Il volontariato

Il volontariato è un’attività di aiuto gratuito e spontaneo verso chi ne ha bisogno, prestando opere in maniera individuale e collettiva per scopi benefici e non con uno scopo di lucro ma… conosciamo tutti il significato di volontariato.

Fare volontariato oggi e importante più che mai, ce n’è veramente tanto bisogno.

Per entrare a far parte di un qualsiasi gruppo di volontariato bisogna crederci, perché dare il proprio contributo richiede tempo, sacrificio e tanta volontà.
Si dà la priorità a fare del bene non per sé stessi e non è poco.
Fare del bene fa veramente bene, sia a chi lo riceve, sia a chi lo fa.
Fare volontariato apporta una grande soddisfazione personale, perché implica la propria applicazione nel fare qualcosa per gli altri, usando però sempre le proprie attitudini personali.

Sono davvero tante le forme di volontariato:
Dall’assistenza alle persone, all’unione di gruppi che si impegnano nel sociale, portando avanti dei progetti come quello della nostra piccola realtà di Porzano.
Gli eventi come il torneo di calcio e la festa di mezza estate, sono un esempio di volontariato che ci permette di dare un contributo economico alla nostra parrocchia i cui benefici sono in favore di tutta la comunità.

A questo punto da volontario, mi sento in dovere di offrire l’invito e l’opportunità di entrare a far parte del gruppo oratorio a qualsiasi persona e mi rivolgo soprattutto ai giovani.
L’importanza del volontariato è per loro cruciale, apre loro la mente, stimola il dialogo.
È importante per la loro crescita e troveranno una grande famiglia.

Le motivazioni che spingono una persona a diventare un volontario, sia che entri a fare parte di una “CROCE ROSSA” o qualsiasi altro gruppo o associazione, hanno un fattore comune;
Il volontariato agisce sempre per bontà d’animo e soprattutto di buona fede.

Come diceva Madre Teresa di Calcutta:

Chi nel cammino della vita ha acceso anche soltanto una fiaccola nell’ora buia di qualcuno, non è vissuto invano.

R.C.
Un Volontario.

Ma tu perché sei così sordo?

Da una provocazione ha preso avvio il discernimento. Classe 1990, don Matteo Ceresa, originario di Ciliverghe, ha svolto servizio nelle parrocchie di Pontevico, Rezzato-Virle, Sabbio Chiese e Nuvolera. Sabato 8 è stato ordinato dal vescovo Pierantonio

Durante l’esistenza di ognuno di noi, durante il cammino, capita che qualcuno ti ponga una domanda che non ti aspettavi, un interrogativo che ti spinge a rivedere tutto ciò in cui avevi creduto, aprendoti nuovi orizzonti. È quanto è accaduto al 29enne Matteo Ceresa. Ha compiuto gli anni il 16 maggio scorso e l’8 giugno è stato consacrato sacerdote nella cattedrale di Brescia dal vescovo Tremolada. In questi anni ha svolto servizio nelle parrocchie di Pontevico, Rezzato e Virle, Sabbio Chiese e Nuvolera. Per andare alle radici della sua vocazione bisogna, però, fare un passo indietro, a quando era piccolo e faceva il chierichetto in parrocchia, a Ciliverghe.

Domanda. “L’idea di diventare sacerdote è nata in me molto presto, sin da bambino. Crescendo, il tutto matura e si trasforma. Durante l’adolescenza, infatti, l’idea si era affievolita fino a quando un sacerdote, il mio parroco di allora, don Francesco Zaniboni, mi ha sollecitato. Non avevo mai parlato del mio desiderio di diventare sacerdote. Un giorno, però, quando avevo 16 anni, il parroco venne da me chiedendomi: ‘Ma tu perché sei così sordo?’. Di primo acchito sembrava una frase buttata lì. Poi, con il tempo, ne ho compreso appieno il significato e oggi la custodisco nel cuore. È stata una provocazione che mi ha aperto un mondo. Capii che il Signore, tramite il sacerdote, tramite le sue parole, mi stava dicendo qualcosa. Ho iniziato così a interrogarmi sul perché di questa sordità. Perché non riuscivo a percepire la parola del Signore?”.

