Indicazione diocesana sulle aperture parziali dell’oratorio

Riportiamo di seguito un estratto dell’indicazione diocesana sulle aperture parziali dell’oratorio sulla scorta del Comunicato dei Vescovi Lombardi

  • Sono possibili le riunioni e gli incontri nei locali parrocchiali e negli oratori secondo le indicazioni del Protocollo Generale e le sue integrazioni (qui sotto raccolte in estrema sintesi).

    La partecipazione non è possibile per chi è in quarantena o in isolamento domiciliare e per coloro che hanno temperatura corporea superiore ai 37,5°C o altri sintomi influenzali. Si privilegino luoghi all’aperto oppure luoghi chiusi adeguatamente ampi.

    All’interno è necessario rispettare la distanza di almeno un metro, tutti i partecipanti abbiano sempre la mascherina, si igienizzino le mani all’ingresso e si mantengano le distanze di sicurezza all’ingresso e all’uscita.

    Fino a nuove indicazioni sono da escludere feste, buffet, pranzi e cene, attività di tipo strettamente aggregativo. Come da indicazioni di legge non sarà possibile prevedere attività organizzate per minori di 14 anni prima del 15 giugno p.v.

  • Possono essere concessi spazi per riunioni di gruppi e associazioni con le stesse attenzioni espresse nel Protocollo Generale e richiedendo l’assunzione di responsabilità da parte di chi convoca la riunione con il documento predisposto.
  • Restano chiusi i cortili, le aree giochi, gli impianti sportivi, i bar e qualunque struttura simile in qualunque modo denominata.

La Croce di cristo, sorgente di salvezza

L’omelia pronunciata in Duomo Vecchio dal vescovo Pierantonio Tremolada in occasione delle celebrazioni di apertura del Giubileo straordinario delle Sante Croci

“In te la nostra gloria, o Croce del Signore, per te salvezza e vita nel sangue redentore. La Croce di Cristo è nostra gloria, salvezza e risurrezione”. Profondamente grati al Signore per il dono fatto alla nostra Chiesa, apriamo solennemente questo Giubileo straordinario delle Sante Croci, che viene istituito in occasione del quinto centenario di fondazione della Compagnia che custodisce le sacre reliquie. Da secoli nel nostro Duomo Vecchio si trova un vero e proprio tesoro, che in questi giorni sarà esposto alla contemplazione e alla preghiera di tutti i fedeli. Circondato dal materiale prezioso, l’oro e l’argento, che l’arte di grandi maestri ha forgiato, il legno della santa croce – un suo frammento – è questo tesoro, riposto segretamente e gelosamente nel cuore della nostra Chiesa bresciana.

Il tempo che si apre, i giorni, i mesi che ci stanno davanti saranno l’occasione per fissare lo sguardo sul grande segno della redenzione universale, sorgente della benedizione perenne di Dio per l’umanità. La reliquia della Santa Croce, infatti, oggi viene esposta qui nel nostro Duomo Vecchio ed esposta rimarrà fino al prossimo 14 settembre, quando, con rito ugualmente solenne, tornerà a riposare nella sua custodia, presso la cappella che da lei prende i nome.

La circostanza che ci troviamo a vivere, con il suo carico di dolore e di incertezza, rende questo inizio di Giubileo ancora più intenso. La nostra celebrazione avviene qui in Duomo Vecchio a porte chiuse, senza concorso di popolo. Sono qui con me soltanto alcuni autorevoli rappresentanti della nostra città, che saluto con ossequio e ringrazio di cuore, e della nostra diocesi. Le limitazioni imposte dall’esigenza di contenere gli effetti di un’infezione virale tanto seria quanto sorprendente, non hanno consentito a molti che avrebbero voluto partecipare di essere presenti. Tutto questo non ci impedisce, tuttavia, di sentirci uniti e concordi. Forse, anzi, ci spinge di esserlo ancora di più. Grazie alle reti televisive e radiofoniche, che di cuore ringrazio per il loro prezioso servizio, e agli altri mezzi più recenti di comunicazione, è possibile seguire questa celebrazione anche dalle proprie case e vivere con immutato fervore l’inizio del nostro Giubileo. Voglia il Signore che già da questo inizio possa trarre giovamento la nostra comunità diocesana, ma anche l’intera nostra regione, così provate in questo momento di particolare apprensione.

“Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” – scrive l’apostolo Giovanni a conclusione del suo racconto della passione di Gesù, citando il profeta Zaccaria. L’abbiamo sentito proclamare nel brano di Vangelo di questa liturgia. Noi vogliamo essere tra coloro che raccolgono questo invito. Vogliamo “volgere lo sguardo” per contemplare colui che è stato trafitto e sentirci noi pure trafitti interiormente. Lo scenario struggente del calvario non lascia mai indifferente chi vi si accosta con animo sensibile. La misura dell’amore di Dio per l’umanità, che nella croce di Cristo raggiunge la sua piena evidenza, ha un effetto travolgente su ogni onesta coscienza. Lo testimonia san Paolo, il persecutore divenuto apostolo, quando, scrivendo ai Galati e ricordando la sua esperienza, dice: “Sono stato crocifisso con Cristo; non sono più io che vivo, ma Cristo vie in me. Questa vita che vivo nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal, 2,20).

Non c’è infatti amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici. Così ha fatto il Signore della gloria, che tuttavia è proceduto oltre: egli ha dato la vita stendendo le braccia sull’orrendo patibolo della croce, accettando, lui il santo, l’umiliazione estrema riservata al peccatore; morendo, lui l’innocente, sul patibolo dei colpevoli; provando, lui il Figlio amato, il sentimento atroce dell’abbandono del Padre. Il vertice dell’amore è coinciso per lui con l’estremo abbassamento. Come ci ricorda sempre san Paolo nella Lettera ai Filippesi: “CristoGesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini. Apparso in forma umana, umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2,5). Fino a questo punto è giunto il nostro redentore.

Chi potrà dunque contrastare un amore la cui misura è immensa quanto la sua potenza? Chi o che cosa gli potrà mai resistere? Questo amore realmente divino è infatti l’energia di bene che ha dato vita all’universo, che ha fatto esistere l’umanità e che ogni giorno la custodisce; è misericordia rigenerante che scaturisce dall’intimo della Trinità santa. Se dunque l’amore di Dio si è pienamente manifestato nella morte in croce di Gesù, questa stessa croce andrà considerata un meraviglioso segno di grazia, il segno per eccellenza della salvezza e della vittoria. È croce benedetta e gloriosa, è il vessillo del re trionfante. Come recita la suggestiva sequenza del giorno di Pasqua: “La morte e la vita si sono affrontate in un tremendo duello: il condottiero della vita, morto, regna vivo“.

Il grande sovrano che trionfa con una simile dirompente forza d’amore è l’Agnello di cui parla il Libro dell’Apocalisse. Egli “è degno di potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione” (Ap 5,12). Egli, il Cristo crocifisso, è il Signore della gloria, il servo di Dio che è divenuto intercessore a favore dei suoi fratelli. Lui stesso aveva dichiarato ai suoi discepoli e alle folle: “Quando sarò innalzato da terra, io attirerò tutti a me” (Gv 12,32). Lui, inchiodato sulla croce e ormai in agonia, aveva promesso al ladrone che al suo fianco lo supplicava: “Oggi con me sarai nel Paradiso” (Lc 23, 43).

Davvero la croce di Cristo è la sorgente della nostra salvezza. Essa è cosparsa del sangue del Santo e del Giusto, versato nello slancio di un amore tenerissimo per l’umanità sfigurata dal male. Nulla potrà più resistere all’ardore travolgente di questa divina benevolenza. Le porte degli inferi ormai sono state divelte. Il redentore del mondo è sceso negli abissi della nostra oscura malvagità, ha afferrato e innalzato con sé l’Adamo antico, lo ha introdotto per sempre nella sua dimora regale, dove tutto è luce e splendore di bellezza.

