La misericordia e la carità

“La misericordia e la carità dei bresciani in casa e nel mondo”. Questa testimonianza su una mostra molto interessante è un ulteriore omaggio alla memoria di mons. Antonio Fappani

Mons. Antonio Fappani che ci ha lasciato il 26 novembre scorso volle affidare, al sottoscritto l’incarico di inaugurare, in Duomo Vecchio, la mostra “La misericordia e la carità dei bresciani in casa e nel mondo”, alla quale, come sempre, aveva dedicato tempo ed energie, convinto dell’importanza di far conoscere a tutti, bresciani e non, la storia della testimonianza della carità fiorita in terra bresciana, ad opera di istituzioni e singoli che hanno messo mano, rispondendo alle necessità via via manifestatisi lungo gli anni. Nessuno è stato dimenticato, non solo nell’elenco, ma attraverso documenti, dichiarazione di intenti, progetti condivisi, fotografie, ecc. Ad ogni “quadro” è stata aggiunta una didascalia che aiuta il visitatore a identificare tempi e operatori, singoli e istituzioni. Una mostra, è finalizzata a far vedere, a svelare ciò che è nascosto, perché non venga dimenticato. La storia della carità presenta una varietà di presenze e di interventi, corrispondenti a quella “interpretazione infinita” della virtù e della dimensione della carità, che ha dato luogo a realizzazioni originali e creative, da stupire.

Come ci testimoniano i 116 pannelli della mostra. La carità è frutto della misericordia, frutto visibile, che risponde con il “cuore” alla “miseria”: esattamente come fa Dio. La carità – misericordia non è qualcosa di aggiunto alla vita, ma ne costituisce la “dimensione” essenziale soprattutto della Chiesa definita come “agape”. Se non lo fosse o lo fosse solo in parte, tradirebbe la sua natura che gli Atti degli Apostoli (Atti 2,42) parlando dei primi cristiani così la esprimono: “Erano uniti nella fede e nella dottrina degli apostoli, nella frazione del pane e nella carità fraterna fino alla condivisione dei beni”. La carità così esercitata ha anche una valenza di carattere antropologico e sociale oltre che spirituale che dà origine a quella “Civiltà dell’amore” secondo la felice espressione di S. Paolo VI. Ha, essa, una “dimensione politica” che supera ogni forma di puro assistenzialismo, per adempiere agli obblighi di giustizia, perché “Non si può dare per carità, ciò che è dovuto per giustizia” (Paolo VI). Guarda ai diritti e si propone come “progetto” per una società nuova. Cerca le cause delle povertà, studia i problemi e cerca soluzioni. Ciò significa che la carità non ha rapporto solo con le patologie della società, ma con la sua fisiologia. Anche la globalizzazione chiede che si risponda – unendo forze e idee – alle esigenze dell’uomo cambiato. E della società che ha bisogno di tutti per non soccombere. La pastorale trova qui uno strumento utilissimo per la formazione soprattutto degli adolescenti e dei ragazzi che frequentano il catechismo, in preparazione ai sacramenti. Tenendo presente che la catechesi è Parola – trasmette i contenuti della fede – è Memoria che fa conoscere e trasmette il vissuto della comunità, è Testimonianza che coinvolge la vita. (cfr. Il Sinodo sulla catechesi, 1977). Di più: “Se vedi la carità, là vedi la Trinità” (S. Agostino), che “suscita il volere e l’operare” (S. Paolo, nella lettera ai Filippesi 2,13) e che ispira credenti e non, ad amare il prossimo e i poveri in particolare. Di Madre Teresa di Calcutta è stato detto che era convincente perché non “parlava” di amore, ma amava! Ci auguriamo che l’impegno lungimirante e generoso di mons. Fappani e lo sforzo di “Civiltà Bresciana” siano debitamente apprezzati.

Luciano Baronio

Siate pellegrini sulla strada dei vostri sogni

Queste sono le parole che Papa Francesco ha rivolto ai pellegrini del Sinodo dei Giovani dell’11 e 12 agosto. Ci ha esortati a sognare in grande, a creare un progetto di vita che comprenda non solo noi stessi e che porti pace. 

Sognare spesso non è facile e per farlo abbiamo bisogno di speranza: affidarci a Dio e porre i nostri desideri nelle Sue mani ci dà la forza di rischiare e proseguire sulla nostra strada, senza accontentarci delle comodità di tutti i giorni. Abbandonare la tranquillità costa sforzo e ci fa paura, per questo Papa Francesco ha invitato noi giovani ad “alzarci dal divano” e camminare con Dio per realizzare i nostri sogni.

Abbiamo accolto la proposta del Papa e iniziato il pellegrinaggio verso Roma il 9 agosto; durante il viaggio abbiamo faticato, ma il percorso ci ha permesso di capire che con un po’ di determinazione e un buon gruppo di amici si può raggiungere qualsiasi obiettivo. Nel corso del cammino siamo stati ospitati prima a Ronciglione con gran gentilezza e disponibilità, quindi abbiamo proseguito a piedi per 25 kilometri verso Trevignano. Da qui abbiamo raggiunto il Circo Massimo dove abbiamo condiviso un momento di preghiera e di riflessione con Papa Bergoglio. Durante la notte tra l’11 e il 12 si è svolta la Notte Bianca della Fede, che offriva la possibilità di visitare varie chiese di Roma partecipando a esercizi di spiritualità. 

La domenica mattina tutti i pellegrini si sono riuniti in Piazza San Pietro per assistere alla Santa Messa e all’Angelus, in cui il Papa ci ha esortato a essere coerenti con il nostro credo facendo del bene sulla strada verso i nostri desideri.

Alla fine di questo pellegrinaggio, quindi, ci auguriamo di realizzare i nostri sogni e di continuare a “camminare nella carità e nell’amore”.

