Da San Paolo VI a S. Giuseppina Vannini

A un anno di distanza dalla canonizzazione del Papa bresciano, un’altra giornata di gioia per la Chiesa bresciana con il riconoscimento della santità di Giuseppina Vannini, fondatrice della suore di San Camillo legate a Brescia da una presenza in campo sanitario, e di Henry Newman, il cardinale oratoriano.

A un anno dalla canonizzazione di papa Paolo VI, piazza San Pietro a Roma è tornata a raccontare un altro po’ di “santità bresciana”. Tra i cinque nuovi santi canonizzati da papa Francesco due sono particolarmente legati alla Chiesa bresciana, Si tratta di suor Giuseppina Vannini, fondatrice di quelle suore di San Camillo che sono presenti in città con la loro clinica di via Turati, e il card. oratoriano Henry Newman vicino ai padri della Pace. Parlando dei cinque nuovi Santi, papa Francesco ha sottolineato come siano espressione di un volto di una Chiesa capace di vivere nelle periferie esistenziali del mondo, una Chiesa che si fa tale in una casa semplice e una Chiesa santa nel quotidiano, “luci gentili” tra le oscurità del mondo.

All’Angelus, il Papa ha ricordato che i nuovi santi “hanno favorito la crescita spirituale e sociale nelle rispettive Nazioni”. Con le sedici suore della casa di via Turati, erano in centinaio i bresciani presenti ieri in piazza San Pietro per la canonizzazione di suor Giuseppina Vannini. Le Figlie di San Camillo, infatti sono presenti in città sin dal 1904, (dal 1955 nella clinica attuale), offrendo assistenza agli ammalati e promuovendo le opere di misericordia.

Domenica 27 ottobre alle 18 nella chiesa di Sant’Afra a Brescia verrà celebrata la Messa di ringraziamento con il Vescovo.

Un nuovo busto per Paolo VI

Il giorno 14 ottobre il S. Padre Papa Francesco ha santificato il nostro Papa bresciano Paolo VI.

Per festeggiare questo lietissimo evento la zona Paolo VI ha deciso di organizzare la celebrazione di una s. Messa  e  un restiling del busto che si trova di fronte al parco omonimo.

Numerosi lenesi sono intervenuti ed hanno partecipato con entusiasmo. Le parole di ammirazione e di affetto espresse da mons. Giambattista Targhetti,il celebrante, nei confronti del nuovo santo e di vero amore per la sua e nostra Chiesa riecheggiano ancora nei nostri cuori.

Ringraziamo ancora una volta chi ha contribuito a vario titolo all’organizzazione della serata, alla messa a nuovo della statua e dell’aiola che la circonda e l’associazione Hamici che,prontamente e con la generosità che la contraddistingue, si è resa disponibile ad ospitare anche questa celebrazione eucaristica.

Le  rappresentanti di zona

Un’esperienza emozionante

Ciao a tutti, vi parlo della mia grande, o meglio, grandissima emozione, avvenuta a San Giovanni Rotondo con il Santo Padre Pio da Pietralcina. Devo proprio raccontarvela!!! Non posso nasconderla anche se vorrei perché mi hanno visto buona parte delle persone del pellegrinaggio piangere, preoccuparmi o meglio rattristarmi per questo avvenimento così improvviso.

Vorrei partire da Pietralcina un piccolo paesino dove Padre Pio nacque il 25 maggio 1887. Avevo appena terminato il pranzo, mi stavo avviando verso l’uscita dell’hotel non ho visto che c’erano tre gradini e sono caduta mortalmente con le ginocchia; mi è venuto l’istinto di fare pure l’inchino su quella terra di quel pesino. Ve lo giuro! non mi sono fatta per niente male.

Non vedevo l’ora di vedere la salma di Padre Pio situata nella Chiesa grande a San Giovanni Rotondo. Vi ricordo che a San Giovanni Rotondo sono andata 15 anni fa ma le reliquie di Padre Pio a quel tempo non si vedevano come ora. Il mio desiderio era stato quello di vederlo.

Arrivata a San Giovanni Rotondo ero felicissima perché finalmente potevo vederlo così come egli è. Credevo che fosse posizionato o situato in mezzo alla Chiesa grande invece no. L’ho visto prima del mio previsto. Mi sono emozionata talmente tanto che ho pianto. Non riuscivo a trattenere le lacrime. Volevo nascondermi chissà dove. Ho preso fiato per rassicurare e confermare i presenti che non era un pianto di tristezza!… ma “pienezza di gioia” in questo mondo si può piangere anche di gioia!!!

