Il Battesimo pone in noi il seme della santità Catechesi battesimale

“Siate santi perché Io sono santo” – Continuiamo la catechesi battesimale, prendendo in considerazione i segni e i simboli all’interno del rito del battesimo.

Il Battesimo, come tutti i Sacramenti, prevede l’utilizzo di elementi materiali, di parole e canti, di gesti simbolici e segni non verbali che, tutti insieme, danno vita a questa celebrazione preziosa e imprescindibile nell’esistenza di un cristiano. 

Dio è intervenuto nella storia del suo popolo con fatti e parole. Allo stesso modo si è comportato Gesù. 

Anche la Chiesa nella celebrazione del battesimo agisce sia con parole e sia con gesti e segni concreti. 

Ecco come si svolge la liturgia battesimale.

La struttura della celebrazione presenta uno sviluppo dinamico che ha un suo significato: inizia con l’accoglienza del bambino alla porta della chiesa e termina all’altare. 

Sono previsti quattro momenti essenziali:

  1. Riti di accoglienza, che si esprimono con : saluto iniziale – dialogo celebrante e genitori con la richiesta del nome – segno della croce sulla fronte del bambino.
  2. Liturgia della Parola, che è composta da: Letture bibliche – Omelia – Preghiera dei fedeli – Invocazione dei Santi – Esorcismo e unzione pre battesimale. 
  3. Liturgia del battesimo, che si sviluppa in questo modo: Benedizione dell’acqua – Rinuncia a Satana e professione di fede – Battesimo per infusione dell’acqua o per immersione – Unzione con il sacro crisma – Consegna della veste bianca e del cero acceso – Rito dell’effetà.
  4. Conclusione all’altare con la preghiera del Padre Nostro e la Benedizione dei genitori e di tutti i presenti.

1. Riti di accoglienza

Il battesimo è la porta di ingresso nella comunità della Chiesa. Attraverso di esso veniamo accolti nel suo seno, rimaniamo incorporati in essa e facciamo parte della famiglia dei figli di Dio. Si tratta, quindi, di una «vocazione» e di una «convocazione»: da parte della comunità ecclesiale e per la comunità ecclesiale. «Noi tutti – dice S. Paolo – siamo stati battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo» (1 Cor 12,13). Nessuno è estraneo agli altri. Siamo tutti membra vive e contribuiamo a edificare il corpo della Chiesa. 

Ecco il significato del saluto e del dialogo iniziale tra il sacerdote e i genitori e padrini, alla presenza della comunità cristiana. I genitori, all’ingresso della chiesa, accolti dalla comunità cristiana, presentano il loro figlio con il suo nome proprio e chiedono al sacerdote di ammetterlo a far parte della Chiesa, assicurandola che, insieme ai padrini e sostenuti dalla comunità stessa, si impegnano a trasmettere al figlio la fede cristiana, che oggi per lui chiedono alla Chiesa come dono di grazia.

All’interno dei riti di accoglienza il sacerdote chiede ai genitori il nome del loro figlio.

Il bambino è designato con il suo nome, è riconosciuto come persona unica e diversa dalle altre, con una ricchezza di doni di cui Dio lo ha nutrito per arricchire la Chiesa.

Attraverso il nome ogni persona si differenzia dalle altre. Non è un numero interscambiabile. Il nome diventa parte integrante della sua identità. Nel suo nome è riassunta tutta la storia della sua vita.

“Ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni”(Is. 43,1): è la parola rivolta da Dio al profeta Isaia. Ciò vale anche per ciascuno di noi personalmente. 

“Quando Dio ti chiama per nome esprime con questo il fatto che per Lui sei importante. Davanti a Dio sei unico. Dio stesso ti ha creato. Tu gli appartieni. Nessun essere umano ha potere su di te. Dio riversa il suo amore divino nel tuo nome. Dio si rivolge a te, Dio ti conosce per nome, conosce il tuo cuore, sa che cosa provi. Ha una relazione individuale con te. Non sei solo uno tra i tanti. Sei unico. Per Dio hai un’importanza particolare: Egli è sostegno per la tua vita, qualcosa che costituisce le fondamenta su cui edificare la tua esistenza. Il nome con cui Dio ti chiama ti dimostra la tua inconfondibile dignità di essere umano.

Dio ha un progetto speciale per te. In te deve rifulgere la sua gloria. In te deve apparire un po’ della bellezza divina. 

Gesù non ha soltanto chiamato i discepoli per nome in un lontano passato, anche oggi pronuncia il tuo nome. Gesù ti conosce personalmente. 

Quando Gesù ti chiama per nome, nessuno ti può rapire dalla sua mano, nessuno ti può sciogliere dal tuo legame con Lui. La sua mano ti protegge, ti dona un riparo e ti sostiene” (A. Grun).

All’interno dei “Riti di accoglienza” il primo gesto compiuto sul bambino è il segno di una croce sulla fronte: il sacerdote, i genitori e i padrini tracciano sulla fronte del loro bambino un segno di croce. 

La «segnatura», la marchiatura dei beni e anche dell’uomo deriva da un’abitudine antichissima. Chi portava un segno, specie se un segno indelebile, apparteneva per sempre al suo padrone e proprietario, sottostava per sempre al suo potere e alla sua protezione.

Col segno di croce sulla fronte il battezzando viene dichiarato proprietà di Cristo; Lui, che è morto in croce ed è vittoriosamente risorto, nel battesimo prende possesso della persona. La croce tracciata sulla fronte sancisce una volta per tutte l’accoglimento del bambino nella famiglia di Dio. Come i genitori garantiscono la vita terrena dei loro figli, così Dio garantirà la loro salvezza. Il segno di appartenenza a Cristo non va perciò frainteso nel senso di un «segno di schiavitù»; coloro che sono stati segnati col segno di croce appartengono al Signore così come gli sposi si appartengono reciprocamente.

Il segno di croce è anche un segno di protezione. I genitori sanno per esperienza a quanti pericoli vada incontro un bambino. Egli ha bisogno di un protettore più ancora di un adulto. I genitori, segnando il loro figlio col segno di croce, lo affidano a colui che può salvare da tutti i pericoli e, particolarmente, da quelli del tentatore.

Il rito esprime, dunque, il sigillo di Cristo su colui che sta per appartenergli e significa la grazia della redenzione che Cristo ci ha acquistato per mezzo della sua croce. La Croce è il segno distintivo dei cristiani.

