Pellegrinaggio ad Assisi

Ecco, si riparte per Assisi; la valigia è pronta e l’anima a stento viene contenuta nella pelle. Nel mese di Giugno, io e mia figlia Anita, avevamo fatto la prima esperienza di pellegrinaggio insieme, non senza timori per il viaggio da intraprendere, ma con la consapevolezza di essere ripagate dalla ricchezza spirituale di quel piccolo angolo di mondo. Siamo ai primi di settembre, tra poco per Anita inizierà la scuola ed il desiderio di ripetere il viaggio si ripresenta…. E via. Questa volta anche i nonni di Anita si sono uniti a noi.

Giungiamo ai piedi della città di San francesco, a Santa Maria degli Angeli e non possiamo che fermare la macchina un attimo per vedere quel piccolo agglomerato medievale che sembra sceso dal cielo attraverso le nuvole ed appoggiato sul Monte Subasio dalla mano di Dio. Riprendiamo il percorso dopo aver scattato alcune fotografie e arriviamo presso il monastero di Sant’Andrea, ora casa di accoglienza per i pellegrini, gestito dalle suore francescane di Gesù Bambino. Nel cortile del monastero possiamo finalmente parcheggiare l’automobile ed iniziare a vivere Assisi con “il cavallo di San Francesco”… a piedi. Ci sentiamo davvero a casa; le suore sono ospitali e premurose, veniamo fatti accomodare nelle stanze assegnate che, come la prima volta, sono orientate verso la Basilica di San Francesco. Apriamo la finestra e ci sentiamo abbracciare dal caldo benvenuto di Assisi  rimanendo, ancora una volta, a bocca aperta davanti alla bellezza della Basilica che al tramonto mozza il fiato. Quattro giorni durante i quali, facciamo il pieno di “pace, silenzio, contemplazione, preghiera…”.

Visitiamo Assisi in largo e in lungo: la prima tappa è la vicina Basilica di San Francesco; divisa in superiore ed inferiore dalla quale si può accedere alla tomba del “Poverello di Assisi”, poi la Basilica di Santa Chiara; dove è custodito il Crocefisso che per primo “parlò” al santo, Chiesa Nuova; ovvero la Chiesa costruita sulla casa natale di Francesco, la Cattedrale dedicata a San Rufino, la Chiesa dedicata a San Pietro e l’antichissima Chiesa dedicata a Maria, già templio dedicato a Minerva, nella piazzetta del Municipio. E poi su; presso la Rocca Maggiore per vedere i resti del castello medievale che fu teatro di battaglia tra gli assisiani e i perugini negli anni in cui Francesco voleva, prima di capire la sua strada, diventare un soldato e un crociato. Un sali e scendi continuo intervallato soltanto da brevi pause per godersi il panorama e rifocillarsi, vista la calura della stagione.

Mentre pianifichiamo che; l’ultimo giorno visiteremo il Santuario di San Damiano, quello di Rivotorto senza dimenticare l’Eremo delle carceri, e la meravigliosa Porziuncola contenuta nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, sulla cui sommità svetta la statua dorata della Madonna: entriamo nella chiesa di Santa Maria Maggiore; conosciuta anche con il nome di “Chiesa della Spogliazione” dove San Francesco si spogliò di tutti i suoi averi terreni promettendo di seguire Dio, con tanta amarezza del padre, ricco commerciante di stoffe, Messer Pietro di Bernardone che non perdeva tempo a maledire il figlio ogni volta che lo incontrava per strada a mendicare cibo o pietre per restaurare la Chiesa di San Damiano. Qui, il vescovo di Assisi, Guido, protesse Francesco dalle accuse del padre nella pubblica piazza, coprendolo con il suo mantello nel momento in cui vide Francesco denudarsi dei suoi abiti di ricco rampollo. Francesco giurò fedeltà totale al Padre che è nei cieli e prese “la sposa più nobile e bella che abbiate mai visto” (parole sue): “Madonna Povertà”.

La Chiesa della Spogliazione ha radici centenarie, lo si comprende anche dalla struttura ma, entrando, sulla destra campeggia una struttura contemporanea, particolare. Si tratta dell’ultima dimora di un ragazzo nato nel 1991 e morto a solo 15 anni nel 2006 in seguito ad una leucemia fulminante, il suo nome è Carlo Acutis. Si è concluso il processo che lo ha già reso “Venerabile servo di Dio” e viste le molte testimonianze sulla sua breve ma intensa vita dedicata a Dio Eucaristia, alla Madonna e ad essere in grado, nonostante molto giovane, di dedicarsi al prossimo; verrà dichiarato Beato e poi, con il consenso di Dio, Santo.