D’accordo con Monsignore ho chiesto se potevo avere un ritaglio di tempo per me preziosissimo per stare un po’ in compagnia con Padre Pio. Ho ottenuto questo ritaglio di tempo regalato dal buon Dio. In questo tempo piccolo o grande che sia, sono stata capace di dirgli solo: “sono stra felice di averti visto” e lui è come se mi avesse risposto: “Ed io sono stra contento di averti trovato”.

Devo solo ringraziare mio marito che mi ha spinto, rassicurato e incoraggiato “nella pura libertà piena di me stessa”  di partecipare a questo pellegrinaggio e con l’aiuto dello Spirito Santo ho detto il mio si. Sicuramente ora ho una marcia in più per camminare al meglio in questa vita terrena.

Rosanna

La Parrocchia di Leno a Roma per Paolo VI, Santo della Chiesa Universale

Nel corso di 6 giorni, dal 13 al 18 ottobre, il nostro viaggio ha fatto anche tappa nei luoghi di un altro Santo apostolo di fede, S. Padre Pio da Pietrelcina, ed altri siti di profondo interesse culturale e spirituale, che hanno riempito le nostri menti ed i nostri cuori.

Nelle soste del viaggio di andata è stato bello salutare tante altre comitive di bresciani; in questi brevi incontri capivamo che la loro gioia e il loro entusiasmo erano anche i nostri, perché avevamo in comune la stessa meta: la proclamazione di Paolo VI a Santo della Chiesa Universale.

Man mano che i pellegrini giungevano nella capitale, i giornalisti coglievano la grande emozione che si respirava attraverso le testimonianze dei fedeli e di chi li accompagnava: “Desideriamo che questo grande Papa Santo ci aiuti a rivedere la nostra vita cristiana riportando in parrocchia un vento nuovo dello Spirito” ha espresso il nostro Monsignore.

Nella prima tappa di sabato pomeriggio al Santuario del Divino Amore, abbiamo assistito alla S. Messa celebrata dal Vescovo Tremolada, dal nostro Monsignore e arricchita dalle voci dei cantori della Chiesuola di Pontevico.

La mattina di domenica, al nostro arrivo, Piazza S. Pietro era già gremita di bambini, giovani, adulti e anziani, emozionati dinanzi alla canonizzazione di un apostolo, che nella fatica e in mezzo alle incomprensioni, ha testimoniato in modo appassionato la bellezza e la gioia di seguire totalmente Gesù. Pur animato da tanto spirito innovatore, Papa Montini non ha mai tradito la propria intima natura, mantenendosi umile, riservato, un semplice servo della chiesa fino alla fine. Alla sua proclamazione a titolo di Santo, un’emozione fortissima si è legata a un lungo e commosso applauso.

Le altre due giornate romane le abbiamo trascorse ad ammirare le meraviglie che la città eterna mostrava ai nostri occhi: le Basiliche, la Scala Santa, i tesori del Vaticano, l’altare della Patria ed una lunga sequenza di splendidi monumenti che non trovano eguali al mondo.

Il quarto giorno, partenza per Pietrelcina. Qui ci aspettava la visita alla casa dove, nel 1877, nasceva Francesco Forgione, il Santo noto al mondo intero col nome di Padre Pio.

È stato davvero curioso entrare in quella piccola casetta di montagna e ritrovarsi a pensare a come una vita tanto straordinaria possa scaturire da un posto tanto semplice. Ripartiti, siamo giunti in serata presso il nuovo santuario di San Giovanni Rotondo, per recitare il S. Rosario. Subito dopo abbiamo sfilato per il tempo di un saluto, dinanzi alle spoglie mortali del Santo, alloggiate in una teca di cristallo e circondate da un tripudio d’oro e mosaici, un’immagine tanto splendente quando lontana dalla modesta casa che l’ha visto nascere. 

Il quinto giorno, visita guidata al Convento delle Grazie, il luogo nel quale Padre Pio ha trascorso gran parte della vita, donandosi agli altri, senza sosta, e promuovendo il suo messaggio spirituale. La visita al minuscolo spazio della sua umile cella, conservato dai frati che provvedono a mantenere con cura i pochi oggetti posseduti dal santo, è stato uno dei momenti che più mi hanno emozionato. Nel pomeriggio, partenza per Monte Sant’Angelo, per la visita guidata al santuario di S. Michele, una delle chiese più suggestive che ci sia capitato di ammirare.

Risalendo la nostra penisola, ci attendeva ancora un’ultima tappa, non meno importante: la visita alla Santa Casa di Loreto, uno dei luoghi più sacri per la cristianità. Quanti volti e quante storie abbiamo incrociato in questo lungo pellegrinare di oltre 1900 km in pullman, senza contare le decine di km a piedi…

Quante testimonianze di fede vissuta abbiamo letto negli occhi dei ragazzi accalcati in piazza San Pietro, nei pellegrini raccolti in preghiera nei santuari visitati, negli anziani che sorretti dalla forza che solo lo Spirito Santo può trasmettere, affrontavano lunghe camminate per portare omaggio ai luoghi di vita di S. Padre Pio.

