La Croce di cristo, sorgente di salvezza

L’omelia pronunciata in Duomo Vecchio dal vescovo Pierantonio Tremolada in occasione delle celebrazioni di apertura del Giubileo straordinario delle Sante Croci

“In te la nostra gloria, o Croce del Signore, per te salvezza e vita nel sangue redentore. La Croce di Cristo è nostra gloria, salvezza e risurrezione”. Profondamente grati al Signore per il dono fatto alla nostra Chiesa, apriamo solennemente questo Giubileo straordinario delle Sante Croci, che viene istituito in occasione del quinto centenario di fondazione della Compagnia che custodisce le sacre reliquie. Da secoli nel nostro Duomo Vecchio si trova un vero e proprio tesoro, che in questi giorni sarà esposto alla contemplazione e alla preghiera di tutti i fedeli. Circondato dal materiale prezioso, l’oro e l’argento, che l’arte di grandi maestri ha forgiato, il legno della santa croce – un suo frammento – è questo tesoro, riposto segretamente e gelosamente nel cuore della nostra Chiesa bresciana.

Il tempo che si apre, i giorni, i mesi che ci stanno davanti saranno l’occasione per fissare lo sguardo sul grande segno della redenzione universale, sorgente della benedizione perenne di Dio per l’umanità. La reliquia della Santa Croce, infatti, oggi viene esposta qui nel nostro Duomo Vecchio ed esposta rimarrà fino al prossimo 14 settembre, quando, con rito ugualmente solenne, tornerà a riposare nella sua custodia, presso la cappella che da lei prende i nome.

La circostanza che ci troviamo a vivere, con il suo carico di dolore e di incertezza, rende questo inizio di Giubileo ancora più intenso. La nostra celebrazione avviene qui in Duomo Vecchio a porte chiuse, senza concorso di popolo. Sono qui con me soltanto alcuni autorevoli rappresentanti della nostra città, che saluto con ossequio e ringrazio di cuore, e della nostra diocesi. Le limitazioni imposte dall’esigenza di contenere gli effetti di un’infezione virale tanto seria quanto sorprendente, non hanno consentito a molti che avrebbero voluto partecipare di essere presenti. Tutto questo non ci impedisce, tuttavia, di sentirci uniti e concordi. Forse, anzi, ci spinge di esserlo ancora di più. Grazie alle reti televisive e radiofoniche, che di cuore ringrazio per il loro prezioso servizio, e agli altri mezzi più recenti di comunicazione, è possibile seguire questa celebrazione anche dalle proprie case e vivere con immutato fervore l’inizio del nostro Giubileo. Voglia il Signore che già da questo inizio possa trarre giovamento la nostra comunità diocesana, ma anche l’intera nostra regione, così provate in questo momento di particolare apprensione.

“Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” – scrive l’apostolo Giovanni a conclusione del suo racconto della passione di Gesù, citando il profeta Zaccaria. L’abbiamo sentito proclamare nel brano di Vangelo di questa liturgia. Noi vogliamo essere tra coloro che raccolgono questo invito. Vogliamo “volgere lo sguardo” per contemplare colui che è stato trafitto e sentirci noi pure trafitti interiormente. Lo scenario struggente del calvario non lascia mai indifferente chi vi si accosta con animo sensibile. La misura dell’amore di Dio per l’umanità, che nella croce di Cristo raggiunge la sua piena evidenza, ha un effetto travolgente su ogni onesta coscienza. Lo testimonia san Paolo, il persecutore divenuto apostolo, quando, scrivendo ai Galati e ricordando la sua esperienza, dice: “Sono stato crocifisso con Cristo; non sono più io che vivo, ma Cristo vie in me. Questa vita che vivo nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal, 2,20).

Non c’è infatti amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici. Così ha fatto il Signore della gloria, che tuttavia è proceduto oltre: egli ha dato la vita stendendo le braccia sull’orrendo patibolo della croce, accettando, lui il santo, l’umiliazione estrema riservata al peccatore; morendo, lui l’innocente, sul patibolo dei colpevoli; provando, lui il Figlio amato, il sentimento atroce dell’abbandono del Padre. Il vertice dell’amore è coinciso per lui con l’estremo abbassamento. Come ci ricorda sempre san Paolo nella Lettera ai Filippesi: “CristoGesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini. Apparso in forma umana, umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2,5). Fino a questo punto è giunto il nostro redentore.