Dopo i riti di accoglienza, il sacerdote precede il corteo nel cammino verso l’altare, accompagnato dal canto.

Questo cammino è segno della vita qui sulla terra, che è un cammino, un pellegrinaggio gioioso di tutta la Chiesa incontro al suo Signore. E’ la gioia di un popolo che nella ferialità dei suoi giorni sa di essere accompagnato dallo spirito del Risorto, fin quando sarà giunto nella Terra promessa, che è il Paradiso, la pienezza della vita in Dio. L’altare diventa così il segno sacramentale di quella meta, perché rappresenta il Cristo che è “l’altare” su cui Egli stesso, che è anche il “sacerdote”, offre al Padre la “vittima sacrificale”, che è ancora Lui, per la salvezza dell’uomo.

Così, l’altare verso cui il corteo battesimale si incammina, rappresenta la meta della Chiesa e di ogni battezzato, chiamati a partecipare di quel banchetto pasquale, segno dell’eterno banchetto celeste, preparato per ogni salvato, nel Regno eterno di Dio.

Il battesimo è, così, l’ingresso in questo popolo di battezzati che cammina, cantando di gioia, perché attraverso i segni sacramentali offerti qui sulla terra ha la certezza di poter raggiungere la meta eterna: Gesù morto e risorto, che siede alla destra del Padre e ci prepara un posto nel suo Regno.

2. Liturgia della Parola

Sia quando il sacramento del Battesimo viene celebrato all’interno della Messa come al di fuori di essa è sempre contemplata la liturgia della Parola.  

Essa è costituita da: letture bibliche, omelia, preghiera dei fedeli, invocazione dei Santi, esorcismo e unzione pre-battesimale. 

Letture bibliche

Tutti i sacramenti fanno riferimento alla Parola di Gesù, che, per mezzo di segni e l’invocazione dello Spirito Santo da parte della Chiesa, compie oggi nell’intimo della persona e della Chiesa l’opera spirituale che i segni significano e donano la grazia propria di ogni sacramento, che è sempre dono di salvezza. Per questo ogni volta che si celebra un sacramento si fa precedere la proclamazione della Parola di Dio, perché senza di essa non c’è l’efficacia del sacramento. Così, perché nel battesimo la persona sia lavata dalla vita del peccato (dell’uomo vecchio) e rinasca alla vita nuova (l’uomo nuovo) in Dio, è necessario che venga invocato lo Spirito Santo sull’acqua con la preghiera della Chiesa e, pronunciando la parola di Gesù, venga versata l’acqua sul capo della persona dal ministro della Chiesa. Lo Spirito Santo, la Parola e il segno rendono “efficace” l’azione della Chiesa, cioè fanno sì che avvenga ciò che la parola dice e il segno esprime.

Quando il Battesimo viene celebrato all’interno della S. Messa, normalmente si proclama la Parola del giorno, generalmente della domenica; quando viene celebrato senza la S. Messa si possono scegliere le letture indicate dal Rituale Romano per la celebrazione del sacramento del Battesimo.

Invocazione dei Santi

Per mezzo del battesimo, il cristiano partecipa della santità stessa di Dio e, quindi, partecipa della comunione con tutti coloro che sono stati resi santi per mezzo dell’immersione battesimale. Per questo l’assemblea invoca i Santi, affinché siano loro a proteggere il bambino o l’adulto nel cammino che sta cominciando a intraprendere in seno alla Chiesa. Cammino di impegno, di coerenza e di testimonianza di fede, di speranza e di amore.

Unzione pre-battesimale con l’olio dei catecumeni

L’olio dei catecumeni è essenzialmente l’olio dell’atleta di Cristo. S. Ambrogio dice: “Arrivato al fonte, tu sei stato unto … come un atleta di Cristo, come se tu stessi per dedicarti a un combattimento in questo mondo”. Il Battesimo libera dal peccato e dal diavolo. Sul battezzando viene pronunciata la preghiera di esorcismo e successivamente viene unto con l’olio dei catecumeni. Quest’olio, applicato sul petto, è come uno scudo che respinge il demonio e difende la fede. E’ come uno strumento che prepara il futuro cristiano alla lotta della vita e gli dona coraggio e forza per resistere al male e al maligno. Dio sa, infatti, che il diavolo (colui che divide), il satana (il tentatore che, illudendo con proposte apparentemente alettanti, cerca di far imboccare la strada della morte) è come la presenza di un “leone ruggente, che si aggira cercando chi divorare” (1Pt 5,8-9); per questo ci dona i mezzi della grazia per “resistergli, saldi nella fede” (1 Pt 5,8-9). Questo olio è stato benedetto dal Vescovo nella Messa crismale del Giovedì santo e, perciò, è anche segno di piena comunione con la Chiesa locale, presieduta dal Vescovo, e con la Chiesa universale, il cui segno di unità è il Papa.

Il battezzato cerca il volto santo di Dio in ogni uomo e donna, suoi fratelli

“Siate santi perché Io sono santo” (Lv. 11,44) – Le tappe del nostro cammino di riscoperta del battesimo – 1

Cosa è il battesimo

  • Immersione: la parola “battesimo” deriva da una parola greca che significa “immersione”. Ancora oggi in alcune Chiese il battesimo si fa immergendo e facendo riemergere per tre volte dall’acqua la persona. Infatti il battesimo ci immerge nella morte (nel sangue) di Gesù per lavarci dal peccato e farci risorgere (riemergere dalla morte) con Lui a vita nuova, la vita dei figli di Dio che si apre all’eternità.
  • Sacramento: segno efficace e strumento attraverso cui Dio compie nell’oggi della storia di ogni uomo la salvezza. Gesù ha affidato alla Chiesa i sacramenti, che garantiscono, ogni volta che vengono da Lei celebrati, accompagnati dall’invocazione dello Spirito Santo, quella trasformazione che l’occhio umano non può vedere. Vedo un segno, ascolto la parola e sono certo che lo Spirito Santo opera ciò che la parola esprime e il segno significa. Nel Battesimo l’acqua purifica dal peccato e dona la vita di figli di Dio.
  • Il primo dei sette sacramenti che Gesù ha donato alla sua Chiesa per garantirle la grazia dello Spirito Santo, che opera nella Chiesa e in ogni battezzato. Ecco i sette sacramenti: Battesimo, cresima, eucaristia, penitenza, unzione degli infermi, ordine, matrimonio.