Lo Spirito Santo agisce in noi, ci da la forza per raggiungere le vette più alte per respirare, purificarci, risanarci, liberarci, per godere la pace piena di Gesù, fatto uomo per salvarci e condividere con lui la sua santità.

È stato un pellegrinaggio spiritualmente molto profondo e altresì ricco di calore umano; l’affiatamento venutosi a creare fra tutti i partecipanti ha caratterizzato un clima fraterno, grazie anche a Monsignore, che ha contribuito a tenere alto il morale con del sano buonumore.

Un grazie agli organizzatori, all’autista Fausto, a tutti i compagni di viaggio e a Dio, che ci ha accompagnato e restituito alle nostre famiglie.

Maria Rosa, Patrizia, Rosanna e Lucia

Paolo VI raccontato ai bambini

L’Azione Cattolica ha pubblicato un libro “Paolo VI. Tanta Vita” pensato per i bambini. Contiene anche un fumetto e un’attività da fare online

I Santi sono persone come noi. Sono amici degli uomini e di Dio. Paolo VI è diventato Santo perché ha saputo stare con Dio e con gli uomini, ha saputo spiegare l’umanità perché sentiva molto vicino Gesù. Ha incontrato e capito gli uomini di tutti i continenti perché vedeva, nei loro volti, Gesù.

Per questo, l’Azione Cattolica diocesana ha deciso di raccontare la storia e le scoperte di Paolo VI per meravigliarsi delle cose belle che fa Dio e per stupirsi delle cose leggendarie che sanno fare gli uomini quando stanno con Dio e per dire che la strada verso la santità è alla portata di tutti. Il libro è stato consegnato personalmente da don Mattia Cavazzoni al Papa. Come accompagnatoria c’era anche una lettera scritta dai ragazzi dell’Acr: “Paolo VI è nato e cresciuto in uno dei paesi della nostra terra e chiediamo a lui di aiutarci ad essere Santi, belli come lui e sempre a Lui, per Te, chiediamo di proteggerti e accompagnarti nel compito difficile ma bello di guidare la Chiesa tutta per essere come piace a Gesù”. Il volume cerca di rispondere anche alla richiesta del vescovo Pierantonio di rendere sempre più popolare la figura di Paolo VI che, ancora oggi, in molti non conoscono. Questo lavoro ben curato può essere preso in mano in famiglia o nei gruppi di catechismo come occasione per conoscere meglio Giovanni Battista Montini.

Le prime pagine parlano di Paolo VI da ragazzo: cosa faceva a casa, a scuola, con gli amici e quando giocava. Sono le vicende belle di ciascun ragazzo o ragazza… forse quelle di Giovanni Battista (così si chiama Paolo VI) sono di qualche tempo fa, ma ci sono cose che valgono sempre: c’è modo e modo di vivere l’amicizia, di andare a scuola o giocare… Per scrivere una canzone (e la vita è una musica bellissima) ci vogliono sette note, da combinare, da mischiare, da ritmare. Ecco allora che l’Azione Cattolica consegna a tutti i ragazzi sette note per ascoltare la canzone che Giovanni Battista (Paolo VI) ha composto: la famiglia, la preghiera, gli amici, la scuola e il gioco, l’oratorio, il coraggio e il dialogo. E poi ogni lettore sarà chiamato a comporre la sua canzone. Nel testo, edito da Gam, il lettore trova anche un fumetto (i disegni sono di Roberto Viesi) che cerca di raccontare la vita di questo grande Papa canonizzato il 14 ottobre. Nella terza parte, infine, è contenuto l’invito a proseguire l’avventura online per continuare a scoprire altre curiosità sul Pontefice bresciano. Il testo (24 pagine, 7,90 euro) si può richiedere presso la sede dell’Ac di Brescia, presso il Centro Oratori Brescia e presso le Librerie Paoline di tutta Italia.

Il nostro grazie per San Paolo VI

L’omelia pronunciata in cattedrale dal vescovo Pierantonio durante la Messa di ringraziamento per la canonizzazione di San Paolo VI. Alla celebrazione erano presenti 26 suore di clausura dei monasteri della Diocesi invitate da mons. Tremolada