Con la croce del Signore il cielo e la terra si sono uniti per sempre. Anche in questo la croce è divenuta segno: il suo braccio verticale e il suo braccio orizzontale richiamano la duplice dimensione dell’esistenza umana, con le sue essenziali caratteristiche dell’altezza e della profondità, della lunghezza e della larghezza. Il Cristo salvatore è innalzato tra cielo e terra e muore con le braccia aperte: egli stringe l’umanità in un abbraccio universale, la riunisce dagli estremi della terra, e insieme la eleva con sé verso l’alto, mostrandogli nel contempo la sua nobile profondità. La croce innalzata sul calvario è in realtà piantata al centro della terra e nel cuore della storia. Essa richiama l’evento che ha dischiuso la grande rivelazione e ha alzato il sipario sullo scenario enigmatico della storia. La croce è dunque anche un segno da interpretare, un messaggio da comprendere, la chiave di lettura dell’intera vicenda umana. La croce ci ricorda che è ora possibile aprire il grande libro sigillato e conoscere il senso del cammino che l’umanità sta compiendo nello scorrere del tempo.

Questo segreto che dona a tutti speranza è l’amore dell’Agnello di Dio, l’amore umile e mite del Cristo crocifisso e risorto. È il mistero di grazia nel quale dovremmo sempre più immergerci, per rimanerne conquistati. La storia tutta intera trae la sua luce e quindi il suo senso ultimo dal segno che ricorda l’amore sacrificale del Figlio del Dio vivente. Una simile conoscenza desiderava l’apostolo Paolo per i suoi amati fratelli delle comunità cristiane; nella lettera agli Efesini egli scrive: “Per questo io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ha origine ogni discendenza in cielo e sulla terra, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati nell’uomo interiore mediante il suo Spirito. Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Ef 3,14-19).

È quanto vorrei chiedere anch’io per tutti noi, per la nostra amata Chiesa di Brescia, che entra nel tempo di grazia di questo Giubileo straordinario. Tenendo fisso lo sguardo sul Cristo redentore, vittima di pace e sacerdote della Nuova Alleanza, e lasciandoci ispirare dallo Spirito santo che illumina le menti e i cuori, potremo scoprire sempre più il tesoro custodito nel mistero della croce.

O croce santa,
che fosti degna di portare il nostro Redentore,
albero della vita eterna a noi restituita in dono;
sii tu benedetta per la salvezza che da te è scaturita.

O croce beata,
segno perenne della misericordia di Dio per noi,
testimonianza viva di un Cuore palpitante d’amore;
sii tu benedetta per la rivelazione che in te si è compiuta.

O Croce gloriosa,
vero altare del sacrificio di Cristo,
trofeo di vittoria che ci ha aperto la via del cielo;
sii tu benedetta per il regno che con te si è inaugurato

O croce amabile,
termine fisso del nostro sguardo adorante,
sorgente viva di una luce che trafigge il cuore;
sii tu benedetta per la grazia che da te si è irradiata.

In te, o croce benedetta, noi ci vantiamo,
per te noi speriamo,
alla tua ombra sostiamo,
sotto le tue insegne lottiamo.

A colui che su di te ha steso le braccia per amore,
all’Agnello di Dio mite e vittorioso,
che morendo ci ha resi suoi per sempre,
eleviamo con umile cuore
la nostra lode grata e perenne.

A lui sia gloria nei secoli dei secoli.

Amen

Giubileo straordinario per i 500 anni della Compagnia dei Custodi delle Sante Croci

Cerimonia di apertura

Venerdì 28 febbraio 2020 alle ore 20.30 in Duomo Vecchio, il nostro Vescovo aprirà ufficialmente il Giubileo Straordinario per i 500 anni della Compagnia dei Custodi delle Sante Croci, affinché ogni fedele possa essere segnato dalla grazia divina e ritrovi la via delle conversione e del rinnovamento spirituale.

I presbiteri e i diaconi che desiderano assistere alla Liturgia della Parola venerdì 28 febbraio 2020 alle ore 20.30 presso la Chiesa Cattedrale in occasione della Celebrazione di Apertura del Giubileo straordinario delle Sante Croci, presieduta dal Vescovo Pierantonio, sono invitati a confermare la loro presenza presso la Segreteria Generale (0303722253), a portare con sé amitto, camice, cingolo con stola rossa; oppure veste talare e cotta con stola rossa e a trovarsi presso la Sacrestia alle ore 20.15, per indossare le vesti sacre e iniziare la processione d’ingresso.

