Grest 2020

Con questo articolo vogliamo offrire le informazioni necessarie per accedere al GREST 2020. Siamo tutti consapevoli delle difficoltà che hanno segnato i mesi appena trascorsi e quello che vi stiamo proponendo è il risultato di un notevole sforzo organizzativo. Comune di Leno e parrocchia dei santi Pietro e Paolo, assieme alle associazioni sportive, hanno pensato ad una offerta educativa per andare incontro alle esigenze delle famiglie in riferimento alla gestione dei figli durante una parte del periodo estivo. La formula sarà simile a quella degli anni precedenti ma con alcune limitazioni dovute alle misure di sicurezza per il contenimento del coronavirus.  Innanzitutto vi diciamo che i posti disponibili sono notevolmente ridotti rispetto alle passate stagioni e la proposta di attività sarà legata a ciò che ci è concesso programmare. Invitiamo, pertanto, a lasciare la priorità alle famiglie dove entrambi i genitori lavorino e non abbiano la possibilità di seguire i propri figli durante la giornata.

Il GREST 2020 è rivolto solamente ai ragazzi e ragazze residenti nel comune di Leno e interesserà i minori che hanno frequentato il primo anno della scuola dell’infanzia fino all’ultimo anno delle scuole medie, ovviamente divisi per fasce di età. Le strutture ospitanti saranno la scuola dell’infanzia e l’Oratorio San Luigi. La proposta si svolgerà a partire dal 6 luglio, per tre settimane e si concluderà il 24 luglio. Dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17 con la possibilità del pranzo per chi ne farà richiesta oppure con la pausa dalle 12 alle 14. Il pranzo verrà preparato da un’azienda convenzionata con il Comune che disporrà il menù completo consegnandolo nei luoghi propri per lo svolgimento delle attività. Non sarà possibile consumare il pranzo nella mensa comunale. 

Per chi, per esigenze lavorative avesse bisogno di una fascia oraria più ampia, sarà possibile usufruire della pre-accoglienza a partire dalle 7:45 segnalando la richiesta durante l’iscrizione. 

L’iscrizione si potrà effettuare online attraverso la web app foglia.oratorioleno.it. Avrà il suo inizio sabato 13 giugno alle ore 9:00 e si concluderà con l’esaurimento dei posti disponibili. Troverete nel percorso di iscrizione i riferimenti dei numeri dei posti disponibili per le diverse fasce d’età e le rispettive quote di partecipazione alle spese che dovranno essere saldate nei giorni 27 e 28 giugno dalle 14:30 alle 18 presso l’Oratorio San Luigi. In caso fosse necessaria assistenza per l’iscrizione potete usare la funzione integrata (il pulsante “?” in basso a destra nella pagina di iscrizione) o inviare una mail all’indirizzo web@oratorioleno.it.

Stiamo ultimando la programmazione delle attività perché molte volte sono cambiate e probabilmente ancora cambieranno, prima del 6 di luglio, le procedure di sicurezza. Vi chiediamo di avere un po’ pazienza ed entro breve pubblicheremo il calendario e il menù. 

Molti di voi già sapranno che nelle settimane scorse abbiamo somministrato un sondaggio online per raccogliere informazioni in merito all’interesse circa la proposta del GREST. I numeri di posti disponibili, nascono anche da queste risposte oltre che dalla recettività permessa in base alle attuali normative. 

Per eventuali informazioni potete fare riferimento al n. 3383912010 – Don Davide oppure rivolgendovi all’assessorato per i servizi sociali del Comune di Leno al n. 030 904646, lun-mar-mer-ven: 08.30/12 e gio: 14.00/1700.

Sentirsi a casa e guarire bene

Si è conclusa l’esperienza di accoglienza al Centro pastorale Paolo VI: 85 le persone assistite dalle infermiere della Croce Rossa