  • Il sacramento chiamato “porta della fede”: ci introduce nella Chiesa, nella quale possiamo ascoltare l’annuncio del Vangelo e, in libertà di spirito, aderirvi, sostenuti dalla grazia (gratuità dell’amore di Dio) che ci è offerta per avere la forza dello Spirito Santo di vivere da discepoli di Gesù e, in Lui, figli di Dio.
  • Il primo dei tre sacramenti dell’iniziazione cristiana. Gli altri due sono la Confermazione (o Cresima) e l’Eucaristia. Essi si chiamano della “iniziazione cristiana” perché “iniziano”, “introducono” la persona nella vita cristiana, cioè di discepoli di Gesù e figli di Dio. Il culmine di questo ingresso è l’Eucaristia, che raccoglie tutti i figli di Dio intorno alla tavola del Padre, come in una famiglia, per saziarli della Parola e del Pane: Gesù che dona la vita per noi e ci dona se stesso come cibo, perché possiamo essere trasformati in Lui. Il Battesimo inizia questo percorso di introduzione alla vita cristiana, che, poi, continua sostenuto dallo Spirito (Cresima) e si completa con l’Eucaristia, che porta a compimento l’appartenenza a Cristo e alla Chiesa. Al cristiano è chiesto di esprimere questa appartenenza attraverso la condivisione della mensa della Parola e del Pane (la S. Messa) ogni domenica, riunendosi con la comunità (La famiglia dei figli di Dio) intorno a  Cristo per alimentarsi di Lui e imparare a vivere il suo amore verso il prossimo, sostenuti dal suo nutrimento spirituale.
  • Sacramento della rigenerazione o rinascita a figli di Dio. Come la Madonna è madre di Gesù, avendo offerto il suo grembo verginale allo Spirito Santo, perché il Figlio di Dio venisse generato nella carne, così la Chiesa, per mandato di Gesù, è madre perché, attraverso l’annuncio del Vangelo e il battesimo degli uomini e delle donne che accolgono l’annuncio, li rigenera come figli di Dio e li aggrega alla famiglia del Padre celeste, a cui Gesù appartiene come il Figlio Unigenito, cioè Colui che non è “diventato” figlio, come chi viene battezzato, ma lo è dall’eternità. La Chiesa è “grembo materno”, fecondato dallo Spirito Santo, che fa fruttificare l’opera evangelizzatrice della Chiesa e i sacramenti che essa celebra nel nome di Gesù. E’ Lo Spirito Santo che apre i cuori al Vangelo e rende l’acqua battesimale capace di rigenerare a vita divina.
  • Alleanza d’amore sponsale. Dopo che l’umanità con il peccato ha rifiutato l’amore di Dio, Lui ha messo in atto una storia per cercare di ristabilire l’alleanza d’amore con l’uomo. Questa alleanza ha i lineamenti dell’amore sponsale: fedele, esclusivo, tenerissimo; ha le caratteristiche di un amore paterno: forte, solido, sicuro; ha i tratti di una dolcezza materna, viscerale, accorata. Da parte di Dio, il desiderio di alleanza è desiderio di comunione profonda, di intensa comunicazione di vita, di vera solidarietà, di piena condivisione. Questa alleanza viene conclusa nel sangue di Gesù, alla quale l’uomo, attraverso l’umanità di Gesù, sarà sempre fedele. Il battesimo immette il credente nella forza e nella grazia dell’alleanza. In tal modo a ciascuno è possibile instaurare un rapporto di vera intimità con Dio, una intimità quasi sponsale, tanto farci uno con Cristo. Ogni credente diventa “coniuge”, un alleato, un compagno di Dio nella fede, della Chiesa nella speranza, dell’uomo nella carità.
  • Orientamento all’Eucaristia.
    Il Battesimo non solo è condizione indispensabile per poter partecipare all’Eucaristia, ma ancor più il Battesimo si realizza in pienezza nell’eucaristia. I battezzati, infatti, sono stati inseriti nel corpo di Cristo: sia quello della Chiesa, sia quello eucaristico. L’Eucaristia ogni giorno nutre, ravviva, sostiene, rafforza l’unità del corpo ecclesiale in cui il battesimo ha incorporato i figli di Dio nati dall’acqua e dallo Spirito Santo “perché tutti siano una cosa sola” (Gv 17,21). Dunque, la mensa eucaristica è l’approdo naturale e permanente del cammino di fede iniziato col Battesimo. Qui, insieme, i cristiani rivolgono al Padre la preghiera che Gesù ha insegnato ai suoi come sintesi di tutto il Vangelo e come scuola di vita cristiana e che è stata consegnata nel Battesimo. Attorno alla mensa eucaristica brilla con maggior evidenza il volto paterno di Dio e su quella mensa Egli continua ad offrire con abbondanza i suoi doni.
  • Inizio del discepolato e della sequela.
    Il battesimo non è solo un “dono”, è anche un “impegno”, una “missione”. Col battesimo si diventa discepoli di Gesù, disposti a camminare dietro e Lui e con Lui; pronti ad imparare, ad accogliere, a donare, ad annunciare la gioia di appartenere a Gesù: ad essere “cristiani” (di Cristo). Questo cammino richiede volontà di imitazione del Maestro, per vivere secondo il suo stile di vita, nel pieno abbandono alla volontà di Dio, che non sempre corrisponde al nostro modo di pensare, di vedere e di giudicare. Seguire Gesù comporta e richiede uno stile di vita bello e buono secondo il Vangelo, fuggire il male, fare il bene, ricercare la bellezza che cattura il cuore e lo rende fresco, pulito, vivace e gioioso. Il battesimo, donandoci lo Spirito di Gesù, ci rende capaci di scoprire e contemplare nel volto di ogni uomo un fratello da amare, perdonare, aiutare, riabilitare … Di più: il battesimo ci fa scorgere nel volto di ogni uomo, soprattutto povero, ammalato, affamato, bisogno … il volto stesso di Gesù.

Battezzati per vivere la vita nuova da risorti

Nella seconda domenica di quaresima la liturgia ci ha proposto il meraviglioso brano della trasfigurazione di Gesù. Una visione mozzafiato, tanto che i tre apostoli presenti rimangono confusi, “imbambolati” diremmo noi: “troppo bello per essere vero!”; e non sanno cosa pensare, cosa dire, cosa fare. Pietro azzarda una proposta, ma “non sapeva quel che diceva”, commenta l’evangelista Luca. Eppure quello che vedono è la verità “più vera” di ciò che attende ogni uomo che voglia seguire Gesù: è la vita nella luce di Gesù, dove il bene, il vero, il bello risplendono per sempre… per l’eternità; e nessuno può più sciupare niente di ciò che Gesù ha toccato col suo amore oblativo.

