Il saluto del sindaco

Carissimo Don Giovanni,

oggi sento forte la responsabilità di dover interpretare i tanti sentimenti della comunità di Leno, da me rappresentata, nell’ indirizzarLe il saluto di arrivederci e il ringraziamento per il cammino fatto insieme.

Un cammino breve, eppure per corto che sia il tragitto, camminare insieme lega, avvicina e unisce; e se le strade ad un certo punto prendono percorsi diversi, la meta rimane la stessa. Questo è quello che Lei ci ha insegnato in questi anni, e ce lo ha dimostrato accogliendo con disponibilità, obbedienza e sobrietà il nuovo incarico che il nostro Vescovo Sua Eccellenza mons. Tremolada Le ha affidato.

Ora si apre davanti a Lei una nuova stagione, una missione diversa che, sono certa, saprà affrontare con lo stesso impegno e la stessa dedizione che hanno caratterizzato il Suo mandato pastorale presso di noi.

Da sindaco La ringrazio, per la pronta disponibilità, per la presenza costante e per la sincera collaborazione che ci hanno permesso di trovare soluzioni a problemi urgenti e di raggiungere obiettivi e risultati comuni. Da parrocchiana non dimenticherò l’impegno profuso, i valori umani, sociali e cristiani che ci ha donato e che sono certa ci guideranno nel nostro percorso futuro.

Per questo tutta la comunità ecclesiale e civile Le è grata e Le esprime con affetto voti augurali per il Suo nuovo mandato.

Buon cammino Don Giovanni e nelle Sue preghiere continui a ricordarsi di noi.

Il sindaco
Cristina Tedaldi

Autoritari o permissivi?

Quando Ilaria sorrideva, spontaneamente chinava il capo; oppure copriva la sua bocca con il palmo della mano. Era un movimento quasi automatico il suo, nemmeno del tutto consapevole. Pur senza rendersene conto, però, Ilaria sapeva benissimo quando tutto era cominciato. Ricordava il suo bel sorriso da adolescente e poi da giovane, frantumata da anni di vita randagia, a impasticcarsi e spararsi in vena porcherie di ogni genere; e com’erano cominciate anche le malattie e la caduta degli incisivi superiori.                                   Da tossica nemmeno ci faceva caso, ma entrando in comunità – quando in un momento di lucidità era riuscita a dirsi che più a fondo di così non voleva andare – si era sentita improvvisamente brutta e vecchia. Lei, che di anni allora ne aveva appena venticinque, aveva così cominciato a nascondere quel vuoto di denti che le deturpava il viso. Eppure, quella vergogna era il segno salutare di una dignità ritrovata. E con quella era ritornato anche il desiderio di vivere veramente. Poi, con il tempo e l’aiuto di alcune persone buone, era arrivato anche il denaro per mettere a posto la bocca e riavere il sorriso di un tempo. I denti erano artificiali ora, ma la sua voglia di ridere no. Quella era sua.                                                                                                                                  Però le era rimasto quel gesto istintivo, di occultare il proprio sorriso. Anche ora, a distanza di dieci anni dall’uscita da quell’abisso, le veniva di farlo così, appunto, senza ragione.                                                                                         Da Adriano, però, si lasciava fermare.                                                                                                                                                        Lui, che di anni ne aveva trentasei come lei, le prendeva lievemente la mano e gliela scostava dal viso. E ogni volta quel rito aveva un che di liberatorio. Come se Adriano dicesse a Ilaria – che da tre anni era sua moglie – :”Guarda che è tutto finito…!”.                                                                                                                                                      Adriano aveva aiutato molto Ilaria. Tutti coloro che conoscevano un po’ la vicenda di lei lo sapevano. Eppure anche Ilaria aveva aiutato molto Adriano. Ma questo probabilmente lo sapeva soltanto Adriano.                               Perché se Ilaria veniva da una famiglia piuttosto numerosa in cui ciascuno faceva quello che voleva perché…tanto nessuno si interessava d nessuno, Adriano che era figlio unico, veniva da una famiglia del tutto diversa, in cui i genitori – peraltro persone oneste e con un autentico desiderio di bene – avevano trasformato le proprie insicurezze in un autoritarismo senza scampo. Così e Ilaria durante l’adolescenza e la giovinezza talora stava fuori casa anche per giorni interi senza che nessuno dei suoi domandasse mai dove fosse, Adriano si era ritrovato a vivere quasi come segregato in casa, perché i suoi si opponevano ad ogni sua iniziativa in nome dei pericoli, o delle presunte cattive compagnie, o del “non sei capace…!” , o del “non te la sai cavare…!” , con tutto il correlato dei “torna presto!” , “torna subito” , “non stare i giro!” , “non fare tardi!” , e via dicendo. E se a quindici anni certi richiami possono essere perfino opportuni, a trenta forse lo sono un po’ meno.                                                                                                                                                                                          Adriano, a forza di sentirselo dire, infondo aveva finito per credere davvero che la vita sarebbe stata più sicura in casa propria: usciva poco, ma non ne sentiva nemmeno troppo il desiderio; non aveva una fidanzata, ma neppure la cercava. Si concedeva solo un po’ di volontariato – “autorizzato” dai suoi – con la protezione civile.                                                                                                                                                                                                 E qui, però, aveva conosciuto Ilaria. Trovatisi casualmente, gomito a gomito, a montare un tendone nel pomeriggio di una domenica, lei si era intenerita per quel giovane serio e imbranato; a lui, invece, lei era parsa straordinariamente simpatica, ma…di più…non sia mai!                                                                                                               Era stata lei, a quel punto – in modo inconsueto – a “fargli la corte”. Ilaria era un po’ imprevedibile, disordinata, ma – come esclamava Adriano – “a far quadrare il cerchio basto e avanzo io”.E si erano sposati.                              Il pomeriggio che Ilaria aveva comunicato ad Adriano – questa volta senza coprire il proprio sorriso – che aspettava un bambino, avevano pianto insieme di gioia. Avevano anche parlato molto, anticipando i tempi, spingendosi addirittura su domande de tipo: “Ma chissà se sarà una buona cosa fargli fare l’università!” . A quel punto erano scoppiati a ridere; e quasi all’unisono avevano esclamato : “Mi sa che stiamo correndo troppo!”.

