Il nuovo assetto degli Uffici pastorali

Don Carlo Tartari, nuovo vicario per la pastorale e i laici, ha rivisto, incontrando i sacerdoti sul territorio, il disegno degli Uffici pastorali che saranno suddivisi in tre aree (mondialità, socialità e crescita della persona). Ecco l’intervista

Il punto di partenza è uno: fare in modo che gli Uffici pastorali della Curia siano sempre più in grado di essere al servizio della Diocesi, in particolare delle parrocchie e delle unità pastorali. Da questa premessa è partito don Carlo Tartari al quale all’inizio di marzo è stato affidato dal vescovo Tremolada il compito di ripensare l’articolazione degli Uffici pastorali. Oggi questo percorso è arrivato a compimento ed è stato approvato dal Vescovo che, tra l’altro, ha nominato don Tartari anche nuovo vicario per la pastorale e i laici. Don Carlo, che dal 2012 guida l’Ufficio per le missioni, succede a mons. Renato Tononi.

Don Carlo, si percepisce spesso una distanza tra il centro (la Curia) e le periferie (le parrocchie): è così anche nella tua analisi?

Ho avuto la possibilità di constatare quanto gli uffici di pastorale organizzino e producono ma anche di cogliere come questo venga percepito con una certa debolezza dalle parrocchie e dal territorio. Evidentemente l’aspetto fondamentale è di intessere un rapporto di collaborazione reciproca e di alleanza tra le parrocchie, i parroci, i curati e coloro che attraverso l’attività degli uffici concorrono al medesimo obiettivo: l’evangelizzazione.

Nella fase di ascolto per la revisione degli Uffici hai chiesto ai presbiteri e agli uffici protagonisti della pastorale di indicare punti di debolezza, punti di forza e dove migliorare…

Questo riscontro ci aiuterà a migliorare e a superare una certa distanza o autoreferenzialità che viene percepita dentro a un quadro di incremento di stima e di valorizzazione di quanto gli Uffici fanno. Dall’altra c’è il desiderio di colmare la distanza con una collaborazione che diventi non solo comunicazione di processi già avvenuti ma di progettazione condivisa. Il nuovo metodo di lavoro deve tenere conto delle interazioni tra le parrocchie e la pastorale.

Il vicario per la pastorale e i laici diventa il referente di tre nuove aree…

Abbiamo provato a ridefinire i servizi, le attività e le identità, provando ad articolarle in tre nuove aree (della mondialità, della socialità e della crescita della persona) dove costruire nuove sinergie interne agli uffici. Il vescovo Pierantonio sottolinea una forte accentuazione del servizio a favore delle parrocchie e delle unità pastorali. Un’area in riferimento alla mondialità (con un orizzonte ampio), una alla società e una alla crescita della persona (del credente). È stato un lavoro condiviso con i direttori. Il Vescovo ci ha invitato a sviluppare al massimo le sinergie e ad avere una Curia con il minor numero di preti possibili. I presbiteri impegnati negli uffici pastorali passano da 13 a 6 (7 con alcune collaborazioni non a tempo pieno). Il responsabile di ogni area diventerà anche il direttore di ogni singolo ufficio. All’interno degli uffici ulteriori responsabilità saranno affidate ai laici, ai diaconi o ai presbiteri.

Cambiano il metodo e il flusso di lavoro…

Sembra una catena di comando ma in realtà è un tavolo permanente. Il vicario per la pastorale con i tre responsabili di area e su alcuni aspetti con i responsabili dei singoli uffici proverà ad articolare una proposta che venga incontro a un’essenzializzazione dei servizi. Con sorpresa ci siamo resi conto che gli uffici producono 230 azioni tra eventi, percorsi, attività e servizi… sono troppi. Le parrocchie di fronte a un’ipertrofia non si lasciano coinvolgere. Proveremo a far decrescere le proposte senza perdere in qualità, provando a dare risposte che oggi diciamo in 230 modi diversi. Cercheremo modalità più unitarie: il Vescovo e gli organismi di comunione ci aiuteranno a dar vita a progetti che possano trovare quella sintesi che oggi manca.

