La Forza di Raccontare

Hai mai desiderato che un giorno sia tutto per te? Dove quello che sogni e quello che vivi sono la stessa cosa nello stesso istante? Dove l’attesa e il dono si incontrano e il tempo lascia lo spazio all’amore. Chissà!

Magari quel giorno verrà e quando sarà arrivato sono certo che ti chiederà una cosa: ti chiederà di volare sulla tua voce, di danzare sulle tue parole perché diventino musica agli orecchi di quanti le avranno ascoltate. Ti accorgerai che il tuo racconto, come ogni racconto, sia esso fiero oppure tremolante, sarà capace di dare al tuo cuore la temperatura che il suo segreto racchiude. Mentre ti riveli, ti sarà rivelato l’amore indissolubile tra il raccontare e l’essere ascoltati.

La nostra gioia o la nostra consolazione non sono mai piene finché non trovano qualcuno a cui potersi raccontare e allora quello che dici può costruire dei ponti che colmano le distanze delle solitudini fino a creare legami che superano la nostra temporalità. Mentre ci raccontiamo e ci ascoltiamo, noi ci apparteniamo e non è vero che poco importa se abbiamo poco da dire o lo diciamo nel modo sbagliato. Quello che ci diciamo ha il potere di orientare le nostre strade, di suscitare la fiducia che amplia il nostro orizzonte o il timore che paralizza i nostri passi. Nel nostro raccontarci, ancora, c’è una ricerca a volte decisa ma altre, addirittura inconsapevole, che vuole, però, portarci sempre verso casa. Una casa che tanto desideriamo ma troppo spesso è disabitata oppure la abita qualcun altro che misteriosamente appare più forte di noi e che non ci vuole o ci desidera in modo sbagliato.

Allora, i nostri discorsi, per quanto veri, hanno bisogno di una luce che illumini il buio di un mistero che avvolge ciò che siamo e ci tolga dalla trappola di un’esistenza che da sola, non descrive la nostra originalità. Abbiamo bisogno della voce di Dio, della sua Parola. La sola capace di varcare il tempo e di rimanere sempre se stessa. Abbiamo bisogno che questa Parola vesta i nostri linguaggi e riecheggi nei nostri racconti. Nel Natale, Dio sceglie il linguaggio della presenza che alla fine è l’unico che conta; l’unico che riconosce la nostra importanza, il valore della nostra unicità e che dice: desiderio di futuro. Mettiamoci in ascolto del suo racconto, così che avremo molto da dire.

Buon Natale!

E venne ad abitare in mezzo a noi

L’anno solare sta per finire e quello pastorale è appena iniziato, è un buon periodo per fare il punto della situazione sullo stato del gruppo comunicazione.

Negli ultimi due mesi abbiamo effettuato diversi aggiornamenti al sito, sia grafici che strutturali. La home page è stata pensata per essere una sorta di copertina in stile magazine e mostrare gli articoli più interessanti del periodo; stiamo pian piano sostituendo (quando possibile) i loghi e le immagini con gli equivalenti vettoriali, per rendere le pagine più leggere e veloci da caricare e fare in modo che tutto sia nitido anche sugli schermi ad alta risoluzione e retina; tutti gli articoli hanno ora una firma: tra i metadati sotto il titolo e di seguito al corpo dell’articolo è riportato l’autore, con il collegamento alla pagina che contiene tutti gli articoli che ha scritto; stiamo potenziando la presenza sui social: da poco abbiamo aperto un account su Instagram, abbiamo integrato alcune funzionalità di Facebook e Twitter in modo da sfruttare alcune nuove funzionalità (l’immagine dell’articolo, il nome dell’autore ed eventualmente il collegamento al profilo quando viene condiviso un link) e abbiamo potenziato il nostro bot su Telegram: per ora invia un messaggio ogni volta che vengono pubblicati un articolo o una galleria fotografica, ma nella prima parte del prossimo anno contiamo di aggiungere altre possibilità, come il recuperare gli articoli in base alle categorie, agli autori, recuperare i dati meteo in tempo reale dalla stazione presente in Oratorio (della quale è stata aggiornata la pagina) o magari, perché no, recuperare un articolo a caso dall’archivio.

Iscriviti al bot su Telegram!

A proposito dell’archivio, sono in arrivo molte novità…

Ciò che forse ha macinato più strada è però ORATube, il nostro canale video su YouTube. Oltre al costante miglioramento della qualità dei video e ad una leggera svecchiata alla grafica, abbiamo riadattato una stanza al fine di usarla come studio di registrazione (in realtà la stanza non è in esclusiva per i video, sarà usata anche per fotografie, messaggi audio, e in generale qualsiasi cosa collegata alla comunicazione). É stato uno sforzo non indifferente, tra tutte le variazione che abbiamo fatto al piano originale per far fronte alle esigenze che man mano nascevano, ma siamo in dirittura d’arrivo con gli ultimi dettagli e ci tengo a ringraziare chi ha contribuito alla trasformazione.

