Il battezzato cerca il volto santo di Dio in ogni uomo e donna, suoi fratelli

“Siate santi perché Io sono santo” (Lv. 11,44) – Le tappe del nostro cammino di riscoperta del battesimo – 1

Cosa è il battesimo

  • Immersione: la parola “battesimo” deriva da una parola greca che significa “immersione”. Ancora oggi in alcune Chiese il battesimo si fa immergendo e facendo riemergere per tre volte dall’acqua la persona. Infatti il battesimo ci immerge nella morte (nel sangue) di Gesù per lavarci dal peccato e farci risorgere (riemergere dalla morte) con Lui a vita nuova, la vita dei figli di Dio che si apre all’eternità.
  • Sacramento: segno efficace e strumento attraverso cui Dio compie nell’oggi della storia di ogni uomo la salvezza. Gesù ha affidato alla Chiesa i sacramenti, che garantiscono, ogni volta che vengono da Lei celebrati, accompagnati dall’invocazione dello Spirito Santo, quella trasformazione che l’occhio umano non può vedere. Vedo un segno, ascolto la parola e sono certo che lo Spirito Santo opera ciò che la parola esprime e il segno significa. Nel Battesimo l’acqua purifica dal peccato e dona la vita di figli di Dio.
  • Il primo dei sette sacramenti che Gesù ha donato alla sua Chiesa per garantirle la grazia dello Spirito Santo, che opera nella Chiesa e in ogni battezzato. Ecco i sette sacramenti: Battesimo, cresima, eucaristia, penitenza, unzione degli infermi, ordine, matrimonio.

  • Il sacramento chiamato “porta della fede”: ci introduce nella Chiesa, nella quale possiamo ascoltare l’annuncio del Vangelo e, in libertà di spirito, aderirvi, sostenuti dalla grazia (gratuità dell’amore di Dio) che ci è offerta per avere la forza dello Spirito Santo di vivere da discepoli di Gesù e, in Lui, figli di Dio.
  • Il primo dei tre sacramenti dell’iniziazione cristiana. Gli altri due sono la Confermazione (o Cresima) e l’Eucaristia. Essi si chiamano della “iniziazione cristiana” perché “iniziano”, “introducono” la persona nella vita cristiana, cioè di discepoli di Gesù e figli di Dio. Il culmine di questo ingresso è l’Eucaristia, che raccoglie tutti i figli di Dio intorno alla tavola del Padre, come in una famiglia, per saziarli della Parola e del Pane: Gesù che dona la vita per noi e ci dona se stesso come cibo, perché possiamo essere trasformati in Lui. Il Battesimo inizia questo percorso di introduzione alla vita cristiana, che, poi, continua sostenuto dallo Spirito (Cresima) e si completa con l’Eucaristia, che porta a compimento l’appartenenza a Cristo e alla Chiesa. Al cristiano è chiesto di esprimere questa appartenenza attraverso la condivisione della mensa della Parola e del Pane (la S. Messa) ogni domenica, riunendosi con la comunità (La famiglia dei figli di Dio) intorno a  Cristo per alimentarsi di Lui e imparare a vivere il suo amore verso il prossimo, sostenuti dal suo nutrimento spirituale.
  • Sacramento della rigenerazione o rinascita a figli di Dio. Come la Madonna è madre di Gesù, avendo offerto il suo grembo verginale allo Spirito Santo, perché il Figlio di Dio venisse generato nella carne, così la Chiesa, per mandato di Gesù, è madre perché, attraverso l’annuncio del Vangelo e il battesimo degli uomini e delle donne che accolgono l’annuncio, li rigenera come figli di Dio e li aggrega alla famiglia del Padre celeste, a cui Gesù appartiene come il Figlio Unigenito, cioè Colui che non è “diventato” figlio, come chi viene battezzato, ma lo è dall’eternità. La Chiesa è “grembo materno”, fecondato dallo Spirito Santo, che fa fruttificare l’opera evangelizzatrice della Chiesa e i sacramenti che essa celebra nel nome di Gesù. E’ Lo Spirito Santo che apre i cuori al Vangelo e rende l’acqua battesimale capace di rigenerare a vita divina.
  • Alleanza d’amore sponsale. Dopo che l’umanità con il peccato ha rifiutato l’amore di Dio, Lui ha messo in atto una storia per cercare di ristabilire l’alleanza d’amore con l’uomo. Questa alleanza ha i lineamenti dell’amore sponsale: fedele, esclusivo, tenerissimo; ha le caratteristiche di un amore paterno: forte, solido, sicuro; ha i tratti di una dolcezza materna, viscerale, accorata. Da parte di Dio, il desiderio di alleanza è desiderio di comunione profonda, di intensa comunicazione di vita, di vera solidarietà, di piena condivisione. Questa alleanza viene conclusa nel sangue di Gesù, alla quale l’uomo, attraverso l’umanità di Gesù, sarà sempre fedele. Il battesimo immette il credente nella forza e nella grazia dell’alleanza. In tal modo a ciascuno è possibile instaurare un rapporto di vera intimità con Dio, una intimità quasi sponsale, tanto farci uno con Cristo. Ogni credente diventa “coniuge”, un alleato, un compagno di Dio nella fede, della Chiesa nella speranza, dell’uomo nella carità.
  • Orientamento all’Eucaristia.
    Il Battesimo non solo è condizione indispensabile per poter partecipare all’Eucaristia, ma ancor più il Battesimo si realizza in pienezza nell’eucaristia. I battezzati, infatti, sono stati inseriti nel corpo di Cristo: sia quello della Chiesa, sia quello eucaristico. L’Eucaristia ogni giorno nutre, ravviva, sostiene, rafforza l’unità del corpo ecclesiale in cui il battesimo ha incorporato i figli di Dio nati dall’acqua e dallo Spirito Santo “perché tutti siano una cosa sola” (Gv 17,21). Dunque, la mensa eucaristica è l’approdo naturale e permanente del cammino di fede iniziato col Battesimo. Qui, insieme, i cristiani rivolgono al Padre la preghiera che Gesù ha insegnato ai suoi come sintesi di tutto il Vangelo e come scuola di vita cristiana e che è stata consegnata nel Battesimo. Attorno alla mensa eucaristica brilla con maggior evidenza il volto paterno di Dio e su quella mensa Egli continua ad offrire con abbondanza i suoi doni.
  • Inizio del discepolato e della sequela.
    Il battesimo non è solo un “dono”, è anche un “impegno”, una “missione”. Col battesimo si diventa discepoli di Gesù, disposti a camminare dietro e Lui e con Lui; pronti ad imparare, ad accogliere, a donare, ad annunciare la gioia di appartenere a Gesù: ad essere “cristiani” (di Cristo). Questo cammino richiede volontà di imitazione del Maestro, per vivere secondo il suo stile di vita, nel pieno abbandono alla volontà di Dio, che non sempre corrisponde al nostro modo di pensare, di vedere e di giudicare. Seguire Gesù comporta e richiede uno stile di vita bello e buono secondo il Vangelo, fuggire il male, fare il bene, ricercare la bellezza che cattura il cuore e lo rende fresco, pulito, vivace e gioioso. Il battesimo, donandoci lo Spirito di Gesù, ci rende capaci di scoprire e contemplare nel volto di ogni uomo un fratello da amare, perdonare, aiutare, riabilitare … Di più: il battesimo ci fa scorgere nel volto di ogni uomo, soprattutto povero, ammalato, affamato, bisogno … il volto stesso di Gesù.