Gesù vuole rendere certi, non solo i tre apostoli che ha condotto con sé sul monte, ma ogni uomo che voglia credere nel suo Vangelo e porre la sua fiducia in Gesù, figlio di Dio e figlio dell’uomo, che tutti sono chiamati a condividere quella “bellezza eterna”.

L’evangelista Luca afferma che Mosè ed Elia, apparsi accanto a Gesù, parlano del “suo esodo che doveva compiere a Gerusalemme”. Vuol dire che l’attuarsi della verità di quella visione paradisiaca richiede un cammino di “uscita” – esodo, appunto – nel quale non si possono saltare le tappe. Gesù si è immerso completamente nella nostra umanità – lo stesso suo battesimo nel Giordano ne è segno –, ma non si è lasciato avvelenare dalle acque malefiche del peccato in cui sguazzava l’umanità. Ha attirato su dì sé tutto il male e il peccato del mondo, ha effuso il suo profumo di vita attraverso l’amore che bagna, lava, piega, sana, sostiene, raddrizza, scalda, risuscita … confondendo così l’odore di morte che il maligno ha diffuso nel mondo. Ha inebriato il principe di questo mondo, consegnandosi alla morte, illudendolo così di vittoria. La morte di Gesù, in realtà, non è altro che il risultato di quel cammino di abbassamento che segna lo stile di Dio, che è umiltà, benevolenza, pazienza, amore oblativo … capace di sconfiggere anche la morte, in quanto la vera vita appartiene a coloro che la sanno donare per amore. Vince veramente non chi fa morire l’altro, ma chi lo fa vivere, perché così dimostra di amare la vita; e solo chi ama la vita può vivere veramente. E la vita è una: è Dio! Chi combatte contro la vita di qualcuno combatte contro Dio, in quanto ogni vita è sua. 

Illudendosi di avere vinto, il maligno ha cantato vittoria, ma Gesù al terzo giorno si mostra vivo e annuncia che la sua vittoria è per la vita degli uomini, mostrando così la verità di tutto quanto ha detto, fatto e vissuto. Da allora l’uomo conosce la via della vita e sa che passa anche attraverso la sofferenza, la malattia, il dolore, la lotta, la solitudine, la tentazione, la prova, la morte … ma sa che tutto questo è un “esodo”: un “uscire” gradualmente dagli acquitrini del male, del peccato e della morte per giungere alla vita nuova, di cui già è reso partecipe nel battesimo, ma che viene sempre avversata da colui che vorrebbe la rivincita sul Dio della vita, pur sapendo che la vittoria di Gesù è definitiva.

Ecco perché noi non dobbiamo avere paura! Piuttosto, ritorniamo spesso alle fonti della grazia – i sacramenti e la parola di Dio, offerti dalla Chiesa – che rinnovano in noi la vita ricevuta nel battesimo, e ci troveremo su quel monte a contemplare Gesù risorto, vivente, che ci mostra i segni della crocifissione e della morte per dirci che la risurrezione e la vita anche per noi sono il risultato dell’accettazione della volontà del Padre, in ogni momento e situazione, nel segno di quel battesimo che ci ha fatti figli suoi nell’Unigenito Figlio Gesù. Allora sentiremo risuonare nel nostro cuore l’Alleluia pasquale anche nei momenti più tristi e bui della nostra esistenza, pur se la nostra bocca non riuscisse ad esprimerlo, ma il nostro spirito si unirà al canto della Chiesa che, non solo a Pasqua, ma ogni domenica e ogni giorno celebra nella Messa la pasqua di Gesù e la nostra pasqua e canta l’Alleluia pasquale. 

Ritorniamo al Battesimo e ci troveremo sempre a fare Pasqua.

A nome di tutti i sacerdoti e delle suore, a tutte le famiglie e ad ogni singola persona l’augurio più sincero di riscoprire il proprio battesimo come fonte di ogni grazia per la vita, accompagnati da Cristo Risorto e Vivente in mezzo a noi e dentro di noi. BUONA PASQUA.

Dal cuore squarciato del tuo Figlio hai fatto scaturire per noi il dono nuziale del Battesimo

Nel racconto della Passione secondo il Vangelo di Giovanni ascoltiamo un passaggio significativo, che i padri della Chiesa hanno sempre letto con riferimento al Battesimo e all’Eucaristia: “uno dei soldati con una lancia gli (il riferimento è a Gesù crocifisso e morto) colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua”  (Gv 19,34). Nel commento a questo testo la Bibbia di Gerusalemme afferma che “il sangue (cfr le note a Lv 1,5 e a Es 24,8) attesta la realtà del sacrificio dell’agnello offerto per la salvezza del mondo (“il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”: Gv 6,51b), e l’acqua, simbolo dello Spirito, la sua fecondità spirituale. Per questo molti Padri hanno visto nell’acqua il simbolo del battesimo, nel sangue quello dell’Eucaristia e in questi due sacramenti il segno della Chiesa, nuova Eva”, nata dal costato aperto di Cristo, nuovo Adamo (cfr Ef 5,23-32): da qui l’umanità nuova. 

Ecco, dunque, da dove deriva al battesimo la capacità di generare figli di Dio: dal sacrificio di Cristo sulla croce. Egli, dice sempre il vangelo secondo Giovanni, “chinato il capo, consegnò lo Spirito” (19,30b) e, subito dopo, ecco l’acqua che esce dal suo cuore, come segno della fecondità dello Spirito, cioè della sua capacità di generare creature nuove, figli di Dio. E’ il soffio vitale che Gesù lascia nel mondo, mentre la sua vita riprende la forma divina, in modo che la sua offerta sia un dono perenne di vita per tutti gli uomini. Una vita che non si annulla nella morte, ma, passando attraverso la morte, si rigenera fin quando sia introdotta nella definitività della vita divina.

E questo è possibile perché “dal cuore squarciato del suo Figlio, il Padre ha fatto scaturire il dono nuziale del Battesimo” (così leggiamo nel prefazio del Battesimo): per un gesto estremo d’amore Gesù ha fatto di noi una cosa sola con Lui, come Lui è una cosa sola con il Padre; come nelle nozze, dove i “due diventano una sola carne”. Così, essendo Gesù una cosa sola con il Padre ed essendosi unito a noi per mezzo della sua incarnazione, che ha il suo sigillo nella morte e risurrezione, ci conduce alla piena comunione con il Padre, attraverso quel patto nuziale che è il sacramento del battesimo.