Chi potrà dunque contrastare un amore la cui misura è immensa quanto la sua potenza? Chi o che cosa gli potrà mai resistere? Questo amore realmente divino è infatti l’energia di bene che ha dato vita all’universo, che ha fatto esistere l’umanità e che ogni giorno la custodisce; è misericordia rigenerante che scaturisce dall’intimo della Trinità santa. Se dunque l’amore di Dio si è pienamente manifestato nella morte in croce di Gesù, questa stessa croce andrà considerata un meraviglioso segno di grazia, il segno per eccellenza della salvezza e della vittoria. È croce benedetta e gloriosa, è il vessillo del re trionfante. Come recita la suggestiva sequenza del giorno di Pasqua: “La morte e la vita si sono affrontate in un tremendo duello: il condottiero della vita, morto, regna vivo“.

Il grande sovrano che trionfa con una simile dirompente forza d’amore è l’Agnello di cui parla il Libro dell’Apocalisse. Egli “è degno di potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione” (Ap 5,12). Egli, il Cristo crocifisso, è il Signore della gloria, il servo di Dio che è divenuto intercessore a favore dei suoi fratelli. Lui stesso aveva dichiarato ai suoi discepoli e alle folle: “Quando sarò innalzato da terra, io attirerò tutti a me” (Gv 12,32). Lui, inchiodato sulla croce e ormai in agonia, aveva promesso al ladrone che al suo fianco lo supplicava: “Oggi con me sarai nel Paradiso” (Lc 23, 43).

Davvero la croce di Cristo è la sorgente della nostra salvezza. Essa è cosparsa del sangue del Santo e del Giusto, versato nello slancio di un amore tenerissimo per l’umanità sfigurata dal male. Nulla potrà più resistere all’ardore travolgente di questa divina benevolenza. Le porte degli inferi ormai sono state divelte. Il redentore del mondo è sceso negli abissi della nostra oscura malvagità, ha afferrato e innalzato con sé l’Adamo antico, lo ha introdotto per sempre nella sua dimora regale, dove tutto è luce e splendore di bellezza.

Con la croce del Signore il cielo e la terra si sono uniti per sempre. Anche in questo la croce è divenuta segno: il suo braccio verticale e il suo braccio orizzontale richiamano la duplice dimensione dell’esistenza umana, con le sue essenziali caratteristiche dell’altezza e della profondità, della lunghezza e della larghezza. Il Cristo salvatore è innalzato tra cielo e terra e muore con le braccia aperte: egli stringe l’umanità in un abbraccio universale, la riunisce dagli estremi della terra, e insieme la eleva con sé verso l’alto, mostrandogli nel contempo la sua nobile profondità. La croce innalzata sul calvario è in realtà piantata al centro della terra e nel cuore della storia. Essa richiama l’evento che ha dischiuso la grande rivelazione e ha alzato il sipario sullo scenario enigmatico della storia. La croce è dunque anche un segno da interpretare, un messaggio da comprendere, la chiave di lettura dell’intera vicenda umana. La croce ci ricorda che è ora possibile aprire il grande libro sigillato e conoscere il senso del cammino che l’umanità sta compiendo nello scorrere del tempo.

Questo segreto che dona a tutti speranza è l’amore dell’Agnello di Dio, l’amore umile e mite del Cristo crocifisso e risorto. È il mistero di grazia nel quale dovremmo sempre più immergerci, per rimanerne conquistati. La storia tutta intera trae la sua luce e quindi il suo senso ultimo dal segno che ricorda l’amore sacrificale del Figlio del Dio vivente. Una simile conoscenza desiderava l’apostolo Paolo per i suoi amati fratelli delle comunità cristiane; nella lettera agli Efesini egli scrive: “Per questo io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ha origine ogni discendenza in cielo e sulla terra, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati nell’uomo interiore mediante il suo Spirito. Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Ef 3,14-19).

È quanto vorrei chiedere anch’io per tutti noi, per la nostra amata Chiesa di Brescia, che entra nel tempo di grazia di questo Giubileo straordinario. Tenendo fisso lo sguardo sul Cristo redentore, vittima di pace e sacerdote della Nuova Alleanza, e lasciandoci ispirare dallo Spirito santo che illumina le menti e i cuori, potremo scoprire sempre più il tesoro custodito nel mistero della croce.

