Numeri vincenti lotteria della Caritas 2019

Televisore Samsung 32 pollici n. 285
Orologio in acciaio da uomo – Oreficeria Ottica Tozzi – Leno n.237
Porchetta – Azienda agricola Bellomi – Milzanello n.144
Buono cena “Trattoria da Andrea” – Leno n.910
Buono cena “Osteria degli amici” – Leno n.915
Buono cena “Trattoria l’Ocanda” – Leno n.1763
Buono Trattamento “La Grotta di Sale” – Leno n.2019
Borsa spesa “Gastronomia Moretti Alfredo” – Leno n.1602
Cornice in argento – Oreficeria Ottica Tozzi – Leno n.948
Cornice in argento – Oreficeria Ottica Tozzi – Leno n.2125
Set posate “Ferramenta Fornari” – Leno n.349
Beuty per bambina “Farmacia bravi” – Leno n.957
Quadro a mezzo punto soggetto sacro n.1793
Scultura in vetro fusione offerta dall’Autore n.1057
Libro “Racconti Semplici” offerto dall’Autrice n.224
Libro “Poesie” offerto dall’Autrice n.1310
Acquarello “Abbraccio” offerto dall’Autrice n.691
Acquarello “Alberi” offerto dall’Autrice n.530
Acquarello “Fiori” offerto dall’Autrice n.319
Asciugamano Ricamato a mano offerto da Scuola di Vita Famigliare – Oratorio Leno n.1827
Asciugamano Ricamato a mano offerto dalla Scuola di Vita Famigliare – Oratorio Leno n.183
Tris Vasi Etnici offerti dall’Associazione Hamici – Leno n.2212
Lampada offerta dall’Assoc. Hamici – Leno n.215
Tris Vasi Ottone offerti dall’Associazione Hamici – Leno n.1073
Set Oggettistica Ceramica offerto dall’Ass. Hamici – Leno n.1851
Vaso in vetro colorato offerto dall’Assoc. Hamici – Leno n.2078
Mantella lavorazione uncinetto offerta dal gruppo Lana Caffè – Leno n.3
Sciarpa uncinetto offerta dal gruppo Lana Caffè – Leno n.1993
Quadro soggetto Fiori n.155
Zaino con corredo scuola offerto da Andreino-Bonazza – Leno n.1399
Quadro soggetto Barche n.2355
Buono Estetista Ramona – Leno n.2065
Buono Parrucchiere Gianello – Leno n.1301
Buono Parrucchiera Free Style – Leno n.929
Buono Parrucchiera Free Style – Leno n.677
Buono Parrucchiera Free Style – Leno n.1939
Buono La Bottega del Gelato – Leno n.1658
Set Oggettistica Interno 3 – Leno n.2211
Completo Set Tazzine Caffè e Thè n.2063
Quadro soggetto Fiori n.1429
Gelatiera n.189
Completo “taglia formaggio” n.368
Confezione bicchieri n.1794
Centrotavola Portacandele n.1092
Confezioni bicchieri n.149
Vaso in Vetro n.1507
Confezione bicchieri n.2151
Acquarello “Alberi” offerto dall’Autrice n.909

Qui Caritas parrocchiale

In questo articolo, considerando che proprio il 17 e 18 agosto si celebra la Festa della Caritas e “accorpando gli spazi di informazione, testimonianza, relazione”, diamo spazio alle parole del parroco, monsignor Giovanni Palamini che, intervistato, ha cortesemente risposto alle nostre domande in questo modo.

Cosa significa per lei la Caritas?

É una realtà fortemente voluta dalla Chiesa dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, per sollecitare le Chiese locali, ma anche le parrocchie, ad essere “protagoniste” nell’ambito del servizio all’uomo nei suoi bisogni. Nella Chiesa fin dagli inizi è sempre esistita una struttura caritativa, che rendesse evidente l’amore di Gesù Cristo soprattutto per i poveri, gli ammalati, gli ultimi. Pensiamo ai primi sette diaconi, costituiti proprio per il servizio caritativo; la raccomandazione fatta dai dodici Apostoli a Paolo, perché non si dimenticasse dei poveri; le varie confraternite della carità nate lungo i secoli; associazioni e istituti religiosi sorti col carisma di servizio ad ogni tipo di povertà; il servizio dei monasteri e dei conventi ai poveri; la diffusione della San Vincenzo …

Ma il fatto che la Chiesa abbia voluto che in ogni parrocchia di costituisse la Caritas ha significato il prendere coscienza che la carità non si può delegare, è compito di ogni comunità cristiane e, in essa, di ogni cristiano. Il compito della caritas parrocchiale, infatti, non è quello di “delega” al servizio dei poveri, ma, piuttosto, di testimonianza, di sensibilizzazione e di animazione della dimensione caritativa della vita della comunità cristiana.