Davide e Betsabea: la prova dell’attrazione

Secondo incontro del Cammino dei Gruppi Famiglia

Le pagine bibliche conservano una tra le vicende più drammatiche di rapporto adulterino, quella raccontata in nel Secondo Libro di Samuele, che vede come protagonisti il grande re Davide e Betsabea, moglie di un suo valoroso ufficiale. 

Dal secondo libro di Samuele (11, 1-4) 

L’anno dopo, al tempo in cui i re sogliono andare in guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a devastare il paese degli Ammoniti; posero l’assedio a Rabbà mentre Davide rimaneva a Gerusalemme. Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dall’alto di quella terrazza egli vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella di aspetto. Davide mandò a informarsi chi fosse la donna. Gli fu detto: “È Betsabea figlia di Eliàm, moglie di Uria l’Hittita”. Allora Davide mandò messaggeri a prenderla. Essa andò da lui ed egli giacque con lei, che si era appena purificata dalla immondezza. Poi essa tornò a casa.

La scena narrata aiuta ad entrare nelle pieghe dell’infedeltà amorosa perché ci presenta i due protagonisti della storia con i loro sentimenti e comportamenti. Davide, vulnerabile come ogni uomo, non può restare indifferente al fascino femminile di una donna come Betsabea e sembra incarnare lo stereotipo del maschio cacciatore che non sa e non può resistere ad una preda allettante. Betsabea, sensibile come ogni donna, non può rimanere indifferente alle attenzioni di un uomo interessante, vittorioso e potente come Davide e sembra confermare l’immagine della femmina tentatrice che non può fare a meno di essere conquistata. Tutto questo sembrerebbe portare quasi necessariamente all’infedeltà come una conclusione inevitabile, stante la nostra natura di uomini e donne che non possono opporsi all’istinto dell’attrazione reciproca. Ma il Signore, in questa vicenda, scopre delle responsabilità e segnerà con le sue punizioni i destini dei due protagonisti perché proprio là dove lo sguardo maschile è colpito e la sensibilità femminile è destata, comincia la responsabilità di un uomo e di una donna: Davide “decide” di volere quella donna e Betsabea “accetta” di andare dal re. 

Il brano e la vicenda offrono alcune possibilità di analisi di ciò che oggi sempre più frequentemente sembra succedere all’interno della coppia: l’affacciarsi ad un certo punto della vita matrimoniale di un’alternativa, che molte volte sembra capitare così, senza che nessuno dei due sia consapevolmente andato a cercarla. Entrando, seppur con molta discrezione, nei risvolti che spesso accompagnano questi vissuti, aiutandoci anche con il testo, si possono fare alcune osservazioni.