Carissimi fratelli nell’episcopato e nel presbiterato, Illustrissime autorità, amati fratelli e sorelle nel Signore, oggi siamo qui riuniti per ringraziare. Un sentimento di profonda gratitudine ancora ci accompagna a pochi giorni dall’evento della canonizzazione di Giovanni Battista Montini, figlio di questa terra bresciana, divenuto sommo pontefice della Chiesa universale con il nome di Paolo VI e dalla stessa Chiesa universale proclamato santo al mondo intero. “Tu o Signore – diremo tra poco nel Prefazio – ci dai la gioia di celebrare la memoria di san Paolo VI papa: con i suoi esempi la rafforzi, con i suoi insegnamenti l’ammaestri, con la sua intercessione la proteggi”. Quella di san Paolo VI è una memoria che potremo celebrare d’ora in poi ogni anno nella liturgia ma che potremo anche custodire personalmente nel cuore. Memoria cara e consolante. I santi sono infatti anzitutto degli amici, dei fratelli nella fede, custodi e difensori prima ancora che esempi e modelli. Giovanni Battista Montini fa parte di quella schiera di veri credenti che ora si volgono al mondo con lo sguardo misericordioso del Cristo risorto e nella sua potenza operano a favore dell’umanità.

Siamo dunque qui per ringraziare. Personalmente, sento il vivo desiderio di sondare meglio le ragioni di questo ringraziamento, per rendere più consapevole la nostra gratitudine, per dare al nostro sentimento maggiore chiarezza e intensità ma soprattutto per rendere il giusto onore a Dio, al suo amore provvidente, che trova nei santi una sua singolare manifestazione. La canonizzazione di Paolo VI è il motivo della nostra gioia, ma i risvolti di questo evento sono molteplici. Coglierne le diverse risonanze significa comprenderne meglio la ricchezza.

Perché dunque vogliamo oggi ringraziare il Signore?

Anzitutto perché abbiamo un nuovo santo. Ogni santo è un dono alla Chiesa e all’umanità. È una pietra preziosa che va a incastonarsi nella storia del mondo. È la dimostrazione che Dio esiste, che si fa conoscere, che opera nella vita di ogni uomo ed è capace di farne un capolavoro. La santità, intesa come manifestazione della bellezza originaria dell’umano, è la testimonianza più chiara del mistero di bene che sta all’origine del mondo e che nel mondo è all’opera, sempre passando attraverso i cuori dei veri credenti. Ogni epoca è benedetta da Dio grazie ai santi che vi appartengono. La loro vita e la loro testimonianza assumono dei tratti specifici proprio in relazione al tempo in cui vivono e di cui divengono insieme protagonisti e rappresentanti. Essi rispecchiano e trasfigurano il momento storico che li ha visti nascere e morire ed anche il territorio nel quale sono cresciuti.

Da qui deriva il secondo motivo del nostro ringraziamento. Noi siamo grati al Signore perché Paolo VI è un santo bresciano. La santità è sempre incarnata. Porta i segni della terra da cui si proviene e in cui affondano le proprie radici. Così è anche per Giovanni Battista Montini. Egli è parte viva di questa terra e di questa Chiesa. I suoi occhi hanno visto il luoghi che anche noi conosciamo bene; il suo cuore si è affezionato agli ambienti che sono cari a tutti i bresciani, paesaggi e santuari; la sua memoria ha custodito il ricordo di esperienze legate a case, chiese, scuole, paesi, valli, laghi, pianure cui ognuno di noi sa dare un nome preciso. Soprattutto, la sua personalità, trasfigurata dalla sua santità, mostra i tratti evidenti di quella identità bresciana che credo si possa riassumere nella capacità di coniugare contemplazione e azione, interiorità e responsabilità, spiritualità e attenzione al mondo, con quello stile di concretezza, laboriosità e decisione e con quel gusto per le cose fatte bene, che sono tipici di queste terre. Il papa che ha guidato i Concilio Vaticano II e lo ha condotto in porto non poteva non avere alcune precise caratteristiche, riconducibili sostanzialmente ad una visione chiara dell’insieme, all’attenzione seria e costante a ciò che si sta seguendo, alla capacità di intervenire con puntualità e concretezza, al desiderio di fare tutto nel migliore dei modi. A tutto ciò si è affiancata in papa Montini la riservatezza, mai fredda o impacciata ma sempre gentile e amabile. Molto spesso frainteso, questo tratto del suo carattere che rimandava alle sue origini, si era trasformato in una evidente testimonianza della sua grande umiltà, della sua vittoria sulla tentazione dell’orgoglio. Nel segreto del suo cuore egli era divenuto capace di farsi piccolo per lasciare spazio alla grazia di Dio.

