Lettera di don Prandelli, fidei donum in Venezuela

Un po’ in ritardo, però con molta simpatia, invio gli auguri di Natale a tutti voi: amici del Venezuela, amici, del Grimm, famiglie adottanti, Arrigo Arrigoni del gruppo missionario di Palazzolo Milanese e Cassina Amata. Da 16 anni sto lavorando in Venezuela come missionario “fidei donum” di Brescia, però il Natale che stimo vivendo in Venezuela quest’anno è diverso dagli altri, molta gente se ne è andata dal Paese per necessità, molti altri sono migrati nella nostra zona aurifera in cerca di fortuna, per cui non potranno vivere in famiglia queste feste. Anche i segni esterni del Natale sono pochi e la gente non può comprare regali. Quello che guadagna non basta per il cibo. Un po’ meglio se la passano i minatori, che però rischiano aggressioni, estorsioni, malattie, soprattutto la malaria. Per questi e altri motivi già molti sono morti o sono stati ammazzati. Nella ricerca dell’oro si stanno invadendo zone di foresta del territorio indigena, le conseguenze sono devastanti per l’ambiente, aumenta l’inquinamento dell’aria e dei fiumi, e molte comunità indigene hanno perso la tranquillità. Si parla anche di massacri perpetrati da bande armate. In un prossimo messaggio invio foto dell’attività che sta svolgendo suor Concita e alcuni collaboratori per i bambini delle comunità indigene Kariña.

Di nuovo saluto tutti e invoco su di voi la benedizione divina, che Gesù bambino porti la pace nei vostri cuori, nelle vostre famiglie e nel mondo intero.

Don Giannino Prandelli 

Anno nuovo…

Eccolo! Annunciato da botti e fuochi d’artificio, il nuovo anno è iniziato.

Alla mia non più giovane età, da un po’ di anni, guardando lo spettacolo pirotecnico di luci che esplodono nel cielo mille colori, ma che, come meteore, subito svaniscono, mi chiedo come saranno i giorni che mi, che ci attendono. Quali sorprese positive o meno incontreremo? La risposta l’avremo solo vivendo giorno dopo giorno.

La vita è il meraviglioso dono che si compone e prende forma nello stile che noi vogliamo darle. Possiamo scegliere di viverla concentrati su noi stessi, alla ricerca dei piaceri o delle cose che pensiamo ci possano rendere felici. Oppure viverla avendo acquisito la convinzione che la vita è un cammino da percorrere insieme: nella famiglia, nella comunità civile e religiosa, nella società.

Il giorno del’Epifania, alla Messa nella chiesetta dell’ospedale, don Riccardo, nella sua bella e profonda omelia, ha usato un’espressione che mi ha molto colpito e che ho portato a casa con me:

Non anestetizziamo il cuore!

Nell’attuale contesto sociale, la propaganda, la pubblicità, la comunicazione quasi esclusivamente virtuale, falsano la visione concreta, piena e vera della vita. Anestetizzano il cervello ed i sentimenti perché tutto ciò che ci raggiunge non può essere verificato o sperimentato, tanto da chiedermi se sia la mia testa a ragionare in un certo modo o se ormai sia inquinata da una overdose di messaggi, anche subliminali. A questo punto, alzare gli occhi dal telefonino o distoglierli da qualsiasi video, per posarli su una pagina del Vangelo, è un buon metodo di verifica.

Mi sorprendo che il testo, sia esso una parabola o un detto di Gesù, anche se so di conoscerlo, mi suggerisca ogni volta punti di vista nuovi ed inesplorati, preziosi per affrontare la realtà. Cristo conosceva profondamente l’animo umano ed il Vangelo è il perfetto manuale di istruzioni per vivere intensamente e risvegliare il cuore dalle anestesie. Provare per credere!

Buon anno e buona vita.

