La spiritualità sacerdotale di Paolo VI

“Chiamato da Cristo, nella Chiesa e rivolto all’uomo”. La riflessione del Segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, mons. Vincenzo Zani, a 100 anni dall’ordinazione sacerdotale di Giovanni Battista Montini

Comunicare la sapienza e la luce che caratterizzano la vita e il magistero di Paolo VI a livello di spiritualità sacerdotale è impresa non facile, a causa della sua eccezionale esperienza personale di prete, vescovo e poi pontefice, nonché per la ricchezza dei suoi insegnamenti. Essa va collocata nell’orizzonte della sua biografia e presenta alcuni tratti caratteristici. La sua vicenda personale, vista dall’angolatura della spiritualità, si snoda attraverso alcune tappe.

L’esperienza giovanile di Dio. Anzitutto c’è l’esperienza di Dio vissuta dal giovane Montini, attraverso l’educazione familiare e le amicizie, in cui già si intravedono le solide basi umane del suo percorso spirituale.

La sua attività pedagogica. In secondo luogo va ricordata la sua attività pastorale e pedagogica all’interno della Fuci e della Giac, che egli svolge mentre presta servizio presso la Segreteria di Stato, e che è alimentata spiritualmente dalla fedeltà al Vangelo e alla Tradizione, oltre che dal contatto con alcune grandi figure di scrittori e teologi del tempo.

L’episcopato milanese. In terzo luogo vi sono gli anni dell’episcopato ambrosiano, dove nei suoi discorsi ai seminaristi e al clero, si riscontra una sorta di sistema di spiritualità sacerdotale, sempre incentrata sulla figura di Gesù Cristo e con un forte ancoraggio alla dottrina ecclesiale.

Il Pontificato. Poi, nei quindici anni di pontificato, Paolo VI matura e consolida le linee della spiritualità sacerdotale in relazione al contesto dei profondi cambiamenti e difficoltà storico-ecclesiali del Concilio e del periodo turbolento del post-concilio. Una definizione del sacerdote per Paolo VI si potrebbe riassumere nella seguente formula: chiamato da Cristo, nella Chiesa e rivolto all’uomo. Si tratta di una espressione che dà una sintesi unitaria alla originalità di spunti e alla poliedricità di prospettive che, secondo la sua vita e il suo magistero, segnano la natura e il ministero del presbitero. Dal percorso biografico di Papa Montini possiamo ricavare i seguenti tratti caratterizzanti la sua spiritualità.

Il tema della chiamata. Anzitutto il tema della chiamata. La vocazione è un invito determinante di Cristo che sconvolge i progetti di vita: la rinuncia a tutto per una pienezza d’amore per il regno dei cieli (cf. Mt 4, 18-22) inserisce i chiamati nell’avventura della sequela di Lui, e richiede una risposta radicale, totalitaria, definitiva, libera (cf. Mt 8,19; Lc 22,35). Disse a questo proposito Paolo VI nel 1975 ai nuovi presbiteri: “Non dubitate mai d’aver sbagliato la vostra scelta (…). E non voltatevi più indietro! (…) La legge della vocazione: un sì totale e definitivo” .

L’amore per Gesù. Il sacerdozio è radicato in un amore per la Persona di Gesù, un amore che è il cuore (nel senso biblico) del ministero ordinato e coinvolge tutta la vita. Si tratta della relazione da persona a Persona come elemento essenziale del sacerdozio. Un ministero sacerdotale che perdesse la visibilità della relazionalità del ministro con Cristo ha smarrito il suo operato, ha perso il cuore del suo essere.

L’essere Chiesa. Il sacerdozio nasce nella Chiesa, vive per l’edificazione della Chiesa, si nutre dell’essere Chiesa, non è concepibile se non nella Chiesa madre. Vivendo in armonia con la Chiesa di cui è membro, il sacerdote, secondo Montini, dovrà essere umile, perdendo ogni presunzione; amorevole, realizzando il precetto di base della Chiesa; dinamico, permettendo la confluenza tra storia e dogma; riluttante verso la mondanità, ispirando la sua azione nella fedeltà alla verità del Vangelo che si contrappone alla visione materialistica della vita, propria delle filosofie neopositiviste. Per questo il sacerdote, per papa Montini, incentra vita e ministero nell’essere “servo della Parola” e “servo dell’Eucaristia”. Il mistero pasquale, rivissuto dal sacerdote fino all’identificazione col Cristo Crocifisso Risorto, fa di lui un “sacrificio gradito a Dio”. La crocifissione di Gesù, vissuta per amore del Padre e come offerta di sé all’umanità, ha trasfigurato il dolore, ha trasformato la cattiveria della storia in storia dell’Amore, della Redenzione, della libertà. Gesù rivela pienamente l’amore del Padre e per questo ci comunica l’energia della risurrezione. Nella vita del sacerdote il dinamismo di Gesù perennemente “morente” e “risorgente” è, per Paolo VI, energia che trasfigura la Chiesa, è fecondità evangelizzante.