Un’ultima nota sugli aggiornamenti: ho inserito sparsi in tutto il sito degli easter egg. Cercateli, e se doveste trovarne uno contattateci, chissà…

Colgo l’occasione anche per invitare chiunque volesse dare una mano, entrare a far parte del gruppo comunicazione o semplicemente fosse curioso a contattarci: fa sempre piacere avere una testa e un paio di mani in più per confrontarsi e proporre novità o per migliorare quello che già c’è.

Gruppo comunicazione dicembre 2016

Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.
Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l’hanno accolto.
A quanti però l’hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio.

Buon Natale!

I ragazzi del gruppo comunicazione

Mi fido della Parola che mi hai mandato

18 dicembre 2016

Paolo, l’apostolo che ci ha parlato nella seconda lettura, ci dice che lui è “apostolo per chiamata”, per vocazione. É stato scelto da Dio per annunciare il suo Vangelo; ma dice: anche noi siamo chiamati. Chiamati ad essere discepoli del Signore Gesù, e quindi anche in noi c’è questa vocazione. E questa vocazione è per tutti gli uomini e per tutti i popoli. Non è solo per chi è nato in una famiglia cristiana, e quindi viene battezzato da piccolo ed è chiamato a vivere dentro la Chiesa, ascoltando il Vangelo di Gesù cristo; anche coloro che non hanno avuto la grazia di nascere in una famiglia cristiana, anch’essi sono chiamati a partecipare del Regno di Dio.

La Chiamata è universale, per tutti i popoli. Ecco perché questa sera cinque dei nostri fratelli, che sono arrivati nelle nostre terre per vari motivi, per lavoro, per ricongiungimenti familiari, per altro ancora, avendo sentito l’annuncio del Vangelo del Regno di Dio, hanno deciso di mettersi in cammino, il catecumeno è un cammino, per imparare ad incontrare questo Signore che è rivelato nel Vangelo, e diventare cristiani, ricevendo i Sacramenti dell’iniziazione: Battesimo, Cresima, Riconciliazione ed Eucarestia. Essi hanno potuto sentire l’annuncio del Vangelo forse inizialmente per la testimonianza di qualche cristiano, ed attratti dalla vita di qualche cristiano, o della comunità cristiana, han chiesto a questa comunità di poter sentire la narrazione del Vangelo, poter entrare nel contesto di questo annuncio per valutare la propria vita davanti a questa proposta di Gesù. E dopo aver ascoltato, dopo il primo momento del catecumenato che è l’evangelizzazione, hanno deciso di chiedere alla Chiesa nella persona del sacerdote che la presiede, ma poi nella persona del vescovo, perché dopo questo inizio ci sarà l’elezione che viene fatta dal vescovo in Cattedrale, hanno deciso di chiedere alla Chiesa di poter ricevere il Battesimo ed entrare nel contesto della vita cristiana. Ecco sono stati chiamati da questa Parola che loro hanno sentito annunciare attraverso la testimonianza cristiana e poi attraverso la proclamazione che vien fatta dalla Chiesa, e questa sera in modo ufficiale sono introdotti nell’ascolto di questa Parola, cosicché anch’essi possano lasciare che la Parola pian piano li plasmi come discepoli del Signore, come figli di Dio per adozione, e lo saranno  per mezzo del Battesimo. E lasciando spazio allo Spirito del Signore che già opera in loro anche se non hanno ancora ricevuto il sacramento, potranno imparare a vivere da cristiani.

Vogliamo sperare che lo imparino anche grazie alla nostra testimonianza, così come i primi cristiani l’hanno imparato dalla testimonianza di Maria e Giuseppe, i due personaggi che incontriamo nella pagina evangelica e che dicono al Signore “Sì, mi fido della Parola che mi hai mandato e mi affido a te”. La fede è questo, fidarsi di Dio sapendo che ci vuole veramente bene, che ci ama davvero, e ce l’ha dimostrato sacrificando il suo Figlio per amore nostro. E questo Figlio ce aha dimostrato obbedendo al Padre e accogliendo la vocazione e la missione di essere il Redentore, anche se questa missione gli ha chiesto di svuotarsi della gloria che aveva presso il Padre, venire a mescolarsi con la nostra umanità debole, fragile, e offrire la sua vita in sacrificio per noi. Questa offerta della vita poi è diventata trionfo d’amore nella resurrezione. Ebbene Maria e Giuseppe ci dicono “val la pena di fidarsi” di Gesù Cristo e della comunità cristiana, anche se è debole perché è fatta di noi, uomini e donne deboli, ma in essa opera la grazia di Dio, e nonostante la sua debolezza, Dio trionfa sempre col suo amore. Un amore meraviglioso, che trasforma la vita degli uomini, e che offre agli uomini la tenerezza di un Dio padre che ha il cuore di madre. Ecco anche il senso del Natale. Noi nel Natale riceviamo questo dono meraviglioso, di un Dio che si abbassa fino a noi per farsi una cosa sola con noi, affinché anche nella debolezza noi scopriamo che val la pena vivere, perché la vita è un dono di Dio, e Lui non la lascia perdere mai.

Ecco allora ringraziamo questi fratelli che con questo rito dicono la decisione ferma di entrare a far parte della nostra comunità attraverso i sacramenti dell’iniziazione cristiana, che noi conferiremo a loro nel Sabato santo, quando celebreremo la risurrezione del Signore.