Emma e Gaia

Guarda la galleria:

Pellegrinaggio a Roma 2018

Raccolta di Natale

Ogni anno con l’approssimarsi del Natale c’è un appuntamento particolare; infatti sabato 16 dicembre si è svolta la raccolta alimentare all’esterno dei cinque supermercati di Leno organizzata da Nonsolonoi e destinata alle famiglie in stato di necessità presenti sul territorio del comune.

Alle ore 8 in oratorio si sono radunati i rappresentanti delle associazioni partecipanti all’evento: Ass. Ad Gentes, gruppo Alpini di Leno, Associazione Carabinieri in congedo, Protezione civile, Oratorio di Leno con un folto gruppo di ragazzi e Caritas. Don Davide ha benedetto i volontari e ciascuno si è recato al proprio posto per distribuire volantini e sacchetti da consegnare ai clienti fuori da ciascun supermercato o nella sede di Nonsolonoi per sistemare quanto raccolto. Già verso il mezzogiorno la quantità di prodotti consegnati era alta, si pensava che i lenesi fossero andati a fare la spesa tutti al mattino, ma quando abbiamo cominciato a raccogliere i frutti del pomeriggio ci siamo resi conto che la quantità era superiore alle più rosee aspettative. Quanto ci è pervenuto dimostra come la generosità e la carità siano radicate nel cuore dei lenesi.

Un grazie di cuore a tutti i Lenesi: siete stati veramente grandi, con il vostro gesto avete contribuito a permetterci di poter aiutare quanti sono bisognosi di aiuto. Ovviamente un grazie particolare a tutti i volontari che hanno partecipato a questa iniziativa.

Risultati della sottoscrizione a premi Caritas Leno

Di seguito potete consultare i risultati dell’estrazione della sottoscrizione a premi organizzata dalla Caritas di Leno in occasione della 2 edizione delle Giornate della Solidarietà.

Premio Numero
 1  710
2 584
3 1960
4 162
5 599
6 701
7 192
8 2160
9 2158
10 258
11 257
12 1137
13  249
14 1092
15 2022
16 721
17 698
18 2064
19 944
20 1976
21 800
22 220
23 1898
24 1666
25 1028
26 879
27 1601
28 497
29 1171
30 1109
31 65
32 1866
33 413
34 1288
35 536
36 782
37 1822
38 1534
39 984
40 1932
41 215
42 1907
43 253
44 746
45 706
46 965
47 49
48 365
49 1329
50 1408
51 1594
52 1806
53 1693
54 1209
55 1061

A Brescia il Festival della Missione

Nel variegato panorama dei festival tematici (filosofia, teologia, letteratura, economia, etc.) mancava quello della missione. La lacuna è stata prontamente colmata. Brescia, dal 12 al 15 ottobre, ospiterà la prima edizione del Festival della Missione. Si realizza così l’intuizione del giornalista Gerolamo Fazzini che, da sempre attento alla tematica della missionarietà, da tempo coltivava il sogno di poterla affrontare con uno strumento nuovo e originale come quello di un festival. La Cimi (Conferenza degli istituti missionari italiani) prima, l’Ufficio nazionale Cei per la cooperazione missionaria fra le Chiese e il Centro missionario diocesano di Brescia poi, hanno raccolto la sfida…

All’evento mancano solo 100 giorni; il Festival della Missione di Brescia sarà caratterizzato da un orizzonte aperto, clima festoso, con il tema chiave, declinato in una pluralità di linguaggi e di format: dalle conferenze agli incontri con autori, dai concerti alle mostre, dagli spettacoli di strada ai momenti di riflessione. “Quello bresciano – conferma don Carlo Tartari direttore dell’Ufficio per le missioni – sarà un Festival nuovo, se è vero che sinora in Italia nessuno aveva pensato di puntare i riflettori sulla missione e sui suoi protagonisti: uomini e donne, religiosi e laici che, anche nel XXI secolo, decidono di lasciare tutto per annunciare il Vangelo in quelle che una volta si chiamavano terre lontane e che oggi includono, come insegna papa Francesco, le periferie accanto a casa nostra”.

Nei giorni del Festival Brescia accoglierà tante persone, legate a diverso titolo al tema della missione: delegati dei Centri missionari diocesani, missionari e missionarie, giovani che gravitano intorno ad essi saranno ospitati in case religiose, oratori e famiglie secondo uno stile improntato all’essenzialità. A poco più di tre mesi dal via gli organizzatori a Roma e a Brescia sono al lavoro per definire il programma delle giornate. Quello che può dire è che il via al Festival, nella serata del 12 ottobre, sarà affidato a testimonianze missionarie che si terranno in una ventina di parrocchie di Brescia e hinterland e in alcuni monasteri di clausura. La giornata di venerdì 13 ottobre, aperta da una preghiera ecumenica guidata dalla pastora battista Paola Maffei, è stata pensata in particolare per missionari e delegati dei Centri missionari diocesani. Tre le tavole rotonde messe in programma per riflettere sul presente e il futuro della missione ad gentes, sul protagonismo delle donne nell’evangelizzazione e sull’attualità della figura di Matteo Ricci. Ma nello stesso giorno ci saranno anche eventi per i giovani pensati in collaborazione con l’Università Cattolica e le scuole, tra cui una rappresentazione teatrale sulla bresciana Irene Stefani e un incontro su Oscar Romero replicato in varie scuole. Nella sera di venerdì, poi, il Festival entrerà nel vivo con un grande evento ancora in via di definizione.