Non sono stati ridimensionati gli Uffici, ma sono state ridistribuite le competenze…

La cura dei sacerdoti anziani, attualmente in carico all’Ufficio per la salute, diventa ad esempio di pertinenza del vicario per il clero. È parso opportuno al Vescovo ridisegnare la titolarità di alcune azioni ma in ragione di come ha inteso ridisegnare il consiglio episcopale diverso da quello precedente.

La terza area (pastorale della crescita della persona) è, forse, la più articolata…

Nella relazione con le parrocchie la pastorale giovanile è la più capillare. In generale, l’elemento innovativo sarà quello di permettere alle tre aree di interagire: una compartecipazione al medesimo progetto anche con grossi elementi di trasversalità; le proposte nasceranno dalla compartecipazione. Immaginiamo un tavolo stabile di lavoro e, accanto a questo, pensiamo di attivare un centro servizi della pastorale per non disperdere le tante competenze accumulate. L’obiettivo è di costruire percorsi più semplici e più legati all’anno liturgico.

L’azione culturale fa esplicito riferimento al vicario…

La cultura e la comunicazione devono interagire con la pastorale. Fino ad ora gli uffici sono stati diretti da persone competenti nella specifica area, nel futuro non sarà così ma non si perderà la capacità di pensare i progetti, diventeranno frutto di un pensiero significativo e di un approfondimento.

Un grazie dagli Alpini

Caro Don, questa lettera, che come gruppo alpini ti scriviamo, non vuole essere uno struggente addio; ma piuttosto un caloroso grazie ed un amichevole in bocca al lupo.

Grazie perchè in questi dieci anni ci sei sempre stato vicino e ci hai sempre appoggiato nelle nostre scelte. Grazie per la disponibilità e attenzione che hai sempre dato, grazie soprattutto perchè prima di essere il nostro sacerdote di riferimento, sei stato un amico col quale ridere, scherzare e bere un bicchiere di vino che; come ci insegna la nostra tradizione; non fa mai male!

Il motto del gruppo alpini, come ben sai, è «dove c’è un alpino c’è amore e solidarietà!» Quando un alpino incontra un sacerdote come te, capace di insegnare che l’amore ha il volto dei fratelli che sono ultimi e quindi il volto stesso di Cristo e che la solidarietà ha la mano invisibile di chi, facendo l’elemosina la sua destra non sa quello che fa la sua sinistra, può dirsi realizzato nel suo volontariato ed indirizzare gli sforzi che compie verso questa via.

S.E. Il Vescovo ti ha chiamato ad un ruolo grande all’interno della Chiesa bresciana, diventerai sacerdote di due parrocchie, ma in realtà la tua parrocchia sarà il mondo. Visiterai terre lontane, ed anche qui il legame con la nostra “alpinità” sarà a filo doppio. La tua storia, la storia dei nostri missionari si intreccia con le migliaia di storie di amore delle truppe cadute in terra albanese e in terra africana. In quei luoghi, come suggerisce la preghiera dell’alpino, «ove la provvidenza ci ha posto a baluardo fedele delle nostre contrade» i missionari di oggi e gli alpini “andati avanti” di ieri, volgono lo sguardo al cielo chiedendo prepotentemente al Signore il significato delle sofferenze che patirono e che tutt’ora patiscono. A questo anelito che chiede spiegazioni, ti invitiamo a rispondere come hai sempre fatto e ci hai insegnato a fare, ovvero che tutta la nostra vita, se non passa per la forma di Cristo e gli si confà in tutto, persino nella sofferenza, resta una vita non degna di essere vissuta.

A te lasciamo un augurio che si riallaccia ancora una volta alla nostra storia: nei momenti di sconforto, di tristezza e di stanchezza, fai tuo il motto eroico del Generale Reverberi che nelle tragiche terre russe gridò con tutta la forza he aveva in corpo «TRIDENTINA AVANTI!» oggi questo grido, profanamente, lo facciamo nostro e diciamo «Don Carlo AVANTI!» avanti nel futuro, nella nostra storia, nella costruzione della civiltà dell’amore propria delle nostre missioni della Chiesa bresciana.

