Buon compleanno sede

Dieci anni sono passati dall’inaugurazione della nostra sede quante cose sono state realizzate e quante persone si sono avvicendate nei vari ruoli.

Obbiettivo comune far si che i nostri Hamici si divertano e possano fare tante belle e nuove esperienze. Ricordo che tante persone ci hanno aiutato ad essere ciò che oggi siamo cioè una realtà radicata in Leno, quanti obbiettivi raggiunti e realizzati con tenacia e tanto impegno, un pensiero va anche a chi ci ha lasciato, ma che sicuramente ci protegge da lassù.

Un grazie di cuore ai Pionieri, che con tenacia e impegno già da subito ci hanno creduto e anche a tutte quelle persone che vedendo cosa stavamo cercando di realizzare hanno creduto in noi e nel nostro lavoro e ci hanno sostenuto.

I risultati ottenuti si sentono e si vedono.

Non ci stancheremo mai di invitare le persone che vogliono investire un po’ di tempo nel volontariato a venire a trovarci, sicuramente saranno le benvenute.

Se vuoi sostenerci con la tua goccia dona il tuo 5 x mille al codice fiscale 97008790178

L’associazione Hamici nella ricorrenza delle festività porge i migliori auguri di Buona  Pasqua 

Oratorioleno.it X

10 anni fa oratorioleno.it diventava pubblico!

X

Non la X che segna il punto di arrivo ma 10 come gli anni che compiono il nostro sito e l’Area Comunicazione.

10 anni fa il nostro Oratorio si è arricchito di un nuovo luogo che si è aggiunto agli ambienti ed alle esperienze che già lo rendevano unico. Un luogo che non occupa spazio come le nostre strutture ma che richiede altrettanta dedizione per funzionare al meglio. Un luogo che sposta l’Oratorio fuori dalle proprie mura e cerca di avvicinarlo a chi non lo frequenta. E perché no, un luogo dove iniziare ad affezionarsi a una o tutte le attività che vengono portate avanti in Oratorio.

Nel tempo abbiamo sempre cercato di proporre qualcosa di attuale e interessante. Manteniamo il sito costantemente aggiornato, sia tramite interventi di miglioramento che restano invisibili ai lettori che tramite l’introduzione di nuove funzionalità e ritocchi grafici. L’ultimo? La Dark Mode: per attivarla è sufficiente premere il tasto “D” sulla tastiera di un desktop o fare un tap con due dita su un dispositivo touch.

L’oratorio vive ed esiste in funzione delle persone che lo abitano e lo animano.

Ovviamente sono le persone che formano l’Oratorio, non dei contenuti mostrati a schermo. In questi 10 anni la comunicazione del nostro oratorio si è espansa, basti pensare ai social, al canale YouTube, al maxischermo led, ma l’obiettivo è sempre lo stesso: essere una vetrina per tutte le attività che vengono portate avanti dentro e fuori dalle nostre porte.

Ci tengo a ringraziare chi ci ha aiutato lungo il percorso. Sapete chi siete e quanto il vostro aiuto è stato prezioso. Voglio ringraziare anche voi lettori: senza voi queste pagine sarebbero voce di uno che grida nel deserto; la vostra presenza continua a motivarci e ci spinge a creare un prodotto sempre migliore.

Grazie a chi ci ha permesso e ci permette di crescere: don Carlo prima e don Davide ora. La vostra fiducia è uno sprone a migliorare continuamente. Grazie a Mauro che ha spiegato le vele e ha navigato quasi in solitaria al timone del nostro sito nelle acque inesplorate che sono stati gli inizi della nostra attività.

La nostra speranza è quella di continuare a soddisfare le aspettative che noi stessi abbiamo contribuito a creare. In tutti gli aspetti, dal contenuto editoriale fino alle modifiche per sfruttare al meglio ogni nuova tecnologia e mezzo di distribuzione.

A presto, sempre in questo nuovo luogo. Ma anche in quelli non virtuali.