In quel patto Dio si impegna alla piena fedeltà, alla quale non verrà meno, avendoci dato in pegno il suo stesso figlio e avendo effuso su di noi lo Spirito, che ci rende consapevoli della nostra figliolanza e della paternità di Dio nei nostro confronti e ci dona la capacità di chiamare Dio col nome di Padre.

Ma essere e vivere da figli rimane sempre una nostra libera scelta. Neanche il battesimo, che pure ci dona il germe della santità divina (cioè la possibilità di vivere da “santi”, in quanto figli del “Santo”, in un cammino che ci avvicina sempre più a Lui) costringe la nostra vita. Tocca a noi scegliere ogni giorno se appartenere alla famiglia di Dio, accogliendo i doni di grazia che ogni giorno Dio ci fa, non per legarci a sé in quanto nostro benefattore, ma per offrirci, nella gratuità del suo amore, i mezzi necessari a vivere un cammino di santità, che perfeziona la nostra umanità e la rende sempre più simile a quella di Gesù, l’uomo perfetto, cioè l’uomo pienamente riuscito.

Credo che la quaresima di quest’anno possa essere un ottimo esercizio di conversione, cioè un cammino che ci fa ricomprendere il nostro battesimo come il dono più bello che Dio in Gesù ci ha offerto per dare pienezza alla nostra vita di uomini e di donne, riscoprendolo come dono che apre davanti a noi la via per una vita bella, che conduce alla pienezza della verità dell’uomo, come sublime creatura, nella quale Dio stesso “si compiace”, perché in lei vede riflessa la sua immagine, non più sbiadita, grazie alla perfezione e alla santità del suo Figlio Unigenito, nella quale pure noi ci specchiamo.

“Io sono la via, la verità e la vita” dice Gesù, offrendosi a noi. Nessuno può offrirci di più, nessuno può offrirci tanto, nessuno al mondo può anche solo avvicinarsi ad una simile offerta da fare all’uomo. Allora vale davvero la pena di “vendere tutto” … per fare spazio in noi all’Unico che può darci tutto, perché Lui è Tutto. 

Buon cammino.

Come vivono il battesimo le nostre comunità cristiane?

Progetto pastorale per l’anno 2018-2019

I tre consigli pastorali delle parrocchie di Leno, Milzanello e Porzano, in un lavoro di verifica si sono domandate l’importanza che ha per i singoli cristiani e per le nostre comunità il battesimo e come viene vissuto in rapporto alla vocazione alla santità a cui tutti i cristiani sono chiamati.

Dall’analisi sono emerse queste conclusioni.

La coscienza del dono e del valore del battesimo non è certo corrispondente al grandezza e all’efficacia che questo sacramento ha per la vita. Spesso si vive la fede cristiana per inerzia o per tradizione senza riferimento alla sua radice, alla sorgente che è, appunto, il battesimo. Forse per il fatto che si riceve da bambini e poi, seppur educati alla vita cristiana, non si fa più grande riferimento al battesimo, soprattutto in famiglia, ci si dimentica di quello che è la “porta della fede”. In alcune persone che, diventando adulte, fanno la scelta personale di continuare a vivere nella fede cristiana, avviene la riscoperta della fonte di questa fede: il Battesimo. E ne riscoprono la grandezza e gioiscono per la grazia ricevuta, offrendo agli altri una grande testimonianza di una fede che muove la vita.

La catechesi parrocchiale offre parecchi spunti per la ricoperta della fede battesimale, attraverso le varie tappe del cammino dell’iniziazione cristiana, che prevedono la rinnovazione della promesse battesimali; ma, purtroppo, non sempre le famiglie fanno risuonare nel loro ambiente l’eco di queste promesse. Si parla troppo poco di fedeltà alle promesse battesimali come via per una vita vissuta in pienezza, nella santità, appunto.

Che poi nel Battesimo sia contenuta la vocazione (chiamata) per tutti alla santità è coscienza di pochi. In generale si pensa che la santità sia per pochi privilegiati dalla grazia, non pensando che ognuno di noi nel battesimo riceve la “grazia santificante”, che è la gratuità dell’amore di Dio, che ci rende partecipi della vita di Lui che è il Santo e ci dona tutti i mezzi per rispondere a questa chiamata. Certo, ciò esige che si passi da una fede solo proclamata ad una fede vissuta, che ci rende uomini e donne in continuo ascolto della parola di Dio, in comunione con la Chiesa che ci offre gli strumenti per la santificazione (sacramenti e Parola) e ci accompagna nel cammino della vita e in ricerca della misericordia di Dio per fare esperienza del suo amore viscerale, che si manifesta soprattutto nel perdono e, a  nostra volta, offrirlo ai fratelli.

Purtroppo nel nostro vissuto cristiano c’è troppa incoerenza e superficialità. Del vangelo spesso prendiamo e accettiamo ciò che va bene a noi o la nostra interpretazione personale, senza un confronto serio con la comunità cristiana, che ha il mandato di annunciare nella piena verità il Vangelo.

Inoltre, a noi cristiani manca la certezza della verità del Vangelo di Gesù. A volte si sente dire proprio da noi cristiani che una religione vale l’altra, “l’importante è credere in qualcosa”. Ciò, spesso, per la paura di offendere chi non crede come noi. Ma se noi siamo dei veri cristiani, pur affermando che l’unico vero Dio è il Dio che si è rivelato in Gesù Cristo e solo in Lui c’è salvezza per tutti gli uomini, non solo non disprezziamo nessuna religione, ma in ognuna riconosciamo un serio cammino di ricerca di Dio e, quindi il desiderio della salvezza.

Infine, alcuni fratelli che abbandonano la pratica cristiana, si giustificano con la cattiva testimonianza che ricevono da alcuni che frequentano. Ma ci sono tanti che danno ottima testimonianza! Non sarà che questi, semplicemente, non hanno la volontà di prendere sul serio e con impegno la vita?

La nostra comunità cristiana accoglie con gioia cinque neofiti

I nuovi Cristiani battezzati da adulti nella Veglia Pasquale

Dopo due anni e mezzo di evangelizzazione e catechesi (nessuno di loro si è lamentato della lunghezza del cammino e degli incontri) cinque persone adulte sono ammesse ai sacramenti dell’iniziazione cristiana, che ricevono nella veglia pasquale. Il loro è stato un cammino semplice, condotto in forma famigliare e, a tratti, entusiasta per loro ed entusiasmante per chi li guidava.

