Marcolini beato?

L’Associazione Amici Padre Marcolini chiede di avviare il processo diocesano per la causa di beatificazione dell’uomo dei miracoli sociali

Signore è la povertà che Tu mi mostri dappertutto; io mi volto. Perché mi fai vedere la povertà scritta dappertutto, perché mi sembra che Tu mi mandi continuamente a salutare da Madonna Povertà? Che cosa vuoi o Signore da me? Vuoi che diventi povero spogliandomi anche di quanto ho indosso? Oppure Ti basta la povertà di spirito. Signore, parla; il Tuo servo Ti ascolta.

Questo scritto del 22 dicembre del 1925 testimonia bene il dialogo continuo tra padre Ottorino Marcolini (1897-1978) e Dio.

Un confronto incessante, anche sulle scelte quotidiane, ben raccontato nel testo “Quaderni. Appunti e riflessioni personali” che riassume i diari personali di Marcolini dal 1924 al 1968.

L’Associazione. Nel novembre 2018, in occasione del 40° della morte del sacerdote della Pace, è stata costituita l’Associazione Amici padre Marcolini che riunisce le diverse realtà legate alla figura del sacerdote, tra queste la congregazione dei Padri Filippini della Pace. Presieduta da Giuseppe Nardoni, ha incominciato, con una lettera inviata anche al vescovo Pierantonio, a raccogliere molto materiale per far sì che si possa aprire il processo di beatificazione. “Le radici di questo spontaneo e condiviso desiderio si colgono − spiegano dall’Associazione − nella profondità del suo atteggiamento evangelico, che ammanta e alimenta tutte le attività sociali di cui lui è stato protagonista negli anni. Padre Marcolini ci ha insegnato, anzi dimostrato, che come dice il Vangelo, se l’uomo ha fede può smuovere le montagne. Nei suoi colloqui con Dio correva frequente la frase ‘liberami, o Signore, dall’orgoglio e dalla vanità’”.

La sua vocazione. A 31 anni l’ingegner Marcolini, direttore delle Officine Gas di Brescia, lascia la carriera per diventare sacerdote e mettersi al servizio del prossimo nella Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri. L’amore per il prossimo, chiunque esso sia, e l’ascolto prestato ai problemi che affliggono le persone lo spingono all’aiuto degli altri. All’inizio della Seconda guerra mondiale, Marcolini sceglie il fronte come cappellano militare e partecipa con gli Alpini alla campagna di Russia. Rinchiuso nei campi di concentramento, custodisce l’eucaristia e costruisce un piccolo presepio per festeggiare il Natale. Quando torna, trova un Paese distrutto e da ricostruire. E lui con le sue capacità non si tira indietro.

La città guardava sorpresa questo sacerdote che la metteva di fronte a una proposta che andava oltre il limite del possibile. Lo Spirito Santo che illumina la mente di quest’uomo rende possibile l’impossibile. Con un prestito di 5 miliardi di lire, propiziato dal Governatore della Banca d’Italia Carli, che solo sulla fiducia concede a padre Marcolini il necessario per iniziare, nel 1956, con 10 imprese artigiane, costruì il primo villaggio, denominato Violino. Allora bastava lo stipendio di un operaio per prenotare una casa!

Paolo VI, discepolo del Signore

L’omelia pronunciata dal vescovo Pierantonio Tremolada al Santuario del Divino Amore a poche ore dalla canonizzazione del beato Paolo VI

Il momento che abbiamo tanto atteso è arrivato. Siamo a poche ore dalla canonizzazione di Paolo VI, il papa della nostra terra bresciana. Domani sarà proclamato santo davanti al mondo, insieme ad altri uomini e donne che hanno dato una straordinaria testimonianza di fede.

I sentimenti che ci hanno accompagnato in questi mesi di attesa si mescolano in quest’ora vigiliare: sono sentimenti di lode e gratitudine, di sincera ammirazione, di comprensibile fierezza, di affettuosa familiarità. Paolo VI è stato un grande papa, che ha esercitato il suo formidabile compito da santo, cioè in modo esemplare. Nel suo ministero ha lasciando trasparire chiaramente la forza e la bellezza del Vangelo. Molti nella Chiesa sono già consapevoli della sua grandezza. Altri ancora, sempre di più, lo saranno negli anni a venire. È caratteristica propria della personalità di Paolo VI e della sua santità di non imporsi immediatamente ma di svilupparsi col tempo. Paolo VI crescerà, in stima, affetto e devozione.