MERRY CHRISTMAS o buon Natale? BUON NATALE o merry Christmas?

Quale delle due espressioni sento di più mia?
Le sento parte di me in egual misura!
Ho più nostalgia del “Buon Natale” dalla mia infanzia fino all’età di 26 anni, quando partii per gli Stati Uniti, e dell’espressione “Merry Christmas” per l’età adulta fino ad oggi. I due mondi hanno qualche somiglianza se si parla dal punto di vista cristiano. Questo si traduce nella “Messa di mezzanotte” per i cattolici e un “servizio liturgico” per altre fedi. Se lo si considera puramente come “periodo natalizio” o “public holiday” si trovano delle somiglianze anche in Italia “importate” dagli States.
Ecco come è vissuto il “Christmas” nelle sue varie espressioni.

La musica

Le melodie natalizie (canti, canzoni, musica) incominciano molto presto in novembre e per quasi due mesi, fino al 1° gennaio, creano un clima speciale e mette la gente in uno stato mentale di pace e altruismo. Basta vedere l’esercito della Salvation Army postato davanti ai negozi e nei centri commerciali suonando il campanellino richiamando la gente a mettere qualche dollaro nel loro recipiente. Tante canzoni natalizie in Inglese sono ormai comuni anche qui da noi. Una attività molto importante e bella è il “carolling”. Gruppetti di persone vanno nei centri per anziani e nelle prigioni a cantare canzoni di Natale e augurando “Merry Christmas” and “Happy New Year”.

Albero di Natale – Christmas tree

Ora è parte integrante anche in Italia. Quando ero ragazzo non c’era. Avevamo solo il presepio. Negli States non si usa fare il presepio in pubblico o su terreno pubblico dovuto alla separazione tra Chiesa e Stato. C’è di solito solo la scena della natività in chiesa o su terreno privato. Negli States l’albero regna supremo ovunque all’aperto e in casa e in Chiesa. La decorazione dell’albero diventa una attività di tutta la famiglia. Tutti devono averne uno, fosse anche uno simile a quello di Charlie Brown, il che vuol dire striminzito e con poche decorazioni e luci. Il Presidente accende l’albero ufciale posto davanti alla Capitol Hill (congresso). Ora anche il Papa accende l’albero posto in piazza San Pietro, accanto al presepe.

camino albero natale

Luci – Lights

Gli americani ne vanno pazzi ed è una vera “celebrazione di luci e colori”! Le case sono completamente decorate dentro e fuori, persino i lawns davanti alle case hanno luci e decorazioni. Mi ricordo ancora molto bene il mio primo “viaggio tra le luci”. Ero appena “sbarcato” a New York dalla Michelangelo. Era il dicembre 1965. Arrivati a Boston mi portarono, la sera stessa, a vedere Boston in the lights . Il bianco della neve, caduta abbondante, e le luci così variopinte and ashing: che spettacolo! Un continuo “oh” usciva dalla mia bocca… mai visto uno spettacolo di luci così intenso e perfetto!

Santa Claus – Babbo Natale

È la figura che rappresenta il Natale negli States. Sarebbe la nostra santa Lucia, Befana e Gesù Bambino. Questo signore “barbuto, panciuto e sornione” con il suo famoso” oh, oh, oh…” è la gioia dei piccoli. Egli regna sovrano nei centri commerciali e sul suo trono dà “udienza” ai piccoli con tanto di foto e dolciumi. I più piccoli a volte piangono impauriti. La foto con Santa Claus diventa poi o un calendario oppure la “cartolina natalizia” della famiglia mandata assieme a una lettera riassuntiva degli avvenimenti più importanti dell’anno, nonostante l’era internet, twitter ed email… Diventa il periodo più impegnativo della poste americane!

Cibo – Food

La cena di “christmas eve” e il pranzo di “christmas day” sono molto celebrati come da noi con cibo a non finire. Il posto d’onore per il christmas day è riservato al tacchino anche a Natale in molte famiglie anche se lo è invece di obbligo al thanksgiving, celebrato il 4° giovedì di novembre. Ogni famiglia poi aggiunge specialità delle loro origini. Sulle tavole americane non c’è il panettone come da noi. Si trovano invece il “christmas pudding, l’eggnog and the mince pie” e tanti altri dolci a secondo delle origini di famiglia . Il panettone lo possono trovare le famiglie di discendenza italiana nelle grandi città delle coste atlantiche e pacifiche.

In conclusione, sia di qua che di là dall’oceano lo spirito gioioso, sereno, altruistico almeno per questo periodo sembra esserci. La nascita di Gesù rimane tuttavia una “scoperta” e un “incontro” da viversi personalmente sia di quà che di là dell’oceano. Però nello spirito del Natale ci stà anche tutto il resto e lo “decora” bene.

MERRY CHRISTMAS E BUON NATALE! BUON NATALE E MERRY CHRISTMAS!!

La morte e la nascita

“Dolcetto o scherzetto?” Quattro dolcissimi visi di bimbe mi interpellano sul cancello di casa. Poco distanti, ma ben visibili, due mamme sorvegliano la situazione. È iniziata la notte di Halloween: la notte che, fra zucche, dolcetti, dall’aspetto piuttosto macabro, maschere di scheletri e di fantasmi, ha la pretesa, così almeno è la narrazione, di esorcizzare la paura della morte.