Verrà a visitarci dall’alto come sole che sorge

Credo che ciascuno di noi, almeno una volta nella vita, abbia fatto l’esperienza di alzarsi al mattino presto e recarsi in un luogo un po’ “speciale” per veder sorgere il sole. E’ un’emozione particolare, soprattutto là dove si passa repentinamente dal buio pesto alla luce celestiale, che precede immediatamente il giallo-rosso del sole che sorge. Questa visione dà proprio l’impressione di passare dalla morte alla vita, dal nulla all’esistenza, dalla paura alla gioia, dal turbamento alla pace. Un’esperienza particolare io l’ho vissuta sul monte Sinai. Insieme con alcuni amici sacerdoti, sono salito di notte, al buio, in stile di pellegrinaggio di fede, pregando e meditando l’esperienza di Mosè, descritta nelle Sacre Scritture, mentre sale questo monte per incontrare Dio. 

Un monte desertico, aspro, arido, alto, imponente, che ti mette alla prova … E, mentre tu credi che dopo tanta fatica troverai finalmente Dio, improvvisamente ti accorgi che, nel segno di quel sole, è Dio che trova te, sorgendo furtivamente come il sole, che sorprendentemente si innalza sopra quel monte, pure altissimo e maestoso, mai però quanto quella luce che, apparentemente lontana, ti avvolge con un abbraccio che ti riscalda dopo il freddo della notte; ti ridona forza dopo la fatica della salita; ti ristora dopo il lungo cammino; ti accarezza come fosse una madre; ti dona coraggio dopo la paura del buio che ti impedisce di vedere dove metti i piedi; ti ridona speranza dopo il dubbio di riuscire nell’impresa; dona forma ad ogni cosa che non riuscivi a riconoscere … e avresti voglia di non più staccarti dall’incantevole visione di quella luce e di quanto, vicino e lontano, sotto i tuoi piedi e all’orizzonte, questa luce ti concede di ammirare. Comprendi allora quanto è bello il creato, quanto è bello l’uomo, centro di questo creato e a lui offerto per vivere nella meravigliosa vita che Dio gli ha donato.

Ecco perché fin dai primi secoli (336 d. C.) i cristiani hanno offerto anche al mondo di coloro che adoravano il sole come fosse un dio, l’annuncio del Natale come la possibilità di conoscere quel Dio che ha creato quella meraviglia che è il sole, e hanno fissato la festa della nascita di Gesù proprio nel giorno in cui i “pagani” celebravano il “dies natalis solis invicti” (la festa del solstizio di inverno). Gesù è il vero sole non vinto dalle tenebre. 

Dunque, la festa cristiana del Natale ha voluto collegarsi a simboli, usanze, tradizioni già presenti per rivitalizzarle mediante il significato nuovo che la venuta al mondo di Gesù comportava. “E questo spirito di “rinascita” alla luce e alla vita può essere rivissuto anche oggi: segna l’avvento nel mondo di una nuova luce, capace di dissipare le tenebre che anche oggi ci minacciano, e di una nuova vita inaugurata dalla presenza di Dio tra gli uomini, che può far sentire Dio non come realtà lontana e indifferente, ma vicino e coinvolto con la storia umana”.

Anche oggi Dio, nella persona del Figlio, “viene a visitarci come sole dall’alto” e desidera che noi cristiani aiutiamo gli uomini a comprendere come anche oggi Dio ci offre Gesù come un dono d’amore e un segno che non si impone, ma interpella il cuore. Ecco il perché di un “segno” fragile e debole come “un bambino” . “Ogni bambino chiama in causa la capacità di cura dell’adulto poiché si presenta inevitabilmente sotto i tratti della fragilità umana … Gesù bambino si consegna nelle nostre mani, lasciando che siamo noi a disporre di Lui. Egli, nella storia, ha incontrato mani accoglienti e mani ostili in ogni tratto del suo camminare in mezzo a noi, da Betlemme al Gòlgota, dalla mangiatoia al sepolcro. Il Bambino è segno dell’identità stessa di Dio”.

Il vecchio Simeone al tempio, prendendo tra le braccia questo Bambino, riconoscendo in lui il segno dell’amore di Dio, ebbe ad esclamare: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace … perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza!”.

La nostra fede ci dice che la debolezza di quel Bambino, che morirà crocifisso, è la potenza dell’amore di Dio. E’ la potenza che vince il male, l’odio, la violenza, la vendetta, la morte.