Il sabato, sempre aperto da una preghiera ecumenica, avrà tra i momenti più significativi la consegna del tradizionale Premio Cuore Amico da parte del cardinale Ernest Simoni, albanese, unico sacerdote sopravvissuto alla persecuzione comunista. E poi spettacoli teatrali, esibizioni corali, mostre fotografiche e altro ancora. Domenica 15 la messa in Cattedrale e altre proposte. Molti e tutti significativi gli ospiti invitati a Brescia, tutti intimamente legati, seppure da punti di vista diversi, al tema della missione. Alcuni sono già stati annunciati come il card. Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, padre Federico Lombardi, già portavoce di papa Benedetto XVI e di papa Francesco, il card. Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila e presidente di Caritas Internationalis, il già citato card. Ernest Simoni, albanese, unico sacerdote sopravvissuto alla persecuzione comunista, suor Rosemary Nyirumbe, ugandese nominata “eroe dell’anno” dalla Cnn, autrice di Cucire la speranza, Blessing Okoedion, nigeriana ex vittima della tratta, autrice de Il coraggio della libertà, padre Alejandro Solalinde, che in Messico lotta per i diritti dei migranti, autore di I narcos mi vogliono morto. Altri si aggiungeranno di qui al via del primo Festival della Missione.

É Cristo che vive in me

Omelia del Vescovo Luciano Monari nella Veglia Palme – Piazza Paolo VI, 08 aprile 2017

Nel diario di Etty Hillesum al giorno 12 luglio 1942, domenica mattina, si legge così:

“Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Stanotte, per la prima volta, ero sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano, davanti a me passavano immagini su immagini di dolore umano. Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò di non appesantire l’oggi con il peso delle mie preoccupazioni per il domani… Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dovere aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L’unica cosa che possiamo salvare, in questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini…. tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi.”

Etty Hillesum è un’ebrea olandese, non praticante. Come tutti gli Ebrei olandesi patisce le restrizioni sempre più gravi imposte dagli invasori nazisti; finirà nel campo di smistamento di Westerbork, poi ad Auschwitz dove morirà il 30 novembre 1943. In questa situazione, la più angosciante che si possa immaginare, quando ogni giorno c’è la possibilità concreta di essere deportati, quando si sa che quel giorno verrà e che è solo questione di tempo, in questo contesto Etty riuscirà a dare alla sua vita un senso umano ricchissimo. Nel campo di concentramento diventerà, come dice lei stessa, il cuore della baracca; e cioè immetterà nelle baracche degli Ebrei alla vigilia della deportazione dei sentimenti umani, delle parole umane, dei gesti umani. In questo modo, dice ancora, aiuterà Dio a rimanere nel mondo come sorgente attiva di bene – attraverso di lei. L’espressione ‘aiutare Dio’ è evidentemente paradossale: Dio è onnipotente, egli fa scendere nella morte e fa risalire; tutto è nelle sue mani. Eppure rimane vero che Dio agisce nel mondo attraverso le creature: attraverso gli elementi della natura che seguono leggi, rigide o probabilistiche che siano. Ma soprattutto attraverso gli uomini che operano con coscienza e libertà e che possono lasciarsi riempire dalla sapienza e dall’amore di Dio e operare in modo che la sapienza e l’amore di Dio diventino rilevanti nel mondo. Dio può certo manifestare la sua provvidenza nel sole che sorge ogni mattina e che illumina buoni e cattivi, giusti e ingiusti; ma per manifestare appieno il suo amore ha bisogno di un cuore umano che, mosso da Dio, sappia amare e che immetta questo amore nelle parole scambiate con gli altri, nelle strutture sociali, nelle scelte piccole e grandi della vita. Così Etty ha aiutato Dio; accostando le madri angosciate per la sorte dei loro figli con loro, ha trasmesso loro un frammento di consolazione, un attimo di umanità; ha donato un sorriso a coloro che erano giustamente risentiti nei confronti del Terzo Reich, nei confronti degli uomini, della vita, del mondo. Ha mantenuto nei confronti dei militari tedeschi che sorvegliavano il campo uno sguardo non ottenebrato dall’odio, uno sguardo che riusciva a rimanere umano in una situazione disumana. È stata grande.

Ma perché, mi direte, tiro fuori Etty Hillesum? Abbiamo pregato col Magnificat, la preghiera di Maria; sto allora andando fuori tema? “L’anima mia magnifica il Signore”, così inizia la preghiera. Magnifica, dunque proclama che il Signore è grande. E però ‘magnificare’ significa prima di tutto ‘fare grande, rendere grande’ qualcuno o qualcosa; e anche il verbo greco del testo originale, megalùnein, significa prima di tutto ‘fare grande’. Si può dire che Maria ‘fa grande Dio’? Forse che Dio non è grande abbastanza per conto suo e ha bisogno di una creatura per mostrare quanto vale? Maria sa di essere ‘umile’; non prendete qui l’umiltà come una forma di virtù, ma come il riconoscimento di essere piccola davanti a Dio. Maria sa di essere una semplice creatura e che la verità della creatura è di essere fatta di terra, debitrice di tutto ciò che è, come di tutto ciò che possiede e può fare. Nessuna grandezza autonoma, dunque. Eppure Dio ha rivolto lo sguardo a lei, le ha parlato, l’ha chiamata a diventare la madre del Messia promesso nei secoli, a diventare la madre del Figlio di Dio fatto uomo, a dare una carne umana alla Parola di Dio perché la volontà di Dio prenda dimora nella storia umana. Domanda: l’Incarnazione – cioè il fatto che in Gesù Dio stesso sia presente nel mondo in una forma umana – rende più grande Dio? Certo, non rende Dio più grande in se stesso. Eppure con la presenza di Gesù c’è nel mondo una traccia di Dio che prima non c’era; gli uomini possono ascoltare una parola di Dio che prima non c’era; il male del mondo è affrontato e vinto in modo incredibile, con la croce – che prima non c’era. L’incarnazione non cambierà Dio ma certo cambia il mondo e introduce Dio nel mondo con una profondità e una densità nuova. Sì, Maria ha aiutato Dio perché attraverso di lei l’amore di Dio, la misericordia di Dio, il perdono di Dio hanno raggiunto e abbracciato il mondo in modo nuovo.

