare il giovane: “Deploro di darti un insegnamento attraverso a due specie di vetro; Intanto che tu resterai terso e pulito attraverso te vedrai le anime, vedrai gli altri, che ti chiamano, che ti supplicano e correrai in loro soccorso. Ma se tu lascerai depositarsi sulla tua anima una patina di terrestre, allora la tua anima sarà uno specchio e tu vedrai solo te stesso, i tuoi comodi e vivrai egoisticamente”.

Lo scorso settembre sono stati ordinati diaconi. E a distanza di un anno saranno ordinati presbiteri dal vescovo Pierantonio. La pandemia ha rimandato, infatti, la celebrazione in programma in questo mese. Sabato 12 settembre, in Cattedrale, alle 10, il Vescovo impone le mani sul capo di ogni candidato: don Alberto Comini, don Nicola Mossi, don Stefano Pe e don Alessio Torriti entreranno a far parte del presbiterio bresciano.

Alberto è originario della parrocchia di San Zenone di Odolo, Nicola di Leno, Stefano di Pian Camuno e Alessio di Vestone. La vita del sacerdote, scrive S. Ambrogio in una lettera, si svolge come su un palco nel grande teatro del mondo. Tutti lo guardano. “Spectaculun Angelis et hominibus”. “Il Signore Gesù vi supplica: conservatevi puri, conservatevi immuni dal mondo, siate una limpida trasparenza, sicché attraverso questa limpidità trasparente – disse mons. Giovanni Colombo nel Duomo di Milano durante l’omelia per le ordinazioni del 28 giugno 1963 – voi abbiate sempre a vedere Iddio e gli altri abbiano pure a vedere Iddio attraverso voi, affinché attraverso questa trasparenza voi abbiate sempre a vedere gli uomini e i loro bisogni materiali e spirituali”. Colombo definì il sacerdozio “mistero d’amore meraviglioso, mistero d’amore formidabile per i pericoli e per le difficoltà”. Sempre in settembre, ma il 26, alle 10 ci saranno le ordinazioni diaconali.

Santi Vitale e Marziale | I Santi dell’Abbazia

Lasciamoci prendere per mano oggi da due ragazzi: sono i nostri patroni, i santi Vitale e Marziale. La loro storia personale e quella delle loro reliquie è millenaria, ma la fede dei lenesi nei loro protettori non si è mai spenta!

Accompagnamento musicale ad opera di Paolo.

Un cammino da iniziare

Il momento di ascolto della Parola con la meditazione del Vescovo per presbiteri e diaconi del 14 maggio diventa uno strumento utile per l’inizio della lettura sapienziale nelle comunità

La capacità di rileggere quanto è successo e, allo stesso tempo, di guardare avanti per identificare delle priorità. “In che modo il suo mistero di amore misericordioso si è manifestato in questi giorni drammatici? Che cosa in questi due mesi mi ha particolarmente addolorato? Che cosa mi ha profondamente consolato? Che cosa ho meglio compreso dell’uomo, del mondo e della Chiesa stessa? Che cosa lo Spirito si aspetta dalla nostra Chiesa che riprende ora il suo cammino? In che cosa dovremo rinnovarci per essere sempre meglio la Chiesa del Signore? Su che cosa dovremo puntare?”. Nella meditazione per i presbiteri e i diaconi del 14 maggio, il vescovo Tremolada formula alcune domande che possono aiutare il discernimento e una rilettura spirituale di quanto si è vissuto e di discernimento pastorale per quanto ci apprestiamo a vivere.

Narrazione sapienziale. L’ascolto della Parola di Dio (il video è sul canale You Tube del nostro settimanale) è il primo passo per compiere una rilettura spirituale dell’esperienza nella quale siamo stati coinvolti. La meditazione diventa uno strumento utile per l’inizio delle lettura sapienziale all’interno dei consigli pastorali. “Da questa memoria deriverà un discernimento pastorale, che orienterà il nostro cammino futuro”. L’ascolto è prezioso. Il Vescovo ha proposto il brano del Libro dell’Apocalisse nel quale sono presentate la prima e l’ultima delle sette lettere che Giovanni scrive alle sette chiese della Provincia romana dell’Asia. “Si tratta in verità della parola che il Cristo risorto rivolge alla sua Chiesa in cammino nella storia. Nel Libro dell’Apocalisse il numero sette è simbolico: indica totalità e pienezza, ma in questo caso ricorda anche che la Chiesa è viva ed è calata nel tempo e nello spazio, è composta di comunità diverse tra loro e insieme in reciproca comunione. Il Cristo risorto è per tutte le comunità principio di vita e insieme criterio di giudizio”.

La conversione del cuore. Nella Chiesa di Efeso, come sottolinea il Vescovo, la vita ecclesiale si è trasformata in una religione senza cuore: “La Chiesa diventa così secca e sterile, per nulla attraente e quindi inutile”. Nella Chiesa di Laodicea, il pericolo viene dalla mondanità, “dall’adeguamento totale alle categorie del mondo”, annullando così la sua missione. Sono “due tentazioni costanti nella storia della Chiesa, cui non può essere considerata esente anche la nostra Chiesa di Brescia. Anche noi – afferma mons. Tremolada – ci sentiamo esortati, come la Chiesa di Efeso e di Laodicea, a compiere in questo momento un’opera di discernimento, in ascolto dello Spirito”. Ma qual è ora la situazione della nostra Chiesa? “Siamo esortati ad una decisa conversione del cuore, sulla base di quanto abbiamo meglio compreso della vita. Sentiamo il bisogno di un rinnovato affidamento alla promessa del Cristo risorto, lui che è il vincitore. E siamo profondamente consolati dalla confidenza che egli fa anche a noi, quando manifesta il suo desiderio di sedere a tavola con noi per renderci partecipi della sua gloria. Egli bussa alla nostra porta, come un mendicante che in realtà è in grado di offrire l’unico vero tesoro”.