Non lasciamo che il Natale venga “mondanizzato”. Impegniamoci, invece, a cristianizzare i segni “mondani” del Natale, perché anch’essi si trasformino nel richiamo al mistero dell’amore di Dio per ogni uomo. Luci, regali, pranzi, vacanze … tutto diventi segno della festa e della gioia che nascono dal’ingresso di Dio nella storia e dal suo farsi nostra guida e compagno di viaggio nella nostra vita.

A tutti un augurio che sgorga dal cuore dei vostri sacerdoti e delle nostre suore.

La cosa bella è essere ancora qui

La cosa bella è, dopo 17 anni essere ancora qui…

Appoggiata al bancone bevo un caffè, mentre i ragazzi fanno una partita a bigliardino, gli occhi si posano su una foto appesa alla parete… Capodanno 2002…

I ragazzi sono giovani e pimpanti, io una ragazzetta poco più che quindicenne… sorridiamo! Il caffè che sto bevendo ha un sapore di casa, di famiglia…

Alzo lo sguardo… I ragazzi sono ancora pimpanti, ma un po’ meno giovani… nei loro capelli c’è qualche filo d’argento e sui loro visi qualche riga di espressione in più… dopo tanti sorrisi, anche le pelli migliori si sciupano un po’…

Do uno sguardo a me, stessi jeans strappati, da quindicenne, forse qualche taglia in più… Alzo lo sguardo, ma dopo un istante sono costretta a riabbassarlo: una manina mi tira e una voce tenera mi dice “Mamma, le caramelle!”

Il caffè che ho appena preso aveva un sapore dolcissimo nonostante fosse senza zucchero… Lo stesso sapore di casa, di famiglia… La stessa casa e la stessa grande famiglia di Amici che mi ha accolta ragazzina e che ora accoglie i miei piccoli aiutandomi a far loro sperimentare che “un tulipano non combatte per impressionare nessuno, non combatte per essere diverso da una rosa; non ne ha bisogno. Perché è diverso. E c’è spazio nel giardino per ogni fiore”.

Claudia

Grazie piccola e grande volontaria da sempre con noi nei momenti importanti e non, i ragazzi sono cresciuti tanti ci hanno frequentato dal lontano 2002, li ricordo tutti con affetto e mando loro un grande abbraccio.

Ora vorrei come ognoi anno da 17 dire un grande

GRAZIE

a tutte le persone che ci vogliono bene e che costantemente ci aiutano, ai volontari sempre presenti e volonterosi,
alle famiglie e al direttivo che come sempre cerca di amministrare al meglio le risorse che ci arrivano.

Tanto è stato fatto con gli aiuti che ci hanno devoluto per il completamento del nostro centro che compie già 10 anni il prossimo aprile ora che tutto è stato pagato ed essendo così bello bisogna cercare di mantenerlo in ottimo stato e utilizzarlo al meglio con molteplici iniziative ad ok per I nostri ragazzi (per loro è stato pensato e realizzato)

Colgo l’occasione per fare a tutti tanti auguri di un sereno Natale e un prosperoso anno nuovo

L’associazione è sempre disponibile ad accogliere con entusiasmo nuovi volontari, sicuramente riceveranno in cambio dai nostri ragazzi amore sincero. Per un salto (senza impegno) la sede è in via Paolo VI, 50 a Leno per  contatti telefonici 3408728139 

70mo anniversario di suor Maria Pia

Non è facile racchiudere in poche righe i 70 anni di vita consacrata di sr Maria Pia, vissuti con intensità, con leggerezza di spirito da sembrare un soffio. Durante questi anni il sorriso aperto, lo sguardo pieno di Dio, hanno contaminato tutte le persone che l’hanno conosciuta, offrendo speranza e donando sempre una ventata di ottimismo.

Incontrare suor Maria Pia significa ricevere gioia perché la sua vita centrata in Dio la rende disponibile a tutti, e non le mancano mai le parole per esprimere la bellezza e la grandezza della sua vita offerta a Dio! 