A questo punto, posso scoprire le carte: m’interessa che Dio sia presente nel mondo, che il mondo prenda la forma dell’amore e della santità di Dio. M’interessa che l’odio sia vinto dall’amore, che la disperazione sia assorbita nella speranza, che la cattiveria sia sanata dalla bontà; m’interessa che il mondo non distrugga se stesso lasciando campo libero all’ingiustizia e all’indifferenza. M’interessa la salute del mondo. Non m’interessa ormai più tanto per me stesso, perché la mia vita l’ho vissuta con grande gioia e con qualche fatica, come tanti. M’interessa per voi e per il mondo. E’ uno spettacolo da ammirare il sorgere del sole al mattino o il distendersi della Via Lattea in una notte d’estate; ma è uno spettacolo ancora più ammirevole un uomo capace di amare e di donare, di dimenticare se stesso e di comunicare sicurezza agli altri, un uomo che cresce ogni giorno in saggezza, semplicità, affabilità, amore. Sento ripetere dai politici americani che qualunque traguardo può essere raggiunto pur di volerlo con determinazione e costanza. Ma mi chiedo: cosa significa ‘qualunque traguardo’? Forse che un desiderio, per il fatto di essere forte, sarà anche giusto? O un sogno, per il fatto di essere bello, sarà anche vero? Posso desiderare ogni cosa? giustificare ogni cosa? Nel 46 a. C. Giulio Cesare celebrò a Roma quattro trionfi – sulla Gallia, sull’Egitto, sul Ponto, sull’Africa; trionfi magnifici come meritavano tante splendide vittorie; ma trionfi che sono costati fiumi di sangue, e che hanno il loro simbolo e sigillo supremo nello strangolamento sul Campidoglio di Vercingetorige, il vinto. Non sto giudicando Giulio Cesare; sto giudicando i miei desideri per riuscire a discernere quelli giusti da quelli sbagliati. Quelli giusti sono quelli che mi rendono più umano, quelli che contribuiscono al bene anche degli altri, quelli che tengono conto degli effetti di ciò che faccio sulle generazioni future. Le altre considerazioni – il mio successo, la ricchezza acquistata, il benessere garantito, la vittoria sugli avversari… tutto questo viene dopo e non pareggia il conto con una disumanità distratta. Continuo ad ammirare Giulio Cesare come generale, come politico, come scrittore e oratore, ma mi chiedo: Ha reso migliore il mondo? e non so rispondere.

Su Maria, su Etty Hillesum, su una marea di persone che ho conosciuto e stimato, non ho invece dubbi: hanno reso grande Dio, hanno allargato lo spazio di Dio nel mondo degli uomini. Questo dovete fare; desiderate essere ingegneri, attori, campioni dello sport, cantanti, ricercatori, giornalisti, politici, imprenditori…? Va tutto bene; ma va bene se, per queste vie, allargherete lo spazio di Dio in mezzo agli uomini. E come si fa? Possibile che possa accadere a noi quello che è accaduto a Maria? Se pensate all’apparizione di un angelo posso dirvi che è altamente improbabile, ma posso dirvi anche che non è nemmeno necessaria. La cosa più importante è che Maria ha ascoltato la parola di Dio e ha messo la propria vita a disposizione di quella parola, perché quella parola potesse correre nelle strade del mondo:

“Eccomi, sono la serva del Signore; avvenga a me secondo la tua parola.”

Questo lo possiamo fare anche noi, a condizione di ascoltare la parola di Dio. Sì, mi dirà qualcuno; come fosse facile da trovare, la parola di Dio! E’ vero: non è facile discernere la Parola di Dio in mezzo alla confusione di parole che rintronano ai nostri orecchi. Ma la difficoltà non viene dal fatto che Dio non parli; viene dal fatto che il nostro orecchio e il nostro cuore sono ingombri di tali e tanti interessi che lo spazio per l’ascolto di Dio è striminzito, quasi nullo. Si legge nel vangelo di Giovanni (è Gesù che parla): “La mia dottrina non è mia ma di colui che mi ha mandato. Chi vuole fare la sua volontà, conoscerà se questa dottrina viene da Dio; o se io parlo da me stesso.” Traduco: ti deve stare a cuore conoscere e fare la volontà di Dio; ma ti deve interessare davvero – più delle altre cose, più che diventare importante, più che ‘realizzare te stesso’, più che avverare i tuoi sogni. Se hai questa volontà dentro di te, dice, saprai discernere se le parole di Gesù, se le sue proposte, se il suo stile di vita viene da Dio o no. Devi rientrare in te stesso e chiederti quali sono i tuoi veri desideri; poi devi confrontare questi desideri con la possibilità che in te si compiano i desideri di Dio. Questa sincerità del cuore renderà il tuo cuore capace di capire, di distinguere, di valutare, di scegliere. E quando avrai scelto, ti accorgerai con stupore e con gioia che ‘sei stato scelto’ e cioè che la decisione della tua coscienza non è stata arbitraria, nemmeno è stata determinata da tuoi interessi evidenti o nascosti, ma è stata guidata da qualcosa di più grande di te; sant’Agostino direbbe: dalla luce della Verità; si potrebbe anche dire: dal fascino del Bene. La verità, il bene – una volta riconosciuti – s’impongono con la loro forza; dire di sì alla verità, mettersi al servizio del bene è la realizzazione più alta dell’esistenza umana. Paradossalmente – ma poi nemmeno così tanto – realizziamo noi stessi non quando ci proponiamo come scopo della vita di realizzare noi stessi, ma quando l’obiettivo cui tendiamo è la conoscenza della verità e il compimento del bene. È vero che la nostra conoscenza della verità è sempre incompleta; è vero che il bene che riusciamo a compiere è sempre imperfetto. Ma questo non cambia in nulla quello che abbiamo detto; ci fa solo riconoscere che la nostra vita è un cammino di crescita incessante, che non raggiunge in questa vita un traguardo definitivo, un punto dove il riposo del divano prenda il posto dell’impegno. Questa condizione ci obbliga a essere umili, ad allontanare ogni arroganza che potrebbe nascere in chi si ritiene detentore della verità e possessore del bene; ma questo non ci conduce a nessuna forma di scetticismo o di nichilismo che sono sentimenti paralizzanti.