Oggi comunemente si pensa che ogni attrazione sia un istinto irresistibile e quindi un destino fatale perché “al cuore non si comanda” e, dunque, bisogna andare “dove ti porta il cuore”. Queste affermazioni, così scontate ma tanto diffuse, poggiano su un presupposto: che l’uomo non sia libero ma schiavo delle situazioni, del suo istinto, delle sue passioni e che le sue scelte non siano dettate dalla volontà ma determinate dalle sue pulsioni. In questo modo si tende a de-responsabilizzare le persone riguardo a certi temi e rendere così non punibili determinati comportamenti.  Invece si può osservare che, se è vero che al cuore non si comanda, bisogna vedere dove si è deciso di attaccare il proprio cuore perché, come ci ricorda Gesù nel Vangelo di Matteo (6,21), il cuore si trova là dove l’uomo ha posto il suo tesoro.  Sono allora rivelatori quei piccoli gesti che, presi in sé, appaiono innocenti come prolungare lo sguardo, approfittare di determinate occasioni, indulgere a certe emozioni o sensazioni ma che permettono al cuore di attaccarsi impercettibilmente a questa possibilità, di accarezzare sempre più concretamente questa fantasia. E in questo modo entra in gioco la volontà e l’uomo e la donna decidono di dare importanza e valore a questa situazione e le permettono liberamente di prendere forma e realtà. Ma se entra in gioco la libertà si può parlare anche di responsabilità e di valutazione delle conseguenze e non più di un semplice arrendersi alle circostanze.

Un’altra considerazione suggerita dalla situazione narrata dal brano consiste nel sottolineare che oggi la mentalità corrente porta a confondere innamoramento e amore e considera vero il falso presupposto che sentirsi innamorati corrisponda ad amare l’altro. L’innamoramento è certo un ingrediente dell’amore ma tra l’uno e l’altro c’è una differenza decisiva: il primo sorge spontaneo, il secondo richiede una scelta. Permane invece nella nostra cultura, e non solo tra i giovani, il mito dell’innamoramento come misura del vero amore: essere totalmente attratti e affascinati dall’altro, ricercare la fusione totale con lui, essere scossi da sensazioni ed emozioni violente a contatto con l’altro diventano i parametri con cui definire il valore e la bontà di una relazione. Molto meno sono presi in considerazione i sentimenti di fiducia e di reciproco affidamento, l’impegno di una parola data, l’orgoglio di costruire qualcosa insieme, lo stimolo di una relazione in continuo divenire, la tensione positiva di avere un progetto di coppia da realizzare insieme. 

Un’ultima considerazione a partire dal brano, ci conduce a domandarci il perché della situazione di adulterio: spesso non è tanto la seduzione della nuova possibilità ma la perdita di fascino della vita matrimoniale consueta. La condizione che spesso fa da sfondo alle infedeltà coniugali è quella di una coppia che ha dato troppo per scontato il rapporto e non lo ha solidificato e irrobustito con continue opere di “ristrutturazione”. Un amore, che era stato anche grande ma che inesorabilmente e senza che nessun dei due lo volesse si è stemperato in una routine senza più desiderio e fantasia, apre facilmente la strada a un’alternativa che riporti il gusto del vivere e dell’amare che si era perso. La passione dell’adulterio non attacca se non là dove il fuoco dell’amore matrimoniale non è più alimentato. E per alimentarlo non basta trattenere gli occhi da distrazioni galeotte: occorre fissarli negli occhi di chi, forse un giorno ormai lontano, per primo ci innamorò. 

Come reagire di fronte all’affacciarsi di queste emozioni e sentimenti dentro un rapporto di coppia? La via d’uscita non è tanto quella che conduce a negarli, a reprimerli, soffocati dai sensi di colpa o paralizzati dalla paura di sensazioni forti. La risposta più saggia consiste invece nel non giudicare le emozioni perché esse non sono né buone né cattive, né giuste né sbagliate ma sono semplicemente parte della nostra struttura e imparare così a riconoscerle, individuarle e, proprio perché uniche e personali, comunicarle alle persone che ci interessano. La consapevolezza delle proprie emozioni, il riconoscerle, il permettersi di viverle, senza indulgervi ma anche senza fingere di non viverle, costituisce un forte processo di crescita che può portare a saperle controllare sempre di più.

Itinerari delle via crucis 2019

Di seguito sono riportati gli itinerari delle via crucis che si terranno per le vie di Leno.

Venerdì 5 aprile

Martedì 9 aprile

Mercoledì 10 aprile

Giovedì 11 aprile

Quaresima Giovani 2019

Giovani di Preghiera e Veglia delle Palme

Giovani di preghiera

Scuola di preghiera con il Vescovo Pierantonio giovedì 14, 21 marzo e 4 aprile alle ore 20.45 nella chiesa di San Cristo (via Piamarta, 9 – Missionari Saveriani)

Veglia delle Palme

Sabato 13 aprile dalle ore 20.00 in 4 chiese della città:

  • Basilica di S. Maria delle Grazie (per Val Camonica, Sebino e Franciacorta e Fiume Oglio)
  • Chiesa di S. Maria della Pace (Pianura)
  • Chiesa di S. Francesco d’Assisi (Val Trompia, Val Sabbia e Benaco)
  • Chiesa parrocchiale dei Santi Nazaro e Celso (Città e Hinterland)

Segue processione verso piazza Paolo VI e omelia del Vescovo Pierantonio.