Si pensa già che la santità di Carlo verrà posta a protezione del web. Si, proprio di questo strumento moderno, utile e talvolta pericoloso se mal utilizzato soprattutto dai molto giovani: Carlo era un piccolo genio dell’informatica e grazie a questo dono e all’amore per Gesù ha creato un museo virtuale che tratta dei “miracoli Eucaristici” visibile in internet. Questa mostra ha già fatto il giro del mondo, e Carlo col lei. Abbiamo conosciuto Carlo Acutis in questa chiesa, dove Francesco, ancora prima di diventare Santo, aveva lasciato ogni cosa terrena per unirsi a Dio, così come Carlo tanto piccolo e già grandissimo, dichiarava che: “Dio ci crea Originali ma, molti di noi muoiono come fotocopie”,  “La mia autostrada per il cielo è l’Eucaristia” , “Non io ma Dio”, “Essere sempre unito a Gesù, ecco il mio programma di vita”, “La Vergine Maria è l’unica Donna della mia vita”, ”Sono felice di morire, perché ho vissuto la mia vita senza perdere alcun minuto in cose che non piacciono a Dio”. Parole forti. Abbiamo portato con noi del materiale documentativo, ed alcune preghiere che recitate aiuteranno Carlo ad essere presto annoverato tra i Beati e in seguito tra i Santi. Altro materiale l’abbiamo trovato in internet così come alcune interviste alla mamma di Carlo, che lei definisce “il mio piccolo Salvatore”, che mi lasciano sempre una profonda commozione. Abbiamo visto in un documentario che, inizialmente, il corpo di Carlo era sepolto nel cimitero di Assisi, la madre spiegava che coloro che hanno una proprietà immobiliare ad Assisi acquisisce anche il diritto di sepoltura, nonostante abitassero a Milano dove Carlo era vissuto: vicino alla morte aveva chiesto di essere sepolto in quel piccolo Paradiso. A distanza di quasi 13 anni dalla sua morte, proclamato Venerabile, ecco che il Vescovo di Assisi autorizza la traslazione delle spoglie di Carlo presso la Chiesa della Spogliazione. La madre di Carlo a distanza di molti anni potè così rivedere il corpo del figlio che si presentava incorrotto come accade ai Santi.

Ecco, il nostro pellegrinaggio si è concluso, siamo tornati a leno con Assisi nel cuore, San Francesco accanto a noi, ed ora la consapevolezza che la santità non è così lontana da noi, è possibile anche ai giorni nostri, fra i giovani che in questo periodo storico vengono bombardati da informazioni mondane, attraenti che poco si confanno alla spiritualità e all’ascolto contemplativo che si dovrebbero tenere alla presenza di Dio. Evidentemente Dio conosce ogni via e se necessario “alza la voce per farsi sentire”.

Marina, Anita e i cari nonni nostri compagni di viaggio                                                                           Gina e Alberto; pellegrini a quattro ruote…

Il dono al Convento di clausura

Da più di 20 anni un gruppo di volontari bresciani scende nella città di S.Francesco per fare dei lavori nel monastero di Santa Chiara

Da più di 20 anni un gruppo di bresciani, in buona parte abitanti di Ome, lascia i propri paesi nel periodo estivo e attraversa gli Appennini alla volta di Assisi per vivere un’esperienza rara, di quelle che possono segnare. Un rito, una sorta di pellegrinaggio, un momento per uscire dalla routine quotidiana e vivere un’altra dimensione. Tre giorni dedicati a dare una mano a chi ha fatto della propria vita un dono per gli altri. Sono Franco Cortesi, alcuni amici e, da qualche anno, anche suo figlio Pietro.

Il gruppo anche quest’anno è partito nella notte di giovedì 18 per arrivare alle porte del Proto Monastero di Santa Chiara alle luci del mattino. Sulla porta ad attenderli c’erano suor Speranza e suor Luisa, sorella di Franco, suore di clausura Clarisse, promesse alla regola di Santa Chiara. Da quel momento è iniziato un weekend durante il quale il gruppo di volontari si è prodigato nel aiutare le inquiline del monastero nelle mansioni più specialistiche, per le quali c’è la necessità di un elettricista o un muratore, dalle grandi opere fino alla manutenzione ordinaria. Per tre gironi Franco e i suoi compagni di viaggio hanno dormito nei letti della foresteria, mangiato lo stesso cibo delle suore, vissuto i corridoi di un luogo in cui non esistono smartphone.

Ascoltato il silenzio e lavorato seguendo i ritmi del monastero, ma senza essere mai lasciati soli. La loro semplice presenza è un’eccezione data dalla contingenza. Una grande opportunità per questo gruppo di fortunati manutentori che in cambio dei propri servigi possono godere gli ambienti interni di un luogo ameno, della serenità delle quaranta Clarisse, dei loro canti, delle loro preghiere, della pace e anche della loro ottima cucina. Un’altra vita. Più delicata, più lenta, a tratti inenarrabile. Dedita alla prima regola scritta da una donna per altre donne. Da secoli immutata, ma energicamente fresca. Un luogo forse incomprensibile per chi non c’è mai stato, ma dal quale fa male al cuore staccarsi.