85 persone accolte dai 19 agli 85 anni. Si è conclusa con questi numeri l’accoglienza offerta gratuitamente dalla Diocesi di Brescia attraverso il Centro pastorale Paolo VI. “Le persone che abbiamo ospitato – racconta Rosaria Avisani, ispettrice e responsabile delle Infermiere volontarie della Croce Rossa – non avevano più sintomi forti da Covid-19 ma erano ancora tutti portatori: erano in quarantena sanitaria obbligatoria. Dovevano rimanere isolate per non disseminare il virus, ma avevano bisogno di essere assistite o perché avevano difficoltà nella quotidianità o perché non potevano rientrare nelle proprie case”. Grazie alla disponibilità concessa dal vescovo Pierantonio Tremolada, il Centro pastorale ha messo a disposizione da marzo 44 stanze. “Si chiude – ha affermato – un’esperienza significativa. In piena emergenza abbiamo deciso di mettere a disposizione una struttura particolarmente importante per la Diocesi e per la città. Ci sembrava che questo luogo avesse le caratteristiche per accogliere le persone dimesse dagli ospedali che non avevano l’opportunità di tornare immediatamente nelle proprie case. Abbiamo trovato un riscontro immediato da parte degli Spedali Civili che si sono dichiarati disponibili a coordinare l’azione che coinvolgeva altre strutture come la Poliambulanza e il Gruppo San Donato”. Nel suo intervento il Vescovo ha espresso il suo “sincero apprezzamento per la collaborazione tra le più importanti strutture ospedaliere della città. Il mio apprezzamento va in particolare ai direttori, Marco Trivelli, Alessandro Triboldi e Nicola Bresciani”. Lo stesso Triboldi ha sottolineato: “Il Vescovo ci è stato vicino nella preghiera, nei frequenti contatti in cui si teneva aggiornato sulla situazione, nelle numerose visite alle varie strutture dell’intera provincia e nelle opere. Il Centro pastorale Paolo VI a beneficio dei convalescenti ha permesso di liberare preziosi letti negli ospedali e fornire assistenza in un luogo sicuro e protetto per le persone sole”. “Il Centro pastorale, come una casa, ha aperto – ha spiegato il Vescovo – le sue porte a persone che vivevano l’esperienza dolorosa e disorientante di una malattia sconosciuta che richiede un percorso lungo e pesante. Questo percorso è stato accompagnato con grande rigore, serenità e soprattutto umanità da persone che davvero meritano il nostro ringraziamento; penso alla dottoressa Annamaria Indelicato (direttore sociosanitario degli Spedali Civili) e a Rosaria Avisani (Croce Rossa): hanno dato a questa accoglienza la forma necessaria e indispensabile. Ho toccato con mano quanto sia stato delicato il lavoro sia in fase di realizzazione sia in fase di attuazione. Abbiamo avuto il piacere di offrire un segno di vicinanza alla nostra gente, in particolare a chi ha dovuto soffrire; è stato un semplice segno. Il nostro auspicio è che, ora, si possa riprendere la nostra vita insieme con una maggiore consapevolezza del bene che è necessario scambiarci”.

Dott.ssa Avisani, le 26 infermiere volontarie di Croce Rossa si sono assunte la gestione delle stanze del Centro pastorale. Che cosa avete imparato da queste settimane?

Abbiamo vissuto il dolore della città. Abbiamo incontrato persone segnate dal dolore che avevano subito anche delle perdite tra i familiari. Abbiamo camminato con loro per aiutarli a recuperare la salute e un momento di serenità. È stato un periodo molto faticoso sia dal punto di vista fisico sia dal punto di vista psicologico, ma vedere uscire questi ospiti un po’ più sereni rispetto al loro arrivo è stata una grande soddisfazione.

La Chiesa ha dimostrato ancora una volta la sua umanità.

Eravamo ospiti in un luogo, l’ex Seminario, dove si formavano i sacerdoti. Abbiamo sentito forte e costante la vicinanza dei presbiteri presenti nel Centro pastorale e, attraverso la preghiera, del Vescovo. Don Angelo Gelmini, ogni giorno, si informava sul nostro servizio. Hanno esercitato con la loro testimonianza una grande azione pastorale sul territorio. La Chiesa bresciana ha sofferto con i suoi sacerdoti. Anche quando vivevano giornate difficili per la morte e la malattia dei sacerdoti, li abbiamo sentiti esprimere parole di serenità che hanno fatto la differenza.

Cosa significa prendersi cura della persona malata?

Nella cura il 50% è attribuibile alle competenze tecniche, il 50% alla componente relazionale. L’abbiamo visto in questa pandemia con un virus che ancora non conosciamo del tutto, perché non sappiamo ancora cosa lascia nelle persone. L’aspetto relazionale, e l’abbiamo visto al Centro pastorale Paolo VI, è stato fondamentale. Eravamo di fronte a una malattia inspiegabile. Bisogna saper stare accanto alle persone, entrando in contatto in maniera empatica per capire l’altro. Visto che ogni persona è un mondo a sé, assistere l’altro richiede una grande difficoltà. È più semplice applicare protocolli clinici rispetto al camminare con le persone. Ognuno deve perdere una parte di sé per acquisire la parte di un altro. E non tutti i momenti sono facili. La pandemia deve aiutarci a riflettere anche sulle nostre competenze, magari ripensando la formazione di tutti gli operatori del settore.