Tanti volti per il vero Volto

Il sussidio per la Quaresima missionaria 2019, distribuito in 80mila copie nelle parrocchie della diocesi, propone un’esperienza di incontro con volti, che aiuteranno a scoprire “Colui che vive e cammina con noi: il Signore Gesù”. Sul canale YouTube de “La Voce del Popolo” le interviste ai fidei donum che il vescovo Pierantonio ha incontrato il Brasile lo scorso novembre

“Il cammino si fa più volentieri quando lo si affronta insieme” scrive don Roberto Ferranti, direttore dell’Ufficio per le missioni, in una breve nota che apre “Nei volti, il volto”, il sussidio che la Diocesi di Brescia ha messo a punto per la Quaresima 2019. Il percorso quaresimale messo a punto per quest’anno si presenta come un’esperienza di incontro con dei volti, che aiuteranno a scoprire “Colui che vive e cammina con noi: il Signore Gesù”. I volti che nello scorrere delle settimane di Quaresima si potranno incontrare dalle pagine del sussidio racconteranno la missione della Chiesa nel mondo, il suo farsi vicina ad ogni uomo e donna, ad ogni popolo, ad ogni situazione di vita.

“I volti che incontreremo –continua ancora don Ferranti – ci aiuteranno ad assumere le attenzioni del volto di Gesù verso tutti coloro che vivono vicino a noi; i volti che incontreremo ci muoveranno alla necessità di condividere quello che abbiamo, con la nostra carità, con chi è meno fortunato di noi”. I volti che costellano le pagine della pubblicazione aiuteranno a pregare di più, proprio come desidera il vescovo Tremolada nella sua lettera pastorale: “Vorrei che non parlassimo troppo della preghiera ma che semplicemente pregassimo, che lo facessimo il più possibile e nel migliore dei modi, che lo facessimo insieme, come Chiesa del Signore, ma anche personalmente, ciascuno nel segreto del suo cuore, nel raccoglimento di momenti a questo dedicati, dentro le stanza della propria casa, prima di recarsi al lavoro, prima dei pasti, all’inizio e alla fine delle giornate”.

I volti diventano così un aiuto a vivere in modo proficuo l’ormai imminente Quaresima che deve accompagnare all’incontro con il Volto. Sono gli stessi volti che anche “Voce” ha avuto modo di incontrare nel corso del viaggio che mons. Tremolada ha compiuto in Brasile nel novembre del 2018. In quell’occasione il Vescovo ebbe modo di incontrare molti dei fidei donum che operano in Sud America e con la loro opera testimoniano quel “bello del vivere” che consente di far incontrare il Volto. Quegli incontri sono diventati interviste che, in queste settimane di Quaresima, saranno presentate sul canale YouTube de “La Voce del Popolo”. Di settimana in settimana, così, saranno i volti di don Giannino Prandelli, missionario in Venezuela, di don Giovanni Magoni, che, insieme a don Lino Zani, presta la sua opera a Mazagao, una parrocchia nel nord del Brasile, con circa 24mila abitanti che vivono in un’ottantina di comunità; di don Raffaele Donneschi, tornato nel settembre dello scorso anno in Brasile, dopo una precedente esperienza come fidei donum; di don Santo Bacherassi, dal 1998 in Uruguay; di don Pierino Bodei, di don Giuseppe Ghitti, di don Paolo Zola e di don Renato Soregaroli, fidei donum in Brasile, rispettivamente dal 2000, 1982 e 2009. Con i loro volti ci saranno anche quelli dei vescovi Conti e Verzeletti che da anni guidano diocesi brasiliane, di mons. Voltolini, arcivescovo emerito di Portoviejo, e di don Tarcisio Moreschi, fidei donum in Tanzania dal 1993, della missionaria laica Gabriella Romano.

Cammino dei gruppi famiglia

Nello scorso numero de La Badia abbiamo presentato il percorso che si era deciso di intraprendere come gruppi famiglia, partendo dalla parola di Dio e in modo particolare con le coppie che essa ci presenta. Vogliamo ora condividere le riflessioni coppia dopo coppia. Nella Genesi emerge gradualmente il disegno del Creatore nei confronti dell’umanità, il suo progetto di felicità per ogni individuo. Riflettere sulle vicende degli uomini e delle donne dell’inizio della storia della salvezza ci può aiutare anche a comprendere quella realtà fatta di entusiasmi e delusioni, gioie e dolori che da sempre costituisce la vita degli sposi. Una di queste coppie è rappresentata da GIACOBBE E RACHELE. 

Dal libro della Genesi (29, 16-21)

Labano aveva due figlie; la maggiore si chiamava Lia e la più piccola si chiamava Rachele. Lia aveva gli occhi smorti, mentre Rachele era bella di forme e avvenente di aspetto, perciò Giacobbe amava Rachele. Disse dunque: “Io ti servirò sette anni per Rachele, tua figlia minore”. Rispose Labano: “Preferisco darla a te piuttosto che a un estraneo. Rimani con me”. Così Giacobbe servì sette anni per Rachele: gli sembrarono pochi giorni tanto era il suo amore per lei. Poi Giacobbe disse a Labano: “Dammi la mia sposa, perché il mio tempo è compiuto e voglio unirmi a Lei”.