 

Il saluto delle suore

4 settembre 2011

È la data del saluto al carissimo Don Carlo da tutta la comunità parrocchiale, noi comprese, le Suore che ne fanno parte. Applausi lunghi, calorosi hanno espresso più che a parole, la stima, la simpatia, il grazie di tutti.

Don Carlo è stato, per noi Suore, Sacerdote-Fratello che ha reso bello il nostro lavoro insieme a lui per la serenità del suo volto, del suo sguardo, della sua vicinanza… Tutto ci ha edificato: la sua parola, il suo agire rispettoso, benevolo e distinto, persino le sue volate in bici… Ci sembrava destinato per sempre al nostro Oratorio, tanto egli lo amava!

Come esprimere i nostri molti, svariati sentimenti? Una sola parola può comprenderli: GRAZIE! E auguri di ogni Benedizione nel lavoro che compirà. E il Regno di Dio si realizzerà ancora qui, ma ovunque lo condurrà il suo cammino.

Resterà ancora “Sentinella” che veglia sul campo del Signore, con sollecitudine, amore e fedeltà. “SI! All’erta sentinella!”. “All’erta sto!” è la sua risposta convalidata dalla Parola del Signore.

Le Suore M.P. Venerini

Le comunità di Leno e Milanello salutano e ringraziano don Carlo

Il Saluto di Monsignore

Don Carlo lascia la Parrocchia di Leno dopo dieci anni di servizio all’oratorio. È stata la sua prima esperienza sacerdotale e questo non è un aspetto secondario, se è vero che i primi anni di sacerdozio danno un’impronta che, per alcuni aspetti, segna in modo particolare la vita di un prete.

Credo che don Carlo si sia trovato bene a Leno e che nell’oratorio, a contatto con i ragazzi e le loro famiglie, abbia potuto fare un’esperienza che l’ha arricchito umanamente e spiritualmente: non è fuori luogo dire che lì ha maturato la sua personalità sacerdotale. Il rapporto con le famiglie, in particolare, permette al sacerdote di dare concretezza ed equilibrio alla propria vita.

Di questo dobbiamo ringraziare con lui e per lui il Signore, nella consapevolezza che è proprio il Signore che traccia i percorsi della nostra esistenza e li accompagna con la sua benevolenza.

C’è, poi, una gratitudine che va espressa a don Carlo: e lo faccio con profonda convinzione, non solo a titolo personale, ma a nome soprattutto di tante famiglie i cui ragazzi sono cresciuti in oratorio per l’impegno educativo con il quale li ha seguiti e formati.

Don Carlo ha svolto il ministero in oratorio con freschezza, entusiasmo e dedizione, a tempo pieno, mettendoci le sue energie e capacità, affrontando le situazioni più delicate con intelligenza, avendo come preoccupazione unica la formazione del mondo giovanile. Se c’è un aspetto peculiare che va evidenziato nella sua azione educativa è la ricchezza dei contenuti che egli ha offerto: non si è lasciato tentare da forme giovanilistiche (che magari riscuotono un consenso immediato, ma che, a lungo andare, non lasciano tracce nella vita dei giovani), ma ha “puntato al sodo” e ha privilegiato proposte impegnative, quelle che non durano il tempo di una “moda”, ma motivano seriamente le scelte personali. Di questa ricchezza ne hanno beneficiato, oltre ai ragazzi-adolescenti e giovani, i suoi collaboratori: catechisti, educatori, animatori, responsabili dei vari settori gli devono riconoscenza.

