Il volontariato

Il volontariato è un’attività di aiuto gratuito e spontaneo verso chi ne ha bisogno, prestando opere in maniera individuale e collettiva per scopi benefici e non con uno scopo di lucro ma… conosciamo tutti il significato di volontariato.

Fare volontariato oggi e importante più che mai, ce n’è veramente tanto bisogno.

Per entrare a far parte di un qualsiasi gruppo di volontariato bisogna crederci, perché dare il proprio contributo richiede tempo, sacrificio e tanta volontà.
Si dà la priorità a fare del bene non per sé stessi e non è poco.
Fare del bene fa veramente bene, sia a chi lo riceve, sia a chi lo fa.
Fare volontariato apporta una grande soddisfazione personale, perché implica la propria applicazione nel fare qualcosa per gli altri, usando però sempre le proprie attitudini personali.

Sono davvero tante le forme di volontariato:
Dall’assistenza alle persone, all’unione di gruppi che si impegnano nel sociale, portando avanti dei progetti come quello della nostra piccola realtà di Porzano.
Gli eventi come il torneo di calcio e la festa di mezza estate, sono un esempio di volontariato che ci permette di dare un contributo economico alla nostra parrocchia i cui benefici sono in favore di tutta la comunità.

A questo punto da volontario, mi sento in dovere di offrire l’invito e l’opportunità di entrare a far parte del gruppo oratorio a qualsiasi persona e mi rivolgo soprattutto ai giovani.
L’importanza del volontariato è per loro cruciale, apre loro la mente, stimola il dialogo.
È importante per la loro crescita e troveranno una grande famiglia.

Le motivazioni che spingono una persona a diventare un volontario, sia che entri a fare parte di una “CROCE ROSSA” o qualsiasi altro gruppo o associazione, hanno un fattore comune;
Il volontariato agisce sempre per bontà d’animo e soprattutto di buona fede.

Come diceva Madre Teresa di Calcutta:

Chi nel cammino della vita ha acceso anche soltanto una fiaccola nell’ora buia di qualcuno, non è vissuto invano.

R.C.
Un Volontario.

Sovvenire alle necessità della Chiesa, secondo le proprie possibilità

Fino ad ora, tranne una breve parentesi per il restauro dei lampadari, non ho affrontato l’aspetto economico della gestione della nostra parrocchia. Scusate se ora mi permetto di introdurre questo argomento, perché anche la gestione del patrimonio di immobili e mobili della parrocchia fa parte dei miei doveri di parroco. 

Nel giuramento che ogni parroco fa nelle mani del Vicario Generale della Diocesi prima di fare l’ingresso in parrocchia, tenendo la mano destra sulla Bibbia, tra le altre cose promette: “ … come stabilito dal can. 1283, §1 del Codice di Diritto Canonico, prometto con giuramento di svolgere onestamente, fedelmente e con animo pastorale le funzioni amministrative inerenti ai beni e agli affari economici dell’ente di cui divengo titolare”.

Come si può capire, nella vita di una comunità cristiana – in quanto ogni cristiano è “cittadino di questo mondo” – hanno la loro rilevanza anche gli aspetti sociali, economici, culturali e giuridici. Essi, naturalmente, vanno gestiti e vissuti alla luce del Vangelo e delle indicazioni della Chiesa. 

Tra le opere di carità che la Chiesa ancora indica al cristiano come risposta evangelica al suo contributo alla vita comunitaria, una recita così:  “Sovvenire alle necessità materiali della Chiesa, secondo le proprie possibilità”.

La prima comunità cristiana, viveva con intensità questo aspetto e chi aveva la possibilità condivideva i suoi beni e deponeva ai piedi degli Apostoli il proprio contributo materiale per sostenere i poveri, le attività di evangelizzazione e pastorali della Chiesa (cfr At 2,42-47; 4, 32-35; 5, 12-16).

Ora, le caratteristiche della prima comunità cristiana, anche se vissute in modalità nuove, permangono anche nella Chiesa di oggi. Ogni cristiano sente il dovere di sostenere la Chiesa, partendo dalla comunità in cui vive, perché possa svolgere adeguatamente il suo servizio liturgico, di carità, di evangelizzazione e di contributo attivo alla vita della società. Per questo anche le strutture che la parrocchia possiede e che servono per rispondere meglio alla vita cristiana, al culto e alla formazione dei suoi membri vanno tenute e amministrate con diligenza; tanto più che sono frutto di lavoro, condivisione e segno di una fede vissuta e trasmessa dai nostri avi, ai quali dobbiamo gratitudine e riconoscenza.

Tanti di noi hanno sentito i racconti dei loro nonni o dei loro genitori, circa l’impegno profuso – in tempi di vera povertà – per costruire o rinnovare e mantenere la chiesa, l’oratorio, la casa delle suore e tutti gli altri ambienti di proprietà. Hanno aguzzato ingegno e fantasia per reperire i mezzi in modo che non mancasse niente allo scorrere della vita cristiana nella ferialità e nelle feste. E ancora oggi riecheggia l’orgoglio per una bella chiesa, un oratorio dignitoso e tutte le altre strutture, che sono segno della presenza di una comunità viva.