Siamo all’inizio della storia dei due giovani, al tempo del loro innamoramento. Giacobbe non si innamora di Lia che aveva gli occhi smorti, e se gli occhi smorti tengono lontano, probabilmente Rachele oltre ad essere ‘bella di forme e avvenente di aspetto aveva anche uno sguardo vivace, espressivo, profondo. È negli occhi di Rachele che Giacobbe legge il sogno, il progetto di Dio per lui e per entrambi e vi legge anche la promessa di un futuro radioso. È dallo sguardo dell’innamorata che Giacobbe trae la forza per il pesante servizio e la lunga attesa. Sappiamo quanto l’esperienza dell’innamoramento sia esaltante. Quando siamo innamorati, siamo portati a credere che il nostro sentimento durerà per sempre. Nulla potrà frapporsi tra noi. Nulla sarà più forte del nostro amore reciproco. Siamo rapiti dalla bellezza del nostro innamorato/a e trascorrere il tempo con lui/lei è come trovarsi nell’anticamera del paradiso. Pensiamo che insieme vivremo sempre di quelle meravigliose sensazioni e sogniamo la beatitudine coniugale. L’innamoramento però non è vero amore perché non richiede sforzi, ci dà l’impressione di essere arrivati e di non dover più cercare o faticare per crescere. Siamo all’apice della felicità di vita e il nostro unico desiderio è rimanerci beatamente. Del matrimonio però l’innamoramento è solo l’introduzione. Il progetto che Dio ci affida chiede di essere realizzato nell’amore, dettato dalla ragione e costruito con la volontà. Chi s’innamora si dona all’altro, si impegna per l’altro, perché legge nell’incontro la promessa di felicità che è però messa alla prova dal tempo che trascorre, dalle difficoltà che la vita porta con sé e diventa vera al vaglio della fedeltà e della fede in Dio che ne assicura la vitalità anche nel tempo della prova quando il nostro orizzonte si incupisce. 

La promessa nell’amore

1. Già dall’inizio, la vita a due si fonda sostanzialmente sulla “promessa”. E’ una promessa basata sulla fedeltà, sulla parola data, sull’impegno reciproco, e come tutte le promesse è proiettata nel futuro. Ma è nel presente, nell’oggi, che noi possiamo già vivere quella promessa. La viviamo nell’attesa. L’attesa non è un tempo vuoto che verrà colmato dall’evento, ma è il tempo dei preparativi, del desiderio che chiede di essere coltivato, che ci impegna, e ci fa crescere per poter essere attenti e pronti al momento opportuno. Pensiamo a quanto sia feconda l’attesa di una mamma che attende la nascita del figlio. Nell’attesa ci viene in aiuto Dio con la sua parola (Dt 8, 1 e ss) e così come esortava e sosteneva gli israeliti nel cammino verso la terra promessa, invita anche noi a mettere in pratica i suoi comandi che non dobbiamo considerare come una legge che ci condiziona, ci incatena, ma come un sostegno nel cammino verso il raggiungimento del nostro bene. E’ la legge dell’amore, è il comandamento dell’amore, della fedeltà e per la felicità. Può succedere che a volte ci accorgiamo di aver perso il dono della promessa e possiamo costatare quanto, nel nostro vissuto quotidiano, quella promessa sia un dono non ancora pienamente gustato. Occorre sfidare il tempo, guardare al domani, avventurarsi nel futuro.  Anche dopo molti anni, la vita a due deve restare una promessa che ci fa sperimentare quanto si può ancora costruire insieme.

2. La promessa è un progetto, quel progetto che noi abbiamo letto negli occhi del nostro innamorato al primo incontro così come era accaduto a Giacobbe e Rachele. Per quel progetto noi ci siamo solennemente impegnati nel giorno del nostro matrimonio: “Prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia”. Se il tempo, le prove della vita ci hanno portato lontano occorre convertire lo sguardo sul nostro passato per tornare a ri-cercarlo nei momenti belli, nelle esperienze vissute, nei sorrisi dei primi anni dei figli, nella gioia dell’unione e dell’incontro. Soprattutto dobbiamo ricercarlo nello sguardo del nostro coniuge, lì dove Dio lo aveva posto e ce lo aveva fatto trovare.  Occorre riappropriarci di quel progetto sapendo che esso è il progetto di Dio per noi insieme, sapendo che il Signore si è impegnato con noi e ci fa da garante con la sua grazia. Essa però non è una nebbiolina che ci avvolge anche se noi non lo vogliamo: la grazia per essere efficace ha bisogno della nostra adesione, della nostra volontà, del nostro coinvolgimento, perché la fedeltà di Dio è un disegno posto nelle nostre mani. Non dobbiamo rassegnarci nella caduta, ma riprendere il cammino nella fiducia e nella responsabilità perché la promessa che abbiamo fatta nostra e che ci siamo scambiati dura nel tempo, dura fino a che avremo vita.