Durante questi anni ha saputo spezzarsi come pane buono e fresco in mille modi diversi: è stata un’ottima insegnate per tanti anni dove severità e dolcezza si equilibravano perfettamente nell’educare e nel trasmettere nozioni non solo scolastiche ma anche per la vita. Oggi i suoi alunni, quasi tutti a Livorno dove per la maggior parte della sua vita si è donata nell’insegnamento , portano nel cuore il ricordo di questa maestra che li amava e li rimproverava con la stessa tenerezza e dolcezza.

Quando ormai poteva pensare di …”riposarsi” eccola, timorosa ma sempre sorridente ed entusiasta, pronta a partire per l’Africa. In quella terra non erano le parole a rendere testimonianza, ma il suo sorriso che entrava nei cuori di tutti. Lì, in Cameroon, sr Maria Pia accoglieva coloro che bussavano alla porta, attenta perché ognuno potesse ritornare non solo con ciò che cercava, ma con una parola e un sorriso che li aiutasse a vivere la loro sofferenza o la loro fatica con maggior coraggio e fede.

Ed eccola, rimettersi in gioco in questa piccola comunità pastorale di Leno;  consapevole che non poteva “competere” con le suore giovani nella catechesi o pastorale giovanile, lei trova spazio e modalità diverse per entrare silenziosamente nel cuore di tutti: vive la catechesi della strada! Chiunque incontra, riceve una parola buona, un sorriso o uno sguardo dolce di benevolenza o di rimprovero ….

Questi 70 anni di vita consacrata sono un dono immenso e una grande testimonianza per la Chiesa e per la nostra Congregazione che da sempre la ama e la stima ! Con la sua vita e la sua donazione ci ha aiutate ad essere all’interno della Chiesa strumento di umanizzazione per la società di ogni tempo e segno di comunione.  L’entusiasmo e la giovinezza di spirito di sr Maria Pia testimoniano che una vita povera, casta e obbediente realizza totalmente la persona umana e la proietta verso l’eternità.

Grazie suor Maria Pia per ciò che sei,  per ognuno di questi anni  pieni di freschezza, che hai saputo valorizzare e rendere unici.

Suor Enrica Giovannini

Sia per noi il segno del sorriso di Dio

Carissima suor Maria Pia,

è con vera commozione e grande gioia che le rivolgo, insieme con gli altri sacerdoti uniti a tutte tre le nostre comunità, gli auguri più sentiti e le congratulazioni più sincere per una così alta meta raggiunta: settant’anni di vita consacrata mediante la professione dei consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, nell’Istituto delle Suore Maestre Pie Venerini.

Lei mi dirà che è grazia e dono dell’amore di Dio, ed è vero! E’ Lui, infatti, la sorgente di ogni dono perfetto e noi vogliamo ringraziarlo insieme con Lei e ammirare estasiati le meraviglie che ha fatto in Lei e attraverso di Lei.

Ma è anche vero che senza la corrispondenza alla grazia e ai doni del Signore da parte del chiamato l’opera di Dio rimane sospesa e non arriva a compimento. Dunque, cara suor Maria Pia, grazie anche a Lei per aver saputo corrispondere con fedeltà perseverante alla chiamata del Signore, ovunque l’abbia portata.

Grazie per la sua giovinezza spirituale, la sua gioia, il suo sorriso, la sua dolcezza, la sua pronta e appropriata  parola per ogni persona incontrata: il bimbo, la mamma, il giovane, il politico, l’operaio; per ognuno ha sempre una parola densa di speranza e di incoraggiamento. Grazie per la sua capacità di guardare innanzitutto al bene, di meravigliarsi, di consigliare, di rinnovarsi nella mente e nel cuore, di apprezzare il nuovo che le si presenta. Grazie per le sue premure nei confronti di ogni persona,  per l’attenzione e l’amore riservato a noi sacerdoti. Grazie per la sua bella testimonianza di fede, di preghiera, di amore alla sua vocazione, vissuta come autentico servizio al Regno di Dio. Grazie per l’amore nei confronti delle nostre comunità di Leno, Milzanello e Porzano. Grazie perché, dandosi tutta al Signore nella consacrazione, non ha mai dimenticato e ha continuato ad amare con vera intensità chi l’ha iniziata alla vita cristiana: babbo, mamma, fratelli e sorelle, la sua comunità cristiana di origine e i suoi sacerdoti.