Discernimento. Da qui ha preso avvio il suo cammino di discernimento, caratterizzato da studi costanti. “Ho quindi iniziato a mettermi in ascolto, frequentando maggiormente l’oratorio, anche attraverso le letture, lo studio. Mi sono orientato verso Scienze religiose. Ho frequentato il triennio in Cattolica. Anche questo percorso mi ha aiutato a intraprendere la strada del sacerdozio”. Era il 22 settembre 2013. Dopo la maturità allo scientifico, Matteo voleva entrare in Seminario. Intanto svolgeva diverse attività, era impegnato in parrocchia come catechista, come educatore e animatore al Grest, ma la sua decisione aveva spiazzato un po’ i genitori. Oggi, a distanza di anni, ammette: “Sia io che loro non eravamo molto maturi per questo passo. Da qui la scelta di frequentare il triennio di Scienze religiose. Nel frattempo ho avuto la possibilità di insegnare religione, facendo qualche supplenza. È stata una bella esperienza”. Del resto il mondo della scuola “permette di incontrare i ragazzi in una modalità differente rispetto a quella degli oratori, delle parrocchie. Avendo fatto Scienze religiose, dopo l’anno di propedeutica, sono entrato in seconda teologia dove ho incontrato i miei attuali compagni”.

La sorella. Del periodo precedente l’ingresso in Seminario, la sorella di Matteo, Chiara, ha un ricordo nitido, nonostante la giovane età: “Quella notizia stravolse, in positivo, la nostra famiglia e con il passare del tempo ho compreso il valore di quella decisione, ciò che comportava, ciò che significava per lui. Ho visto la luce nei suoi occhi. L’ho visto sereno nella sua scelta”. Alla mente di Chiara riaffiorano i ricordi, i momenti in cui Matteo, dopo le superiori, era chiamato, come tutti i suoi coetanei, a fare una scelta, incalzato dai genitori. “Lui rimaneva sempre sul vago. Poi a maggio, frequentava l’ultimo anno delle superiori, comunicò la sua scelta di frequentare Scienze religiose alla Cattolica, un percorso che lo ha aiutato anche nel discernimento”. Il fratello delineato da Chiara è “un ragazzo che è stato sempre amato dalle comunità che lo hanno accolto, sa farsi voler bene”. Qual è l’augurio che una ragazza può fare a un fratello che si appresta a diventare sacerdote? “Gli sono sempre stata vicina, anche se la mia era una presenza silenziosa, del resto Matteo è talvolta introverso. Con il tempo ho imparato cosa significhi donare un fratello al Signore. Cosa significhi avere un fratello sacerdote non lo so ancora. Sicuramente, per lui come penso accada a tutti, non sarà semplice, ma la serenità che ho sempre visto nei suoi occhi mi rende tranquilla”.

San Filippo Neri. Un affetto particolare don Matteo lo riserva a un santo che fin da piccolo aveva preso in simpatia, San Filippo Neri: “Non è certamente una figura contemporanea, ma il suo messaggio è più che mai attuale. Lo porto nel cuore per il suo carisma, la gioia, il saper vivere la quotidianità con la serenità che viene dal Signore. È un santo che mi ha accompagnato nel mio cammino. È a San Filippo Neri che guardo quando penso a come vorrei essere prete. Magari potessi essere come lui”. C’è una frase di San Filippo, in particolare, che ha sempre colpito l’attenzione di don Matteo: “Buttatevi in Dio, buttatevi in Dio, e sappiate che se vorrà qualche cosa da voi, vi farà buoni in tutto quello in cui vorrà adoperarvi”. È questo ciò che San Filippo ripeteva ai suoi ragazzi: “Anche a me piacerebbe ‘buttarmi in Dio’, darmi tutto a Dio. Spero che con la sua intercessione e la sua simpatia tutto questo si possa avverare”. Lungo il cammino sulla strada del sacerdozio sono state diverse le testimonianze che hanno influito sulla sua formazione, su tutte quelle dei sacerdoti della sua parrocchia.