L’altro giorno, mi reco a casa di un’amica, per l’ultimo saluto ed una preghiera a suo padre, mancato quasi improvvisamente. Intorno alla bara fiori e ceri, ma quel foglio, appoggiato ai piedi della salma, mi attira e mi commuove. Le nipotine, a grandi lettere riempite di colori vividi, salutano il loro nonno. Vita e morte si intrecciano e i bambini ce lo insegnano. Mi chiedo se non sia più reale e naturale, più formativo e più consono alle nostre tradizioni, far vivere ai bambini gli eventi della vita, tristi o felici che siano, così come si presentano, senza forzature. Halloween? Non ho nulla contro, salvo che da noi, non conoscendone lo spirito di fondo e la tradizione, non mi sembra altro che un pretesto per una festa in più e l’occasione propizia per commerciare quei prodotti che ho sopra menzionato, perfettamente in linea con la nostra società dei consumi.

Ma più di questo, e so di ripetermi, non mi spiego l’entusiasmo per tradizioni che non ci appartengono e non tuteliamo abbastanza le nostre. Il Natale è alle porte, ma il suo vero e profondo significato va spegnendosi. Non si spengono certo le luci delle sue suggestive e sempre più raffinate coreografie. I regali, i festoni non possono mancare… Stiamo così perdendo la sua essenza: quel racconto affascinante della nascita di un bambino molto speciale che ai nostri bambini e nipotini non raccontiamo più. Accampiamo, per questo, diverse motivazioni che hanno più il sentore di alibi, perché non si è mai sentito che, festeggiare la nascita di un bimbo, abbia mai offeso qualcuno.

Buon vero Natale a tutti!

Rallegrati, piena di grazia!

L’angelo rivolgendosi alla Madonna la saluta con quel meraviglioso appellativo: non la chiama per nome, le dice rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te.

Che significato ha questo saluto? Anche alla Madonna se lo domanda, si domandava che senso avesse un saluto come questo. E l’angelo di fronte al turbamento di Maria vuole spiegarle, e glielo spiega chiedendo a lei ciò che sta accadendo: lei deve gioire, rallegrarsi perché il Signore ha dato un senso grande alla sua vita e l’ha preparata ad essere grembo accogliente per il Figlio di Dio. L’ha preparata facendo sì che neanche il suo corpo potesse essere toccato da quello che è il retaggio del Peccato Originale.

E come ha fatto? Ha anticipato in lei i meriti di Gesù Cristo, il quale con la sua incarnazione morte e risurrezione ci ha liberato dal peccato, dalla schiavitù di questo peccato e di questo retaggio originale, e ci ha dato la possibilità di rimanere aperti alla grazia di Dio. Maria si trova in questa situazione: è grembo aperto a ricevere il Figlio di Dio perché è tutta bella, piena di grazia, piena della gratuità dell’amore di Dio; e diceva il vescovo questa mattina nel rito di ammissione celebrato nella messa tra i candidati al presbiterato e al diaconato in cui c’era il nostro Nicola Mossi, diceva che la grazia è la differenza tra chi è cristiano e non lo è, nel senso che questa gratuità dell’amore di Dio che noi riceviamo per mezzo del battesimo ci aiuta a prendere consapevolezza di ciò che Dio ha fatto di noi. E che cos’ha fatto di noi? Ha fatto dei santi, dei destinati alla santità. Ci ha predestinato, e abbiamo sentito nella seconda lettura, ad essere figli adottivi mediante Gesù Cristo.

Ecco noi cristiani abbiamo la consapevolezza del fatto di essere figli di Dio e questa consapevolezza ci permette, se lo vogliamo, di realizzare in pienezza la nostra umanità, perché la realizzazione piena della nostra umanità sta in questo ritorno a Dio come figli suoi per essere per sempre figli suoi, per l’eternità. E non è certo poco tutto questo. E quando allora qualcuno ci chiede: ma che differenza fa tra chi è cristiano e chi non lo è, oppure quando qualcuno ci dice: io sono battezzato, ma più di tanto poi io non frequento e non mi formo dal punto di vista cristiano, ma non mi manca niente: son contento, la mia famiglia è bella, sto bene, ma che differenza c’è tra me che non vado a messa la domenica, che non vado alla catechesi, che non mi formo dal punto di vista cristiano, che non partecipo alla vita della comunità cristiana, e tutti coloro che invece vanno ai sacramenti, vanno alla catechesi, frequentano la vita della comunità? Che differenza c’è? E soprattutto che differenza c’è tra chi è cristiano e chi non lo è? In che cosa consiste il di più, se vogliamo dire così, del cristiano?

