Giornate in oratorio e in Parrocchia

Poche le novità, se non che finalmente possiamo partecipare alle funzioni in chiesa, anche se con posti limitati.

La recita del Santo Rosario, la funzione alla Madonna della Stalla il 10 di giugno e la ricorrenza del Corpus Domini hanno riunito la nostra comunità, oltre naturalmente alla ripresa della celebrazione delle Sante Messe giornaliere sia in chiesa che nella piazza quando il tempo lo ha permesso.

Attendiamo la possibilità di riaprire i locali dell’oratorio in sicurezza e prepariamoci ad una estate particolare.

Grazie a tutti e a presto

 

La voce degli angeli

Parte seconda – Le campane di Milzanello

Le campane scandiscono i tempi del lavoro e del riposo, della preghiera e della celebrazione. Segnano i momenti salienti della vita: la nascita, la morte, i sacramenti, l’impronta e la presenza di Dio fra gli uomini. In passato oltre che annunciare la gioia e la sofferenza, segnalavano un temporale, un incendio, una inondazione; riunivano la comunità davanti a un pericolo, chiamavano a raccolta, per proteggere il paese da una minaccia oltre che per celebrare insieme un lieto evento. Le campane sono state a lungo espressione della fede semplice e profondamente radicata di un popolo che si sentiva parte di una comunità. Se oggi abbiamo perso la consapevolezza della funzione e dell’importanza del suono delle campane, è perché è entrata in crisi la nostra coscienza di essere una comunità ed è entrata in crisi la fede del popolo di Dio.

Eppure, in tempi eccezionali e difficili come i nostri, in molti hanno riscoperto quanto sia confortante sentire suonare le campane. Sono il segno che una comunità c’è, che un messaggio c’è e c’è qualcuno ancora che ci chiama a qualcosa di più alto ed essenziale, che non solo va oltre la concreta materialità del nostro vivere quotidiano, ma che sa e può dare a questo concreto un senso, un valore, che lo riempie di dignità e sacralità: qualcosa che apre il nostro quotidiano all’eternità.  Le campane che da secoli vegliano su Milzanello hanno una storia antica.  Era stato s. Carlo Borromeo nel 1580 a far abbattere un oratorio campestre e usare il materiale per costruire il campanile attuale della chiesa, ma nella prima metà dell’Ottocento, il castello di legno e la struttura della torre furono ritenuti pericolosi. In Archivio si trova documentazione della consacrazione delle nuove quattro campane. I quattro bronzi furono consacrati il 6 novembre 1831 da monsignor Carlo Morsacchi Vescovo di Bergamo, che si trovava a Brescia per i funerali del Vescovo mons. Nava. Alle 18.00, Monsignor Morsacchi si recò alla fonderia “Innocenzo Maggi” che sorgeva lungo il bastione di Brescia, accanto alla Madonna delle Grazie. Officiò la cerimonia assistito dal Canonico del Duomo, mons. Pinzoni e dal parroco don Vincenzo Albertini. Fu padrino il ragioniere Giuseppe Serazzi, agente della Contessa Uggeri Luzzago, alla presenza di altre persone di Milzanello. Le campane che poi furono collocate sulla torre erano dedicate ai santi legati al paese. Alle precedenti, fu poi aggiunta nel 1971 una nuova campana, dedicata ai Caduti di tutte le guerre e recante il nome di san Sebastiano (soldato romano martire per la fede) proveniente dalla fonderia Filippi di Chiari.

La chiesa parrocchiale di Milzanello, da allora, conta cinque campane: la prima dedicata a S. Michele, titolare della chiesa, la seconda a S. Urbano martire, suo patrono, la terza a s. Luigi, la quarta dei Caduti dedicata a s. Sebastiano e la quinta a san Filippo. Solo per una breve pausa furono rimosse nel 1941 a fini bellici, ma furono salvate e tornarono al loro posto alla fine della guerra. I fonditori nel Medioevo erano sia monaci che laici, ma percepivano il proprio compito come un’azione sacra. Nelle fonderie più antiche, dove si rispettano le tradizionali tecniche di fonderia, ancora oggi, ogni passaggio è scandito da gesti di fede. Nel momento della colatura e della liberazione della campana, i fonditori pregano, recitano antiche preghiere. Leggere oggi questi documenti ci riporta a cosa sono state le campane per i Cristiani lungo i secoli.

