Il campo della bellezza

Il titolo suggestivo, è un modo per introdurre il tema che quest’anno ha accompagnato i campi scuola dei pre-adolescenti e adolescenti.

Innanzitutto, bella la cornice della Valle Aurina dove abbiamo trascorso un paio di settimane con due turni di presenza: il primo per i ragazzi delle medie e il secondo per quelli delle superiori. Inoltre, anche il gruppo delle famiglie, ha, poi, continuato l’esperienza dopo di noi nella stessa struttura sita in St. Jakob.

Proprio il tema della bellezza ha interessato i lavori di gruppo e cercato di coinvolgere lo stile delle giornate. Parlare della bellezza non è certamente un tema semplice e di questo ne eravamo consapevoli. Per tale motivo, è apparso un po’ come una sfida che volentieri abbiamo accettato. Non è semplice, per il fatto che è un argomento che dai per scontato ma quando sei chiamato a parlarne e a provare a descrivere cosa sia, ti accorgi che ti mancano le parole. A riguardo, va sottolineato come sia importante portare a parole cioè raccontare quello che vivi, pensi, a esprime le tue riflessioni, i tuoi valori, perché ti permette di rielaborare le cose e farle tue.

Non è semplice parlare di bellezza, inoltre, perché mentre ne parli, un po’ è come se la tradissi!

La bellezza ti trafigge, ti lascia a bocca aperta, perché ti apre allo stupore, al mistero che ti supera. Ciò nonostante, ci è servito approfondire questa tematica e credo ci abbia fatto bene. Abbiamo considerato l’ipotesi che ci si possa allenare a cogliere la bellezza che ci circonda e che abbiamo dentro. L’allenamento passa attraverso l’attenzione ai nostri sguardi che diventano anche un modo per capire chi siamo (l’occhio vede sempre ciò che ama); attraverso la cura e l’arricchimento del nostro linguaggio.

Disporre di un maggior numero di parole vuol dire anche disporre di un maggior numero di categorie per descrivere i nostri sentimenti e soprattutto perché il pensiero mi è possibile perché c’è una parola che lo riconosce. L’allenamento, ancora passa attraverso il metterci in ascolto, soprattutto della Bellezza che rende belli ossia di Dio.

A volte qualche spunto di riflessione può darci un’indicazione per intraprendere percorsi di approfondimento che possono renderci la vita migliore. Ci auguriamo che il lavoro proposto sia andato o andrà in questa direzione. 

Guarda le immagini del campo:

Camposcuola 2019 in Valle Aurina

Adolescenti affamati

Patatine, biscotti, barrette di cioccolata, caramelle sono gli alimenti preferiti dei nostri adolescenti. Per certi versi la settimana del campo-scuola è il momento buono per fare una bella scorpacciata di tutto quanto si desideri. Nonostante ci siano dei cuochi eccezionali in cucina, scoprirete (provate a chiederlo agli adolescenti) che durante il campo, nascosto in qualche armadio, sotto i letti o addirittura sui balconi si possono trovare snack di ogni genere. I nostri ragazzi sono proprio affamati eh? Eppure abbiamo sempre servito almeno due portate di piatti deliziosi per pasto con possibilità di fare il bis (anche il tris talvolta). Ma siamo sicuri che questa sia veramente fame? Cosa c’è dietro questa voracità irrefrenabile dei nostri ragazzi?

È evidente che l’uomo, quando mangia non lo fa come semplice risposta ad un bisogno primario, basti pensare che quando si è un po’ tristi la Nutella sembra essere la nostra migliore amica. Inoltre noi non ci limitiamo a mangiare come fossimo animali, abbiamo bisogno di apparecchiare la tavola, ricerchiamo il giusto equilibrio tra i sapori ma non solo, i pasti diventano occasioni aggregative, romantiche e molto altro ancora. L’alimentazione dunque è una questione di ritualità, relazione, cultura, dono e condivisione.