Il vescovo stamattina ci diceva: in questa profonda consapevolezza del fatto che noi siamo figli di Dio e siamo chiamati a partecipare alla sua stessa vita, e già da questa vita terrena ci da i mezzi per poter partecipare a questa vita divina: i sacramenti, la Parola, la comunità cristiana… Vi pare poco questo? Forse sì, ci pare poco o niente se noi non facciamo in modo che queste cose entrino davvero nel nostro cuore, perché purtroppo noi abbiamo ancora la possibilità di cedere a quel tentatore, come nella prima lettura abbiamo sentito, che cerca di sviarci rispetto alla verità della nostra vita, e noi facilmente ascoltiamo queste altre voci che ci portano lontano da Dio, tra l’altro spesso nel disprezzo di Lui, perché in fondo questo Dio è un Dio che da fastidio, è un Dio che impone gioghi, è un Dio che non è mai contento.

In realtà non è questo il Dio che si è rivelato in Gesù Cristo. Questo Dio è quello che ci presenta il diavolo, il divisore, il tentatore, il satana. Lui sì ci presenta un Dio così. E noi spesse volte ci crediamo ad un Dio così, ed è per questo che lo abbandoniamo, perché non ci pare che un Dio così sia amante dell’umanità, sì un Dio così non è amante dell’umanità, ma non è il Dio di Gesù Cristo questo. E quante volte noi cediamo a questa tentazione che è quella di altri, non certo la prova che Dio ci da. É la tentazione del mondo, che continua a dirci che questo Dio in fondo non ci vuole bene, perché ci ha proibito di prendere del frutto dell’albero, non ricordandoci che questa in realtà non è una proibizione, ma un dono. Il dono di saper usare bene della libertà che Dio ci ha offerto. Così come i comandamenti sono il dono che Dio ci fa per guidarci sulla strada della pienezza della libertà e dell’amore. Ma noi invece intendiamo altro perché coloro che insinuano in noi il dubbio su Dio la fanno da padroni rispetto allo Spirito che ci suggerisce invece di accostarci a questo Dio buono, umile, discreto, a questo Dio che ci libera, a questo Dio che ci riempie della maturità del suo amore, che ci rende pieni di grazia.

Maria ha inteso così il ribaltamento della sua vita. Dio è entrato nella sua vita e ha creato un “casino”, ma lei ha capito che questo subbuglio in realtà era un dono, perché Dio le dava il meglio per la sua vita e per l’umanità. Faceva sì che la sua vita venisse utilizzata per qualcosa di ancor più grande, anche se era già grande quel che aveva progettato per la sua vita, di più universale di quel progetto nato tra lei e Giuseppe. E Maria allora capisce, ascolta nella fede queste parole e nella fede capisce che sono parole d’amore, parole di grazia, di gratuità dell’amore di Dio. Imparassimo anche noi a cogliere così le parole del Signore, quanta gioia ci darebbe. Come ci libererebbero dalla nostra apatia, dal nostro sonno spirituale, dalla nostra inquietudine, dalla nostra noia, dalla nostra stanchezza.

Ecco la vita consacrata ha proprio questo scopo: essere segno e richiamo a questa grazia di Dio che opera in noi, e che ci rende capaci di un dono totale a Dio anche in una direzione che il mondo non capisce e non apprezza, perché per Dio che è gratuità d’amore in noi, fare questo è ancora poco, rispetto a quello che fa Lui in noi. E allora è un richiamo, la vita consacrata, ad una realtà più grande rispetto a quella terrena in cui viviamo, ad una realtà che non si compie quaggiù sulla terra, che non è limitata a questi pochi giorni, ma che va oltre i confini del tempo e dello spazio.

Ringraziamo dunque il Signore, perché ha chiamato Maria a lasciare che la consacrasse totalmente a sé per una missione grande nei confronti dell’umanità. Ringraziamo il Signore che ha dato anche a noi questa grazia per mezzo del battesimo, e la rinnova continuamente per mezzo degli altri sacramenti. Ringraziamo il Signore perché ha dato alla Chiesa il dono della verginità consacrata per il regno, della vita religiosa, della vita consacrata secolare, perché questa diventa stimolo per la nostra vita ad accogliere i doni del Signore e a non lasciarci privare di questi doni dalla tentazioni che avvengono nel nostro cuore, da chi insinua che Dio non ci ama veramente.

Novena di Natale 2016

Ogni sera alle ore 19.45 sulla radio parrocchiale, FM 102.6

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Anche quest’anno la parrocchia propone la novena in avvicinamento al Natale, dal 16 al 24 dicembre.
Di seguito trovate il testo, che andrà integrato ogni volta con le parti differenti per ogni serata. A conclusione di ogni trasmissione ci sarà l’ormai consueto Jingle Quiz; potete trovare il regolamento e la classifica aggiornata in questo articolo.
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1. Rito della Luce (accensione dei ceri)

C.: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
T.: Amen.
C.: Il Signore sia con voi.
T.: E con il tuo Spirito.
C.: Preghiamo insieme e diciamo:
T.: Vieni nei nostri cuori!
L.: Tu, luce di Speranza nel nostro cammino.
T.: Vieni nei nostri cuori!
L.: Tu, fiamma di Speranza che rischiari i nostri dubbi.
T.: Vieni nei nostri cuori!
L.: Tu, luce di Speranza che rischiari i nostri rapporti.
T.: Vieni nei nostri cuori!