3. La promessa è un dono per la vita. Se allora vogliamo vivere la promessa dobbiamo vivere la vita e non lasciarci vivere: – per poter gustare l’esistenza piena e la presenza del proprio coniuge vicino a sé che nella relazione diventa fonte di stima, fiducia, tenerezza. Certo potranno essere cambiati i modi, da quelli travolgenti ed entusiasti dell’inizio a quelli più forti e intensi della vita matura, ma ciò dovrebbe essere l’occasione sempre rinnovata di vicinanza, di gratificazione, di fiducia e di speranza; – per coltivare l’esistenza relazionale non limitandoci nei nostri riferimenti solo ai figli e ai familiari, ma pensare ad un’esistenza capace di molte relazioni che ci stimolino e costruiscano storie di comunione e di servizio. Quante volte abbiamo sperimentato come l’apertura agli altri abbia giovato alla nostra relazione: ci ha permesso di scoprirci come persone nuove, con ricchezze interiori che noi stessi ignoravamo; – per vivere l’esistenza nella gioia ed entrare nella terra promessa per noi costituita dalla nostra casa, dalla famiglia, dalla comunità. Siano queste il paese ospitale dove abbiamo messo le nostre radici, dove i figli si sentono al riparo e possono stendere i loro rami verso l’avventura della vita. La nostra terra promessa, il nostro paese dove scorre latte e miele, è l’esistenza vissuta nella gioia. 

In cammino verso la santità

L’Ufficio per gli Oratori, i Giovani e le Vocazioni offre ai bambini, alle famiglie e ai ragazzi il materiale per vivere l’Avvento. Due gli strumenti predisposti

In cammino verso la santità, questo il percorso proposto dal Vescovo Pierantonio per l’anno pastorale e il punto di partenza della sussidiazione che l’Ufficio per gli Oratori, i Giovani e le Vocazioni offre ai bambini, alle famiglie e ai ragazzi degli oratori bresciani. La proposta di Avvento si compone di due diversi strumenti: “Di che sogno sei?” il sussidio per la preghiera in famiglia – adatto anche per la realizzazione del “buongiorno Gesù” – preparato insieme all’equipe di catechisti della parrocchia di Castenedolo, che si compone di un libretto, 24 card con le immagini di alcuni santi e personaggi dell’infanzia di Gesù particolarmente significativi e il kit per preparare un “acchiappasogni”.

Qual è il sogno di Dio su ognuno di noi? Cosa avrà sognato Gesù bambino, quando era nella mangiatoia accanto a Maria e Giuseppe? Non è banale rispondere che quei sogni contengono anche le nostre vite, l’immagine di uomini e donne santi e felici. Le varie giornate del cammino saranno accompagnate dalla presenza di un testimone: una persona che ha saputo scoprire presto il sogno di Dio nella sua vita. La parola di Dio, un breve commento e un impegno quotidiano aiuteranno a conoscere e scegliere il sogno di santità unico e irripetibile che il Signore ha pensato per noi. Durante le domeniche i bambini saranno invitati a cogliere alcune testimonianze di carità – dal titolo “buoni come il pane – il buon sapore della vita”, offerte dalla Caritas diocesana, che permetteranno loro di riconoscere un’attenzione particolare ai piccoli e ai deboli, propria del periodo di Avvento.

“Chiedi, cerca e troverai!” è la proposta pensata per i ragazzi delle medie e delle superiori, realizzata insieme ad alcuni giovani del Seminario diocesano. Si compone di un libretto quotidiano. Un detto ebraico racconta che in principio Dio creò il punto di domanda e lo depose nel cuore dell’uomo. Ecco perché il cammino verso la santità proposto a ragazzi e adolescenti parte dalle loro domande e trova le prime risposte nella parola di Dio che viene proposta quotidianamente.Tutti i sussidi sono già in distribuzione all’Emporio del Centro Oratori Bresciani, è possibile prenotarli o vederne l’anteprima sul sito www.oratori.brescia.it.

Proposta di cammino per l’anno pastorale 2018-2019

Progetto pastorale per l’anno 2018-2019

META: Riscoperta della “vita nello Spirito”, infusa in noi per mezzo del Battesimo, perché possa risplendere in noi la bellezza del volto di Dio, in un autentico cammino di santificazione

MEZZI:

1. Per la riscoperta del Battesimo: 

  • Catechesi “spicciola” all’inizio della messa sul rito del battesimo; e man mano, esporre in chiesa i segni del battesimo con didascalie.
  • Dare risalto al fonte battesimale. 
  • Curare meglio la catechesi battesimale. Costituire il registro dei catecumeni, dove vengono scritti i nomi di coloro per cui viene chiesto il battesimo attraverso una domanda scritta, dove si appongono le motivazioni della scelta. Questa verrà presentata dai genitori portando i loro figli in una domenica stabilita. Con i genitori si stabilisce un itinerario di preparazione, terminato il quale si celebra il battesimo comunitario.
  • Negli anni che vanno dal battesimo all’inizio della catechesi parrocchiale dei bambini si propongono annualmente alcuni incontri per i genitori, i padrini e, dai tre ai sei anni anche per i bambini.
  • Partecipazione comunitaria alla celebrazione dei battesimi, anche quando sono celebrati fuori dalla Messa.
  • Ricordare ogni mese in una messa, i battezzati del mese corrente, invitando le persone ad informarsi sulla data del loro Battesimo
  • Proporre ai ragazzi, dopo il periodo dell’ ICFR, un’esperienza come assistenti di catechismo.
  • Proporre la celebrazione di ricordo del battesimo (per i bambini da 1 anno a 6 anni e loro genitori e padrini)
  • Proporre la  celebrazione per i 18 anni per “restituire il dono”  della fede battesimale; sempre con invito personale.