Personalmente gli sono grato per la fiducia e l’affetto dimostrati verso di me. La condivisione quotidiana della mensa, poi, ci ha permesso di acquisire sintonia di pensiero e di valutazione che, pur nella diversità dei ruoli, ha favorito il comune servizio alla parrocchia. Lo ringrazio anche a nome degli altri sacerdoti, con i quali ha sempre avuto rapporti di grande cordialità. Al di là di quanto siamo riusciti a costruire insieme, oso sperare che l’esempio di fraternità abbia costituito la testimonianza più credibile resa alle comunità cristiane di Leno e Milzanello. Sono convinto che il contributo pastorale più efficace che noi sacerdoti possiamo offrire è lo “spirito di comunione” che sa far sintesi di personalità, caratteri e visioni diverse e che antepone il bene della gente a tutte le progettazioni personali.

Sono felice che don Carlo sia stato chiamato all’Ufficio Missionario Diocesano: è una responsabilità e un impegno delicato. Avrà la possibilità, e la grazia, di fare un’esperienza molto ricca, un’esperienza dalla quale imparerà ad amare ancor di più la Chiesa. Nel suo nuovo ministero scoprirà, non senza commozione, negli avamposti umani più dimenticati, la presenza di croci o campanili, all’ombra dei quali, piccole comunità di credenti, per amore del Signore e in nome della Chiesa, hanno scelto di spendere la propria vita per i fratelli.

Caro don Carlo, tantissimi, affettuosi, auguri.

Monsignore

Don Carlo Tartari

Ciao don! il saluto del sindaco

Esiste un età nella quale tutti noi (o almeno è stato così per la mia generazione) frequentiamo quotidianamente l’oratorio. È l’età dei giochi, delle scoperte, dei timori e della curiosità. È l’età in cui si cresce e ci si forma per eccellenza. È l’età in cui si costruiscono e consolidano relazioni e affetti che molto spesso ci accompagnano per tutta la vita. La figura del “don dell’oratorio” è quella più importante, è il motore delle nostre emozioni e colui che ci aiuta con sguardo benevolo e attento a capirle e a capirci, passando spesso sopra ai nostri scivoloni e alle nostre incertezze facendo in modo di aiutarci a tradurre anche i nostri turbamenti (tipici di quell’età) in patrimonio positivo.

Se chiudo gli occhi ricordo ancora con grande nitidezza le parole e i volti di don Eraldo Fracassi e di don Domenico Sudati, che sono stati i miei curati, ricordo le loro risate nei pomeriggi assolati del grest e conservo come uno dei doni più preziosi che la vita mi abbia fatto, l’affetto e il clima nel quale mi hanno fatto crescere e imparare che la vita è un dono importante che ci viene dato da qualcuno di ancora più importante che anche se non si vede, c’è.

Questo è quello che anche tu don Carlo hai saputo fare per la nostra comunità di Leno, e l’hai saputo fare con il tuo inconfondibile stile. Gli stessi ricordi di cui ti ho appena parlato coroneranno la vita di moltissime ragazze e ragazzi del nostro paese e tu sarai con noi e con loro anche se dovessi essere fisicamente lontanissimo, perché sarai nei nostri cuori.

Non pensare però di sparire perché di sicuro ti verremo a cercare ancora, magari per ascoltare insieme della buona musica e bere insieme una birra, ricordando quanto di buono abbiamo fatto insieme e riflettendo sugli errori che immancabilmente si fanno quando si lavora per il bene della comunità, sia in Oratorio che in Comune.

Grazie don, grazie di cuore per tutto quello che ci hai donato, per le tue energie di giovane “uomo del signore” che così generosamente hai saputo distribuire a piene mani e per tutti.

Il tuo sorriso e la tua gentilezza saranno il miglior biglietto da visita che tutti insieme e grazie a te potremo orgogliosamente offrire a chi verrà dopo di te.

Un abbraccio sincero e commosso.