Prima di diventare parroco di Leno,  quali esperienze ha fatto nella Caritas?

Da curato, con i ragazzi e i giovani, abbiamo fatto dei cammini di sensibilizzazione alla dimensione caritativa della vita cristiana; soprattutto col gruppo scout e con l’azione cattolica abbiamo fatto parecchie esperienze di servizio sia ai “poveri”, che alla comunità nei momenti del bisogno. Quando, poi, ho fatto servizio diocesano nella pastorale vocazionale, ho avuto la possibilità di collaborare da vicino con la Caritas Diocesana e condividere i progetti che veniva proposti per rispondere non solo ai bisogni dei poveri della nostra Diocesi, ma a quelli del mondo intero, soprattutto nei momenti di catastrofi naturali, di guerre, di carestie e quant’altro. Giunto a Castenedolo come parroco ho ereditato una bella realtà caritativa: un Caritas parrocchiale bene avviata e ben organizzata. Ho continuato il lavoro avviato, sostenendo soprattutto la formazione dei volontari e aprendo alle sollecitazioni della Diocesi.

La Caritas parrocchiale di Leno si è rinnovata con lei quattro anni fa: come?

Anche qui sono partito da ciò che già esisteva: un servizio ai poveri portato avanti da alcune persone in stretta collaborazione con il parroco e con l’Associazione Non solo noi e con puntuale riferimento all’Ufficio dei servizi sociali del Comune. 

Ho ritenuto opportuno allargare il numero delle persone che si incaricassero di testimonianza, animazione e servizio caritativo nella e con la parrocchia, ritenendo che si dovesse ampliare il riferimento alla Caritas Diocesana e ai servizi da lei offerti alle Caritas parrocchiali. Così abbiamo organizzato un corso di formazione per animatori della carità e del centro di ascolto, condotto dagli operatori della Caritas Diocesana, per essere pronti a rispondere in modo sempre più cristiano e sempre più adeguato alle povertà del nostro territorio. Un bel gruppo di adulti ha risposto a questa proposta ed ora, come parrocchia, possiamo essere orgogliosi di un buon servizio reso alla comunità come testimonianza, animazione e aiuto ai poveri, sostenuti dalla comunità stessa. Naturalmente il cammino non è terminato. E’ per questo che i volontari  continuano il percorso di formazione presso la Caritas Diocesana e mantengono un continuo riferimento alla stessa. Inoltre abbiamo potenziato il micro-credito, già attivato da alcuni anni nella nostra Zona pastorale e abbiamo avviato l’opportunità di attingere alla proposta delle “Briciole lucenti”, che ci permette di attingere per una parte agli aiuti della Caritas Diocesana per aiutare i poveri a sostenere le spese scolastiche, di salute e per le utenze della casa.

Il 17 e 18 agosto le giornate della solidarietà – 4^ Festa della Caritas: quale il suo bilancio sulle feste già avvenute?

Credo non sia ancora stato compreso il significato di queste “giornate della solidarietà”, ma la perseveranza ci premierà. Da punto di vista economico non abbiamo certo avuto un gran successo; del resto sono solo due giornate nel bel mezzo delle ferie agostane. Ritengo, però, che chi le ha frequentate abbia almeno colto il primo dei motivi che ci muove a questa manifestazione: testimoniare e sensibilizzare a sentirsi tutti responsabili del servizio caritativo ai poveri, che ha molti aspetti: materiale, culturale, religioso, sanitario… Ciascuno contribuisce come può e come è capace: chi facendosi volontario; chi contribuendo con i propri mezzi materiali, culturali, spirituali, chi segnalando alcune povertà non conosciute; chi pregando… ma tutti convinti che ogni cristiano ha il dovere di aprire mente, cuore, mani per il servizio dei poveri a nome di Gesù e della Chiesa.

La Caritas parrocchiale si è rinnovata intorno ad un progetto organico dal nome evocativo e suggestivo “La mano fraterna” con 5 dita, 5 settori di attività: come valuta l’attuazione di questo progetto per ciascuna delle 5 dita?

Il primo dito ha come tema quello dell’ascolto: ascoltare. E’ un servizio importante e non va fatto solo con l’orecchio e la mente, ma anche con il cuore. Spesso le prime richieste che vengono avanzate dai poveri non sono quelle reali, anche se sono le più immediate e le più urgenti. Si tratta di aiutare a comprendere gli autentici bisogni. Per questo ci vuole tempo, pazienza e costanza, insieme alla volontà di accompagnamento.