2. Riprendere a pregare con intensità. 

Da soli: mattino, sera (con un esame di coscienza); in famiglia: prima dei pasti, mattino e sera, nei tempi forti dell’anno liturgico, in momenti significativi (di dolore, di gioia, di scelte, ecc.) della vita famigliare; in comunità: la Messa domenicale e festiva, le proposte di cammino comunitario di preghiera: Lectio Divina, adorazione eucaristica, catechesi, processioni, pellegrinaggi.

Le adorazioni distribuite durante il mese avranno sempre un momento di preghiera comunitaria: lunedì mattina lodi e ufficio delle letture ore 08.30-09.30; il primo giovedì del mese alle ore 09.30; il 12 di ogni mese ore 08.30; il primo venerdì del mese alle ore 20.00; la domenica alle ore 17.30.

3. Imparare il discernimento personale e comunitario.

A livello personale far precedere ad ogni scelta o intervento significativo nella nostra o altrui vita, la preghiera di invocazione allo Spirito Santo, la richiesta di un consiglio a persone cristianamente mature o ai sacerdoti o suore, la richiesta di preghiera ai singoli e alla comunità, la partecipazione frequente alla confessione e alla comunione sacramentale, la guida spirituale, la meditazione personale della parola di Dio.

Come comunità cristiana prima di prendere decisioni, di fare scelte (pastorali, economiche, lavorative, ecc.), di intraprendere progetti… pregare in comunità e personalmente lo Spirito Santo, condividere i pareri in incontri comunitari, imparare ad accettare le decisioni prese e a verificarne il cammino di attuazione.

Chiediamo alla Madonna, madre della Chiesa, di accompagnarci in questo cammino perché possiamo diventare sempre più discepoli di Gesù, forti nella fede, solleciti nella carità e pieni di speranza in un presente abitato dall’amore di Dio e in un futuro che ci attende ricco di doni di grazia e di nostre buone opere. 

Abbiamo camminato insieme


Desidero affidare ad uno scritto i sentimenti che porto nel cuore anche se avrei preferito esprimerli liberamente ma l’emozione è talmente forte che non sarei riuscita a parlare.

Come già sapete il mio trasferimento è arrivato all’improvviso e mi è stato chiesto da parte dei miei superiori di entrare in una logica di fede, di amore, di accoglienza del disegno di Dio e di intravvedere in esso, l’Amore del Padre che “facendo bene ogni cosa” domanda di vivere nella fiducia.

Abbiamo camminato insieme per 3 anni!


Personalmente, posso dire che sono passati come in un lampo! Ricordo ancora con la freschezza dell’istante il 30 Agosto 2015. Non sapevo cosa m’aspettava: lasciare la gente di Viterbo, gli affetti… per dove? Cosa avrei combinato? Cosa mi sarei dovuta aspettare? Mi confortava il pensiero che Qualcun Altro era con me. 
A tutti sono debitrice di tanta ricchezza, disponibilità, di generosità, di fede, di larghezza di cuore e di Altruismo.
 Le nostre strade rimangono unite anche se vivremo l’unità con modalità diverse. 
Nella mia preghiera ci sarà sempre un posto particolare per ciascuno, ma anche in voi dovrà farsi spazio il ricordo per me che il Signore mi sta chiamando per mettermi in un nuovo cammino come Abramo. “Lascia e va…” Non so se per Abramo fu indolore quel partire in obbedienza a Dio, lasciare affetti e poi l’incognita che è dentro ad ogni partenza. Per me no!

Non è facile anche se voglio e desidero lasciarmi guidare dalle sorprese di Dio. Non mi sono mancate le lacrime in questi giorni, ma sono convinta che anche le lacrime sono un linguaggio sincero, come è sincero il GRAZIE che desidero esprimervi per il pezzo di storia che ho costruito con voi dove ho intessuto esperienze, storie con giorni chiari e scuri che hanno dato spessore e significato alla mia vita. 
Di tutto grazie e chiedo scusa perché senz’altro alcuni non sono stata ciò che avrebbero voluto, e involontariamente, magari, ho fatto soffrire, ma dico sinceramente: “Io ho voluto bene a tutti”.
 Conto sulle preghiere di ognuno di voi. L’unione fa la forza e il buon Dio fa miracoli, per cui parto serena sapendo che quest’amata comunità mi accompagna con la preghiera e quell’affetto che in questi tre anni ho sempre sperimentato, vissuto e toccato con tanta meraviglia, commozione, gioia e sentendomi davvero indegna per il tanto bene ricevuto da ognuno di voi.