Io voglio ringraziare dal profondo del cuore tutti coloro che hanno a cuore e sostengono concretamente, con la loro generosità il mantenimento delle strutture della nostra parrocchia. 

A volte incontro persone che ritiengono “dovuto” ogni servizio che la parrocchia offre; e, in realtà non è stabilita nessuna quota: questo per dare ad ognuno la libertà di “sovvenire alle necessità della Chiesa secondo le proprie possibilità” e non mettere a disagio coloro che non potessero dare quanto potrebbe essere richiesto.  Il desiderio, però, è anche quello di far crescere una coscienza viva del dovere che ogni cristiano ha di contribuire veramente secondo le proprie possibilità e non di sentirsi libero di compiere o no questo “dovere”. Anche perché tutto torna a vantaggio di tutti. Ciò che viene offerto nelle varie occasioni, infatti, solo in minima parte viene utilizzato per lo stipendio dei sacerdoti. Ad esempio, su un bilancio annuo di circa € 700.000,00 (anno 2018), solo € 33.000,00 sono utilizzati per il compenso ai sei sacerdoti che fanno servizio nella nostra parrocchia, uno dei quali, per sua volontà, lo fa gratuitamente. Tutto il resto è utilizzato per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture, il pagamento delle utenze (energia elettrica, metano, acqua, telefono, ecc.), per la liturgia (sacrista, sacerdoti forestieri per la predicazione e la confessione, cera, particole e ostie, vino per la messa, fiori, restauro arredi sacri, manutenzione organo, ecc.), per la formazione dei ragazzi/giovani e degli adulti (catechismo, genitori ICFR, ecc.), per le assicurazioni (circa €. 10.000,00 annui), per la carità e le missioni (più di € 25.000,00 senza considerare l’attività della “menonera”), per la formazione (relatori vari), per le tasse e imposte varie, per la pulizia degli ambienti, ecc.

Quando in parrocchia si svolge un’attività a favore della comunità quante persone, sussidi, tempo, strumenti e ambienti mette a disposizione: “deve” farlo, è suo compito! Ma, per favore, aiutateci a farlo con serenità attraverso un perseverante, generoso e doveroso contributo economico; certo, SECONDO LE VOSTRE POSSIBILITÀ, ma, per favore, sentitelo come un DOVERE, derivante dalla vostra appartenenza alla comunità cristiana!

La parrocchia di Leno non ha altre entrate se non le offerte liberali dei suoi fedeli; quindi tutte entrate “incerte”, che dipendono dalla sensibilità e dalla generosità dei fedeli che, durante la Messa a cui partecipano, o in occasioni particolari (battesimi, matrimoni, anniversari, prima comunione e cresima, funerali, Natale, Pasqua, una guarigione, o altri eventi), esercitano la loro corresponsabilità per l’impegno economico della parrocchia, facendo un’offerta.

Non aspettate solo le occasioni straordinarie. L’offertorio della Messa domenicale chiede la partecipazione attiva dell’uomo all’offerta del pane e del vino. Ecco perché alcuni membri della comunità cristiana passano a raccogliere le offerte: chi dona pone un segno concreto di partecipazione all’offerta di Gesù che, come pane, si spezza per la fame di ogni uomo. Ora, quelle offerte che vengono raccolte saranno impiegate per la “fame” della comunità; la fame delle persone, ma anche la fame degli ambienti che le persone utilizzano per crescere come autentici cristiani e imparare a condividere, come pane spezzato, quello che ognuno è ed ha. Inoltre quelle offerte verranno incontro anche alla fame di altri uomini, che sono pure nostri fratelli, vivono lontano da noi, ma, come noi, son amati dal Signore. Anche fare un’offerta in denaro con amore significa essere “pane spezzato” per la fame dei fratelli.

Sarebbe bello insegnare anche ai ragazzi il gesto di mettere un’offerta nel cesto all’offertorio della Messa: basta poco. Ricordate la vedova al tempio che ha offerto due monetine? Gesù l’ha apprezzata non tanto per la quantità, ma per le generosità d’animo e perché si è sentita in “dovere” di fare la sua, seppur piccola, parte per il tempio del Signore.

Alcuni interventi necessari

Ora,come parrocchia, abbiamo bisogno di affrontare alcuni interventi per la manutenzione dei nostri ambienti: 

  • la chiesa di S. Michele: abbiamo vinto l’umidità, installando due centraline che invertono l’umidità dell’acqua. Ora stiamo sostituendo termoventilatore, che non è sufficiente a riscaldare la chiesa e non può rimanere acceso durante gli incontri, in quanto troppo rumoroso. Abbiamo levato il pavimento e verrà posato un riscaldamento elettrico sotto la nuova pavimentazione di cotto antico. Inoltre stiamo provvedendo a rimuovere l’intonaco ammalo rato, per sostituirlo con uno nuovo poroso, adeguato a resistere all’umidità. Inoltre verrà sistemato il tetto dell’abside, in quanto ci sono parecchie infiltrazioni di acqua. Il preventivo è di circa € 62.000,00
  • La chiesa parrocchiale: con l’evento atmosferico dell’11 maggio scorso si sono aggravate alcune criticità che già c’erano e se ne sono aggiunte altre: tre puntoni di capriate hanno bisogno di intervento, alcune onduline si sono mosse e con loro i coppi sovrastanti, i ferma coppi e l’impianto antivolatili, le vetrate sono state lesionate, un abbaino è volato via, ci sono infiltrazioni di acqua. Inoltre i muri di basamento assorbono molta umidità che rovina anche i marmi degli altari laterali.