Il secondo dito ci richiama all’offerta di aiuto materiale: distribuire. Questo compito viene svolto da un gruppo che si interessa anche di reperire, insieme con tutti i gruppi e associazioni che partecipano a Nonsolonoi, gli alimenti da distribuire durante l’anno alle famiglie bisognose. Qualcosa si raccoglie nel cesto in fondo alla chiesa, due volte l’anno si fa la raccolta alimentare ai centri commerciali, si fanno le spese all’Ottavo giorno (struttura diocesana dove si acquista il doppio di ciò che si paga) e qualcosa si acquista con le offerte private o con i proventi delle offerte dalla “vendita” di mobili usati.

Il terzo dito ci invita alla consolazione nell’attenzione soprattutto agli ammalati e anziani: non temere. Questo servizio è svolto soprattutto dai ministri straordinari della comunione eucaristica, che visitano gli ammalati e anziani e portano loro il conforto dei sacramenti e della benedizione del Signore, facendoli sentire vicini alla comunità cristiana e dando loro la certezza di non essere dimentica. 

Il quarto dito l’apostolato della preghiera: “Prega il Padre tuo”.

Tutto quanto proposto sopra non si sostiene se a fondamento non c’è l’incontro quotidiano con l’amore di Dio-Trinità. Per questo, lungi dall’essere un gruppo o una attività a parte, questo è compito e gioia di tutti: pregare Dio ogni giorno, personalmente o in gruppo, perché la carità che operiamo verso il prossimo sia sempre espressione dell’amore di Dio per ogni uomo e non cadiamo nella tentazione di cercarvi un tornaconto, una gratificazione, un ruolo che ci faccia sentire qualcuno … insomma, che non sia semplicemente un appagamento del nostro orgoglio personale, ma un servizio fatto con la Chiesa, per la Chiesa, nella Chiesa e, quindi, nello stile della gratuità, perché gli uomini possano sentire, anche attraverso la nostra opera, la mano di Dio che li accarezza, li sostiene, li accompagna, li salva.

Infine non possiamo negare l’importanza nell’ambito della carità del Gruppo S. Vincenzo.

Mantiene la sua autonomia, in quanto associazione con un proprio statuto. Ma, in quanto è di ispirazione cristiana e opera nel settore della carità all’interno delle nostre parrocchie, è bene che partecipi agli incontri della Caritas, sentendosi parte a pieno titolo. Qui può dare o chiedere aiuto per la conoscenza che ha della povertà lenese. 

Come parroco, quale valutazione può dare sulle iniziative e sul lavoro dei volontari Caritas?

Sono orgoglioso del loro prezioso, umile e perseverante servizio. Noto un forte impegno, profonda consapevolezza di essere strumento dell’amore di Dio e della missione della Chiesa verso i poveri. Inoltre riconosco un desiderio forte di condivisone e di comunione nel servizio caritativo, riconoscendo che il cammino è faticoso, in quanto le esperienze da cui i volontari provengono e le modalità di attuazione che ognuno propone sono a volte molto diverse e richiedono molto dialogo e confronto umile, cose non facili.

Riconosco molto impegno anche nella formazione e nella ricerca di modi sempre nuovi per animare  e suscitare la carità dentro la comunità. Dunque, una vivacità che fa ben sperare nel futuro della nostra comunità riguardo alla dimensione caritativa.

Per questo spero che la testimonianza dei volontari sia sempre più visibile anche presso i più giovani, che possono offrirsi per un servizio sempre più fresco e qualificato, considerata la loro capacità innovativa e di dedizione a chi è nel bisogno, ma anche la loro competenza nell’uso dei nuovi strumenti e metodi per intercettare e rispondere alla povertà antiche e nuove.

Qui Caritas parrocchiale

Per informare

Attività passate e… attività in cantiere

I mesi da novembre a marzo ci hanno visto impegnati in molte attività e iniziative per lo più ricorrenti: La giornata del povero (18 novembre), voluta da papa Francesco; La giornata del pane proposta annualmente dalla Caritas diocesana all’inizio dell’Avvento (2 dicembre); Un cero per Natale da accendere durante le sere della Novena e poi da tenere acceso per tutta la notte di Natale; La raccolta di generi alimentari c/o supermercati a cura di Nonsolonoi; Il “banco confezione regalo” c/o Tigotà a cura dei volontari del Centro d’ascolto.

Tutte queste iniziative, ad offerta libera hanno consentito di sensibilizzare i concittadini ai problemi della povertà e di rendere attiva la Carità raccogliendo offerte ed alimenti da redistribuire tra quanti hanno bisogno.

Due parole infine sul contributo, in riflessioni e preghiere, preparato dalla Caritas parrocchiale per la Via Crucis cittadina durante la quaresima: non dimentichiamo che l’ultimo dito della Mano fraterna impegna tutti i volontari caritas alla preghiera! 