Sacerdoti di riferimento. “Ricordo con piacere il parroco della mia infanzia, don Luigi Bogarelli, oggi a Sale Marasino, una figura che mi ha aiutato a comprendere la bellezza del servizio. Non ero molto impegnato. Facevo il chierichetto. La frequentazione dell’oratorio si è fatta assidua durante l’adolescenza. L’attenzione e la cura che caratterizzavano l’operato di questi sacerdoti, il senso della preghiera, la vicinanza a noi più piccoli, mi hanno aiutato a crescere con uno spirito di raccoglimento, maturato poi in una vocazione. La vita del sacerdote che vedevo rispecchiata in loro mi ha fornito una testimonianza gioiosa. Soprattutto vedevo in loro la disponibilità a essere al fianco di tutti. È questa l’immagine del sacerdote che porto nel cuore: il prete come uomo capace di essere vicino a tutti, dai bambini agli anziani”. Fra gli aneddoti che ricorda con maggiore affetto della vita in parrocchia, uno, in particolare, ha attirato la sua attenzione: “Ricordo i miei coetanei che andavano in discoteca e, al ritorno, presto o tardi che fosse, trovavano sempre il don ad aspettarli, anche se il bar dell’oratorio era chiuso. La figura del sacerdote, la sua rilevanza, era centrale nelle nostre vite di adolescenti, come se fosse uno di casa”. Chi si trova a conversare con don Matteo non può non cogliere lo spiccato spirito comunitario che lo contraddistingue: “Mi mancherà sicuramente la dimensione del Seminario. Per i miei coetanei, la possibilità di vivere in una comunità, come la viviamo noi qui, potrebbe essere una grande esperienza. Dai propri fratelli, dalle esperienze condivise, si può imparare molto”.

“Per sempre”. Don Matteo ha pronunciato il suo “per sempre” e, nell’attesa, è fondamentalmente stato uno il sentimento che lo ha animato, la tranquillità che deriva dal Signore. Un passo delle Sacre Scritture, in particolare, lo ha spinto a interrogarsi: “Sicuramente sento in me del tremore. È inevitabile, ma mi sto preparando accompagnato da una grande serenità. In questo periodo c’è una frase del Vangelo che mi interroga spesso. È l’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci narrato dall’Evangelista Giovanni. L’apostolo Andrea, davanti alla pochezza dei 5 pani e i due pesci, si chiede: ma cos’è questo per tanta gente? È una domanda che vedo riflessa in me. Mi chiedo cosa rappresento per gli altri. Cosa sarò per le tante persone che sarò chiamato a servire? Da solo non sono niente. Ho la consapevolezza che mettendo quel poco che sono nelle mani del Signore, Lui saprà trasformare la mia pochezza – con tutti i difetti e le inadeguatezze – in un’abbondanza che porterà veramente frutto”.

La bellezza di una chiamata semplice

Un disegno che ha cominciato a tratteggiarsi sin da quando don Luca Pernici era piccolo e che con gli anni, grazie a tanti incontri, ha preso sostanza e colore

Le gioie semplici sono le più belle”, diceva San Francesco e, forse, lo sono anche le storie di quelle vocazioni nate da un incontro semplice, coltivate e fatte crescere progressivamente negli anni sino a giungere all’ordinazione, proprio come quella di don Luca Pernici, 26 anni da Cogno. Don Luca è uno dei sette diaconi del Seminario di Brescia che l’8 giugno saranno ordinati sacerdoti in Cattedrale.

Don Luca, qual è la storia della tua vocazione?

La storia, la storia della mia vocazione è molto semplice. Già da bambino avevo un’idea, seppur molto vaga, di voler diventare sacerdote. Un’idea nata guardando il mio parroco anziano mentre celebrava la messa e conoscendo i seminaristi che negli anni si alternavano nel servizio in parrocchia. Grazie a questa presenza la realtà del Seminario è diventata per me familiare. Negli anni dell’adolescenza, quelli della scuola media e delle superiori, la prospettiva di diventare sacerdote non mi ha mai abbondonato, era in qualche modo latente, necessitava di essere approfondita. Ho così frequentato l’istituto per geometri: sono stati cinque anni sereni e solo dopo il diploma ho compiuto la scelta, nel 2012, di entrare in Seminario.

La tua è stata una scelta che hai maturato nel tempo. C’è stato un fatto, un episodio, un incontro che ha fatto scattare la molla per dire: “Questo è il momento giusto”?

Se oggi mi guardo indietro riesco a vedere con precisione il “momento” a cui si riferisce la domanda. Il mio parroco aveva la consuetudine di organizzare un pellegrinaggio a Lourdes nel mese di giugno. Un anno, quello in cui avevo condotto a termine la prima superiore, aveva offerto a me e a un altro ragazzo che dava una mano in parrocchia l’opportunità di partecipare a questa esperienza. Nel corso di quell’esperienza ebbi modo di conoscere un sacerdote originario di Cogno. Era più giovane del mio parroco, e nel corso delle giornate trascorse a Lourdes, gli confidai l’idea che mi accompagnava sin da piccolo di poter diventare sacerdote. Da quel momento ha preso il via una sorta di accompagnamento spirituale e di discernimento, nel corso del quale anche l’ipotesi di entrare in Seminario è stata presa in considerazione. In quarta superiore il disegno sulla mia vita si era praticamente definito.