O croce santa,
che fosti degna di portare il nostro Redentore,
albero della vita eterna a noi restituita in dono;
sii tu benedetta per la salvezza che da te è scaturita.

O croce beata,
segno perenne della misericordia di Dio per noi,
testimonianza viva di un Cuore palpitante d’amore;
sii tu benedetta per la rivelazione che in te si è compiuta.

O Croce gloriosa,
vero altare del sacrificio di Cristo,
trofeo di vittoria che ci ha aperto la via del cielo;
sii tu benedetta per il regno che con te si è inaugurato

O croce amabile,
termine fisso del nostro sguardo adorante,
sorgente viva di una luce che trafigge il cuore;
sii tu benedetta per la grazia che da te si è irradiata.

In te, o croce benedetta, noi ci vantiamo,
per te noi speriamo,
alla tua ombra sostiamo,
sotto le tue insegne lottiamo.

A colui che su di te ha steso le braccia per amore,
all’Agnello di Dio mite e vittorioso,
che morendo ci ha resi suoi per sempre,
eleviamo con umile cuore
la nostra lode grata e perenne.

A lui sia gloria nei secoli dei secoli.

Amen

Giubileo straordinario per i 500 anni della Compagnia dei Custodi delle Sante Croci

Cerimonia di apertura

Venerdì 28 febbraio 2020 alle ore 20.30 in Duomo Vecchio, il nostro Vescovo aprirà ufficialmente il Giubileo Straordinario per i 500 anni della Compagnia dei Custodi delle Sante Croci, affinché ogni fedele possa essere segnato dalla grazia divina e ritrovi la via delle conversione e del rinnovamento spirituale.

I presbiteri e i diaconi che desiderano assistere alla Liturgia della Parola venerdì 28 febbraio 2020 alle ore 20.30 presso la Chiesa Cattedrale in occasione della Celebrazione di Apertura del Giubileo straordinario delle Sante Croci, presieduta dal Vescovo Pierantonio, sono invitati a confermare la loro presenza presso la Segreteria Generale (0303722253), a portare con sé amitto, camice, cingolo con stola rossa; oppure veste talare e cotta con stola rossa e a trovarsi presso la Sacrestia alle ore 20.15, per indossare le vesti sacre e iniziare la processione d’ingresso.

500 anni di custodia delle Croci

Nel 1520 veniva fondata la Compagnia dei Custodi del Tesoro. In occasione dell’anniversario verrà indetto un giubileo straordinario

Il prossimo anno ricorre il 500° anniversario di istituzione della Compagnia dei Custodi delle Sante Croci.

La nostra Diocesi ha il privilegio e la gioia di custodire nel cuore del Duomo vecchio le sante reliquie che rimandano al centro del mistero della redenzione, cioè alla morte del Signore. Di questa morte salvifica l’Eucaristia è il memoriale liturgico. Papa Francesco, attraverso la Sacra Penitenzieria Apostolica, ha dato positiva risposta alla nostra richiesta di Celebrare un Giubileo straordinario per il prossimo anno, nel tempo in cui le Sante Croci saranno esposte alla pubblica venerazione, cioè dal 28 febbraio al 14 settembre 2020.

Così scrive il vescovo Pierantonio Tremolada nella lettera pastorale “Nutriti dalla bellezza”, annunciando l’indizione giubilare.

Dono. “Siamo molto grati al Santo Padre – sono ancora parole del Vescovo – per questo che consideriamo un dono prezioso. Così, la venerazione delle Sante Croci si intreccerà con il nostro comune impegno a fare della celebrazione eucaristica il cuore pulsante della nostra Chiesa e della sua missione”. L’annuncio del presule è stato rilanciato a ridosso della festa dell’Esaltazione della Santa Croce del 14 settembre, data in cui il Tesoro sarà esposto al pubblico.