Ma… guardiamo avanti:  Le Giornate della solidarietà

Può sembrare prematuro, ma i preparativi già fervono. Perché preparare una festa richiede tempo, impegno, fantasia… Le Giornate della solidarietà, la Festa della Caritas, ci aspettano il 17 e 18 agosto in oratorio. I volontari dietro le quinte si stanno già attivando per allestire lo stand gastronomico, il banchetto dei libri, l’animazione delle due serate, e… molto altro. 

Venire per rendersi conto! Sarà bello condividere il clima festoso, la musica, il buon cibo, l’arte a portata di mano. Proprio così, il 17 e 18 agosto 2019.

Raccontarsi per condividere le esperienze

Son B. e fin da quando ero ragazza avevo il desiderio di aiutare, come volontaria, le persone nel bisogno.

Sognavo di andare nelle missioni, ma per me, allora, era una cosa troppo grande anche perché la mia famiglia aveva bisogno che io andassi a lavorare.

Dio ha voluto che mi sposassi. Felicissima del mio matrimonio ed orgogliosa dei miei tre splendidi figli ma con nel cuore sempre quel sogno di ragazza che si risvegliava quando, guardando la televisione, vedevo persone che erano nella miseria, che morivano di fame o di malattia oppure quando, andando a Brescia, vedevo delle persone che chiedevano l’elemosina o dormivano sulle panchine.

Una domenica a messa monsignor Giovanni invitò i presenti a partecipare, come volontari, alla Caritas e al suo progetto “Mano fraterna”.

In quel momento ho capito che Dio mi stava dando un’opportunità e che il mio desiderio si stava avverando non in terre lontane ma qui, nel mio paese. Ho cominciato così ad impegnarmi in NONSOLONOI.     

I miei compiti? Con  altre volontarie smisto i vestiti che le persone portano in sede e aiuto nella distribuzione. Nella nostra “Boutique del sabato” incontriamo le persone bisognose, cerchiamo di essere loro vicine informandoci dei loro problemi e cercando di soddisfare le loro esigenze. E’ molto impegnativo ma soddisfacente per il reciproco arricchimento: per noi che ascoltiamo le loro storie e per loro che si sentono meno escluse. 

Cercare di rendere l’animo delle persone un po’ più gioioso fa bene a tutti!

Io, invece, sono M.

Criticare, dare dei giudizi sulle cose, sulle persone, sui modi di fare o di comportarsi: penso che sia proprio dell’animo umano praticare questi modi di essere o di sentirsi. Mettersi in gioco con quel poco che si ha, è un’altra cosa.

Quando il nostro monsignore, dando vita alla caritas parrocchiale, ha cercato delle persone che potessero “proseguire e amplificare” l’opera già in atto con NONSOLONOI, ho pensato:  “Perché non provare a mettersi in gioco e vedere se ciò che penso e a cui ambisco si possa avverare?”.

Mi sono buttato e ho potuto constatare che tutto è possibile e che impegnarsi vale sempre e molto. Ci sono momenti in cui una persona ha bisogno di aiuto: può essere solo una frase di conforto, un consiglio, un posto di lavoro, un abito da indossare, un divano per sedersi, 50€ per pagare una bolletta scaduta. 

Per chi ha la sua casa, il suo lavoro, qualche risparmio in banca, tutto ciò è una nullità; ma per chi non ha NIENTE, la situazione è differente. È in questa direzione che la caritas con il Centro d’ascolto e Nonsolonoi è impegnata a far fronte alle diverse esigenze.  La consapevolezza che la dignità di una persona è una cosa molto importante e che va salvaguardata è il punto centrale di tutta l’attività della caritas. Chi opera si sente impegnato fino in fondo mettendo quel che fa nelle mani di Dio e del Suo giudizio.

Raccontarsi per condividere le esperienze

Sono P.

É da poco tempo che collaboro con la Caritas della nostra parrocchia. Da pochissimi mesi, ho pensato di aiutare, di dare una mano (e non solamente in senso figurato), di donare un po’ del mio tempo a chi ne ha bisogno. Ho scoperto che la nostra Caritas ha un bellissimo progetto che abbraccia tutte le dimensioni della solidarietà cristiana: ascolto, distribuzione, consolazione, cura e preghiera.

La persona che si trova in un momento di difficoltà e disagio (che può essere materiale, interiore o spirituale) è così “accolta“ e  “accompagnata“ integralmente. Il mio contributo è minimo, aiuto nella distribuzione (più esattamente nella raccolta di indumenti ed oggetti di vario genere da distribuire alle famiglie che diversamente non potrebbero permetterseli) e due volte la settimana, al mattino, seguo, non da sola ma con altre collaboratrici della Caritas, i bambini delle mamme che frequentano presso Casa Garda la Scuola di Italiano.