Pietro Bisinella

Caro don Carlo,

il tuo tempo a Leno sta per concludersi e desidero ribadire ciò che ti ho già detto: “mi dispiace!”. Dieci anni di conoscenza e collaborazione, pur minima, lasciano il segno. Inevitabilmente il ricordo va al tuo arrivo, fresco sacerdote, nel nostro oratorio per il tuo primo incarico da curato. Mi colpì la tua giovinezza, il sorriso aperto, dolce, un po’ birichino. Un bel ragazzo che aveva un solo anno in meno di mio figlio. Questo particolare fece vibrare di tenerezza e trepidazione le mie corde di mamma. Pensai alla tua, che certamente fiera di un figlio consacrato a Dio, era pienamente cosciente di quanto fosse ardua la tua scelta, soprattutto in questa epoca poco rassicurante in cui più che mai “nascono nuove morali, ma i peccati degli uomini rimangono sempre gli stessi”, per dirla con lo sconsolato pretino, protagonista del primo romanzo di Bernanos.

Ricordo che allora, augurandoti un buon lavoro, nel nostro oratorio, non proprio facile da gestire, te ne sarai accorto, ti scusasti della tua giovinezza ed inesperienza. Conobbi più di te e della tua vita quando, con Marisa, ti invitammo a dare testimonianza, ai nostri ragazzi del catechismo, della tua scelta vocazionale. Fu un bellissimo incontro. I ragazzi ti posero mille domande, incuriositi dalla tua storia di giovane adulto che, avviato ad una brillante carriera, decideva invece di farsi sacerdote. Fosti avvincente e convincente: veramente un avvocato mancato per la società, ma non per nostro Signore che aveva voluto l’esclusiva. In seguito ho potuto ammirare, sempre più, la tua capacità di trovare le chiavi per entrare in relazione sia con i bambini che con gli adolescenti ed i giovani che riuscivi ad affascinare con i racconti del Vangelo, applicati alle loro realtà.

Personalmente ho trovato spesso nelle tue riflessioni pacificazioni, messaggi di speranza, risposte al mio continuo bisogno di ricerca, lasciandomi sorprendere dalla profondità del tuo pensiero espresso con eleganza e semplicità, propria di chi, nel cammino interiore, mira all’essenza sfrondando l’inutile. Essenziale è la parola evangelica. “La parola ha bisogno di essere annunciata, la parola non va rinchiusa in alcun recinto, la parola parla ad ogni uomo e ci sorprende sempre.

Gesù prima di chiamare a sé è andato verso l’umanità laddove gli uomini faticano, vivono, lavorano, soffrono, festeggiano.” Non ti sembrano profetiche queste parole da te scritte tre anni fa? Il tuo spirito missionario ed ecumenico te le suggeriva ed oggi, ormai guarito dall’inesperienza, grazie anche alle anime di Leno, puoi metterle in pratica nella nuova avventura a cui il Signore ti chiama. Altre anime si nutriranno del tuo esserci.

Grazie, don Carlo. Accetta la benedizione di mamma.

Claudia

Grazie don!

Caro Don,

sono passati tanti giorni da quel lontano settembre del 2001.
Ogni giorno è stato come scrivere la pagina di un libro, in questo libro e in questi anni si sono mescolati emozioni e sentimenti, ma come ami dire tu alcune cose sono andate bene, altre un po’ meno bene.

L’ottimismo è stato il tuo grande segreto per portare avanti il nostro oratorio e sei sempre stato in grado, con il tuo solito sorriso, di trasmetterlo agli altri aiutandoci, incoraggiandoci e spronandoci ad affrontare le situazioni difficili, dove molti di noi già dicevano : “Non ce la faremo mai…”
Abbiamo imparato a sognare e a capire che alcuni piccoli sogni potevano diventare grandi realtà. Tu sei sempre stato con noi a sognare, a guardare i nostri sogni pian piano concretizzarsi diventando parte della nostra vita. 
Tu ci hai aiutato a farli crescere non dimenticando mai, e non facendoci mai dimenticare, i nostri obiettivi.
Insieme a te, grazie a te e alla tua grande forza d’animo siam sempre riusciti a portare a termine anche i Progetti che pensavamo impossibili.
 Certamente non può bastare una serata per elencare tutto il bene che hai fatto, tutte le esperienze condivise, tutto ciò che ci hai trasmesso e donato….. ma questa sera siamo qui per dirti il nostro GRAZIE e lo vogliamo fare regalandoti questo concerto con la musica che in questi anni è diventata parte della colonna sonora del NOSTRO ORATORIO……