Chiara Ravagni

Il laboratorio di carità dei giovani

Prendono corpo i campi di servizio a “Km 0” di Young Caritas Brescia. Tra le realtà beneficiarie la Mensa Menni sostenuta dai fondi dell’OttoxMille

Lunedì Miriam, con alcuni amici e animatori della parrocchia del Sacro Cuore, ha provato a zappare: non pensava fosse così duro. A cena è orgogliosa di sfoggiare alcune zucchine che ha raccolto nell’orto. Altri suoi amici sono di turno il martedì: ci sono chili e chili di fagiolini che aspettano di essere raccolti. Mercoledì è il turno dei giovani della parrocchia di Sant’Afra, alcuni impegnati a togliere le erbacce, altri invece a preparare le borsine-pasto alla Mensa Menni per le persone indigenti. Le vedono arrivare mestamente all’ingresso: non pensavano fossero così tanti. Giovedì e venerdì ci sono altri ragazzi che, come Anna e Davide, hanno contattato Caritas diocesana: “vorrei dare una mano dove serve”.

Prende corpo così, piano piano, l’esperienza dei campi di servizio a “Km 0” che Young Caritas Brescia, il laboratorio di carità dei giovani della Caritas diocesana di Brescia, propone in questa estate fuori dal comune a giovani che hanno voglia di mettersi in gioco nella cura del creato e delle persone in situazione di bisogno nel nostro territorio. Gli ambiti di esperienza (o campi) sono tre. Il primo riguarda un’attività di orto-coltura avviata dalla cooperativa sociale Kemay in collaborazione con Caritas diocesana a San Poo, in un terreno messo a disposizione dalle suore Missionarie della Carità di Maria. Il progetto intende promuovere attorno alla realtà dell’orto un’esperienza di comunità e di condivisione, con un’attenzione particolare al dialogo intergenerazionale e agli anziani soli. Qui i giovani sono impegnati nell’attività di coltivazione e di incontro con le persone che man mano entreranno nel circuito dell’orto. Il secondo campo di servizio è quello della mensa Madre Eugenia Menni, gestita dall’associazione CasaBetel, nella quale i giovani affiancano i volontari nella preparazione giornaliera della borsina-pasto, nell’orario di pranzo.

Il terzo campo è attivato in collaborazione con l’associazione BimboChiamaBimbo di Mompiano. Qui i giovani affiancano gli educatori e i volontari nella gestione di un campo estivo per bambini dai 3 ai 10 anni aperto tutto il mese di agosto o nella gestione di raccolte alimentari presso alcuni supermercati della zona. L’impegno minimo richiesto è di una mattina o un pomeriggio a settimana. Per partecipare ad un campo di esperienza si può inviare una mail a young@caritasbrescia.it oppure contattare la referente Valentina al numero 3455933849. Se con l’iniziativa “85 giorni on Covid-19. Racconti in prima persona” Young Caritas Brescia ha proposto ai giovani di raccontare gesti di tenerezza, di cura, di prossimità, di solidarietà che li hanno visti protagonisti durante il lock-down, nella fase di ripartenza l’invito è di continuare a coltivare questi gesti attraverso un impegno concreto.

Santa Lucia | I Santi dell’Abbazia

Concludiamo il nostro itinerario incontrando la santa più amata dai bambini, ma che ancora oggi ha molto da insegnare anche agli adulti: Santa Lucia. La sua vita ci aiuti a vedere ogni avvenimento con gli occhi della fede, per poter scegliere sempre ciò che giusto, vero e buono.

Accompagnamento musicale ad opera di Paolo.

San Giuseppe | I Santi dell’Abbazia

Oggi ci troviamo di fronte ad un maestoso altare, come lo è altrettanto la figura del santo cui lo stesso è dedicato. San Giuseppe, sposo della Vergine Maria e padre putativo di Gesù; patrono di tutti i papà e per noi potente intercessore.

Accompagnamento musicale ad opera di Paolo.

Madonna del Rosario | I Santi dell’Abbazia

Il sesto altare minore è dedicato alla Madonna del Rosario. Da sempre legati a questa immagine sacra, i lenesi hanno fatto erigere uno degli altari più ricchi belli di tutto il complesso della nostra chiesa, e che ancora oggi rimane tappa fondamentale di molte preghiere quotidiane rivolte a lei, la Madre di Gesù.

Accompagnamento musicale ad opera di Paolo.

Santi Vitale e Marziale | I Santi dell’Abbazia

Lasciamoci prendere per mano oggi da due ragazzi: sono i nostri patroni, i santi Vitale e Marziale. La loro storia personale e quella delle loro reliquie è millenaria, ma la fede dei lenesi nei loro protettori non si è mai spenta!

Accompagnamento musicale ad opera di Paolo.

Caritas. Un anno accanto agli ultimi

La Caritas rileva i bisogni e segnala le povertà. “Mi piace dire che, in questo periodo difficile, la realtà di Caritas all’interno della nostra Chiesa ha manifestato ancora di più il proprio valore. La Caritas esiste per ribadire – ha spiegato il Vescovo – che lo stile della vita sociale è quello della carità”

Nelle Controversiae Seneca il Vecchio scrive che è “cosa iniqua non stendere la mano verso chi è caduto”. Siamo nel primo secolo dopo Cristo, ma nulla è cambiato. L’uomo, ogni uomo, prima di tutto. Una volta all’anno la Caritas racconta in un opuscolo il pensiero e l’azione con i numeri che testimoniano una presenza capillare sul territorio in grado di dare delle risposte alle vecchie e nuove povertà.