Vi è una terza ragione che motiva oggi il nostro ringraziamento. La potremmo formulare così: grazie alla sua canonizzazione, possiamo ora annoverare Paolo VI tra i nostri più sicuri intercessori. Possiamo cioè guardare a lui come a un amico potente, che dal Paradiso di Dio volge a noi il suo sguardo vigile e affettuoso. A lui vogliamo allora affidare il nostri cammino di santificazione, il cammino di ciascuno di noi e di tutti noi insieme. Lo faremo nell’ultima orazione di questa liturgia con queste parole. “La comunione con i santi misteri susciti in noi la fiamma di carità che alimentò incessantemente la vita di san Paolo VI e lo spinse a consumarsi per la tua Chiesa”. Sia davvero così: come fu alimentata incessantemente dalla fiamma della carità la vita di Giovanni Battista Montini, possa esserlo la vita di ognuno di noi. Possa questa fiamma d’amore ardere sempre più nella nostra Chiesa bresciana. Possano le nostre parrocchie e tutte le realtà che la compongono conservare quella evangelica freschezza che si manifesta anzitutto nella comunione fraterna e nel servizio ai più deboli e ai più poveri. Possano i nostri giovani riconoscervi la bellezza della fede cristiana, capace di rispondere alle attese del loro cuore e alle grandi sfide dei nostri tempi. Passano i nostri paesi e le nostre città beneficiare di questa testimonianza umile ma vivificante.

Il nostro ringraziamento, infine, si arricchisce dell’eco che ci giunge dalla pagina del Vangelo che abbiamo ascoltato. Le parole che Gesù rivolge ai suoi discepoli risuonano ancora più forti e chiare nella circostanza che ci troviamo a vivere insieme. In questo momento ci appaiono – oserei dire – inequivocabili, perché le vediamo incarnate nel santo di cui stiamo facendo memoria. “Chi vuole diventare grande tra di voi – raccomanda Gesù – sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”. Paolo VI fu sommo pontefice della Chiesa cattolica. Egli occupò in essa il posto più alto, ma mai esercitò il potere, mai dominò, mai si fece servire. Quest’uomo grande agli occhi del mondo per la sua posizione, svolse in limpida umiltà il proprio compito, a totale servizio della Chiesa e dell’umanità. Come il suo Signore e per amor suo, egli fece della sua vita un’offerta, un sacrificio che lo portò alla glorificazione attraverso la croce. In alcune particolare vicende della sua vita personale noi ravvisiamo il compimento delle parole profetiche che Isaia ha pronunciato annunciando il Messia e che abbiamo ascoltato nella prima lettura: “Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza”.

Rimane da ricordare la consegna che ci viene da quanto stiamo insieme vivendo, dalla gioia di questa celebrazione. Al ringraziamento si affianca un compito: quello di conoscere Paolo VI, sempre di più, e di farlo conoscere, di amarlo, sempre più, e di farlo amare. È un compito particolarmente nostro, di noi che abitiamo le terre che lui ha abitato e che apparteniamo alla Chiesa da cui egli proviene. Insieme all’umile fierezza di aver espresso un papa santo, sentiamo la responsabilità di custodirne e promuoverne la memoria, con affetto e devozione. Ci aiuti il Signore a farlo nel giusto spirito, a lode e gloria del suo nome e per la santificazione della sua Chiesa.

Coccopalmerio: L’attualità di Paolo VI

La solenne liturgia di ringraziamento, nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura, è stata presieduta dal card. Coccopalmerio che è stato ordinato sacerdote, nel l lontano 28 giugno del 1962, proprio da Montini

La solenne liturgia di ringraziamento, nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura, è stata presieduta dal card. Coccopalmerio che è stato ordinato sacerdote, nel lontano 28 giugno del 1962, proprio da Montini.

“È una grande gioia – ha detto all’inizio della celebrazione il vescovo Pierantonio – per tutti noi celebrare insieme questa eucaristia il giorno dopo l’evento che ci ha inondato il cuore di grande consolazione: la canonizzazione di Paolo VI. Un evento molto atteso dalla Diocesi di Milano e da quella di Brescia. Paolo VI è stato proclamato Santo della Chiesa universale, esempio per il mondo. Siamo davvero molto grati al Signore. Siamo qui a esprimere concretamente, quasi nella forma del segno che in realtà è di più perché è la celebrazione dell’eucaristia, questo ringraziamento per il dono di un Papa Santo. Eucaristia significa ringraziamento. Ringraziamo il Padre facendo memoria del sacrificio del Signore Gesù e dentro questo dono immenso, che è la redenzione, inseriamo la gioia per quest’altro dono: la proclamazione di Paolo VI santo della Chiesa universale”.

Per ricordare Paolo VI, il card. Coccopalmerio è partita dalla prima enciclica, l’Ecclesiam Suam. “L’ha dettata ai Padri del Concilio per far capire loro il suo pensiero e la sua passione per la Chiesa”. La terza parte, intitolata, il dialogo è ancora molto attuale. “È l’intuizione di un modo di pensare e di fare pastorale che la Chiesa ha riscoperto a partire dal Vaticano II”. Oggi può essere importante riflettere “per una conversione pastorale sempre necessaria sia per noi pastori sia per i fedeli”.