Francesco: una vita che fa da modello

Nell’omelia che il vescovo Tremolada ha pronunciato nel corso della Santa Messa nella basilica superiore di Assisi, l’invito rivolto ai tanti ragazzi presenti a seguire nella loro vita gli esempi e gli insegnamenti del poverello di Assisi

Un cielo carico di nuvole non ha tolto nulla alla gioia dell’incontro tra il vescovo Tremolada e gli oltre 2000 ragazzi bresciani, nati tra il 2005 e il 2007, che hanno vissuto un’intensa esperienza di tre giorni dal taglio vocazionale. È nella terra che ha dato i natali e ha visto fiorire la vocazione del “poverello” di Assisi che l’Ufficio per gli oratori, i giovani e le vocazioni hanno voluto chiamare a raccolta i ragazzi bresciani per consentire loro di comprendere, in una città in cui ogni angolo e ogni pietra racconta la “vita bella”, come si possa rispondere sì alla chiamata che il Signore ha pensato per ogni uomo.

Se il momento centrale della prima giornata di questa esperienza che ha preso il posto dell’ormai tradizionale “Roma Express” è stata la Santa Messa che il Vescovo ha celebrato nella basilica superiore davanti a tanti ragazzi, non meno importante è stato il “primo contatto” con le testimonianza di chi, frate o suora, ha già avuto modo di “fare i conti” con la dimensione vocazionale della propria vita.

Le immagini e i video che i ragazzi, tramite Whatsapp, Facebook e Instagram, hanno mandato a Brescia sono di quelle che non lasciano spazio a dubbi particolari: se l’obiettivo di quesra prima esperienza in terra di Assisi era di far toccare loro con mano la gioia del “bello del vivere”, la missione, già al termine della prima giornata, è stata abbondantemente raggiunta.

Mons. Pierantonio Tremolada ha praticamente accolto l’arrivo dei ragazzi bresciani ad Assisi; non si è sottratto alle richiese di foto di gruppo o di selfie per documentare il “c’ero anch’io” a una esperienza importante.

Nel corso della Messa, celebrata sotto le volte della Basilica superiore, il Vescovo ha indicando ai ragazzi lo splendido ciclo di affreschi di Giotto dedicato a San Francesco, li ha invitati a vivere una vita avendo come punto di riferimento gli insegnamenti di quel giovane che, più di 800 anni fa, si lasciò interpellare da quell’invito del Crocifisso ospitato nella chiesa diroccata di San Damiano a impegnarsi per la ricostruzione della “casa”. Ai tanti ragazzi riuniti in questo scrigno di arte e religiosità ha rivolto ancora l’invito di trovare, così come fece Francesco, il tempo del silenzio, degli spazi per la riflessione, a prendere a cuore, così come fece tanti anni prima quel loro coetaneo diventato santo, la natura. Parole importanti, quelle del vescovo Tremolada, che non hanno lasciato indifferenti, nonostante la fatica per il viaggio affrontato e la prima giornata assisiate, le centinaia di ragazzi presenti.

Pellegrinaggio ad Assisi – I commenti dei ragazzi

Non avevo mai fatto un’esperienza di pellegrinaggio ad Assisi. Mi ha colpito molto la maestosità ma anche la semplicità dei luoghi. La chiesa di San Francesco, con i suoi tre piani, mi è davvero piaciuta. La Cripta era fatta di pietra senza grandi decorazioni, come infatti voleva San Francesco. È stata un’esperienza molto bella che non dimenticherò mai. Nicola (7° anno).

La gita ad Assisi è stata bellissima, eccitante ed istruttiva. Ci siamo divertiti molto, è stato bello dormire con i propri amici. La storia di San Francesco è misteriosa e meravigliosa allo stesso tempo. Ciao a tutti, un bacio da Andrea e Giampiero (6°/7° anno).

Secondo me il pellegrinaggio ad Assisi è stata un’esperienza meravigliosa. La rifarei altre 100 volte!! La cosa più gratificante è stata raggiungere a piedi l’Eremo delle carceri, dove San Francesco si ritirava a pregare. Appena si entra nel parco si intuisce subito che è un luogo di pura meditazione. Mi sono divertita e ho trovato un’ottima compagnia! Spero che rifaremo un’esperienza come questa al più presto! Ciao e grazie a tutti! Camilla (7° anno).