Certamente la nostra comunità sarà arricchita dal loro ingresso e sollecitata al rinnovamento e a vivere con maggior spirito missionario l’appartenenza a Cristo nella sua Chiesa.

Ecco i nomi dei “neofiti”:

BREBIU BLEDAR e BREBIU VITRINA, di origine albanese, coniugati civilmente; hanno una bambina, Aurora, di quasi tre anni, battezzata; Bledar è in Italia da più di dieci anni ed è cartongessista, mentre Vitrina è in Italia da cinque anni ed è casalinga. Hanno compiuto la scelta di battezzare Aurora, quando loro stessi hanno deciso di intraprendere il cammino del catecumenato cristiano. Madrina di Vitrina è Mimma e padrino di Bledar è Valerio.

OLKHOVOSKA OKSANA, di origine Ucraìna, coniugata civilmente con Tiziano Rizzi, che è battezzato e lavora come autotrasportatore; hanno due bambine, entrambe battezzate; il 26 marzo hanno celebrato il matrimonio cattolico nella nostra parrocchia, secondo il modulo della “diversità di culto”. Oksana è commessa in un centro commerciale. Sua madrina è Cinzia.

EDDIKH ALI’ di origine marocchina, presente a Leno ormai da più di quindici anni; impegnato nel volontariato in Parrocchia con la Caritas, Nonsolonoi, commissione missionaria e collaboratore nella pulizia della chiesa. Suo padrino è Jones e sua madrina è Tullia.

OTASOWIE KINGSLEY, di origine Nigeriana, è presente in Italia come rifugiato insieme con la sua moglie, che è battezzato e i due bambini, che ricevono il battesimo con il papà nella veglia pasquale. Sono sposati con rito cattolico, secondo il modulo della “diversità di culto”. E’ cresciuto in ambiente cristiano, ma per motivi socio-religiosi, a causa dei continui spostamenti della sua famiglia, non è stato battezzato. Suo padrino è Renato, madrina della figlia Patrizia e del figlio Rosa.

Voglio ringraziare coloro che, a nome della comunità, hanno accompagnato i catecumeni e anche me nell’itinerario di preparazione all’evento della rinascita cristiana di questi nostri fratelli ed esprimo tutta la mia gioia per questo meraviglioso evento.

Riconosciamo la grandezza di Cristo Signore

8 gennaio 2017

Se siamo attenti alle parole che ascoltiamo nel Vangelo. anche questa sera ci accorgiamo come è Gesù che ha in mano la sua vita. É Gesù che conosce bene il progetto che padre gli ha messo nelle mani da compiere. Infatti l’evangelista dice che Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Non è stato un caso, neanche il battesimo. Si trovava a passare di là e visto che tutti andavano a farsi battezzare, anche lui si è messo in coda per farsi battezzare. Certo, poi con un grande senso di umiltà, eccetera. No Gesù ci va di proposito, prende lui l’iniziativa, perché quel gesto che lui compie è un gesto profetico di quanto è avvenuto e avverrà di lui.

Battezzare vuol dire immergersi o in questo caso, siccome si fa battezzare, si fa immergere e questa immersione rimanda a quell’altra più profonda immersione, quella della morte. Gesù deciderà anche allora di lasciarsi immergere nella morte perché poi lui uscendo dall’acqua ora, uscendo dalla morte poi, aprirà i cieli, chiusi dal peccato di Adamo ed Eva, dal peccato dell’umanità, li riapre, perché possa scendere dal cielo la potenza dello Spirito Santo, rinnovare quelle acque, quel sangue, perché possono ritornare a portare in vita per l’umanità. E quindi sì ha riaperto il passaggio fra terra e cielo, quel passaggio che era chiuso a causa del peccato dell’umanità. Quindi Gesù decide di compiere un gesto che non gli è proprio, perché lui è figlio di Dio, non ha bisogno di scendere nel Giordano a denunciare i suoi peccati, perché non ne ha. Lui, invece, scende nel Giordano, non tanto per denunciare su peccato, quanto per farsi carico di quel peccato che è dell’umanità. Per farsi carico di quella umanità che è schiacciata dal suo peccato e non riesce a uscire da quell’acqua tant’è la pesantezza del suo peccato. Quindi entra in queste acque che sono mortifere per l’umanità. Lui le rende invece purificate perché possano salvare questa umanità. Toglie il veleno del peccato da quell’acqua e vi mettere la grazia dello Spirito Santo, perché da quel momento per mezzo del battesimo, non battesimo di Giovanni, un battesimo di penitenza, di conversione, ma il battesimo di Gesù Cristo che è un battesimo di immersione nella sua morte, nella sua risurrezione, l’uomo e la donna possono ritrovare finalmente in quell’acqua non veleno di morte ma vita e vita eterna. Per fare questo Gesù deve diventare una cosa sola con l’umanità. Ce l’ha dimostrato nell’incarnazione, ce lo dimostrò ora nell’immersione del Giordano, assumendo su di sé questo questa umanità peccatrice, e poi ce lo dimostrerà nella pienezza, attraverso la sua crocifissione e morte in croce. Egli in questo modo mostra come entrerà in pieno nell’umanità, si fa una cosa sola con l’ umanità. Ecco perché in questa festa del battesimo di Gesù, l’antifona parla anche delle nozze, delle nozze di Cana in riferimento a quell’acqua che trasformata in vino, come in questo battesimo l’acqua è trasformata da mortifera in redentrice, perché Gesù, in questo giorno, in un certo senso sposa l’umanità, celebra le sue nozze con l’umanità, come sposo, l’umanità e la sposa, e assume della sposa tutto, perché diventa una cosa sola con la sposa, come avviene nel matrimonio. I due non saranno più due, ma una carne sola.