Noi che siamo qui oggi possiamo però dire di lui qualcosa di unico, qualcosa che va considerato particolarmente suo e particolarmente nostro. Possiamo cioè ricordare qui, nella città di Roma che lo vide papa, i luoghi che egli ha frequentato da ragazzo, i luoghi della sua infanzia e giovinezza, luoghi cari a lui e a noi. Sono Concesio, Verolavecchia, Rodengo, Nuvolera, Ponte di Legno; sono il Santuario delle Grazie, il Santuario della Stella, la Pace, S. Bernardino in Chiari, l’Eremo di Bienno, l’Eremo di Monte Castello. Chi di noi non conosce questi luoghi? Ad altri questi nomi suonerebbero ignoti, ma non certo a noi. Sono i luoghi dove Paolo VI è stato, dove ha vissuto, dove è cresciuto, dove è passato. Sono i luoghi dove vivono tuttora molti di coloro che sono presenti a questa celebrazione e che lo saranno a quella di domani. Sono i luoghi del popolo di Dio che abita in terra bresciana. Ebbene, proprio questo popolo è oggi felice di riconoscere in Giovanni Battista Montini un proprio figlio e volentieri fa memoria del suo passaggio nella sua terra di monti, di valli, di laghi e di pianure.

Non siamo giunti impreparati a questo appuntamento. Abbiamo riempito l’attesa di preghiera e di meditazione. Ci ha accompagnato una bella immagine di Paolo VI: un potente raggio di luce illuminava il suo volto, lo faceva emergere da uno sfondo buio e ne faceva risaltare lo guardo mite e profondo. Una frase da lui scritta, molto efficace, campeggiava a commento: “Alla fine della mia vita vorrei essere nella luce”. Ora possiamo dire che questo suo desiderio si è avverato. Tra poco egli sarà davvero e per sempre nella luce. Lo sarà in verità più per noi che per lui. Egli, infatti, ha gustato la pienezza della vita dei risorti sin dal momento della sua dipartita. Noi invece solo ora ne abbiamo guadagnato piena e ufficiale consapevolezza. Solo ora lo possiamo annoverare con gioia tra i veri servitori di Dio, nostri amici e intercessori.

Paolo VI è stato uomo ricco di sapienza. Le parole che abbiamo ascoltato nella prima lettura di questa celebrazione eucaristica dipingono bene la sua figura di pastore e di maestro. “Pregai e mi fu elargita la prudenza – si legge nel Libro della Sapienza – implorai e venne in me lo spirito di sapienza … L’ho amata più della salute e della bellezza, ho preferito avere lei piuttosto che la luce … Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni, nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile”. Uomo del dialogo e della modernità, capace di leggere i segni dei tempi, Paolo VI ha dato alla Chiesa e al mondo una testimonianza straordinaria di amore per la verità e per l’umanità. È stato un uomo saggio e onesto. Illuminato e coraggioso. Ha guidato con straordinaria lungimiranza il Concilio Vaticano II, in costante ascolto dello Spirito santo, conducendolo alla meta del suo cammino.

Soprattutto Paolo VI è stato un discepolo del Signore. Conquistato da lui, dal suo volto e dalla sua rivelazione, egli lo ha seguito sino alla fine: “Cristo tu ci sei necessario – ha proclamato in una celebre suo discorso – Tu ci sei necessario per conoscere il nostro essere e il nostro destino, per avere il concetto del bene e del male e la speranza della santità, per ritrovare le ragioni vere della fraternità degli uomini, i fondamenti della giustizia, i tesori della carità, il bene sommo della pace”. Cristo, tu ci sei necessario! L’intera vita di questo grande testimone dimostra come egli abbia accolto con lo slancio totale del suo animo l’invito che è risuonato nell’odierna pagina evangelica: “Se vuoi essere perfetto, vieni e seguimi”. Come l’apostolo Pietro, anche Giovanni Battista Montini, il papa bresciano che sognava la civiltà dell’amore, ha potuto dire con verità: “Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. È stato un uomo dal cuore libero, realmente povero, purificato da un esercizio quotidiano di umiltà, ultimo di tutti mentre occupava il posto più alto. Non mancarono a lui le prove, e queste fecero di lui un vero uomo di Dio, un discepolo mite e tenace di Cristo. Egli seguì il suo Signore in piena fedeltà, salendo alla fine con lui sulla croce ed entrando nella gloria della risurrezione.

Forse anche per questo ebbe l’onore di chiudere il suo cammino su questa terra il giorno della Trasfigurazione del Signore. Lui che desiderava alla fine essere nella luce, fu accolto tra i santi nella festa che, insieme alla Pasqua, più richiama la luce: luce amabile e vittoriosa, luce che trionfa sulle tenebre, luce che rischiara il cammino, luce che dischiude il vero senso delle cose. Nella tua vediamo la luce – dice il salmo, pensando al mistero santo di Dio. Così fu per Paolo VI. Lo dimostrano le prime toccanti parole del suo testamento: “Fisso lo sguardo verso il mistero della morte e di ciò che la segue nel lume di Cristo, che solo la rischiara, e perciò con umile e serena fiducia. Avverto la verità che per me è sempre riflessa sulla vita presente da questo mistero e benedico il vincitore della morte per averne fugate le tenebre e svelata la luce”. Quale forza straordinaria assumono queste parole mentre le ascoltiamo in questo momento, a poche ore dalla canonizzazione di chi le ha pronunciate. Esse sono per noi una testimonianza e una consegna. Ci conceda il Signore di accoglierle in eredità, insieme con la dolce memoria di questo illustre figlio della Chiesa bresciana e della sua amata terra.