A questo proposito il titolo dei lavori di gruppo è emblematico:

dimmi come mangi e ti dirò chi sei

Io oserei dire che spesso mangiamo senza ricordarci chi siamo. Mi spiego meglio: secondo la Parola di Dio noi siamo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio che ci ha creati per essere in relazione con Lui. I problemi sorgono quando noi non ci ricordiamo che il fine ultimo della nostra vita gira attorno alla relazione con Dio e crediamo che il nostro vero Dio sia il nostro io.

Essendo noi fatti per Dio è inevitabile non trovare una completa soddisfazione in ciò che ci circonda: c’è sempre una parte di noi che desidera qualcosa di più grande che possa saziare la propria esistenza in modo vero.

A mio parere il problema è quando ci dimentichiamo di come siamo strutturati e cediamo alla tentazione più comune: mettere a tacere quella fame di infinito con la realtà materiale che ci circonda che può essere un pacchetto di patatine, un’auto nuova, una carriera soddisfacente e chi più ne ha più ne metta.

Penso che nell’adolescenza questa richiesta interiore sia molto evidente: c’è una ricerca implacabile di senso, una ricerca di dominio e di controllo della vita. C’è un bisogno di amore infinito. Per quanto si abbiano accanto persone fantastiche questo bisogno non è mai pienamente placato. L’uomo è smisurato nel bisogno di amare. E dunque chi siamo? Gente ingorda che è destinata ad ingozzarsi del mondo intero illudendosi che sia Amore?

Al pozzo di Sicar Gesù dice alla donna samaritana che aveva cambiato cinque mariti:

chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna.

Gesù è la risposta a quella domanda infinita di amore, perché Lui è l’Amore fattosi carne per noi. Egli stesso offrendosi per noi diventa cibo e bevanda: solo mangiando di Lui e seguendo Lui possiamo essere veramente uomini e donne, possiamo essere veramente noi. L’eucarestia però non è un atto egoistico: non possiamo utilizzare il corpo di cristo per placare questo bisogno di amore. Il rito stesso dell’eucarestia, come ci ha spiegato don Davide è un continuo ricevere e donare. Come se noi fossimo un cuore che per funzionare ha necessariamente bisogno di una cavità, di un vuoto che deve essere riempito ma immediatamente dopo espulso. Anche noi come il cuore abbiamo questo vuoto che viene riempito dell’Amore ma che non può restare solo in noi, deve essere donato a chiunque ci circondi.

Dopo questa riflessione mi chiedo se la fame dei nostri ragazzi, ormoni a parte, sia veramente fame. Non è che forse hanno questo vuoto e cercano in tutti i modi di colmarlo? Abbiamo mai detto loro che tutto questo è normale? E che Gesù, se noi lo vogliamo, è disposto ad inondarci del suo amore (anzi, di Lui che è Amore)?

Guarda le immagini del campo:

Folgaria 2018

Campovacanza Famiglie 2018

dal 5 al 12 agosto
a Serrada di Folgaria (1.169 mt. – Trentino Alto Adige)

Anche quest’anno vogliamo vivere un momento bello e intenso di vita familiare in montagna, presso la casa di Serrada in Folgaria (TN).

Le iscrizioni si ricevono personalmente presso don Ciro (non tramite telefono) versando la caparra di 150 € a famiglia incominciando dal 1 marzo. L’acconto versato non viene restituito in caso di mancata partecipazione.

Quota di partecipazione

Bambini fino ai 3 anni: gratis
Bambini dai 3 ai 6 anni: 95 €
Figli dai 6 ai 18 anni: 185 €
Adulti: 295 €

RIUNIONE ORGANIZZATIVA
Ci incontriamo martedì 3 luglio alle ore 20.30 in Oratorio per vedere insieme tutte le note pratiche. Raccoglieremo anche il saldo.

Nel nostro archivio puoi trovare tutte le immagini dei campi famiglie degli anni passati!