“Nelle ultime settimane ci siamo resi conto – ha spiegato il Vescovo durante la conferenza stampa di presentazione – che la parola carità ha un significato profondo.  Ci siamo resi conto di quanto sono importanti la vita delle persone, la solidarietà, l’aiuto reciproco e il prendersi cura delle persone. Mi piace dire che, in questo periodo difficile, la realtà di Caritas all’interno della nostra Chiesa ha manifestato ancora di più il proprio valore. La Caritas esiste per ribadire che lo stile della vita sociale è quello della carità. L’emergenza recente ci fa comprendere quanto è importante l’attività ordinaria di Caritas”.

Il Vescovo ha ringraziato lo staff centrale e le Caritas sul territorio. “La Caritas è una sorta di rete. La presenza delle nostre Caritas sul territorio in relazione con le nostre famiglie è molto preziosa. Un ringraziamento va ai giovani che hanno operato lungo questo anno e in questo tempo di emergenza. Abbiamo delle buone prospettive. La solidarietà è parte del dna dei nostri giovani. Alla luce di quello che abbiamo vissuto si deve immaginare un’azione della Caritas su due livelli: continuare l’intervento nei confronti delle povertà endemiche (Mensa, Rifugio…) e capire cosa fare insieme nella ripresa dell’ordinario; dovremo aiutare soggetti che, normalmente, non avevano fatto esperienza della povertà. L’anno pastorale è stato impostato sull’eucaristia. E la celebrazione dell’eucaristia ha due versanti: rituale-liturgico ed esistenziale. Mentre torniamo a celebrare l’eucaristia, incrementiamo quella carità quotidiana di cui l’eucaristia è la sorgente”.

La Caritas diocesana è impegnata, in particolare, su due fronti: la promozione umana e la promozione pastorale.

Promozione umana. Consiste nel rilevare i bisogni e le risorse e nel segnalare, alla comunità ecclesiale e alle società civile, le povertà e l’emarginazione. E vengono promossi dei servizi come “opere segno” in risposta ai bisogni individuati.

Promozione pastorale. Il compito della Caritas è di sensibilizzare, sostenere, animare la maturazione di stili di testimonianza comunitaria della carità; stimolare l’attenzione al tema del dono, della prossimità relazionale, dei legami nell’ambito di una “scelta pastorale delle relazioni”. L’obiettivo più grande è promuovere il valore del radicamento della carità nella comunità. Interessante il coinvolgimento dei giovani con l’Anno di volontariato sociale, un servizio educativo o assistenziale per un anno e per 100 o 75 ore mensili (sono 17 i giovani inseriti), e con il servizio civile.

Accoglienza e alloggio. Caritas offre un percorso che va dall’accoglienza emergenziale e/o temporanea all’inserimento in appartamenti per un periodo di tempo utile a raggiungere un’autonomia alloggiativa. L’Emergenza freddo femminile “Sorella Lucia Ripamonti” accoglie donne sole in condizioni di grave disagio e difficoltà abitativa temporanea; nel 2019 sono state accolte 14 donne (4 italiane e 10 straniere). Il Rifugio Caritas “E lo avvolse in fasce” è finalizzato all’accoglienza di uomini senza fissa dimora; dal 2015 il Rifugio Caritas trova una nuova collocazione presso gli ambienti dell’Ex Seminario; nel 2019 92 persone (52 stranieri e 40 italiani) hanno trovato un riparo. La Comunità di Vita Casa Betel rappresenta uno spazio di tregua per restituire alle donne libertà e giustizia; nel 2019 erano 26. Gli interventi di Housing sociale sono finalizzati, infine, a ridurre il disagio abitativo di individui e nuclei familiari svantaggiati.

Emergenze. Si cerca di integrare il sostegno immediato all’emergenza, guardando ad una progettualità di medio-lungo periodo. All’appello del 2015 di Papa Francesco, la Caritas ha avviato anche un progetto di micro-accoglienza dei richiedenti protezione internazionale; è stata costituita la cooperativa Kemay che, dopo quattro anni di attività, ha accolto 341 richiedenti protezione internazionale, di cui 64 si trovano ancora in accoglienza. Con i corridoi umanitari la Cooperativa Kemay accoglie 13 persone: una famiglia di 6 persone nella parrocchia Santa Giulia del Villaggio Prealpino; una famiglia di 3 persone a Casa Delbrel a Rodengo Saiano; una famiglia di 3 persone e 1 singolo ospitati a Brescia.