Grazie per la stima che ha per ogni persona, a cominciare dalle sorelle del suo Istituto e per tutte quelle che le sono vicine o che incontra occasionalmente. 

Grazie per la sua presenza in mezzo a noi: non c’importa ciò che è in grado di “fare”, continui ad “essere” quella suor Maria Pia che noi conosciamo; stia in mezzo a noi e continui a sorriderci e ad amarci per essere segno del sorriso e dell’amore di Dio per ciascuno e per tutti noi.

La abbracciamo Con profondo affetto e stima.

Monsignore con don Alberto, don Davide, don Renato, don Ciro, don Riccardo
e le tre comunità di Leno, Milzanello e Porzano

Pasqua è ripartire insieme, con Gesù risorto

Tutti noi facciamo continue esperienze di piccoli e grandi fallimenti nella nostra vita, perché nessuno è perfetto quantunque tutti siamo in ricerca della perfezione. Del resto è Dio stesso che ci chiede di camminare verso questa meta: “Siate santi perché io, il Signore Dio vostro, sono santo”; “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro Celeste”. Ebbene, questo cammino di perfezione o di santità chiede una perseveranza, che di fronte ai cedimenti non si lascia abbattere e che, anzi, rafforza il coraggio di rialzarsi e di ripartire. Dio che ci chiama alla santità non è impaziente e frettoloso, solo ci chiede di non stancarci, di non cedere alla delusione, di non lascarci vincere dallo scoraggiamento o dalla paura di non farcela. Ci chiede di ricominciare ogni volta. Tutta la nostra vita qui sulla terra è sempre un nuovo inizio, fin quando saremo introdotti nella pienezza della vita. E Dio ce ne dà sempre la possibilità; anzi è lui stesso che ci incoraggia e ci dà i mezzi per riprendere ogni volta.

Del resto Gesù, il Figlio di Dio, così ha fatto con i suoi apostoli. Ricordate Pietro che voleva essere maestro di Gesù, insegnandogli come si fa a fare il Messia? Lo ricordate quando afferma che darà la vita per Gesù, mentre poi nell’orto degli ulivi invece di far compagnia a Gesù si addormenta e con lui Giacomo e Giovanni? Questi ultimi, poi, mentre Gesù annunciava la sua passione e morte, pensavano ai posti da occupare nel regno di Gesù. Ricordate quando di fronte alla domanda – “anche tu sei uno dei discepoli di Gesù?” – per tre volte Pietro ha risposto: “Non lo conosco”? Ricordate il tradimento di Giuda, che ha venduto Gesù per trenta denari? Ricordate l’affermazione riportata nel Vangelo secondo Marco, dopo che Gesù venne arrestato nell’orto degli ulivi: “Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono”? E questi sono solo alcuni dei fatti che dicono la fragilità degli Apostoli di Gesù.

Eppure Gesù, anche dopo il loro abbandono, appena risorto li ha cercati, ha dato loro ducia e ha affidato la sua Chiesa. Noi oggi siamo i discepoli di Gesù.

Seguirlo non è facile!

Per questo è necessario un cammino lungo di allenamento, durante il quale ci si fortifica nella fede, nell’amore a Lui e al prossimo, un amore che ci chiede il dono completo di noi stessi. Tutto ciò richiede sì impegno, ma anche accettazione di sé, delle proprie debolezze, delle cadute e dei fallimenti… per poter capire e accettare gli altri così come sono e camminare insieme, sostenendoci a vicenda. Non per niente Gesù, mentre portava la sua croce al Calvario, è caduto sotto il suo peso, ma sempre si è rialzato perché voleva giungere alla meta: l’innalzamento sulla croce per passare alla gloria della risurrezione. E in questo cammino, per potercela fare, ha accettato l’aiuto di Simone di Cirene. Le sue cadute sono il segno della debolezza della nostra umanità, che lui portava per noi. Questa umanità pur debole, grazie a Lui ora è capace di rialzarsi e di riprendere il cammino per giungere fino alla meta: la risurrezione di ogni giorno dalle nostre cadute e, poi, la risurrezione finale. Il passaggio necessario è, certo, la croce, ma la meta è la risurrezione e la vita. Siamo, dunque, invitati a ripartire ogni giorno, ogni momento, chiedendo e accettando l’aiuto di Dio e dei nostri fratelli, senza sentirci umiliati, bensì amati di un amore che purifica, rinnova, rafforza e conduce alle vittorie temporanee e a quella definitiva.