Nel corso dell’omelia, il Cardinale ha riletto alcuni passaggi significativi: “Sembra a Noi invece che il rapporto della Chiesa col mondo, senza precludersi altre forme legittime, possa meglio raffigurarsi in un dialogo, e neppure questo in modo univoco, ma adattato all’indole dell’interlocutore e delle circostanze di fatto (altro è infatti il dialogo con un fanciullo ed altro con un adulto; altro con un credente ed altro con un non credente)”.

“Noi comunichiamo Gesù a persone concrete. Paolo VI e il Concilio hanno riscoperto – ha sottolineato il card. Coccopalmerio – la persona non tanto nella sua generalità ma nella sua singolarità. La persona umana ha degli elementi di singolarità. Paolo VI ci dice che nel dialogo, nel tentativo di comunicare Gesù, dobbiamo guardare negli occhi l’altro. Se considero le persone tutte uguali, faccio un discorso che non viene recepito. È necessario ascoltare le persone che ci stanno davanti per cogliere quel bene e quel dono che ciascuno può dare alla Chiesa. E questa è la radice fondamentale di un’altra forma di pensiero e di impegno della Chiesa: la sinodalità. La sinodalità non è fatta solo di ascolto ma di passione per l’ascolto: desidero sentire quello che tu sei capace di darmi. La sinodalità è una delle strutture più importanti della Chiesa”.

L’omaggio di Kiremba a Paolo VI

La grande chiesa costruita dai missionari bresciani era gremita: una folla immensa ma ordinata assiepata nelle tre ampie navate per rendere omaggio ad un santo il cui nome è legato indissolubilmente a Kiremba. Il racconto della giornata vissuta domenica 14 ottobre a Kiremba

Doveva essere una giornata speciale, e le aspettative non sono state tradite. Semmai sono state superate. I parrocchiani di Kiremba, preparati per settimane a questo storico avvenimento, affluiscono in massa dalle quarantadue colline che fanno da corona alla chiesa e all’ospedale, carichi dei loro semplici doni che deporranno ai piedi dell’altare.

Insieme ai tre sacerdoti della parrocchia e a qualche rappresentante della diocesi, c’è anche l’anziano vescovo Stanislao, ora in pensione. La grande chiesa costruita dai missionari bresciani è gremita: una folla immensa ma ordinata è assiepata nelle tre ampie navate per rendere omaggio ad un santo il cui nome è legato indissolubilmente a Kiremba.

C’è la corale dei giorni di festa, ci sono le suore in abito bianco e i danzatori nei loro abiti tradizionali; c’è il personale dell’ospedale al gran completo e ci sono gli alunni delle scuole. Ma soprattutto c’è la gente comune, dagli anziani ai bambini, chi per l’occasione con un vestito diverso, chi con le solite giacche smunte, con i panni di mille colori e i piedi nudi. Tutti con il cuore palpitante di gioia che si legge sui volti e si esprime nel ritmo, cadenzato e compatto, del battito delle mani, nella preghiera corale e nelle note dei canti che riecheggiano nelle navate. Oggi è festa grande.

A ripeterne il motivo è il parroco, Abbé Jean Baptiste Hakizimana, nella sua omelia che ripercorre le tappe principali della vita di Paolo VI per concludere che quanto oggi esiste a Kiremba, costruito con la generosità e la tenacia dei bresciani nel corso di cinquantacinque lunghi anni, esiste grazie all’intuito e al cuore missionario di quest’uomo elevato oggi alla gloria degli altari.

La gente risponde applaudendo e poi, al momento dell’offertorio, presentando la sfilza di doni che ciascuno si è portato appresso. Sono i frutti della terra coltivata con le loro mani callose che oggi si aprono non per chiedere, ma per donare. Vedendoli, non si può non pensare all’obolo della povera vedova del vangelo. La processione delle offerte è un fiume inarrestabile che dura quasi un’ora. Una processione che si snoda in modo commovente, nella quale tutti vogliono esserci, tutti vogliono portare qualcosa per esprimere il loro “grazie”.

La celebrazione continua, animata dalle danze attorno all’altare sul quale campeggiano due grandi ritratti del santo del giorno, che da oggi diventa più che mai il Santo di Kiremba.

Quando i sacerdoti finiscono di distribuire l’eucarestia, si fa silenzio. È il preludio ad un’esplosione di gioia, come il silenzio prima di un uragano. L’organo di mette a suonare, i tamburi danno il ritmo, la folla inizia ad ondeggiare muovendo i piedi e battendo le mani. Il loro canto è come quello di una sola voce, possente ed intonata, che ripete: “Ora, Signore, non possiamo andarcene senza dirti ancora grazie!” E poi un canto dietro l’altro, come l’impeto di un torrente in piena che non si può contenere: ancora per ringraziare, in un agitarsi di braccia, uno sventolio di bandiere, un intrecciarsi armonioso di movimenti, un arcobaleno di colori. Un tripudio.