Il Tesoro. Il Tesoro delle Sante Croci è un gruppo di beni di alto interesse storico, artistico e religioso custodito nel Duomo vecchio di Brescia nella omonima cappella, nel transetto nord. Il tesoro, di regola, è chiuso all’interno di una cassaforte in cui sono gelosamente conservati una reliquia della Vera Croce, detta Reliquia Insigne; la stauroteca, un cofanetto in legno argentato dell’XI secolo, originale custodia alla Reliquia Insigne; il reliquiario della Santa Croce, in argento e oro con smalti e gemme, risalente in parte al 1487 e in parte al 1532; la Croce del Campo, la croce in legno argentato e gemme dell’XI-XII secolo che veniva issata sul carroccio bresciano durante le battaglie della Lega Lombarda; un bauletto in legno rivestito di metallo, opera della prima metà del Quattrocento; il reliquiario delle Sante Spine, opera di inizio Cinquecento dei Delle Croci proveniente dal monastero di Santa Giulia; il reliquiario della Croce del vescovo Zane, contenente altri due frammenti della Vera Croce, realizzato nel 1841 dall’orafo Antonio Pedrina. Il Tesoro, conservato da quasi mille anni e ampliato nel corso dei secoli, è curato dalla compagnia dei Custodi delle Sante Croci, che si occupa della manutenzione dei pezzi e, soprattutto, della loro salvaguardia durante le esposizioni ordinarie, che avvengono l’ultimo venerdì di Quaresima e, appunto, nella festività dell’Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre, e straordinarie, legate in genere a importanti eventi liturgici. La Custodia, un ordine cavalleresco, venne istituita il 3 marzo 1520, quando al consiglio comunale della città venne sottoposto un ordine del giorno a firma di Mattia Ugoni, vescovo di Famagosta e suffraganeo del vescovo di Brescia Paolo Zane, col quale il prelato chiedeva che venisse accordata una sovvenzione di cento lire a vantaggio di una confraternita da poco costituita “in onore” del tesoro delle Sante Croci del duomo vecchio. “Il nostro Vescovo, che porta nello stemma il simbolo della Santa Croce – ricorda il presidente dei Custodi Filippo Picchio Lechi – segue con particolare affetto e vicinanza le iniziative legate al Tesoro. Per questo lo ringraziamo per l’attenzione dedicata e per la sua costante partecipazione alle iniziative organizzate dalla nostra Compagnia”.

Manifestazioni. Il programma delle manifestazioni prevede sabato 14 settembre in Cattedrale: alle 8.30 esposizione del Tesoro, alle 9 Santa Messa Capitolare, alle 18.30 Santa Messa presieduta dal vescovo Tremolada e reposizione del Tesoro Nel giorno della festa dell’Esaltazione della Santa Croce, dalle 15 alle 18, ogni ora, è prevista la benedizione dei fedeli con la reliquia dalla Sacra Spina presso l’altare del SS.mo Sacramento.

Fratel Luigi Bofelli discepolo del Divin Maestro

Cinquantesimo di professione religiosa nella Pia Società San Paolo

Partito da Porzano a 14 anni, nell’agosto del 1964, viene accolto nella casa di Roma dalla congregazione della Pia Società San Paolo.

Nell’Aprile 1967 riceve la Vestizione, nel dicembre del 1969 emette la Professione religiosa e nel 1975 conferma i voti perpetui.

Il 7 dicembre 1978 parte in missione per l’Africa a Kinshasa-Zaire (ora Repubblica Democratica del Congo), dove rimane per 35 anni. Nel 2014 rientra a Roma nella casa Generalizia e nel febbraio del 2915 viene eletto Consigliere Generale della Congregazione.

Il 29 giugno 2019 insieme ai confratelli e sorelle della famiglia Paolina ha rinnovato i voti e festeggiato il cinquantesimo di professione religiosa attorniato anche da alcuni famigliari.

Un momento di gioia e di festa, un’importante occasione per confermare di nuovo la volontà di dedicare la propria vita a Dio. Un “Sì” che in questi cinquant’anni è stato rinnovato giorno dopo giorno, non senza difficoltà e sacrifici, ma con la felicità che accompagna la vita di chi sa di aver intrapreso la strada “giusta”, di aver risposto alla “chiamata” e di aver avuto il coraggio di tener fede alla propria vocazione.

Donazione all’Istituto Paolo VI

La Compagnia dei Custodi delle Sante Croci in occasione della canonizzazione di Paolo VI, che da come risulta dai registri dei confratelli ne è stato solidale, ha voluto portare il suo contributo al ricordo di questo nostro illustre concittadino in un modo del tutto particolare

La Compagnia dei Custodi delle Sante Croci, in occasione della canonizzazione di Papa Montini, ha sancito questo importante evento storico per la città di Brescia donando all’Istituto Paolo VI importanti documenti legati alla Sua nomina a Pontefice.