Questo piccolo impegno mi ha permesso di rendermi conto che ci sono ancora tanti nuclei familiari che versano in difficoltà economiche e di sentirmi concretamente utile e vicino ad una realtà (quella della povertà) che  oggi, nel terzo millennio, ancora persiste. Le molte persone che fanno pulsare il cuore della Caritas, che ho avuto la fortuna ed il piacere di conoscere e che ringrazio di avermi dato l’opportunità di affiancarle, sono infaticabili, generose, positive e creative, sempre alla ricerca di iniziative nuove e coinvolgenti che possano sensibilizzare alla solidarietà, anzi alla Carità, a quell’amore verso il “prossimo“ che la parabola del Buon samaritano ci insegna e che da sempre ci interroga riguardo ad una domanda a volte scomoda:

Chi è il mio prossimo? I miei parenti? I miei connazionali? Quelli della mia religione

A ciascuno di noi è assegnato il compito di coglierne il vero significato e di dare una risposta che non resti astratta ma diventi concretezza.

P.

Ciao, sono Vanessa.

Durante un percorso di crescita personale, sono venuta a contatto con i volontari della caritas parrocchiale di Leno e ho iniziato il mio percorso al Centro d’ascolto. Qui sono diventata più consapevole dei vari problemi che ci affliggono quotidianamente: non solo le “classiche scadenze”, ma soprattutto il bisogno di essere ascoltati e di sfogarsi, la paura del momento e quella del futuro, la solitudine…

Non sempre riusciamo a risolvere tutte le problematiche, ma cerchiamo di alleviarle il più possibile. 

Confrontandoci nelle varie situazioni, riusciamo ad aiutare anche noi stessi.

La fruttuosa collaborazione con l’ACR

Nei giorni 2 e 3 marzo, i volontari caritas hanno realizzato con i ragazzi dell’ACR una bella, vivace e intensa collaborazione.

Mantenendo fede alla promessa fatta quando avevano visitato la sede caritas, il fantastico gruppo  dei ragazzi con i loro responsabili, Damiano e Alessandro, si sono buttati a capofitto in una iniziativa di autofinanziamento del Centro d’ascolto: confezionare e distribuire, ad offerta libera, delle piante fiorite alle porte della chiesa.

Laboratorio: sala stampa dell’Oratorio e “lavoro a catena”. Si tagliavano la carta crespa e le strisce di nastro colorato, si rivestivano i vasetti di primule e margheritine, si applicava il rotolino di carta con stampato un pensiero di riflessione.

Tutto fatto con la gioia ed l’entusiasmo manifestato anche la domenica vicino alle porte della chiesa per la distribuzione insieme alle volontarie caritas.

Grazie, ragazzi! Vi aspettiamo per altre iniziative!  

Qui Caritas parrocchiale

La scuola di Italiano per stranieri

L’avevamo già presentata nella Badia del bimestre giugno-luglio 2017 con le foto della “festa di fine corso” del primo anno.

E, giusto per ricordare, scrivevamo che essa era nata sfruttando la normativa scolastica italiana che prevede i Corsi d’istruzione per gli adulti e dando vita ad un corso di alfabetizzazione che aveva coinvolto un buon numero di signore straniere, prevalentemente indiane e pakistane.

Il corso, durato da ottobre 2016 a maggio 2017, faceva capo all’Istituto Comprensivo di Bagnolo Mella da cui proveniva anche l’insegnante, Paola Cocciuti, e si era concluso con lo svolgimento di un test per ottenere l’attestato del livello di conoscenza.

La possibilità del corso era legata alla soluzione di due problemi:

  • trovare una sede per le lezioni;  
  • assicurare la possibilità di prendersi cura dei bambini al di sotto dei tre anni non ancora inseriti nella Scuola Materna.   

La Caritas per realizzare il progetto aveva coinvolto i Servizi Sociali del Comune e le ACLI site nello stesso stabile di Via Collegio; il Comune aveva messo a disposizione la sede dell’Associazione Casa Garda, per lo svolgimento delle lezioni; il Circolo ACLI, il proprio salone, come luogo dove le mamme potevano lasciare in custodia a volontarie Caritas i loro piccoli “cuccioli”. 

La scuola ha continuato ad avere successo.

Anche quest’anno molte sono state le signore che si sono iscritte e che nelle due mattine di martedì e giovedì frequentano con passione e impegno le lezioni della maestra Paola mentre i loro piccoli giocano con le volontarie caritas.