La vera cerimonia di canonizzazione è qui a Kiremba, dove di poveri ce ne sono ancora, e forse di più che cinquant’anni fa. Ma non sono poveri piagnucolosi, piegati su se stessi a lamentarsi delle proprie disgrazie. Sono un popolo variopinto e straripante che anziché tendere le mani le agitano in segno di festa; sono uno stuolo di indigenti che da quel nulla che hanno sono riusciti a strappare qualche banana o qualche pezzo di manioca per venire a dire grazie.

Grazie ad un papa santo che oggi, là dal cielo, può essere orgoglioso, di aver scelto questo luogo e questa gente per impiantarvi una missione e un ospedale che hanno saputo mostrargli, dopo oltre mezzo secolo, il loro cuore palpitante e ricolmo di gioia e gratitudine.

Paolo VI, discepolo del Signore

L’omelia pronunciata dal vescovo Pierantonio Tremolada al Santuario del Divino Amore a poche ore dalla canonizzazione del beato Paolo VI

Il momento che abbiamo tanto atteso è arrivato. Siamo a poche ore dalla canonizzazione di Paolo VI, il papa della nostra terra bresciana. Domani sarà proclamato santo davanti al mondo, insieme ad altri uomini e donne che hanno dato una straordinaria testimonianza di fede.

I sentimenti che ci hanno accompagnato in questi mesi di attesa si mescolano in quest’ora vigiliare: sono sentimenti di lode e gratitudine, di sincera ammirazione, di comprensibile fierezza, di affettuosa familiarità. Paolo VI è stato un grande papa, che ha esercitato il suo formidabile compito da santo, cioè in modo esemplare. Nel suo ministero ha lasciando trasparire chiaramente la forza e la bellezza del Vangelo. Molti nella Chiesa sono già consapevoli della sua grandezza. Altri ancora, sempre di più, lo saranno negli anni a venire. È caratteristica propria della personalità di Paolo VI e della sua santità di non imporsi immediatamente ma di svilupparsi col tempo. Paolo VI crescerà, in stima, affetto e devozione.

Noi che siamo qui oggi possiamo però dire di lui qualcosa di unico, qualcosa che va considerato particolarmente suo e particolarmente nostro. Possiamo cioè ricordare qui, nella città di Roma che lo vide papa, i luoghi che egli ha frequentato da ragazzo, i luoghi della sua infanzia e giovinezza, luoghi cari a lui e a noi. Sono Concesio, Verolavecchia, Rodengo, Nuvolera, Ponte di Legno; sono il Santuario delle Grazie, il Santuario della Stella, la Pace, S. Bernardino in Chiari, l’Eremo di Bienno, l’Eremo di Monte Castello. Chi di noi non conosce questi luoghi? Ad altri questi nomi suonerebbero ignoti, ma non certo a noi. Sono i luoghi dove Paolo VI è stato, dove ha vissuto, dove è cresciuto, dove è passato. Sono i luoghi dove vivono tuttora molti di coloro che sono presenti a questa celebrazione e che lo saranno a quella di domani. Sono i luoghi del popolo di Dio che abita in terra bresciana. Ebbene, proprio questo popolo è oggi felice di riconoscere in Giovanni Battista Montini un proprio figlio e volentieri fa memoria del suo passaggio nella sua terra di monti, di valli, di laghi e di pianure.

Non siamo giunti impreparati a questo appuntamento. Abbiamo riempito l’attesa di preghiera e di meditazione. Ci ha accompagnato una bella immagine di Paolo VI: un potente raggio di luce illuminava il suo volto, lo faceva emergere da uno sfondo buio e ne faceva risaltare lo guardo mite e profondo. Una frase da lui scritta, molto efficace, campeggiava a commento: “Alla fine della mia vita vorrei essere nella luce”. Ora possiamo dire che questo suo desiderio si è avverato. Tra poco egli sarà davvero e per sempre nella luce. Lo sarà in verità più per noi che per lui. Egli, infatti, ha gustato la pienezza della vita dei risorti sin dal momento della sua dipartita. Noi invece solo ora ne abbiamo guadagnato piena e ufficiale consapevolezza. Solo ora lo possiamo annoverare con gioia tra i veri servitori di Dio, nostri amici e intercessori.