Grazie alla generosità di un Confratello (che desidera rimanere anonimo), si sono potuti regalare le copie in originale dei quotidiani italiani in cui si annunciava l’elezione di GiovanBattista Montini al Soglio Pontificio, il rarissimo libretto, pubblicato dalla Provincia di Brescia, riportante tutti gli interventi dei Consiglieri riunitisi per celebrare l’evento e alcuni quotidiani locali che hanno commentato i Suoi viaggi apostolici.

In accordo con il donatore, il Presidente della Compagnia, Filippo Picchio Lechi, ha consegnato il prezioso materiale a mons. Angelo Maffeis, Presidente della Fondazione “Istituto Paolo VI”.

Mons. Maffeis, il consigliere Michele Bonetti e il prof. Xenio Toscani, Segretario Generale dell’Istituto, hanno manifestato profonda gratitudine per questo gesto, ricordando che uno dei compiti dell’Istituto è proprio l’acquisizione di materiale archivistico legato alla figura del papa bresciano: questa nuova donazione arricchisce la documentazione già archiviata presso l’Istituto.

Un’opera teatrale per raccontare la missione

Nella serata del 4 giugno 2018, presso il Teatro Sociale di Brescia, si potrà assistere ad una rappresentazione teatrale liberamente tratta dalla vita della Beata Irene Stefani (missionaria della Consolata in Kenya nel 1930 e beatificata nel 2015), a cura della compagnia teatrale Controsenso: “Una storia di silenzi, di occhi bassi, di mani rotte e di scarpe consumate. Una storia di amore, di pazienza, di fatica. Di strade lunghe e polverose, di mondi lontani. Una storia di coraggio, di fede, di carità.”

In scena due attori che, con parole e danza, raccontano l’impegno di una giovane missionaria e del valore rivoluzionario delle sue scelte. Una giovane che dalla Val Sabbia prende con coraggio la propria vita e si reca in Africa per rimanervi per sempre.
Lo spettacolo teatrale è della compagnia “CONTROSENSO TEATRO” con Alberto Branca e Francesca Grisenti; la regia di Massimiliano Grazioli.
Lo spettacolo “Irene” sarà preceduto alle ore 19:30 da un aperitivo solidale nel foyer del Teatro in collaborazione con il ristorante “I Nazareni”.

Per prenotare e ritirare i biglietti dello spettacolo rivolgersi a:

Fondazione Museke in via F.lli Lombardi 2 (Brescia), segreteria@fondazionemuseke.org – 0302807724 oppure 3335055203

Che l’avventura abbia inizio!

Nuova compagnia dei Bravi:

Finalmente il copione è pronto!!

Sabato 14 febbraio alle ore 15:30 potrai sbirciarlo anche tu e capire meglio di cosa si tratta!

Da ora in poi ci ritroveremo ogni sabato alle 15:00 per le prove. Se le prove non potranno essere fatte di sabato vi sarà comunicato, comunque tenetevi aggiornati sul sito o chiedete ai responsabili della Compagnia Teatrale.

Ps: se volete essere avvisati per email scrivete il vostro indirizzo a compagnia.oratorioleno@gmail.com

Compagnia Teatrale: un nuovo progetto

Ehi hai almeno 15 anni?

Se è cosi questa proposta è rivolta a te!

Per tutti gli aspiranti attori, ballerini, registi, scenografi, tecnici (e chi più ne ha più ne metta) e per tutti quelli che vogliono proseguire l’esperienza della compagnia teatrale, vi aspettiamo numerosi domenica 21 dicembre.

Ore 19.30: pizza

Ore 20.30: presentazione del nuovo progetto

La nuova compagnia de “I Bravi”

La nostra storia

Nel 2002, in don Carlo nasce l’idea di dar vita con i giovani dell’oratorio ad un musical tratto dal romanzo “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni. In quell’anno nascono le prime idee, ma il progetto non decolla. Bisogna attendere l’anno 2003, dopo una semplice e bellissima esperienza teatrale realizzata con il gruppo adolescenti, incentrata su una commedia in dialetto bresciano, quando alcuni ragazzi danno vita all’elaborazione di “Renzo e Lucia”. 