Stefano e i ragazzi dell’Area Comunicazione

I 95 anni di mons. Bruno Foresti

Il 6 maggio il Vescovo emerito di Brescia festeggia il significativo compleanno. La testimonianza di don Adriano Dabellani, che per otto anni è stato il suo segretario

Il 6 maggio il Vescovo Foresti Mons. Bruno compie 95 anni. Di questi 15 sono stati vissuti a Brescia come Vescovo ordinario. Nato a Tavernola Bergamasca il 6 maggio del 1923, ordinato sacerdote il 7 aprile 1946, il 12 dicembre 1974 è eletto vescovo ausiliare di Modena e Nonantola, di cui diverrà arcivescovo il 2 aprile 1976. Ricevette l’ordinazione episcopale il 12 gennaio 1975 dall’arcivescovo Clemente Gaddi (coconsacranti: l’arcivescovo Giuseppe Amici, e il vescovo Luigi Morstabilini). Restò a Modena fino al 7 aprile 1983, quando venne trasferito alla sede vescovile di Brescia. Dove fece il suo ingresso il 18 giugno dello stesso anno.

Il Buon Pastore, tramite il  S. Padre, da Modena  lo inviava a  Brescia. Noi lo abbiamo accolto con la preghiera e nella gioia. Il Vescovo Bruno ha visssuto il senso della rilevanza della missione episcopale e particolarmente dei doveri di ministero, di magistero e di guida pastorale che essa comporta.

L’abbiamo conosciuto come un innamorato di Gesù Cristo.  Il centro della spiritualità episcopale   e il segreto della fecondità pastorale di ogni Vescovo è senza dubbio la passione per il Signore Gesù, vero Dio e vero uomo. Il Figlio di Dio crocifisso e risorto è sempre   l’argomento unico delle sue riflessioni, l’interlocutore principale dei suoi scritti e delle sue decisioni.

Si è presentato a noi come l’araldo del Vangelo.  Il Vescovo, come il profeta Geremia, è l’uomo della parola. Con lui i sacerdoti, ministri sermonis, sono chiamati ad annunciare il messaggio di salvezza: “Annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento.” (2 Tm 4,2). Ci ha donato il desiderio ardente di amare la Parola di Dio; di rileggerla con occhi nuovi e con cuore puro, nelle pagine luminose del Magistero; di ricercarla riflessa e sollecitante, fra le pieghe degli segni dei tempi.  Attraverso i mezzi della comunicazione sociale, ci ha comunicato il desiderio di testimoniare umilmente ma seriamente, in esperienza di vita, la trasparenza e la sapienza del Vangelo.

La Chiesa di Brescia è stata la sua famiglia. Quella del pastore è una dedizione che lo porta quasi a identificarsi col gregge e a farsi carico di tutte le sue vicende, penose o liete che siano. Ci ha amati di un amore generoso, disinteressato, costante e fedele. Le sue preoccupazioni per il bene di questa sua e nostra chiesa sono state pronte e costanti, multiformi e saggiamente armonizzate. Ha conosciuto e amato il nostro popolo di Dio, ha scoperto la sua fede genuina, forte, gioiosa e radicata. La sua dedizione ci ha più volte ricordato le parole di S. Paolo: “Così affezionati a voi, avremmo desiderato darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari (I Ts 2,8).  Rispettoso dell’autorità, non ha avuto timore, a esprimersi in pubblico con una franchezza alcune volte ritenuta inaudita.  Con questa chiarezza ha dialogato con parole e gesti luminosi e vigorosi e si è espresso con il linguaggio della tenerezza, del coraggio e del futuro. Ha parlato, insegnato e deciso con la ricchezza della sua angusta umanità, come persona concreta che possiede una sua mentalità e una sua sensibilità e con la grazia che gli viene dall’autenticità del suo mandato.  Nessun Vescovo è icona della episcopalità venerabile e muta.