Maria ha ascoltato la parola di Dio trasmessagli dall’angelo; l’ascolto è stato reso maturo dalla fede e la fede ha reso Maria madre. Madre di che cosa? Della Parola di Dio che si è fatta carne in lei. Prendo una parola dalla lettera di Paolo ai Corinzi; dice:

“La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa, la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.”

Sono parole di Paolo ma noi le riconosciamo come parole che, attraverso Paolo, vengono da Dio. Bene, supponiamo che uno di voi, affascinato da queste parole, le metta in memoria, le accarezzi, le custodisca gelosamente; poi che valuti i suoi sentimenti alla luce di queste parole imparando a distinguere i sentimenti che nascono dall’amore e quelli che nascono invece dall’odio; poi che tenti di vivere queste parole, di metterle dentro ai suoi pensieri, ai suoi desideri, ai suoi comportamenti. Che cosa ha compiuto in questo modo? Ha offerto alla parola di Dio una carne umana perché in quella carne la parola di Dio potesse entrare nel mondo, nella società; ha trasformato la sua esistenza umana dandole la forma della parola di Dio. Proprio così: quando siete pazienti e benevoli, quando gioite del bene degli altri senza invidia, quando dimenticate un po’ voi stessi e vi fate carico del bene degli altri, quando dimenticate il male ricevuto e rifiutate ogni compromesso ingiusto, voi state offrendo a Dio uno spazio nel mondo: lo spazio costituito dalla vostra stessa vita. Arrivo allora alla lettera di san Giovanni:

“Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio e chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio… Noi abbiamo riconosciuto e creduto l’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.”

Proprio così: la dimostrazione che Dio esiste e che Dio è amore siete voi, nella misura in cui l’amore di Dio prende spazio dentro di voi e nelle vostre decisioni; l’ostacolo alla scelta di fede siamo ancora noi, nella misura in cui non ci lasciamo trasformare dall’amore di Dio nelle relazioni che stabiliamo con gli altri, nello studio, nel lavoro, nella responsabilità politica, nell’uso del denaro, nella sessualità, nell’uso del tempo, nella scala dei valori che determinano le nostre scelte.

“L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore… Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e santo è il suo nome.” Le grandi cose che Dio ha compiuto in Maria sono Gesù: Dio in forma umana, uomo plasmato dallo Spirito di Dio. Ebbene, il senso della vita cristiana è simile a quello della vita di Maria: dobbiamo ‘edificare il corpo di Cristo’ e cioè assumere insieme la forma di Cristo: la mitezza, la misericordia, il coraggio, l’amore oblativo. Questo obiettivo deve nutrire il nostro desiderio e illuminare le nostre decisioni. Mantenendo un’umiltà sincera perché è da Dio solo tutto il bene che è nel mondo. Maria diventerà allora una maestra di vita e ci aiuterà a vedere che non sono i grandi a fare la storia della rivelazione di Dio nel mondo, ma i piccoli, quando custodiscono la fede e l’amore; non i prepotenti, ma i miti, quando hanno in Dio il coraggio di amare e di mettersi in gioco. Nel suo messaggio per la GMG papa Francesco ci invita a vivere la vita non come un vagabondaggio che non ha senso, direzione, scopo ma piuttosto come un pellegrinaggio che ha un orientamento preciso: Gesù Cristo. È verso Gesù Cristo – colui che ha dato la vita per noi – che tende il nostro cammino; vorremmo giungere a dire con san Paolo: “Non sono più io che vivo; è Cristo che vive in me.” Parafrasi: non sono più i desideri arbitrari e capricciosi che determinano i miei comportamenti; sono invece i sentimenti che nascono in me dall’incontro con Cristo – sentimenti di amore e di misericordia, di fedeltà e di generosità, di nobiltà d’animo. Scrive il Papa: “Gesù vi chiama a lasciare la vostra impronta nella vita, un’impronta che segni la storia, la vostra storia e la storia di tanti.” Il Signore ha compiuto per Maria grandi cose; vuole compiere opere simili per noi. Possa il nostro cuore essere così nobile da permettere a Dio di rivelare in noi il suo amore, di santificare in noi il suo nome.