Il confronto era poi proseguito sullo stile educativo da scegliere per quel figlio.

Certo l’esperienza dell’educazione che avevano ricevuto dalle proprie famiglie aveva lasciato loro poche certezze, ma anche alcuni punti fermi, seppur imparati a prezzo di non poche sofferenze ed errori. Un’educazione all’insegna del “lasciar fare”, senza alcun controllo e senza alcuna indicazione o restrizione, può sembrare liberale o responsabilizzante. In realtà rischia di mandare un messaggio subliminale insidiosissimo: che al genitore non importa nulla del proprio figlio. La percezione di questo stato di cose da parte di un figlio non di rado apre la strada a comportamenti devianti. Com’era stato per Ilaria. Sul versante opposto, un’educazione eccessivamente autoritaria trasmette almeno un interesse del genitore verso il figlio. E ciò non è male. Allo stesso tempo, però, rischia di riempire il mondo del figlio di paure e insicurezze, che potranno renderne difficoltosa la crescita. Com’era stato per Adriano.

Don Domenico                                                                                                                            

Felice esito dell’XI fiera-mercato di S. Benedetto

Anche l’Xl Fiera-mercato di S. Benedetto, che ha avuto luogo nei giorni 17-18 e 19 marzo, ha chiuso i battenti. Leno ha vissuto tre giornate di intensa attività. Infatti la rassegna fieristica ha richiamato nella nostra cittadina circa 3 mila visitatori provenienti dai centri vicini, dal cremonese e dal mantovano, L’esposizione, come negli anni passati, si è svolta nei vasti locali e adiacenze delle scuole elementari. Nel cortile è stato organicamente sistemato il settore delle macchine agricole rappresentate dal meglio che la tecnica ha saputo realizzare in questo campo. Questo settore, inutile dirlo, è stato meta degli agricoltori interessati agli acquisti delle macchine necessarie in vista della prossima campagna agricola. Le capienti aule dell’edificio scolastico, invece, hanno ospitato l’esposizione di una vasta gamma di prodotti: dalla bicicletta alla motocicletta; dalla macchina da cucire ai mobili, ecc; le prime oggetto di curiosità e interesse per i giovani; i secondi meta principalmente di giovani copie intenzionale a formarsi prossimamente una famiglia.

Una novità della fiera 1963 è stata la esposizione, da parte della Brescia Motori, dell’automobile Austin A/40, prodotto dell’industria italiana, molto pratica e conveniente e che ha destato molto interesse.
Grossi volumi di affari sono stati realizzati dalle ditte espositrici.
Nel quadro della manifestazione fieristica, per una tradizionale e simpatica consuetudine, sono stati premiati, presenti autorità cittadine e scolastiche, i migliori alunni delle classi V elementare, quelli del 3° Corso della Scuola di Avviamento, del corso serale per metalmeccanici e gli studenti delle Medie che nel decorso anno scolastico hanno conseguito una media finale non inferiore a 7/10.  

 

ALUNNI PREMIATI

5° Elementare: Borin Giulio • Losio Gian Carlo • Favagrossa Gian Mario • Treccani Lino • Bislenghi Anna  • Corini Giuliana • Perotti Giuliana • Zambolo Martina • Pennati Maria • Tomasoni Benvenuta • Dada Pier Angelo • Sartorelli Gian Battista • Scarpelli Davidica • Zucca Osvalda • Corini Ida • Marazzi Luciano • Migliorati Alice • Nodari Angiolino • Moretti Domenico • Pini Giovanni • Pè Pierino • Agnellini Giulietta.

Scuola Media Statale – 3.o Corso: Adorni Ileana • Marenda Angiolina

Studenti meritevoli con la media di 7 /10: Bolentini Pietro • Laffranchi Santina • Gobbi Francesco • Gamba Graziano.

Corso Metalmeccanici: Cresceri Battista • Betti Gian Maria.

A tutti questi volonterosi e bravi giovani l’augurio di continuare sempre così bene affinché riescano sempre primi oggi nella scuola domani nella vita.
Riconoscimento e gratitudine vada al sig. Sindaco Regosa cav. uff. Angelo e ai suoi collaboratori che continuano l’opera sociale e feconda, intrapresa dai figli di S. Benedetto per il bene della Comunità Lenese.

Civis