Paolo VI è stato uomo ricco di sapienza. Le parole che abbiamo ascoltato nella prima lettura di questa celebrazione eucaristica dipingono bene la sua figura di pastore e di maestro. “Pregai e mi fu elargita la prudenza – si legge nel Libro della Sapienza – implorai e venne in me lo spirito di sapienza … L’ho amata più della salute e della bellezza, ho preferito avere lei piuttosto che la luce … Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni, nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile”. Uomo del dialogo e della modernità, capace di leggere i segni dei tempi, Paolo VI ha dato alla Chiesa e al mondo una testimonianza straordinaria di amore per la verità e per l’umanità. È stato un uomo saggio e onesto. Illuminato e coraggioso. Ha guidato con straordinaria lungimiranza il Concilio Vaticano II, in costante ascolto dello Spirito santo, conducendolo alla meta del suo cammino.

Soprattutto Paolo VI è stato un discepolo del Signore. Conquistato da lui, dal suo volto e dalla sua rivelazione, egli lo ha seguito sino alla fine: “Cristo tu ci sei necessario – ha proclamato in una celebre suo discorso – Tu ci sei necessario per conoscere il nostro essere e il nostro destino, per avere il concetto del bene e del male e la speranza della santità, per ritrovare le ragioni vere della fraternità degli uomini, i fondamenti della giustizia, i tesori della carità, il bene sommo della pace”. Cristo, tu ci sei necessario! L’intera vita di questo grande testimone dimostra come egli abbia accolto con lo slancio totale del suo animo l’invito che è risuonato nell’odierna pagina evangelica: “Se vuoi essere perfetto, vieni e seguimi”. Come l’apostolo Pietro, anche Giovanni Battista Montini, il papa bresciano che sognava la civiltà dell’amore, ha potuto dire con verità: “Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. È stato un uomo dal cuore libero, realmente povero, purificato da un esercizio quotidiano di umiltà, ultimo di tutti mentre occupava il posto più alto. Non mancarono a lui le prove, e queste fecero di lui un vero uomo di Dio, un discepolo mite e tenace di Cristo. Egli seguì il suo Signore in piena fedeltà, salendo alla fine con lui sulla croce ed entrando nella gloria della risurrezione.

Forse anche per questo ebbe l’onore di chiudere il suo cammino su questa terra il giorno della Trasfigurazione del Signore. Lui che desiderava alla fine essere nella luce, fu accolto tra i santi nella festa che, insieme alla Pasqua, più richiama la luce: luce amabile e vittoriosa, luce che trionfa sulle tenebre, luce che rischiara il cammino, luce che dischiude il vero senso delle cose. Nella tua vediamo la luce – dice il salmo, pensando al mistero santo di Dio. Così fu per Paolo VI. Lo dimostrano le prime toccanti parole del suo testamento: “Fisso lo sguardo verso il mistero della morte e di ciò che la segue nel lume di Cristo, che solo la rischiara, e perciò con umile e serena fiducia. Avverto la verità che per me è sempre riflessa sulla vita presente da questo mistero e benedico il vincitore della morte per averne fugate le tenebre e svelata la luce”. Quale forza straordinaria assumono queste parole mentre le ascoltiamo in questo momento, a poche ore dalla canonizzazione di chi le ha pronunciate. Esse sono per noi una testimonianza e una consegna. Ci conceda il Signore di accoglierle in eredità, insieme con la dolce memoria di questo illustre figlio della Chiesa bresciana e della sua amata terra.

Conoscere sempre di più Paolo VI Santo

Le parole a caldo del vescovo Tremolada dopo la canonizzazione. L’impegno della Chiesa bresciana per approfondire la conoscenza del Papa Santo

“La canonizzazione di Paolo VI è un momento straordinario di gioia, atteso da tempo, preparato”. Sono state queste le prima parole, a caldo, del vescovo Tremolada al termine della Santa Messa di canonizzazione di papa Montini, di mons. Romero e di altri cinque beati che papa Francesco ha celebrato in piazza san Pietro.

Il Vescovo si è fatto interprete dei sentimenti e della soddisfazione degli oltre 5.000 bresciani scesi a Roma. “Questa celebrazione – ha continuato – è stata intensa e suggestiva, così come molto partecipata è stato il momento vissuto, sabato 13 ottobre, al Santuario del Divino Amore. La canonizzazione di Paolo VI è per la Chiesa bresciana un dono ma anche l’indicazione di un compito, di una prospettiva”.

Per il vescovo Tremolada ora che papa Paolo VI è finalmente santo c’è la necessità di approfondire sempre di più la conoscenza del suo valore, della sua dimensione profetica, dei suoi scritti e della sua personalità.

Come? “Vorrei puntare sui sacerdoti – è stata la risposta del Vescovo – sul mondo della cultura. Intanto registro il grande desiderio della nostra Chiesa diocesana, presente per la canonizzazione in tuttre le sue espressioni, di procedere sulla strada che porta alla conoscenza sempre più profonda del nostro Papa santo. La strada da percorrere è lunga”.