S.E. Luciano Monari

Via: diocesi.brescia.it

Il cammino della carità a Leno negli ultimi anni

Le radici: NONSOLONOI

Nel periodo che precedeva il Natale del 2003, i principali Enti di assistenza di Leno: Comune, Parrocchia, Oratorio, Associazione ad Gentes, San Vincenzo, Gruppo Alpini, si resero conto di dover affrontare insieme la crisi che già colpiva il tessuto economico di Leno. Si formò a tal fine un piccolo gruppo di volontari che si diede un nome significativo: “Nonsolonoi”.
I “fondatori” costituirono un primo fondo economico. Si fece una raccolta di generi alimentari presso i supermercati e subito si iniziò la distribuzione alle famiglie, individuate dai Servizi Sociali del Comune come bisognose di aiuto.
Dopo quasi tredici anni gli stessi volontari continuano, con lo stesso slancio iniziale, il lavoro di Nonsolonoi ed ora ad essi se ne sono uniti altri. Non si fece attendere la risposta generosa dei cittadini che offrivano generi alimentari, portandoli alla sede o depositandoli nel cestino in chiesa, o donandoli alle raccolte nei supermercati. Offerte di diverso tipo diedero la possibilità di distribuire anche indumenti, articoli per la casa e mobili.
Oggi l’attività è molto cresciuta. Le famiglie, circa 110, per un totale di 400 persone, vengono ascoltate ed autorizzate dai Servizi Sociali del Comune a ricevere mensilmente, per un periodo determinato ed eventualmente rinnovabile, un pacco di generi alimentari adeguato alle dimensioni del nucleo familiare. I costi per acquisti di alimenti sono elevati e la gestione deve essere molto attenta. Fortunatamente fino ad oggi Nonsolonoi ha potuto contare su alcuni aiuti costanti: le sovvenzioni del Comune che, inoltre, sostiene le spese di luce, gas e affitto dei locali, l’aiuto della San Vincenzo, che fornisce burro, formaggio uova e confezioni di latte speciale per infanti, le forniture a prezzo ridotto della Caritas Diocesana (l’ottavo giorno) e quelle gratuite della AGEA (Aiuti Europei).
Lo sviluppo delle attività ha evidenziato la necessità e la difficoltà di dare a Nonsolonoi una forma giuridica, non eccessivamente dispendiosa.
Considerando che la finalità di Nonsolonoi è comune con quella della Caritas Parrocchiale (rispondere adeguatamente ai bisogni delle persone o famiglie in difficoltà), si è ritenuto opportuno di unire le forze di Nonsolonoi a quelle della Caritas Parrocchiale di Leno. Nello schema grafico delle attività della Caritas Parrocchiale di Leno “La Mano fraterna”, Nonsolonoi è una delle cinque dita.

Mano Fraterna

Lo sviluppo: LA MANO FRATERNA

Nella primavera del 2014, nell’intento di sostenere e rafforzare il servizio caritativo di “Nonsolonoi”, metttendosi in rete con le realtà diocesane, in particolare con la Caritas, si è avviato un corso di sei incontri con Luca Mazzotti della Caritas diocesana. Quel corso fu seguito da un numero consistente di partecipanti e fu completato da altri incontri con il nostro parroco, monsignor Giovanni, nell’autunno dello stesso anno, dando vita ad un progetto di ampio respiro, LA MANO FRATERNA, che recuperando il tesoro di esperienza caritativa rappresentato da Nonsolonoi, lo arricchiva di nuova linfa e di altre espressioni della carità verso i fratelli.
Nonsolonoi può essere considerato il primo dito della MANO FRATERNA; ha una storia più che decennale e, di fatto, in tutti questi anni ha rappresentato l’esercizio della carità nel nostro paese; ora è affiancato da altre “quattro dita” e, armonicamente con queste, realizza una rete di azioni e relazioni più ampie e consapevoli, a servizio della parrocchia e del paese.
La MANO è un simbolo forte che evoca sentimenti ed emozioni legate al tatto: la carezza o l’abbraccio, la stretta dolce e sicura della mano adulta che accoglie la manina del bambino, o quella di chi esprime partecipazione al dolore, alla sofferenza e lenisce angosce e paure…
MANO FRATERNA è un’espressione propria della Caritas diocesana; monsignor Giovanni l’ha usata per il progetto legato alla Caritas parrocchiale, sintetizzandolo in cinque verbi, ciascuno dei quali esprime e rappresenta un aspetto specifico dell’attività caritativa: 5 dita, 5 verbi, 5 settori di intervento!
Ogni “dito” è autonomo, ma, insieme, si confronta e scambia informazioni e sostegno reciproco. A questo scopo sono importanti gli incontri mensili in canonica; in essi, oltre al momento spiritualmente formativo, si cresce insieme, ci si informa, si discute e si prendono le decisioni più opportune per le varie situazioni.

I frutti: CARITAS NONSOLONOI “DISTRIBUISCI”

“Distribuisci quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; vieni! Seguimi!” (Lc 18,22).

L’attività consiste nella distribuzione di alimentari e vestiti ai bisognosi – Via Viganovo, 5 – sabato dalle 09,00 alle 11,00.
Questo è, in particolare compito di coloro che hanno camminato fin qui con il nome di nonsolonoi. Essi si imoegnano a reperire alimenti vestiti, mobili, elettrodomestici … per i bisogni dei nostri poveri. Lo fanno attraverso iniziative sostenute da loro (raccolta alimentari nei centri commerciali e in chiesa parrocchiale), col sostegno dell’AGEA (aiuti europei) e della Caritas Diocesana (Ottavo giorno). Inoltre si serve di alcuni aiuti in denaro che, di tanto in tanto, arrivano da vari enti (Comune, aziende) o da privati.
Sono un buon numero le persone (tutte volontarie), che vi si dedicano per i vari compiti: raccolta alimenti, selezione dei vestiti e mobili, sistemazione e controllo dei prodotti, tenuta dei registri contabili e di quelli scadenziari delle diverse persone assistite, rapporto con il Centro d’Ascolto e con il Comune, la distribuzione degli alimenti e dei vestiti ogni sabato mattina dalle ore 09.00 alle 11.00.