Ripartiamo dalla preghiera

Santa Messa di apertura della Festa dell’Oratorio 2019

Prima di dar voce alla mia riflessione, compiamo due gesti che diventeranno parte, poi, anche della mia omelia. Il primo è quello che ci vede qui perché quasi incaricati, insigniti di un ruolo di servizio, di una missione; e qui sto parlando di tutti quelli che si sono resi disponibili per dedicare del tempo, energie e risorse, del volontariato durante la festa. Invito, pertanto, quanti fanno parte de turni di servizio e di prendere la maglietta e indossarla. Spieghiamo anche il perché di questo gesto: quando l’abbiamo pensato è sorto il dubbio che si potesse pensare che “questi mettono la maglietta come se fossero superman”. Niente a che fare con questo. Quella maglietta ha il valore della mia stola. E a cosa serve la stola? La stola non è nient’altro che un simbolo che ricorda il grembiule che ha messo Gesù nell’ultima cena quando si mise a servire i suoi discepoli. Questa maglia per noi è il simbolo dell’amore, del servizio e quello che facciamo lo facciamo perché vogliamo imitare Gesù. Il cristiano è colui che si lascia amare da Gesù e percorre i suoi passi, calca le sue impronte.

Il secondo gesto che andiamo a compiere è l’accensione di questa candela. Ogni sera, per sette sere, accenderemo una candela indicando come la nostra festa parta della preghiera. Aggiungeremo ogni sera una candela così che ritmerà il tempo della nostra festa. Ogni sera cominceremo le nostre attività con la preghiera, perché ci sentiamo dei mandati e soprattutto perché dove due o tre sono riuniti nel nome del signore Gesù noi sappiamo che Lui è mezzo a loro. Vorremmo raccontare a tutte le persone che verranno qua che qui c’è Gesù, perché noi lo preghiamo e ci sentiamo raggiunti dal suo amore. Vorremmo raccontare questo e lo faremo ovviamente come saremo capaci, ma perché partiremo da qui.

Ho già messo in evidenza alcuni motivi per i quali noi stasera siamo qui a dare inizio alla settimana dell’Oratorio, sapendo che far festa vuol dire che c’è un qualcosa che ci attira. Più quello che ci attira è forte più raccoglierà gente. L’oggetto della festa, per noi è Gesù. É lui che ci riunisce. In fin dei conti noi perché siam qui stasera? Io ho ben chiaro in testa il perché e ve lo voglio dire con schiettezza. Noi siam qui fondamentale per un’unica cosa: siam qui per pregare e penso che abbiam bisogno di ripartire ancora una volta dalla preghiera. Magari negli ultimi anni siamo stati capaci e bravi a fare anche tante cose. Siam diventati abili a leggere la realtà sociale, a dare un po’ di numeri, a fare alcune proiezioni, a progettare, a diventare tecnologici ma dobbiamo ripartire dalla preghiera. Per quanto potremo essere bravi, o noi partiamo dalla preghiera o altrimenti tutto comincerà e finirà con noi. Non possiamo solamente fidarci delle nostre capacità: già altre volte ho fatto questa riflessione con voi, non possiamo solamente ottimizzare le nostre risorse ed essere ottimisti per quello che facciamo. La categoria dell’ottimismo non è una categoria cristiana perché l’ottimismo si basa sulle nostre capacità, sulle nostre risorse: finché le abbiamo tutto o quasi, va bene, ma quando non le abbiam più si passa dall’ottimismo al pessimismo. Non sarà che forse c’è troppo pessimismo in giro perché puntiamo solo su di noi? In questo caso, la categoria cristiana necessaria è quella della speranza.

La speranza illumina l’attesa

L’attesa è viva quando io spero perché so che il mio Dio sarà sempre accanto a me e io ho bisogno di incontrarlo, ho bisogno di parlargli assieme, ho bisogno di ascoltarlo e cosa meglio della preghiera può fare questo? Per cui io vi dico che siamo in questa sede per pregare. Per pregare non solo per la festa dell’Oratorio ma per pregare per la nostra comunità e per pregare per la Chiesa intera in questa festa di Maria madre della Chiesa. Abbiamo diversi motivi per pregare: io ve ne elenco alcuni ma ognuno poi avrà i suoi. Il primo è che noi pregando assieme siamo un popolo; il popolo è diverso dalla massa, la massa è senza nome, la massa è generica, il popolo ha la sua identità. Chi siamo noi? Siamo quelli che stanno qui attorno (all’altare), cioè quelli che vengono qua e da qua ricevono la loro forza.