2. Parola di Dio del giorno

3. Riflessione del giorno

4. Impegno per domani

16.12 – L’Angelo
Domani cercheremo di apprezzare i doni e talenti che hanno i nostri familiari e amici.

17.12 – Maria
Noi genitori ci impegniamo ad affidare a Dio la nostra vita. Noi bambini ci impegniamo a dire “sì” durante la giornata ogni volta che siamo chiamati.

18.12 – Giuseppe
Noi genitori dedichiamo un po’ più di tempo ai nostri figli. Noi ragazzi ci impegniamo ad essere giusti e leali a scuola e nel gioco anche quando costa fatica!

19.12 – I Pastori
Ci impegniamo domani a ricordarci delle persone che vivono in solitudine, magari facciamo loro una telefonata o un altro piccolo gesto.

20.12 – Erode
Domani ci impegniamo a non essere invidiosi degli altri!

21.12 – I Magi
Oggi andiamo a trovare una persona cara, ad esempio i nonni.

22.12 – L’asino e il bue
Oggi noi genitori e figli ci impegneremo a metterci in ascolto di chi ci chiede aiuto, soprattutto di chi ci ha chiesto accoglienza, ma ha trovato la porta del nostro cuore chiusa.

23.12 – La Stella cometa
Tutta la nostra famiglia pregherà insieme Gesù affinché ci accompagni in questo cammino di preparazione al Natale.

24.12 – Gesù bambino
Auguriamo di vero cuore buon Natale a chi incontriamo!

5. Invocazioni

L.: Ripetiamo: Vieni Signore Gesù!
Vieni, Signore e vinci tutte le nostre paure e incertezze:
Vieni Signore Gesù!
Vieni, Signore, e rinnova con il tuo amore i nostri cuori:
Vieni Signore Gesù!
Vieni, Signore, e donaci la gioia di confidare in te:
Vieni Signore Gesù!
Vieni, Signore, e rendici capaci di amare:
Vieni Signore Gesù!
Vieni, Signore, e rendici capaci di condivisione:
Vieni Signore Gesù!
Vieni, Signore, e rinnovaci nel fuoco del tuo Spirito:
Vieni Signore Gesù!

Tutti: Ave Maria…

6. Preghiera finale

Ti aspettiamo, Signore Gesù! Attendiamo con pazienza
la tua venuta,
la tua luce, il tuo messaggio, il tuo amore!
Aiuta a preparare il nostro cuore alla tua venuta,
a riconoscere la luce
che vieni a portare
nei nostri angoli bui.
Signore Gesù,
vogliamo accoglierti
nelle nostre giornate
e con il tuo aiuto
saremo anche noi
tuoi messaggeri
perché i nostri amici
e quanti stanno attorno a noi possano riconoscere
che tu sei il germoglio di Dio
che porta al mondo la speranza. Amen.

7. Orazione finale

C: Preghiamo:
Salga a Te, o Padre, la preghiera di questa tua famiglia, perché nell’ attesa fervida e operosa si prepari a celebrare con vera fede il grande mistero della Nascita del tuo Figlio Gesù, che diventa uomo come noi.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli
.
T.: Amen.

8. Jingle Quiz

Vai all’articolo con il regolamento e la classifica del Jingle Quiz!

Jingle Quiz 2016

Torna anche quest’anno il Jingle Quiz, la sfida per i bambini e ragazzi fino ai 14 anni che si svolge nel periodo della novena di Natale, subito dopo la preghiera serale!

Regolamento

  • Viene posta una domanda a carattere religioso ai ragazzi (fino a 14 anni), i quali devono rispondere al cellulare di don Ciro (3293822142).
  • Vengono premiati i primi 10 sms ricevuti in ordine di tempo: il primo riceverà 10 punti, il secondo 9… e via a scalare.
  • Sono validi solo gli sms che contengono nome e cognome del ragazzo.
  • Ogni sera viene annunciato il vincitore e i punteggi della serata precedente.
  • Il gioco termina il 23 dicembre sera.
  • Il giorno di Natale i primi 10 classificati possono ritirare i premi in sacrestia.

Classifica finale

Punti Nome e cognome
53 Davide Bonazza
52 Letizia e Agnese Braga
47 Katia Porta
43 Anna e Alessandra Malagni
40 Federico Lò
39 Michele Belleri
36 Matteo e Matilde Benvenuti
29 Beatrice e Benedetta Merigo
20 Leonardo e Filippo Chiozzi
19 Giulia Gallina
17 Emma Dagani
16 Camilla Comaroli
5 Andrea Conforti
3 Luca Berardelli
2 Andrea (?)
1 Matteo (?)

Fate, dunque, un frutto degno della conversione

La pagina evangelica di questa seconda domenica di Avvento ci presenta, attraverso San Matteo, al capitolo III, la figura di Giovanni Battista. Un personaggio, che fa da ponte tra l’Antico e il Nuovo Testamento. Quest’uomo, carico di un’autorevolezza, che diventa evidente grazie alla sua radicalità e alla sua coerenza. Quest’uomo, che grazie al suo intenso rapporto con Dio è capace di una profonda schiettezza nel farsi suo portavoce.