“ASCOLTA”. “Il primo comandamento è: Ascolta, Israele!”; (Mt 12,29); “Il Signore ascolta i miseri e non disprezza i suoi che sono prigionieri” (Sal 69,34); “Ascolta, figlio mio, sii saggio e indirizza sulla retta via” (Pr 23,19)
E’ l’attività del Centro di ascolto, che accoglie le rischieste di aiuto e le vaglia per cercare di dare una risposta adeguata – Via Viganovo, 5 – martedì e venerdì dalle 14,30 alle 17,00.
Il Centro d’ascolto vede impegnati 8 volontari che si alternano a coppie nell’ascolto dei bisogni delle persone che bussano alla porta della Critas. Nell’anno 2015 sono passate una cinquantina di perone, straniere e non, generalmente inserite dai Servizi Sociali del Comune nel piano della distribuzione; ciascuna con il proprio peso fatto di precarietà, perdita del lavoro, ricerca del lavoro, bollette da pagare, lo sfratto incombente…
Nei primi sei mesi del 2016, oltre a gran parte di quelli conosciuti, se ne sono aggiunti ancora una trentina a conferma che la nostra è una società sempre più vecchia, disperata, bisognosa di ascolto e di aiuto materiale concreto. Ascoltare, sostenere questi fratelli nella richiesta di rateizzare le loro bollette di luce, acqua e gas, consultare il “Bollettino Informalavoro” alla ricerca di indirizzi cui inviare il curriculum e la candidatura a quel particolare lavoro, pagare in tutto o in parte le bollette, cooperare con gli uffici dei Servizi Sociali: questa in sintesi l’attività del Centro di Ascolto.
E poi il pensiero di trovare i fondi per soddisfare le esigenze che si presentano. Così si utilizzano i fondi parrocchiali destinate alla carità (esempio le buste natalizie o le offerte dei privati per questo scopo) e la generosità di chi fa offerte in denaro per le attività caritative. Così è stata messa in atto, la domenica 6 marzo di quest’anno, la proposta di distribuire ad offerta libera, sul sagrato della chiesa, le piante fiorite e la mimosa. Ci siamo avvalsi del contributo semestrale della Caritas Diocesana chiamato briciole lucenti: un rimborso al 50% delle spese sostenute nel sostenere utenze, affitti, spese scolastiche…
Briciole, appunto, ma preziose come la pratica del microcredito, promosso e sostenuto dalla Caritas Diocesana, con i fondi messi a disposizioni dalle parrocchie e con la collaborazione di alcune banche, per andare incontro alle necessità delle famiglie prestando, a condizioni ben precise, fino a 3000,00 €.
Ci siamo buttati ad organizzare, insieme alle altre “quattro dita” della nostra Caritas, la prima Festa della solidarietà nei giorni 20 e 21 agosto. E’ un cuore pulsante, il Centro di Ascolto! Un “dito” che potrà far sempre di più e meglio mantenendo il contatto con le altre “dita” perché la “partecipazione è una risorsa” e lo scambio reciproco di collaborazione e informazione la strada per meglio operare a favore dei fratelli nel bisogno.

“CONSOLA”. “Egli ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio” (2 Cor, 1,4)
E’ il ministero della consolazione svolto dai ministri della comunione eucaristica, che portano ai malati e agli anziani il “viatico”, cioè il pane per il cammino della vita, e offrono una parola di conforto. Sono venticinque i ministri della comunione eucaristia, distribuiti nelle diverse zone della Parrocchia, a servizio dei malti e anziani. Insieme all’Eucaristia essi portano la presenza e la preghiera della comunità cristiana, offrono un po’ del loro tempo e della loro sensibilità per “stare” con gli anziani o gli ammalati, annunciare loro la Parola di Dio, pregare con loro, confortarli, incoraggiarli e sostenerli. Inoltre ascoltano i loro bisogno e cercano, insieme con i loro famigliari, le persone o gli strumenti più adatti per dare risposte: chiedono il sacerdote per la confessione, chiedono interventi per fissare appuntamenti per le visite mediche, domandano l’intervento del Centro d’ascolto caritas, oppure del gruppo nonsolonoi per aiuto alimentare, ecc.
I ministri della comunione si accordano con i malati e anziani sulle scadenze e gli orari delle visite, disponibili alla elasticità per corrispondere alle eventuali necessità di questi fratelli.

“CURA”. “Ero malato e mi avete assistito” (Mt 25,35)
E’ il servizio di alcune infermiere, che si rendono disponibili a indirizzare le persone nel campo della sanità.
Gli infermieri presenti in Caritas sono ben felici di mettersi a disposizione per indicazioni o interventi concreti attinenti alla loro professione: accompagnamento nell’orientarsi dentro il settore sanitario, come e dove recarsi per analisi, visite specialistiche e altre richieste. Spesso, infatti si incontrano persone sole, anziani, stranieri che non sanno come orientarsi e hanno bisogno di alcune “dritte” per non essere presi dallo sconforto e, magari, abbandonare un itinerario che li può aiutare a “stare meglio”.

“PREGA IL PADRE”. “Pregate ininterrottamente”(1 Ts, 5,17); “Voi, dunque, pregate così: Padre nostro, che sei nei cieli… (Mt 6,9ss).
E’ l’impegno di tutti i volontari a sostenersi a vicenda, a sostenere l’opera caritativa e coloro che vi ricorrono con la preghiera.
Questo settore è trasversale. Non si può dividere questa specifica attività di volontariato dal profondo bisogno e messa in pratica della preghiera. L’altro è mio fratello solo se sono convinto che abbiamo lo stesso Padre che ce lo fa incontrare e che nella preghiera ci fa capire i passi da muovere. “Pregate gli uni per gli altri” ci raccomanda l’Apostolo Giacomo (Gc 5,16). Del resto, è la preghiera, cioè l’incontro con il Signore, che motiva in modo vero e pieno il nostro operare. Gesù raccomanda di “pregare per non entrare in tentazione” (Lc 22,40): vuol dire che se non c’è il sostegno del Signore, anche il nostro servizio ai fratelli potrebbe farci cadere nella tentazione dell’orgoglio, del successo, della ricerca del proprio interesse, della supremazia …
Lo stesso Paolo nella sua prima lettera ai Tessalonicesi (5,25) chiede ai fratelli la preghiera per sé e per il proprio ministero, per poter sempre assecondare non la propria volontà, ma quella di Dio.

Alcuni dati

Briciole lucenti: Nel 2015, attraverso il Centro di ascolto sono stati spesi € 6000,00 circa con un contributo-rimborso della Caritas diocesana pari alla metà. Nel solo primo semestre del 2016 è stata spesa la stessa somma di € 6000,00 a riprova che quelle 30 persone in più che si sono rivolte alla Caritas testimoniano l’incremento delle povertà e delle situazioni di disagio economico crescente.
Microcredito: a fronte di una decina di richieste sono andate a buon fine la metà.
Totale kg. di cibo distribuiti: ca. 32,000 kg, a cui aggiungere ca. 300 kg. di frutta e verdura freschi, a settimana ca. 15,000 kg.