Motivo ancora per pregare: questa mattina ho concluso il percorso della visita agli ammalati, alle persone anziane, e parlando con loro a uno di questi che è particolarmente sofferente ho detto “stasera ti ricordo nella preghiera, ti ricordo nella Messa all’Oratorio. Ti ricordo lì perché hai tante volte frequentato questo ambiente” e chiedo a tutti voi di pregare anche per questa persona. Siam qui, ancora, per pregare per altri motivi; sempre nel giro di questa mattina ho incontrato una signora molto anziana, ora è debole ma ha una grande forza nella sua preghiera. “Ricordo anche te nella preghiera”. Siam qui anche perché vogliamo ricordare una persona che ha voluto bene all’Oratorio, ha voluto bene alla sua famiglia, Maria Teresa, i suoi figli hanno frequentato questo posto, lo frequentano, così come il marito. Bello il fatto che anche molti amici hanno pensato di ricordarla e di far celebrare questa Santa Messa. Volentieri lo facciamo. Abbiam fatto anche un gesto in sua memoria, appunto perché conoscevamo la sua passione per l’educazione, per la crescita, per gli ambienti come questo: le tre piante nuove che abbiam messo nel parco giochi, e per noi la pianta che si semina indica qualcosa di importante, una vita che cresce, farà ombra, sarà segno di una vita che passa attraverso il progetto di Dio e della sua creazione e che manifesta la sua bellezza. Le tre piante che abbiam messo al parco, l’abbiam fatto in nome di Maria Teresa. Per cui ogni qual volta vedremo quelle tre piante ci verrà in mente.

Siam qui, ancora, per pregare per la nostra Chiesa: non so voi ma io che son prete, a volte non so da che parte sbattere la testa: non sappiamo più cosa fare e non basta avere gli ulivi belli, non basta avere tutto pulito, tutto ordinato. Anche se dedichiamo mille ore all’Oratorio, ed è bello averlo così, questo non basta, per cui vi dico mettiamoci in preghiera, chiediamo a Dio che apra una via, che ci aiuti in questo periodo dove io mi sento un po’ smarrito e vedo la riflessione sulla nostra pastorale ecclesiale un po’ smarrita. Tanto impegno, tanto faticare, tante energie, tanta progettazione, tanta passione… sembra quasi che il vento porti via tutto, sembra che serva a poco o per non dire a nulla. E ora non sto qua a citare i numeri e dire chi non vien più e chi viene ancora, ho fatto pace con i numeri. Avverto, però, una preoccupazione non tanto perché i numeri calino o crescano ma perché sembra che ci stiamo allontanando da Dio, almeno nelle nostre priorità. Sembra che stiamo perdendo quel che di più vero abbiamo, il nostro spirito, che va ravvivato, va sostenuto, va curato sicuramente più di tutte queste cose che per quanto possano essere belle e funzionali, non sono compensative della serenità di sentirsi amati. Se non si entra mai là dentro (indica la porta della chiesetta) allora è inutile. Lo dico spesso questo ai genitori quando facciamo gli incontri, ogni qual volta veniamo qua la prima cosa che dobbiamo fare, che diventa fortemente educativa, potentemente educativa, è entrare là dentro, salutare il Signore, ringraziarlo perché ci ha dato l’opportunità di vivere nella nostra comunità. Quando noi entriamo, dietro l’altare abbiamo una bellissima immagine di Maria. Gesù ce l’ha affidata come mamma, come colei che si prende cura di noi. É stato bello che quest’anno un gruppo di persone sia venuto qui a pregare il rosario durante il mese di maggio. Ci possono essere anche mille altre forme di preghiera: quando arriviamo qua vi auguro di fare una cosa prima di tutte: entrare là a salutare il Signore, sua madre che è nostra madre e sentirci fratelli e figli.