Nella scena, che oggi ci è descritta nel Vangelo, Giovanni Battista, con tante esortazioni ci invita ad assumere alcuni comportamenti; sono esortazioni, cioè inviti che vengono fatti dal Battista ad assumere comportamenti, di rinuncia al peccato e di prontezza nello scegliere la via che porta all’incontro con Dio.

Tra queste esortazioni ne scelgo una, che è molto forte nel suo esprimersi e che se divisa in se stessa rischia di essere fraintesa ma letta nel suo insieme diventa confortante. In un primo momento, può spaventare ma diventa, invece, un’esortazione che ci rincuora. Di fronte ai Sadducei ed ai Farisei, che, in numero sempre maggiore, accorrevano al suo battesimo, Giovanni Battista dice: «Chi vi ha fatto credere di sfuggire all’ira imminente di Dio. Fate dunque un frutto degno della conversione». Detta così: “Chi vi ha fatto credere di sfuggire all’ira imminente di Dio”, suona un po’ come una minaccia, va letta, però, insieme alla seconda parte che dice: “Fate dunque un frutto degno della conversione”. L’ira di Dio non è mai contro di noi, ma è contro il male che c’è in noi. Perché Dio ce l’ha contro il male che c’è in noi? Perché il male ci fa male e Dio non vuole che noi stiamo male. La cosa che può sembrare un paradosso è che, quando Dio è arrabbiato, l’uomo è salvo! C’è, però, una condizione: l’uomo faccia frutti degni di conversione, ossia scelga di prendere le distanze dal male che, purtroppo, molto spesso, abita in lui. Nella misura in cui scegliamo di prendere le distanze dal male, Dio interverrà sul quel male e questo non ci “tirerà giù”, ma verrà sconfitto e noi saremo salvi.

Interessante anche l’invito a convertire le nostre strade verso Dio. Convertire vuol dire concentrarsi, dirigere la nostra attenzione, vertere verso Dio, perché nella misura in cui stiamo con Dio non c’è nessun male che possa “tirarci giù”. Qual è il contrario di convertito? È pervertito, perché se convertire significa dirigere la nostra strada verso Dio, il pervertito è quello che va per altre strade, che non sono quelle di Dio. Ecco che, ancora di più, se concentriamo la nostra attenzione su Dio, noi sappiamo che quando Lui si arrabbia lo fa con il male vicino a noi. Usando un’immagine molto efficace, Dio è fermo, duro con il peccato ma tenero con i peccatori. Non abbiamo, allora, nulla da temere. Quando Dio si arrabbia l’uomo è salvo; quale uomo è salvo? l’uomo che si fida del Suo intervento ed è disposto ad intraprendere cammini di conversione. Certo, intraprendere cammini di conversione può essere impegnativo, può costarci fatica, può anche essere qualcosa che fiacca il nostro passo, che può smorzare la nostra speranza, perché molto spesso, le nostre intenzioni di intraprendere cammini nei quali ci lasciamo alle spalle qualcosa che ci pesa, ci vedono sconfitti; quante volte abbiamo sperimentato che, anche con l’intenzione di mettercela tutta, di ricominciare, di andare avanti, dopo un po’ eravamo ancora come prima. Ciò non toglie che se anche le nostre intenzioni svaniscano è sempre saggio lasciar da parte il male che c’è in noi; è sempre saggio attuare cammini di conversione anche quando presentano degli ostacoli. Convivere con il male è sempre sbagliato, anche perché se noi conviviamo con il male ne diventiamo famigliari, parliamo la stessa lingua, abbiamo gli stessi desideri, abbiamo le stesse intenzioni, diventiamo fratelli. Ed è allora quel male ci “strapperà giù”; ecco perché Giovanni Battista è chiaro ed è una chiarezza disarmante, che non pone altri dubbi. Ma la cosa più chiara deve essere questa: quando Dio si arrabbia l’uomo è salvo, per cui non c’è nulla da aver timore.

Avvento e Natale: Dio ci sorprende ancora!

Eccoci pronti a ricominciare un nuovo anno liturgico, a partire dall’Avvento, per giungere al Natale e poi, dopo poche settimane di “tempo ordinario”, alla Quaresima, quindi alla Pasqua, che si chiude con la Pentecoste, riprendere il “tempo ordinario” con al centro la “pasqua settimanale”: la domenica, che raccoglie la comunità intorno alla Parola e all’eucarestia.

Non è forse una ripetizione monotona che ci propone la Chiesa ogni anno? Non sarà forse anche questa monotonia che allontana molti dalla pratica cristiana? Del resto, nonostante tutta la preghiera che la Chiesa ci propone durante l’anno, nonostante tutti gli appelli della Parola da lei annunciata alla misericordia, al perdono, alla pace, alla giustizia, all’accoglienza, alla solidarietà… pare che non cambi mai niente! E allora, ha senso riprendere a celebrare e vivere un nuovo anno liturgico, quasi facendo finta che quel Dio che è già venuto e dice di aver ribaltato il mondo, debba ancora venire a tentare per l’ennesima volta quel ribaltamento di situazione che a noi uomini sembra non essergli ancora riuscito? E poi, cosa apporta di nuovo e di diverso alla nostra vita il credere a questo Dio, che si dice essersi incarnato nella persona di Gesù Cristo? Noi stiamo bene anche senza vivere di questa fede!