Don Carlo Forza Venite Gente

….Le cose belle, come sempre, prima o poi finiscono; ma il ricordo non si può cancellare. 
Ci hai donato il tempo, il tuo tempo, che giorno dopo giorno è diventato il nostro tempo.
 La tua passione educativa, la tua grande voglia di fare, il tuo ottimismo e il tuo coraggio, tutto questo e molto altro non verrà mai dimenticato e ci accompagnerà nel lungo cammino della nostra vita.
 Grazie di cuore perché tanti di noi, sono diventati grandi vicino a te, insieme a te e con te.
 Grazie di cuore perché sei semplicemente UNICO!
Grazie al Signore che ti ha mandato qui da noi, in questo oratorio che tu hai fatto diventare GRANDE!

GRAZIE DON!!!!

Don Carlo

Grazie don!Grazie per aver condiviso esperienze uniche, per quelle andate alla grande, per quelle che ricorderemo per sempre, ma anche per quelle superate con difficoltà. Grazie per le parole buone nei momenti di sconforto, per i consigli nei momenti di indecisione.

Grazie per le chiaccherate, le serate in compagnia, le camminate e anche le pedalate!! Grazie per la fraterna amicizia.

Mauro

Don Carlo bicicletta

CIAO DON…

con questo pensiero volevo ringraziarti per tutto ciò che in questi anni sei riuscito a trasmettere a tutti noi aniamtori, a tutti i ragazzi, a tutti i bambini e a tutta la comunità di Leno.

Grazie per i tanti momenti passati insieme: per i campiscuola, per i Grest, per le feste inOratorio, per le serate in Oratorio, per i momenti di preghiera…
Grazie per la tua grande disponibilità
Grazie per la fiducia
Grazie per la tua grande generosità
Grazie per ogni tua parola che è sempre stata fonte di conforto e di aiuto
Grazie perchè ci hai sempre aiutato a vivere con serenità tutte le situazioni della nostra vita
Grazie per la grande testimonianza di fede…
Don Carlo
Grazie al Signore Gesù perchè ci ha donato un grandissimo sacerdote
Semplicemente grazie di tutto…
Ti Auguriamo di ottenere grandi soddisfazioni e tante gioie e pregheremo sempre affinchè il Signore ti possa guidare e sostenere sempre…

CIAO DON…

E’ difficile trovare le parole per salutare qualcuno che oltre ad essere un prete è stato anche un amico.

Il tempo è passato troppo in fretta, sembra ieri quando quel giovane ha celebrato la Prima Messa e invece sono già passati 10 anni.

Ma il ricordo del tempo e delle esperienze vissute insieme resterà indelebile nei nostri cuori.

L’unica cosa che possiamo dire è GRAZIE DON!

Una Parola

C’è solo una parola che accompagna una partenza, una novità, un evento atteso o inaspettato; una parola antica: ce l’hanno insegnata fin da bambini, una parola che non può essere semplicemente una forma di cortesia e di buona educazione, ma può essere un suono del cuore, un riflesso di ciò che dentro si agita; Le parole spesso subiscono la corruzione del tempo e l’usura dell’abitudine e della routine, mi piacerebbe che anche le parole potessero rigenerarsi a vita nuova, ringiovanire, suonare fresche, frizzanti, coinvolgenti, vere. Vorrei che la parola potesse davvero dare ordine a ciò che nel cuore e nella mente ribolle in modo tempestoso e caotico.

La parola che mi accompagna è semplicemente: Grazie! Il Signore, che ha scelto e orientato il cammino della nostra comunità e il percorso della mia vita ha voluto che ci incontrassimo; l’incontro con una comunità non è mai generico o teorico, è estremamente concreto e reale, è un incontro che chiama alla condivisione, alla relazione, all’impegno reciproco. L’incontro è reale perché è popolato di volti, di storie, di esperienze, di sogni, di attese, di fatica, di gioia e di speranza. Il volto che ho incontrato, i lineamenti della nostra comunità non sono nè imprecisi nè indefiniti, ma sono grandi e variegati, più grandi della capacità di accoglerli in pienezza. Ho visto e incontrato il volto della nostra comunità nei preti che mi hanno accolto .