Proposte di preghiera, esperienze di carità

In occasione della settimana santa, in preparazione alla festa di Pasqua, l’Oratorio San Luigi propone due momenti di preghiera e di riflessione:

A.   La veglia di preghiera con i giovani, in cattedrale a Brescia, in preparazione alla domenica delle palme;

B.   Le confessioni presso la chiesa dei Santi Nazaro e Celso (Zona San Nazaro – Leno).

Una terza proposta, che non era in calendario ma che riteniamo sia valida riguarda una raccolta alimentari a sostegno di alcune realtà bisognose del nostro territorio, che avverrà nella giornata del 31 marzo prossimo, assieme ad alcune associazioni lenesi.

A: VEGLIA DELLE PALME

Ogni anno, in occasione appunto della vigilia della domenica delle palme, il Vescovo si incontra con migliaia di giovani per un momento di preghiera e di catechesi. Un’esperienza che esprime anche la comunione ecclesiale tra le varie comunità e il pastore della nostra diocesi. La proposta prevede: partenza ore 19.30 dall’Oratorio San Luigi e rientro al termine della veglia (presumibilmente arrivo a Leno alle 23.00). Per lo spostamento a Brescia utilizzeremo le auto e se qualche genitore fosse disponibile ci farebbe piacere.

Veglia delle palme 2011

B: CONFESSIONI

La sera del 04 aprile prossimo ci troveremo direttamente alla chiesa dei Santi Nazaro e Celso, alle ore 20.30, dove terremo un momento di preghiera e sarà possibile confessarsi. Chi non potesse essere accompagnato alla chiesa, potrà venire in Oratorio per le 20.00 ed essere accompagnato dagli animatori. Al termine del momento di preghiera gli animatori accompagneranno i ragazzi in Oratorio (presumibilmente verso le 22.30).

Chiesa dei SS Nazaro e Celso

C: RACCOLTA ALIMENTI

Il pomeriggio di sabato 31 marzo, assieme ad alcune associazioni lenesi, ci porteremo presso negozi e supermercati del nostro comune per una raccolta di alimenti. I ragazzi saranno accompagnati da adulti.

 Don Davide e gli educatori

Raccolta alimentare

La raccolta alimentare. Solo qualche anno fa, non si sapeva nemmeno cosa fosse ne a cosa servisse, ma nell’ultimo quinquennio essa è diventata una realtà ben radicata e conosciuta nel paese.

L’idea di organizzare una “raccolta alimentare” nacque circa cinque anni fa in seguito ad un confronto fra assessorato ai servizi sociali e le varie agenzie educative e socio-ricreative presenti nel territorio. Da questo confronto emerse che, si nel mondo c’è un’incremento di popolazioni che diventano sempre più ricche a scapito di popolazione che diventano sempre più povere, ma una povertà nascosta e “umile” è presente anche accanto a noi, nella nostra piccola realtà di paese. A questo punto i modi di agire avrebbero potuto essere due: il primo, definiamolo il modo “talk show”, era quello di organizzare un dibattito, magari gestito da un signorotto espertissimo in economia mondiale, un sociologo, uno psicologo che avrebbero parlato per ore in un linguaggio che fa rimanere a bocca aperta ( non per l’interesse destato ma perchè nessuno avrebbe capito nulla!!!) oppure, il secondo modo, definiamolo “alla bresciana” era quello di rimboccarsi le maniche e trovare una soluzione reale. Immagino sia facile intuire quale dei due metodi fu scelto…

Questa breve cronistoria dell’esperienza “raccolta alimentare” è servita per spiegare e inquadrare l’impegno che gli adolescenti ci mettono nello svolgere il servizio di raccolta due volte l’anno.

I ragazzi sono davvero strani… compiono tutti gli anni, due volte l’anno questo servizio e ogni volta lo fanno con gioia nuova, con simpatia nuova, con amicizia nuova come se fosse sempre la prima volta, e anche e sopratutto, magari non accorgendosene nemmeno, con una grande spirito di Carità, di servizio verso il prossimo meno fortunato.

Questo a nostro avviso è segno di una grande maturità di animo, di una grande, grandissima sensibilità dei ragazzi. Segno che gli adolescenti dell’oratorio di Leno, alla collaborazione e alla solidarietà ci credono davvero, e la vivono e la sperimentano ogni volta sempre di più. Speriamo che questa solidarietà possa farli riflettere ed agire in questo modo sempre, nei loro ambienti, dal campo da calcio alla sala di hip hop.

Gli ammalati di Leno per la “casa di Re”

L’accorato appello di Mons. Luigi Novarese per la «Casa Cuore Immacolato di Maria» di Re, oberata da impegni finanziari che ipotecano seriamente la sua altissima funzione per il futuro, ha trovato pronta risposta tra i «Volontari della sofferenza» di Leno. Tutti hanno sentito nell’appello di Mons. Novarese l’eco della voce della Madonna di Lourdes.
Hanno voluto che questa casa di conforto e di approdo per tanti sofferenti nel corpo e nello spirito sopravviva a questa prova e continui la sua confortatrice missione. È commovente constatare come tanti ammalati, bisognosi di tutto, abbiano voluto contribuire con le proprie offerte alla sottoscrizione che ha fruttato la somma notevole di L. 210.000.
Da queste colonne si ringraziano tutti coloro che hanno contribuito ad un’opera cristiana ed altrettanto sociale. Gli offerenti ignoti agli uomini sono scritti nel libro della vita e la Madonna di Lourdes, sotto la cui protezione la casa di Re è sorta, non mancherà di benedirli e di assisterli con il suo materno amore.