Pellegrinaggio ad Assisi V VI e VIII anno ICFR

Pellegrinaggio ad Assisi  –  5°,6°,7° anno  

Martedì 30 aprile , Mercoledì 01 e Giovedì 02 maggio 2013

Basilica Assisi

Primo giorno

Nel pomeriggio: partenza ore 14.30 dall’Oratorio San Luigi, sosta in autogrill, arrivo in serata ad Assisi.

Secondo giorno

In mattinata: visita delle chiese di San Francesco e Santa Chiara;

Nel pomeriggio: pellegrinaggio a piedi all’eremo delle carceri e celebrazione Santa Messa;

In serata: visita alla parte vecchia della città.

Assisi

Terzo giorno 

In mattinata: visita delle chiese di San Damiano, di Santa Maria degli angeli e della Porziuncola;

Nel pomeriggio: rientro, sosta in autogrill e arrivo a Leno previsto per le ore 20.00.

Pernottamento, colazioni, pranzi e cena presso: Hotel Villaverde 

(Tel. 0758065444 oppure vedi internet);

Pernottamento: 30 aprile e 01 maggio;

Colazioni: 01  e 02 maggio;

Pranzi: 01  e 02 maggio;

Cena: 01  maggio.

Trasporto: Andata/ritorno e spostamenti interni: in pullman, tranne quelli volutamente da fare a piedi.

Quota di partecipazione € 160,00

Iscrizioni presso i propri catechisti, consegnando autorizzazione firmata e quota di partecipazione entro e non oltre domenica 27 gennaio 2013. All’atto di iscrizione verrà rilasciata una ricevuta.

Il corpo di san Francesco, dopo la morte divenne bellissimo

Si legge dalle Fonti Francescane che S. Francesco morì di sera, al tramonto del 3 ottobre 1226; morì disteso sulla nuda terra, nella celletta della Porziuncola, in mezzo alla natura.

«Si fece deporre nudo sulla terra, per essere preparato in quell’ora estrema, in cui il nemico avrebbe potuto ancora sfogare la sua ira, a lottare nudo con un avversario nudo».

Il suo guardiano, frate Angelo da Rieti, gli prestò una tonaca, i calzoni e il cappuccio, con la proibizione di cederli ad altri, che Francesco accettò per santa obbedienza.

Il Santo sentendo il cuore traboccare di gioia, capì di aver tenuto fede, sino alla fine, a madonna Povertà.

Il corpo di Francesco dopo la morte, divenne bellissimo, diafano e flessibile.

Scrive frate Elia nella sua Lettera Enciclica: «Mentre era in vita, aveva un aspetto dimesso e non c’era bellezza nel suo volto: non era rimasto in lui un membro che non fosse straziato. Le sue membra erano rigide, per la contrazione dei nervi. Ma, dopo la morte, il suo volto si fece bellissimo, splendente di mirabile candore e consolante a vedersi». E Tommaso da Celano scrive: «Era di una bellezza sovrumana che comprovava in lui il premio della beata resurrezione».

Prima della morte, leggiamo ancora in Tommaso da Celano, che il Santo celebrò simbolicamente l’ultima Cena. «Mentre i frati versavano amarissime lacrime e si lamentavano desolati, si fece portare del pane, lo benedisse, lo spezzò e ne diede da mangiare un pezzetto a ciascuno».

Inoltre si fece leggere quel brano del Vangelo di Giovanni, che è una preparazione alla festa di Pasqua e all’ultima Cena.

S. Francesco contemplava l’umiltà di Dio nell’Eucarestia e ardeva d’amore per il Corpo e Sangue del Signore. A Lui offriva il sacrificio di tutto se stesso e mandava i suoi frati nelle chiese con pissidi preziose, per riporre il Santissimo Sacramento in luoghi decorosi.

È nel tempo del Poverello di Assisi che l’Eucarestia passa dalla sacrestia alla custodia nel Tabernacolo e si introduce l’uso di mettere una lampada che arde giorno e notte, segno della presenza reale del Signore nel Santissimo Sacramento.

Il pensiero va al monte Sinai, dove Mosè vide il roveto ardere senza consumarsi, segno della presenza di Dio.

Così il cero posto vicino al Tabernacolo ci invita a tenere viva la nostra fede con la preghiera e ci richiama a non far tacere il nostro desiderio di eternità: la vita non si spegne se abitata dalla presenza di Dio.

S. Francesco nella prima Ammonizione scriveva: «…vedendo pane e vino con gli occhi del corpo, ma contemplando con gli occhi della fede, vediamo e fermamente crediamo che il suo santissimo corpo e sangue sono vivi e veri…».

Per questa profonda fede e devozione del Santo, la fraternità francescana offrirà durante la celebrazione della S. Messa del 4 ottobre delle ore 9,30, l’olio che servirà per la lampada Eucaristica che arderà tutto l’anno davanti al Santissimo Sacramento.