Tutte domande e affermazioni che molti si pongono: chi per delusione, chi per disimpegno, chi per scandalo ricevuto, chi per rabbia, chi per stanchezza e noia… chi per incredulità.

Eppure un senso ci deve essere in questa ripetitività! Non credo che la Chiesa in duemila anni di storia – durante i quali ha annoverato tra i suoi membri oltre a una schiera smisurata di santi, anche teologi, dottori, filosofi , umanisti di grande livello – non abbia mai fatto una seria riflessione su queste domande, che non sono di adesso. La Chiesa, proprio come risposta a queste domande ha continuato a riproporre ogni anno il mistero della vita di Gesù Cristo dalla sua attesa nell’Antico Testamento, fino alla sua incarnazione, vita pubblica, morte e risurrezione, celebrandolo nella liturgia.

Solo per cocciutaggine? Solo per sordità, per chiusura? Solo per arroganza e per dimostrare resistenza e potenza? No, certo!

Ma per un motivo preciso: perché il suo Maestro e Signore le ha dato un mandato: “Andate in tutto il mondo, portate il Vangelo ad ogni creatura… Date da mangiare il mio corpo e da bere il mio sangue, perché ogni generazione di uomini abbia la vita… Fate questo in memoria di me!”

E il mondo, tutto il mondo, la creazione compresa, attende questa Buona Notizia. Ogni generazione di uomini ha diritto di ricevere questo annuncio e questo pane di vita… E ogni bambino che nasce è un mondo nuovo che incomincia e anche questo mondo nuovo deve poter conoscere il Vangelo, entrare in relazione d’amore con Colui che ne è il centro, Gesù, ricevere i doni di vita che Lui ha messo nelle mani della Chiesa perché li distribuisca a chiunque li voglia e possa ricevere, perché a nessuno manchi la possibilità di assaporare la chiamata alla vita che dura sempre e mettersi in cammino per superare le prove della vita terrena proprio scrutando l’orizzonte di eternità, che la Chiesa ci fa assaporare attraverso la Parola annunciata, i sacramenti celebrati e la carità vissuta.

Ma chi ha già ricevuto tutto questo non rischia di annoiarsi in questa ripetitività?

Chi vive già in questa fede dovrebbe avere coltivato così bene la sua relazione con Cristo nella Chiesa (questa è la fede cristiana), da sapere che quel Gesù che è venuto una volta nella storia dell’umanità è Colui che viene sempre, è “il veniente”, e il suo “avvento”, il suo camminare in mezzo a noi, la sua offerta al Padre per amore nostro è sempre nuova. Dunque, anche la nostra ricerca e la nostra attesa di Lui ci sospinge continuamente verso un nuovo modo e un nuovo stile di vivere, che rende vivace, sorprendente, meravigliosa la nostra vita, perché Colui che viene oggi si manifesta in un modo nuovo: Egli continua a sorprenderci. Dunque, l’attesa di oggi, la celebrazione di oggi, l’ascolto di oggi, l’incontro di oggi… non può essere la ripetizione di ciò che abbiamo vissuto ieri o un anno fa, se noi abbiamo coltivato seriamente il rapporto d’amore con Gesù e con il prossimo. Certo, se questo non è avvenuto, allora sì che sentiamo la noia di una ripetizione, la muffa dello stantio, il peso della stanchezza: ma è perché noi non siamo capaci o non vogliamo metterci in gioco; preferiamo l’esperienza del fugace, del nuovo fine a se stesso, del tutto-subito-senza fatica, del “già visto-vissuto”, che non fa parte non solo della fede, ma neanche della serietà della vita umana. Fossimo pure in questa situazione, se ce ne rendiamo conto, possiamo ridestare il nostro cuore, il nostro animo e, in un sobbalzo di coscienza cristiana, possiamo imparare il senso dell’attesa e coltivare i sentimenti e gli atteggiamenti più significativi dell’attesa di un Dio così innamorato dell’uomo che cammina insieme a Lui, intesse dialoghi d’amore con ciascuno e con tutti e li aiuta a capire il senso di ogni evento della storia alla luce del suo Spirito e dell’amore Crocifisso. Allora scopriamo che dal giorno dell’incarnazione del Figlio di Dio tutto è veramente cambiato, ogni istante della vita e della storia è nuovo e anche il male ancora presente nell’umanità è già stato debellato, anche se attende ancora la sconfitta definitiva. E per questo l’uomo oggi, incontrando il Dio-con-noi, può scoprirsi capace di bene, di rinnovamento, di pace, di perdono, di accoglienza, di vita. Ma gli è necessario scorgere nel mistero che ogni anno la Chiesa ci fa celebrare il Dio che ci viene incontro e ci sorprende con un amore sempre rinnovato.

A tutti auguro che in questo nuovo anno liturgico, riprenda vigore la propria relazione personale con Gesù, dentro la Chiesa, per riscoprire quanta gioia e quanta vita ci dà l’incontro sempre nuovo con Lui.

Buon Avvento e buon Natale.

Monsignor Giovanni