Ha vissuto tra noi come un pastore in actione contemplativus. Come vescovo, segno eminente di Gesù pastore e vescovo delle nostre anime, ha esplicato il suo ministero soprattutto come padre nello spirito, come insonne e affezionato fratello.  Ci ha più volte ricordato che padri non si nasce, nemmeno con l’episcopato, lo si diventa in faticosa gestazione, pregando, camminando, lavorando e riflettendo insieme.

Il dono grande che il Presbiterio è chiamato a coltivare e custodire è la comunione di preghiera, di carità e di vita con il Vescovo. Nella diversità dei ministeri e dei carismi, ci ha aiutato a consolidare ad ogni livello l’unum sint  del Signore, unità di intenti, di affetti e di collaborazione, dono del Padre e dello Spirito. Non si dimentichi che l’unità, dono di Dio, è una benedizione dinamica e vitale che si nutre di paziente correzione fraterna. La sua piena e felice affermazione non può essere affidata alle sole strutture. Ogni giorno nella preghiera va vissuta e riconquistata, va guarita nelle sue ferite, va riproposta con maggior luminosità e più grande amore.

Ha benedetto più volte la devozione alla Madonna, ancora vivissima e largamente diffusa tra noi, arricchendola di contenuti teologici, ponendola al servizio del vangelo, orientandola a vivere con coraggio e fedeltà il nostro presente. Ha celebrato la viva memoria dei nostri Santi Patroni riscoprendo la grandezza e la fecondità del loro martirio, facendo diventare il loro culto una privilegiata sorgente di amore alla chiesa.

Ai sacerdoti alle persone consacrate ha sempre ricordato che il rapporto vitale con Cristo ci fa essere “permanenti “ in preghiera, cioè persone che respirano  una spiritualità seria, profonda e impegnata per amare il Signore di un amore umile, e forte, gioioso e leale.  Alla preghiera deve poi ricongiungersi, come sua naturale conseguenza e sua riprova di autenticità, il servizio e l’amore ai fratelli, la diaconia sacerdotale e religiosa della dedizione generosa e totale, celibe e verginale, umile e povera.

Al seminario diocesano ha sempre riservato attenzione pastorale affettiva e concreta, perché in questa famiglia della speranza, vivono e si preparano i nostri futuri presbiteri. Verso di esso ha orientato la simpatia della fede e la generosità della Diocesi. Si è adoperato perché il diaconato permanente e i ministeri istituiti, doni del Signore, si dilatassero all’interno della nostra chiesa.

Nella visita pastorale ha visto il bene lungamente e pazientemente seminato da ottimi sacerdoti, religiosi e laici, raccolto e trasmesso da chi ci ha preceduto, per poi essere donato alle nuove generazioni.

Ha accompagnato i laici nella affascinante e non facile missione di annunciare la gioia del vangelo con il contagio della testimonianza, con l’ascolto e in comunione con la chiesa, con la rispettosa chiarezza dell’annuncio di Cristo e del suo pensiero nei vari ambiti di vita e della società.

Alle giovani generazioni più volte ha detto di non aver paura a porre il Signore Gesù  al  centro della loro vita, vivendo una gioiosa appartenenza ecclesiale. Il Signore cerca cuori giovani e giovani dal cuore grande, capaci da andare contro corrente, coraggiosi nel fuggire i modelli di vita improntati all’apparire e all’avere a scapito dell’essere.

Nei viaggi missionari, mentre si immergeva nella vitalità delle chiese geograficamente lontane, pastoralmente e culturalmente diverse, ha respirato il respiro della Chiesa universale.

Il 19 dicembre 1998 rassegnò le dimissioni alla guida della diocesi bresciana per raggiunti limiti di età, divenendo arcivescovo emerito di Brescia. Lascia la diocesi l’11 gennaio del 1999 ritirandosi a Predore, nella diocesi di Bergamo.

Don Adriano Dabellani

Il novantesimo compleanno di mons. Luigi Corrini

Quei dieci giorni indimenticabili vissuti a Seniga nel luglio del 1947 con Don Karol Wojtyla

Il 26 settembre mons. Luigi Corrini ha festeggiato i novant’anni, sessantaquattro dei quali dedicati al ministero sacerdotale. La sua vita è stata caratterizzata da fatti ed avvenimenti degni di essere ricordati.