Ci siamo attrezzate! E mentre le mamme prendono dimistichezza con la lingua italiana, il salone ACLI si trasforma in una allegra sala-giochi con macchinine, giochi musicali, peluches, un triciclo, fogli e matite colorate….; giochi di altri bimbi, che non li usano più e che le loro mamme hanno portato in caritas. 

Ogni giorno di lezione è un’avventura anche per le volontarie che si occupano di questi “tesori”, ciascuno con il proprio carattere. 

Oka: il gioco da tavolo della caritas

La Caritas di Brescia, in collaborazione con la Cooperativa Sociale Kemay, ha realizzato un nuovo gioco da tavolo:”Oka. È in gioco la vita”. L’obiettivo è quello di sensibilizzare la popolazione sul difficile tema dell’accoglienza. Si tratta di un vero e proprio percorso a tappe, che ricalca il viaggio dei migranti che, dalle zone sub-sahariane, cercano di raggiungere l’Italia

Un lancio di dadi per stabilire il proprio futuro.

Proprio come in un gioco da tavolo, la vita delle persone che si spostano dalla madre patria per richiedere asilo politico in altri Paesi sembra sia condizionata solo dalla fortuna. Non ci sono certezze né stabilità di alcun tipo. Chi arriva in Italia, passando attraverso le terre dell’Africa e partendo via mare dalla Libia, non sa quasi mai a cosa andrà incontro. “Oka. È in gioco la vita” è un nuovo gioco da tavolo realizzato dalla Caritas di Brescia, in collaborazione con la Cooperativa Sociale Kemay, che si occupa di promuovere la sensibilizzazione all’accoglienza nei confronti di famiglie, scuole ed istituti bresciani. Oka è un gioco in cui si dispiegano sul tabellone le numerose tappe cui va incontro chi approda in Italia, giungendo da Paesi africani della zona sub-sahariana. Le caselle, dai contenuti diversi, rispecchiano non solo l’iter geografico-territoriale dei profughi, ma anche quello burocratico-giudiziario da affrontare una volta arrivati nel Paese. Alcune potenziali tappe sono ad esempio la casella numero 10 “Carte d’imbarco” e la numero 4 “Carte verso l’Italia”. L’Italia però non è l’unica destinazione possibile, infatti sono presenti anche le cosiddette “Carte verso l’Europa”.

Questo non è un gioco da tavolo come tutti gli altri. Il suo obiettivo è, infatti, quello di educare ed informare la popolazione sul tema dell’immigrazione e di dare spunti per conversazioni e discussioni che coinvolgano chi decide di partecipare. Così come nel gioco del Monopoli, sono presenti al centro del tabellone due diversi tipi di carte: le “Carte medicinali” e le “Carte soldi”, elementi di vitale importanza per chi affronta un viaggio carico di ostacoli e pericoli. Il gioco è adatto a chi ha più di 11 anni d’età e rappresenta una vera e propria finestra sulla tumultuosa sfida per la richiesta di accoglienza in un Paese straniero.

Sono Gabriella, Ministro straordinario della Santa Comunione

Come lo sono diventata?

Alcuni anni fa, ho partecipato ad una serie di incontri organizzati da Monsignore Giovanni Palamini, finalizzati a spiegare la funzione della Caritas Parrocchiale nella comunità.

Dal confronto con i partecipanti si evidenziarono vari ambiti nei quali ognuno avrebbe potuto dare il proprio contributo. Consigliatami con mio marito e pregato lo Spirito Santo che mi illuminasse, io scelsi di dedicarmi alle persone sole o ammalate.

Condivisa la mia scelta con Monsignore, lui mi propose di divenire Ministro straordinario della Santa Comunione, previo invio di domanda al Vescovo e partecipazione ad uno specifico corso di formazione.

Accettai sentendomi onorata di poter svolgere un simile, meraviglioso servizio. 

Dopo aver ricevuto il Mandato dal Vescovo, con trepidazione ed emozione iniziai le mie visite agli ammalati, portando loro il Dono Eucaristico che li immerge nell’amore di Gesù, che toglie l’ansia e l’incertezza per il futuro ed un po’ di conforto, da parte mia, attraverso l’ascolto, la presenza, la condivisione, l’affetto e la tenerezza.

Ora sono al secondo mandato triennale e questa scelta continua ad arricchirmi, mantenendomi vicina al mio prossimo sofferente.

Spero sempre di portare po’ di gioia e sollievo, facendo sentire agli ammalati che incontro, la vicinanza della Comunità Parrocchiale, attraverso le preghiere, i saluti, gli auguri e le notizie sulla vita del paese.

Dò lode al Signore e lo ringrazio per questa mia opportunità.

Intervista ad un operatore volontario del centro di ascolto Caritas di Leno

Domanda: Perché hai accolto l’invito della Parrocchia di far parte del Centro di Ascolto Caritas di Leno?

