Don Facchetti: Riscoprire la preghiera

L’Apostolato della Preghiera è presente oggi in tutto il mondo e anche nella nostra Diocesi è diffuso in molte parrocchie e comunità

Lo scorso 14 novembre, presso il Centro pastorale Paolo VI, in città, si è tenuto il primo incontro diocesano dell’Apostolato della Preghiera. Questo primo incontro, ha visto, in mattinata, la preghiera delle Lodi, una Meditazione dell’assistente diocesano don Diego Facchetti sulla prima Lettera pastorale del nostro Vescovo, spazio per Adorazione e Confessioni, S. Messa e pranzo condiviso. Nel pomeriggio, l’Ora Media, Echi dal Convegno Nazionale, presentazione del calendario con le iniziative per questo nuovo anno, tra cui i possibili pellegrinaggi e, al termine della giornata, il canto dei Vespri.

Nato in Francia nel 1844, l’Apostolato della Preghiera è presente oggi in tutto il mondo e anche nella nostra Diocesi è diffuso in molte parrocchie e comunità. L’Apostolato della preghiera è un programma di vita, uno strumento di evangelizzazione, una scuola di preghiera e una strada di santità, aperta a tutti, che aiuta a compiere un percorso di fede facendo vivere i Sacramenti nello spirito del sacerdozio comune a tutti i fedeli in Cristo.

“Lo scopo principale dell’Apostolato della Preghiera è molto semplice” ci ha detto don Facchetti: “Aiutare ogni cristiano, inserito in parrocchia o in qualche gruppo diocesano, ma anche non inserito e, talvolta, più lontano dall’ambiente ecclesiastico, a scoprire il valore della preghiera, soprattutto nell’aspetto di apostolato e condivisione”. Attraverso l’invito a pregare e riflettere mensilmente sulle intenzioni del Papa e dei Vescovi, l’Apostolato permette di collegare la vita spirituale con la realtà concreta della vita di ciascuno, ricca di gioie e speranze, ma anche di dolore, angoscia e preoccupazioni.

“Tra le iniziative che il nostro gruppo ha in programma quest’anno, ci sono altri due incontri diocesani, il momento di preghiera quotidiana secondo le intenzioni mensili, due pellegrinaggi, a Roma, Napoli e Pompei oltre che a Modena e all’abbazia di Nonantola e la scelta di proseguire a sostenere diversi progetti, come i Gemma, in aiuto delle donne in gravidanza ma interessate da svariate difficoltà e un aiuto concreto per i bambini di Betlemme” ha concluso don Facchetti.

“Perché i giovani, per grazia di Dio, diano compimento al loro desiderio di vita, conoscano sempre più il Volto amorevole di Cristo, camminino nella luce della fede e infondano al mondo speranza”: questa è l’intenzione che il vescovo Pierantonio ha “affidato” all’Apostolato della Preghiera per il 2018/2019 ma che ognuno di noi può far sua, rendendola parte della propria preghiera quotidiana.

La vocazione del sofferente “apostolo nella Chiesa”

La pagina dell’ammalato

Il fatto che il beato Luigi Novarese affermasse ed annunciasse la vocazione e la missione proprie alla persona sofferente o disabile, gli ha procurato per parecchi anni contraddizioni, se non addirittura aperta incomprensione ed ostilità; egli, nonostante tutto, ha avuto il coraggio di proporre ai sofferenti un’idea: il malato, il sofferente è un “chiamato” da Dio a valorizzare la sua sofferenza unitamente a quella di Cristo. Egli non ha mai considerato il dolore, un bene a sé, un elemento positivo e costruttivo; anche per lui tale realtà acquisiva il suo valore dal Vangelo: “É chiaro che l’uomo non può intrinsecamente avere una vocazione al dolore, essendo il dolore in sé stesso una disperata inutilità. Dio non ha creato il dolore e non è stato lui ad introdurlo nella storia dell’umanità, come risulta dal protovangelo (cfr. Gen. 3,14-19).

L’uomo è stato la causa del male del mondo; Dio invece è l’eterna carità, sempre in cammino, infinitamente geniale nelle sue manifestazioni, le quali nei nostri riguardi diventano espressioni della sua infinita misericordia. Egli bussa alla porta del nostro cuore perché si spalanchi al sole della sua infuocata carità, che brucia, sana, vivifica, valorizza” (Luigi Novarese, Un dono del papa ai sofferenti, Ed. CVS, Roma 1983, pp. 14-15). Ciò che dà valore alla sofferenza non è certamente il dolore in se stesso, ma l’accettazione e l’offerta di esso, vissute per amore in unione all’offerta del Cristo.