Grazie, grazie di cuore e Dio stesso vi ricompensi per gli infiniti e innumerevoli doni con cui mi avete “ricoperta”: davvero non ho parole per dirvi tutto il mio bene e la mia gratitudine e… come sempre ricorro al Signore perché Lui, che sa leggere nel cuore di tutti, esaudisca ciò che di bello, santo e grande custodite e vi renda sereni e felici.
Fin dal primo giorno mi sono sentita subito accolta da una comunità che è famiglia e mi sono sentita amata, custodita, sorretta, accompagnata e protetta. Sono doni davvero grandi, immensi, unici e belli. Ora vi chiedo di continuare ad accompagnarmi, sarò lontana solo 550 chilometri, ma vi prometto che sarò vicinissima con tutto il cuore ad ognuno di voi perché la gratitudine è tanta e perché il Signore ha voluto donarmi tutto questo “bel tesoro lenese” che porto nel cuore e che nessuno e niente potrà mai cancellare. Vi chiedo scusa se non sempre sono stata capace di essere pronta, attenta, presente ai bisogni, necessità, desideri che avvicinandovi potevo cogliere: metto tutto nelle mani di Dio e so che lui riempirà tutti i miei errori con la sua misericordia.

Grazie alla mia comunità, sr Maria Pia e sr Graziella che in questi anni mi hanno sempre sostenuta con la loro preghiera, affetto e generosità. 
Un grazie a tutti i sacerdoti di Leno, al Monsignore don Giovanni e in particolare un immenso grazie a don Davide con cui ho avuto modo di lavorare per 3 anni intensi e ricchi di esperienze positive. In questo momento il mio GRAZIE va a lui per avermi insegnato, consigliato e sostenuta durante questi anni, per avermi offerto la possibilità di collaborare con lui nell’oratorio e nella catechesi. Grazie perché, in tutte le esperienze che abbiamo condiviso, dai campiscuola, grest, catechesi, oratorio ecc, mi ha aiutata a mettermi in gioco e a donare i miei talenti agli altri.

Un grazie a tutti per l’accoglienza che ho sperimentato: ogni incontro con ciascuno mi ha confermato la bellezza e la semplicità con cui il Signore si manifesta nella nostra vita quotidiana. I volti dei più piccoli, incontrati ogni giorno nella scuola o all’oratorio, suscitavano in me sentimenti di tenerezza e di cura che custodirò nel mio cuore
Per ultimo, ma con particolare intensità, esprimo il mio grazie ai giovani che mi hanno permesso di raccontare la mia gioia di appartenere al Signore e mi hanno sostenuta nei momenti di fatica con il loro entusiasmo. A loro auguro di scoprire come il Signore cammini accanto a noi e come continuamente, ci fa proposte di vita, donandoci il coraggio di rispondere al Suo invito di seguirlo.

Arrivando a Leno in tanti mi avete chiesto: “Ma come si trova qui tra noi?” ed io ho risposto sempre: “Mi sembra un bel sogno!”, ora dal sogno mi devo svegliare, ma la bellezza e la ricchezza del vostro affetto lasciano un segno indelebile che non si potrà mai cancellare. Grazie. 
Vi voglio bene, ma tanto! Vi abbraccio ad uno ad uno con tantissima gratitudine e riconoscenza. Pregate per me e accompagnatemi con la vostra preghiera.

Sr Lidia Budau

Siate pellegrini sulla strada dei vostri sogni

Queste sono le parole che Papa Francesco ha rivolto ai pellegrini del Sinodo dei Giovani dell’11 e 12 agosto. Ci ha esortati a sognare in grande, a creare un progetto di vita che comprenda non solo noi stessi e che porti pace. 

Sognare spesso non è facile e per farlo abbiamo bisogno di speranza: affidarci a Dio e porre i nostri desideri nelle Sue mani ci dà la forza di rischiare e proseguire sulla nostra strada, senza accontentarci delle comodità di tutti i giorni. Abbandonare la tranquillità costa sforzo e ci fa paura, per questo Papa Francesco ha invitato noi giovani ad “alzarci dal divano” e camminare con Dio per realizzare i nostri sogni.

Abbiamo accolto la proposta del Papa e iniziato il pellegrinaggio verso Roma il 9 agosto; durante il viaggio abbiamo faticato, ma il percorso ci ha permesso di capire che con un po’ di determinazione e un buon gruppo di amici si può raggiungere qualsiasi obiettivo. Nel corso del cammino siamo stati ospitati prima a Ronciglione con gran gentilezza e disponibilità, quindi abbiamo proseguito a piedi per 25 kilometri verso Trevignano. Da qui abbiamo raggiunto il Circo Massimo dove abbiamo condiviso un momento di preghiera e di riflessione con Papa Bergoglio. Durante la notte tra l’11 e il 12 si è svolta la Notte Bianca della Fede, che offriva la possibilità di visitare varie chiese di Roma partecipando a esercizi di spiritualità. 

La domenica mattina tutti i pellegrini si sono riuniti in Piazza San Pietro per assistere alla Santa Messa e all’Angelus, in cui il Papa ci ha esortato a essere coerenti con il nostro credo facendo del bene sulla strada verso i nostri desideri.

Alla fine di questo pellegrinaggio, quindi, ci auguriamo di realizzare i nostri sogni e di continuare a “camminare nella carità e nell’amore”.

Emma e Gaia

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Pellegrinaggio a Roma 2018