E la Pasqua annuale è il tempo e il luogo più propizio per consegnare tutte le nostre sconfitte, i nostri peccati, le nostre lacerazioni… a quel Dio che, per mezzo della croce e risurrezione di Gesù, se ne fa carico e ci ridona l’energia necessaria per risorgere a vita nuova e riprendere il cammino dietro a Gesù. Un cammino di discepoli che versano lacrime di pentimento e allo stesso tempo di gioia per essere riammessi alla vita divina ricevuta nel battesimo, come le lacrime di Pietro dopo il suo rinnegamento.

Ripartiamo insieme in questa nuova Pasqua. Ripartiamo da uomini e donne nuovi con la stessa gioia degli apostoli che, dopo aver abbandonato Gesù alla sua sorte, convinti di non poterlo più rivedere e di non meritare di rivederlo, lo vedono tornare raggiante di luce, per accogliere il loro dolore e il loro pentimento e trasformarlo in una gioia incontenibile, che li rende nuovamente disponibili alla sequela e alla missione che Gesù vuole affidare loro.

Questa è la Pasqua: riconoscere che Gesù mostra la sua potenza d’amore proprio attraverso la nostra debolezza, da noi riconosciuta e da lui redenta.

Buona Pasqua a tutti.

La gioia della Pasqua

La giornata è splendida. Il sole è accecante, tanta è la luce che emana. É quasi primavera e la natura, rispondendo alla luce ed al calore, si sveglia piano piano dal letargo invernale. La luce svela i colori: i primi blu delle violette, i gialli appena abbozzati della forsizia, impaziente di aprire i suoi petali, per lasciarsi baciare dal sole, così come i narcisi, i verdi teneri delle gemme degli alberi e dell’erbetta nuova.

Chi più di madre Natura, a primavera, dà un messaggio di rinascita, un annuncio di vita nuova, una profusione di luce? Il contrasto tra il sonno invernale e la prorompente vitalità della primavera è evidente.

A mio avviso è il più bel paragone di cui possiamo servirci per capire la Pasqua, nel suo vero significato di luce che sconfigge la tenebra. La Pasqua cristiana, attingendo dalla tradizione pasquale ebraica, che celebra il ritorno alla libertà del popolo ebraico in schiavitù, significa passaggio dal baratro della morte alla libertà della vera vita. I fiori, le piante, in inverno non muoiono, dormono per ricostituirsi e rinascere a primavera.

Gesù Cristo è morto, ucciso dagli uomini che non hanno saputo o voluto vedere la verità della sua parola e delle sue azioni. Egli ha sconfitto la morte ed è vivo:

“vivo, non rianimato, non vivo nel nostro pensiero, ma veramente risorto , che ci crediamo o no, che ce ne accorgiamo o no.”

La Resurrezione fa della fede cristiana la religione della gioia, perché risorgendo Gesù ha donato una grande luce all’umanità avvolgendola di speranza. Certo, ognuno di noi vive i propri inverni, fa, ogni giorno, i conti con i propri limiti, ma volerli superare significa aprire il cuore alla speranza, accorgerci della luce per imparare ad amarci e ad amare e la gioia ci contaminerà.

“Mendicanti di gioia apriamo il cuore allo stupore di Dio, corriamo al sepolcro e, infine, superiamo il dolore. Perché se Dio non può riempire il nostro cuore di gioia, allora nulla e nessuno lo può fare e la vita è tenebra e inganno.”

Gioiosa Pasqua a tutti!