La passione apostolica. Il sacerdote è ossessionato, nel senso della passione apostolica, dalla gioia di voler annunciare che il Vangelo può incunearsi nelle istituzioni civili, nelle coscienze fino ad una simbiosi della spiritualità evangelica, vissuta dalla Chiesa, con la dimensione sociale dell’uomo concreto. Senza perdere la propria identità, il sacerdote vive la prossimità al mondo, proiettandosi nella dimensione apostolica, si inserisce, con la carità pastorale, nei bisogni del mondo, dando delle risposte concrete al servizio della società.

L’esperienza interiore. Se volessimo esprimere l’idea globale di Paolo VI sul sacerdozio e, di conseguenza, della indispensabile spiritualità che lo deve necessariamente animare e sostenere, potremmo dire che per lui il sacerdozio è l’esperienza interiore, vissuta nella fede e nella prassi ministeriale, di una relazione bipolare: con Cristo e con l’uomo. Si tratta, in altri termini, di un umanesimo cristologico che nasce dal mistero della Rivelazione e che ricostruisce l’uomo dall’interno per renderlo protagonista di una umanità nuova: il sacerdote, dunque, come ponte tra Cristo e l’uomo.

La relazione con Cristo. Il sacerdozio, per san Paolo VI, è primariamente “esperienza vissuta come una relazione” con Cristo cercato, amato, conosciuto nell’intimità della preghiera e della sequela. Poi, il sacerdote incontra l’uomo nella sua bellezza, nella sua miseria, nella sofferenza e nel suo peccato, alla luce della sua identificazione con Cristo sulla croce. È qui che si manifesta pienamente l’essere di Cristo, amore per noi, con noi, in noi.

ACLI Leno

Anche le Acli bresciane sono chiamate a riflettere sulle motivazioni del nostro operato come associazione di lavoratori. Si è iniziato con l’Assemblea Ordinaria dei Soci, presieduta dalla vicepresidente provinciale Stefania Romano, domenica 26 gennaio alle ore 10:00, che che ha previsto la discussione dei documenti programmatici, l’approvazione del bilancio di esercizio 2019, e l’elezione del consiglio di presidenza del circolo che è giunto alla fine del mandato.

Il 1° Maggio, giorno di festa per i lavoratori, dopo la S. Messa, ci sarà la distribuzione delle tessere seguita da un momento conviviale a cui siete tutti invitati.
Come consiglio uscente ringraziamo tutti i nostri tesserati per il loro caloroso sostegno che non è mai mancato, tutti coloro che in vari modi si sono adoperati per la buona riuscita delle iniziative che di volta in volta abbiamo proposto, tutti i partecipanti alle nostre attività e tutti coloro ci hanno aiutato e sostenuto soprattutto nel primo periodo del nostro mandato. Ricordiamo in particolare Don Giovanni Palamini, prezioso assistente spirituale, sempre disponibile a sostenerci e a spronarci nei momenti di difficoltà, Gianpaolo, segretario perfetto, e Giulia con Pietro, che con la loro grande esperienza e maturità ci hanno fatto da angeli custodi: grazie!

Siamo sicuri che il loro sostegno sarà garantito anche al nuovo Consiglio a cui facciamo i più sinceri auguri di buon lavoro per i prossimi quattro anni.
PS. Ricordiamo che nel mese di giugno riprendono le nostre passeggiate serali: fatevi trovare pronti e allenati!!!