Alcuni numeri. Dal 2009 al 2019. Mano fraterna: dar conto di ciò che conta

1039 i beneficiari del Microcredito Sociale; 70 i volontari impegnati negli sportelli. Erogati 2.632.969 euro. Sono 374 le parrocchie che svolgono il ruolo
di partner.

L’Ottavo Giorno ogni anno  sostiene 5.700 famiglie. Coinvolge Fondazione Comunità Bresciana, Fondazione Cariplo, Consorzio Ortomercato, Cooperativa Facchini, Rotary Brescia, Cgil, Cisl…

Sono 464.195 i pasti distribuiti dalla Mensa Menni a favore di 15.363 ospiti. Il soggetto gestore è l’Associazione Casa Betel 2000 onlus. 90 i volontari coinvolti

Del Fondo Briciole lucenti ne hanno beneficiato 7.880 famiglie. Per quanto riguarda il sostegno all’occupazione sono 313 gli accordi lavorativi realizzati

San Pietro Martire | I Santi dell’Abbazia

Continua il nostro viaggio alla scoperta dei santi che “sostengono” la nostra chiesa abbaziale. Scopriamo insieme oggi San Pietro martire, coraggioso testimone del Vangelo, che non ha avuto timore di donare la vita per la causa della Verità, cioè Cristo Gesù.

Lettura sapienziale: cammino da iniziare

Il momento di ascolto della Parola con la meditazione del Vescovo per presbiteri e diaconi del 14 maggio diventa uno strumento utile per l’inizio della lettura sapienziale nelle comunità

La capacità di rileggere quanto è successo e, allo stesso tempo, di guardare avanti per identificare delle priorità. “In che modo il suo mistero di amore misericordioso si è manifestato in questi giorni drammatici? Che cosa in questi due mesi mi ha particolarmente addolorato? Che cosa mi ha profondamente consolato? Che cosa ho meglio compreso dell’uomo, del mondo e della Chiesa stessa? Che cosa lo Spirito si aspetta dalla nostra Chiesa che riprende ora il suo cammino? In che cosa dovremo rinnovarci per essere sempre meglio la Chiesa del Signore? Su che cosa dovremo puntare?”. Nella meditazione per i presbiteri e i diaconi del 14 maggio, il vescovo Tremolada formula alcune domande che possono aiutare il discernimento e una rilettura spirituale di quanto si è vissuto e di discernimento pastorale per quanto ci apprestiamo a vivere.

Narrazione sapienziale. L’ascolto della Parola di Dio (il video è sul canale You Tube del nostro settimanale) è il primo passo per compiere una rilettura spirituale dell’esperienza nella quale siamo stati coinvolti. La meditazione diventa uno strumento utile per l’inizio delle lettura sapienziale all’interno dei consigli pastorali. “Da questa memoria deriverà un discernimento pastorale, che orienterà il nostro cammino futuro”. L’ascolto è prezioso. Il Vescovo ha proposto il brano del Libro dell’Apocalisse nel quale sono presentate la prima e l’ultima delle sette lettere che Giovanni scrive alle sette chiese della Provincia romana dell’Asia. “Si tratta in verità della parola che il Cristo risorto rivolge alla sua Chiesa in cammino nella storia. Nel Libro dell’Apocalisse il numero sette è simbolico: indica totalità e pienezza, ma in questo caso ricorda anche che la Chiesa è viva ed è calata nel tempo e nello spazio, è composta di comunità diverse tra loro e insieme in reciproca comunione. Il Cristo risorto è per tutte le comunità principio di vita e insieme criterio di giudizio”.

La conversione del cuore. Nella Chiesa di Efeso, come sottolinea il Vescovo, la vita ecclesiale si è trasformata in una religione senza cuore: “La Chiesa diventa così secca e sterile, per nulla attraente e quindi inutile”. Nella Chiesa di Laodicea, il pericolo viene dalla mondanità, “dall’adeguamento totale alle categorie del mondo”, annullando così la sua missione. Sono “due tentazioni costanti nella storia della Chiesa, cui non può essere considerata esente anche la nostra Chiesa di Brescia. Anche noi – afferma mons. Tremolada – ci sentiamo esortati, come la Chiesa di Efeso e di Laodicea, a compiere in questo momento un’opera di discernimento, in ascolto dello Spirito”. Ma qual è ora la situazione della nostra Chiesa? “Siamo esortati ad una decisa conversione del cuore, sulla base di quanto abbiamo meglio compreso della vita. Sentiamo il bisogno di un rinnovato affidamento alla promessa del Cristo risorto, lui che è il vincitore. E siamo profondamente consolati dalla confidenza che egli fa anche a noi, quando manifesta il suo desiderio di sedere a tavola con noi per renderci partecipi della sua gloria. Egli bussa alla nostra porta, come un mendicante che in realtà è in grado di offrire l’unico vero tesoro”.