Ecco cosa fa Dio in Gesù per noi. Ci assume nella sua vita, diventa una cosa sola con noi, per trasformarci in lui. E la fedeltà di questo sposo, da allora sarà una fedeltà eterna. Nessuno più potrà sciogliere questo legame d’amore, queste nozze celebrate, perché lo sposo sarà sempre fedele. Potrà la sposa, e parliamo anche di ciascuno di noi, che fa parte di questa umanità, di questa Chiesa, sposa di Cristo, potrà, a volte allontanarsi dallo sposo, potrà guardare altrove e lasciarsi prendere dalla tentazione di altri idoli, che poi le diventano padroni e la schiacciano, la rendono schiava, ma lo sposo continuerà ad esserle vicino, con tenerezza, con misericordia, con prontezza di perdono, col desiderio di riaccoglierla, col desiderio di tirarla fuori dalle strette in cui si trova spesso causa del suo egoismo, della sua invidia, della sua gelosia, della sua superbia, della sua sfiducia nei confronti del suo sposo, della sua tentazione di dubitare dell’amore del suo sposo che è Gesù Cristo.

Quante volte anche noi abbiamo queste tentazioni e cediamo. Non siamo così sicuri che Gesù ci voglia veramente bene e a volte ci lasciamo andare. Cerchiamo altri amori che ci soddisfino in quel che noi chiediamo immediatamente, perché non ci sembra che il Signore risponda immediatamente ai nostri bisogni e ai nostri desideri, alle nostre richieste. Sembra che altrove si possa stare meglio e fare in fretta il cammino del successo che andiamo cercando, tranne poi accorgersi che siamo andati su strade che non portano a niente, e abbiamo impiegato il tempo, energie, danaro, abbiamo sprecato forze che non abbiamo più. A volte coloro che ci attraggono in altre direzioni ci svuotano però completamente di tutto quello che siamo e abbiamo e poi ci abbandonano sul ciglio della strada. Perché il loro interesse non è quello dell’amore gratuito di Gesù nei nostri confronti, il loro interesse è quello semplicemente di sfruttarci, di sfruttarci psichicamente, affettivamente, intellettualmente, economicamente, socialmente, e quando ci han sfruttato non han più bisogno di noi. Il nostro sposo anche quando noi siamo abbandonati, così secchi,  apparentemente almeno agli occhi dell’umanità inutili, senza più nessun senso alla vita, egli viene a ripescarci, perché lui è lo sposo fedele ed è fedele sempre, in qualsiasi situazione noi ci troviamo, anche di peccato grave, lui non ci lascia soli e dimostra il suo amore nel recuperare la nostra esistenza di vita e ridonare un senso profondo e rimetterci in sesto perché possiamo camminare ancora nella gioia di vivere nella pienezza d’amore e di condivisione con Cristo Signore. E siccome questa sposa, la sua sposa, è fatta di tante persone che siamo noi, abbiamo la fortuna di avere accanto a noi alcune persone che di tanto in tanto ci sollecitano, ci scuotono, ci aiutano a rialzare lo sguardo, ad aprire gli occhi, la mente e a ritrovare nella comunità stessa, la presenza di quell’amore che pensavamo di avere perduto.

E allora attraverso questa ripresa riconosciamo la grandezza, l’amore, la fedeltà di questo sposo che è Cristo Signore. Ecco, è la parabola del matrimonio cristiano, che diventa autentico sacramento del matrimonio mistico, dalle nozze mistiche, tra Gesù e la Chiesa. Il matrimonio cristiano celebrato nel sacramento fa proprio questo, diventa un segno a volte un po’ sbiadito, ma sa il Signore che noi siamo imperfetti, segno e strumento, quindi sacramento, segno efficace del più grande e vero amore sponsale che è quello di Cristo Signore. Ecco perché ci si sposa in chiesa. Qualcuno dice “ma cosa occorre sposarsi in chiesa? Tanto è lo stesso, cosa cambia?”. Uno che fa un ragionamento così vuol dire che di fede non ne ha proprio. Cosa cambia? Cambia l’essere della persona. Nel sacramento del matrimonio tu parli all’umanità attraverso la vita coniugale, voi parlate all’umanità, attraverso la vita coniugale di quell’amore profondo, sponsale di Dio per la Chiesa e per l’umanità. E soprattutto lo puoi fare perché sei sostenuta, tu coppia cristiana, da quell’amore primo sponsale che è quello di Cristo Signore per la sua umanità. Lui sposo, l’umanità sposa. E in questo sei sostenuta dalla capacità di superare i momenti più difficili perché, se è vero che è sacramento, la grazia ti sostiene che questo sacramento lo sia per sempre, sia capace di mostrare esternamente, anche nelle difficoltà, quella profonda comunione d’amore che esiste fra i coniugi, anche nei momenti difficili, tristi, duri, di infedeltà da parte dell’uno o dall’altra.

Il Signore di fronte alla nostra infedeltà non si spaventa, ma continua ad essere fedele. Ecco chiediamo a lui in questa domenica di rinnovare il nostro battesimo nel quale siamo entrati anche noi in questa sponsali e viverlo con intensità di vita.

Mi fido della Parola che mi hai mandato

18 dicembre 2016

Paolo, l’apostolo che ci ha parlato nella seconda lettura, ci dice che lui è “apostolo per chiamata”, per vocazione. É stato scelto da Dio per annunciare il suo Vangelo; ma dice: anche noi siamo chiamati. Chiamati ad essere discepoli del Signore Gesù, e quindi anche in noi c’è questa vocazione. E questa vocazione è per tutti gli uomini e per tutti i popoli. Non è solo per chi è nato in una famiglia cristiana, e quindi viene battezzato da piccolo ed è chiamato a vivere dentro la Chiesa, ascoltando il Vangelo di Gesù cristo; anche coloro che non hanno avuto la grazia di nascere in una famiglia cristiana, anch’essi sono chiamati a partecipare del Regno di Dio.

La Chiamata è universale, per tutti i popoli. Ecco perché questa sera cinque dei nostri fratelli, che sono arrivati nelle nostre terre per vari motivi, per lavoro, per ricongiungimenti familiari, per altro ancora, avendo sentito l’annuncio del Vangelo del Regno di Dio, hanno deciso di mettersi in cammino, il catecumeno è un cammino, per imparare ad incontrare questo Signore che è rivelato nel Vangelo, e diventare cristiani, ricevendo i Sacramenti dell’iniziazione: Battesimo, Cresima, Riconciliazione ed Eucarestia. Essi hanno potuto sentire l’annuncio del Vangelo forse inizialmente per la testimonianza di qualche cristiano, ed attratti dalla vita di qualche cristiano, o della comunità cristiana, han chiesto a questa comunità di poter sentire la narrazione del Vangelo, poter entrare nel contesto di questo annuncio per valutare la propria vita davanti a questa proposta di Gesù. E dopo aver ascoltato, dopo il primo momento del catecumenato che è l’evangelizzazione, hanno deciso di chiedere alla Chiesa nella persona del sacerdote che la presiede, ma poi nella persona del vescovo, perché dopo questo inizio ci sarà l’elezione che viene fatta dal vescovo in Cattedrale, hanno deciso di chiedere alla Chiesa di poter ricevere il Battesimo ed entrare nel contesto della vita cristiana. Ecco sono stati chiamati da questa Parola che loro hanno sentito annunciare attraverso la testimonianza cristiana e poi attraverso la proclamazione che vien fatta dalla Chiesa, e questa sera in modo ufficiale sono introdotti nell’ascolto di questa Parola, cosicché anch’essi possano lasciare che la Parola pian piano li plasmi come discepoli del Signore, come figli di Dio per adozione, e lo saranno  per mezzo del Battesimo. E lasciando spazio allo Spirito del Signore che già opera in loro anche se non hanno ancora ricevuto il sacramento, potranno imparare a vivere da cristiani.

