I nuovi poveri cercano un lavoro

L’Osservatorio delle povertà e delle risorse di Caritas diocesana in data 11 di ottobre ha ultimato la raccolta dei dati relativi al terzo questionario inviato alle Caritas territoriali per monitorare le fragilità e i bisogni delle comunità in tempo di Covid-19. L’obiettivo è verificare l’andamento delle richieste e la tipologia delle risposte dopo il periodo di chiusura forzata.

Caritas attive. Le Caritas erano attive e i centri di ascolto aperti (su appuntamento). Innanzitutto, si conferma il dato già rilevato: nel tempo del covid-19, il 90% delle Caritas è rimasto attivo, cambiando le modalità di apertura e di relazione con le persone, ma garantendo una presenza su tutto il territorio. Quasi tutte le realtà, a partire da settembre, hanno riaperto anche il Centro di Ascolto Caritas, incontrando le persone in loco su appuntamento. Nelle rilevazioni precedenti, invece, emergevano maggiormente ascolti telefonici e consegne di viveri a domicilio.

Richieste di aiuto. Si registra ua leggera flessione delle persone che chiedono aiuto. Si conferma l’aumento delle persone che accedono alle Caritas anche se in misura leggermente inferiore rispetto al periodo di aprile-maggio-giugno. Se nel periodo del lockdown si registrava un aumento medio del 30% ora ci si attesta sul 20%. Si ritiene però prematura una univoca interpretazione di tale dato, in quanto le cause possono essere diverse: la leggera diminuzione potrebbe essere legata alla possibilità di usufruire di alcuni aiuti governativi; oppure semplicemente al fatto che durante il periodo estivo alcune Caritas sono rimaste chiuse; o piuttosto che alcune persone sono riuscite a trovare alcuni lavori stagionali in un’estate in cui alcune attività turistiche sono ripartite, in particolare nelle zone vicino ai laghi o alle Valli. Si rileva, quindi, che circa il 30% delle Caritas dichiara di registrare una diminuzione delle persone incontrate, rispetto ai mesi di aprile, maggio e giugno. L’incidenza delle richieste di tipo economico viene confermato dati relativi al Fondo Briciole Lucenti, in particolare, per quanto riguarda il primo semestre 2019 e 2020. Si registra un leggero aumento delle persone aiutate, a fronte di una diminuzione dei nuclei sostenuti: sono state aiutate famiglie più numerose, che sono quelle che stanno soffrendo maggiormente l’emergenza Covid-19 e a loro è stato dato un contributo economico mediamente superiore: si è passati da un contributo medio per famiglia pari a 348 euro (nel 2019), a un contributo di 427 euro per famiglie (nel 2020). Le domande consegnate sono state pari a 502 (nel 2019 erano 582) relativamente a 1865 persone (nel 2019 erano 1843). E’ aumentato, inoltre, l’ammontare della spesa: dai 202.818 euro del 2019 si è passati ai 214.132 euro e in particolare le spese sostenute sono state quelle relative alla casa: spese condominiali, affitti e soprattutto utenze (che passano dal 66% al 77% delle spese complessive). Va rilevato che il comitato di gestione del Fondo diocesano di solidarietà “DoMani alla Speranza” ha valutato l’opportunità di sostenere le possibilità di risposta del Fondo Briciole Lucenti ed ha assicurato una copertura per l’intero importo delle spese ammesse al contributo. Ci sono anche volti nuovi tra le persone che chiedono aiuto. Si conferma che le persone che chiedono aiuto non sono note: più del 90% delle Caritas dichiara di continuare ad incontrare nuove persone in difficoltà, che non aveva mai visto e conosciuto prima. In alcuni casi tuttavia si tratta di persone che erano uscite da una situazione di difficoltà: l’emergenza Covid le ha fatte ricadere in basso.

Richieste viveri. Significative le richieste di viveri, in crescita le richieste di lavoro. Le richieste prevalenti continuano a riguardare beni e servizi materiali (75%), aiuti economici (70%) , ma con una diminuzione rispetto al periodo del lockdown (le richieste di viveri erano pari al 90%). Le richieste che segnalano un maggior incremento sono quelle lavorative (dal 45% al 65%), riferite in particolare a persone che sono state poste in Cassa integrazione o che lo sono ancora, ad altre che avevano un contratto a tempo determinato, che non è stato loro rinnovato. Aumentano, inoltre, le richieste in ambito scolastico, che sono ora pari al 55% (diverse spese si riferiscono ad acquisti di libri, aiuto nel pagamento dei trasporti, mense scolastiche). Si confermano, inoltre, richieste non convenzionali per le Caritas: si passa dalle richieste di fornitura di DPI o prodotti per l’igiene, alla fornitura di strumenti informatici per la didattica a distanza.