Risposta: Ritengo che, prima di affrontare i problemi sia necessario incontrare le persone e ascoltare, solitamente dietro al bisogno economico ci sono sofferenze individuali e familiari che meritano ascolto.

Domanda: Puoi spiegarti meglio?

Risposta: Non ci si deve limitare ad una valutazione delle richieste ma prima si deve considerare la persona e poi il bisogno, ponendo sempre particolare attenzione all’aspetto formativo ed educativo.

Domanda: Chi chiede assistenza al Centro di Ascolto?

Risposta: In genere sono famiglie italiane e straniere che chiedono un aiuto economico perché si trovano in notevole difficoltà per far fronte alle spese di gestione della propria casa ed anche per pagare le bollette relative alle forniture di servizi vari.

Domanda: Riuscite a dare un sostegno significativo?

Risposta: A seconda delle somme disponibili diamo un contributo attingendo dal fondo che la Parrocchia ha destinato alla Caritas.

Domanda: Quanti sono attualmente gli operatori volontari del Centro di Ascolto Caritas?

Risposta: Siamo una decina, metà donne e metà uomini che il martedì e venerdì pomeriggio sono presenti al Centro di Ascolto di Via Viganovo in Leno che a turno accolgono le richieste, quando possibile, di quanti si presentano per ottenere un aiuto e un conforto per le loro famiglie. Vorrei sottolineare che quanti intendono far parte del Centro di Ascolto come volontari, con la loro presenza e condivisione sono ben accetti, in questo caso basta rivolgersi a Monsignore Abate Giovanni Palamini.

Accompagnamento al credito responsabile e al recupero dell’autosufficienza economica di singoli o nuclei familiari la cui situazione rischia di essere definitivamente compromessa da fatti eccezionali, imprevisti e comunque temporanei, proponendo finanziamenti agevolati fino a € 3.000,00 rimborsabili in 36 mesi.

Come funziona il microcredito: Arriva la segnalazione dall’Ente che fa da garante morale e che si preoccupa di seguire il caso compilando apposita domanda implementata con i documenti necessari e da una breve relazioni sul soggetto e sui motivi per cui chiede il microcredito, con allegato un “bilancino” familiare da cui si possa evincere la possibilità di onorare il debito. L’incaricato del microcredito incontra il richiedente solo o accompagnato da chi lo presenta, ne verifica la fattibilità, concorda l’appuntamento con la banca disponibile e accompagna il soggetto in banca. Qualora il soggetto si renda inadempiente, la banca segnala il fatto all’incaricato per il microcredito che discute con l’Ente segnalatore le modalità per il sollecito. In caso di effettivo non pagamento, si attinge al fondo depositato in banca come garanzia al credito: è chiaro che questo fatto va ad abbassare la possibilità di erogare ulteriori crediti. Meno inadempienze si formano, più aiuti si possono erogare.

Qui Caritas parrocchiale

La Caritas Parrocchiale apre un proprio piccolo spazio per informare, condividere le esperienze e suscitare relazioni.
Già nel 2016 si era presentata ai lettori con un esauriente articolo sulla sua costituzione e articolazione; è tempo che si dia inizio ad un dialogo costante.

Identità: Progetto Caritas MANO FRATERNA – 5 dita, cinque settori d’azione
Attività: Ascoltare – Distribuire – Consolare – Prendersi cura – Pregare
Operatori: Volontari che sono presenti, in diversi giorni, nella struttura di Via Viganovo, 5 e in altre attività della parrocchia.

Per informare

Centro d’Ascolto. Che cos’è il Centro d’Ascolto? É il luogo, in Via Viganovo, 5, dove due volte alla settimana, il martedì e venerdì dalle 14,30 alle 17, due volontari ricevono e ascoltano le persone (italiane e straniere) in difficoltà soprattutto finanziarie, ma non solo, cercando con loro il modo più adeguato per affrontarle e tentare una soluzione. Dal 2015 ad oggi abbiamo ascoltato circa 100 persone: alcune solo di passaggio; altre, quelle più numerose, alternano la loro presenza e la richiesta d’aiuto in rapporto all’occupazione/disoccupazione lavorativa, e quindi alla possibilità o meno di far fronte alle spese famigliari.

Distribuzione. Nello stesso stabile del Centro d’Ascolto c’è la sede della rete Nonsolonoi, che con i suoi volontari distribuisce viveri (il pacco alimentare) e vestiario a chi è nel bisogno ed è autorizzato dai Servizi Sociali del Comune o dalla Caritas parrocchiale.

Consolare. Un servizio particolare e prezioso è quello dei ministri straordinari della comunione eucarestica. I volontari impegnati, affiancando i sacerdoti, “consolano” anziani e ammalati facendo loro visita e portando l’Eucarestia.