Nella Salvifici Doloris viene esplicitata la prospettiva della partecipazione dell’uomo al mistero della redenzione, proprio in virtù della specifica “chiamata” che ogni sofferente riceve dal Cristo: “La sofferenza, infatti, non può essere trasformata con la grazia dall’esterno ma dall’interno (…), questa è, infatti, soprattutto una chiamata. É una vocazione.

Cristo non spiega in astratto le ragioni della sofferenza a quest’opera di salvezza del mondo, che si compie per mezzo della mia sofferenza, per mezzo della mia croce. Man mano che l’uomo prende la sua croce, unendosi spiritualmente alla croce di Cristo, si rivela davanti a lui il senso salvifico della sofferenza” (SD, n. 26). Le persone sofferenti hanno bisogno solamente di una spiritualità ecclesiale. Si deve smettere di rivolgersi a loro e di parlare loro “in quanto ammalati”; prima di essere malati sono degli uomini e dei figli di Dio, perché quindi metterli ancora da parte nella Chiesa?

Il cardinale Jean Danielou così descrive il ruolo del malato nella Chiesa: “Ciascuno ha il suo ruolo nella Chiesa. Ma se è vero che il Cristo ha salvato il mondo più con la sua passione che con la sua predicazione, bisogna dire che il ruolo della sofferenza in generale, ed in special modo il ruolo dei malati per contribuire alla salvezza del mondo, cooperando alla passione di Cristo, è del tutto essenziale. La vocazione generale diventa personale allorché la persona determinata per mezzo del Battesimo viene innestata nel Corpo Mistico. In questa dimensione misteriosa ma reale, il fedele porta con Cristo la propria croce vivendo quanto la sofferenza, in ordine morale e fisico, vi è nella vita stessa (L. Novarese, La vocazione del sofferente, in L’Ancora, 4-5 1071, p.2).

(Cristian C. un ammalato)

I Volontari della Sofferenza

Il movimento dei «Volontari della Sofferenza» è sorto in Italia nel maggio 1947, per opera del Rev.mo Mons. Luigi Novarese e di un manipolo di generosi che ne attuarono per primi il programma.
Il «Centro Volontari della Sofferenza», che oggi conta 5.000 iscritti, fu approvato, benedetto e incoraggiato ripetutamente dal grande Pontefice Pio XII di v. m., il quale, in un indimenticabile discorso, rivolto a 6.000 «Volontari della Sofferenza» convenuti a Roma per il primo decennale del Centro, ne illustrò autorevolmente l’importanza, la bellezza e la preziosità.

Il Santo Padre Giovanni XXIII, elevando in perpetuo – con «Breve Apostolico» in data 24 novembre 1960 – la Pia Unione dei «Silenziosi Operai della Croce» alla dignità di «Primaria» insieme con le consociazioni della «Lega Sacerdotale Mariana», dei «Volontari della Sofferenza» e dei «Fratelli degli Ammalati», ha conferito a questo movimento apostolico la piena personalità giuridica ecclesiastica, inserendolo ufficialmente nella grande corrente dell’apostolato cattolico, lodandone la preziosa attività e arricchendolo di copiose indulgenze.

Superiore Generale della Pia Unione è lo stesso Fondatore, Mons. Luigi Novarese, della Segreteria di Stato di Sua Santità. La Direzione Centrale è Roma (Piazza Monte Savello, 9).

Mezzi di apostolato del centro
Stampa: a tutti gli iscritti viene inviata gratuitamente, dalla Direzione di Roma, «L’Ancora», rivista di    formazione che illumina, ricrea, conforma, sostiene e unisce. Alla rivista si aggiunge periodicamente l’invito di circolari inerenti ai problemi dei sofferenti e al loro apostolato.

Radio: ogni venerdì alle ore 17.00 la Radio Vaticana mette in onda un programma speciale per i «Volontari della Sofferenza», chiamato «Quarto d’ora della serenità» (onde medie: 196 e 384; onde corte: 48, 47, 41, 21, ,31, 10).

Esercizi spirituali e giornate di studio: presso la grandiosa «Casa Cuore immacolato di Maria» a Re, in Val Vigezzo ( Novara ), una delle più stupende e sorprendenti realizzazioni della vita cristiana.

A Brescia, la Direzione diocesana è fraternamente vicina agli iscritti e, li tiene uniti tra loro mediante «Voce del Popolo» (pagina periodica per i malati e comunicazioni circa l’attività dei «Volontari»), con circolari mensili, corrispondenza personale, convegni parrocchiali e di zona, feste degli ammalati, organizzazione di pellegrinaggi a Re per gli Esercizi, ecc.

(continua)