C’è il rischio di abbassare la guardia. Qual è la testimonianza di chi è stato in prima linea?

Non abbassate la guardia. Anche a noi può dare fastidio la mascherina, anche a noi mancano gli abbracci dei nostri nipoti, ma non siamo ancora pronti. Continuate a seguire queste indicazioni che non sono pericolose ma salvano la vita. Non sottovalutate questo momento. Sarà una gioia anche per noi toglierci la mascherina.

Associazione Hamici: 15 anni dal progetto

Un progetto quasi neanche iniziato… costava troppo. La delusione profonda nel constatare che chi ti dovrebbe supportare guarda solo cosa costa il servizio e non i benefici che apporterà.

Bene ad agosto di 15 anni fa parlavamo con alcune persone di cosa si potesse fare, il 4 settembre Annalisa, Silvia, Fabrizia, Giangi, Michele e Roberto, aiutati da don Carlo, è nata l’associazione Hamici, con sede presso l’oratorio. Lo scopo primario era quello di far divertire insieme disabili e normodotati senza ma o perché, obbiettivo raggiunto, con tanti sforzi ma con tante soddisfazioni ricevute in cambio abbiamo fatto divertire chi più chi meno tante persone, e proseguiamo a tutt’oggi.

Ciao a tutti, sono una mamma che frequenta l’associazione Hamici da quando è nata. All’inizio ero perplessa e mi chiedevo come era possibile che persone dedicassero tempo e cuore a ragazzi diversamente abili. Nel corso degli anni personalmente mi è stata d’aiuto l’associazione anche se non sempre è stato semplice vedere i ragazzi confrontarsi, sorridere e condividere le esperienze giornaliere. Di fatto sono ragazzi che durante la settimana frequentano strutture protette adatte alle loro esigenze, avere un luogo d’incontro in cui essere accompagnati da un senso di normalità come gli altri coetanei è per loro stimolante, nonostante comunque siano sorvegliati da occhi vigili ma si sentono liberi di muoversi come credono.

Ammiro la volontà e la capacità di alcune persone nel programmare e realizzare nel migliore dei modi dei progetti interamente dedicati a loro, la pazienza con le rispettive famiglie in momenti di difficoltà, la prontezza nel coinvolgere tutti permettendoci così di far parte di una grande famiglia. Grazie

Grazie delle tue parole che esprimono le nostre ansie di mamme, ma io sostengo che, basta trovare un punto d’incontro parlando ci si capisce e se non siamo d’accordo va bene per fortuna non siamo tutti uguali o i nostri ragazzi cosa farebbero!!!  E ora guardate alcuni momenti del primo anno di Hamici; si nota come sia passato il tempo, tante attività sono state svolte in allegria altre un po’ meno però… sono trascorsi 15 anni.

BUON COMPLEANNO HAMICI!

A tutti quelli che ci hanno aiutato fino ad ora o che hanno fatto parte di Hamici per poco o tanto tempo un grazie di cuore.

PS: Lunedì 4 settembre in oratorio verrà celebrata una S. Messa  per festeggiare a cui seguirà un rinfresco per tutti. Vi aspettiamo numerosi!

Cappellania “San Riccardo Pampuri” – Ospedale di Leno

Servizio in cappella dell’ospedale

Mercoledì
Ore 16.45: adorazione e S. Rosario
Ore 17.15: Santa Messa

Domenica
Ore 08.45:     Santo Rosario
Ore 09.15:    Santa Messa
NB. Dopo la S. Messa viene portata l’Eucaristia a chi NON può partecipare alla S. Messa.

I Ministri Straordinari della Comunione Eucaristica sono:

  • Sig. Silvia Massetti
  • Sig. Gabriella Campana
  • Sig. Demi Compiani

Visite ai reparti

Martedì
ore 16.30: RIABILITAZIONE 2

Giovedì
ore 15.00: PSICHIATRIA

Venerdì
ore 16.30: RIABILITAZIONE 1

Assistenza spirituale

Confessioni: su richiesta.

Pensiero spirituale: recapitato settimanalmente nei reparti e a Casa Garda.