Wilma Bonetti e il consiglio del circolo Acli di leno

L’altro Risorgimento dei cattolici

Il giorno 15 maggio è stato presentato, presso l’Università Cattolica di Brescia, il nuovo libro di Giovanni Preziosi, intitolato “Un altro Risorgimento – Alle origini dell’Azione Cattolica”. Alla conferenza di presentazione hanno partecipato anche Mario Taccolini, Giuliana Sberna e Pierangelo Milesi, riflettendo sulle origini dell’Azione Cattolica, sul suo presente e sul suo futuro

Nel 1867, il Regno d’Italia, nato da pochi anni, è uno stato fragile, eterogeneo, con una nazione ancora in via di formazione, che tende all’unità, ma ancora è lacerata da tensioni dualistiche, dialettiche, non sempre fertili, tra l’entusiasmo di una sofferta unificazione recente e la presenza di gravi problemi, che tormentano il Paese.

In questo clima difficile, ricco di contraddizioni, Mario Fani e Giovanni Acquaderni hanno l’idea, a Bologna, di far nascere la “Società della gioventù cattolica italiana”, che in seguito diventerà “Azione Cattolica”. Il testo di Enrico Preziosi “Un altro Risorgimento – Alle origini dell’Azione Cattolica”, Edizioni San Paolo, vuole approfondire tale contesto storico, studiando in particolare le figure dei due giovani fondatori del primo nucleo dell’associazione.  Il libro è stato presentato in una conferenza, coordinata da Luciano Zanardini, con gli interventi di Mario Taccolini, Giuliana Sberna, Pierangelo Milesi, Michele Busi e dello stesso autore. L’opera, per Taccolini, è preziosa, poiché si inserisce nella nobile tradizione della storiografia cattolica italiana, che annovera grandi studiosi come Pietro Scoppola, anche se, nell’ultimo periodo, ha conosciuto un certo declino. Secondo Preziosi, la storia dei cattolici in Italia non è da ripetere o da rimpiangere, ma è da rendere attuale, cercando di cogliere l’essenza della loro presenza nel panorama sociale, politico e culturale del nostro Paese. Infatti non dobbiamo dimenticarci che l’azione e il pensiero del cattolicesimo sono una delle radici più profonde sia dello stato sia della nazione dell’Italia. Esse si muovono nel mare agitato del Risorgimento, subiscono le ferite dell’annessione dello Stato Pontificio, della spaccatura tra laici e cattolici, del “non expedit” di Pio IX, ma sanno superare questi momenti problematici, fino a diventare partito di massa, con don Luigi Sturzo e il Partito Popolare del 1919, ed essere tra i protagonisti della fase costituente, che fa nascere la Repubblica italiana.

Tale radice va rivitalizzata, nella temperie che stiamo attraversando, caratterizzata da complessi processi di globalizzazione e spinte localistiche. Secondo Sberna, seguendo l’insegnamento di Vittorio Bachlet, i cattolici devono dare il loro contributo alla politica, senza, però, avere dei “nemici”: essi devono essere capaci di far nascere un progetto di società, fondato dai valori cristiani, in un’ottica di amore, non di odio. Solo in questo modo, si rispetta il pensiero di Fani e Acquaderni, che, con le stelle polari di “preghiera, azione e sacrificio”, vogliono far entrare nella società, nella cultura e nella politica una nuova linfa vitale. Anche per Milesi, la presenza dei cattolici nella “polis” è importante: proprio nella nostra epoca, dove assistiamo a forti lacerazioni del tessuto sociale e a ripiegamenti identitari spesso non connotati da uno spirito costruttivo, ma da una dialettica sterile di mera contrapposizione, i laici cattolici possono agire in modo fertile, mettendosi in gioco e impegnandosi per il bene comune. Inoltre, sul piano etico e culturale, in un tempo, come quello attuale, in cui tutto sembra effimero, frammentario, privo di un senso profondo, il “carisma” dell’Azione Cattolica, come ricorda Busi, può aiutare a recuperare una visione del mondo legata a valori essenziali: essa, nella “prassi”, nel tempo, fa vivere qualcosa di eterno, l’idea del bene, l’orizzonte della verità.  Di conseguenza, l’esperienza che Preziosi definisce l’”altro Risorgimento”, può diventare un modo di essere perenne dei credenti, che, vivendo nel mondo, muovendosi nella storia e nelle dialettiche sociali e politiche, hanno, come fine, una dimensione verticale, la trascendenza, ciò che va oltre l’hic et nunc. Essi, con la fede e l’intelligenza, possono vedere l’esistenza come un inizio continuo, una “rinascita”, un vivere che, stando nell’immanenza, trova il suo senso nella spiritualità, quindi nell’eternità.