È stato facile, nel corso degli anni, condividere con gli amici, con i coetanei, la scelta di una vita dedicata al sacerdozio?

Con gli amici più stretti non c’è stato alcun problema, anzi, sono stati i primi a cui ho rivelato la mia intenzione, prima ancora di dirlo in famiglia. Già alle medie avevo confidato loro quella che era la mia idea. Nessuno di loro ha mai commentato negativamente questo disegno. Ancora oggi, quando ho modo di incontrare quelli che sono stati i miei compagni di classe delle medie e delle superiori, con i quali, per altro, non avevo condiviso questo progetto, non trovo nessuno che manifesti pregiudizio o imbarazzo per la mia scelta. Forse sono stato particolarmente fortunato. Anche in famiglia non c’è stata alcuna resistenza, forse perché avevano intuito quello che andavo maturando. In loro c’è stato il desiderio, però, di conoscere la realtà del Seminario.

Diventi sacerdote a un’età in cui per tanti coetanei il momento delle scelte definitive e dell’assunzione delle responsabilità è ancora lontano. Ti senti un privilegiato?

Come ogni scelta definitiva anche quella del sì che pronunceremo l’8 giugno davanti al Vescovo è frutto di un percorso di maturazione, fatto di tanti interrogativi che hanno richiesto la ricerca della risposte. L’esserci arrivato a 26 anni non è certo frutto di superpoteri o di atti eroici; così come non credo che altri giovani che giungono al momento delle scelte più avanti negli anni lo facciano perché sono deboli. Ripeto, forse sono solo fortunato, ma anche nella cerchia dei miei amici ci sono ragazzi che hanno la mia età e si sono sposati e hanno messo su famiglia, e lo hanno fatto con grande senso di responsabilità. Anche in questo caso devo dire che forse abbiamo incontrato sul nostro cammino chi ha saputo accompagnarci a compiere queste scelte, chi ci ha aiuto a prendere sul serio la nostra vita.

In tutti questi anni non c’è mai stato un momento di crisi, il dubbio che la tua strada potesse essere un’altra?

Il non avere avuto momenti di grossa crisi non significa che nel mio cammino non abbia avuto situazioni in cui sono stato chiamato a interrogarmi, a verificare se quella intrapresa era veramente la strada giusta. Il passaggio dalla vita in famiglia a quella della comunità del Seminario, prima, e quello dalla propedeutica al Maggiore poi, sono stati snodi importanti che mi hanno costretto a fare chiarezza dentro di me, a domandarmi in modo profondo se la strada che stavo per intraprendere era veramente quella che il Signore mi indicava. Sono stato chiamato a verificare se quel modello di sacerdote che mi ero costruito negli anni in cui la “chiamata” era rimasta latente, era compatibile con ciò che la vita in Seminario mi chiamava a essere. Fortunatamente ho trovato le risposte che andavo cercando nelle esperienze pastorali vissute negli anni della formazione e nell’incontro con tanti altri sacerdoti. Per altro il cammino di questi anni mi ha aiuto a superare un elemento di crisi che ho sempre avuto in me: il bisogno di certezze e la fatica di lanciarsi. Gli anni del Seminario, con tutti i suoi incontro, mi hanno aiutato invece a comprendere la bellezza dell’affidarsi, del fidarsi.

Cosa significa la “bellezza dell’affidarsi, del fidarsi”?

Non riesco a trovare una definizione così efficace per rendere questa bellezza, che si percepisce soltanto vivendola. In questi anni ho avvertito come significa affidarsi al Signore, fidarsi di lui grazie alle persone che ha messo sul mio cammino. Non credo sia stato un caso avere conosciuto quel sacerdote che ha avuto un ruolo importantissimo negli anni della mia adolescenza, che mi ha aiutato a prendere in mano la mia vita, o tutti quegli altri sacerdoti incontrati negli anni del Seminario che mi hanno fatto comprendere la ricchezza dell’essere prete, che mi hanno aiutato ad affrontare i dubbi incontrati. Ho trovato nelle loro parole, nella loro testimonianza le risposte che cercavo. Questo per me è fidarsi e affidarsi: dire il mio sì e buttarmi con tutto me stesso in un ministero a cui il Signore mi chiama, sicuro che non mi lascerà solo. C’è una frase del vangelo di Matteo che mi dà tanta sicurezza ed è “Egli vi precede in Galilea”. Questo mi dà la certezza che ovunque sarò chiamato a vivere il mio servizio sacerdotale, là troverò Dio che mi attende.