Unzione degli infermi per ammalati e anziani: su richiesta e annualmente comunitaria, nella festa dell’ammalato (11 febbraio)

Visita del sacerdote:

  • nei reparti dell’ospedale: vedi sopra;
  • a domicilio: da parte dei sacerdoti nelle zone loro affidate:
    monsignore: zona Paolo VI, S. Pietro, S. Scolastica;
    don Davide: S. Famiglia;
    don Riccardo: S. Anna, S. Benedetto;
    don Ciro: San Giuseppe, San Paolo, Ss. Nazaro e Celso; Milzanello;
    don Alberto: S. Crocifissa; Porzano.
  • a casa garda: ogni giovedì alle ore 16.00:  S. Messa.

Sacramento dell’unzione degli ammalati e anziani

Cos’è?

É un sacramento non più inteso come “estrema” unzione, ma come aiuto spirituale  che conferisce alla persona malata e/o anziana la grazia dello Spirito Santo. Tutta la persona ne riceve aiuto per la sua salute fisica e spirituale, si sente rinfrancata dalla fiducia in Dio e ottiene forze nuove contro le tentazioni del maligno.

La persona che lo riceve può, così, non solo sopportare validamente il male, ma combatterlo e conseguire, se Dio vuole, anche la salute fisica insieme a quella spirituale. Questo sacramento dona il perdono dei peccati e l’indulgenza plenaria.

Chi può riceverlo?

  • Ogni persona gravemente ammalata.
  • Ogni persona che deve subire un intervento importante.
  • Ogni persona in età avanzata.

Quante volte lo si può ricevere?

Si può ricevere sovente, secondo il bisogno.

Il sacramento della penitenza o riconciliazione

Il peccato è anzitutto offesa a Dio, rottura della comunione con Lui. Nello stesso tempo attenta alla comunione con la Chiesa. Per questo motivo la conversione arreca ad un tempo il perdono di Dio e la riconciliazione con la Chiesa; ciò che si realizza pienamente nella celebrazione del sacramento della Penitenza o Riconciliazione.

La confessione dei peccati, anche da un punto di vista semplicemente umano, ci libera e facilita la riconciliazione con gli altri. Con l’accusa, specialmente ed essenzialmente dei peccati mortali, il cristiano guarda in faccia i peccati di cui si è reso colpevole, se ne assume la responsabilità e, in tal modo, si apre nuovamente a Dio e alla comunione della Chiesa.

Sebbene non sia strettamente necessaria la confessione delle colpe quotidiane (peccati veniali) è tuttavia vivamente raccomandata dalla Chiesa. In effetti, la confessione regolare dei peccati veniali ci aiuta a formare la nostra coscienza, a lottare contro le cattive inclinazioni, a lasciarsi guarire da Cristo, a progredire nella vita dello Spirito.

Ricevendo più frequentemente, attraverso questo sacramento, il dono della misericordia del Padre, siamo spinti ad essere misericordiosi come Lui.

(Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica).

La Santa Comunione Eucaristica

La comunione eucaristica accresce la nostra unione con Cristo. Ricevere l’Eucaristia nella Comunione reca come frutto principale l’unione intima con Cristo Gesù. Il Signore, infatti, dice: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui” (Gv 6,56) .La vita in Cristo ha il suo fondamento nel banchetto eucaristico (la Santa Messa). “Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me” (Gv 6,57).

Ciò che l’alimento materiale produce nella nostra vita fisica, a Comunione eucaristica lo realizza in modo mirabile nella nostra vita spirituale.

La Comunione alla Carne del Cristo risorto, “vivificata dallo Spirito Santo”, conserva accresce e rinnova la vita di grazia ricevuta nel Battesimo.

La crescita della vita cristiana richiede di essere alimentata dalla comunione Eucaristica, pane del nostro pellegrinaggio terreno, fino al momento della morte, quando ci sarà dato come viatico.

(Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica).

Gruppo S. Monica – S. Luigi Martin

(per persone rimaste vedove)
Incontro mensile di supporto e condivisione per persone che stanno sperimentando nella loro vita la perdita di una persona cara e significativa. Facendo un cammino in compagnia di altri nella stessa situazione si riesce meglio ad “assimilare” e “gestire” la perdita.

É un cammino nel tentativo di uscire dalla “giungla” in cui ci si è trovati. Ci sono tanti “pregiudizi” sulla vedovanza. Il trovarsi “assieme” con persone che stanno facendo lo stesso cammino, con le quali ci si capisce, infonde maggior coraggio e lenisce la solitudine.

Ognuno può fare il cammino secondo il suo passo, senza fretta, sentirsi giudicati, criticati o affrettati. Viene rispettata la “privacy” nel gruppo e del gruppo.