Ci sarebbe, poi, da ritinteggiare tutto l’interno della chiesa.

  • L’oratorio S. Luigi: dopo una verifica tecnica, ha bisogno di un grossi intervento riguardante la staticità e l’antisismica. Interventi in parte già preventivati e con copertura economica.

Queste problematiche riguardano tutta la comunità. Faccio appello e confido nella responsabilità e nella generosità di tutti.

Come sostenere ed aiutare la nostra Parrocchia

La parrocchia di leno non possiede proprietá da cui possa ricavare entrate fisse. Per sostenere le spese di manutenzione degli ambienti, delle utenze, di contribuzione ai sacerdoti e agli altri collaboratori, per compiere progetti di evangelizzazione e di formazione puó confidare solo sulle offerte liberali dei fedeli, che, per i soggetti d’impresa, sono deducibili (elemosine, offerte in occasione dei battesimi, cresime – prime comunioni, matrimoni, funerali, anniversari di matrimonio, feste di classe, messe… e altre occasioni significative della vita personale, famigliare, di gruppo, dell’ azienda…).

Si può disporre di un lascito testamentario, nel qual caso occorre specificare con precisione ciò che si lascia e l’intestazione esatta: Parrocchia Santi Pietro e Paolo in Leno. Se si vuole fare un’offerta in denaro, si può versare direttamente sul conto corrente, di cui offriamo le coordinate bancarie (IBAN):

Per la Parrocchia:
Parrocchia Santi Pietro e Paolo
IT75T0834054632000000000732

Per l’Oratorio S. Luigi:
Parrocchia Santi Pietro e Paolo
IT33T0834054632000000010509

Rompiamo il silenzio sull’Africa

Tratto da “Trentino” del 19 luglio 2017

Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo come missionario uso la penna (anch’io appartengo alla vostra categoria) per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass- media italiani. Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale. So che i mass-media , purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che vorrebbe. Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli stanno vivendo. Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa (sono poche purtroppo le eccezioni in questo campo!). E’ inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa), ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga. É inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur. E’ inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni. E’ inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa. E’ inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai. E’ inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera. E’ inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi. E’ inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa, soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi. E’ inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia, Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’Onu. E’ inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile. E’ inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi (lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!!). Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi. Questo crea la paranoia dell’ “invasione”, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi. Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’ Africa Compact, contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti. Ma i disperati della storia nessuno li fermerà. Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al Sistema economico – finanziario. L’Onu si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. E ora i nostri politici gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’Eni a Finmeccanica. E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti. Davanti a tutto questo non possiamo rimanere in silenzio. I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?. Per questo vi prego di rompere questo silenzio-stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della Rai e alla grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un Africa Compact giornalistico, molto più
utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti? Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.

Alex Zanotelli

Caro Alex, pubblico molto volentieri il tuo appello. Perché è rivolto a tutti, anche se il tuo messaggio si apre con un preciso richiamo alla nostra categoria, e perché è vero: di Africa si parla troppo poco. Non è però una questione di libertà. Ti prego: non alimentare anche tu strani sospetti o, peggio, l’idea che vi siano complotti. Io e i miei colleghi continuiamo a poter scrivere ciò che vogliamo e il nostro editore di ieri, così come quello di oggi, considera sacra la nostra libertà. Anche di qui la pubblicazione di questo tuo appello. Cerchiamo poi di non essere mai superficiali o provinciali, anche se siamo fieramente locali, con uno sguardo attento su quello che accade fuori dalla porta di casa e con un’analoga attenzione a ciò che accade lontano da qui. Tu dici che dobbiamo darci tutti da fare e io ne sono convinto. A te, grande conoscitore dell’Africa del dolore, della sopraffazione, della violenza e della povertà, per non dire di mille altri traffici, offro una pagina bianca sulla quale intervenire quando vuoi per parlarci dei temi che ti stanno a cuore. Ti chiedo anche di non generalizzare, però: né quando parli di noi, che ogni giorno cerchiamo di fare al meglio il nostro mestiere, né quando parli di chi saccheggia l’Africa tirando in ballo le nostre grandi imprese o le nostre banche. In quest’epoca, come scrivi proprio tu, caro padre Alex, in questo tuo accorato appello, abbiamo bisogno di tutto fuorché di superficialità. Aiutaci a capire, ad approfondire, anche a migliorare, non a fare di tutta l’erba un fascio. Solo così, insieme, potremo rompere un giorno il maledetto silenzio sull’Africa.

Alberto Faustini