Cosa è per te il bello del vivere?

Il bello del vivere? Sicuramente il potermi spendere da prete per la comunità e nel servizio che il Vescovo vorrà affidarmi. Il bello del vivere è poter incontrare una comunità con cui camminare e crescere insieme, giovani e meno giovani che sono disposti a scommettere sulla vita, ognuno nella strada a cui è chiamato.

Un’ultima domanda. Più volte hai fatto cenno al ruolo importante che ha avuto un sacerdote nella tua vita. Questo “don” ha un nome e un cognome?

Sì, si tratta di don Guido Menolfi, oggi in servizio come vicario parrocchiale nelle comunità di Montichiari, Vighizzolo e Novagli. Mi ha accompagnato negli anni, per me importanti dell’adolescenza, quelli in cui, come ricordavo, il disegno di dedicare la mia vita al sacerdozio è andato facendosi progressivamente più chiaro. Ma con lui, come ho già sottolineato, ci sono stati tanti altri sacerdoti che con la loro testimonianza mi hanno fatto capire la bellezza dell’essere prete che non si può “costringere” in strette categorie se non quella che le comprende tutte, di essere “uomini di Dio”.

Io sono una missione su questa terra

Seminario diocesano di Brescia – Diocesi di Brescia

Pastorale vocazionale 2017.2018

verso il Sinodo dei Vescovi sui giovani, la fede e il discernimento vocazionale – ottobre 2018

Presentiamo di seguito le iniziative che il Seminario di Brescia in accordo con l’Ufficio Oratori, Giovani e Vocazioni offre per l’Anno pastorale 2017.2018, divise per fasce d’età. Per qualsiasi informazione è possibile contattare i vicerettori don Mattia 3338428180, don Alessandro 3387651823, don Manuel 3312789268.

Ragazzi e preadolescenti

Piccolo Samuele

È un cammino di orientamento e accompagnamento vocazionale per ragazzi dalla 5^ elementare alla 3^ media che amano stare insieme, mostrano una certa vivacità spirituale (preghiera, confessione, partecipazione attiva alla Messa) e nei quali si coglie il desiderio di approfondire l’amicizia con Gesù.
Gli incontri si tengono presso il Seminario Minore a Brescia, in via dei Musei 58a. Dalle 9.30 alle 16.30. Pranzo al sacco.

  • Domenica 5 novembre 2017
  • 3 dicembre
  • 14 gennaio 2018
  • 4 febbraio
  • 4 marzo
  • 8 aprile
  • 6 maggio

Meeting dei chierichetti

Sono due momenti fondamentali durante l’anno in cui ci si ritrova per lo stesso motivo, il servizio all’altare di Gesù, e si conferma dapprima il proprio impegno e in seguito ci si lascia interrogare dalla domanda vocazionale sulla propria vita. Per elementari, medie e adolescenti.

  • Giovedì 19 ottobre 2017 dalle 14 alle 17.30 presso l’Oratorio di Sant’Afra Martedì
  • 1 maggio 2018 dalle 9.30 alle 16 presso il Seminario Maggiore

Campo vocazionale

È una proposta di condivisione, fraternità, preghiera e riflessione e il momento di presentazione del cammino annuale per poter iniziare alla grande il nuovo anno pastorale. Per quinta elementare e medie.
Da sabato 30 settembre alle 15.00 a domenica 1 ottobre 2017 alle 16.00 dalle Canossiane di Costalunga

Adolescenti

Comunità vocazionali

È un’esperienza mensile per farsi le domande giuste e capire meglio la propria vita, proposta a ragazzi dai 14 ai 17 anni disponibili e desiderosi di crescere nell’amicizia e familiarità con Gesù. Attualmente le Comunità Vocazionali sono attive a Brescia, Breno, Castegnato, Lumezzane, Montichiari.

Una sera al Seminario minore

Possibilità di una serata di fraternità, incontro, preghiera e testimonianza da condividere presso il Seminario Minore per i gruppi di preadolescenti e adolescenti (data e orari da concordare con don Mattia).

Ritiri vocazionali di Avvento e Quaresima

Offriamo la possibilità di due pomeriggi di ritiro in chiave vocazionale in preparazione al Natale e alla Pasqua. Siamo in grado di accogliere i primi 150 iscritti. Non è prevista la messa.