Il mio grazie va a Monsignore, le parole o il maldestro tentativo di descrivere la vicinanza e la collaborazione quotidiana di questi anni sarebbero inutili e inefficaci, ho cercato di imparare tanto dal nostro parroco e la condivisione di ogni giorno (la “ferialità” !!)  mi ha permesso di crescere e maturare; In questi 10 anni Monsignore mi ha onorato della sua fiducia, stima e attenzione e ciò appartiene al bagaglio indispensabile, indelebile e prezioso per affrontare gli anni e la missione che il Signore vorrà donarmi.

Grazie a don Domenico per la fraterna amicizia, per la sua innata e contagiosa simpatia, grazie a don Renato per la collaborazione la vicinanza e la testimonianza, a don Luigi per la sua benevola presenza e per il suo incoraggiamento: davvero il presbiterio lenese è stato un dono grande e immeritato.

Grazie alla comunità delle nostre Suore che da anni ci affianca nel cammino educativo della nostra parrocchia e del nostro oratorio, sono un dono importante e un segno evidente della pluralità dei doni con i quali il Signore impreziosisce la sua Chiesa. Grazie a coloro che si sono presi cura di me, un ricordo speciale a Giuseppina perché ogni giorno mi ha fatto sentire a casa con semplicità e dedizione.

Nel mio semplice ricordo rivedo il volto di don Luciano e lo ringrazio perché – soprattutto nei primi anni di impegno in oratorio – ho raccolto i frutti anche delle sue fatiche.

Questi 10 anni di ministero portano con sè il marchio indelebile di una realtà bellissima, complessa, impegnativa: il nostro oratorio. L’album dei ricordi si popola di nomi, esperienze, emozioni impossibili da sintetizzare. Un grazie grande alla comunità educativa del nostro oratorio: ai catechisti, agli animatori, agli educatori, ai volontari con i quali ho condiviso gioie, speranze, fatiche, grandi risate e qualche lacrima. Gran parte di ciò che l’oratorio è lo si deve a questi uomini e donne di buona volontà  che hanno scelto di essere coraggiosamente al servizio del Regno. Ho imparato tanto da voi, soprattutto quando gli “insuccessi” o qualche delusione anzichè spingervi a rinunciare o a tirarvi indietro ha moltiplicato le forze e le energie.

Non c’è oratorio senza i bambini, i ragazzi, le famiglie: ne ho incontrati tantissimi in occasione del percorso formativo della catechesi, nei gruppi adolescenti, ai campiscuola, al grest; molti ragazzini incontrati agli inizi del mio ministero a Leno adesso sono dei baldi giovani impegnati nel mondo del lavoro, nel volontariato, nel sociale, sono stati per me una grazia grande e sorprendente.

Accanto alla parola “grazie” ne emerge un’altra, più difficile da esprimere e forse per questo più importante: è la parola “perdono”. Vorrei esprimerla a coloro che non son riuscito a coinvolgere, a coloro che in misura diversa son rimasti delusi, ho la serena convinzione che il Signore provvede e accompagna tutti e in Lui ritroviamo quella serenità e vicinanza che nella vita talvolta rischiamo di perdere. Il volto di una comunità è un riflesso del volto di Gesù: amarlo, servirlo, accoglierlo significa incontrare Lui; ci ho provato con i miei limiti e con le qualità che il Signore dona ad ognuno di noi; ora inizia un percorso nuovo: devo vincere la tentazione della paura e della nostalgia, vi chiedo un ricordo semplice nella preghiera, voi tutti sarete presenti sempre nella mia vita e per questo al semplice Grazie unisco anche “Vi voglio bene”.

don Carlo