Vogliamo sperare che lo imparino anche grazie alla nostra testimonianza, così come i primi cristiani l’hanno imparato dalla testimonianza di Maria e Giuseppe, i due personaggi che incontriamo nella pagina evangelica e che dicono al Signore “Sì, mi fido della Parola che mi hai mandato e mi affido a te”. La fede è questo, fidarsi di Dio sapendo che ci vuole veramente bene, che ci ama davvero, e ce l’ha dimostrato sacrificando il suo Figlio per amore nostro. E questo Figlio ce aha dimostrato obbedendo al Padre e accogliendo la vocazione e la missione di essere il Redentore, anche se questa missione gli ha chiesto di svuotarsi della gloria che aveva presso il Padre, venire a mescolarsi con la nostra umanità debole, fragile, e offrire la sua vita in sacrificio per noi. Questa offerta della vita poi è diventata trionfo d’amore nella resurrezione. Ebbene Maria e Giuseppe ci dicono “val la pena di fidarsi” di Gesù Cristo e della comunità cristiana, anche se è debole perché è fatta di noi, uomini e donne deboli, ma in essa opera la grazia di Dio, e nonostante la sua debolezza, Dio trionfa sempre col suo amore. Un amore meraviglioso, che trasforma la vita degli uomini, e che offre agli uomini la tenerezza di un Dio padre che ha il cuore di madre. Ecco anche il senso del Natale. Noi nel Natale riceviamo questo dono meraviglioso, di un Dio che si abbassa fino a noi per farsi una cosa sola con noi, affinché anche nella debolezza noi scopriamo che val la pena vivere, perché la vita è un dono di Dio, e Lui non la lascia perdere mai.

Ecco allora ringraziamo questi fratelli che con questo rito dicono la decisione ferma di entrare a far parte della nostra comunità attraverso i sacramenti dell’iniziazione cristiana, che noi conferiremo a loro nel Sabato santo, quando celebreremo la risurrezione del Signore.

Il ruolo dei padrini/madrine nei battesimi

Il Battesimo rischia di essere celebrato all’insegna della formalità e della contraddizione. Spesso si ha l’impressione che si pronuncino dei , dei rinuncio e dei credo soltanto perché così prevede il rito, senza preoccuparsi più di tanto della coerenza. Ciò capita soprattutto con i padrini, sovente scelti con criteri che hanno poco a che fare con la fede cristiana e la tradizione autentica della Chiesa. C’è, infatti, chi ritiene i padrini dei semplici testimoni, come nel Matrimonio, dove prevale l’aspetto giuridico.

 Così può succedere che i padrini siano scelti come persone che ci rappresentano, anziché essere l’espressione di una Chiesa che si preoccupa di crescere nella fede i suoi figli. Uno svuotamento di questa figura che ha condotto alcuni a porsi qualche interrogativo e a concludere drasticamente ed erroneamente per l’abolizione dei padrini.

 Alla luce della tradizione, il padrino è così chiamato perché il suo compito è di esprimere la Chiesa, che genera e accoglie i suoi figli. Per questo il padrino (o madrina) è descritto dalle norme per il Battesimo di un adulto come «delegato della comunità locale. È suo compito mostrare con amichevole familiarità al catecumeno la pratica del Vangelo nella vita individuale e sociale, soccorrerlo nei dubbi e nelle ansietà, rendergli testimonianza e prendersi cura dello sviluppo della sua vita battesimale».

Qualità che sono richieste anche per il Battesimo di un bambino, pur tenendo conto della diversa situazione. Infatti, dopo aver ricordato ai genitori l’impegno che si assumono per far crescere il loro figlio nella fede, nell’osservanza dei comandamenti e nell’amore del prossimo, il celebrante si rivolge ai padrini con queste parole: «E voi, padrino o madrina, siete disposti ad aiutare i genitori in questo compito così importante?». La risposta affermativa non intende essere una formalità.

Il rito prevede che i padrini traccino un segno di croce sulla fronte del bambino; gesto che, insieme ai genitori, impegna a instaurare con il battezzato un rapporto di testimonianza cristiana. I padrini devono fare con i genitori la professione di fede e con loro manifestare anche la volontà a far battezzare il bambino.

 Infine, consegnando la fiamma del cero pasquale, il celebrante dice: «A voi, genitori, e a voi, padrino e madrina, è affidato questo segno pasquale, fiamma che sempre dovete alimentare. Abbiate cura che il vostro bambino, illuminato da Cristo, viva sempre come figlio della luce; e perseverando nella fede, vada incontro al Signore che viene, con tutti i santi, nel regno dei cieli».

 Il Battesimo non è una “cerimonia” mondana; non è un rito della cosiddetta “religione civile” per sacralizzare la nascita. È un sacramento della fede e i padrini ne sono garanti, non figure ornamentali.

IL PADRINO/MADRINA NEL DIRITTO CANONICO

Can. 874 – §1. Per essere ammesso all’incarico di padrino, è necessario che: 1) sia designato dallo stesso battezzando o dai suoi genitori; 2) abbia compiuto i sedici anni; 3) sia cattolico, abbia già ricevuto la confermazione, il sacramento dell’Eucaristia e conduca una vita conforme alla fede e all’incarico che assume; 4) non sia irretito da alcuna pena canonica legittimamente inflitta o dichiarata; 5) non sia il padre o la madre del battezzando.

§2. Non venga ammesso un battezzato che appartenga ad una comunità ecclesiale non cattolica, se non insieme ad un padrino cattolico e soltanto come testimone del battesimo.