Prendersi cura. La presenza, tra i volontari, di infermieri assicura la possibilità di ricorrere loro per informazioni inerenti la salute e per orientarsi nel mondo della sanità.

Raccontarsi per condividere le esperienze

In questo spazio cominciamo a far parlare i volontari che raccontano come, perché e cosa fanno nella caritas parrocchiale. Questo spazio è dedicato non solo a loro ma anche a quanti desiderano “raccontarsi per…”.

Sono Giusy, una volontaria del Centro d’Ascolto. Non avevo mai fatto parte di gruppi o realtà parrocchiali. Quando monsignore propose un “corso” per rafforzare l’azione della caritas parrocchiale, aderii. Prima gli incontri con Luca Mazzotti della caritas diocesana, poi gli altri di approfondimento e, infine, la nascita del progetto Mano fraterna mi catturarono. A me che avevo vissuto anche la mia professione di insegnante “come ascolto”, questo “dito” calzava proprio bene! E così, con altre otto persone del gruppo d’ascolto con le quali mi alterno, sono lì, dove vengo in contatto con persone, storie, situazioni diverse tra loro, ma tutte problematiche e dolorose.

Per suscitare relazioni

Questo spazio è dedicato allo scambio di informazioni, opinioni, richieste da parte dei lettori. É lo spazio del dialogo.

A questo scopo invitiamo a scrivere al nostro indirizzo mail: caritasnsn.leno@libero.it

Nei numeri successivi sarà data una risposta, ma saranno anche rivolte eventuali richieste di aiuto e collaborazione.

Grazie dell’attenzione.

S. Martino per l’Etiopia

Anche quest’anno la raccolta di San Martino viene distribuita in tre date nelle diverse zone: sabato 17 novembre in Valcamonica, Sebino, Franciacorta e Valtrompia; sabato 24 novembre nella Bassa Centrale e Occidentale e sabato 1 dicembre in città, sul Lago di Garda, in Valsabbia e nella Bassa Orientale.

La raccolta di vestiti per offrire un futuro all’Etiopia. La raccolta di San Martino viene distribuita, quest’anno, in tre date nelle diverse zone: sabato 17 novembre in Valcamonica, Sebino, Franciacorta e Valtrompia; sabato 24 novembre nella Bassa Centrale e Occidentale e sabato 1 dicembre in città, sul Lago di Garda, in Valsabbia e nella Bassa Orientale.

All’inizio del 2017 la conferenza Episcopale Italiana insieme alla comunità di Sant’Egidio ha siglato il protocollo di intesa con il Governo Italiano per l’apertura di un Corridoio umanitario dall’Etiopia, il secondo paese per numero di rifugiati in Africa. Di fronte alla drammatica situazione che spinge migliaia di persone a cercare salvezza attraversando prima il deserto e poi il mar mediterraneo in condizioni di grave rischio per sé e per le proprie famiglie, la Chiesa Italiana ha voluto dare un segnale per proporre soluzioni concrete, impegnandosi nella realizzazione del progetto, facendosene interamente carico. La Caritas Italiana e la formazione Migrantes garantiscono un adeguato processo di integrazione dei beneficiari nella società italiana. Con la raccolta di San Martino si vorrebbe sostenere l’accoglienza di famiglie attraverso il progetto “Protetto. Rifugiato a casa mia”, che si connota per l’esperienza comunitaria e per la presenza di famiglie e di persone che si rendono disponibili ad accompagnare i rifugiati nel percorso di integrazione. L’obiettivo principale di “Protetto. Rifugiato a casa mia” è quello di evitare le morti in mare e del traffico di esseri umani. Anche Caritas Diocesana di Brescia ha aderito al progetto: il 27 giugno è arrivata una famiglia di eritrei formata da una mamma, un papà e quattro figli minori, ospitata in un appartamento della Parrocchia di Santa Giulia del Villaggio Prealpino.  La famiglia è stata accolta e viene seguita dai volontari, sostenuti e affiancati dagli operatori della Cooperativa Kemay. “Hanno detto che i corridoi umanitari sono un’opera segno- racconta Giuditta, operatrice della Cooperativa Kemay -Nel senso di vista politico, sono certamente un simbolo. Però è un’opera reale e vera, perché a questa famiglia ha cambiato la vita: ai genitori, perché possono vivere più sereni, ma sicuramente ai bambini, che saranno salvaguardati e protetti”.

Il ricavato della raccolta andrà quindi al progetto “Rifugiato a casa mia” di Cei e Caritas, a sostegno del Corridoio umanitario per l’Etiopia. Le parrocchie sono pregate di prenotare i sacchetti allo 0303722252.