L’augurio che posso fare, il più bello, è questo: stasera ripartiamo dalla preghiera, tutto il resto viene dopo. Io son convinto che noi siamo bravi, che ce la caviamo anche in tante cose, che siam capaci a destreggiarci nelle diverse sfide che ci si presentano, ma dobbiamo ripartire della preghiera, altrimenti tutto comincerà e finirà con noi. E se tutto comincia e finisce con noi qual è il guaio? É che ogni volta devi ricominciare. E invece noi sappiamo che la vita la si è sempre imparata dagli altri, e se noi siam qui è perché qualcuno duemila anni fa ci ha raccontato quello che è accaduto e ha continuato a raccontarlo fino ad arrivare a noi. Ma se noi ci stacchiamo da questo circolo virtuoso, ogni volta bisognerà ricominciare da capo. Se ricominci da capo corri il rischio di perderai dei pezzi e ricomincerai a fare ancora la solita fatica, magari butterai via tante opportunità. Abbiamo una tradizione grande, una ricchezza grande, dalla quale partire: dalla preghiera.

É qui la FESTA!

Siete tutti pronti?

Sta per tornare la Festa dell’Oratorio!

L’inizio è fissato per lunedì 10 giugno, con una cerimonia che promette spettacolo.

La serata avrà inizio alle ore 20:00; il momento centrale sarà la celebrazione della Santa Messa di apertura della festa, durante la quale verrà distribuito il mandato a tutti i volontari.

Non potete mancare!

I Testimoni: mostra al Museo Diocesano

Il Museo Diocesano ospiterà la mostra “I Testimoni”, realizzata da Giuseppe Bocelli e Basilio Luoni.

Il connubio tra le grafiche di Giuseppe Bocelli e i testi poetici in dialetto comasco di Basilio Luoni ha dato vita alla mostra “I Testimoni”, ospitata dal Museo Diocesano di Brescia. Si tratta di una galleria di ritratti dei personaggi della Passione di Cristo, in cui si fondono pittura e poesia.

La tecnica dell’acquaforte e l’originalità poetica segnano il culmine della collaborazione ventennale dei due artisti. Franco Rognoni, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, ha affermato che “raramente una congiunzione di parole e immagini ha saputo imrpessionarmi e  commuovermi tanto. E nonche i versi di Luoni sarebbero meno icastici senza le incisioni di Bocelli, o queste non così eloquenti nel loro silenzio”.

La mostra, aperta dal 14 aprile al 23 giugno, resta aperta tutti i giorni escluso il mercoledì dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18.

Associazione Casa Garda: apertura sede

Con l’arrivo della bella stagione venerdì 3 maggio 2019 i volontari di casa garda dalle ore 14.00 in poi apriranno l’Associazione di via Collegio, 3 a tutti i pensionati lenesi.

Per tutti coloro che volesser trascorrere un pomeriggio in totale relax qui troveranno un ambiente accogliente e confortevole con angoli dedicati alla lettura di riviste, al gioco delle carte, dama e scacchi o semplicemente socializzare incontrando amici nuovi o rivedere quelli già conosciuti. Per intrattenere i partecipanti nel giardino verranno organizzati dei mini tornei di calciobalilla e piattello al termine dei quali si premieranno le persone in gara. Va ricordato che l’Associazione organizza tutto l’anno per gli associati corsi di yoga, cucito, ballo liscio e di gruppo, inglese ed anche cicli di cure termali in quanto molto attenta alle esigenze dei fruitori del centro. Alla fine del pomeriggio verrà offerto un rinfresco per tutti.

Il Presidente, i consiglieri ed i soci colgono l’occasione per augurare a tutti i più sereni auguri di Buona Pasqua.

Qui comincia l’avventura!

Quest’anno la Festa dell’Oratorio parte col botto! Lunedì 11 giugno sarà una giornata dedicata agli adolescenti.

Alle ore 20.00 si terrà la Santa Messa di apertura della Festa, un momento per sancire l’inizio ufficiale della festa dell’Oratorio 2018 nel quale sarà consegnato il mandato ai volontari della festa e sarà loro impartita una speciale benedizione per il lavoro che svolgeranno durante la settimana.

A seguire, alle ore 21.00, avrà luogo la presentazione di Summer on the ROAD, l’attività estiva indirizzata agli adolescenti. Durante la serata saranno consegnate le magliette ai ragazzi iscritti e saranno organizzati giochi per i ragazzi.

Non puoi mancare!