Nel settembre 2004 inizia l’allestimento con la nascita della Nuova Compagnia de I bravi, nella quale viene coinvolto un consistente numero di adolescenti e giovani, che vanno ad affiancarsi ai gruppi e alle iniziative già presenti nell’oratorio. Il recital “Renzo e Lucia”, che debutta ne dicembre 2005, viene realizzato in per quattro date in oratorio a Leno, ma anche nel teatro parrocchiale di Gussago e quello di Gavardo.

L’esperienza di Renzo e Lucia si conclude nel giugno del 2006 nell’ambito della Festa dell’oratorio portando la Compagnia Teatrale verso un nuovo progetto. La scelta del nuovo musical che vede entrare nel gruppo nuovi adolescenti cade sul celeberrimo “Forza Venite Gente”.

Il debutto avviene nel marzo 2008 nel nostro teatro, al quale si susseguono altre due repliche. Come nell’esperienza precedente anche questo nuovo spettacolo esce dalle porte del nostro Oratorio per conoscere altre realtà. Ecco quindi le repliche negli Oratori di Pavone e Gambara e presso il comune di Gavardo. L’entusiasmante esperienza di Forza Venite Gente si concluderà poi nel settembre del 2008 nella splendida cornice di Villa Badia a seguito della quale i ragazzi han potuto partecipare al concerto di Michele Paulicelli il 4 ottobre (giorno di San Francesco), nel Duomo di Cremona.

Dopo l’avventura del musical e un netto cambio generazionale all’interno del gruppo di attori e ballerini, ritorna il progetto spettacolo musicale tratto da una celebre opera letteraria. Nasce un nuovo lavoro che vede la reinterpretazione in chiave moderna, della celebre tragedia di Shakespeare, Romeo e Giulietta. Lo spettacolo, composto da dialoghi e coreografie debutta il 23 dicembre 2009 nel teatro dell’oratorio con replica il 29, viene poi realizzato nel teatro di Gussago e all’ippodoromo di Leno.

2005-2006 – Renzo e Lucia

Lo spettacolo, per la precisione una commedia musicale, si snoda lungo tre atti e ricalca piuttosto fedelmente quelle che furono le peripezie degli innamorati più famosi della letteratura italiana. L’attenta sceneggiatura riesce a dare risalto alle caratteristiche fondamentali di ogni personaggio, dalla tragicomicità del pavido Don Abbondio, alla tenera spavalderia del giovane Renzo; la sincera fede nella provvidenza che anima Lucia si alterna alla tumultuosa tribolazione spirituale di Don Rodrigo.

Magistralmente sono stati integrati numerosi balletti che enfatizzano e sottolineano gli stati d’animo dei personaggi. L’insieme risulta essere così una sintesi del romanzo, nel quale convivono racconto manzoniano, capacità coreografiche, fantasia e riletture in chiave moderna.

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2007-2008 – Forza Venite Gente (di Michele Paulicelli)

Il musical presenta alcuni momenti della vita del Santo e in particolare il rapporto con la vita, la morte, la natura, la gente. La figura di Pietro di Bernardone, padre di Francesco, incarna in modo perfettamente attuale il rapporto conflittuale tra padri e figli.

Altro personaggio chiave è la cenciosa del paese, attraverso la quale, tra la sua pazzia alternata ad una sorta di saggezza coscienziosa, si riesce ad intravedere la genuina bontà del popolo. Insieme a Bernardone e alla Cenciosa animano la storia l’amica Chiara, la Povertà, la Provvidenza, il Lupo di Gubbio, la Luna, il Sole, gli alberi, gli uccelli…il Diavolo e tanti altri personaggi che fra canti e balli, fantasie, allegorie e colori, ci accompagnano simbolicamente in questo percorso, alla riscoperta di uno dei personaggi più affascinanti di tutti i tempi: Francesco.

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2009-2010 – Romeo e Giulietta

Due famiglie rivali, due ragazzi che si amano, un matrimonio segreto e due omicidi. Il tutto svolto in un sobborgo degradato della Verona dei giorni nostri. Questi gli ingredienti dello spettacolo “Romeo e Giulietta”. La purezza dell’amore che si sprigiona sulle dolci e vezzose note di un appassionato ballo a due, si contrasta alla crudezza dello scontro fra bande rivali. L’odio perenne porterà all’autodistruzione delle due nobili casate. L’amore che tutto può, in una cruda antitesi, diventa motivo di uccisione; e la morte da elemento di separazione assurge a ruolo di eterna unione per i due giovani amanti.