  • Sabato 16 dicembre 2017 dalle 17 alle 22 presso il Seminario Maggiore
  • Sabato 10 marzo 2018 dalle 17 alle 22 presso il Seminario Maggiore

Walk… in progress. Passi per crescere

Dal 27 al 30 agosto 2017 a Villa Luzzago – Ponte di Legno. Per i giovani dai 17 anni (rivolto in particolare a quanti hanno un compito educativo, ai giovani che partecipano alle Comunità Vocazionali, ai ministranti e ai responsabili di gruppi ministranti) che desiderano vivere un’esperienza di cammino, di preghiera, di ascolto della Parola e di incontro con testimoni. Costo 50 euro, 20 posti disponibili, Iscrizioni entro il 4 agosto.

Giovani

Serate di spiritualità

Un itinerario mensile di ascolto della Parola di Dio e di confronto con essa a partire dalla propria vita. Si inizia con la cena alle 19.30. Poi la preghiera, con momenti insieme e momenti a piccoli gruppi animati dai seminaristi. Alcuni sacerdoti saranno disponibili durante tutta la serata per l’ascolto personale e la confessione. Dalle 19.30 alle 22.30 presso il Seminario maggiore in via delle Razziche.

  • 14 ottobre 2017: Apertura degli Itinerari di spiritualità in occasione del Festival della Missione
  • Giovedì 9 novembre 2017
  • 14 dicembre
  • 11 gennaio 2018
  • 8 febbraio
  • 22 febbraio
  • 1 marzo
  • 15 marzo: Scuola della Parola quaresimale con il Vescovo
  • 12 aprile
  • 10 maggio

Emmaus

Percorso vocazionale del Seminario per giovani dai 18 anni che non escludono la vocazione sacerdotale. Presso il Seminario maggiore dal pranzo delle 13.00 alle 19.00.

  • Domenica 5 novembre 2017
  • 3 dicembre
  • 14 gennaio 2018 (insieme ai giovani dei gruppi vocazionali)
  • 4 febbraio
  • 4 marzo
  • 8 aprile
  • 6 maggio
  • sabato 2 giugno

Da Gerusalemme a Gerico

Esperienze di carità e formazione per giovani dai 17 anni che desiderano lasciarsi pro-vocare dalla Vita e fare scelte di Vita. Presso il Seminario maggiore dalle 16.00 alle 19.30.

  • Domenica 12 novembre 2017
  • 10 dicembre
  • 14 gennaio 2018 (insieme ai giovani dei gruppi vocazionali)
  • 11 febbraio
  • 11 marzo
  • 15 aprile
  • 13 maggio

Sui passi di Francesco ad Assisi

Gennaio 2018. Per giovani dai 17 anni (rivolto in particolare ai giovani che partecipano alle Comunità Vocazionali, ai ministranti, ai responsabili di gruppi ministranti e a quanti hanno un compito educativo) che desiderano vivere un’esperienza di spiritualità e di educazione alla fede.

In cammino verso Roma

Agosto 2018. Esperienza di cammino, di spiritualità e di servizio in preparazione all’incontro nazionale dei giovani con il Papa. Per giovani dai 17 anni (rivolto in particolare ai giovani che partecipano alle Comunità Vocazionali, ai ministranti, ai responsabili di gruppi ministranti e a quanti hanno un compito educativo).

Parrocchie

Giornata del Seminario e appuntamenti vocazionali parrocchiali o zonali.

  • Nella domenica di Cristo Re tutto il Seminario maggiore e minore anima la Giornata diocesana del Seminario in alcune zone di una delle cinque macrozone della Diocesi.
  • Durante i fine settimana dell’anno i seminaristi dell’OVE, in alcuni casi con la collaborazione della Propedeutica, animano alcune giornate vocazionali (incontri, preghiera…), incontri vocazionali e di preghiera nella stessa macrozona in cui il Seminario ha animato la giornata di Cristo Re.
  • I seminaristi dell’OVE e gli educatori del Seminario sono a disposizione delle parrocchie che chiedono momenti di animazione, di formazione o preghiera vocazionale.
  • Momenti di preghiera nel giorno della zona (es. Zona 15 il 15 di ogni mese come già fanno, zona 16 il 16 di ogni mese).
  • Valorizzare i santuari mariani con una messa mensile per le vocazioni (es. Santuario di Paitone, di Montecastello, della Rocca di Sabbio).

Seminario Vescovile Maria Immacolata
Via delle Razziche 4 25128 Brescia
tel 0307741131 fax 030305631 c.f. 80013730173
www.seminariobrescia.it