I volontari. Pur continuando a registrare mediamente una diminuzione della presenza dei volontari, si rileva mediamente un rientro di diverse persone nelle attività delle Caritas: più del 50% delle Caritas dichiara di avere lo stesso numero dei volontari del periodo preCovid; il 14% registra addirittura un aumento nel numero dei volontari; il 30% delle realtà invece continua a dichiarare una diminuzione dei volontari.

La collaborazione con gli Enti Locali. La collaborazione con i Servizi Sociali e gli Enti Locali è cresciuta durante il periodo emergenziale: si valutano insieme alcune situazioni di difficoltà, si condividono gli aiuti che ciascuno può dare, si cercano di costruire alcune strategie territoriali, coinvolgendo anche altre realtà.

Covid. La sfida vinta al Centro Paolo VI

La collaborazione della Diocesi con i presidi ospedalieri bresciani durante l’epidemia letta attraverso l’esperienza di ospitalità realizzata nella struttura di via Gezio Calini

Più che una conferenza stampa è stata una narrazione, una lettura sapienziale di uno dei periodi più bui della storia di Brescia, ma con un incredibile portato fatto di solidarietà, amicizia e collaborazione. A poche settimane dalla dimissione dell’ultimo degli 85 pazienti Covid ospitati gratuitamente per diretta volontà di mons. Tremolada, al Centro pastorale Paolo VI, si sono incontrati, con il Vescovo, i rappresentanti dei tre maggiori presidi ospedalieri cittadini: Marco Trivelli, già direttore generale degli Spedali Civili e da pochi giorni alla guida della sanità lombarda, Alessandro Triboldi, direttore generale di Fondazione Poliambulanza e Nicola Bresciani, amministratore delegato del Gruppo San Donato, coprotagonisti insieme alla Diocesi di una esperienza “bella” nata nel tempo del coronavirus.

“Realtà importanti del territorio – ha sottolineato il vescovo Pierantonio – sono entrate in una logica di sostegno e solidarietà per il bene della popolazione, dando vita a una sinergia diventata parte della memoria collettiva. Ho trovato in loro la disponibilità ad accogliere quella spiritualità data dalla visione cristiana della vita”. Un ringraziamento particolare il presule lo ha riservato alle volontarie della Croce Rossa che nei mesi peggiori della pandemia si sono prese cura delle persone in via di guarigione ospitate al Centro pastorale Paolo VI. Guidate dall’ispettrice Rosaria Avisani, con il coordinamento del direttore sanitario del’Asst, Annamaria Indelicato, le volontarie, nei circa due mesi di servizio in via Gezio Calini hanno saputo creare, seppur con tutte le difficoltà del caso, una comunità nella comunità. “Spero che la sinergia messa in atto – sono parole di Marco Trivelli – possa essere la base sulla quale costruire la cura di domani a Brescia. Se non ci fosse stata questa collaborazione non avremmo potuto accogliere tutti pazienti che si sono presentati ai rispettivi pronto soccorso. È mia convinzione che chi si prende cura degli altri è sempre alleato”.

Il Centro pastorale Paolo VI è il simbolo della sfida vinta dagli ospedali bresciani contro il Covid 19. Ne è convinto Alessandro Triboldi: “E’ stato possibile ottenere questo risultato – ha sottolineato – perché si è saputo lavorare insieme. L’ospitalità realizzata in questa struttura è l’aspetto più evidente della collaborazione. Ma l’esperienza di questa sinergia è composta da tanti singoli episodi che hanno portato a un confronto immediato e diretto. Quando si era in difficoltà c’era sempre qualcuno pronto a tendere la mano. Il sistema Brescia ha funzionato. La generosità è stata opportunamente ed efficacemente indirizzata”. Del resto l’accoglienza messa in atto in via Gezio Calini ha permesso di dimettere tante persone, non clinicamente guarite, liberando posti letto fondamentali per salvare altre vite. Su questo tasto spinge anche Bresciani, ricordando come la proposta sia arrivata nel peggior periodo del picco epidemico: “Abbiamo portato qui qualche decina di pazienti ed è un risultato incredibile considerato che il problema fondamentale era la mancanza di posti letto. Grazie a questo progetto abbiamo potuto curare pazienti in fase acuta che altrimenti non avrebbero trovato altra soluzione al proprio caso”.