Il lungo percorso pastorale ebbe inizio, come giovane sacerdote, nella parrocchia di Bassano Bresciano; otto anni caratterizzati dall’impegno nella costruzione del nuovo oratorio, nella animazione delle varie associazioni e nella direzione della scuola di canto.

Successivamente, per quattordici anni, operò nella parrocchia abbaziale di Leno, dove si distinse come assistente spirituale del Circolo Acli e direttore della scuola di canto. Fin dai primi mesi fondò il periodico mensile di informazione “La Badia”, nato dall’unione di due precedenti esperienze dell’oratorio maschile “Il Missile”, e dell’oratorio femminile “Il Duemila”. Il bollettino parrocchiale, caratterizzato sempre più da articoli relativi a tematiche religiose e culturali, diventava portavoce dell’intera comunità parrocchiale; ancora oggi entra nelle famiglie da ben cinquantasei anni.

Don Luigi fece il suo ingresso in Verola il 12 ottobre 1975 ed iniziò il suo parrocchiato, che durerà ben 28 anni. Prese servizio ed ebbe modo di raggiungere la sua maturità sacerdotale in una distinta e storica parrocchia onorata da nobili figure come il verolese mons. Giacinto Gaggia, Vescovo di Brescia; da Sant’Arcangelo Tadini, fondatore delle suore operaie; dal verolese di adozione don Primo Mazzolari, sacerdote ricco di fortezza e di carità evangelica.

Nel popoloso centro della Bassa bresciana numerose sono state le iniziative in campo liturgico, culturale e sociale, da lui promosse ed attivate. Don Luigi riservò una attenzione particolare ai lavori di ristrutturazione e restauro della Basilica di San Lorenzo e delle Chiese sussidiarie di San Donnino e di San Rocco, opere che riuscì a realizzare grazie alla collaborazione  degli organismi parrocchiali e di tutta la popolazione. Con l’aiuto fattivo dei curati e dei collaboratori laici, ristrutturò anche l’oratorio, per offrire ai giovani un ambiente idoneo alla loro formazione.

Nei primi mesi del suo servizio pastorale fondò il bollettino “L’Angelo di Verola”, organo di informazione che da oltre quarant’anni entra puntualmente nelle famiglie verolesi.

Raggiunti i settantacinque anni canonici mons. Luigi decise di ritornare a Leno, comunità a lui familiare ed accogliente, dove per altri dieci anni mise a disposizione le sue energie, soprattutto a favore degli ammalati, dedicandosi, altresì, alle celebrazioni liturgiche e alle confessioni.

In questi ultimi quattro anni, caratterizzati da precarie condizioni di salute,  vive in una struttura riservata ai sacerdoti, in Brescia; spesso ama rievocare gli anni giovanili vissuti a Seniga, suo paese natale. In particolare riaffiorano in lui i ricordi legati al suo primo incontro con don Karol Wojtyla, futuro Papa Giovanni Paolo II.

Don Luigi, giovane chierico, nel luglio del 1947, ebbe la fortuna di condividere, per dieci giorni, esperienze di vita quotidiana con il giovane sacerdote polacco. In quell’estate, infatti, don Karol trascorse alcuni giorni a Seniga, ospite dell’amico e collega di studi don Francesco Vergine.

  Nell’immediato dopoguerra entrambi erano studenti a Roma, presso le facoltà teologiche. I due sacerdoti e il chierico Luigi Corrini facevano passeggiate in bicicletta; la meta preferita era il Santuario della Madonna di Comella. Don Lugi ricorda ancora, con immutata meraviglia e stupore, il profondo raccoglimento e l’intensità della preghiera del giovane sacerdote polacco. Non si stupì quando l’Amico Karol, divenuto Vescovo e poi Papa scelse, a voler sottolineare il Suo profondo legame alla Vergine Maria, come motto del Suo stemma “TOTUS TUUS”.

Giovanni Fiora